Tamponi al personale scolastico, a Marigliano uno dei checkpoint territoriali individuati dalla Regione Campania

Come annunciato dal governatore Vincenzo De Luca, a partire da martedì 9 giugno e per l’intera settimana anche a Marigliano si è svolta l’iniziativa che rientra nell’ambito del progetto Campania Sicura e prevede tamponi per i docenti e il personale ATA prossimamente impegnati con gli esami di stato. “Vogliamo rendere tranquilla la nostra comunità scolastica – aveva sottolineato l’assessore regionale all’Istruzione, Politiche Sociali e Giovanili Lucia Fortini – Questo primo screening, che riguarda circa 27mila soggetti in Campania, è il primo banco di prova per l’inizio della scuola a settembre, quando partirà anche la campagna di vaccinazione gratuita per la normale influenza per bambini ed anziani”. Il personale scolastico coinvolto negli esami di maturità 2020 (le commissioni si riuniscono lunedì 15 giugno e si inizia poi il 17) ha potuto effettuare il tampone su base volontaria, semplicemente recandosi presso i checkpoint territoriali delle cinque province campane, tra i quali c’è anche la città di Marigliano. Come comunicato anche dal sindaco Carpino nel corso della consueta diretta di aggiornamento, in sinergia con la Regione è stato individuato il Centro Socioculturale, ex chalet della villa comunale oggi riconvertito in biblioteca/aula studio (e sportello GORI): “Non ci sono nuovi casi in città e intanto il nostro comune è stato scelto come centro di riferimento dell’intero territorio provinciale interno (Napoli 3, sezione 1, ndr), per contribuire all’importante iniziativa dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno. Viene premiata la bontà della nostra organizzazione e dei servizi che riusciamo a offrire alla comunità, anche e soprattutto grazie all’aiuto delle associazioni di volontariato”. L’espletamento della procedura in città, che coinvolge circa mille persone in arrivo anche dai comuni limitrofi, si concluderà necessariamente entro e non oltre le ore 18 di oggi e prevede l’effettuazione facoltativa di tamponi nasofaringei, i cui risultati verranno comunicati nelle successive 48 ore.

Somma Vesuviana, la criticità strutturale dell’antica chiesa di S. Maria di Costantinopoli

Proseguono le nostre interviste al veterano degli ingegneri Vincenzo Romano, stavolta prendendo in esame, dopo la Chiesa Santa Croce, il complesso antico di S. Maria di  Costantinopoli, ubicato nel Rione Trieste e che vanta una remota costruzione.   In origine, l’antica chiesa di Santa Maria di Costantinopoli – come riferisce lo studioso Francesco Migliaccio (1826 – 1896)  –  era una piccola cappella in un luogo detto all’Arco, situata per la strada di un trivio, comprendente la via Borbonica di Reviglione, e ricadente nella giurisdizione della Parrocchia di San Michele Arcangelo. Da piccola edicola diventò cappella e poi chiesa e da chiesa passò a parrocchia. Fabrizio Capitello, storico veneziano, nella sua opera del 1705, fa risalire, fantasiosamente, la sua costruzione all’imperatore Baldovino II. La Casa dell’Annunziata di Napoli  mantenne per secoli  la cura di detta chiesetta, come riferisce il compianto prof. Raffaele D’Avino. Nel 1605 alcuni devoti si impegnarono, con l’oblazione dei fedeli della contrada, con il sostentamento della Casa dell’Annunziata e col permesso del Vescovo di Nola Fabrizio Gallo, di riedificare la cappella per farla diventare una grande e comoda chiesa, pressappoco come, attualmente, oggi la vediamo. Il 10 dicembre 1927, il Vescovo di Nola, Egisto Domenico Melchiori (1879 – 1963), firmò il decreto di erezione canonica della suddetta chiesa a parrocchia. La nuova comunità religiosa assorbiva, in parte, le due antiche parrocchie di S. Michele Arcangelo e di S. Croce. Nel 1967 il parroco Don Francesco Mormile iniziò ad  insistere sulla costruzione di una chiesa più grande, che potesse ospitare più fedeli e avere annesso finalmente un complesso per le varie attività parrocchiali, ma sopraggiunse la sua morte.  Il 15 giugno del 1969, il nuovo parroco Don Alfredo Muoio continuò il progetto del suo predecessore. L’8 dicembre 1971, finalmente, fu posta la prima pietra sull’attuale suolo. Cinque anni dopo, il 28 marzo 1976, il Vescovo Guerino Grimaldi (1916 – 1992) aprì al culto la nuova chiesa, concretizzando con la sua benedizione solenne il progetto dell’ ing. Antonio D’Ambrosio. Di quella antica e gloriosa chiesa, oggi, si innalzano solamente i suoi ruderi in uno dei più popolosi rioni del nostro paese. All’ ingegnere Vincenzo Romano chiedo:    Dopo l’apertura della nuova Chiesa, quale fu la destinazione d’uso della vecchia struttura? “La vecchia struttura, divenuta impraticabile, come la maggior parte delle chiese, fu sconsacrata e, con un atto di compravendita tra la Curia Vescovile di Nola e il Dottor Salvatore Giuliano passò a quest’ultimo, già proprietario di alcune fabbriche adiacenti al complesso religioso. Il Dottore, nipote di Monsignor Salvatore Giuliano (1908 – 1996), inoltrò nel 1975 una richiesta al Sindaco Francesco De Siervo (1921 – 2010) per ottenere la licenza edilizia per la trasformazione dell’intero complesso, comprendente anche la chiesa, in una residenza abitativa. Il nuovo progetto, a firma del geom. Rosario Simonetti da Piazzolla di Nola, assunto alla pratica edilizia n. 117/75 del Municipio di Somma Vesuviana, fu approvato dalla Commissione edilizia in data 25 novembre successivo e inviato alla Soprintendenza ai Monumenti per la Campania per la relativa competenza. Il verdetto fu, purtroppo, negativo in quanto l’Ente campano restituì  tale progetto con un parere assolutamente contrario, poiché vi era alterazione degli aspetti ambientali e paesistici della zona. Il Dottor Giuliano non si arrese e, nel 1976, fece ripresentare il medesimo progetto, nuovamente approvato dalla commissione edilizia sommese, alla Regione Campania, che nel frattempo si era sostituita alla Soprintendenza per il parere di competenza. A tal riguardo, con nota del 13 settembre 1976, fu espresso, ancora una volta, un ulteriore parere contrario. Dopodiché la struttura, adibita a deposito, fu  definitivamente restituita alla Curia Vescovile di Nola, vista l’impossibilità di poterla rendere abitativa”.  Come si presenta strutturalmente, oggi, l’antico complesso? “L’ intero complesso, di cui mi sono già occupato abbondantemente nell’articolo riportato nella rivista n°5 di Summana, e a cui rimando per  ulteriori approfondimenti, prospetta con la facciata e l’ingresso principale su una piazzetta, su cui è posizionato un ampio sagrato composto da tre ampi gradoni che conducono in chiesa. Già a partire dagli anni ’50 del Novecento, vi erano preparativi di progetto per lo spostamento del complesso religioso, che era collocato in un luogo decisamente pericoloso per l’incolumità pubblica. Infatti, la struttura, oltre ad essere ubicata nel bivio di due strade, di cui una ormai non più funzionante, si trova al margine di una doppia curva che toglie visibilità al traffico automobilistico. Bisogna aggiungere, inoltre, che la mancanza di un marciapiede non consente un agevole transito sia ai pedoni che agli alunni della vicina scuola elementare. Sembra incredibile, ma i piccoli studenti sono obbligati ad invadere l’importante sede stradale. I resti della chiesa, senza alcuna precauzione, continuano inesorabilmente a degradarsi con il costone dell’angolo della chiesa che ormai presenta in sommità profonde lesioni. A ciò aggiungo la mancanza di un elemento strutturale di freno della ormai inesistente copertura”. Che cosa prevede per questa struttura? “So che il complesso è stato concesso nel 2016 in comodato d’uso, come per Santa Croce, ad una associazione di Somma Vesuviana, per la realizzazione di un progetto rivolto ai giovani. Il tutto fu pubblicizzato, all’epoca, con titoli roboanti sulla stampa locale, ma ad oggi sembra tutto fermo. Noto solo un maestoso pannello sgualcito che, ancora oggi, ricopre l’intera facciata dello stabile e tanta immondizia. E’ vero che i progetti hanno bisogno di tempo per come funziona la burocrazia, possono anche aspettare, ma quello che mi chiedo: perché, nel frattempo, non si mettono in sicurezza le strutture aggettanti sulla strada? Quali sono le soluzioni progettuali? E’ previsto almeno la realizzazione di un marciapiede? Certo, come stanno le cose, con la parete fessurata sulla strada, le condizioni non sono proprio rassicuranti. Non vorremmo assistere ad eventi calamitosi, come già verificatesi in passato. A chi di dovere, è avvertito”.      

Somma Vesuviana, A “Onda Bianca – Alternativa Civica” si aggiunge il movimento civico “Insieme per Somma”

0
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO Il movimento “Onda Bianca – Alternativa Civica” e il movimento civico “Insieme per Somma” inaugurano la nascita di un laboratorio politico che si apre a tutte le realtà politiche, sociali e associative del territorio sommese.” “Il dialogo costruttivo è alla base di ogni discorso che guardi alla crescita della nostra cittadina; l’apertura è totale e incondizionata a tutti coloro che intendono guardare avanti e proporre nuove idee” dichiara Giovanni Salierno (coordinatore di Insieme per Somma). “La politica non può essere intesa solo quale sterile contrapposizione di fazioni ma ha l’obbligo di recepire le istanze della collettività e dialogare sulle progettualità onde giungere ad una condivisione dei contenuti e delle finalità programmatiche” dichiara Giovanni Bianco (delegato di Alternativa Civica-Onda Bianca). “Ogni lungo viaggio inizia con un primo passo” (cit. Lao Tzu)

Marigliano, Piano Urbanistico Comunale: prosegue lo scontro a distanza tra il sindaco Carpino e l’opposizione

Sono stati ufficialmente prorogati i termini per la presentazione delle osservazioni al PUC, il Piano Urbanistico Comunale adottato dall’amministrazione lo scorso febbraio: dopo una prima proroga (che sarebbe scaduta lunedì) scattata a causa dell’emergenza sanitaria, adesso i termini scadranno definitivamente il prossimo 14 luglio. Intanto sono già state presentate le osservazioni dei consiglieri di opposizione, i quali, tra le altre cose, nel constatare che il PUC in questione intenda fornirsi sia della parte analitica (piano strutturale) che di quella programmatica (piano operativo), lamentano un’estrema semplicità della progettazione e una vaghezza delle norme tecniche: “Il PUC in quanto atto strategico di governo del territorio dovrebbe contenere il piano del traffico, della distribuzione commerciale, dei carburanti, dei parcheggi a pagamento e della mobilità urbana intesa come studio della viabilità alternativa per il decongestionamento delle zone urbane. Tutte questioni promesse nella parte descrittiva della relazione ma che non si vedono affrontate nella parte grafica e tecnico normativa che invece rimanda continuamente a futuri strumenti urbanistici attuativi”. Secondo i consiglieri firmatari delle osservazioni – tutti tranne Francesco Tramontano – diversi parametri non sarebbero rispondenti alla realtà, ad esempio: il calcolo del fabbisogno abitativo nel prossimo decennio, il dato delle abitazioni non occupate, il dato del numero dei componenti per famiglia e il dato delle concessioni edilizie rilasciate dal 2011 ad oggi. Di conseguenza, stando alle valutazioni tecniche che hanno contribuito alla stesura delle osservazioni, secondo l’opposizione il PUC sarebbe calibrato per ospitare 2228 nuove abitazioni, “nonostante il costante decremento demografico della città di Marigliano e la preoccupante carenza di infrastrutture primarie minime a supporto degli attuali residenti”. Ai numeri, riportati di recente anche su un manifesto di denuncia, replica il primo cittadino, Antonio Carpino, che invece parla di “un PUC a vani zero”. In una recente diretta Facebook il sindaco, sottolineando che il precedente tentativo di piano urbanistico (che prevedeva 2550 nuovi alloggi) non ha incontrato il consenso della cittadinanza, ha precisato che il nuovo piano approvato lo scorso 18 febbraio prevede zero alloggi: “secondo i calcoli del nostro consulente si possono realizzare 470 alloggi, ma poiché è in fase di approvazione la nuova legge urbanistica regionale che modifica numerose norme, riteniamo opportuno attendere, considerate anche le prossime elezioni. Dunque non consentiamo la realizzazione di ulteriori volumi, né commerciali né abitativi, e modificheremo anche un errore relativo alla possibilità di realizzare alcuni servizi nelle zone sature”. Controreplica della consigliera Filomena Iovine che invita a fare ulteriore chiarezza, in quanto “se dite che è a vani zero allora eliminate gli indici di fabbricazione con tanto di premialità”. L’indice di fabbricazione è un importante indicatore urbanistico che definisce quanto sia lecito costruire su un terreno in funzione della sua superficie, comportando una diretta ricaduta sul valore economico dello stesso. Intanto, secondo le ricerche condensate nell’Annuario dei dati ambientali, realizzato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, in Italia il consumo di suolo non si arresta: si sono ormai persi 23mila chilometri quadrati con una velocità di trasformazione di quasi due metri quadrati al secondo tra il 2017 e il 2018.

Fase 3, ritorno a scuola a settembre: la nuova legge investe di responsabilità gli enti locali

0
Lo scorso 6 giugno la legge n. 41 di conversione del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, recante misure urgenti sulla regolare conclusione e l’ordinato avvio dell’anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato, è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale ed è ormai in vigore. In pratica il DL 41/2020 prevede che i sindaci e i presidenti delle province e delle città metropolitane operino fino alla fine dell’anno con i poteri dei commissari straordinari per interventi infrastrutturali ritenuti prioritari, in vista di una riapertura agevole e in piena sicurezza delle scuole a partire dal prossimo mese di settembre. In particolare l’articolo 7-ter, introdotto durante l’esame al Senato, consente fino al 31 dicembre 2020 ai sindaci e ai presidenti delle province e delle città metropolitane di operare anche con specifiche deroghe al Codice dei contratti pubblici, sostanzialmente provvedendo all’eventuale rielaborazione e approvazione dei progetti non ancora appaltati, operando in raccordo con i Provveditorati interregionali alle opere pubbliche, anche mediante specifici protocolli operativi, al fine di applicare le migliori pratiche. La patata bollente della riapertura scolastica passa, dunque, agli enti locali e ai singoli dirigenti scolastici: ora, dopo la clausura imposta dall’emergenza sanitaria bisogna assolutamente rilanciare l’urgenza di trasformare i luoghi educativi coinvolgendo la città. A Marigliano si fa notare, in tal senso, l’azione prospettica della consigliera Filomena Iovine, impegnata nelle ultime settimane a invocare incontri e tavoli tecnici per favorire la ripresa della didattica, in presenza ma soprattutto in sicurezza. Il 5 giugno scorso, a poche ore dalla nuova legge, la Iovine inviava al presidente del consiglio comunale, Vito Lombardi, e all’assessore all’edilizia scolastica, Veronica Perna, una interrogazione con risposta, avente ad oggetto la programmazione e pianificazione dell’edilizia e dei servizi scolastici in considerazione dello scenario di rischio biologico da pandemia. Nelle ultime ore è stato annunciato dal sindaco Carpino una nuova assise comunale che verosimilmente avrà luogo la prossima settimana: in quella occasione sarà possibile, come richiesto dalla consigliera di opposizione, “riferire in consiglio comunale tutte le attività programmate per la riapertura delle scuole a settembre e lo stato della situazione della messa a norma degli edifici scolastici”. Sarà l’occasione per parlare anche dell’agibilità della scuola elementare di Miuli, alla luce dei lavori ordinati in danno alla ditta Ambrodecor, il tutto a seguito di una denuncia presentata proprio dalla Iovine. Come scriveva il pedagogista russo Vygotskij, il quale formulò la teoria della zona di sviluppo prossimale, bisogna porre accanto al soggetto da educare un’area di crescita che, grazie alla prossimità, riesca ad agganciarlo ma nello stesso tempo lo spinga a fare di più, ad andare oltre. Se l’azione educativa – della famiglia, della scuola ma anche della città – non riesce ad andare oltre, allora non serve alla comunità perché la lascia nello stato in cui l’aveva trovata.

Casamarciano, in arrivo 844 mila euro dalla Regione Campania per la manutenzione straordinaria dell’alveo

In arrivo al comune di Casamarciano 844 mila euro per la pulizia straordinaria dell’alveo di via Oreale. L’ok arriva direttamente dalla Regione Campania che ha dato il via libera al finanziamento che servirà anche al rifacimento della strada Oreale. Firmato anche il decreto ed in queste ore è in corso la gara per l’affidamento dei lavori.
Uno step importante per il piccolo comune del nolano, guidato dal sindaco Andrea Manzi, che si inserisce nell’ambito del piano regionale degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico.
“Un tassello decisivo per quest’area in cui ricade l’alveo già in passato oggetto di esondazioni – spiega il primo cittadino Manzi – Ancora una volta diamo una risposta concreta e tangibile alla comunità e alle esigenze di pulizia e manutenzione dell’alveo, cercando di anticipare gli eventi e consentendoci di prepararci per tempo alla stagione autunnale con un’azione preventiva. Non lasciamo nulla indietro, intervenendo su quelle che sono le priorità di cui il territorio necessita”.

I politici tutti dovrebbero sapere che a Napoli anche i ciechi “vedono” e gli on. Cocchetelli e Trombetta vengono sempre sgamati…

0
Non solo i sindaci, gli assessori e gli onorevoli di Napoli e del Sud che hanno scelto di schierarsi con la Lega, – e l’hanno fatto esclusivamente per il bene delle genti meridionali-, ma tutti i politici, di qualsiasi livello e di qualsiasi gruppo,   dovrebbero evitare di dire, nei loro discorsi, “ Io penso solo agli interessi della Nazione”, perché l’espressione ricorda immediatamente ai Napoletani gli onorevoli irrisi da Totò. I politici tutti devono sapere che il popolo Napoletano, Maestro di fisiognomica, le ragioni delle loro scelte le legge già nelle espressioni dei loro volti. E questo basta.   Non ne capisco molto di politica, soprattutto della politica di questi tempi in cui gli intelletti dei politici volano tanto in alto che Machiavelli, Guicciardini e Ortega y Gasset farebbero fatica a seguirli, e Churchill e De Gasperi e Einaudi dovrebbero togliersi il cappello e inchinarsi. Facciamo il caso del sig. Salvini. Egli è il capo di un partito che dalla fondazione ha individuato nel popolo di Napoli e del Sud il bersaglio di accuse e di invettive che spesso si sono colorate con le tinte dell’insulto. Talvolta i “leghisti” hanno invocato anche il Vesuvio e l’Etna esortandoli a “lavare con il fuoco” napoletani, vesuviani e siciliani: non sapevano e non sanno, gli ingenui, che il dio Vesuvio punisce sempre, e con durezza, “chi vo’ ‘o mmale” degli altri. Ora pare che il sig. Salvini abbia cambiato idea: è venuto a Napoli a far campagna elettorale, ha dispensato saluti e baci, ha accolto nella sua squadra sindaci, deputati e senatori di Napoli e provincia, insomma ha cercato di spiegare alle genti del Sud che è cambiata la direzione del vento.C’è stata un’“ammuina” di proteste: e chi erano i sobillatori dell’“ammuina”? I soliti “parlettieri” e “sbardelloni” che non sanno, o fanno finta di non sapere, che la politica è una religione, e dunque prevede conversioni e pentimenti, e pentimenti dei pentimenti, perché nella politica come nella religione la verità è una luce che sta in fondo a una strada piena di curve, di tratti in salita e di pendii improvvisi che sembrano di agevole percorso, e invece sono colmi di insidie. Dunque, credo che nessuno abbia il diritto di giudicare e di meravigliarsi. Però un consiglio mi permetto di darlo  ai sindaci, agli assessori di vario taglio, ai senatori e ai deputati che si sono “convertiti” sulla via della Lega. Lo so che l’avete fatto non per un collegio sicuro, non perché ve l’hanno chiesto gli amici – dagli amici vi guardi Dio – , non per i malloppi di voti, ma “per il bene della Nazione”. Però non ditelo, nei vostri comizi e nelle interviste. E questo consiglio lo do a tutti i politici, di qualsiasi partito. Perché i Napoletani, che sono un popolo di teatranti e pensano, direbbe Kant, secondo le categorie delle canzoni e dei film, come sentono la frase “l’ho fatto per il bene della Nazione”, si mettono a ridere e a sfottere, perché davanti ai loro occhi appare immediatamente l’on. Cocchetelli che nel film “Il Turco napoletano” si arrende al ricatto del “turco” Totò e gli lascia tra le mani la sua compagna, che era una sciantosa e che il “turco” aveva sgamato dal “volto”, dal “volto” di dietro, visto e ammirato a teatro, nell’ esercizio della “mossa”.Cocchetelli cede al ricatto e cede la sua donna per “il bene della Nazione”. E ridono ancor di più i Napoletani se ricordano anche il collega di Cocchetelli, il Cosimo Trombetta che si presenta, orgoglioso e consapevole, “Sono un onorevole”, e Totò lo guarda con quello sguardo che solo lui sapeva modulare, e gli rivolge il celebre “ma mi faccia il piacere…”. I “convertiti” e i politici tutti non si preoccupino di spiegare a parole la loro “conversione” a una o a più fasi e le loro scelte: per illustrarne il senso e le cause bastano le espressioni del loro volto. Sanno, dovrebbero sapere, che i Napoletani sono Maestri di fisiognomica, una scienza misteriosa e affascinante che ebbe tra i suoi massimi interpreti Giovanni Battista Della Porta: ma non è il caso di parlarne qui e ora. Lo spirito di Della Porta si offenderebbe, e sarebbero dolori, perché lui era anche un mago…. I politici di tutti gli schieramenti non dovrebbero dimenticare che i Napoletani hanno inventato Pulcinella e Felice Sciosciammocca e che a Napoli anche i ciechi “vedono”. I politici farebbero bene a trovare, nell’agenda degli impegni, un po’ di spazio, per leggere “La musica dei ciechi” che Raffaele Viviani scrisse nel 1928, e di cui parlerò a parte, anche per ricordare che Viviani, uno dei geni del teatro napoletano del ‘900, morì settanta anni fa, il 22 marzo del 1950. I protagonisti sono dei musici ciechi che cercano di guadagnarsi la “giornata” suonando per strada e chiedendo l’obolo ai passanti. Il verbo “vedere” e i suoi sinonimi ricorrono con grande frequenza in tutto il testo, perché quei ciechi “vedono” nelle parole, nei toni e nei timbri delle voci, nei silenzi, e vi scoprono cose che non scorgerebbero se avessero la vista. Enrico Fiore scrive che questi ciechi che “vedono” fanno pensare a Edipo il quale si acceca quando ha la prova che il cieco Tiresia ha “visto” la verità che invece è sfuggita ai suoi occhi sani. Non so se ci sia un nesso tra Edipo e i musici di Viviani. So che aveva ragione il giudice Mattiantonio Giaccio, di Sant’Anastasia, quando, nel 1861, interrogando rei confessi, sospettati e testimoni nell’ inchiesta sulla banda del brigante Barone, disse, a verbale, che i Napoletani e i Vesuviani, quando dicono di non aver visto niente, proprio allora hanno visto tutto.

Regionali in Campania, Valeria Ciarambino (MS5) di nuovo candidata contro De Luca

Valeria Ciarambino, capogruppo M5s in consiglio regionale della Campania, sarà di nuovo candidata quest’anno come nel 2015 contro il presidente Pd Vincenzo De Luca per la presidenza. Lo ha deciso il voto degli iscritti pentastellati accreditati sulla piattafoma Rousseau. Sono state espresse complessivamente 3.347 preferenze da parte degli iscritti che hanno partecipato al voto. Valeria Ciarambino – ha ripostato 2.406 voti, pari al 71,9%. Marco Ferruzzi 547 voti (16,3%), Giovanni Rea 394 voti (11,8%) “Anche in questa occasione – sottolinea nel darne notizia il blog M5s- per tutta la durata delle votazioni è stato attivo il nostro servizio di assistenza e supporto live agli utenti sulla pagina Facebook ufficiale “Associazione Rousseau”. E “la regolarità della votazione è stata certificata da un notaio”.

Appello edili Atc Campania per sbloccare le opere pubbliche: “Edilizia privata ferma in attesa dei bonus annunciati”

Sbloccare subito le opere pubbliche per consentire alle imprese edili di riprendere le attività e rimettere in moto anche l’indotto. È quanto chiede l’Atc (l’Associazione dei tecnici e costruttori della Campania). Nella sola Regione Campania, secondo una stima della stessa Atc, potrebbero essere messe a gara opere per oltre un miliardo di euro. Si tratta di strade, reti fognarie ed idriche ma la priorità, come spiega Rossano Ricciardi, presidente dell’Atc, dovrebbe essere date alle scuole, in modo da poterle riattare e renderle fruibili (secondo le esigenze post emergenza Coronavirus) sin dal prossimo mese di settembre. Una scelta che consentirebbe a tante imprese di lavorare in attesa che si sblocchi il settore privato che, dopo anni, stava dando un segnale di ripresa. L’annuncio dell’ampliamento dei benefici dell’ecobonus e dell’ecosisma, che sono misure positive -dice ancora Ricciardi – al momento ha prodotto involontariamente un nuovo blocco. I condomini, ad esempio, si sono fermati aspettando che siano definiti i criteri per accedere a questi benefici e che siano espletate tutte le procedure previste. “Sono diversi i condomini che anche con lavori già deliberati – dice ancora Ricciardi – non provvedono a sottoscrivere i contratti perché aspettano di capire quali saranno le procedure definitive”. E non di poco conto è anche la questione della cessione del credito di imposta che è una leva importante: “Purtroppo molte imprese per questo aspetto – stigmatizza ancora il presidente di Atc – non hanno trovato ancora una interlocuzione con il sistema creditizio”. In sofferenza sarebbero soprattutto le aziende medio-piccole “che rischiano di non sopportare nuovi colpi”. Secondo una stima di Atc in Campania sono 66mila tra le piccole, medie e grandi imprese, tecnici e quelle dell’indotto (come rivendite di materiali, meccanici di attrezzature da cantiere e così via) che ormai che vanno avanti a rilento. Diverse aziende hanno dovuto mettere in Cassa integrazione i loro dipendenti e gli incassi registrati alla riapertura non sarebbero stati sufficienti a pagare stipendi ed oneri sociali. (foto ANSA Campania)

Fiume Sarno, controlli a tappeto dei Carabinieri del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari

Nel corso degli ultimi mesi è stata intrapresa dai Carabinieri del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari una complessa campagna di controlli tesi a reprimere fenomeni di abbandono di rifiuti nonché di illeciti sversamenti da parte di imprese operanti nelle aree del Bacino Idrografico del fiume Sarno. In una prima fase durante il periodo dell’emergenza sanitaria, a cura dei Carabinieri del NOE di Napoli e Salerno sono stati eseguiti campionamenti delle acque (ante e post quarantena COVID 19), in differenti punti del fiume -a valle, a monte e intermedio- con la collaborazione dell’ARPAC di Napoli, per analizzare i parametri chimico fisici, batteriologici e la presenza eventuale di fitofarmaci, allo scopo di risalire alle fonti inquinanti e alle attività produttive sulle quali concentrare le verifiche. Successivamente, l’attività di controllo dei Gruppi Tutela Forestale di Napoli, Avellino e Salerno e del Gruppo per la Tutela Ambientale di Napoli con i dipendenti Nuclei Operativi Ecologici di Napoli e Salerno, si è sviluppata principalmente in due fasi: a.   censimento delle 247 principali attività produttive, suddivise per tipologia, presenti nei territori attraversati dal fiume Sarno e suoi tributari (torrenti Solofrana e Cavaiola); b.  controllo dei principali impianti produttivi potenzialmente impattanti sullo stato delle acque. Gli accertamenti condotti hanno permesso di constatare che le probabili cause di inquinamento possono essere ricondotte a: –   scarichi di reflui industriali (prevalentemente conciari per quanto attiene al torrente Solofrana e da industrie conserviere per quanto attiene al Sarno) effettuati illegalmente da aziende che approfittano delle avverse condizioni meteo per evacuare i propri reflui industriali; –   scarichi di acque meteoriche di dilavamento, provenienti dai piazzali esterni delle attività conciarie ed industriali in genere, interessati dallo stoccaggio di rifiuti speciali e/o dal deposito di materiali contaminati; –   scarico di reflui della rete fognaria, costituiti dal “troppo pieno” a servizio della rete stessa e/o addirittura da interi tronchi di rete fognaria non collettati ad alcun impianto di depurazione. Complessivamente nel corso dei mesi di marzo, aprile e maggio 2020 i Carabinieri dei citati reparti appartenenti alla Regione Carabinieri forestale “Campania” e al Gruppo Tutela Ambientale di Napoli, nell’area del bacino del fiume Sarno (province di Napoli, Salerno e Avellino), hanno: – effettuato controlli sullo stato delle acque, con prelievi di nr. 6 campioni in differenti punti del corso d’acqua, ante e post “lock – down”; – effettuato nr. 8 sopralluoghi lungo il fiume Sarno ed i suoi tributari unitamente a personale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale al fine di censire gli scarichi maggiormente impattanti sull’ambiente; – controllato nr. 87 attività produttive, sequestrando, mediante apposizione di tappo in cemento, nr. 6 scarichi abusivi; – verificato nr. 26 scarichi di altrettanti impianti, sequestrandone nr.6; – denunciato all’Autorità Giudiziaria nr. 48 persone; – elevato nr. 15 sanzioni amministrative per un importo pari a circa 40.000 euro. I dati in questione non rappresentano, peraltro, elementi di valutazione definitiva, in quanto le attività di controllo sono tuttora in corso e continueranno nel prossimo futuro, sia d’iniziativa che su delega delle competenti procure di Avellino, Salerno, Torre Annunziata e Nocera, nonché in attuazione di quelli previsti e pianificati nell’ambito dell’Accordo di collaborazione operativo siglato il 16 ottobre 2019 dal Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale con l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale. (foto dal web)