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Gli ordini monastico – militari hanno sempre avuto un ruolo rilevante nella storia della cristianità sin dal Medioevo, addirittura sembra che siano stati attivi anche nel territorio nolano. Uno studio, pubblicato nel 1984, esalta la presenza dell’Ordine dei Templari nel Comune di Cicciano.

 

Durante l’anno scolastico 1982 – 83, un valido gruppo di studenti della I C del Liceo Scientifico Enrico Medi di Cicciano, guidati dal prof. Franco Salerno, iniziarono un’indagine antropologica sulle tradizioni popolari legate al mondo magico. Il progetto si concluse con una pregevole pubblicazione di un libro dal titolo Entro i relitti dell’ambiguo, Ferraro Ed., Cava dei Tirreni, maggio 1984.  In particolare, gli studenti Paolino Castaldo, Enrico Fedele e Aniello Laudanno sottoposero la loro attenzione sulla presenza di sette misteriche nel proprio territorio.

Tra i più importanti ordini monastico – militari ci furono i Templari e gli Ospetalieri di San Giovanni, detti anche Cavalieri di Malta. I Templari, sorsero tra il 1118 e il 1119, e furono riconosciuti sin dall’inizio dai pontefici romani, i quali ne ricevettero in cambio moltissimi benefici. Il compito dell’Ordine, in origine, era di vigilare le strade sante fra Jaffa e Gerusalemme e di fornire protezione ai pellegrini in viaggio. Fu così che i Templari accumularono immense ricchezze e una gran quantità di terreni. L’Ordine era organizzato in province, di cui tre si trovavano in Italia: all’interno di ogni provincia vi erano le case regionali, da cui dipendevano le precettorie; infine c’erano le case del Tempio o mansioni.

Per quanto riguarda il territorio nolano, i Templari, secondo l’ipotesi dello storico Domenico Capolongo di Roccarainola, vennero in possesso dei diritti ecclesiastici della terra di Cicciano. L’affermazione dei Templari declinò agli inizi del XIV secolo, quando Filippo il Bello di Francia (1268 – 1314), colpito dalla ricchezza dei cavalieri e della vastità del loro potere, convinse Papa Clemente V (1254 – 1314) a decretarne la scomunica, accusandoli di eresia e di atti infamanti. Sembra, però, che alla base dell’epurazione ci sia stata una doppia e ambigua realtà che circondava quest’ordine. Alcuni studiosi, infatti, ammisero che nell’Ordine del Tempio vi erano due gradi: uno  legale e buono e l’altro contrario alla fede. Nel 1307, Jaques de Molay (1292 – 1314), il gran Maestro dell’Ordine, fu invitato a Parigi dal Re e lì fu imprigionato a tradimento e condannato al rogo il 18 marzo del 1314. Nello stesso anno , come per una strana maledizione, morirono anche Papa Clemente V (il 20 aprile) e Filippo IV il Bello (il 29 novembre). Stessa sorte toccò, successivamente, in tutte le parti del regno a molti altri templari, di cui un certo numero fu condannato al rogo. I beni dell’Ordine passarono in gran parte ai cavalieri di San Giovanni (o di Malta) e ai cavalieri di Sant’Antonio Abate, detti anche cavalieri del tau (il simbolo della salvezza impresso sul mantello del Santo).

Tornando al territorio nolano, con la soppressione della diocesi di Avella avvenuta verso la fine del XIII secolo, i templari entrarono in  possesso dei beni e diritti ecclesiali della Terra di Cicciano, il cui centro principale, poteva andare a costituire una arcipretura con le altre chiese, di cui due almeno in Curano e Cutignano, come afferma lo storico Capolongo. A tal riguardo bisogna premettere che in epoca romana l’odierna Cicciano era strutturata con tre insediamenti rimasti divisi fino al Medio Evo: quello di Cicciano, in senso stretto, a nord, Curano ad est e Cutignano ad ovest.

Sulla questione Diocesi di Avella, ne fa ampia trattazione l’ecclesiastico nolano Gianstefano Remondini (1699 – 1777), che, a sostegno dell’esistenza di essa, cita la grande importanza della città e municipio romano di Abella, al pari delle vicine Nola e Suessola; la presenza di vescovi avellani nei due concili Romani del 499 e del 1059, rispettivamente nelle persone di Palladio e Goffredo; un’epigrafe, tuttora, presente in Avella, attribuita al VI-VII sec., relativa all’arcipresbitero Comiziolo; una bolla di papa Innocenzo III del 1215, relativa alla estensione della diocesi di Nola, con la netta esclusione da quest’ultima delle due arcipreture di Avella e Roccarainola, facenti parte della diocesi in questione; infine, una serie di citazioni di autori. L’estensione possibile di questa presunta diocesi doveva includere sicuramente almeno gli attuali comuni di Avella, Baiano, Mugnano del Cardinale, Quadrelle, Sirignano, Sperone (oggi in provincia di Avellino) e Roccarainola (oggi in provincia di Napoli).

Aldilà dei motivi legati alla soppressione, lo storico Capolongo nelle sue ricerche non ha mai confermato se il territorio di Cicciano fosse stato donato ai Templari oppure se i Templari stessi ne avessero chiesto il possesso al feudatario del tempo per edificare una precettoria. Ma è sicuro che in questo posto i cavalieri costruirono la loro mansione quasi in mezzo ai tre centri abitati, sulla sponda del fiume Clanio, proteggendola con un muro, e all’esterno di questo, scavando un fossato, prelevando acqua dallo stesso fiume. Le stesse cappelle dedicate al culto della Madonna, la cui devozione era molto propagandata in seno all’Ordine, convalidò nel tempo, ancor più, la loro presenza.  Purtroppo il tragico ed immeritato epilogo dell’Ordine portò, nel 1308, alla confisca dei beni di Cicciano, come avvenne pure per la mansione di Maddaloni. La parrocchia di S. Pietro Apostolo, ad esempio, subito dopo la soppressione, passò dai Templari all’Ordine degli Ospitalieri che già vi amministravano l’Ospizio di San Giovanni per accogliere i pellegrini in transito. Questo passaggio dei beni e di privilegi tra un Ordine all’altro potrebbe essere avvenuto – conclude lo storico Capolongo – tra il 1308 e il 1312. Dopodiché sulla storia dell’ Ordine del Temopio di Cicciano cadde il silenzio più assoluto.