
La festa liturgica della Madonna dell’Arco cade il 18 aprile di ogni anno. Il rito che in questo giorno si compie in Santuario ha un altissimo valore simbolico: l’offerta dell’olio per la lampada votiva che notte e giorno arde dinanzi all’immagine sacra della Vergine. Quest’anno, in un momento difficile per tutta l’umanità a causa della pandemia da Coronavirus, la preghiera che come consuetudine si dedica ad una missione precisa, va anche per tutti gli uomini e le donne che ne sono stati toccati, a coloro che lavorano ogni giorno sul campo, a chi non ce l’ha fatta.
Nel 2017 fu il governatore Vincenzo De Luca ad offrire l’olio per la lampada votiva, accendendo poi la lampada insieme al priore padre Alessio Romano; l’anno successivo fu il vescovo ausiliare di Napoli, delegato della conferenza episcopale campana per la pastorale giovanile, Monsignor Lucio Lemmo, a compiere l’offerta, nello stesso giorno in cui si inaugurava la mensa Caritas parrocchiale, lo scorso anno toccò a due donne «simbolo»: Diana Pezza Borrelli e Anna Balbi, la prima vicina al Movimento dei Focolari e impegnatissima nel sociale e nel volontariato, la seconda insignita del titolo di Alfiere della Repubblica perché, adolescente, era già dedita ad opere di solidarietà e solita servire pasti nelle mense stando accanto a persone anziane ed indigenti.
Per il 2020, con il Santuario ancora deserto e le celebrazioni possibili solo in streaming, il rito si è tenuto a porte chiuse e, con padre Alessio, in rappresentanza di tutta la comunità di Sant’Anastasia, c’era il commissario prefettizio Stefania Rodà.
Nei prossimi dodici mesi la preghiera sarà dedicata non solo alla sconfitta del coronavirus che sta, tra le altre cose, impedendo l’accesso dei fedeli alle chiese ma in particolare all’Ordine dei Domenicani giacché l’anno prossimo ricorre l’ottavo centenario dalla morte di San Domenico. «La preghiera sarà votata alla missione evangelizzatrice dell’Ordine – spiega padre Alessio – unendola come già facciamo da mesi a quella per l’umanità intera. Ringrazio la dottoressa Rodà per essere stata qui ieri a nome di tutti gli anastasiani».

