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Il 14 settembre del 1903 la Giunta cittadina di Somma Vesuviana deliberò di intitolare piazza Trivio (Largo Mercato) alla duchessa Teresa Filangieri Fiaschi Ravaschieri. La proposta fu accolta e ratificata con entusiasmo, quattro giorni dopo, dal Consiglio cittadino. L’intitolazione sarebbe rimasta invariata fino al 1916.

 

Udito il discorso pronunziato dall’assessore avv.to Francesco Auriemma commemorante le eccelse virtù dalla dama per eccellenza della carità Napoletana; valutata la proposta fatta dallo stesso assessore per intitolare al nome della duchessa Teresa Filangieri Fieschi Ravaschieri la più vasta ed ampia piazza di questa città, la piazza Trivio anticamente detta del Duca, Trivio, Mercato. Memore e testimone dei grandi benefici compiuti dalla nobilissima dama a sollievo dell’umanità sofferente, esplicati e raffermati nelle diverse benemerite istituzioni sociali da lei fondate con munificenza principesca, con cuore di madre e con anima inspirata allo inseparabile amore della Patria e della Religione.(…) Delibera nominarsi Piazza Trivio, la maggiore di questa Città, dal nome di Teresa Filangieri Fieschi Ravaschieri…

Con queste lapidarie parole la Giunta cittadina di Somma Vesuviana intitolava la piazza centrale della città alla nobildonna napoletana. Ma chi era Donna Teresa Filangieri?  Senza dubbio il suo nome non era legato all’antico palazzo (ora Alfano – De Notaris) di via Casaraia che nel 1586 appartenne all’altro ramo familiare Filangieri. Le motivazioni, che spinsero i nostri amministratori a intitolare la piazza più importante del paese, si trovano direttamente scolpiti nella vita esemplare di questa formidabile donna, il cui nome rimase nella toponomastica comunale fino al 18 giugno del 1916, dopodiché la piazza fu intitolata a Re Vittorio Emanuele III.

Teresa Carolina Giovanna Melchiorre Baldassare Gaspare Filangeri, per tutti Teresa,  nacque a Napoli alla Riviera di Chiaia il 5 gennaio 1826 da d. Carlo Filangieri (1784 – 1867), Principe di Satriano, proprietario, gentiluomo di Camera di Sua Maestà in esercizio e duca di Cardinale, e dalla nobildonna Agata Moncada dei Principi di Paternò. Era nipote, quindi, del celebre filosofo e giurista Gaetano Filangieri (1752 -1788). Educata severamente dalla nonna paterna, divenne amica della filantropa e pietista Pauline Marie de La Ferronays. Sposata nel 1847 con il nobile duca di Roccapiemonte, d.Vincenzo Ravaschieri Fieschi, concepirà nel 1848 la prima figlia Carolina che morirà prematuramente all’età di dodici anni. La morte della figlia segnerà potentemente la vita spirituale della nobildonna, che iniziò a scendere per le strade, portando il suo sollievo a numerosissimi indigenti. Dopo la scomparsa della figlia, infatti, Teresa visse nel dolore più assoluto e profondo. Si ritirò per anni in un monastero, ma poi ritornò alla vita e all’attività filantropica, incitata dalla presenza spirituale della figlia. Nel 1864, infatti, fece ritorno finalmente a Napoli. Era serena nell’aspetto e niente traspariva dal volto. Spesso affermava: Il dolore ha il suo pudore!

In città, fu molto attiva con il nobile Alfonso Casanova in numerose iniziative filantropiche di raccolta fondi, organizzazione di mense, assistenza sanitaria per poveri, derelitti, malati e affamati. In ogni bambino, in ogni fanciulla, in ogni orfanella a cui dava soccorso vedeva sempre la sua Lina. Questo desiderio di rinnovare il ricordo della figlia, la spronava verso continue opere di carità. Si mobilitò in occasione del colera a Roccapiemonte, dove organizzò un piccolo ospedale fuori dal paese per soccorrere i malati. Teresa, però, fu protagonista della carità a Napoli, organizzando cucine economiche, ospizi, ospedali e orfanotrofi per bisognosi, anziani, malati e bambini poveri. I poveri di Napoli la chiamavano mamma. Fondò nel 1880 il primo ospedale chirurgico pediatrico italiano, intitolandolo a sua figlia Carolina. La struttura era ubicata nel palazzo vicino alla Riviera di Chiaia che oggi ospita la sede amministrativa dell’Azienda Ospedaliera Santobono Pausillipon. Fu, inoltre, una brillante scrittrice: sapeva bene che le parole scritte potevano servire a nobili cause. Così narrò i ricordi privati nel diario Lina e poi nel libro Come nacque il mio ospedale. Scrisse, inoltre, Storia della Carità Napoletana, Paolina Craven e la sua famiglia, Napoli nella sua Carità, Storia delle Confraternite Napoletane, La Carità nell’Isola d’Ischia. Tutto per aiutare gli altri. E sul primo volume della Storia della Carità Napoletana c’è una sua dedica a chi l’ispirò nella missione di beneficenza: Alla memoria della mia Lina che un dì mi disse mentre io piangevo il suo martirio: Mamma! Sono tanti i poveri che soffrono! Durante la Campagna d’Africa fu a capo della Croce Rossa e, ai reduci della battaglia di Adua, offrì come residenza la sua villa principesca a Pozzuoli. Morì a Posillipo il 10 settembre 1903.