Infermiera violentata a Napoli, arrestato l’aggressore

Una infermiera di 48 anni è stata violentata a Napoli, domenica intorno alle 15, in pieno giorno, da un immigrato irregolare del Senegal, poi bloccato dalle forze dell’ordine. La donna, dopo aver concluso il proprio lavoro (in una struttura attualmente impegnata in progetti per l’assistenza ai malati post-covid), attendeva un bus in corso Arnaldo Lucci e si trovava da sola su una panchina nei pressi del Metropark. L’aggressore le si è avvicinato ed è iniziato un incubo lungo almeno 45 minuti, racconta la vittima sottolineando di aver visto a un certo punto una passante, gridandole una richiesta di aiuto che non è stata raccolta. Poi è giunto il bus, il cui autista è sceso per intervenire ed è arrivata anche una pattuglia dell’esercito impegnata in pattugliamento.Infine la Polizia di Stato che ha fermato l’aggressore portandolo in carcere. Le indagini sull’accaduto proseguono anche attraverso la visione delle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza presenti nel parcheggio: si cerca di far luce sulla partecipazione di eventuali complici o su omissioni di soccorso da parte di persone presenti.

L’Ordine dei Templari nel territorio nolano: storia, trattazione e aspetti

Gli ordini monastico – militari hanno sempre avuto un ruolo rilevante nella storia della cristianità sin dal Medioevo, addirittura sembra che siano stati attivi anche nel territorio nolano. Uno studio, pubblicato nel 1984, esalta la presenza dell’Ordine dei Templari nel Comune di Cicciano.   Durante l’anno scolastico 1982 – 83, un valido gruppo di studenti della I C del Liceo Scientifico Enrico Medi di Cicciano, guidati dal prof. Franco Salerno, iniziarono un’indagine antropologica sulle tradizioni popolari legate al mondo magico. Il progetto si concluse con una pregevole pubblicazione di un libro dal titolo Entro i relitti dell’ambiguo, Ferraro Ed., Cava dei Tirreni, maggio 1984.  In particolare, gli studenti Paolino Castaldo, Enrico Fedele e Aniello Laudanno sottoposero la loro attenzione sulla presenza di sette misteriche nel proprio territorio. Tra i più importanti ordini monastico – militari ci furono i Templari e gli Ospetalieri di San Giovanni, detti anche Cavalieri di Malta. I Templari, sorsero tra il 1118 e il 1119, e furono riconosciuti sin dall’inizio dai pontefici romani, i quali ne ricevettero in cambio moltissimi benefici. Il compito dell’Ordine, in origine, era di vigilare le strade sante fra Jaffa e Gerusalemme e di fornire protezione ai pellegrini in viaggio. Fu così che i Templari accumularono immense ricchezze e una gran quantità di terreni. L’Ordine era organizzato in province, di cui tre si trovavano in Italia: all’interno di ogni provincia vi erano le case regionali, da cui dipendevano le precettorie; infine c’erano le case del Tempio o mansioni. Per quanto riguarda il territorio nolano, i Templari, secondo l’ipotesi dello storico Domenico Capolongo di Roccarainola, vennero in possesso dei diritti ecclesiastici della terra di Cicciano. L’affermazione dei Templari declinò agli inizi del XIV secolo, quando Filippo il Bello di Francia (1268 – 1314), colpito dalla ricchezza dei cavalieri e della vastità del loro potere, convinse Papa Clemente V (1254 – 1314) a decretarne la scomunica, accusandoli di eresia e di atti infamanti. Sembra, però, che alla base dell’epurazione ci sia stata una doppia e ambigua realtà che circondava quest’ordine. Alcuni studiosi, infatti, ammisero che nell’Ordine del Tempio vi erano due gradi: uno  legale e buono e l’altro contrario alla fede. Nel 1307, Jaques de Molay (1292 – 1314), il gran Maestro dell’Ordine, fu invitato a Parigi dal Re e lì fu imprigionato a tradimento e condannato al rogo il 18 marzo del 1314. Nello stesso anno , come per una strana maledizione, morirono anche Papa Clemente V (il 20 aprile) e Filippo IV il Bello (il 29 novembre). Stessa sorte toccò, successivamente, in tutte le parti del regno a molti altri templari, di cui un certo numero fu condannato al rogo. I beni dell’Ordine passarono in gran parte ai cavalieri di San Giovanni (o di Malta) e ai cavalieri di Sant’Antonio Abate, detti anche cavalieri del tau (il simbolo della salvezza impresso sul mantello del Santo). Tornando al territorio nolano, con la soppressione della diocesi di Avella avvenuta verso la fine del XIII secolo, i templari entrarono in  possesso dei beni e diritti ecclesiali della Terra di Cicciano, il cui centro principale, poteva andare a costituire una arcipretura con le altre chiese, di cui due almeno in Curano e Cutignano, come afferma lo storico Capolongo. A tal riguardo bisogna premettere che in epoca romana l’odierna Cicciano era strutturata con tre insediamenti rimasti divisi fino al Medio Evo: quello di Cicciano, in senso stretto, a nord, Curano ad est e Cutignano ad ovest. Sulla questione Diocesi di Avella, ne fa ampia trattazione l’ecclesiastico nolano Gianstefano Remondini (1699 – 1777), che, a sostegno dell’esistenza di essa, cita la grande importanza della città e municipio romano di Abella, al pari delle vicine Nola e Suessola; la presenza di vescovi avellani nei due concili Romani del 499 e del 1059, rispettivamente nelle persone di Palladio e Goffredo; un’epigrafe, tuttora, presente in Avella, attribuita al VI-VII sec., relativa all’arcipresbitero Comiziolo; una bolla di papa Innocenzo III del 1215, relativa alla estensione della diocesi di Nola, con la netta esclusione da quest’ultima delle due arcipreture di Avella e Roccarainola, facenti parte della diocesi in questione; infine, una serie di citazioni di autori. L’estensione possibile di questa presunta diocesi doveva includere sicuramente almeno gli attuali comuni di Avella, Baiano, Mugnano del Cardinale, Quadrelle, Sirignano, Sperone (oggi in provincia di Avellino) e Roccarainola (oggi in provincia di Napoli). Aldilà dei motivi legati alla soppressione, lo storico Capolongo nelle sue ricerche non ha mai confermato se il territorio di Cicciano fosse stato donato ai Templari oppure se i Templari stessi ne avessero chiesto il possesso al feudatario del tempo per edificare una precettoria. Ma è sicuro che in questo posto i cavalieri costruirono la loro mansione quasi in mezzo ai tre centri abitati, sulla sponda del fiume Clanio, proteggendola con un muro, e all’esterno di questo, scavando un fossato, prelevando acqua dallo stesso fiume. Le stesse cappelle dedicate al culto della Madonna, la cui devozione era molto propagandata in seno all’Ordine, convalidò nel tempo, ancor più, la loro presenza.  Purtroppo il tragico ed immeritato epilogo dell’Ordine portò, nel 1308, alla confisca dei beni di Cicciano, come avvenne pure per la mansione di Maddaloni. La parrocchia di S. Pietro Apostolo, ad esempio, subito dopo la soppressione, passò dai Templari all’Ordine degli Ospitalieri che già vi amministravano l’Ospizio di San Giovanni per accogliere i pellegrini in transito. Questo passaggio dei beni e di privilegi tra un Ordine all’altro potrebbe essere avvenuto – conclude lo storico Capolongo – tra il 1308 e il 1312. Dopodiché sulla storia dell’ Ordine del Temopio di Cicciano cadde il silenzio più assoluto.

Droni anti Covid: ad Acerra revocato l’appalto al cugino del sindaco

Dopo la denuncia degli ambientalisti della zona e le conseguenti polemiche roventi il Comune di Acerra ha revocato l’appalto per l’acquisto di un drone, una macchina volante in grado di individuare dall’alto, grazie a una telecamera, le persone che violano le regole restrittive anti contagio da Coronavirus. L’appalto ammontava a 5mila euro circa. La ditta che se lo era aggiudicato è di un cugino del sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri. Da qui le denuncia inviata alla magistratura. Denuncia che si basava soprattutto sul fatto che i costi dell’affidamento superassero di gran lunga quelli di mercato. A ogni modo la revoca dell’appalto non è stata decisa dal Comune per questi motivi. Secondo quanto specifica l’ente nella delibera di annullamento, la ditta assegnataria dell’affidamento “ha manifestato difficoltà a consegnare il bene nei tempi stabiliti a causa del rallentamenti nelle consegne dovute al Covid19”. Nel frattempo il Comune ha bandito una gara. L’ente vuole comunque prendere un drone “acchiappa girovaghi” per cui ha chiesto al “Mepa”, la piattaforma statale per il mercato elettronico nella pubblica amministrazione, di fornire lo strumento oltre però a una serie di servizi tecnici aggiuntivi per l’importo complessivo ancora una volta di 5mila euro. “Non siamo soddisfatti da questo provvedimento di revoca – commenta però Alessandro Cannavacciuolo, l’ambientalista che aveva firmato la denuncia – il Comune infatti continua a ignorare  l’offerta dei volontari di fornire un loro drone con un pilota autorizzato e a titolo del tutto gratuito”.

Gli Ottajanesi chiesero a San Michele e alle reliquie dei Santi la protezione contro l’energia malefica dei “luoghi di forza”

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E’ l’8 maggio:  San Michele non “esce” e perciò ancora più forte è il Suo invito a meditare sui drammi della nostra città. I “luoghi di forza” nella cultura religiosa degli antichi e nel Cristianesimo. Napoli e l’esoterismo, Iside, Dioniso, Ermes e Mitra. Virgilio Mago. Il Vesuvio “luogo” di energia malefica nella dottrina dei teologi del ‘600. Sec. XVII, a Ottajano: il culto delle reliquie dei Santi, l’opera della principessa Diana Caracciolo e dell’ ottajanese Tiberio Guastaferro, grande predicatore dei Girolamini. .   I popoli che abitavano, nell’antichità, le rive del Mediterraneo condivisero il culto per la Terra Madre, chiamandola, ovviamente, con nomi diversi, e furono tutti persuasi che ci fossero dei luoghi particolari, i “luoghi di forza”, da cui quella Dea potente e terribile sprigionava energie che erano positive, ma che le colpe degli uomini, soprattutto la mancanza di “misura”, e l’ira degli dei potevano trasformare in influssi malefici. Gli antichi costruirono i loro templi presso questi “luoghi”, individuati da sacerdoti dotati di virtù particolari, e capaci di parlare con gli dei nel sonno, attraverso quel rito dell’“incubazione” che poi venne collegato anche al culto di San Michele, sia in Asia Minore che sul Gargano. I Cristiani costruirono le loro chiese sulle rovine dei templi pagani, per servirsi del patrimonio prezioso non solo di pietre, muri, archi e colonne, ma anche delle “virtù” del “luogo”, come dice chiaramente Gregorio di Tours, quando racconta la fondazione delle chiese cristiane nella Gallia merovingia del sec.VI. Napoli divenne un centro importante di questa cultura esoterica, perché, vi confluirono, fin dall’antichità, le “conoscenze” degli Egizi che erano numerosi in città – i riti di Iside dea della Luna – , quelle dei “misteri” di Ermes e di Dioniso, di cui danno testimonianza gli affreschi pompeiani, e il culto di Mitra, il misterioso dio delle grotte. Nel Medioevo l’esoterismo trasformò perfino Virgilio in un mago e ne fece il Protettore di Napoli e fondatore di quella Scuola Alchemica che il principe di San Severo poi  “colorò” con la scienza e con l’arte. Il Vesuvio completò l’opera, perché, a partire dall’eruzione del 1631, le sue lave divennero, per concorde opinione dei teologi, il segno dell’ira di Dio, le “piaghe” che la Giustizia divina infliggeva agli uomini corrotti dalla voluttà del peccato. Per due secoli la storia di Ottajano si intrecciò con quella, “demoniaca”, delle eruzioni vesuviane, e la città venne visitata, benedetta, esorcizzata dai predicatori a cui la Chiesa aveva affidato il compito di opporsi agli influssi malefici che venivano su dalle “carcave” e dagli alvei del territorio. Nel 1660 il gesuita Athanasius Kircher, che il Pontefice aveva autorizzato a studiare “la magia orientale”, mandò a Ottajano Giovanni Rho, “Provinciale dei Gesuiti napoletani”, a informarsi   sul “fenomeno” delle croci “ che erano apparse sui panni bianchi “ e che Carlo Calà e i Domenicani avevano giudicato “segnali” dell’ira di Dio contro i peccatori Vesuviani. Nel 1668 vennero a “tenere missione” a Ottajano i gesuiti Francesco De Geronimo, che divenne Santo, e Martinez, Marquez e Mangrella, tutti esperti nel predicare i “disinganni”: per tre volte uscirono “ a notte inoltrata per le vie con l’immagine del Crocifisso e alcuni lumi, e in diversi posti cantavano”, esortando i peccatori a liberarsi dall’”inganno” del piacere dei peccati e a confessarsi pubblicamente:  un sacerdote “che aveva ucciso  un collega ebbe il perdono dai suoi fratelli e alcuni ecclesiastici si liberarono del fango degli scandali in cui erano immersi”. E ancora nel ’700 i Carmelitani inviarono a Ottajano i loro studiosi di “dottrine malefiche” e i vescovi di Nola presero gravi provvedimenti per combattere la nefasta presenza di santoni e di “fattucchiare”. Gli Ottajanesi, a cui già Longobardi e Bizantini avevano fatto conoscere i poteri di San Michele, dopo l’eruzione del 1631 lo scelsero come Patrono, gli consacrarono le “grotte” della Montagna e una chiesa costruita certamente sui resti di un tempio pagano, forse dedicato a Castore e a Polluce, e gli chiesero di essere difesi da Lui contro la furia diabolica del Vesuvio e contro le pratiche infernali di maghi e di streghe. Questo carisma nella seconda metà del ‘600 venne attribuito dai teologi e dal popolo Vesuviano anche alla Madonna del Carmine e alla Madonna dell’Arco. Nel 1659 vennero portate a Ottajano  reliquie della Croce di Cristo. Diana Caracciolo, moglie di Ottaviano de’ Medici e madre di Giuseppe I, che è stato senza dubbio il più grande dei principi di Ottajano, volle che la Chiesa del Rosario, che i Medici avevano scelto come sepolcro della famiglia, custodisse molte e importanti reliquie, a protezione dell’intera città. E così nel 1660  l’ottajanese Tiberio Guastaferro, il più importante predicatore dei Girolamini, consegnò ad Ambrogio Di Capua, vicario del Convento del Ss. Rosario, un “bauglietto di vetro”, che portava “il suggello di cera rossa et arme del Cardinale”, in cui erano conservate “alcune reliquie di diversi Santi, e tra queste anche “ossa di San Vincenzo, come decretò la Corte Nolana”, e come fedelmente registrò il notaio ottajanese Carlo Annunziata. Da quel momento tutte le chiese di Ottajano e le cappelle di tutte le congreghe ebbero un “tesoro” di reliquie di santi: e l’argomento merita di essere trattato a parte. E’ l’ 8 maggio. In questo momento drammatico della storia nostra San Michele non “esce”  in processione. Non viene “portato” nemmeno sulla soglia della chiesa, a guardare la Sua Ottaviano. Ma tutti gli Ottavianesi sanno che ci sta guardando dall’alto, che ci difende dall’epidemia, che ci ordina di meditare, in silenzio, sul tragico destino di un Uomo generoso e solare che è morto sul lavoro. Per il lavoro.  

Saviano, sale a 12 il numero dei contagiati

Arrivano aggiornamenti dal comune di Saviano: due nuovi casi rispetto ai giorni scorsi per un totale di 12 persone positive al Covid-19.

Aumenta, purtroppo, nel comune di Saviano il numero dei contagiati al Covid-19. Due in più per un totale di 12 persone ancora positive, 2 deceduti e 1 solo guarito. La situazione spaventa il paese che, seppure a distanza, si unisce alla sofferenza delle famiglie coinvolte.

Come una doccia d’acqua fredda arriva il responso, ormai quotidiano, dall’amministrazione comunale. Dalle parole del vicesindaco, Carmine Addeo, emerge che: “L’Asl Napoli 3 Sud ci ha comunicato la positività di ulteriori 2 cittadini, oltre ai 10 già segnalati precedentemente. Si precisa che i 2 cittadini appartenengono allo stesso nucleo familiare già posto in isolamento da più giorni. La ricostruzione della possibile catena di contagi determinerebbe contatti solo intra-familiari, le loro condizioni sono buone. Auguriamo a tutti una pronta guarigione”.

La Fase 2 è iniziata da pochi giorni ma a Saviano non ha portato risvolti positivi. Bisogna essere sempre in allerta, rispettando le norme igieniche e cercando di uscire solo per comprovati motivi. Ci si appella al buon senso dei cittadini affinché sia chiaro che la crisi non è passata; non è tempo di esultare soprattutto in giorni tristi come questi.

Rassicuranti le parole di Addeo che conferma le buone condizioni delle persone contagiate dal virus. È importante in questi momenti non abbassare la guardia. 

Intanto la Caritas continua il proprio corso, distribuendo 500 pacchi alimentari alle famiglie più bisognose. Nonostante le numerose difficoltà in cui il paese si è imbattuto, gli uffici comunali non si sono mai fermati. “Ad oggi 6 maggio 2020, sono stati erogati n. 1536 buoni spesa a 214 nuclei familiari. Ciascun buono spesa è del valore di € 25,00. A ciascun nucleo familiare sono stati erogati da un minimo di n. 4 buoni ad un massimo di n. 12 in rapporto al numero dei componenti il nucleo familiare” chiude il vicesindaco.

Marigliano, primi risultati dell’utilizzo del drone contro i reati ambientali

Da qualche tempo il drone è diventato uno strumento prezioso anche nel contrasto ai reati ambientali, vera piaga del territorio ormai tristemente noto come “triangolo della morte”, quella porzione geografica che collega Nola, Marigliano e Acerra. Nelle ultime ore sono arrivati i primi riscontri dell’azione di sorveglianza messa in campo con l’aeromobile a pilotaggio remoto, da qualche tempo a disposizione del Comando di Polizia Municipale di Marigliano. In una settimana sono stati posti sotto sequestro alcuni siti sia comunali che provinciali, devastati dalla costante presenza di rifiuti abbandonati illecitamente: materiali di ogni tipo quelli sversati senza soluzione di continuità, dagli scarti edili ai materiali di scarto della lavorazione di legno e tessuti, dagli pneumatici alla plastica a interi parti di veicoli. Il sequestro ha interessato 4 aree a ridosso di via Nuova del Bosco e via Vecchia del Bosco, prima periferia a nord della città, ed è il risultato dei protocolli tecnologici messi in campo dalla locale polizia per il contrasto dei reati ambientali. L’attività si sviluppa in previsione dell’imminente arrivo di 20 postazioni di telecamere di sorveglianza, da collocare proprio in area PIP. È in via di completamento, infatti, l’installazione del tanto atteso sistema di videosorveglianza e riqualificazione di alcune zone del territorio previsto dal progetto “Impegno continuo A.P.Q. Terra dei Fuochi”, atteso già da tre anni. In merito a uno dei quattro sequestri effettuati sono in corso ulteriori indagini, innescate dal ritrovamento di alcuni documenti che riconducono a chi si è macchiato dello sversamento illecito. Inoltre, considerata la vasta superficie delle aree interessate dal fenomeno, nonché la mole enorme dei siti sequestrati, per quantità e qualità dei rifiuti, senza dimenticare l’emergenza Coronavirus, il Comando ha richiesto l’ausilio della locale Stazione dei Carabinieri Forestali che hanno coadiuvato le operazioni nella circostanza. I sequestri agevolati dall’attività del drone richiedono attività investigativa e di sviluppo, resa possibile anche grazie al supporto dell’Agenzia Area Nolana, e sono auspicabili soprattutto in questa fase di ripresa dal lockdown causato dalla pandemia, al fine di prevenire il famigerato disastro della “Terra dei Fuochi”, come sempre alimentato con l’arrivo della bella stagione, ormai alle porte. È bene che gli strumenti di controllo a disposizione delle autorità si dimostrino incontrovertibilmente utili nel contrastare i drammi veri di questa terra, magari spostando l’attenzione dai più innocui runners di periferia, tanto perseguitati in questo periodo. Questa pandemia ha già dimostrato ampiamente che siamo parte di un sistema ecologico complesso, e senza dubbio se la mascherina può salvarci la vita, proteggendoci dal contagio, allo stesso modo è indispensabile poter godere finalmente di una una terra salubre dove poter svolgere le tanto agognate attività motorie.

Somma Vesuviana, bilancio comunale: le proposte dell’Aurora

Dal capogruppo consiliare del movimento civico L’Aurora, il consigliere Pasquale Piccolo, riceviamo e pubblichiamo.  Sin dall’inizio di   questa pandemia   i movimenti politici l’Aurora, La Città che vogliamo ed alcuni esponenti di altri movimenti  politici, pur apprezzando le attività poste in essere dall’amministrazione comunale, hanno più volte chiesto l’istituzione di un tavolo di concertazione per affrontare questa storica emergenza, derivante dal COVID-19, con una condivisione di idee. E’ noto che il compito di chi fa politica non si esaurisce solo con richieste,ma deve avere la consapevolezza  che per superare un periodo critico come questo vi è bisogno di una visione che si proietti al futuro ed agevoli la ripartenza socio economica della città.                                                                                         E’ in quest’ottica di collaborazione che ieri abbiamo protocollato un emendamento al bilancio che prevede l’istituzione di un fondo  di oltre €. 250.000 (duecentocinquantamila) per  sostenere le imprese e il commercio della nostra città ed è con lo stesso spirito collaborativo che lanciamo un appello al Sindaco, alla Giunta, al Presidente del Consiglio  ed ai gruppi consiliari di fare un gesto di solidarietà rinunciando agli emolumenti per far sì che questo fondo da noi proposto possa accrescere tanto da poter soddisfare le richieste di gran parte degli operatori economici sommesi. Facciamo Ripartire Somma.

Confesercenti Napoli, focus sui trasporti: “Settore in ginocchio, dialogo aperto con la Regione per sostegno immediato”

Il Presidente di Confesercenti Vincenzo Schiavo: «Piena collaborazione con la Regione, il settore è fondamentale per l’economia della Campania». Cascone (Pres. Comm Trasporti Regione): «Coscienti di dover individuare un percorso per aiutare aziende chiuse a seguito dell’emergenza». «Urgono sostegni economici, aperto il dialogo con la Regione». E’ quanto emerso dal Focus, organizzato da Confesercenti Napoli, sul tema «Trasporti e noleggio, prospettive e proposte» e che ha visto la partecipazione dei principali rappresentanti di categoria e del presidente della Commissione Trasporti della Regione Campania Luca Cascone. È evidente che in questo momento di emergenza il settore dei Noleggiatori, degli NCC (Noleggio con Conducente), dei Bus Turistici, delle scuole guida e degli operatori del noleggio nautico da diporto è letteralmente “in ginocchio”. «Queste categorie – ha dichiarato Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania e Napoli – hanno bisogno di risposte immediate da parte delle istituzioni. E’ stato per questo importante confrontarsi con il Presidente della commissione trasporti della Regione Campania, Luca Cascone, anche perché  si è reso disponibile ad ascoltare le richieste delle singole categorie al più presto. Confesercenti chiede di non dimenticare gli operatori di questo settore che è fondamentale per l’economia del nostro territorio e non solo. Basti pensare che alcuni di loro sono il nostro bigliettino da visita per i turisti. Sono sicuro che il dottor Luca Cascone continuerà a profondere il massimo impegno per trovare la giusta soluzione per sostenere queste imprese, con la dedizione e la serietà che lo hanno contraddistinto negli anni». Dal canto suo Luca Cascone, Presidente Commissione Trasporti della Regione Campania, ha riferito: «Ringrazio Confesercenti e in particolare il Presidente Vincenzo Schiavo per aver organizzato questo interessante meeting virtuale che ci consente di raccogliere ulteriori istanze da parte degli operatori di un settore chiuso non direttamente, bensì di fatto, in seguito agli accadimenti che conosciamo. Sia il governo centrale che quello regionale sa di dover individuare un percorso per sostenere queste categorie. Il problema, che contiamo di risolvere a breve, è l’individuazione delle risorse». Ha invocato sostegno e strategia comune anche il Coordinatore di Confesercenti Napoli Pasquale Limatola«C’è bisogno di una grande manovra della Regione Campania, concertata con il governo, che dia sostegno alle imprese operanti nel mondo del noleggio bus, autonoleggio ed NCC, rimasti fermi in un periodo decisivo per le programmazioni estive. Il settore è in ginocchio. Occorrono contributi a fondo perduto che diano una garanzia di assistenzialismo fino al termine dell’emergenza. Inoltre, il governo deve assolutamente rivedere il sistema degli acconti di imposta per l’anno 2020 per questo settore, dal momento che il risultato economico di quest’anno sarà drammaticamente lontano dai numeri sviluppati l’anno precedente». Ha inoltre aggiunto Gennaro Lametta (Coordinatore regionale Federnoleggio)«Il nostro settore è anello indispensabile ed interagente per la filiera turistica, il cui codice Ateco deve essere inserito immediatamente nel piano di interventi economici per evitare fallimenti con conseguenti crolli occupazionali. Occorre, inoltre, un anno sabbatico in cui tutti gli oneri fiscali vengono rinviati fino ad un accenno di ripresa del settore turistico». Antonio Paone, Presidente Federnoleggio Napoli, ha sottolineato l’indebitamento del settore: «Il comparto autovetture, minivan e autobus da turismo e scuolabus ha bisogno di un sostegno serio e concreto per poter affrontare questa crisi che ha sconvolto l’intero settore. Ci vogliono misure per contenere l’indebitamento delle aziende e garanzie per i lavoratori compresi quelli in CIG, NASpI e stagionali. Le misure messe a sostegno delle imprese del comparto su gomma allungano l’agonia fino al 30 settembre: da quella data non sapremo come onorare i nostri debiti». Infine Vincenzo Angelino, titolare dell’agenzia Avion Travel, ha raccontato la sua drammatica situazione, manifesto di quella di tanti suoi colleghi: «La notte non dormo pensando ai miei 30 dipendenti, a cosa farò quando finirà il periodo di cassa integrazione, a come pagherò loro gli stipendi se fino ad oggi non ho alcuna prospettive per il futuro. Abbiamo perso tutto: anticipi versati per prenotazioni voli e strutture alberghiere; a nostra volta dobbiamo restituire i soldi alle scuole che ci avevano versato gli acconti per le gite. Non abbiamo i soldi nemmeno per sostenere i contenziosi che inevitabilmente si apriranno. Lo Stato ci deve aiutare. Immetta sul mercato danaro fresco per incentivare le persone a spendere e a far ripartire la macchina dei consumi». Al dibattito online hanno partecipato, dando il loro preziosissimo contributo e esprimendo il loro punto di vista, anche Pino Russo (Presidente Emerito CONFARCA Campania) e Davide Esposito (Noleggio nautico da diporto)

Maggio dei Monumenti virtuale: il Museo Correale lancia “Italia della bellezza”

Il Museo Correale di Sorrento vive il Maggio dei Monumenti in maniera alternativa, con una mostra virtuale legata alle opere permanenti esposte al museo durante l’anno. La mostra virtuale si chiama “Italia della Bellezza” e punta a far conoscere alcuni dei luoghi più belli della Campania e d’Italia ritratti principalmente da artisti del XVIII e XIX secolo. Sorrento, Castellammare, Pompei, Napoli, Amlafi, Cava de’ Tirreni sono alcuni dei luoghi immortalati nei paesaggi su tela di pittori come Giacinto Gigante, Anton Smink Van Pitloo e Teodoro Duclere. Si tratta, cioè, di artisti per lo più appartenenti alla famosissima Scuola di Posillipo che riunì a Napoli quei maestri dediti alla pittura del paesaggio. Con l’hashtag #italiadellabellezza infatti, sui principali canali social del Museo Correale (Facebook e Instagram) saranno pubblicate con un post al giorno queste bellissime opere che fanno parte della più vasta collezione di opere visitabili nel meraviglioso museo sorrentino.

Parco Nazionale del Vesuvio: approvato il piano antincendi boschivi per il periodo 2020-2024

Con Delibera Presidenziale del 30 aprile 2020 è stato approvato il nuovo Piano Antincendi Boschivi del Parco Nazionale del Vesuvio, che avrà validità per i prossimi cinque anni. Nel rispetto delle normative vigenti e delle direttive stabilite dal Ministero dell’Ambiente, il nuovo piano definisce la strategia che l’Ente Parco e tutte le altre istituzioni (Regione Campania, Città metropolitana di Napoli, Comuni del Parco e le strutture dei Carabinieri Forestali e dei Vigili del Fuoco) per quanto di rispettiva competenza, dovranno attuare alla luce del nuovo quadro previsionale del rischio incendi. Questo nuovo strumento di pianificazione, inoltre, delinea i principali provvedimenti di prevenzione che saranno adottati nel prossimo quinquennio. Il piano è stato redatto in forza di una convenzione tra Ente Parco e CUGRI (Consorzio Interuniversitario per i grandi rischi – Università di Salerno e Università di Napoli Federico II) ed è improntato sulla filosofia del fire management, ormai generalmente assunta come la strategia più avanzata e promettente dalla letteratura specialistica e vista come superamento della vecchia strategia del fire control. “L’approvazione del nuovo piano antincendio del Parco Nazionale del Vesuvio è un passo fondamentale per proseguire nel percorso che abbiamo intrapreso e che ci ha portato negli ultimi anni quasi ad azzerare il fenomeno incendi sul nostro territorio – ha dichiarato Agostino Casillo, Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio – Come Ente Parco continueremo ad investire in maniera massiccia come fatto finora per realizzare dispositivi importanti (presidi fissi dei vigili del fuoco, videosorveglianza, ripristino e manutenzione della sentieristica ecc.) ma è evidente che per far funzionare a pieno questo strumento di pianificazione è fondamentale che tutti i soggetti coinvolti facciano la propria parte.” “Si tratta di un adempimento importante – ha commentato il Direttore del Parco, Stefano Donati – realizzato nei tempi richiesti dalla normativa, in vista della stagione più critica per il rischio incendi. Il Piano è un tassello centrale delle azioni intraprese dal parco e si aggiunge alle attività di ricerca e monitoraggio post-incendio, agli interventi in corso per la bonifica delle aree bruciate, ai progetti di recupero e rinaturalizzazione e al coinvolgimento dei nuclei comunali di protezione civile specializzati nel campo dell’antincendio boschivo.” “I criteri utilizzati nella redazione del piano – dichiara Il prof. Domenico Guida, direttore del C.U.G.Ri –, da parte del gruppo di lavoro coordinato dall’ing. Alfonso De Nardo, ed in piena sintonia con la visione strategica dell’Amministrazione dell’Ente Parco, hanno consentito di delineare le prospettive per l’adozione di tecnologie di avvistamento e previsione innovative”. Il piano AIB 2020-24 del Parco Nazionale del Vesuvio è destinato ad accompagnare la fase di ricostruzione paesaggistica che fa seguito ai gravi incendi del 2017, che distrussero o danneggiarono gran parte della copertura forestale del territorio dell’area protetta.