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Somma Vesuviana – Sant’Anastasia, l’esercito non basta…vogliamo il fossato con i coccodrilli

Quel che segue non è un articolo, non è super partes, non è cronaca. Quel che segue è un editoriale che segue ad una nota stampa con la quale il sindaco di Somma Vesuviana invoca armate per proteggere i suoi confini dal contagio. Potevamo citare Manzoni, Camus, Boccaccio, accontentatevi di noi. 

Un tempo il territorio di Sant’Anastasia era pertinenza di Somma Vesuviana. Se non erro, ad un certo punto – era il 1809 – il Casale di Sant’Anastasia ottenne l’autonomia. Tra i due popoli, vi risparmio i proverbi che ben farebbero intendere, non c’è mai stata nel corso dei secoli una viva simpatia, mai corso buon sangue tra i cugini sommesi e quelli anastasiani.  Ma da qui a tornare ai tempi della Repubblica Partenopea ce ne corre. Ora direte, come mai questo editoriale, a che pro si fa cenno ad eventi storici in questo delicato momento in cui la pandemia da Coronavirus, questo nemico letale quanto invisibile, monopolizza la nostra vita, il nostro quotidiano, ipotecando pure il nostro futuro? Presto detto, ieri sera il sindaco di Somma Vesuviana, Di Sarno, ha vestito il ruolo di Salvatore chiedendo di chiudere tutti i confini con Sant’Anastasia e militarizzarli. Posto che già c’è il diktat di non uscire dai propri comuni se non per comprovate necessità, posto che a Sant’Anastasia un commissario prefettizio c’è checché ci si lamenti per la scarsa propensione alla comunicazione (ma non ci serve Goebbels, al momento), posto che ci stanno pensando l’azienda sanitaria locale e il presidente De Luca, mi chiedo: signor sindaco Di Sarno, ma lei come fa a sapere che il contagio a Sant’Anastasia non l’hanno portato cittadini di altri paesi? Il Covid – 19, mi creda e se no si informi, non chiede la carta d’identità o il certificato di residenza. Qui ci sono 50 casi, è vero. I positivi sono al momento tutti isolati in una sola struttura, con protocolli precisi approvati dall’Asl e un’ordinanza del Viceprefetto. Le famiglie dei dipendenti, quelli risultati positivi, sono state messe in quarantena, i negativi sono tornati a casa propria. Esattamente, l’esercito – che pure apprezzeremmo per altre cose – cosa dovrebbe fare ai confini? Impedire ai suoi cittadini di venire a Sant’Anastasia e viceversa? Anche a quelli che qui ci lavorano, in supermercati e caseifici? Non andare in altri comuni se non per necessità si dovrebbe fare già per effetto di altra ordinanza. Inoltre, esimio sindaco, lei ha per caso contezza dello stato di salute dei suoi 40mila abitanti? Ha fatto il tampone a tutti? Riesce a convincerli a restare a casetta propria solo con la forza del pensiero o ci prova via Skype? E a coloro che escono senza motivo, sono state fatte multe? Ritiene di esser certo che nessun cittadino di Somma Vesuviana, asintomatico o meno, abbia in questi ultimi giorni varcato i confini? La verità, Sindaco, è che lei ha subodorato che ci saranno, forse, misure più stringenti per Sant’Anastasia – (del resto qualcuno le ha già chieste prima di lei), e ha pensato magari di anticipare la proposta, entrando a gamba tesa in una questione nella quale non ha competenza. Una questione, quella del contagio nelle residenze sanitarie per anziani, che sta interessando tutta Italia. Si informi. Questo è il momento della solidarietà, non di altro. Però le assicuro che a Sant’Anastasia non si sono adombrati molto. So di una raccolta firme per indire un sondaggio (i referendum sono sorpassati) con la seguente domanda: Per la separazione da Somma Vesuviana, preferite una muraglia di sei metri (che la muraglia con il coronavirus made in Cina fa pure pendant) o un fossato con i coccodrilli?

 

 

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