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I “carismi” dell’Arcangelo: conduce le milizie celesti, accompagna i defunti nell’aldilà, pesa il bene e il male, guarisce i malati. Come nasce e dove si sviluppa il culto di Michele “medico e guaritore”. E sul Gargano Michele diventa protettore della Natura benefica e dell’agricoltura: a lui vengono consacrati, anche a Ottajano,  l’8 maggio e il 29 settembre. La processione a Napoli del 20 maggio 1691 e il ruolo di Giuseppe I Medici, principe di Ottajano.

 

Nell’ “Apocalisse” Michele guida i suoi angeli alla vittoria contro “il drago, il serpente antico, satana” che si è ribellato a Dio, e questo ruolo di capo delle milizie celesti gli verrà sempre riconosciuto, anche attraverso i “segni” dello scudo, della spada e dell’elmo. Nel suo Vangelo Luca ci dice che Lazzaro morì“ e fu portato dagli angeli nella gloria di Abramo”. Ma tra i primi cristiani, così come negli ambienti giudaici, si diffuse l’idea che proprio a Michele Dio avesse assegnato il compito di psicagogo, di accompagnare i defunti nell’aldilà: da qui il “segno” della bilancia, che pesa il bene e il male. In un passo del “Vangelo di Giovanni” (5, 4) – un passo che non tutti i codici riportano, ma che viene  considerato autentico – si racconta che nella piscina di Betsaza, la “piscina dai cinque portici”, “giaceva una moltitudine di ammalati, ciechi, zoppi, paralitici, che aspettavano il movimento dell’acqua. Infatti, talvolta, un angelo di Dio scendeva nella piscina e l’acqua ne era agitata. Perciò il primo che entrava nell’acqua dopo che era stata agitata diventava sano, da qualunque infermità fosse affetto”. L’antica tradizione cristiana e gli gnostici ritennero che questo angelo fosse Michele: così l’Arcangelo divenne, oltre che capo delle milizie celesti e accompagnatore delle anime nell’aldilà, anche medico e guaritore. Secondo il Rohland, gli gnostici attribuivano al nome di Michele una “virtù” apotropaica, capace di dissolvere la magia nera e le influenze nefaste, e perciò incidevano quel nome su collane e anelli che ornavano i defunti o venivano deposti nella tomba perché l’Arcangelo rendesse agevole il viaggio dei morti nell’aldilà. Il culto di Michele e degli altri angeli divenne rapidamente così diffuso e radicato che nella lettera ai Colossesi – Colosse fu un centro importante del culto dell’Arcangelo Michele- Paolo dovette ricordare ai cristiani che Cristo solo è il principio di ogni cosa, e che solo Lui ha il potere su ogni cosa. Ma ancora nel sec. III perfino i pagani invocavano come guaritore e medico Michele, che diventava sempre più saldamente l’erede, nella religiosità popolare, degli antichi dei  della vita e della morte, di Apollo, di Ermes, di Osiride.

Colosse era una città della Frigia: e proprio in Frigia la devozione per l’Arcangelo fu assai viva, soprattutto quando si avverò la profezia degli apostoli Filippo e Giovanni, che Michele avrebbe fatto scaturire, presso Colosse, un’acqua miracolosa, capace di guarire da ogni male chi, nel bagnarsi con quell’acqua, avesse invocato la Trinità e l’Arcangelo. Il miracolo viene raccontato da un testo anonimo del sec. V, nel quale si legge anche che una fanciulla pagana, Laodicea, muta fin dalla nascita, si bagnò con l’acqua della fonte, riacquistò la parola, si convertì, e con lei si convertì anche suo padre, che fece costruire un tempietto in onore di Michele a difesa della sorgente. Tutto questo scatenò l’ira dei pagani che decisero di distruggere il piccolo tempio deviando il corso di due fiumi: ma Michele salvò il luogo a lui sacro deviando le acque nelle grotte sotterranee. A Michele era dedicato anche il santuario di Pythia, in Bitinia, presso il quale c’erano acque termali che attiravano folle di pellegrini e di malati: nel 540 l’imperatore Giustiniano ordinò che il luogo venisse sistemato in modo tale da rendere agevoli e sicuri il flusso e la permanenza dei visitatori. Bisogna sottolineare il fatto che il carisma del guaritore era riconosciuto all’ Arcangelo soprattutto dagli umili e dai poveri.

Il culto di Michele venne portato in Italia dai Bizantini: e il patrono delle acque e delle grotte ebbe nel Gargano il primo, importante centro di devozione:  qui il suo patronato si estese alla Natura generosa di doni per gli uomini. L’Arcangelo divenne il protettore delle messi e della viticoltura: a lui vennero consacrati l’8 maggio, perché maggio introduce la stagione della mietitura, e il 29 settembre, perché settembre avvia il tempo della vendemmia. Ancora negli anni ’70 del sec. XIX a Ottajano San Michele usciva in processione in entrambi i giorni a lui sacri, e il 29 settembre la statua veniva portata fino a Recupo, dove si stendevano i vigneti dei principi di Ottajano. E ancora negli anni venti del ‘900, quando passava la processione del Santo Patrono, anche i malati gravi venivano portati accanto alle finestre, perché potessero chiedere direttamente la guarigione. In tutte le relazioni del ‘600 e del ‘700 le eruzioni sono segno del demonio, e la lava è simbolo delle fiamme dell’inferno: Michele divenne il naturale difensore della città contro la furia del Vesuvio. Il 20 maggio del 1691 si celebrò per le strade di Napoli la processione per “il possesso di padronanza” dell’Arcangelo: Napoli scioglieva così il voto fatto durante il terremoto del 5 giugno 1688. Giuseppe I Medici, principe di Ottajano, portò lo stendardo: lo seguivano 18 fanciulli vestiti da angeli, 110 cavalieri “armati” di torce, cori e musici, e una folla sterminata.