Assalti armati ai distributori di benzina, catturata la banda che ha terrorizzato il Vesuviano

Nella mattinata odierna la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Tribunale di Nola, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di sei persone, cinque delle quali destinatari della misura della custodia cautelare in carcere e una della misura dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza e dell’obbligo di presentazione alla P.G. Tutti sono ritenuti gravemente indiziati di appartenere ad un’associazione per delinquere finalizzata a commettere una serie di reati contro il patrimonio e contro l’ordine pubblico, in particolare: rapine aggravate, furti, detenzione e porto abusivo di armi, ricettazione e simulazione di reato. L’attività d’indagine, svolta da personale della Squadra Mobile, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola, ha consentito di accertare che gli indagati, nel periodo che va dal 25 luglio al 22 novembre 2025, hanno consumato numerose rapine ai danni di personale impiegato presso vari distributori di carburante e di utenti di esercizi commerciali, agendo nei Comuni di Sant’Anastasia, Somma Vesuviana e Pomigliano d’Arco, Casalnuovo, Castello di Cisterna, Acerra e Afragola. L’attività oggetto del procedimento ha consentito di ritenere sussistenti gravi indizi di colpevolezza in capo ai destinatari dei provvedimenti cautelari che non agivano singolarmente ma all’interno di una ben strutturata associazione per delinquere, che aveva a propria disposizione un “covo” all’interno del quale venivano conservate le armi, veicoli rubati ed altro materiale utilizzato per commettere le rapine. Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

Marigliano, al via la pulizia dei canali: interventi a Faibano e Lausdomini dopo anni di attesa

  Sono in corso a Marigliano gli interventi di pulizia e manutenzione degli alvei dei canali sul territorio comunale, grazie a un accordo con il Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno. I lavori stanno interessando in particolare l’alveo di via Lagnuolo, in località Faibano, dove era atteso da anni un intervento di sistemazione e manutenzione. L’attività rientra in un programma più ampio di decespugliamento e risagomatura dei canali, che coinvolge anche i tratti che attraversano la frazione di Lausdomini. Complessivamente gli interventi riguardano diversi canali per un’estensione significativa: il canale Faibano per circa 1.350 metri, il canale Frezza per 3.600 metri, il canale Casaferro per 2.550 metri e il canale Campagna per 3.500 metri. L’importo complessivo delle attività è pari a 104 mila euro e consentirà di migliorare le condizioni di sicurezza idraulica e il decoro del territorio, intervenendo su tratti che da tempo necessitavano di manutenzione. «Si tratta di lavori importanti e attesi da molti anni, in particolare nella frazione di Faibano – dichiara il sindaco Gaetano Bocchino –. Grazie alla collaborazione con il Consorzio di Bonifica stiamo restituendo attenzione e cura a parti del territorio che per troppo tempo sono state trascurate».

“Il Mediano” compie vent’anni e spegne le candeline al “Pluma” di Somma Vesuviana

Si è tenuto domenica scorsa, primo marzo, presso il Pluma di Santa Maria delle Grazie a Castello, l’evento dedicato ai 20 anni di attività de “Il Mediano”. Un convegno sul mondo dell’informazione a cui è seguita la festa con ricco buffet e la torta che ha celebrato questo importante traguardo raggiunto con abnegazione e competenza, lavorando sempre nel rispetto della professione e del territorio. Presenti numerosi ospiti illustri. «Somewhere I read of the freedom of speech. Somewhere I read of the freedom of the press.» (“Da qualche parte ho letto della libertà di parola. Da qualche parte ho letto della libertà di stampa”). Così parlava Martin Luther King Jr. in uno dei suoi discorsi più celebri, ricordando che la libertà di parola e di stampa non è solo un diritto formale, ma una condizione essenziale per la democrazia e per la dignità delle persone. Negli ultimi vent’anni la comunicazione è cambiata radicalmente, trasformando il modo in cui riceviamo le notizie, ma anche quello in cui le produciamo e, infine, le raccontiamo. Un cambiamento che riguarda da vicino proprio la libertà di stampa, perché se da un lato la rivoluzione digitale ha moltiplicato gli strumenti e gli spazi per informare e informarsi, dall’altro ha reso ancora più necessario difendere la qualità dell’informazione stessa e il diritto dei cittadini a un racconto libero e corretto della realtà. Perciò, oggi più che mai, è fondamentale il ruolo delle testate e, soprattutto, dei giornali locali che non hanno mai smesso di dare voce alle comunità. Raccontarne le storie, diffonderle con chiarezza e responsabilità in un tempo dominato da flussi informativi globali e spesso impersonali, è un lavoro complesso. Il giornalismo territoriale, dunque, continua a svolgere una funzione insostituibile: custodire la memoria dei luoghi e dare spazio alle persone che li abitano. È proprio in questa dimensione che si inserisce l’esperienza del nostro giornale. “Il Mediano”, quotidiano di informazione legato al territorio vesuviano e non solo, che in questi anni è diventato un punto di riferimento per un pubblico sempre più ampio, ha raggiunto un traguardo impressionante: vent’anni di attività! Un anniversario che ricorda l’impegno nel diffondere le notizie, tra cronaca, approfondimenti e attenzione costante alle dinamiche politiche, sociali e culturali del territorio. Un compleanno celebrato in una serata speciale presso il Pluma, in via Santa Maria delle Grazie a Castello, a Somma Vesuviana. «Dirigere un giornale non è mai un’impresa semplice. Non lo è in generale, ma lo è ancora meno in territori come i nostri: complessi, delicati, fragili, ma anche ricchi di potenzialità. Raccontare queste comunità richiede ogni giorno ricerca, responsabilità e misura. –  Ha commentato l’editrice e direttrice de Il Mediano, la giornalista Carmela D’Avino. – Abbiamo cercato di raccontare il bello, l’orgoglio, le eccellenze, ma anche il brutto, il grigio, ciò che non funziona. Sempre con correttezza, moderazione e rispetto. In questi vent’anni il mondo dell’informazione è cambiato radicalmente. Si è affermata una comunicazione sempre più veloce, spesso superficiale, in cui l’approfondimento lascia spazio alla fotonotizia o al video immediato. Stare al passo non è stato facile. Perciò, pur mantenendo integra la nostra identità, ci siamo adattati, rinnovandoci costantemente, aprendo le porte a nuove iniziative, e sperimentando strumenti diversi. Tutto questo, però, sempre senza tradire i nostri valori. Ringrazio i tanti amici che hanno scelto di collaborare con il giornale, offrendo contenuti di spessore e punti di vista competenti.»

L’evento si è aperto con un convegno dedicato al valore della comunicazione, che ha dato vita ad un attento dibattito capace di attraversare passato, presente e futuro dell’informazione. Al centro della discussione, i grandi cambiamenti degli ultimi anni: la rivoluzione digitale, l’identità territoriale del giornalismo locale e le nuove sfide che attendono il mondo del giornalismo. A moderare il confronto il giornalista Nello Fontanella.

Se è vero che la comunicazione cambia continuamente, una cosa resta immutata: il bisogno di raccontare la realtà con onestà, competenza e senso di responsabilità. « I giornalisti spesso si considerano operatori di verità assolute. E quindi non si dividono tra ciò che scrivono e ciò che pensano. Questo è il giornalismo pericoloso, il “giornalese”. – Ha evidenziato nel suo intervento il Professor Carmine Cimmino, giornalista, scrittore e storico dell’arte, autorevole penna de Il MedianoIn questa ricorrenza, dico che dobbiamo ringraziare Il Mediano e la sua direttrice, Carmela D’Avino, perché ci consente una cosa molto rara: scrivere del nostro territorio partendo non da certezze precostituite, ma alla ricerca di eventuali incertezze. Questo è il punto che qualifica il giornale.» In un tempo in cui le informazioni circolano con una velocità senza precedenti e in cui la disinformazione può diffondersi altrettanto rapidamente, il giornalismo resta uno dei presidi fondamentali della democrazia. A ricordarlo anche il consigliere della Regione Campania, l’On. Gennaro Saiello. «Per me è un vero piacere essere qui questa sera e condividere con voi questo momento di festa: vent’anni rappresentano un traguardo importante per una testata giornalistica locale, un risultato che testimonia professionalità, impegno e dedizione. Al di là del percorso che vi ha portato fin qui, credo che il vostro lavoro abbia contribuito, nel tempo, a costruire una memoria storica e collettiva del territorio. Avete raccontato storie, persone, tradizioni ed eventi, diventando un punto di riferimento per chi, come me, ha sempre guardato alla vostra testata per informarsi correttamente. Avete superato tante difficoltà in un mondo della comunicazione profondamente cambiato dall’avvento del digitale e del web, che vent’anni fa erano agli inizi. Oggi siamo sommersi da informazioni, spesso poco autentiche o di natura commerciale. Il vostro punto di forza è stato mantenere autenticità e legame con il territorio, accompagnando la trasformazione della comunicazione e restando protagonisti attivi di questi anni.» Per questo sostenere l’informazione, soprattutto, quella indipendente e territoriale, significa difendere uno dei principi più importanti della nostra convivenza civile.

«Una testata ha bisogno di giornalisti, persone competenti che raccolgano notizie e storie locali garantendo qualità. – Ha ricordato il giornalista Antonio D’Errico, Presidente dell’Associazione “Carmine Alboretti”– . Per questo è importante anche il sostegno a livello regionale. In passato la politica ha prestato poca attenzione a queste realtà. Eppure, in ambito regionale esistono molte testate, tra cui Il Mediano diretto da Carmela D’Avino, che avrebbero davvero bisogno di maggiore sostegno. Un’iniziativa potrebbe essere quella di promuovere un tavolo di confronto con gli organismi di categoria dei giornalisti e con autorevoli esponenti regionali. Da qui, individuare un percorso comune, perché credo che solo così possiamo garantire davvero il rispetto dell’articolo 21 della Costituzione.»

A informarci, invece, sull’ampio pubblico che ogni giorno legge il giornale è stato, infine, il direttore dell’area digital de Il Mediano, Giovanni Sodano. «Tutto è cambiato con l’arrivo dei social media. Prima per arrivare al nostro giornale, le persone digitavano www.ilmediano.it. Oggi con Google, Instagram, Facebook e i vari social network, non sono più gli utenti a cercare la notizia, ma è la notizia a cercare loro, ad andargli incontro. Questa è la fotografia del cambiamento. Un cambiamento che ha accorciato le distanze, rendendo tutto immediato, consumabile in pochi secondi. Il Mediano ha risposto producendo numeri enormi con milioni di interazioni complessive.» Dopo il momento di confronto, la serata è proseguita in un clima di festa e condivisione. A brindare di fronte a un ricchissimo buffet proposto dal Pluma di Irene e Ciro Molaro, illustri ospiti: lo scrittore e giornalista Luigi Jovino, il primo direttore de Il Mediano, il giornalista Luigi Pone, l’imprenditore Agostino Ragosta, il politico Tommaso Sodano, la dirigente scolastica del 2° circolo, la Prof. Silvia Svanera, il Parroco moderatore della Comunità Interparrocchiale San Pietro, San Michele, San Giorgio di Somma Vesuviana, Don Nicola De Sena, l’ archeologo Antonio De Simone, il parroco di Santa Maria di Costantinopoli a Somma Vesuviana, Don Francesco Feola, l’Avv. Michele Coppola, il Presidente della Pro Loco di Somma Vesuviana, Franco Mosca e alcuni esponenti delle forze dell’ordine e della protezione civile. Infine, c’è stato il taglio della torta, che ha sancito il senso di un cammino lungo vent’anni. Un percorso costruito giorno dopo giorno sempre con lo sguardo rivolto al territorio e alla difesa di quel pensiero libero che rappresenta il cuore più autentico del giornalismo.

 

Donna accoltellata sul bus: “Non avevo motivo di farlo”

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Ieri sera, 5 marzo, intorno alle 22.00, una donna è stata accoltellata a bordo di un autobus ANM della linea C32 in via Simone Martini, al Vomero.

Il colpevole è stato individuato e arrestato tempestivamente dai carabinieri del Nucleo Radiomobile di Napoli, nell’attesa del loro arrivo fondamentale è stato il contributo dell’autista che ha tentato di calmare la situazione.

Si tratta di un 39enne di Pianura, che ha dichiarato di non conoscere la donna e che non ci sarebbero stati veri e propri motivi alla base del gesto.

Alcune fonti suggeriscono che l’uomo possa soffrire di problemi psichici, ma la circostanza è ancora da verificare.

La donna è stata trasportata all’ospedale Cardarelli di Napoli: presenta ferite al volto e alle braccia, ma non è in pericolo di vita.

L’episodio ha generato momenti di agitazione tra i presenti, il colpevole ha anche rischiato il linciaggio dai passanti, ma successivamente il servizio è tornato a svolgersi regolarmente

Somma Vesuviana, al Casamale l’evento “CàSanremo 2026”

Riceviamo e pubblichiamo
Il Sanremo non è ancora finito ma arriva per la prima volta al Casamale, nel cuore del centro storico all’Hubside – Spazio Libero. L’iniziativa promossa dalle associazioni Amici del Casamale e Tramandars vedrà sul palco otto artisti vesuviani: Ciccio Rea, Marini (Francesco Esposito), Maldie des if (Loredana De Falco), Maria Maione e Alessandro Galati, Antonio Sdino, Mm (Marco Mennillo) e Deibu (Antonio Alaia) che si sfideranno sul palco a colpi di musica.
A giudicarli ci sarà il voto popolare, l’ufficio stampa con Carmela D’Avino (ilMediano) e Gabriella Bellini (Laprovinciaonline) e una giuria tecnica composta da Vincenzo Folmi, Arianna Gera e Enzo Di Marzo e Irene Isolani. La serata sarà condotta da Raimondo Acampora e avrà come ospiti e co-conduttori Raffica (Raffaella De Falco) e Michele D’Avino.
Ti aspettiamo, faremo del Casamale il nostro Ariston d’eccezione. Sabato 7 Marzo ore 21.30

Somma Vesuviana, il culto di Santa Maria di Costantinopoli tra antica devozione e fede cristiana

Il 22 marzo 2026, la Comunità parrocchiale di S. M. di Costantinopoli si appresta a celebrare il 50° anniversario dell’inaugurazione del nuovo complesso religioso.  L’occasione per tratteggiare i momenti salienti della storia di un culto, che esalta una delle figure mariane più venerate sul territorio sin dall’antichità.   Il culto di Santa Maria di Costantinopoli in Italia si diffuse e si concretizzò principalmente tra il XV e il XVI secolo, arrivando nel Sud Italia tramite il flusso di profughi bizantini dopo la caduta di Costantinopoli, avvenuta il 29 maggio del 1453. In effetti, sin dai primi secoli della cristianità, nell’Oriente greco ebbe un enorme sviluppo il culto della Vergine, tra cui quello in particolare dedicato al titolo dell’Odighitria cioè di Colei che indica la via.  Quest’ultimo vocabolo, molto diffuso in Italia, è anche abbreviato in «Itria». A Costantinopoli, in particolar modo, l’icona venne collocata in una chiesa custodita da frati basiliani, risalente al V secolo e oggi scomparsa, e divenne famosa perché l’immagine fu attribuita dalla tradizione a San Luca. Il prof. Antonio Bove, storico dell’arte, in un suo articolo apparso sulla rivista Summana n°43 [Studi sul patrimonio, etnico, storico e civile di Somma Vesuviana] afferma che il culto alla Madonna di Costantinopoli fu impiantato in Napoli già in età angioina. In effetti, il professore ha ragione in quanto l’ultimo imperatore latino di Costantinopoli, Baldovino II (1217-1273), fuggendo nel 1264 dopo la riconquista della capitale, cercò sostegno e si legò agli Angioini di Napoli, vivendo stabilmente presso la corte di Carlo d’Angiò. Baldovino portò con sé, oltre a numerose reliquie, il volto dell’icona mariana.
Baldovino II di Costantinopoli
Una leggenda ci tramanda che la raffigurazione della stessa Madonna nera di Montevergine, la schiavona, fu inserita in un quadro, che fu donato nel 1310 da Caterina II di Valois, moglie di Filippo d’Angiò, ai monaci del Partenio. Certamente il culto si radicò fortemente a Napoli tra il 1525 e il 1529 durante la peste. Bisogna ricordare che agli inizi del XVI secolo, Napoli era afflitta anche da gravi problemi, tra cui povertà e fame, che tormentavano la popolazione. La devozione alla Vergine di Costantinopoli si manifestò pienamente tra 1527 e il 1528 quando la Madre celeste apparve ad un’anziana, chiedendo la costruzione di una chiesa nel luogo dove venne ritrovata un’immagine mariana, divenendo un simbolo di salvezza. A conferma, il notaio napoletano Gregorio Russo, la cui attività è testimoniata a Napoli dal 1500 fino al 1540, ci conferma che l’anno 1528 fu infelicissimo a tutta l’Italia, particolarmente allo nostro Regno di Napoli perché ci furono tre flagelli de Iddio, guerra, peste e fame. La peste, in effetti, non cessava di seminare morte e lutti, perdurando ancora ai primi del 1529. Con l’estate, cosa insolita, come si racconta, il flagello accennò a scomparire. Gregorio Rosso attribuì all’intervento della Madonna di Costantinopoli la fine della peste. Il culto si radicò con vigore, oltre a Napoli, specialmente in Puglia e nel Cilento, spesso associato a santuari e processioni ed ebbe un tale incremento che i napoletani decisero di edificare la chiesa lungo il nuovo tracciato viario fatto aprire dal viceré Don Pedro de Toledo (1484 – 1553). La venerazione si diffuse anche nel territorio vesuviano specialmente tra il XVI e XVII secolo con la costruzione di numerose cappelle.

Il culto nell’antica Terra di Somma

Nella Terra di Somma troviamo le prime attestazioni del culto nelle Sante Visite del 1561, 1580, 1586, 1603. A tal riguardo, nella parrocchiale chiesa di San Giorgio Martire, la quarta cappella, a destra di chi entrava, era dedicata a Sanctae Mariae de Costantinopoli in qua magnifici Lucas et Porzias Figliola pro comune devotione celebrari faciunt duas missas […]. La cappella nel 1561 non aveva beni né dotazioni [cit. Francesco Migliaccio (1826 – 1896), Notizie inedite di Somma Vesuviana, Tomo II, dal 1268 al 1885 – 1939]. Nella Santa Visita del 1580 fu disposto che l’altare fosse dotato di tre tovaglie e due candelabri di legno. Nella Santa Visita del 1603 si attesta la celebrazione di quaranta messe per un legato di d. Scipione Figliola.
Santa Visita 1580, Cappella S.M. Costantinopoli in San Giorgio martire
Un’altra notizia sul culto di Santa Maria di Costantinopoli ci viene fornita dal padre d. Gianstefano Remondini (1699 – 1777) nella sua immensa opera Della nolana ecclesiastica storia in tre tomi, pubblicata a Napoli tra il 1747 e il 1757 e dedicata a Papa Benedetto XIV. Nel tomo 1, a pagina 302, scrive: Evvi parimente la Chiesa di S. M. Costantinopoli col Convento de’ PP. dell’Ordine di San Giovanni di Dio edificata nel MDCXXVI da Giannalfonso Signorile, e data a cotesti Religiosi […]. Quindi, nell’antico quartiere Casamale, e precisamente nel rione Portaterra, alla Vergine era tributata una chiesa annessa all’Ospedale dei Fatebenefratelli.

 Cappella Sanctae Mariae de Costantinopoli extra dictam terram

Manni G. B. (+1728), Pianta del 1714 con la chiesa e masseria
Precedentemente, però, il 20 agosto del 1613, un provvedimento del regio consigliere e utroque iure Scipione Rovito (1556 – 1636), consultore della Curia del Cappellano Maggiore, ordinò che il Sacro Ospedale dell’Annunziata AGP con i suoi religiosi era mantenuto nel possesso di una cappella sita et posita in terra Summe Nolanae dioc(esis) intus Massariam eiusdem S.ma Annuntiatis de Neapoli vulgo detta la Masseria delle Piane. Una notizia straordinaria emersa di recente dalle pergamene dell’Archivio della Real Casa Santa dell’Annunziata. Da tempo immemorabile, infatti, la Casa Santa possedeva, in una propria masseria, una cappella intitolata Madonna di Costantinopoli, ch’anticam(en)te si chiamava la figura dell’Arco dell’Annunziata, la quale a proprie spese di detta Casa S(an)ta, et con l’elemosine s’ è andata ampliando et in quella affisse l’arme di marmo di d(et)ta S(an)ta Casa, et tenutosi uno dei suoi sacerdoti per celebrare le messe […].  Il Vescovo di Nola, mons. Fabrizio Gallo, ragguagliato dal clero locale che detta Cappella andava crescendo in devozione et elemosine, havendoci essi supplicanti ottenuto Indulgenza plenaria da Sua Santità [Paolo V] nella festività che se vo celebrare alli 14 del presente mese di agosto, tentò di prendere il controllo delle celebrazioni, che, comunque, spettavano al cappellano e ai sacerdoti della Santa Casa dell’Annunziata. Il dissenso dei presbiteri locali non tardò ad arrivare: una quantità de preti di d(et)ta Terra con ordine […] con molta violenza non permesero dicta celebrazione […] levando l’arme di detta Casa Santa ponendove altre. La Casa Santa dell’Annunziata ricorse, quindi, al Cappellano Maggiore affinché fosse appianata la questione in virtù degli antichi Capitoli del Regno. Il caso, comunque, si risolse con una provvisione del 20 agosto del 1613, in cui fu stabilito che la Casa Santa aveva la facoltà di esigere e poter amministrare senza l’ingerenza del clero locale [Archivio dell’Annunziata di Napoli, album 3, RIP. 0045].
Archivio della Real Casa dell’ Annunziata, Provvisione del 1613
Due anni più tardi, 13 luglio del 1615, il Banco del Governo dell’Annunziata di Napoli pagò ducati quaranta a Scipione Galluccio a conto de la manifattura de uno altare de marmore che haverà da fare nella chiesa di S. M. di Costantinopoli di Somma. Quest’ ultima notizia viene riportata dall’archivista e studioso di storia napoletana cav. Giovan Battista D’Addosio (+1921)segretario capo della Reale Santa Casa dell’Annunziata a Napoli per oltre trent’anni e curatore del Sommario delle pergamene – nella sua opera dal titolo Documenti inediti di artisti napoletani dei secoli XVI e XVII, Napoli, 1920, pag. 193. Scipione Galluccio (notizie 1588 – 1619) era un artigiano marmoraro di Cava de’ Tirreni, attivo a Napoli tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo. Lavorava il marmo, spesso collaborando con altri noti artisti napoletani dell’epoca, tra cui Giovanni Antonio Dosio e Cristoforo Monterosso. Famoso era anche il fratello, Giovan Antonio Galluccio, con cui Scipione collaborò nella realizzazione della fontana dell’Università di Gragnano nel settembre del 1603. Nel 1613, quindi, ecco che appare per la prima volta menzionata una cappella titolata a Santa Maria Costantinopoli, appartenente alla SS.ma Annunziata di Napoli: una cappella rurale che serviva una masseria, non solo come luogo di culto, ma un vero e proprio fulcro della vita sociale ed economica di quella zona ai confini con Ottajano. In effetti, le suddette notizie concordano pienamente con quelle riportate dallo studioso sommese avv. Francesco Migliaccio (1826 – 1896) nelle sue Notizie inedite: l’antica chiesa di S. M. Costantinopoli era originariamente una piccola cappella in un luogo detto all’Arco, che stava per la strada in un trivio formante triangolo e dietro detta Cappella vi era la siepe che serrava un territorio della Casa dell’Annunziata di Napoli, la quale attendeva al mantenimento della cappelluccia. Oggi la fatiscente struttura è ubicata al km 14,800 dell’attuale statale 268 del Vesuvio, al margine sinistro, all’incrocio della dismessa strada borbonica che collegava Napoli a Nola.  In essa – continua Migliaccio – stava un bel quadro con l’immagine della SS.ma Annunziata. Nel 1605, infatti, due devoti, Giovanni Antonio Capuano e Clerico Alfonso de Marco o Marzo, si impegnarono – con l’oblazione dei fedeli circonvicini e con molti mezzi forniti dalla detta Casa Santa dell’Annunziata e col permesso del Reverendissimo Vescovo di Nola Fabrizio Gallo [+ 1614] – di costruire e ridurre quella cappelluccia a una grande e comoda chiesa come attualmente rattrovasi. Fu fornita di quadri, suppellettile sacra e di un comodo altare, al quale fu sovrapposto il sopraccennato quadro della SS.ma Annunziata. Aveva un paliotto di broccato di seta con le armi o insegne della Nunziata di Napoli. Vi erano due altri altari: l’uno al lato destro, entrando dalla porta, fatto a spese del cennato Clerico Alfonso di Marzo dedicato a S. Vito, col quadro rappresentante detto Santo, e l’altro a sinistra dedicato a S. Giovanni Battista, col quadro raffigurante il Battesimo di Gesù, donato dal sig. Gio: Battista d’Alessandro [Visita episcopale, 1616]. In base alle ricerche effettuate, la pergamena del 1613 fa riferimento ad una prima dedicazione della cappella alla figura dell’Arco dell’Annunziata. In latino, il sostantivo femminile figura – ae significa anche immagine; mentre la raffigurazione dell’ Annunciazione in contesti architettonici specifici, come portali o archi trionfali, fu una moda evidente in epoca angioina per celebrare la Vergine sotto tal vocabolo. L’intitolazione originaria della cappella, quindi, era a Maria SS. dell’Annunziata. Non abbiamo, però, notizie certe e documentate su come sia arrivato il culto alla Madonna di Costantinopoli; ma una considerazione, sostenuta dallo studioso arch. Nicola Castaldo di San Paolo Belsito, sostiene che il beneficio della Cappella di Santa Maria di Costantinopoli in San Giorgio Martire, sia transitato, tra il 1605 e il 1613, proprio nella piccola chiesetta di proprietà della SS. Ma Annunziata, da cui la denominazione successiva alla Vergine bizantina. A riguardo, nella Santa Visita del 1621 non appare più la cappella costantinopolitana in San Giorgio. Tutto ciò, però, è ancora da appurare attraverso studi, indagini e consultazioni. Rimaniamo col dubbio. Nella Santa Visita del 4 luglio del 1642, comunque, appare Cappella Sanctae Mariae de Costantinopoli extra dictam terram legata alla vicina Ottajano, officiata da Gio: Battista Valletta che ne teneva cura.
F. Capitello
Lo storico Fabrizio Capitello, a pagina 158 del suo libro dal titolo Raccolta di Reali Registri, Poesie diverse et discorsi historici dell’antichissima, Reale & Fedelissima Città di Somma, Per Antonio Bortoli, Venetia 1705, addirittura, scrive fantasiosamente che la suddetta chiesa era stata fondata proprio da Baldovino II e nella quale vi pose la Santis(sima) Ima(gine) di Mo(nte) V(ergine) nel luogo dove si dice Costantin(opoli) […] poi doppo molto tem(po) miracolosam(ente) fu trasfer(ita) dal d(etto) Imp(eratore) in Mon(te) Verg(ine) dove risiede con massimo onore […]. Pura leggenda, ripeto, oltretutto mista ad una ricca fantasia dell’autore. Nel 1658 vi si celebrava la messa per divozione del Cantore Can. Francesco Roselli. Nel 1744, epoca della redazione del Catasto Onciario borbonico, non solo appare il geotoponimo le Fontole, la località ad ovest della cappella; ma risulta che la Casa Santa dell’AGP di Napoli possedeva annui ducati venticinque e grana 60 per causa di censo sopra il territorio detto Costantinopoli se li corrispondono da Giovanni Aliperta del quondam Bonaventura. Nel 1800, a conferma della suddetta notizia, tale possedimento dietro la chiesa, di circa sei moggia, era censito al figlio di Giovanni, Bonaventura Aliberta (Aliperta); inoltre i numerosi vigneti, che la circondavano, appartenevano alla maggiore nobiltà e notabilità cittadina: Scozia, Cito e de Felice [L. Marchese, Pianta di Somma, Museo di Capua, 1800-01].
L. Marchese, Pianta di Somma
Nel Catasto provvisorio francese del 1811 in relazione, invece, alla chiesetta di Costantinopoli risulta esattore dell’AGP il possidente e legale d. Andrea De Felice (+ 1825). Nella Santa Visita del 1824, il Vescovo di Nola, mons. Nicola Coppola, Visitavit Cappellam B.M.V. Costantinopoli et iussit Ostiolum Tabernaculi restaurari. Interdicto vero subjecit altare S. Antonii, donec de sepulcro Mm. provideatur: sedes confessionales donec de novis cratibus provideatur: et plarietam designatam diversorum colorum [Visitò la Cappella della Beata Vergine Maria a Costantinopoli e ordinò il restauro della porta del tabernacolo delle Ostie. Dispose, inoltre, che la cappella di Sant’Antonio fosse interdetta, finché si provvedesse al luogo delle sepolture e fino a quando i sedili confessionali fossero muniti di nuove grate e la parete ornata con diversi colori]. Nella Santa Visita del 1829 di mons. Gennaro Pasca la cappella rurale di S. M. Costantinopoli della SS.ma Annunziata AGP di Napoli ha doc(ati) dodici e g(ran)a 60 lordi per legato di messe festive fatto dal fu D. Francesco Antinolfi della Cava che se pagano ora da D. Angelo Pacileo, [benestante napoletano]. Il legato è di g(ra)na quindici per ciascheduna messa; si aggiungono da convicini coll’elemosina in giro, altre g(ran)a quarantacinque e si celebrano le messe festive dal Can(oni)co Salvatore Auriemma, quale confessa e spiega l’Evangelo. Il 28 giugno del 1858, la Casa dell’Annunziata AGP la cedette definitivamente al Vescovo di Nola, Mons. Giuseppe Formisano (1811 – 1890), che provvide subito alla nomina di un economo curato per l’amministrazione dei sacramenti. La Santa Visita del 1883 dispose che il ciborio in legno non doveva stare fisso sull’altare in marmo. Mancavano sia la serratura del confessionale che la cortina della porta d’ingresso; inoltre, alcuni finestroni alti erano rotti e il Crocifisso sull’altare del Rosario non era visibile. Vi erano voti d’argento e i panni cerati (incerati) non erano fissi sugli altari. Dippiù il messale era mancante della mantissa.  Nel 1885 la chiesa fu richiesta dalla laica Confraternita di S. Maria della Libera, officiante nella Chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo, per motivo che la località ove officiava era indecentissimo ai divini offici. La confraternita, dal canto suo, si obbligò ad abbellirla, tenerla decentemente, farvi celebrare una messa quotidiana con la benedizione del SS.mo nei giorni festivi [cit. F. Migliaccio, ibidem]. Il 10 dicembre del 1927, il Vescovo Mons. Egisto Domenico Melchiori (1879 – 1963) firmò il decreto di erezione canonica della suddetta chiesa a parrocchia. L’utilità della formazione della nuova parrocchia fu ravvisata dal vicario D. Antonio dott. Amarotta, il quale individuò in S. Maria di Costantinopoli la chiesa adatta alla cura d’anime. L’atto di erezione fu scritto il giorno 3 dicembre del 1927 nell’oratorio del SS. Rosario, sotto al campanile di San Domenico, alla presenza del vicario foraneo [cit. G. Mirolla, Aspetti della vita religioso – ecclesiastica a Somma Vesuviana in Rivista trimestrale Merdione, Anno XVI, N.4, 2016, 109]. La nuova comunità religiosa assorbiva in parte le due antiche parrocchie di S. Michele Arcangelo o dell’Angelo, in cui ricadeva, e di S. Croce. I parroci che si susseguirono nel corso degli anni furono: Don Angelo Antignani nel 1928; Don Francesco Rastelli nel 1932; Don Giuseppe Bifulco da febbraio a ottobre del 1941; Don Francesco Mormile (1915 – 1969) dal 24 maggio 1944 al 19 maggio 1969. Nel 1954 la struttura, interna ed esterna, era già in cattivo stato di conservazione. Gli altari erano cinque ed erano dedicati alla Madonna titolare, all’Immacolata, al Sacro Cuore, all’Addolorata ed a Sant’ Anna. Vi era un quadro di santa Maria Goretti. Contava 4000 anime, con circa 700 famiglie. La sacrestia era alquanto umida, mentre il campanile era in buono stato di conservazione. Sull’abside si trovava la casa canonica, adibita ad abitazione del parroco. Le cappelle rurali o gentilizie, che rientravano nei confini territoriali della parrocchia e dipendevano dalla sua gestione, erano ubicate nella villa De Siervo al Bosco, nella masseria Madama Filippa (Bambino Gesù), nella villa Lamagna – Tedeschi e nella contrada Caprabianca. Il Canonico della Collegiata, Don Giovanni Mosca, di età avanzata, si rendeva disponibile ad amministrare il Sacramento della Penitenza. Fu Don Francesco Mormile, a insistere sulla costruzione di una struttura più grande, che potesse ospitare più fedeli e avere annesso finalmente un complesso per le varie attività parrocchiali.

Pompei, i cantieri si aprono ai visitatori: dal 5 marzo al 23 luglio visite speciali negli Scavi

  Un viaggio nel “dietro le quinte” della tutela archeologica promosso dal Parco   Dal 5 marzo al 23 luglio 2026 i cantieri attivi negli Scavi di Pompei apriranno ufficialmente al pubblico. Un’iniziativa che consentirà ai visitatori di entrare nei luoghi dove quotidianamente si lavora per restaurare, consolidare e valorizzare uno dei siti archeologici più importanti al mondo. Il progetto, promosso dal Parco Archeologico di Pompei, punta a raccontare in maniera diretta e trasparente il lavoro che normalmente resta invisibile agli occhi dei turisti. Non soltanto visite guidate, ma un vero percorso all’interno dei cantieri, dove archeologi, restauratori, ingegneri e tecnici illustreranno interventi e metodologie adottate per la conservazione del patrimonio. Durante il periodo dell’iniziativa saranno coinvolti numerosi interventi distribuiti tra l’area degli Scavi e i siti collegati. Dalle domus oggetto di restauro agli scavi in corso, fino alle opere di messa in sicurezza e consolidamento strutturale, il pubblico potrà comprendere la complessità delle operazioni necessarie per preservare ambienti antichi, affreschi, mosaici e strutture esposte da secoli agli agenti atmosferici. L’apertura dei cantieri rappresenta anche un momento di educazione alla tutela. Pompei non è soltanto un luogo da visitare, ma un patrimonio fragile che richiede manutenzione costante, studio scientifico e investimenti continui. Mostrare il “dietro le quinte” significa rendere partecipi i cittadini e i turisti di un processo delicato, fatto di competenze specialistiche e interventi mirati. Negli ultimi anni il sito ha conosciuto una stagione di grande rilancio, con nuove scoperte, riaperture di ambienti storici e importanti opere di messa in sicurezza. L’iniziativa in programma fino al 23 luglio si inserisce proprio in questo percorso di valorizzazione, offrendo un’esperienza diversa rispetto alla tradizionale visita tra le strade dell’antica città romana. Un’occasione preziosa, dunque, per osservare Pompei non solo come testimonianza cristallizzata dell’eruzione del 79 d.C., ma come laboratorio permanente di ricerca, conservazione e innovazione.

In un luogo “magico” di Napoli la mostra di “CChiù Art”: i molti “modi” di “sentire” e di “vedere” l’arte

La Mostra, curata da Marilena Marotta, e allestita nella Chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato, potrà essere visitata fino al 5 aprile. Scriveva Ernst Gombrich: “Poiché la nostra percezione deve essere sempre selettiva, lo storico dell’arte è allenato a notare la selettività dell’”occhio” del pittore, o piuttosto l’insieme degli aspetti della realtà che gli artisti selezionano per costruire la propria immagine del mondo visibile, qualunque sia il mezzo usato, l’appartenenza a una scuola o a un periodo.”. Introduce l’articolo la foto di un acrilico su carta di Marilena Marotta, “La tempesta”.

I pittori vedono nelle ombre e nelle sporgenze più di quanto vediamo noi” (Cicerone)

La percezione di chi osserva i quadri in mostra è condizionata anche dal luogo in cui la mostra è allestita. E la Chiesa di Santa Croce e Purgatorio sta in un luogo – Piazza Mercato, Piazza del Carmine, la Basilica della Madonna del Carmine – in cui l’aria che si respira sa di storia, la storia passata e sempre presente di Napoli. La percezione di chi si accinge a osservare i quadri è condizionata dalle simmetrie definite dall’architetto Francesco Sicuro, che nel 1781 ebbe l’incarico di sistemare anche Piazza del Carmine, devastata il 22 luglio da un incendio provocato dai fuochi d’artificio. Il gruppo “Cchiù Art” è un collettivo che “abbraccia artisti di provenienza diversi.”, un gruppo che sperimenta “molteplici linguaggi figurativi e non” e comprende anche poeti. Fondato nel 2015, “CChiù Art” ha partecipato a mostre anche in Francia.

Giustamente Andrea Buonfino, che ha scritto la prefazione e i commenti alle opere pubblicate nel catalogo di questa mostra, “vede” nel quadro di Marilena Marotta, che “apre” l’articolo, i segni dell’espressionismo astratto e la “presenza” della lezione di Jackson Pollock e dell’Action Painting. L’osservatore “percepisce” immediatamente il movimento del pennello, l’impeto della mano dell’artista, la sua “immersione” nei colori che corrono sul supporto per poi sospendere la corsa: e questa “sospensione” diventa la chiave di lettura dell’opera. Il mio “occhio”, condizionato dalla luce del luogo e dai miei orientamenti, riesce a vedere, in questo splendido acrilico su carta, la realistica immagine di quei pensieri che in certi momenti si aggrovigliano nella nostra mente: a questi grovigli Irene Sparagna ha dedicato un libro e una profonda riflessione: “non credo di essere riuscita a dipanarli, ma forse non ho mai voluto che accadesse”.

La Marotta vuole che accada e ci induce alla speranza, perché scopre e indica all’osservatore il filo dell’attorcigliarsi e dunque la “chiave” che consentirà lo snodarsi: il celeste, colore della speranza, irretisce e blocca il blu scuro, proietta riflessi vitali su bianco e su un giallo particolare, che suggerisce il senso dell’attesa. L’acrilico su carta (57×43 cm.) ha un titolo in francese, “La tempète”, la tempesta” un titolo che conforta la mia “lettura” dell’opera, perché ogni tempesta finisce, e il cielo si apre, diceva il poeta, alla quiete e alla serenità. Risultano interessanti alcuni versi della poesia “Radici d’angoscia”, scritta proprio dalla Marotta e pubblicata nel catalogo della mostra: “Le parole sono /silenzio, / sentieri per smarrire/ allontanare/, nascondere/ il male.” In appendice ho pubblicato l’immagine di un quadro del pittore iraniano Amir Sabetazar, un olio su tela (53×39 cm.), intitolato “Breath of renewal”, “Respiro di rinnovamento”.

La tecnica è notevole: l’artista si serve in modo magistrale di tutte le sfumature del verde e del celeste, e degli effetti plastici del bianco. Se “leggo” l’immagine dal centro – il naso, l’occhio, la bocca – verso le macchie e i filamenti dell’esterno, allora, è “un volto che si scioglie nel colore, un volto che si dissolve”, come ha scritto Andrea Buonfino, ma se il mio sguardo sale dall’esterno verso il centro, la percezione mi suggerisce un significato opposto: il disordine delle macchie diventa ordine e forma chiara, il nulla diventa vita, e sono spinto a notare che l’intero impianto è dominato dalla perfezione dell’arco – l’occhio, le narici, le labbra. Nel catalogo, come ho già detto, sono pubblicate anche alcune poesie. Mi piace citare i versi di “Attimo ramingo”, scritta da Antonio Messina, giovane poeta napoletano: “Un attimo ansimante defluisce nel corso / irregolare di un secondo/ mi sento trasognato e sommesso dal millesimo, / elevo lo sguardo perpendicolare /rivolgo le tempie ad ovest immergendomi nel minuto/ e con sospiro serafico, rimango deferente /al tempo /rigurgito quegli attimi di sagace esistenza.”. La visita alla mostra mi ha procurato una lucida emozione.

Terra fuochi: Auriemma (M5s), guardia alta su roghi e inquinamento falde 

Riceviamo e pubblichiamo
Inquinamento delle acque e incendi nei siti di stoccaggio: sono questi i focus della missione in Campania condotta dalla Commissione d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti in Campania. “Due giorni intensi di lavoro durante i quali abbiamo dedicato una parte significativa degli incontri all’ascolto delle associazioni ambientaliste e dei comitati che da anni operano sul territorio, svolgendo un lavoro prezioso di monitoraggio e denuncia. L’ascolto delle realtà associative, molte delle quali conosco da tempo e con cui ho mantenuto un’interlocuzione costante in questi anni, si è rivelato particolarmente utile.
I contributi emersi saranno preziosi per orientare le prossime iniziative che la Commissione intenderà portare avanti”, ha dichiarato la deputata del Movimento 5 Stelle Carmela Auriemma, membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e relatrice di minoranza del filone d’indagine sulla Terra dei Fuochi.
“La missione ha confermato la giusta e fondata intuizione di voler approfondire la questione dell’inquinamento delle falde acquifere, mantenendo però alta l’attenzione sul fenomeno dei frequenti incendi nei siti di stoccaggio dei rifiuti, spesso caratterizzati da dinamiche anomale e coincidenze sospette – ha aggiunto Auriemma -. Il timore è che il business delle mafie nel settore del riciclo dei rifiuti abbia cambiato forma: non più l’interramento illecito dei rifiuti, ma il loro deposito in siti di stoccaggio formalmente autorizzati per poi incendiarli, trasformando così un’attività apparentemente legale in un’operazione illecita mascherata da incidente. Su questo non smetteremo di tenere alta la guardia”.

Allarme cattivi odori nei plessi del Liceo Torricelli: studenti segnalano malori, genitori chiedono chiarimenti

Tutto è  inziato tre  giorni fa quando ignoti si sono introdotti di notte nell’ istituto e hanno imbrattato le pareti delle aule di creolina o di altre sostanze tossiche . La Dirigente Scolastica si è  vista costretta a  sospendere le attività  didattiche per due giorni ma, nel frattempo, la notte successiva avviene un altro identico episodio vandalico che fa peggiorare ancora di più  la situazione . La Dirigente denuncia i fatti alle autorità  competenti e dispone la pulizia dei locali, avvisando genitori ed alunni che il 5 marzo le lezioni si sarebbero svolte regolarmente. In verità  il cattivo odore e’ ancora forte e l’ aria ancora irrespirabile. A questo punto  una rappresentanza del consiglio d’ Istituto si reca dalla Dirigente per avere ulteriori chiarimenti. Da parte dei genitori è arrivato un aggiornamento dopo un colloquio con la Dirigenza scolastica. In una comunicazione rivolta alle famiglie si legge: «A seguito del colloquio tenutosi con la Dirigente scolastica, riteniamo opportuno aggiornare tutti i genitori sulle informazioni che ci sono state comunicate e sulle iniziative intraprese. Nel corso dell’incontro la Dirigente ha riferito che la sede centrale dell’istituto resterà regolarmente aperta, in quanto non ritenuta interessata dalle problematiche segnalate nei giorni scorsi. Per quanto riguarda invece il plesso Fiordaliso, è stato comunicato che lo stesso rimarrà aperto, con l’unica eccezione di tre aule, per le quali è stato disposto lo spostamento temporaneo delle relative classi in altri spazi dell’edificio scolastico. La Dirigente ha inoltre dichiarato di assumersi la responsabilità della decisione di mantenere agibile il resto del plesso, ritenendo che non sussistano condizioni tali da giustificarne la chiusura o la sospensione delle attività didattiche. Con riferimento all’odore segnalato da numerosi genitori, studenti e personale scolastico, la Dirigente ha espresso la propria valutazione secondo cui lo stesso sarebbe riconducibile alla creolina o comunque ai detergenti utilizzati per le operazioni di pulizia, escludendo allo stato ulteriori cause. È stato inoltre precisato che l’assenza degli alunni nella giornata odierna non sarà considerata giustificata, in quanto la scuola è stata ritenuta regolarmente funzionante. Come rappresentanza dei genitori, ritenendo comunque necessario ottenere chiarimenti puntuali e formali su quanto accaduto, abbiamo provveduto a protocollare una richiesta ufficiale di informazioni. Nel corso dell’incontro è stato inoltre riferito che alcune finestre del plesso sono state temporaneamente bloccate, proprio al fine di evitare il ripetersi di eventuali atti teppistici o comportamenti esterni che possano arrecare ulteriori disagi alla scuola. Al tempo stesso, riteniamo importante sottolineare che non bisogna permettere che eventuali comportamenti irresponsabili o atti vandalici finiscano per compromettere il regolare svolgimento della vita scolastica. Per questo motivo, pur continuando a chiedere trasparenza e verifiche, riteniamo altrettanto importante non arretrare e continuare a far frequentare la scuola ai nostri figli, evitando di “darla vinta” a chi sta creando questi problemi. Continueremo naturalmente a seguire con attenzione l’evolversi della situazione, mantenendo un dialogo costante con la Dirigenza scolastica e con le istituzioni competenti, e vi terremo tempestivamente aggiornati su ogni eventuale sviluppo o comunicazione ufficiale.» Parallelamente anche gli studenti, attraverso il rappresentante d’istituto, hanno segnalato la situazione denunciando le difficoltà riscontrate all’interno degli edifici scolastici. “Vorrei segnalare -scrive il rappresentante d’ istituto- la situazione che stiamo vivendo da martedì: nei due plessi della scuola è presente un forte odore riconducibile a sostanze tossiche che sta rendendo gli ambienti praticamente inagibili e sta impedendo il normale svolgimento delle attività didattiche. Nonostante la gravità della situazione, le procedure che sono state attivate finora risultano del tutto insufficienti. Nessuno degli enti competenti ha effettuato controlli concreti sull’agibilità delle strutture né sulla qualità dell’aria all’interno dell’edificio. Inoltre, questa mattina noi studenti abbiamo trovato alcuni addetti della Città Metropolitana di Napoli che stavano addirittura sbarrando con dei chiodi tutte le finestre del piano terra. Nel frattempo diversi ragazzi continuano ad accusare malori come già accaduto nei giorni scorsi, tanto che è stata anche chiamata un’ambulanza” La vicenda resta dunque al centro dell’attenzione di famiglie e studenti, che chiedono verifiche approfondite e rassicurazioni sulle condizioni di sicurezza degli ambienti scolastici. Nel frattempo i genitori hanno formalizzato una richiesta di chiarimenti alle istituzioni competenti e dichiarano di voler continuare a monitorare attentamente l’evolversi della situazione. Intanto è  iniziato il tam tam sui gruppi whatsapp degli studenti: l’ invito è  quello di scioperare domani e sabato per consentire una radicale e adeguata sanificazione degli ambienti…