Somma Vesuviana – Sant’Anastasia, l’esercito non basta…vogliamo il fossato con i coccodrilli

Quel che segue non è un articolo, non è super partes, non è cronaca. Quel che segue è un editoriale che segue ad una nota stampa con la quale il sindaco di Somma Vesuviana invoca armate per proteggere i suoi confini dal contagio. Potevamo citare Manzoni, Camus, Boccaccio, accontentatevi di noi.  Un tempo il territorio di Sant’Anastasia era pertinenza di Somma Vesuviana. Se non erro, ad un certo punto – era il 1809 – il Casale di Sant’Anastasia ottenne l’autonomia. Tra i due popoli, vi risparmio i proverbi che ben farebbero intendere, non c’è mai stata nel corso dei secoli una viva simpatia, mai corso buon sangue tra i cugini sommesi e quelli anastasiani.  Ma da qui a tornare ai tempi della Repubblica Partenopea ce ne corre. Ora direte, come mai questo editoriale, a che pro si fa cenno ad eventi storici in questo delicato momento in cui la pandemia da Coronavirus, questo nemico letale quanto invisibile, monopolizza la nostra vita, il nostro quotidiano, ipotecando pure il nostro futuro? Presto detto, ieri sera il sindaco di Somma Vesuviana, Di Sarno, ha vestito il ruolo di Salvatore chiedendo di chiudere tutti i confini con Sant’Anastasia e militarizzarli. Posto che già c’è il diktat di non uscire dai propri comuni se non per comprovate necessità, posto che a Sant’Anastasia un commissario prefettizio c’è checché ci si lamenti per la scarsa propensione alla comunicazione (ma non ci serve Goebbels, al momento), posto che ci stanno pensando l’azienda sanitaria locale e il presidente De Luca, mi chiedo: signor sindaco Di Sarno, ma lei come fa a sapere che il contagio a Sant’Anastasia non l’hanno portato cittadini di altri paesi? Il Covid – 19, mi creda e se no si informi, non chiede la carta d’identità o il certificato di residenza. Qui ci sono 50 casi, è vero. I positivi sono al momento tutti isolati in una sola struttura, con protocolli precisi approvati dall’Asl e un’ordinanza del Viceprefetto. Le famiglie dei dipendenti, quelli risultati positivi, sono state messe in quarantena, i negativi sono tornati a casa propria. Esattamente, l’esercito – che pure apprezzeremmo per altre cose – cosa dovrebbe fare ai confini? Impedire ai suoi cittadini di venire a Sant’Anastasia e viceversa? Anche a quelli che qui ci lavorano, in supermercati e caseifici? Non andare in altri comuni se non per necessità si dovrebbe fare già per effetto di altra ordinanza. Inoltre, esimio sindaco, lei ha per caso contezza dello stato di salute dei suoi 40mila abitanti? Ha fatto il tampone a tutti? Riesce a convincerli a restare a casetta propria solo con la forza del pensiero o ci prova via Skype? E a coloro che escono senza motivo, sono state fatte multe? Ritiene di esser certo che nessun cittadino di Somma Vesuviana, asintomatico o meno, abbia in questi ultimi giorni varcato i confini? La verità, Sindaco, è che lei ha subodorato che ci saranno, forse, misure più stringenti per Sant’Anastasia – (del resto qualcuno le ha già chieste prima di lei), e ha pensato magari di anticipare la proposta, entrando a gamba tesa in una questione nella quale non ha competenza. Una questione, quella del contagio nelle residenze sanitarie per anziani, che sta interessando tutta Italia. Si informi. Questo è il momento della solidarietà, non di altro. Però le assicuro che a Sant’Anastasia non si sono adombrati molto. So di una raccolta firme per indire un sondaggio (i referendum sono sorpassati) con la seguente domanda: Per la separazione da Somma Vesuviana, preferite una muraglia di sei metri (che la muraglia con il coronavirus made in Cina fa pure pendant) o un fossato con i coccodrilli?    

Furto all’ospedale-Covid-19 Loreto Mare, rubati mascherine, tute e camici

Il consigliere regionale Borrelli: “Per chi ruba materiale ospedaliero che può salvare la vita la pena dovrebbe essere quadruplicata.” Nella notte tra il 26 ed il 27 marzo è stato messo a segno un furto al pian terreno del Loreto Mare, la struttura ospedaliera del napoletano convertito a centro per la cura esclusiva dei pazienti contagiati dal Covid-19. Sono stati portati via mascherine chirurgiche, tute, camici e anche oggetti personali rubati dagli armadietti, Sull’accaduto sta indagando la Polizia, si pensa che i malintenzionati avessero intenzione di portare via materiale specifico anti-Covid-19, custoditi operò in altri luoghi. “Mentre il personale medico porta avanti una dura battaglia contro il Coronavirus ci sono dei vigliacchi che per i loro egoistici interessi creano danni agli ospedali, al personale sanitario e ai cittadini. In questa emergenza sanitaria che stiamo affrontando bisognerebbe essere uniti e coesi e far lavorare i medici e gli infermieri nelle migliori condizioni possibili ed invece i balordi dimostrano, ancora una volta, di non poter far parte della vita civile e collettiva e per questo non saranno mai tollerati. Chiediamo che per chi ruba materiale ospedaliero che può salvare la vita la pena da scontare venga quadruplicata.” – ha dichiarato il Consigliere Regionale dei Verdi e membro della Commissione Sanità Francesco Emilio Borrelli.

Emergenza Covid 19, delibera di giunta del Comune di Ottaviano: aiuti per commercianti

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di Ottaviano

La creazione di un apposito capitolo di bilancio intitolato “Misure economiche a sostegno dell’economia locale per problemi causati da COVID-19”, con lo stanziamento iniziale di 70mila euro e una serie di agevolazioni per il pagamento delle tasse di competenza del Comune: sono alcuni tra i provvedimenti adottati dalla giunta comunale di Ottaviano, che ha approvato una delibera per sostenere le attività produttive locali, in crisi a causa dell’emergenza coronavirus e le famiglie del Comune vesuviano.

Le misure previste vanno dalla continua sanificazione del territorio comunale e delle strutture pubbliche al sostegno economico ai commercianti costretti a chiudere le attività in questo periodo (sarà definito un apposito regolamento). Inoltre saranno inalterate le tariffe della mensa scolastica per tutto l’anno solare 2020 e viene sospeso il pagamento di tutte le tasse comunali fino al 30 giugno 2020. Ancora, viene stabilita l’esenzione del pagamento della Tosap e vengono sospesi fino al 31 maggio i termini relativi alle attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso. Infine, eventuali erogazioni liberali ricevute da persone fisiche, da enti non commerciali e da altri soggetti saranno destinati agli interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Si tratta, peraltro, di un primo stanziamento, al quale seguiranno ulteriori provvedimenti, sempre di aiuto a chi è in difficoltà.

“E’ un provvedimento importantissimo, perché ci consente di dare una risposta sistemica e strategica ai commercianti di Ottaviano che stanno vivendo un periodo drammatico. Ringrazio l’assessore al bilancio Biagio Simonetti, che ha proposto la delibera, e tutti i componenti della giunta, Giuseppe Ruotolo, Giorgio Marigliano, Virginia Nappo e Elena Picariello  per aver approvato rapidamente i provvedimenti e per aver fatto proposte concrete, recepite nella delibera. Siamo tra i primi Comuni della Campania a fornire aiuti in maniera strutturale, stanziando fondi nel bilancio di previsione. È un primo passo, ma lo stiamo compiendo da soli, come ente, senza il sostegno di nessun altro: come Comune stiamo mettendo soldi per dare una mano ai cittadini, in attesa che lo facciano anche le altre istituzioni”, dichiara il sindaco Luca Capasso.

Marigliano, emergenza covid 19, la minoranza presenta l’iniziativa “Marigliano non si ferma”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dai consiglieri di minoranza di Marigliano. L’emergenza Coronavirus ha causato un blocco totale con gravissime ripercussioni sanitarie, sociali ed economiche. I consiglieri comunali Filomena Iovine, Michele Cerciello, Pasquale Beneduce, Rosa Di Palma, Giovanni Papa, Dino Manna, Felice Mautone e Francesco Capasso con un atteggiamento di responsabilità hanno espresso piena disponibilità a collaborare con l’amministrazione comunale, passando dalle parole ai fatti. Oggi, in occasione della conferenza dei capigruppo, hanno presentato l’iniziativa “Marigliano non si ferma”, un canovaccio di proposte concrete e mirate ampiamente discusse durante la seduta, che hanno visito la quasi totale approvazione del Sindaco Antonio Carpino e dei consiglieri della maggioranza presenti. La proposta può essere sintetizzata nei seguenti punti: SICUREZZA E TUTELA SALUTE DEI CITTADINI: Che preveda un piano per l’esecuzione di tamponi e distribuzione di mascherine e guanti a tutto il personale sanitario (medici, farmacisti, ambulatori ecc…), forze di polizia municipale, di protezione civile, delle associazioni di volontariato cittadine, ai lavoratori degli esercizi commerciali aperti e ai dipendenti comunali che lavorano a contatto col pubblico. La sanificazione costante e periodica delle aree esterne a supermercati, farmacie poste e banche. Assistenza psicologica telefonica ai cittadini in quarantena e agli anziani che vivono soli. Ordinanza con la quale obbligare: gli istituti bancari a sanificare quotidianamente i bancomat; i tabaccai a sanificare i distributori automatici di sigarette; i supermercati a sanificare scaffali e carrelli. DIRITTO ALLO STUDIO Si dia sostegno alle scuole (specialmente gli istituti superiori), fornendo un numero congruo di PC dotati di cuffie e webcam da dare in comodato d’uso a tutti gli studenti a basso reddito, che ne sono sprovvisti. SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE Organizzazione di un centro di coordinamento per la consegna di medicine e beni di prima necessità a domicilio alle persone impossibilitate a muoversi da casa. Sostegno alimentare alle famiglie selezionate attraverso bando pubblico. Sospensione delle tasse e dei tributi fino alla chiusura dell’emergenza. Consegna di mascherine idonee ai malati oncologici e/o immunodepressi. SOSTEGNO ALLE IMPRESE Riduzione dell’80% della TARI ed esenzione totale degli altri tributi comunali agli esercizi commerciali e produttivi per il periodo di chiusura previsto dai DPCM e dalle Ordinanze regionali e comunali. Applicare gli sgravi dei tributi promossi e deliberati dal Consiglio Comunale ai commercianti che nel 2019 sono stai penalizzati dai cantieri stradali. INCENTIVARE SENSIBILIZZARE E FACILITARE #IORESTOACASA Sottoscrivere un accordo con gli esercenti affinchè vengano offerte premialità ai cittadini che spendano in alimenti una somma almeno pari o superiore a 50 euro, così da ridurre le uscite. Sensibilizzare i supermercati, negozi alimentari e sanitari alla vendita  con servizio a domicilio così da evitare assembramenti. Fornire al Comandante della Polizia Municipale, ogni utile supporto economico e normativo per la formalizzazione di un progetto di produttività finalizzato alla tutela e alla sicurezza dei cittadini. SOSTEGNO ALLE STRUTTURE SANITARIE Devoluzione dello stipendio di Marzo e Aprile degli Amministratori comunali e dei gettoni di presenza dei consiglieri su un conto dedicato per comprare un ventilatore artificiale per l’ospedale di Nola. Riteniamo che questo è il momento di dare un’iniezione di fiducia fondamentale ai mariglianesi e all’economia locale, per riprenderci da questa gravissima situazione. Siamo sicuri che uniti, senza distinzione di colori ce la faremo!

A Somma Vesuviana cinque casi di coronavirus

Riceviamo e  pubblichiamo un comunicato stampa del Comune di Somma Vesuviana   Di Sarno: “Somma Vesuviana (NA) ha il quarto e quinto caso di Coronavirus. Stiamo aspettando i risultati di altri tamponi. Ora si avvicina il momento determinante. DOBBIAMO STARE TUTTI A CASA ED USCIRE SOLO PER NECESSITA’ LAVORATIVE O SANITARIE. Riducete le uscite per andare a fare la spesa, basta una volta ogni 15 giorni. Magari potrete chiamare la Croce Rossa che vi aiuterà a ritirare la spesa. I supermercati stanno per dare vita ad un’iniziativa meravigliosa come “pacco sospeso” solo ovviamente per chi ha necessità ”. “A Somma Vesuviana altri 2 casi di Coronavirus ed altri tamponi dei quali aspettiamo i risultati definitivi. Ora il momento è determinante. Tutti noi stiamo facendo la nostra parte. Stiamo vivendo una crisi economica spaventosa con famiglie che non hanno soldi. Stiamo vivendo un’emergenza davvero senza precedenti ma dobbiamo restare fermi, lottare, fare sacrifici, essere comunità. Con i supermercati stiamo organizzando un pacco sospeso. Tutti possono lasciare un prodotto comprato da destinare alle famiglie che non possono permettersi di spendere soldi. Ringrazio i consiglieri comunali che stanno dando suggerimenti, come  anche i consiglieri di minoranza che stanno fornendo anche loro suggerimenti validi ed apprezzati. Mancano le mascherine e ringrazio quelle imprese che le stanno portando in donazione. State a casa, chi vorrà andare a fare la spesa sarebbe consigliabile lo facesse una volta ogni 15 giorni. La Croce Rossa sta facendo un grande lavoro e sta andando a ritirare la spesa ordinata, soprattutto da chi ha difficoltà a muoversi. Il numero della Croce Rossa al quale rivolgersi per fare la spesa è  tel 3312 339074. Nei negozi chiedo di rispettare tutte le norme di sicurezza, ci saranno i controlli. Siamo popolo, paese, comunità. Ringrazio le scuole, i docenti che immenso lavoro stanno facendo con la didattica a distanza”. Lo ha dichiarato il sindaco Salvatore Di Sarno. Somma Vesuviana è una cittadina non distante da Napoli.

Il mondo a rovescio in Napoli “scontraffatta” dalla peste del 1656: la satira di G.B. Valentino e i documenti d’archivio.

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Molti “giganti vonn’essere e so’nnane”: può suscitare il nostro interesse la descrizione che il poeta G.B. Valentino fa del “mondo a rovescio” in cui l’eruzione del 1631, la rivolta di Masaniello e la peste del 1656 hanno trasformato la città di Napoli. Delle trasformazioni egli vede solo gli aspetti negativi, ma intuisce che sono radicali. Anche il potere politico, pur con grave lentezza, lo capisce. La crisi della medicina tradizionale. Qualche documento ottajanese. La “distrazione” della Chiesa.   Furono 25 anni terribili per la città di Napoli, quelli che vanno dall’eruzione vesuviana del 1631 alla rivolta di Masaniello del 1647 e alla peste del 1656: il sistema sociale della capitale del Viceregno venne scosso dagli eventi a tal punto che dopo la peste il poeta G.B. Valentino descrisse una Napoli “scontraffatta”, “luogo” di un mondo a rovescio. G. B. Valentino, che nacque alla Duchesca nell’aprile del 1614 e fu scrivano della Vicaria, fa, nel poemetto “La mezacanna co lo Vascello de l’Arbascia”, un ritratto satirico di questa città “capovolta” e tinge la sua satira con i colori dell’amarezza. In questo capovolgimento egli non riesce a cogliere gli aspetti degni di riflessione, quelli che preparano le grandi trasformazioni sociali dell’ultimo ventennio del secolo, ma vede soltanto il trionfo dell’assurdo, la dissoluzione della “mezacanna”, l’asta di legno usata dai sarti, e che è per lui simbolo di quella “misura” che i cittadini di Napoli hanno perso, attratti dalle vesti della vanità che il “Vascello dell’Arbascia”, della stolta presunzione, ha portato per tutti.  G.B. “Titta” Valentino si augura che i Napoletani tornino all’uso della “mezacanna” e che Napoli torni ad essere, ancora, “l’orgoglio dell’Italia”: non vuole convincersi del fatto che niente sarà come prima, e tuttavia è di notevole interesse la sua percezione della vastità  dello stravolgimento sociale prodotto dalla peste del 1656. Prima di tutto Napoli è diventata una “Torre di Babele”, invasa da Turchi, Mori, Albanesi, Greci, Tedeschi,e dai Francesi “pisciavino”: “le quali razze a guisa di coniglie / nce hanno fatto rradeche e li fliglie”. E i Napoletani si preoccupano solo di mascherarsi, di cambiare costumi e identità: non si capisce più chi sia nobile e chi plebeo, poiché molti vogliono apparire giganti e “so nnane”, e “l’aseno diventare vo’ lione”. In questo teatro protagoniste assolute del rovesciamento sono le donne: le donne della plebe, le “vajasse e zandraglie” hanno trasformato in un “bordello” anche un luogo incantato come Posillipo, e “alla mano de ste pettolelle / dito non c’è che non ha quattro anelle”. Il poeta, esaltato dall’antifemminismo tradizionale della satira, usa 22 verbi per indicare i gesti con cui le “zandraglie” si truccano e altri 22 per dirci come indossano le vesti ogni mattina. Dunque, Valentino non coglie il senso di queste radicali trasformazioni sociali, ma vede che sono in atto, e con tale violenza che non possono sfuggire alla sua attenzione. La peste travolse nella catastrofe la medicina tradizionale, costruita ancora sui principi aristotelici: il massimo rappresentante della medicina “aristotelica”, Carlo Pignataro, protomedico del Regno, aveva combattuto il morbo con i salassi, le purghe e gli impacchi di ghiaccio. Leonardo Di Capua, Tommaso Cornelio e Giuseppe Donzelli costituirono l’”Accademia degli Investiganti”, che incominciò a mutare radicalmente indirizzi e metodi del sapere scientifico. Gli Accademici ottennero il sostegno di molti nobili, anche di Giuseppe I Medici, principe di Ottajano, e coraggiosamente esortarono il potere politico e la Chiesa napoletana a frenare con forza l’attività di maghe e di fattucchiere e la diffusione delle pratiche magiche che veniva alimentata dalla paura, ma anche dal complice silenzio dei preti. La Chiesa napoletana fu lenta nel comprendere cause ed effetti dei movimenti che agitavano il sistema sociale e preferì dedicare tutta la sua attenzione alla lettura teologica e morale delle eruzioni,  e la salute dei cittadini alla protezione della Vergine e di San Gennaro, protagonisti del quadro di Luca Giordano che correda l’articolo. Il governo spagnolo, anche se con grave ritardo, capì che c’era qualcosa di nuovo, nella società napoletana. Nel 1662 i Medici, che erano la famiglia feudale più potente del Vesuviano, decisero di fare qualche concessione agli Ottajanesi sui diritti di proprietà del Mauro, della Montagna e del Bosco e, soprattutto, accettarono che si riducesse in modo significativo il potere che le loro guardie avevano di eseguire arresti e perquisizioni. Nel 1664 il Viceré approvò la decisione degli Ottajanesi di impedire che nel territorio entrassero “vini forestieri” e di usare la mano pesante contro i trasgressori, confiscando “vini, botti, barili, copelli, carri e animali”. A Napoli e tra il Nolano e il Vesuviano l’ordine pubblico venne sconvolto da un grande numero di delitti, di rapine e di grassazioni, e bande di briganti infestarono le strade del commercio, percorse ogni giorno da centinaia di mercanti: tra il 1666 e il 1672 vennero sempre scortate da gente armata le carovane dei carri che trasportavano vino da Ottajano verso i Comuni del Vallo di Lauro e ritornavano carichi di “travi di quercia” e di carni salate.  

Madonna dell’Arco, cinquanta i casi di contagio da Covid 19 alla residenza anziani

Padre Alessio Romano con il governatore Vincenzo De Luca
 Centodue tamponi effettuati, cinquanta risultati positivi. La residenza sanitaria per anziani di Madonna dell’Arco è un focolaio. La parola che nessuno avrebbe voluto pronunciare. Degenti, personale ausiliario e parasanitario, anche un medico curante esterno alla struttura, gestita dall’ente religioso convento Madonna dell’Arco, erano già in isolamento fiduciario per disposizione del commissario prefettizio Stefania Rodà da martedì scorso. Sette le morti avvenute in due settimane. Sette decessi di anziani degenti. Un contagio che si è poi diffuso, un nemico letale che prima di quel giorno ha potuto allignare e passare da persona a persona. Si poteva evitare? Forse sì. Era martedì 17 marzo quando il medico curante di un paziente fece richiesta all’Asl per un tampone che accertasse o escludesse il contagio da coronavirus. Lo si attese per una settimana, fu poi effettuato dopo altri decessi e i risultati, positivi, arrivarono a morte già avvenuta.  Ora i parenti del degente, che non vogliono però esporsi, giurano che faranno di tutto perché siano accertate le responsabilità, di chiunque siano, sostenendo che, non fosse stato per loro, il tampone non sarebbe mai stato richiesto e che nella struttura, nonostante fosse stato chiesto ai visitatori di indossare mascherine e guanti, il personale non faceva sempre altrettanto. La versione contrasta, a dire il vero, con quella del priore dei Domenicani, padre Alessio Maria Romano, rappresentante legale della Rsa, anch’egli sottopostosi al test per il Covid – 19 e risultato negativo. «Abbiamo sollecitato quel test più volte – racconta padre Alessio – purtroppo è giunto troppo tardi, non solo quando la persona per il quale era stato richiesto era già morta, ma dopo altri tre decessi, per due di essi il tampone era positivo». Da allora, da due settimane, i morti si sono contati su più di una mano. Sette. E rivendica, il priore, di aver adottato misure precauzionali all’interno della struttura ancor prima che fossero emesse ordinanze e decreti. «Le visite però sono state vietate troppo tardi dalle autorità competenti».  Non si conosce il paziente zero, non si sa da chi abbia avuto inizio il contagio. Una «bomba» che ora va contenuta, disinnescata prima che esploda. Tra i dipendenti contagiati ci sono lavoratori che arrivano da Somma Vesuviana, Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Cicciano, Pollena Trocchia, Acerra, Volla. I test eseguiti e giunti nella notte tra mercoledì e ieri, hanno portato ad oltre cinquanta contagi il bilancio della città di Sant’Anastasia dove già due persone sono morte per Covid – 19. Ieri sera, anche il presidente Vincenzo De Luca ha voluto chiamare di persona il priore del Santuario per assicurargli che avrebbe fatto quanto in suo potere per garantire la sicurezza di tutti. Le prescrizioni sanitarie dell’Asl Na 3 Sud sono arrivate in tarda serata: il personale risultato negativo ai test ha potuto far rientro a casa, mentre il direttore sanitario avrà l’obbligo di far osservare tutte le procedure di sorveglianza per i positivi che dovranno rimanere in isolamento fiduciario con sorveglianza attiva per quattordici giorni, fino al 5 aprile, ripetendo il tampone al quindicesimo giorno di isolamento. Così, anche per gli ospiti della vicina casa albergo. Sui social si è scatenata la paura e anche la «caccia alle streghe», perché c’è chi sostiene che una responsabilità, almeno una, chi gestisce quella residenza deve pur averla. Non che si voglia far da scaricabarile con l’Asl che non è arrivata tempestiva con i test, non che si voglia ripercorrere la filiera delle colpe dall’ultimo parente che magari è andato a trovare mamme o nonne avendo quello che credeva un raffreddore o da uno o più lavoratori interni, forse asintomatici. Fatto sta che i focolai di contagio nelle residenze sanitarie riguardano tutta Italia. A Forlimpopoli, in Romagna, dove nella casa di riposo Pellegrino Artusi, sono positivi 25 ospiti su 35; a Roma, dove alla «Giovanni XXIII» che ospita 66 anziani due operatori sono risultati positivi, a Cassino, a Prato, a Messina, a Sassari, a Palermo e ovviamente nelle residenze sanitarie lombarde. Non si può dire, in casi simili, mal comune mezzo gaudio. Nemmeno però dar vita ad una caccia all’untore, come spesso nelle ultime settimane, in caso di contagi, sta avvenendo sui social network. Quel che sia, c’è in pratica mezza provincia a rischio. La catena dei contatti è già stata ricostruita e le famiglie dei dipendenti della residenza sanitaria dovranno osservare l’isolamento. «Noi abbiamo fatto quanto in nostro potere per mettere chi di dovere in allerta» – dice il priore dopo la lunga giornata di ieri, quando la notizia ha fatto serpeggiare il terrore da contagio. Sant’Anastasia sta piangendo le sue vittime, ma sta anche dando il peggio di sé. Con messaggi inviati a catena su whatsapp, con audio in cui ci si riferisce alla residenza per anziani come «infetta» e a coloro che ora vi devono stare, loro malgrado, “come appestati”.

Somma Vesuviana, Covid 19, Onda Bianca:”Un’ondata di solidarietà”

Dal movimento Onda Bianca, riceviamo e pubblichiamo In un momento difficile e delicato come quello che l’intera popolazione sta attraversando, è necessaria la collaborazione di tutti i cittadini per affrontare e superare in maniera positiva questo momento di restrizioni e difficoltà che ci interessa in prima persona. Molte sono state le misure adottate dal Governo centrale per aiutare le famiglie, ma ci siamo resi conto che ci sono ancora alcune famiglie, forse troppe, che non vengono tutelate per affrontare economicamente il periodo di quarantena. A tal fine, il movimento politico ONDA BIANCA in collaborazione il CORPO VOLONTARI DI PRONTO INTERVENTO di Somma Vesuviana ed i volontari della CROCE ROSSA ITALIANA e con il benestare dei supermercati Decò, ha cercato di dare il proprio contributo per essere vicini, tutelare e migliorare la posizione in cui si trovano alcune famiglie. Il progetto “Un’ondata di solidarietà” è volto alla raccolta di tutti i beni di prima necessità che saranno poi distribuiti alle famiglie grazie al lavoro della protezione civile e della croce rossa. L’azione di raccolta alimentare sarà effettuata all’esterno dei supermercati Decò siti in Somma Vesuviana alla Via Costantinopoli n.138 (località Rione Trieste), Via Don Minzoni, n. 37 e alla Conad di Santa Maria del pozzo. Durante l’intera settimana verrà messo a disposizione dei clienti uno o più carrelli vuoti, riconoscibile dal manifesto apposto, in cui ogni cittadino potrà depositare qualsiasi genere alimentare (sono preferibili sicuramente quelli a lunga conservazione. Anche solo un pacco di pasta può fare la differenza!!!  La raccolta dei beni avverrà tre volte alla settimana (MARTEDI’, GIOVEDI’ e SABATO). I volontari del movimento politico ONDA BIANCA, ricevuta la comunicazione da parte del supermercato avviseranno i volontari della protezione civile, che provvederanno a consegnare i beni presso la sede della CROCE ROSSA. I volontari della CROCE ROSSA si prodigheranno nella redistribuzione dei generi alimentari presso le famiglie più bisognose. Il progetto “UN ONDATA DI SOLIDARIETA” vuole essere da monito per spronare ognuno di noi a dare una mano perché #uniticelafaremo. Premesso ciò questa iniziativa non altera, né va in contrasto con le restrizioni fatte dal governo centrale, infatti non prevede assembramenti o altro e diventa una possibilità nobile per chi già si reca a fare acquisti. L’occasione ci è gradita anche per invogliare tutti a non mollare e il nostro ripetuto invito è quello di RESTARE (ancora) A CASA. Questa iniziativa non si ritiene chiusa, anzi è aperta a tutti i supermercati, market, mini-market presenti sul territorio e altre attività che manifesteranno la volontà di aderire. Per farlo basta contattare il Movimento Politico Onda Bianca, inviando un messaggio al contatto Facebook presente nella pagina dedicata. 

Sanità in Campania: accordo con privati, 3mila posti letto

Lo annuncia all’ANSA Enrico Coscioni, consigliere per la sanità del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca al termine della riunione che si è tenuta oggi con i rappresentanti della sanità privata convenzionata.

“Abbiamo chiuso l’accordo con il privato convenzionato. Le cliniche della Campania hanno messo a disposizione della sanità regionale tremila posti letto tra covid e non covid. L’accordo sarà operativo da domani”. “Le cliniche hanno messo a disposizione – spiega Coscioni – anche alcuni posti di terapia intensiva, ma non sono molti. Però l’aiuto per l’emergenza arriverà sulla degenza dei positivi che non possono stare a casa: ci saranno posti per la degenza a media e bassa intensità, ma anche per il ricovero dei clinicamente guariti”. Contributo foto: web

Napoli, CUB trasporti: CTP condizioni disperate di sicurezza per i lavoratori degli appalti di pulizia

Né Comune, né Regione né gli organi ispettivi intervengono. Anche qui si aspetta il morto prima d’intervenire. Da lunedì si asterranno dal lavoro. Non si può rischiare la vita lavorando gratis.

La scrivente O.S., già nei giorni scorsi aveva denunciato al comune di Napoli, alla
Regione Campania, al prefetto di Napoli e la Protezione civile, pregandoli
d’intervenire per mettere in sicurezza il lavoro dei dipendenti della ICI Servizi
dell’appalto della CTP di Napoli nella pulizia e la manutenzione dei mezzi. Sono
giorni ormai che questi lavoratori operano senza mascherine, guanti mono uso e non
hanno a disposizione il disinfettante per le mani, il tutto contravvenendo a quanto
disposto del DPCM sicurezza Covid-19. Il loro è un servizio considerato essenziale.
Le istituzioni le considerano essenziali solo per non farli scioperare, ma possono
morire tranquilli. Basti pensare che ai lavoratori l’azienda le ha dato come divisa
lavorativa un kit di una sola divisa monouso. Una divisa mono uso dal giorno 9
marzo giorno che la società a presso l’appalto. Un unica tutta che una volta sporca è
stata buttata via è i lavoratori per poter lavorare sono al lavoro con indumenti propri
non adatti a questa emergenza sanitaria, si 17 giorni con una divisa monouso, non
solo non è più tollerabile ma è vergognoso che nessuno intervenga. Avevamo detto che era una situazione insostenibile che se dovrebbe perdurare ancora metterebbe a rischio contagio (si non lo ha già fatto) sia i lavoratori che le proprie famiglie. Va aggiunto che la ditte uscente, La SAMIR, oggi nell’occhio del ciclone per le
problematiche Anm, non ha versato le ultime due mensilità. I lavoratori sono al limite
del sopportabile.
Per tanto se le autorità competente non interverranno urgentemente a ripristinare la
sicurezza minima del lavoro da lunedì 30 i lavoratori si asterranno dal lavoro ai sensi
dell’art. 2 comma 7 della Legge 146/90. Non si può rischiare la vita obbligati a
lavorare gratis.