I politici tutti dovrebbero sapere che a Napoli anche i ciechi “vedono” e gli on. Cocchetelli e Trombetta vengono sempre sgamati…

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Non solo i sindaci, gli assessori e gli onorevoli di Napoli e del Sud che hanno scelto di schierarsi con la Lega, – e l’hanno fatto esclusivamente per il bene delle genti meridionali-, ma tutti i politici, di qualsiasi livello e di qualsiasi gruppo,   dovrebbero evitare di dire, nei loro discorsi, “ Io penso solo agli interessi della Nazione”, perché l’espressione ricorda immediatamente ai Napoletani gli onorevoli irrisi da Totò. I politici tutti devono sapere che il popolo Napoletano, Maestro di fisiognomica, le ragioni delle loro scelte le legge già nelle espressioni dei loro volti. E questo basta.

 

Non ne capisco molto di politica, soprattutto della politica di questi tempi in cui gli intelletti dei politici volano tanto in alto che Machiavelli, Guicciardini e Ortega y Gasset farebbero fatica a seguirli, e Churchill e De Gasperi e Einaudi dovrebbero togliersi il cappello e inchinarsi. Facciamo il caso del sig. Salvini. Egli è il capo di un partito che dalla fondazione ha individuato nel popolo di Napoli e del Sud il bersaglio di accuse e di invettive che spesso si sono colorate con le tinte dell’insulto. Talvolta i “leghisti” hanno invocato anche il Vesuvio e l’Etna esortandoli a “lavare con il fuoco” napoletani, vesuviani e siciliani: non sapevano e non sanno, gli ingenui, che il dio Vesuvio punisce sempre, e con durezza, “chi vo’ ‘o mmale” degli altri. Ora pare che il sig. Salvini abbia cambiato idea: è venuto a Napoli a far campagna elettorale, ha dispensato saluti e baci, ha accolto nella sua squadra sindaci, deputati e senatori di Napoli e provincia, insomma ha cercato di spiegare alle genti del Sud che è cambiata la direzione del vento.C’è stata un’“ammuina” di proteste: e chi erano i sobillatori dell’“ammuina”? I soliti “parlettieri” e “sbardelloni” che non sanno, o fanno finta di non sapere, che la politica è una religione, e dunque prevede conversioni e pentimenti, e pentimenti dei pentimenti, perché nella politica come nella religione la verità è una luce che sta in fondo a una strada piena di curve, di tratti in salita e di pendii improvvisi che sembrano di agevole percorso, e invece sono colmi di insidie. Dunque, credo che nessuno abbia il diritto di giudicare e di meravigliarsi. Però un consiglio mi permetto di darlo  ai sindaci, agli assessori di vario taglio, ai senatori e ai deputati che si sono “convertiti” sulla via della Lega. Lo so che l’avete fatto non per un collegio sicuro, non perché ve l’hanno chiesto gli amici – dagli amici vi guardi Dio – , non per i malloppi di voti, ma “per il bene della Nazione”. Però non ditelo, nei vostri comizi e nelle interviste. E questo consiglio lo do a tutti i politici, di qualsiasi partito. Perché i Napoletani, che sono un popolo di teatranti e pensano, direbbe Kant, secondo le categorie delle canzoni e dei film, come sentono la frase “l’ho fatto per il bene della Nazione”, si mettono a ridere e a sfottere, perché davanti ai loro occhi appare immediatamente l’on. Cocchetelli che nel film “Il Turco napoletano” si arrende al ricatto del “turco” Totò e gli lascia tra le mani la sua compagna, che era una sciantosa e che il “turco” aveva sgamato dal “volto”, dal “volto” di dietro, visto e ammirato a teatro, nell’ esercizio della “mossa”.Cocchetelli cede al ricatto e cede la sua donna per “il bene della Nazione”. E ridono ancor di più i Napoletani se ricordano anche il collega di Cocchetelli, il Cosimo Trombetta che si presenta, orgoglioso e consapevole, “Sono un onorevole”, e Totò lo guarda con quello sguardo che solo lui sapeva modulare, e gli rivolge il celebre “ma mi faccia il piacere…”. I “convertiti” e i politici tutti non si preoccupino di spiegare a parole la loro “conversione” a una o a più fasi e le loro scelte: per illustrarne il senso e le cause bastano le espressioni del loro volto. Sanno, dovrebbero sapere, che i Napoletani sono Maestri di fisiognomica, una scienza misteriosa e affascinante che ebbe tra i suoi massimi interpreti Giovanni Battista Della Porta: ma non è il caso di parlarne qui e ora. Lo spirito di Della Porta si offenderebbe, e sarebbero dolori, perché lui era anche un mago….

I politici di tutti gli schieramenti non dovrebbero dimenticare che i Napoletani hanno inventato Pulcinella e Felice Sciosciammocca e che a Napoli anche i ciechi “vedono”. I politici farebbero bene a trovare, nell’agenda degli impegni, un po’ di spazio, per leggere “La musica dei ciechi” che Raffaele Viviani scrisse nel 1928, e di cui parlerò a parte, anche per ricordare che Viviani, uno dei geni del teatro napoletano del ‘900, morì settanta anni fa, il 22 marzo del 1950. I protagonisti sono dei musici ciechi che cercano di guadagnarsi la “giornata” suonando per strada e chiedendo l’obolo ai passanti. Il verbo “vedere” e i suoi sinonimi ricorrono con grande frequenza in tutto il testo, perché quei ciechi “vedono” nelle parole, nei toni e nei timbri delle voci, nei silenzi, e vi scoprono cose che non scorgerebbero se avessero la vista. Enrico Fiore scrive che questi ciechi che “vedono” fanno pensare a Edipo il quale si acceca quando ha la prova che il cieco Tiresia ha “visto” la verità che invece è sfuggita ai suoi occhi sani. Non so se ci sia un nesso tra Edipo e i musici di Viviani. So che aveva ragione il giudice Mattiantonio Giaccio, di Sant’Anastasia, quando, nel 1861, interrogando rei confessi, sospettati e testimoni nell’ inchiesta sulla banda del brigante Barone, disse, a verbale, che i Napoletani e i Vesuviani, quando dicono di non aver visto niente, proprio allora hanno visto tutto.