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Proseguono le nostre interviste al veterano degli ingegneri Vincenzo Romano, stavolta prendendo in esame, dopo la Chiesa Santa Croce, il complesso antico di S. Maria di  Costantinopoli, ubicato nel Rione Trieste e che vanta una remota costruzione.

 

In origine, l’antica chiesa di Santa Maria di Costantinopoli – come riferisce lo studioso Francesco Migliaccio (1826 – 1896)  –  era una piccola cappella in un luogo detto all’Arco, situata per la strada di un trivio, comprendente la via Borbonica di Reviglione, e ricadente nella giurisdizione della Parrocchia di San Michele Arcangelo. Da piccola edicola diventò cappella e poi chiesa e da chiesa passò a parrocchia. Fabrizio Capitello, storico veneziano, nella sua opera del 1705, fa risalire, fantasiosamente, la sua costruzione all’imperatore Baldovino II. La Casa dell’Annunziata di Napoli  mantenne per secoli  la cura di detta chiesetta, come riferisce il compianto prof. Raffaele D’Avino. Nel 1605 alcuni devoti si impegnarono, con l’oblazione dei fedeli della contrada, con il sostentamento della Casa dell’Annunziata e col permesso del Vescovo di Nola Fabrizio Gallo, di riedificare la cappella per farla diventare una grande e comoda chiesa, pressappoco come, attualmente, oggi la vediamo. Il 10 dicembre 1927, il Vescovo di Nola, Egisto Domenico Melchiori (1879 – 1963), firmò il decreto di erezione canonica della suddetta chiesa a parrocchia. La nuova comunità religiosa assorbiva, in parte, le due antiche parrocchie di S. Michele Arcangelo e di S. Croce. Nel 1967 il parroco Don Francesco Mormile iniziò ad  insistere sulla costruzione di una chiesa più grande, che potesse ospitare più fedeli e avere annesso finalmente un complesso per le varie attività parrocchiali, ma sopraggiunse la sua morte.  Il 15 giugno del 1969, il nuovo parroco Don Alfredo Muoio continuò il progetto del suo predecessore. L’8 dicembre 1971, finalmente, fu posta la prima pietra sull’attuale suolo. Cinque anni dopo, il 28 marzo 1976, il Vescovo Guerino Grimaldi (1916 – 1992) aprì al culto la nuova chiesa, concretizzando con la sua benedizione solenne il progetto dell’ ing. Antonio D’Ambrosio. Di quella antica e gloriosa chiesa, oggi, si innalzano solamente i suoi ruderi in uno dei più popolosi rioni del nostro paese. All’ ingegnere Vincenzo Romano chiedo:  

 Dopo l’apertura della nuova Chiesa, quale fu la destinazione d’uso della vecchia struttura?

“La vecchia struttura, divenuta impraticabile, come la maggior parte delle chiese, fu sconsacrata e, con un atto di compravendita tra la Curia Vescovile di Nola e il Dottor Salvatore Giuliano passò a quest’ultimo, già proprietario di alcune fabbriche adiacenti al complesso religioso. Il Dottore, nipote di Monsignor Salvatore Giuliano (1908 – 1996), inoltrò nel 1975 una richiesta al Sindaco Francesco De Siervo (1921 – 2010) per ottenere la licenza edilizia per la trasformazione dell’intero complesso, comprendente anche la chiesa, in una residenza abitativa. Il nuovo progetto, a firma del geom. Rosario Simonetti da Piazzolla di Nola, assunto alla pratica edilizia n. 117/75 del Municipio di Somma Vesuviana, fu approvato dalla Commissione edilizia in data 25 novembre successivo e inviato alla Soprintendenza ai Monumenti per la Campania per la relativa competenza. Il verdetto fu, purtroppo, negativo in quanto l’Ente campano restituì  tale progetto con un parere assolutamente contrario, poiché vi era alterazione degli aspetti ambientali e paesistici della zona. Il Dottor Giuliano non si arrese e, nel 1976, fece ripresentare il medesimo progetto, nuovamente approvato dalla commissione edilizia sommese, alla Regione Campania, che nel frattempo si era sostituita alla Soprintendenza per il parere di competenza. A tal riguardo, con nota del 13 settembre 1976, fu espresso, ancora una volta, un ulteriore parere contrario. Dopodiché la struttura, adibita a deposito, fu  definitivamente restituita alla Curia Vescovile di Nola, vista l’impossibilità di poterla rendere abitativa”.

 Come si presenta strutturalmente, oggi, l’antico complesso?

“L’ intero complesso, di cui mi sono già occupato abbondantemente nell’articolo riportato nella rivista n°5 di Summana, e a cui rimando per  ulteriori approfondimenti, prospetta con la facciata e l’ingresso principale su una piazzetta, su cui è posizionato un ampio sagrato composto da tre ampi gradoni che conducono in chiesa. Già a partire dagli anni ’50 del Novecento, vi erano preparativi di progetto per lo spostamento del complesso religioso, che era collocato in un luogo decisamente pericoloso per l’incolumità pubblica. Infatti, la struttura, oltre ad essere ubicata nel bivio di due strade, di cui una ormai non più funzionante, si trova al margine di una doppia curva che toglie visibilità al traffico automobilistico. Bisogna aggiungere, inoltre, che la mancanza di un marciapiede non consente un agevole transito sia ai pedoni che agli alunni della vicina scuola elementare. Sembra incredibile, ma i piccoli studenti sono obbligati ad invadere l’importante sede stradale. I resti della chiesa, senza alcuna precauzione, continuano inesorabilmente a degradarsi con il costone dell’angolo della chiesa che ormai presenta in sommità profonde lesioni. A ciò aggiungo la mancanza di un elemento strutturale di freno della ormai inesistente copertura”.

Che cosa prevede per questa struttura?

“So che il complesso è stato concesso nel 2016 in comodato d’uso, come per Santa Croce, ad una associazione di Somma Vesuviana, per la realizzazione di un progetto rivolto ai giovani. Il tutto fu pubblicizzato, all’epoca, con titoli roboanti sulla stampa locale, ma ad oggi sembra tutto fermo. Noto solo un maestoso pannello sgualcito che, ancora oggi, ricopre l’intera facciata dello stabile e tanta immondizia. E’ vero che i progetti hanno bisogno di tempo per come funziona la burocrazia, possono anche aspettare, ma quello che mi chiedo: perché, nel frattempo, non si mettono in sicurezza le strutture aggettanti sulla strada? Quali sono le soluzioni progettuali? E’ previsto almeno la realizzazione di un marciapiede? Certo, come stanno le cose, con la parete fessurata sulla strada, le condizioni non sono proprio rassicuranti. Non vorremmo assistere ad eventi calamitosi, come già verificatesi in passato. A chi di dovere, è avvertito”.