L’Eav aggiunge bus per agevolare i pendolari della circumvesuviana

Da Enzo Ciniglio, portavoce del Comitato “ Pendolari” della Circumvesuviana  apprendiamo che, grazie alle battaglie del Comitato, l’EAV ha stabilito che dal giorno 18 maggio 2020 saranno effettuate corse automobilistiche di supporto sulle direttrici di seguito indicate: linea Ottaviano – S. Anastasia – Napoli (Bus EAV): nella fascia dalle ore 06:00 alle ore 12:00 si effettueranno corse con partenza da Ottaviano ogni 15 minuti con ultima corsa alle ore 12:00 // linea Napoli – S. Anastasia – Ottaviano (BUS EAV): nella fascia dalle ore 15:00 alle ore 21:00 con partenza da Napoli si effettueranno corse ogni 15 minuti con ultima corsa alle ore 21:00. Saranno bus diretti con fermata solo se c’è capienza.  

Marigliano, i furbetti del Giudice di Pace e le irrisolte questioni di opportunità del Comune

Come ben sappiamo, Charles Darwin ci ha lasciato un grande insegnamento: “non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti”. La rigidità impedisce il cambiamento, e se non c’è cambiamento risulta difficile l’adattamento: adattamento che nell’agone politico fa troppo spesso rima con trasformismo. Dunque, più che le cosiddette questioni di principio, che hanno a che fare con la motivazione di un atteggiamento che, per essere fondato su una convinzione morale o su regole assolute di comportamento, non deve essere posto in discussione, a interessare sono le questioni di opportunità che hanno a che fare con le caratteristiche di ciò che appare favorevole, ossia conveniente. Ma quello che a qualcuno può apparire conveniente, per interesse personale, ambizioni varie o motivi ulteriori, ad altri può sembrare sconveniente, inopportuno appunto. Il recente scandalo del Giudice di Pace, che fa il paio con l’altro terremoto che ha scosso il Comune di Marigliano appena un paio di anni fa, l’inchiesta sui cosiddetti “furbetti del cartellino”, ha portato alla luce tutta una serie di trame che sollevano questioni di opportunità e inducono a riflettere. Come è noto, l’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) ritiene che nei Comuni sia il sindaco l’organo competente a nominare l’OIV, l’Organo di Valutazione Indipendente che monitora la performance dei dipendenti della pubblica amministrazione. A Marigliano, con decreto sindacale n. 78 del 25 ottobre del 2016, a poco più di un anno dall’insediamento della nuova giunta comunale guidata da Antonio Carpino, sono stati nominati per un periodo stabilito di tre anni i componenti dell’OIV, l’Organo di Controllo interno e Nucleo di Valutazione (il cui compenso lordo annuale ammonta a 3.600,00 euro). In seguito alle dimissioni di Carmela Cucca, nominata presidente dell’organo di valutazione, a comporre il team dal giugno 2017 troviamo: Fulvio Genghi, chiamato a sostituire Cucca nel ruolo di presidente, Nicola Alfieri, Giuseppe Sebastiano Esposito, Angela Lombardi e Carmine Maritato. Nel corso di una recente diretta Facebook, il primo cittadino ha dichiarato che “nel 2013 una legge dello Stato ha soppresso le sedi periferiche del Giudice di Pace, dando però la facoltà ai Comuni di mantenere l’ufficio a proprio carico, investendo sia sulla sede che sul personale”. La buona notizia è che, avendo spostato la sede degli uffici di Giustizia in centro, nei locali dell’ex Pretura, l’amministrazione è riuscita a risparmiare 120mila euro di affitto all’anno. Tuttavia, a maggior ragione del fatto che la scelta di mantenere in vita una sede periferica del Giudice di Pace intacchi le spese comunali, è lecito domandarsi come mai non risultino serrati controlli effettuati sul personale da parte di chi di dovere, anche al fine di contrastare eventuali fenomeni di corruzione, come emerso dalle indagini dei Carabinieri. Per citare un caso sintomatico: l’ex dipendente del Comune di Marigliano posto agli arresti domiciliari era stato già rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sugli assenteisti che coinvolge ben 61 impiegati comunali, 15 dei quali già sospesi in via cautelare. Una prima questione di opportunità investe quella che sembra una mancanza di controlli sui dipendenti da parte di chi avrebbe dovuto effettuarli, e cioè il consigliere comunale di maggioranza con delega al personale, e il responsabile amministrativo del personale. I due profili istituzionali, più di chiunque altro, avrebbero dovuto tenere il polso della situazione in merito ai comportamenti degli impiegati comunali. Le responsabilità sono oggettive e viene da chiedersi anche a chi spetti controllare i controllori. Una delle risposte è: anche alla cittadinanza. Da quest’anno, infatti, stando a quel che si legge nel Piano triennale per la prevenzione della corruzione (Piano Integrità e Trasparenza 2020 – 2022), approvato dalla Giunta comunale il 24 gennaio scorso, anche i cittadini avrebbero potuto contribuire a contrastare i fenomeni corruttivi: “poiché uno degli obiettivi strategici principali dell’azione di prevenzione della corruzione è quello dell’emersione dei fatti di cattiva amministrazione e di fenomeni corruttivi, è particolarmente importante il coinvolgimento dell’utenza e l’ascolto della cittadinanza. In questo contesto, si collocano le azioni di sensibilizzazione, che sono volte a creare dialogo con l’esterno per implementare un rapporto di fiducia e che possono portare all’emersione di fenomeni corruttivi altrimenti silenti. Un ruolo chiave in questo contesto può essere svolto dagli U.R.P., che rappresentano per missione istituzionale la prima interfaccia con la cittadinanza. Per l’anno 2020 sarà attivato un canale dedicato alla segnalazione (dall’esterno dell’amministrazione, anche in forma anonima, ed in modalità informale) di episodi di cattiva amministrazione, conflitto d’interessi, corruzione, attraverso gli uffici per la relazione con il pubblico (U.R.P.)”. Peccato che tecnicamente l’Ufficio Relazioni con il Pubblico sia stato finanche distaccato dalla casa comunale e piazzato nell’ex chalet della villa, oggi Centro Socioculturale: un luogo che dovrebbe essere la biblioteca della città, ma che ospita anche lo sportello GORI e di cui, sicuramente, nessuno conosce questa ulteriore funzione di raccolta segnalazioni per la legalità e la trasparenza.  Inoltre, con l’Avviso Pubblico per l’aggiornamento del Piano Anticorruzione (2020–2022), l’amministrazione avrebbe dovuto realizzare forme di consultazione con il coinvolgimento dei cittadini e delle organizzazioni portatrici di interessi collettivi in occasione dell’elaborazione/aggiornamento del proprio piano ed in sede di valutazione della sua adeguatezza. Quanta pubblicità istituzionale è stata fatta a questa preziosa opportunità di cooperazione con la comunità? Il controllo di regolarità amministrativa, svolto dal Segretario comunale, è improntato al rispetto dei principi di indipendenza del controllante rispetto agli atti sottoposti a controllo, di imparzialità (sono sottoposti a controllo gli atti provenienti da tutti i Settori in cui è suddivisa l’operatività dell’Ente), di tempestività (il controllo svolto indicativamente alla fine di ogni semestre sugli atti adottati nel periodo di riferimento) e di trasparenza. Tuttavia, come si riscontra navigando nell’ingarbugliato sito istituzionale del Comune di Marigliano, ben poco intuitivo e gestito interamente dal responsabile del Settore I, nella sezione “Trasparenza, valutazione e merito” troviamo la voce “Dati relativi ai premi” che presenta tre documenti: purtroppo il secondo non ha un link cliccabile, mentre il primo e il terzo, se scaricati, presentano lo stesso materiale caricato due volte. Di conseguenza su tre documenti uno solo è pubblicato e consultabile: mancano i criteri definiti nei sistemi di misurazione e valutazione della performance per l’assegnazione del trattamento accessorio e la distribuzione del trattamento accessorio, in forma aggregata al fine di dare conto del livello di selettività  utilizzato nella distribuzione dei premi e degli incentivi. Ne risulta che l’unico documento accessibile al momento è quello che contiene il grado di differenziazione dell’utilizzo della premialità sia per i dirigenti sia per i dipendenti, risalente al 2010. Oltre a essere una grave carenza amministrativa è anche un peccato, dato che proprio il responsabile del Settore II avrebbe dovuto vigilare sulla performance dei dipendenti, soprattutto della dipendente arrestata che un documento da lui firmato assegnava agli uffici del Giudice di Pace a partire dal 4 settembre 2018. Lo stesso responsabile che, ciononostante, pare possa godere di un premio performance che aumenta il suo compenso annuale di circa ventimila euro (cosa purtroppo non verificabile nei documenti a disposizione sul sito istituzionale). È lecito domandarsi quale delle sue prestazioni siano state premiate se a essere venuto meno è stato proprio il controllo dei dipendenti arrestati dai Carabinieri. Ed ecco un’altra questione di opportunità: forse non tutti sanno che il dirigente in questione è il regista (non tanto) occulto della lista elettorale “Marigliano Domani”, parente strettissimo di chi è stato anche consigliere comunale nella brevissima amministrazione Sorrentino del 2014, durata meno di un’estate. Un anno dopo, nel 2015, è proprio l’Istr. Dir. del Settore II (che include Servizi Informatici, Gabinetto del Sindaco, Personale, Servizi Demografici, Stato Civile, Elettorale, Sport, URP, Informagiovani e Cultura) a essere citato dagli organi di stampa in un articolo dedicato alle grandi manovre per le elezioni amministrative. Una questione di opportunità, se non proprio di incompatibilità, ma soprattutto un conflitto di interessi eloquente se pensiamo che il responsabile faccia sostanzialmente politica in città e senza nemmeno nascondersi più di tanto. Pur appoggiando il sindaco in carica, vittorioso al ballottaggio di cinque anni fa, nel 2015 l’ex consigliere non è riuscito a salire: non gli sono bastati, stavolta, i 246 voti raccolti e di conseguenza il responsabile del secondo settore comunale non ha più potuto contare su un suo profilo politico all’interno dell’amministrazione. Nella stessa sezione del sito, a mancare è anche il documento cliccabile relativo all’ammontare complessivo dei premi effettivamente distribuiti nel 2016, che è anche l’ultima annualità caricata (o meglio non caricata) sul sito del Comune di Marigliano. Inoltre risulta “Impossibile trovare la pagina” di Accessibilità e catalogo dati. Infine, nella sezione “Incarichi e consulenze esterne” gli aggiornamenti si fermano al 2017: a mancare sono tre anni di trasparenza in merito a un tema sempre molto delicato per una pubblica amministrazione, quello degli incarichi appunto. Vale la pena ricordare che la trasparenza rappresenta uno dei principi cardine dell’azione amministrativa, in quanto è un principio teso a garantire sia la partecipazione consapevole dei privati e dei cittadini alla gestione della cosa pubblica, sia uno strumento importante per prevenire i fenomeni distorsivi e corruttivi. Ciò anche in attuazione dei principi costituzionali sull’imparzialità e sul buon andamento della Pubblica Amministrazione. Per questo motivo l’accesso civico generalizzato è un istituto innovativo di fondamentale importanza per il nostro Paese, in quanto attribuisce a “chiunque” il diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, anche se non soggetti ad obbligo di pubblicazione. A tal proposito già nel 2019 il consigliere di opposizione Michele Cerciello, sulla scorta della circolare n. 1/2019 “Attuazione delle norme sull’accesso civico generalizzato (c.d. FOIA)”, aveva proposto al consiglio comunale un ordine del giorno dedicato al tema della trasparenza (e dell’anticorruzione). Nel documento proposto il consigliere sottolineava l’urgenza di “fornire ampia e dettagliata relazione dei procedimenti gestionali e delle attività poste in essere dal Responsabile dell’Anticorruzione e della Trasparenza al fine della verifica del rispetto del Piano Anticorruzione e Trasparenza […] A tanto va aggiunto la totale inesistenza di notizie sul sito web istituzionale, nella sezione di facile accesso e consultazione denominata Trasparenza, valutazione e merito, in cui debbono essere pubblicate le informazioni rese obbligatorie dal D. Lgs. 150/2009, nonché il mancato aggiornamento del sito web Regolamenti Comunali, in cui sono riportati documenti obsoleti e non quelli di recente adozione”. Dato che non mancano le grane giuridiche per il municipio e per una buona parte dei dipendenti, sarebbe opportuno e significativo che si attuassero i protocolli già previsti per assicurare trasparenza, legalità e contrasto agli abusi, senza tralasciare, appunto, le questioni di opportunità che sembrano annebbiare le vicende istituzionali mariglianesi, in un intreccio irrisolto e promiscuo tra politica e burocrazia che sembra teso a creare centri di potere interni, i quali inevitabilmente, nell’agevolare i propri interessi, contribuiscono a intralciare la macchina pubblica, ormai intrappolata in una palude invisibile.

Sant’Anastasia, concorsi, Ciro Pavone: “Giustizia è fatta”

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Riceviamo e pubblichiamo

Il portavoce del movimento politico “sìAMO ANASTASIANI – IL FUTURO CHE CI MERITIAMO” non usa mezze parole per commentare l’annullamento del bando concorsuale e la revoca dei contratti individuali stipulati a fine 2019: “Un provvedimento di giustizia sociale. Era doveroso nei confronti delle migliaia di giovani a cui è stata rubata una speranza. Spetta ora alla buona politica cancellare questa macchia nerissima sulla reputazione della nostra città”. “I fatti sono oramai abbastanza chiari. Abbiamo perduto per colpe gravissime la possibilità di implementare la capacità produttiva dell’Ente (oggi fortemente compromessa per l’incapacità di programmazione). E questo ultimo grande aborto partorito dalla cattiva politica si ritorcerà contro di noi. Il Coronavirus lo ha già dimostrato ampiamente” – afferma Ciro Pavone.

Il segretario del movimento – intanto – annuncia un class action nei confronti dell’Ente per la restituzione della quota versata dai partecipanti per accreditarsi alla fase concorsuale: “È nostra intenzione portare avanti questa iniziativa fortemente simbolica per ristabilire il senso della giustizia, della verità e della legalità sul nostro territorio. Valori fortemente compromessi dopo i fatti di dicembre scorso” – conclude Ciro Terracciano.

Misure anti contagio, cosa cambia dal 18 maggio e dal 3 giugno

Riaprono da lunedì ristoranti, bar, pizzerie, pub, parrucchieri, estetisti, negozi, ma anche musei e le chiese per la messa. Tutto nel rispetto delle misure anti contagio. Nessun limite per gli spostamenti delle persone nella stessa regione: non servirà più l’autocertificazione. Sì agli incontri non solo tra parenti e fidanzati, ma anche tra gli amici. Fino al 2 giugno restano invece vietati gli spostamenti tra regioni. Così come quelli da e per l’estero, salvo per comprovavate esigenze lavorative, di assoluta urgenza o per motivi di salute. Consentito, in ogni caso, il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Dal 25 maggio, riapriranno, poi, palestre e centri sportivi. Dal 15 giugno i teatri e i cinema.
Le attività economiche, produttive e sociali dovranno svolgersi nel rispetto dei contenuti di protocolli o linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio, adottati dalle regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali. In assenza di quelli regionali trovano applicazione i protocolli o le linee guida adottati a livello nazionale Vediamo Settore per settore : – SPOSTAMENTI TRA REGIONI VIETATI FINO AL 2 GIUGNO con mezzi di trasporto pubblici e privati, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; resta in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. – DAL 3 GIUGNO, GLI SPOSTAMENTI INTERREGIONALI possono essere limitati solo con provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 2 del dl n.19/20, in relazione a specifiche aree del territorio nazionale, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico effettivamente presente in dette aree. – SPOSTAMENTI CON L’UE non consentiti fino al 2 giugno, poi aperti con le stesse indicazioni di quelli interregionali. – QUARANTENA è fatto divieto di mobilità dalla propria abitazione alle persone sottoposte alla misura della quarantena per provvedimento dell’autorità sanitaria in quanto risultate positive al virus Covid-19, fino all’accertamento della guarigione o al ricovero in una struttura sanitaria. – SEMPRE VIETATI GLI ASSEMBRAMENTI di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico. Le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico si svolgono, ove ritenuto possibile sulla base dell’andamento dei dati epidemiologici. – PRENOTAZIONI CONSERVATE PER 14 GIORNI per tutte le attività. – RISTORAZIONE, BAR, PUB potranno riaprire con una serie di regole, tra le quali, un’adeguata informazione; no temperatura sopra 37,5; prodotti igienizzanti per clienti e personale; privilegiare l’accesso tramite prenotazione per chi ha i tavoli mentre per gli altri locali consentire l’ingresso ad un numero limitato di clienti per volta; privilegiare l’utilizzo degli spazi esterni (giardini, terrazze, plateatici), sempre nel rispetto del distanziamento di almeno 1 metro. Tutti i tavoli devono essere disposti in modo che le sedute garantiscano il distanziamento interpersonale di almeno 1 metro di separazione tra i clienti. La distanza può essere ridotta solo ricorrendo a barriere fisiche tra i diversi tavoli adeguate a prevenire il contagio tramite droplet. La consumazione al banco è consentita solo se può essere assicurata la distanza interpersonale di almeno 1 metro, mentre è vietato buffet. Il personale di servizio a contatto con i clienti deve utilizzare la mascherina. – STABILIMENTI BALNEARI, SPIAGGE ATTREZZATE E SPIAGGE LIBERE adeguata informazione, prodotti igienizzanti, prenotazioni, no temperatura sopra i 37,5 gradi. La postazione dedicata alla cassa può essere dotata di barriere fisiche; in alternativa il personale deve indossare la mascherina e avere a disposizione gel igienizzante per le mani. In ogni caso, favorire modalità di pagamento elettroniche. Riorganizzazione degli spazi per evitare assembramenti (distanza sempre di almeno 1 metro di separazione tra gli utenti, distanziamento tra gli ombrelloni di almeno 10 metri quadri. Tra lettini, sedie a sdraio, quando non posizionate nel posto ombrellone, deve essere garantita una distanza di almeno 1,5 metri. Regolare e frequente pulizia e disinfezione. No sport di gruppo). – SPIAGGE LIBERE si ribadisce l’importanza dell’informazione e della responsabilizzazione individuale da parte degli avventori nell’adozione di comportamenti rispettosi delle misure di prevenzione. Al fine di assicurare il rispetto della distanza di sicurezza di almeno 1 metro si suggerisce la presenza di un addetto alla sorveglianza. Anche il posizionamento degli ombrelloni dovrà rispettare le indicazioni per le spiagge attrezzate. No sport di gruppo, sì quello individuale. – ALBERGHI E B&B adeguata informazione, prodotti igienizzanti, prenotazioni, no temperatura sopra i 37,5 gradi valgono anche per le strutture recettive dove si deve garantire il rispetto del distanziamento interpersonale di almeno un metro in tutte le aree comuni e favorire la differenziazione dei percorsi con particolare attenzione alle zone di ingresso e uscita. Stesse regole per le casse seguite dagli altri esercizi aperti al pubblico. Gli ospiti devono sempre indossare la mascherina, mentre il personale dipendente è tenuto all’utilizzo della mascherina sempre quando in presenza dei clienti e comunque in ogni circostanza in cui non sia possibile garantire la distanza interpersonale di almeno un metro. Ogni oggetto fornito in uso dalla struttura all’ospite, dovrà essere disinfettato prima e dopo di ogni utilizzo. Aerazione dei locali e degli impianti di ventilazione e la successiva messa in atto in condizioni di mantenimento di adeguati ricambi e qualità dell’aria indoor. – SERVIZI ALLA PERSONA (ACCONCIATORI ED ESTETISTI) consentire l’accesso dei clienti solo tramite prenotazione, igienizzazione e controllo temperature. Particolari coperture per gli addetti. – COMMERCIO AL DETTAGLIO igiene, pulizia, distanze di un metro, attesa fuori in fila per chi aspetta. In caso di vendita di abbigliamento: dovranno essere messi a disposizione della clientela guanti monouso da utilizzare obbligatoriamente per scegliere in autonomia, toccandola, la merce. – PALESTRE accessi con attività pianificate, distanze e disinfezione di macchine e strumenti. Microclima controllato e tutti gli effetti personali nelle borse. Apposite calzature. Per le PISCINE, regole ancora più stringenti. – MUSEI, BIBLIOTECHE accessi programmati, visitatori devono sempre indossare la mascherina, ricambio d’aria e disinfezione. – UFFICI: prenotazioni, distanza, barriere, igiene delle mani, pulizia e ricambio d’aria, sia per quelli pubblici e privati. – LE FUNZIONI RELIGIOSE con la partecipazione di persone si svolgono nel rispetto dei protocolli sottoscritti dal Governo e dalle rispettive confessioni contenenti le misure idonee a prevenire il rischio di contagio.

Ercolano, prima aggredisce la madre e poi accoltella il fratello: arrestato 34enne

Nella tarda serata di ieri i militari della Tenenza di Ercolano hanno arrestato per tentato omicidio e maltrattamenti un 34enne del posto già noto alle forze dell’ordine. Pochi minuti prima dell’arrivo dei militari il soggetto aveva avuto una discussione e poi una colluttazione con la madre invalida: l’aveva picchiata e costretta a fuggire dall’abitazione. Intervenuto per difendere la madre, il fratello dell’arrestato è stato anch’egli aggredito e poi colpito con diverse coltellate all’addome. Vivo solo grazie all’intervento della figlia minorenne, che si è opposta allo zio nonostante fosse armato di un grosso coltello da cucina, l’uomo è stato portato al pronto soccorso dell’Ospedale di Torre del Greco e ritenuto guaribile in 30 giorni. L’aggressore, bloccato e arrestato, è stato ricoverato all’ospedale Cardarelli per gli esami tossicologici e sarà tradotto al carcere di Poggioreale. Sequestrata la lama utilizzata, lunga circa 19 cm.

Nola, simula il furto dell’auto per i soldi dell’assicurazione: denunciato un 49enne

I carabinieri della Compagnia di Nola hanno denunciato per simulazione di reato un 49enne del posto già noto alle forze dell’ordine. L’uomo ha presentato ai militari una denuncia di furto del suo veicolo di lusso, lasciato poco prima in sosta – come dichiarato –   in un’area parcheggio lungo la strada statale  7 bis di Nola. Grazie alla visione delle immagini di videosorveglianza i carabinieri hanno scoperto che l’auto non fosse stata rubata nè tantomeno parcheggiata sulla statale. La denuncia presentata – hanno scoperto i militari – sarebbe stata funzionale al risarcimento che l’assicurazione avrebbe garantito in caso di furto.

Corsi gratuiti per i giovani dai 16 ai 35 anni: progetto “Na.Gio.Ja. – Costruiamo opportunità”

Cosvitec Università&Impresa, in qualità di partner del Progetto “Na.Gio.Ja. – Costruiamo opportunità” coordinato dall’Assessorato ai giovani del Comune di Napoli organizza e promuove interessanti corsi professionalizzanti destinati ai giovani. Queste attività formative sono finanziate nell’ambito delle misure previste dall’Avviso pubblico “Benessere Giovani Organizziamoci” della Regione Campania. Il progetto “Na.Gio.Ja. – Costruiamo opportunità”, in corso di realizzazione, mette al primo posto i giovani che intendono valorizzare le proprie competenze necessarie ad avvicinarsi al mondo del lavoro. Questo progetto, in altre parole, intende dare la possibilità ai giovani di avvicinarsi a settori rilevanti nell’economia regionale. Ciascun partecipante potrà formarsi in sicurezza: i corsi (completamente gratuiti) saranno realizzati interamente “online” attraverso la piattaforma di e‐learning. Si tratta di percorsi professionalizzanti intrapresi sulla base delle attuali istanze delle aziende, che in questo momento storico, hanno la necessità di promuoversi online ed operare secondo i principi della qualità riconosciti dagli standard internazionali. Questi i corsi che saranno attivati: QUALITY MANAGER (80 ORE) ESPERTO WEB MARKETING (80 ORE) SOCIAL MEDIA MANAGER (90 ORE) Le attività didattiche verranno realizzate in modalità sincrona con il coinvolgimento di docenti esperti, e in modalità asincrona attraverso la realizzazione di un project work pratico. Quest’ultimo darà la possibilità, a ciascun discente, di mettersi alla prova su tematiche reali dei settori di riferimento. Potranno partecipare alle selezioni i candidati che al momento della domanda avranno i seguenti requisiti:
  • età compresa tra i 16 e i 35 anni
  • essere in possesso almeno della licenza media
  • essere disoccupati/inoccupati
  • essere residenti nella città di Napoli o in uno dei comuni della città metropolitana di Napoli
Costituisce requisito di premialità essere nella condizione di NEET (giovani che non studiano, non lavorano e che non sono inseriti in un percorso di formazione). Le modalità di partecipazione alle selezioni e maggiori informazioni sono riportate nei bandi specifici di ciascun corso disponibili con la documentazione sul sito www.cosvitec.com. La documentazione dovrà pervenire via mail entro le ore 17.00 del 12 giugno 2020. Ai partecipanti che avranno ottenuto 80% delle presenze sarà riconosciuto un certificato di frequenza, attestante le competenze trasversali e specifiche acquisite durante ciascun percorso formativo. Per assistenza tecnica relativa alla presentazione della “Richiesta di accesso alle selezioni”, e per ulteriori informazioni, è possibile: ‐ scrivere al seguente indirizzo e‐mail: lavoro@cosvitec.eu ‐ telefonare ai numeri 081/19214620 – 081/19214623 dalle ore 9:30 – alle ore 13.00 e dalle 15:30 alle 17:30

VinGustandoItalia, diventare “Quasi Sommelier”: quinta lezione.

  Le diverse sostanze presenti nel vino interagiscono con le papille gustative della lingua producendo degli stimoli che vengono poi passati in forma di impulsi nervosi al cervello…   Siamo giunti alla terza fase della tecnica di degustazione di un vino, quella conclusiva, l’esame Gusto-OlfattivoQuesto esame consiste essenzialmente nella valutazione delle sensazioni gustative che si registrano durante la permanenza del vino nel cavo orale. Le diverse sostanze presenti nel vino interagiscono con le papille gustative della lingua producendo degli stimoli che vengono poi passati in forma di impulsi nervosi al cervello.  Questa fase dell’analisi sensoriale rappresenta la verifica e la sintesi di quanto emerso prima con l’esame visivo e poi con quello olfattivo. I valori e le ipotesi appena fatte possono essere confermati o meno da questo ultimo atto della degustazione.  5 Lezione: L’ esame Gusto-olfattivo.   Il gusto è un senso molto meno complesso dell’olfatto, ci fornisce solamente sensazioni elementari e non si può procedere oltre senza svelare subito una grande verità ignota a tutti quelli che non hanno mai fatto un corso da sommelier. La lingua riesce a percepire solo 4 sapori: dolce, salato, acido e amaro. Dalla combinazione di queste quattro sensazioni, unite all’olfatto che agisce anche dall’interno della bocca, si riescono a percepire tutti i sapori che conosciamo.  La lingua, inoltre, ha una funzione tattile che entra in gioco durante la degustazione del vino dandoci indicazioni di caldo/freddo, liscio/ruvido, astringenza/pizzicore. Questo ulteriore esame serve a confermare o smentire i risultati ottenuti e le idee che ci siamo fatte sul vino che stiamo analizzando nei primi due esami effettuati. L’apparato sensoriale gustativo ci consente di rilevare un numero di stimoli piuttosto basso rispetto agli altri sensi e rileva principalmente: 1) le sensazioni saporifere, che sono l’amaro, il dolce, l’acido ed il salato (Sapori); 2) Le sensazioni tattili, che consentono di determinare il quadro complessivo del gusto percepito, ed esse sono sia chimiche, e sia termiche. Ricordiamoci, però, che durante questo ultimo esame valutiamo anche le sensazioni gusto –olfattive (dette retronasali o aromi di Bocca o “Persistenza Aromatica Intensa” (P.A.I.). Infatti senza l’ausilio del senso dell’olfatto anche quando gustiamo un cibo o una bevanda, le percezioni dei sapori sarebbero molto difficoltose se non assenti. Per capire meglio questo concetto provate a chiudervi il naso e assaggiate qualcosa: a stento riuscirete a percepire dei sapori. Prima di approfondire l’argomento dobbiamo soffermarci un po’ sull’organo gustativo principale, ovvero la lingua. La rilevazione di sapori mediante la bocca avviene grazie alle “papille gustative” che si trovano principalmente sulla superficie della lingua e sono circa 3000. Le papille, degenerando in una decina di giorni, vengono rinnovate in continuazione e comunicano al cervello la percezione e la sensazione dei diversi sapori percepiti, gradevoli o sgradevoli. La teoria “classica” vuole che ogni zona della lingua sia predisposta alla percezione di uno specifico sapore. Secondo questa teoria le papille più sensibili al sapore dolce sono disposte sulla punta della lingua, quelle sensibili al sapore salato si trovano sui lati in prossimità della punta, quelle sensibili al sapore acido si trovano ai lati della lingua, mentre le papille sensibili al sapore amaro si trovano nella parte posteriore. La sensibilità ai sapori raggiunge il suo massimo sviluppo durante la pubertà e tende in genere a diminuire dopo i 50 anni.  Come ho già detto le sensazioni saporifere sono 4: Dolcezza: è una sensazione piacevole percepita sulla punta della lingua determinata dai residui zuccherini e dall’alcool presenti nel vino. Acidità: è una sensazione che può essere sia piacevole che poco piacevole, ed è data dagli acidi presenti nel vino. Si percepisce sulle zone laterali anteriori della lingua. Gli acidi, inoltre, hanno la proprietà di provocare la salivazione. Sapidità: è una sensazione molto leggera e piacevole dovuta alla presenza di sali minerali e si percepisce nelle zone laterali anteriori della lingua. Amarezza: è una sensazione determinata dalla presenza di polifenoli, in particolare tannini (chinoni). Questi tendono a disidratare la bocca. Se l’amarezza è troppo pronunciata viene considerata un difetto del vino. Poi abbiamo le sensazioni tattili che nonostante non possono essere considerate un sapore, esse contribuiscono comunque alla valutazione complessiva gustativa di un vino. In particolar modo, consentono di determinare l’equilibrio e quindi di conseguenza la piacevolezza del vino che stiamo degustando. Queste vengono percepite in tutta la cavità orale e nella zona centrale della lingua. Le sensazioni tattili da valutare in un vino sono principalmente la termica, la pseudocalorica, l’astringenza, il pungente e il corpo o la consistenza. La Termica: strettamente legata alla temperatura di servizio del vino, poiché alzandola o abbassandola cambiano le percezioni dei 4 sapori fondamentali. Una bassa temperatura di solito accentua la percezione del sapore salato, acido e amaro, abbassando invece la percezione del sapore dolce e della sensazione pseudo calorica dovuta all’alcool. In questo modo il vino ci apparirà anche meno consistente. Mentre, viceversa, una temperatura più elevata accentua la percezione del sapore dolce e della pseudocalorica dell’alcool e tende a far apparire il vino più corposo e consistente. Infine la temperatura va ad influire, non direttamente, anche sulla sensazione di pungenza, in quanto ad esempio una bassa temperatura provoca un piacevole rilascio dell’anidride carbonica, responsabile di questa sensazione. La Pseudocalorica: è la sensazione di calore, di bruciore e di disidratazione dovuta alla presenza della componente alcolica. L’Astringenza: è la sensazione tattile che si verifica quando in bocca si percepisce una certa secchezza e “rugosità”. Tutto ciò in genere è provocato dai tannini presenti nel vino che hanno la proprietà di combinarsi con la mucina, proteina della saliva, coagulandola e facendogli perdere quindi il suo effetto lubrificante. I tannini con l’invecchiamento del vino decrescono poiché precipitano. La Pungenza: è la sensazione tattile provocata dall’anidride carbonica. Nei vini si rileva soprattutto nei vini frizzanti e negli spumanti. Il Corpo o Consistenza: è la sensazione tattile, la percezione fisica in base alla quale noi riusciamo a determinare la natura della sostanza che abbiamo in bocca, ad esempio, se si tratta di sostanze liquide, viscose oppure solide. Infine abbiamo le sensazioni gusto –olfattive (retronasali o aromi di Bocca o P.A.I.). Analizzare l’aroma di bocca di un vino durante l’analisi gustativa significa valutare l’insieme delle sensazioni che per via retronasale sono percepite dalla mucosa olfattiva una volta che il vino è in bocca. Il calore del cavo orale consente al vino di sprigionare più aromi di quanti non faccia quando si trova nel bicchiere. Come si segue l’esame gustativo? Le fasi che costituiscono l’esame gustativo nella pratica sono principalmente cinque.
  1. Avviniamo la bocca introducendo una piccola quantità (15 – 20 ml) di vino per preparare la bocca. Questa operazione serve a togliere eventuali sapori lasciati in bocca da altri cibi o altre bevande;
  2. dopo aver preparato la cavità orale si può iniziare la degustazione vera e propria introducendo nella bocca altro vino, circa 10 ml. La quantità da introdurre in bocca è fondamentale per la giusta analisi del vino: una quantità insufficiente finirebbe per essere troppo diluita dalla saliva, una quantità eccessiva renderebbe difficili le operazioni di valutazione;
  3. nella terza fase portiamo il liquido nella parte anteriore della bocca e aspiriamo leggermente attraverso i denti, in questo modo andiamo ad amplificare le sensazioni gustative poiché favoriamo la volatilizzazione delle componenti aromatiche del vino;
  4. dopo aver fatto ciò muoviamo il vino lentamente con la lingua e inspiriamo con il naso. Il vino, così facendo, andrà a lambire tutta la cavità orale permettendoci di valutare l’equilibrio dei diversi componenti;
  5. come ultima fase si deglutisce, in genere il vino viene espulso dalla bocca quando si debbono valutare più vini durante la serata, ingerendo il vino e masticando a bocca vuota si cerca di valutare la P.A.I o l’aroma di bocca del vino degustato e quanto questi permangano prima di scomparire.
I parametri da prendere in considerazione per l’analisi gustativa del vino, sono: Struttura, alcolicità, morbidezza, zuccheri ,acidità, sapidità, tannicità (solo nei  vini rossi ed a volte nei rosati), Equilibrio, Aroma di bocca, Stato evolutivo, Armonia. Analizzare la struttura di un vino durante l’analisi gustativa significa valutare alcune componenti ben precise: alcolicità, morbidezza, zuccheri, acidità, sapidità, tannicità (solo nel vini rossi ed a volte in quelli rosati). Questi elementi, messi assieme, determinano il corpo di un vino che è una sensazione tattile indispensabile per la ricchezza di un vino che si percepisce principalmente appoggiando il vino al centro della lingua. Si può definire il corpo del vino come ciò che resta del vino escludendo acqua e sostanze volatili e concentrandosi solo su: alcol, zuccheri, acidi, sali, tannini, antociani,etc. Normalmente i rossi hanno più corpo rispetto ai bianchi fosse solo per la presenza dei tannini. I termini per definire il corpo del vino durante l’analisi gustativa possono essere: magro, debole, robusto e pesante. Analizzare l’alcolicità di un vino durante l’analisi gustativa significa, innanzitutto, percepire la sensazione di calore che si ha quando la gradazione alcolico supera gli 11°. I termini per definire l’alcolicità del vino durante l’analisi gustativa possono essere: leggero, poco caldo, abbastanza caldo, caldo ed alcolico. Analizzare la morbidezza di un vino significa valutare l’unione tra il gusto dolce (dato dagli zuccheri) e la sensazione di pastosità data dall’alcol. I termini per definire la morbidezza del vino durante l’analisi gustativa possono essere: spigoloso, poco morbido, abbastanza morbido, morbido e pastoso. Analizzare gli zuccheri di un vino significa valutare la sua dolcezza. I termini per definire gli zuccheri del vino durante l’analisi gustativa possono essere: secco, abboccato, amabile, dolce e stucchevole. Analizzare l’acidità di un vino significa valutare la freschezza di un vino. Gli acidi sono classificati in 2 tipologie: quelli che provengono dall’uva sono il tartarico (duro), il malico (aspro) e il citrico (fresco); quelli che provengono dalla fermentazione alcolica e dai batteri sono il lattico (poco acido), l’acetico (acre) e il succinico (forte, conferisce sapore amarognolo e/o sapidità). I termini per definire l’acidità del vino durante l’analisi gustativa possono essere: piatto, poco fresco, abbastanza fresco, fresco, acidulo. Analizzare la sapidità di un vino significa valutare quella sensazione salina che aumenta il sapore del vino. Si dice di un vino che è sapido quando, banalmente, dopo averlo bevuto fa venire una certa voglia di bere acqua. La sapidità è data dalla presenza di sali minerali. I termini per definire la sapidità del vino durante l’analisi gustativa possono essere: scipito, poco sapido, abbastanza sapido, sapido, salato. Analizzare la tannicità di un vino significa valutare l’effetto astringente che il vino ha sulla bocca, come quando si addenta un cachi acerbo e vi da la sensazione di allappare la bocca. Si può dire che è tannico un vino che “asciuga” la bocca. Il tannino si trova nella buccia dell’uva per cui questa sensazione è presente solo nei vini rossi. I termini per definire la tannicità del vino durante l’analisi gustativa possono essere: molle, poco tannico, abbastanza tannico, tannico e astringente. Analizzare l’equilibrio di un significa effettuare una somma algebrica dei componenti analizzati nella struttura. Da una parte si mettono le componenti morbide come zucchero, alcolicità e ovviamente morbidezza, dall’altra quelle dure come sapidità, acidità e tannicità. Il punto di equilibrio cambia a seconda che si tratti di vino bianco o vino rosso poiché nei bianchi non vi è l’elemento tannico. Va precisato che ciascuna componente ha un effetto ed è causa di interazioni diverse sulle altre per cui ogni tipo di vino ha, di fatto, un suo punto di equilibrio. I termini per definire l’equilibrio del vino durante l’analisi gustativa possono essere: poco  equilibrato, abbastanza equilibrato ed equilibrato. Analizzare il finale di bocca di un vino durante l’analisi gustativa significa valutare la qualità finale e la durata della persistenza aromatica intensa (acronimo P.A.I.). La PAI corrisponde al tempo in cui le sensazioni restano in bocca anche dopo aver deglutito il vino. Si misura I termini per definire la persistenza aromatica del vino durante l’analisi gustativa possono essere: molto persistente (oltre 10 sec.), persistente (fino a 10 sec.), sufficientemente persistente (fino a 8 sec.), poco persistente (fino a 6 sec.), corto (fino a 4 sec.). Analizzare lo stato evolutivo di un vino durante l’analisi gustativa significa valutare il grado di maturazione raggiunto che non necessariamente corrisponde agli anni trascorsi. Si parla, quindi, di vino giovane se necessità di ulteriore affinamento. Il vino pronto è quello che può essere bevuto. Il vino maturo è quello che è al massimo delle sue qualità. Il vino leggermente vecchio ha iniziato a perdere alcune caratteristiche. I vini vecchi sono quelli che non danno più sensazioni gradevoli. Tutte le componenti responsabili delle caratteristiche organolettiche valutate durante l’esame sensoriale devono determinare un equilibrio armonioso del vino. Soltanto quando vi è coerenza tra le osservazioni fatte durante l’esame visivo, olfattivo e gusto-olfattivo e vi è un alto livello qualitativo in grado di mostrare una elegante proporzione tra tutti gli elementi si potrà parlare di Armonia di un vino, cioè la perfetta combinazione delle componenti responsabili delle caratteristiche organolettiche. Si chiude così il terzo e ultimo esame che dobbiamo effettuare per valutare correttamente le caratteristiche organolettiche di un vino. Ricordiamoci sempre che il valore di un vino è sempre relativo al tipo di vino in esame. Ogni tipologia di uva e quindi di vino ha un proprio colore, una propria coerenza olfattiva, un proprio equilibrio gustativo e una propria evoluzione complessiva. Ecco perché non possiamo pretendere da un Pinot nero la stessa forza tannica di un Sagrantino di Montefalco senza che tuttavia questo suoni riduttivo nei suoi confronti. Il fascino del vino sta proprio nella sua estrema varietà di espressioni e non ragionare in questi termini significherebbe correre il rischio di un appiattimento totale dei gusti e delle tipologie. Il compito del sommelier è dare un giudizio quanto più oggettivo possibile. (fonte foto: rete internet)

Parrucche per chi ne ha bisogno: da Nola l’iniziativa di Angela Carbone “Diamoci un taglio”

“Trasformate questo periodo di lockdown in opportunità. Dateci un taglio ed aiutate tutte quelle donne che non hanno più una bella chioma da curare, portata via dal cancro. Il mio salone è a vostra disposizione”: chi parla è Angela Carbone, giovane e stimata parrucchiera di Nola impegnata anche nel sociale ed in particolare nella lotta al tumore al seno, dramma che ha vissuto in prima persona e da cui ne è uscita tre anni fa.
Un’esperienza devastante che l’ha portata a fondare l’associazione “United for Life” di cui è presidente.
Da lunedì 18 maggio la sua attività riprenderà dopo due mesi di stop e le porte del suo salone riapriranno per la gioia delle tante clienti diventate amiche nel corso degli anni. Con lei l’immancabile Susy. Uno stop duro per Angela che, come tutte le attività commerciali frenate dall’emergenza Covid19, ha vissuto un blackout con tutte le conseguenze del caso che, però, non hanno esaurito il suo entusiasmo e la voglia di aiutare l’altro. Da qui l’invito alle donne che in questi due mesi hanno visto la loro capigliatura crescere di “darci un taglio” in favore di chi, si spera solo momentaneamente, non ha una chioma da pettinare perché sta combattendo contro il male.
“So bene cosa significa – spiega Angela – da donna che lo ha vissuto sulla propria pelle comprendo i disagi e la paura di vedersi diverse. Questa emergenza ci ha cambiato e, spero, ci abbia fatto vedere la fragilità di noi esseri umani impotenti dinnanzi a certe tragedie. Per carattere sono ottimista e voglio esserlo anche adesso. Alle donne dico di trasformare l’ansia in opportunità e di aiutare. Sicuramente tante donne vorranno cambiare look anche in vista dell’estate. Io dico di farlo con cognizione e di pensare a chi è in difficoltà. Il mio salone è a vostra disposizione. Sarà mia cura far arrivare i vostri capelli in centri specializzati per la realizzazione di parrucche che andranno direttamente sul tavolo di chi ne ha bisogno. Aiutiamo – aggiunge Angela – e non facciamo in modo che da lunedì tutto ritorni come prima nelle nostre menti, divorate da vita frenetica e falsi ideali”.

Ivan Graziani: orgogliosamente abruzzese, idealista, intimista e imprudente

Aspettando che Cavalieri nel vento, il film biografico su Ivan Graziani, si concretizzi e arrivi presto nelle sale e in TV, rendiamo tributo al percorso artistico e all’affascinante mondo del grandissimo cantautore e chitarrista, molto amato dal suo pubblico ma troppo spesso dimenticato dal suo stesso ambiente. Lo facciamo, soprattutto a beneficio delle nuove generazioni, certi che tutti ne saranno molto presto incuriositi e affascinati proprio grazie all’atteso film. Nato a Teramo, viene da una regione molto particolare come l’Abruzzo, in passato terra di confine fra Stato della Chiesa e Regno delle Due Sicilie e, come molte terre di confine, diventata zona di contrasti estremi, gli stessi che in pochi chilometri accostano la spaziosità del mare adriatico e la minacciosità del Gran Sasso cantata nell’omonimo brano del 1983. Questo paesaggio ha finito immancabilmente col condizionare anche la creatività dei propri figli, poiché gli artisti abruzzesi hanno in gran parte manifestato una decisa propensione all’estremismo, senza mediazioni: basti pensare a Ovidio o a D’Annunzio (cui Ivan ha dedicato un brano nel 1978) e alla loro spudorata disinvoltura nel parlare d’amore. Le musiche e i testi, la voce e gli atteggiamenti di Ivan Graziani sono di una semplicità oltraggiosa, nonostante la complessità e la ricercatezza. Un vero e proprio sberleffo per quelli che se la tirano (e il mondo dello spettacolo ne ha piene le tasche) e che vincono per mestiere. Lui con la chitarra sapeva fare cose che pochi s’immaginano e riusciva a raccontare storie terribili con la naturalezza di chi si è seduto a fianco ai protagonisti, ascoltando con tolleranza sincera la loro storia, senza mai giudicarli. Dada (che vive una storia d’amore con sua cugina ed è coinvolta, suo malgrado, in vicende di droga e violenze), Attilio, Raimondo, Paolina, Federica (che è messa alla gogna dalle solite malelingue per una presunta storia d’amore con un uomo più maturo di lei), Lello, Isabella. Sono personaggi normali e reali, con le loro miserie umane, piccole storie ignobili di provincia, intrise di un’umanità palpitante, troppo vera, raccontati in musica da quella faccia di abruzzese pulito dietro quegli occhiali assurdi, inguaribilmente imprudente e fuori dal coro. Ivan della sua origine è sempre stato molto orgoglioso, al punto da affermare convinto che il rock era nato in Abruzzo: “Il rock è nato in Abruzzo, non perché io sia abruzzese, ma perché nella seconda metà dell’ottocento in America c’erano più abruzzesi che indiani. Perché l’abruzzese ha una cosa importantissima musicalmente parlando, che è il saltarello, che ha le basi di una chitarra battente, un ritmo tipicamente rock. E allora, siccome gli americani non hanno mai inventato niente e mai lo inventeranno, la parte nera l’hanno presa dai negri e quella bianca l’hanno presa da noi abruzzesi. Per questo, quando qualcuno mi attacca e dice: ma tu tratti male gli americani e gli inglesi, però suoni il rock & roll; io rispondo semplicemente che sto suonando la mia musica”.  Il finire degli anni Settanta vede Graziani reagire diversamente alla crisi d’ideali che comincia a fare capolino in quel periodo, dopo anni caratterizzati da lotte dure, molto ideologizzate. Ivan, infatti, pone l’accento su una vena malinconica e intimista scrivendo canzoni profonde e struggenti come Agnese: Io vado in bicicletta per sentirmi vivo, alle cinque di mattina con la nebbia nei polmoni, però non c’è più Agnese seduta sul manubrio a cantar canzoni, a cantar canzoni. Il brano inizia con una citazione da While my guitar gently weeps dei Beatles (Ivan nutriva una grande stima per i baronetti della canzone) verso tradotto quasi letteralmente: Se la mia chitarra piange dolcemente…, per poi inoltrarsi in una delicata galleria d’immagini nostalgiche che rimandano con la mente a giorni lontani e felici mentre il presente del protagonista è fatto di nebbia nei polmoni quando va in bicicletta di mattina presto. Come per le sue altre celebri canzoni inseribili in questo filone, da Firenze (canzone triste) a Lugano addio, anche per Agnese va rilevata la grande capacità dell’autore di abbinare un cantato che trasmette il senso di rimpianto per qualcosa che si è perso, a bellissime e delicate immagini che portano allo stesso tempo ricordi dolci e amari. La canzone fu anche al centro di un caso quando, molto tempo dopo la sua uscita (nel 1998), Phil Collins pubblicò un brano dal titolo A groovy kind of love che musicalmente era in sostanza identico ad Agnese. In realtà Phil Collins non aveva plagiato Graziani, ma semplicemente entrambi gli artisti avevano rielaborato il brano Sonatina op. 36 n. 5 in sol maggiore (parte 2) di Muzio Clementi, musicista del ‘700, spesso presente nei libri come esercizio di pianoforte. Come non ricordare la splendida Lugano addio (di due anni prima), secondo alcuni il capolavoro assoluto di Ivan Graziani. Sicuramente uno dei suoi pezzi più celebri e belli. Una melodia incantevole e struggente fa da sfondo a una storia piena di nostalgia per un ricordo di tanti anni prima legato a una donna alla quale il cantautore abruzzese dedica dei versi che sono entrati di diritto nella storia della canzone italiana: Le scarpe da tennis bianche e blu, seni pesanti e labbra rosse e la giacca a vento. Uno splendido ritratto della vasta galleria dei personaggi femminili di Ivan, quello di Marta che cantava Lugano addio, il canto degli anarchici, e che parlava di frontiere, finanzieri e contrabbando. Il brano è pervaso da un profondo senso di nostalgia reso in maniera molto efficace dal cantato sospeso di Ivan che grazie al suo marchio di fabbrica, quell’inconfondibile falsetto (che per l’occasione diventa proverbialmente etereo e delicato), fa immedesimare l’ascoltatore trasmettendogli lo struggimento per quei ricordi intensi, nonostante siano minati dal trascorrere del tempo. Addio Lugano bella, dunque, è un canto anarchico e molto probabilmente Ivan fa riferimento proprio a questa canzone popolare quando canta: Lugano addio cantavi mentre la mano mi tenevi, addio cantavi e non per falsa ingenuità tu ci credevi e adesso anch’io che sono qua. Oh, Marta mia, addio! Ti ricordo così: il tuo sorriso e i tuoi capelli, fermi come il lago. La figura di Marta era ispirata a una ragazza di Urbino amica di Anna Maria Bischi, moglie di Ivan. Un altro tema molto interessante che ha da sempre affascinato Ivan è l’imprudenza, come quella che viene fuori nel brano Monna Lisa del 1978. Costruita su un testo descrittivo molto efficace, è una delle migliori ballate rock-blues italiane di sempre. L’idea di fondo è geniale: il furto della Gioconda a scopo di esproprio proletario con fini culturali. Bob Dylan diceva che l’arte non va messa nei musei e che i quadri famosi dovrebbero essere esposti nei bar e nelle case della gente comune. Il protagonista di Monna Lisa sembra far suo questo principio perché la scuola è una gran cosa, soprattutto se t’insegnano ad amare i capolavori del passato, però è un peccato che tu non li puoi vedere, né toccare. S’introduce, dunque, nottetempo nel Louvre e ruba il celebre quadro di Leonardo Da Vinci. Il testo è giocato su un’ironia tipica di Ivan con frasi di grande potenza narrativa venate da un forte sarcasmo che sfocia talvolta nella comicità: Il custode parigino che spiava le bambine dell’asilo, ora ha la bocca piena di biglietti del museo. Lassù una civetta urla ed io non ho ancora iniziato il mio lavoro! La cultura mi sorride fra le ombre e le tende di velluto e io sto torturando la tela col rasoio e con le unghie, il custode si lamenta, probabilmente vuole un’altra botta in testa. Musicalmente molto ricca e accattivante è caratterizzata da un bel ritmo e da un ritornello irresistibile. Ivan dichiarò: “Sfido chiunque a musicare parole come quelle di Monna Lisa con un genere musicale diverso dal rock. Per inseguire quelle parole, specialmente negli stacchi, sono andato letteralmente al manicomio”. Il brano fu ispirato dall’episodio del folle che sfregiò a colpi di martello la Pietà di Michelangelo, oltre che da un viaggio che egli fece a Parigi con visita al Louvre con tanto di salato biglietto d’ingresso… In attesa che la pausa forzata a causa del Covid 19 finisca presto in modo che il film possa essere completato sullo sfondo dell’incantevole scenario rinascimentale della splendida Urbino, riascoltiamo le sopracitate e le tante altre bellissime perle della lunga e valida produzione di Ivan.