ECCO COSA FARE CONTRO IL PENSIERO UNICO DOMINANTE

Istruzioni per l’uso contro la becera cultura del niente: frenare la diaspora meridionale; reagire a scelte individualiste; ma soprattutto, coltivare una presenza attenta e competente sul territorio.
Di Michele Montella

Contro che cosa si va a scontrare la diffusa indifferenza verso l’arroganza al potere? Come reagire a chi sta costruendo gradualmente e senza fare alcun rumore una dittatura politica, che irride perfino al percorso storico della lotta della Resistenza antifascista, durante la seconda guerra mondiale. Cosa poter fare contro una becera cultura del niente imponente ed impunita?

Qual è il luogo in cui il coraggio di sperare si può ancora esercitare? Esiste ancora la possibilitĂ  di creare una cittĂ  del coraggio contro la sopraffazione dell’arroganza e dell’incultura, dello scambio di risorse contro il traffico degli interessi, del dialogo contro lo sguaiato urlo del servo?
Ci poniamo ancora una volta queste domande, dando seguito al breve excursus tematico sull’affermazione di Sartre che l’inferno sono gli altri. (VEDI)

Abbiamo giĂ  dato due risposte a tali quesiti: una riguarda la diaspora del pensiero meridionale a cui dobbiamo mettere un freno, perchè l’assenza di donne e uomini pensanti genera la diffusione del pregiudizio, dell’inconoscenza e dell’incultura; un’altra riguarda la capacitĂ  di reagire a scelte individualiste ed autoreferenziali.
C’è tuttavia qualcosa di più che è possibile fare, prima di dirsi sconfitti, ed è coltivare una presenza attenta e competente sul territorio. Lì dove non c’è cultura bisogna farla nascere; dove manca un panorama di partecipazione e dove giace sepolto il coraggio di andare contro l’omologazione bisogna farli nascere.

Non possiamo chiamarci uomini e donne di speranza se non ci carichiamo del coraggio dell’impopolaritĂ . Il morso dell’emarginazione, pur nella consapevolezza di essere portatori di intelligenza, di idee, di novitĂ  corroboranti, deve essere accettato, altrimenti parleremo di una speranza inautentica, quella dei bigotti o, peggio ancora, quella di chi per ufficio deve sostenere il ruolo di ottimista.
Ritengo che la speranza lungi dall’essere tipica dell’uomo ottimista sia invece caratteristica del pessimista; infatti l’ottimista, almeno quello becero che spopola nelle nostre piazze, non ha bisogno di sperare: si ritiene egli stesso il prodotto migliore.

Il pessimista invece sa che per combattere ha bisogno di un progetto; deve costruire processi virtuosi; abbandonare il pressapochismo e disegnare panorami vasti di senso dove collocare le proprie azioni. Il pessimista intelligente sa coniugare il suo stato d’animo con l’attesa; solo lui sa attendere un cambiamento ed opera affinchè l’aurora possa rinascere. Charles Pèguy, che amava parlare di piccola speranza, afferma, nel Portico del Mistero della seconda virtù, che di tutte le virtù quella che più stupisce Dio è la speranza, perchè serba nel cuore degli uomini la meraviglia dell’indomita resistenza.

Certo essere pessimisti ed uomini di speranza è una sfida poderosa, accompagnata da un abissale mistero, ma è la nostra sfida, se vogliamo arginare l’inferno che ci circonda.

LA RUBRICA

A SOMMA, SULLA STORIA, É NOTTE FONDA

0
Le vicende di Somma Vesuviana, relative alle celebrazioni del 25 Aprile, sono l”emblema dell”insipienza della politica. Ma ormai è tutta l”Italia che va così: “Meno sai più sei”.

Caro Direttore,
ho seguito, attraverso il tuo giornale on line e la stampa quotidiana dell”ultima settimana, le vicende dell”anniversario della Liberazione nella tua cittĂ , Somma Vesuviana. Certo, negli ultimi anni non ve ne va bene una. Riuscite a conquistare le pagine nazionali perchè cancellate “Piazza Francesco De Martino” e la restituite –con grande senso storico- a “Vittorio Emanuele III” (sì, quello delle leggi razziali!); ricevete in comune qualche discendente dei Savoia (la cosa accadde, in veritĂ , prima che Filiberto cantasse a Sanremo) e, per il 25 aprile 2010, pubblicate un manifesto con gladio e fasci di inequivocabile fattura fascista (pare si tratti del frontespizio di un libretto di pensione del 1942)!

Insomma, per celebrare l”anniversario della Liberazione, avete rispolverato gli emblemi fascisti (oltre alle solite parole del vostro sindaco, che è un vero ignorante di storia!). Devo, aggiungere, per amor di veritĂ , che spigolando tra i commenti all”articolo –pubblicato sul Mediano.it- sul manifesto del giorno della Liberazione, mi è sembrato di capire che l”intera colpa non è dell”amministrazione in carica e del suo capo, ma di un sedicente responsabile dell”archivio storico di Somma Vesuviana.

Dalle nostre parti si sa come vanno queste cose. Senza sacrifici personali, senza cultura e senza gavetta, molti aspirano ad occupare cariche ed incarichi dirigenziali anche in assenza di minimi requisiti. Accade, poi, che il potere politico, sempre più ignorante e superficiale, pur di guadagnare consensi, elargisca a piene mani (o accetti le autocandidature per) responsabilitĂ  alte da destinare a irresponsabili bassi. Così, ogni tanto, qualcuno, con improntitudine, si inventa responsabile di un bene architettonico, di un archivio, di un comitato o di una banda di musica. E, fatto ancora più eclatante, chiede (ed ottiene) che una delibera di giunta (in consiglio avrebbe più ostacoli da superare!) ne legittimi la responsabilitĂ  ed il riconoscimento pubblico di “esperto, per chiara fama”!

Non ti preoccupare, Direttore, è tutto il Paese Italia, che, ormai, va così. Cioè, va nel senso che “meno sai più sei”. Più sei ignorante e meno ti poni problemi, ti assalgono dubbi, ti macerano pensieri. E, naturalmente, puoi fare una splendida carriera.

“Piuttosto che cercarselo, il lavoro è meglio ereditarlo. Dopo i fiumi di inchiostro sui docenti universitari che spartiscono le cattedre tra figli, mogli e fidanzate, sui primari attenti a sceglier eredi il cui nome somigli al loro, sui figli dei notai che fanno i notai, sui figli dei dentisti che fanno i dentisti, sui figli dei farmacisti che fanno i farmacisti, persino il traballante e per certi aspetti imbelle governo Prodi ha tentato di scuotersi:ha predisposto una serie di misure per liberalizzare alcune professioni e servizi:Poi è arrivato il centrodestra. Che si è dato come prioritĂ  cancellare le poche cose buone fatte dal centrosinistra. Ha strizzato l”occhio agli evasori e si è adoperato per soddisfare le corporazioni. “, (Aldo Cazzullo, “L”Italia de noantri”, Mondadori, 2009).

La scuola, ecco! Certo, c”è sempre la scuola, che può sopperire allo sfascio. O, forse, è meglio dire che potrebbe sopperire. E sì, perchè la stessa scuola è allo sfascio. Per il prossimo anno scolastico, come ben sai, va avanti il piano dei tagli agli organici. Altri ventiduemila posti di insegnanti saltano, insieme a circa quindicimila posti Ata. Il tanto decantato insegnamento della lingua inglese, poi, alle elementari, è affidato al maestro della classe, anche senza specifica competenza (cioè, completamente ignorante in lingua straniera), previa un corso di riconversione di poche ore. Ma che fa? Chi se ne importa? Bisogna sfoltire, sfrondare, snellire, risparmiare; bisogna avere la mano del chirurgo: incidere senza pietĂ , per il bene dell”infermo. Magari!

Solo che l”infermo è un cittadino, che avrebbe diritto a stare bene, ad apprendere, ad avere un posto di lavoro (diritti sanciti dalla Carta Costituzionale!). E, invece, no! È condannato a vivere nella malattia, nella ignoranza, nella disoccupazione. Perchè chi vive nell”ignoranza può godere delle storie dell”Isola dei Famosi, può ritenere che la scuola sia un”inutile perdita di tempo, può vendere il proprio voto alle elezioni, può essere sempre più disponibile ad infoltire l”esercito dell”antistato.
Caro Direttore, l”alienazione è massima, come l”insoddisfazione di vivere in un paese e in un tempo sbagliato. Ma fa niente. Tra poco si spera che tutto cambierĂ  e vivremo con rinnovato entusiasmo. Chi ci darĂ  una mano, ancora non si sa. Però succederĂ . “Le rane, abituate a girare liberamente nei loro stagni, con grande chiasso domandarono a Giove un re che con la forza reprimesse la maniera sregolata di vivere. Il padre degli dei rise e diede loro un piccolo travicello. Che, appena gettato, atterrì con il suo tonfo e con il movimento improvviso dell”acqua la perfida genia:”, (Esopo).

E, quando avverrĂ , per pochi giorni tutti saremo felici e contenti, perchè una nuova classe dirigente soppianterĂ  quella delle cariatidi. Poi, nostro malgrado, ci accorgeremo che nulla è cambiato e ci abitueremo all”indolenza, all”indifferenza, all”eccesso di egoismo. SarĂ , come al solito, notte fonda.
Ma, dopo le tenebre, deve per forza spuntare il sole. I cattolici professanti diranno che è la mano di Dio; i materialisti diranno che l”intelligenza dell”uomo; i fatalisti diranno che si tratta del destino. Insomma, ciascuno dica ciò che pensa e crede. Importante è che sopravviva la speranza che qualcosa possa cambiare!
(Fonte foto: Rete Internet)

CAMORRA NELLE ISTITUZIONI. 2/A PARTE. IL COMUNE DI GIUGLIANO

0
In un precedente articolo abbiamo messo in evidenza il livello di marcio a cui è arrivato il rapporto tra amministratori e camorra. Il comune di Giugliano ne è un esempio da manuale.
Di Amato Lamberti

Nel precedente articolo è stato messo in evidenza che per circa venti anni i vigili urbani del comune di Giugliano, comandante in testa, mentre l”assessore delegato non muoveva un dito, hanno indossato le divise istituzionali per esercitare un potere malavitoso, nell”indifferenza di tutti gli organi di controllo, locali, regionali e nazionali. Il business, manco a dirlo, era l”abusivismo edilizio.

Del resto il cemento abusivo rappresenta “la lavanderia” dei clan per i capitali sporchi derivanti da altre attivitĂ  criminali. E l”edilizia abusiva rappresenta per i clan anche un modo per riaffermare il controllo del territorio. Il potere del cemento armato rappresenta il crocevia di condotte criminali, che alimentano connivenze dei pubblici poteri, condizionamenti della vita pubblica e inconfessabili rapporti con la camorra. A Giugliano il problema non è l”emergenza spazzatura: la montagna di spazzatura è la punta dell”iceberg dell”illegalitĂ . SarĂ  possibile, alla fine, rimuovere la spazzatura, ma a Giugliano come altrove il problema è il ritorno generalizzato alla legalitĂ , che passa inevitabilmente per la correttezza della Pubblica amministrazione.

Nello stesso periodo (Maggio 2008, ndr), anche un altro scandalo investe la cittadina di Giugliano. La Guardia di Finanza della locale compagnia ha sottoposto a sequestro preventivo un intero parco da 98 appartamenti e un albergo per un valore complessivo di 20 milioni di euro. Gli immobili interessati sono stati costruiti tutti attraverso concessioni che il Comune non avrebbe mai dovuto rilasciare poichè il complesso da edificare era in contrasto con i piani urbanistici e con i vincoli archeologici legati alla presenza della antica via Appia. Stando alle ricostruzioni degli investigatori, i rilievi fotografici aerei della zona erano stati ritoccati in modo da far risultare che la strada romana non fosse adiacente alla zona destinata all”insediamento abitativo. Quello storico paesaggistico, però, non è l”unico vincolo cui è sottoposta l”area.

Ne esiste anche uno di natura aeronautica: l”area è normalmente sorvolata da aerei militari della vicina base Nato. Le abitazioni sono così state realizzate diminuendo l”altezza dei soffitti, da qui il nome dell”operazione “Puff Village”. Il parco sequestrato è “L”Obelisco” e, secondo le indagini di Dda e Guardia di Finanza, le amministrazioni locali avrebbero fatto di tutto per “regolarizzarlo” (sulla carta era un complesso turistico-alberghiero, in realtĂ  era stato destinato ad area residenziale), fino al punto di rilasciare concessioni in sanatoria illecite in quanto fondate su atti di condono (ben 105) del tutto falsi e aventi ad oggetto lavori non ancora eseguiti alla data dell”apparente inoltro della richiesta.

Per rendere edificabili i suoli, si sarebbe commesso ogni sorta di abuso: dal furto di tremila fascicoli contenenti richieste di condono, avvenuto al Comune circa 10 anni prima per poi essere riutilizzate anni dopo per il proprio numero di protocollo. Abusi edilizi, nati all”ombra di patti scellerati tra camorra e funzionari pubblici, hanno creato danni anche all”ambiente ed alla sua storia.
“:Una volta deciso, di “gestire” l”affare condono” ci fu una vera e propria divisione di compiti – si legge nel documento di fine indagini -; i Mallardo si occuparono del furto delle pratiche di condono dal Comune (furto che fu commesso alla fine del 1995 inizio 1996 per quanto io mi ricordo) e le pratiche furono poi portate presso una sorta di studio attrezzato, presso il campeggio “Stella Maris”. Talvolta veniva effettuato un vero e proprio fotomontaggio anche dell”aerofotogrammetria in modo di far coincidere l”immobile oggetto della falsa richiesta di condono con le risultanze aerofotogrammetriche. Successivamente, oltre a tali immobili di interesse dei Mallardo, sono stati effettuati falsi condoni anche per immobili di terzi cittadini; questi avevano saputo che c”era un modo per “regolarizzare” il proprio immobile abusivo e si rivolgevano all”ufficio tecnico”.

Sempre secondo le dichiarazioni di Izzo, ogni singola “pratica” costava tra i venti e trenta milioni. Tre milioni invece, andavano all”ufficio protocollo del Comune. A tali costi si aggiungevano quelli delle planimetrie, delle relazioni tecniche, della perizia giurata e, se era da variare, anche quelli delle aerofotogrammetria. Ulteriori costi erano quelli derivanti dall”importo delle somme giĂ  pagate per l”effettivo condono. Una volta che si era diffusa la voce dei forti guadagni, anche altri dipendenti pubblici del Comune di Giugliano vollero approfittare dell”affare, tra cui il responsabile dell”Ufficio autorizzazioni agli scarichi che pretese una tariffa di lire tre milioni per ogni pratica di condono. Egli, benchè sopraggiunto in un successivo momento nell”affare, ha fruito del guadagno per tutte le pratiche di condono in quanto redasse anche le autorizzazioni per gli scarichi retrodatando i relativi atti amministrativi.

Le pratiche di condono degli immobili di interesse dei Mallardo, venivano gestite in modo diverso da quelle dei comuni civili in quanto per esse veniva corrisposto una somma a forfait. Dichiarazioni shock che disegnano il profilo di una cittĂ  nuova, lontana dal centro storico, disegnata da una speculazione incontrollata che ha arricchito camorra e funzionari pubblici.
“Benvenuti ad Abusivopoli – dice invece il presidente di Legambiente Campania, Michele Buonomo – in Campania si viaggia alla media di 6mila case abusive all”anno, affare gestito da 60 clan. Un fenomeno che non può essere arginato dalle sole forze dell”ordine senza una volontĂ  di fermo contrasto da parte degli amministratori”.

L”attacco all”impero economico dei Mallardo non è cominciato con l”operazione “Arcobaleno”. Da oltre due anni, le forze di polizia presenti nel feudo d”origine dei Mallardo, eseguono sequestri di opere abusive. Interi complessi residenziali, alberghi, strutture turistiche e balneari, tutte realizzate senza licenze o con false licenze. Tra Giugliano, Villaricca, Qualiano, le societĂ  intestate a prestanomi come la “Maica immobiliare” o il “Gruppo Orizzonte” di via Ripuaria, “Wuema Mare” e “La Favorita 2” di via Grotta dell”Olmo, “2p immobiliare” di via Limitone, “La reale Aquila immobiliare” di via F. Russo, “Sud art edil” di via Circumvallazione, “Apg costruzioni” di Melito e molte altre sparse in altre province italiane. Grazie alle confessioni dei collaboratori di giustizia un tempo componenti della “famiglia” di Giugliano, gli inquirenti hanno ricostruito meccanismi ed ingranaggi del business.

Corruzione, la chiave di lettura di un volume d”affari le cui dimensioni non sarebbero certo spiegabili. 30 societĂ , 198 terreni, 50 conti correnti ed oltre 600 immobili tra Giugliano, Qualiano, Villaricca, Orta di Atella, ma anche Ischia, Formia e molte altre localitĂ  turistiche, questo, per il momento, il patrimonio sequestrato. Si vede bene come il problema non sia tanto la “camorra” ma “il sistema” che lega in maniera strettissima pezzi di politica, di imprenditoria, di amministrazione pubblica, di dipendenti dello Stato, con le organizzazioni criminali che controllano e governano il territorio.
(Fonte foto: Rete Internet)

ARTICOLO CORRELATO

I “NUOVI” POLITICI RICORDINO CHE LA CAMORRA HA OCCUPATO LE ISTITUZIONI

0
Un esempio clamoroso di rapporto marcio tra chi gestisce la cosa pubblica e la camorra è offerto dal Comune di Giugliano.
Di Amato Lamberti


Passate le elezioni non si parla più di camorra. Penso che anche ai nuovi amministratori che sembrano animati da tante buone intenzioni ma parlano come se si trovassero ad amministrare un’altra regione bisogna ricordare quale sia la situazione reale della Campania, quali guasti, anche morali, si siano prodotti tra amministratori e rappresentanti dello Stato, quanto la camorra, in una situazione di totale latitanza dello Stato, abbia potuto violentare il territorio, occupando le istituzioni e stravolgendo in direzione malavitosa gli stessi comportamenti delle persone.

Per esemplificare e fare il quadro della situazione è sufficiente prendere in esame quanto è successo, per venti lunghi anni, nel Comune di Giugliano. Nello scandalo avvenuto nel maggio 2008 si è messo in evidenza che molti imprenditori avevano acquistato dalla cattiva amministrazione comunale il permesso di costruire su terreni agricoli dopo averli resi edificabili alterando lo strumento urbanistico. La magistratura, dopo lunghe indagini, ha scoperto che tali affari erano gestiti dalla Polizia Municipale di Giugliano. I vigili avevano costruito un vero e proprio “clan” criminale, che dietro pagamento di quote prefissate da un tariffario estorsivo, concedevano autorizzazioni modificando lo strumento urbanistico e facendo diventare edificabili, con un solo tocco di colore, suoli agricoli.

Per circa venti anni i vigili urbani, comandante in testa, mentre l’assessore delegato non muoveva un dito, hanno indossato le divise istituzionali per esercitare un potere malavitoso, nell”indifferenza di tutti gli organi di controllo, locali, regionali e nazionali.
Il Comune di Giugliano è considerato, da ogni sorta di imprenditori del napoletano e del casertano, quasi un territorio di conquista perchè chiunque, anche di un altro Comune, grazie ai vigili urbani e ad alcuni tecnici comunali compiacenti, poteva “acquistare” una licenza edilizia che gli permetteva di edificare facilmente anche estese lottizzazioni. A Giugliano, un Comune che in venti anni è passato da ventimila a centomila abitanti, si è così creata una lobby immobiliare talmente potente ed inattaccabile che riesce a fare “il bello e il cattivo tempo” nell’amministrazione come nella politica locale.

Basta andare nell’area di sviluppo industriale di Giugliano, per rendersi conto dello stravolgimento della pianificazione urbanistica: al posto delle attivitĂ  industriali sono cresciuti negozi, palazzi, centri commerciali quasi tutti riconducibili ad imprenditori con amicizie e parentele nel mondo criminale. La camorra Giuglianese ha preso direttamente per sè i grandi appalti e il controllo dei grandi centri commerciali. A Giugliano lo spaccio di droga è limitato e gestito da sbandati ed extracomunitari; non ci sono “rapine”; non viene chiesto il “pizzo” ai negozianti; solo il mercato dell’usura è molto esteso. La camorra giuglianese svolge quasi un ruolo di supplenza dello Stato latitante facendosi carico della sicurezza dei cittadini e degli operatori economici.

Questo atteggiamento dei clan criminali, che mira a mantenere una apparente tranquillitĂ  nella quale agire in maniera indisturbata, serve anche ad evitare che Giugliano possa finire nel mirino delle forze dell”ordine. I patrimoni immensi dell”edilizia sono stati creati con i soldi delle discariche, degli sversamenti abusivi e dell’usura. Il “clan giuglianese” è un circolo chiuso che non permette ad altri di entrarne a far parte, per operare sul territorio. L”incendio di un appartamento del sindaco Giovanni Pianese, avvenuto nell”estate 2009, non è stato altro che un avvertimento a cui il sindaco ha risposto, scrivendo sui giornali: “La vita dei miei familiari mi è molto cara”: messaggio che tutti hanno interpretato come una sorta di accettazione e di resa.

L’inchiesta della magistratura, non a caso denominata “mattone selvaggio”, due anni di intercettazioni ambientali, microspie piazzate nelle auto della polizia urbana e su diverse utenze di cellulari, racconta anche un”altra storia, fatta di corruzioni e complicitĂ . A seguito delle indagini condotte dalla squadra mobile di Napoli e dalla Digos, numerosi arresti e perquisizioni furono effettuati all”interno del corpo di polizia municipale di Giugliano. Con gravissime accuse, quali concussione, corruzione, falso in atto pubblico ed associazione a delinquere, violazioni urbanistiche e dei sigilli, rivelazione del segreto di ufficio, tutto per costruire appartamenti non in regola, che hanno devastato il territorio. Furono 23 i vigili urbani, alcuni dei quali in servizio sul litorale domitio, arrestati dalla polizia di Stato, che eseguì complessivamente 39 ordinanze di custodia cautelare della Procura di Napoli.

Soldi e anche prestazioni sessuali in cambio del via libera agli abusi edilizi: un vero e proprio mercimonio di cui si erano fatti protagonisti i vigili urbani della cittĂ  a nord di Napoli. Scempi impuniti in cambio di sesso e soldi. Per chiudere un occhio su un abuso edilizio, infatti, un vigile urbano del nucleo Antiabusivismo del Comune di Giugliano, aveva chiesto ad una donna una prestazione sessuale. Proprio dalla denuncia della signora partì l’inchiesta del commissariato di Giugliano che portò all”arresto di 23 appartenenti al corpo della polizia municipale. Secondo quanto emerso dalle indagini, i vigili urbani di Giugliano applicavano un vero e proprio “tariffario” per chiudere un occhio sugli abusi: dai 500 ai 2.500 euro, a seconda delle dimensioni dell’edificio realizzato illegalmente.

Bastava pagare i vigili, per evitarne i controlli, ritardarne i sigilli, pilotare le pratiche di condono. E il cemento abusivo cresceva: case intere, mansarde, terreni da ripartire, strutture coloniche da trasformare in ville, aggiusti ad alberghi sul litorale. Furono 11, invece, gli imprenditori arrestati che avrebbero beneficiato della “comprensione” dei vigili urbani corrotti.
Ma questa non è stata la prima volta che il comando di Giugliano è finito nella bufera. Infatti, nel febbraio del 2006 erano giĂ  stati arrestati i vertici della polizia municipale, ovvero il maggiore comandante e un suo vice. I due ufficiali furono arrestati nell”ambito di un”inchiesta terminata con otto arresti sulla ritardata chiusura di un locale pubblico lungo il litorale domitio.

Gli indagati nell”ambito dell”inchiesta del 2008 sono stati complessivamente una settantina. Coinvolti anche funzionari e tre geometri dell”ufficio tecnico del Comune che furono accusati, tra l’altro, di contatti con i fratelli Francesco e Giuseppe Mallardo, esponenti della criminalitĂ  locale.
(Continua Giovedì 29 Aprile:) (Fonte foto: Rete Internet)

CAMORRA E POLITICA

IL CONSIGLIO D”EUROPA: NO ALLA VIOLENZA DELLE FORZE DELL’ORDINE

0
Il Consiglio d”Europa richiama l”Italia e chiede di arginare la violenza da parte delle forze dell”ordine sulle persone arrestate. Timori anche per la violenza tra detenuti. Il caso dell”ospedale psichiatrico di Aversa.
Di Simona Carandente

Attraverso gli ultimi, gravissimi fatti di cronaca (in primis il cd. “Caso Cucchi”), l”opinione pubblica è stata messa in condizione di toccare con mano una realtĂ  triste, oltremodo scomoda, a tratti sconcertante: il diffuso utilizzo della violenza da parte delle forze dell”ordine.
Senza voler incorrere in banali quanto vane generalizzazioni, occorre evidenziare come la prassi, invalsa soprattutto nel momento della privazione della libertĂ  personale, di ricorrere a forme di violenza abnormi ed ingiustificate sia da sempre nota agli operatori della giustizia, quale notorio e diffuso modus operandi.

La delicata questione è giunta all”attenzione del Consiglio d”Europa, il quale in un rapporto pubblicato dal Comitato Antitortura ha chiesto all”Italia di attivarsi concretamente, e fattivamente, allo scopo di arginare il ricorso alla violenza non solo in fase di arresto, ma anche all”interno dei penitenziari italiani e tra i detenuti stessi.
Il documento fa seguito ad una vasta serie di accuse ricevute proprio dal Comitato Antitortura, in relazione all”uso della violenza da parte di Polizia e Carabinieri, giudicato sovente “eccessivo”, posto che risulta tutt”affatto rara la somministrazione di pugni, calci, manganellate nel corso degli arresti o, in alcuni casi, durante la stessa custodia carceraria.

Acquisite le prove medico-documentali di quanto asserito, il Comitato ha chiesto alle autoritĂ  italiana di allinearsi agli standards europei in materia, lamentando poi grande preoccupazione per il fenomeno della violenza tra detenuti, rispetto al quale le stesse forze dell”ordine hanno spesso tardato ad intervenire fattivamente.
Il rapporto del Comitato si spinge fino a constatare le condizioni di vita all”interno dell”Ospedale Psichiatrico di Aversa (OPG), attraverso ben 84 pagine di rapporto, reso pubblico solo oggi, nonostante la visita europea in Italia fosse datata settembre 2008.

Oltre ai tristemente noti problemi di sovraffollamento, con 300 detenuti a fronte di una capienza massima di 160 unitĂ , il rapporto parla di internati rinvenuti seminudi, legati anche per giornate intere, sdraiati su materassi forati al centro per consentire l”espletamento delle normali funzioni fisiologiche.

Immediata la reazione del direttore della struttura, Adolfo Ferraro, per il quale il vero problema è da individuarsi nella mancanza di personale sanitario, specie se in confronto a quello penitenziario, che rende l”Opg una vera e propria struttura carceraria, a dispetto della principale ed originaria destinazione.
“Pessime”, tuttavia, vengono definite dallo stesso direttore le condizioni di vita degli internati. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)

GLI ALTRI ARGOMENTI TRATTATI

IL SECONDO SENTIERO DI “PASSEGGIATE VESUVIANE”

Viaggio tra i percorsi del territorio: si riprende da “Lungo i Cognoli”. All”interno la galleria fotografica

Il sentiero n°2 dell”Ente Parco, denominato “Lungo i Cognoli”, inizia anch”esso da Ottaviano così come il numero uno. Ovviamente, come per gran parte dei sentieri, esistono deviazioni, alternative e, come ogni luogo vivo vuole, ingressi “secondari”. Lasciando a voi la libera iniziativa, ma consigliandovi vivamente di seguire i tracciati ufficiali e di non avventurarvi lungo percorsi a voi sconosciuti e dalla dubbia sicurezza, c”incamminiamo verso questo nuovo itinerario.

La sua durata approssimativa (soste e preparazione atletica influiscono molto sulla durata effettiva) è di 7 ore ed è lungo 11,5 km. Anche questo percorso si mostra alquanto impegnativo e stavolta non solo per la sua lunghezza. Il percorso si presenta infatti nella sua parte alta (oltre i 1.000 m) alquanto impervio e di difficile percorribilitĂ .

I Cognoli, che non sono altro che l”antica caldera del più antico vulcano e che sembra superasse, in epoche remote, tranquillamente i duemila metri d”altitudine, coronano la Valle dell”Inferno ma risultano di difficile percorribilitĂ  a causa del terreno roccioso e fortemente sdrucciolevole. È necessario quindi, nell”affrontarli, essere ben coscienti di quel che si fa, attrezzati e molto, molto prudenti, inoltre, consiglierei, almeno la prima volta, di andare guidati da una persona esperta. Anche in questo caso non mancano le alternative per i più cauti e ne vedremo, man mano che se ne presenterĂ  l”occasione, l”ubicazione.

Il percorso della cartina ha il colore viola (anche se in realtĂ  i segnavia sono di colore blu scuro) e almeno nell”approccio ricalcherĂ  il tragitto del numero uno, questo per lo meno fino a Largo Prisco. Ma qui stavolta si svolterĂ  a destra. Delle tre strade che vi si pareranno di fronte quella di sinistra è la stessa percorsa seguendo il sentiero che porta alla Valle dell”Inferno (n°1), quella centrale, pur non essendo un percorso ufficiale, porta comunque ai Cognoli, a quota 869 mslm, evitando alcuni dei tratti più impervi del Somma. Pur valendo la pena seguirlo, conviene rimanere nell”ufficialitĂ  e godersi tutta la bellezza dei boschi di castagno che ci condurranno fin su, tra le nuvole e respirare un po” d”aria pura.

Seguendo dunque i segnavia azzurri, ci si incammina agilmente tra la selva. A 2,63 km, sulla vostra sinistra incrocerete una casetta in mattoni di cemento, con annessa cisterna, utile qualora vi imbatteste in un improvviso acquazzone. Seguendo il sentiero, immerso tra i castagni, si arriva a un bivio, a questo punto svoltate a sinistra per raggiungere i Cognoli, l”altra strada, a mano destra conduce ad una connessione col sentiero n°3 (Punta Nasone), assai disconnessa per via delle numerose frane.

E così via, a salire, accompagnati da tortore, merli e ghiandaie. Dopo 3,35 km (780 mslm) c”è un bivio, voi seguitate a tenere la destra. A 861m, dopo 4,14 km, incontrerete sulla sinistra un secondo rifugio, più rustico e suggestivo del precedente ma sarĂ  comunque opportuno accertarsi della sicurezza del luogo per sostarvi all”occorrenza. Ai 4,47 km mantenete la destra e proseguite tra gli aceri e gli ontani che incominciano or ora a germogliare. Dopo 5,37 km sulla sinistra vi si proporrĂ  uno splendido scorcio panoramico con Ottaviano in primo piano, San Giuseppe a destra e a sinistra uno scorcio di Ager nolanus. All”orizzonte invece si intravedono i monti di Avella, i Picentini e il Partenio.

Mantenendo la destra senza mai lasciare il sentiero principale si arriva, dopo 5,80 km, a quota 997m, lì incontrerete un altro bivio, a sinistra si giunge direttamente sui Cognoli con la possibilitĂ  d”affacciarsi, senza ulteriore fatica, sulla Valle dell”Inferno, prendendo invece la strada di destra si giunge, attraverso una riforestazione e seguendo uno steccato, sulla splendida balconata in localitĂ  Ex fumarole, incorniciata dal Vesuvio e Punta Nasone e con la possibilitĂ  di intravvedere anche il golfo di Napoli. Dopo aver intrapreso il ripido stradello che volge a sinistra del sentiero si giunge finalmente ai 1.112 metri dei Cognoli di Ottaviano il punto più alto dell”escursione.

Da qui in poi bisogna prestare molta attenzione infatti, attraverso un sali-scendi di ghiaione (materiale piroclastico incoerente), instabile per sua natura, si raggiungono elevazioni più sicure ma subito dopo incontrerete un breve ma fastidioso tratto in roccia e pietra lavica dove l”uso di bastoncini da escursionismo non sarĂ  superfluo. Dopo aver poi superato la summenzionata scorciatoia vi si pone l”opportunitĂ  di poter scivolare con cautela a destra, lungo la discesa di ghiaione, per proseguire poi lungo il sentiero n°1 che incontrerete a valle o proseguire verso i Cognoli di Levante che, con alterne difficoltĂ , degradano verso la Valle dell”Inferno.

A 8,18 km incrociate il sentiero che conduce a Largo Prisco e dopo un ennesimo tratto esposto si scenderĂ  tra le rocce sdrucciolevoli fino al sentiero numero uno che si seguirĂ  come illustrato nel precedente articolo.

ARTICOLO CORRELATO

UNA STORIA DI ADOLESCENTI:PER PARLARE DI ADOLESCENTI

Con “Jack frusciante è uscito dal gruppo”, il confronto tra i giovani del “Mercalli” è ruotato attorno a parole importanti per gli adolescenti: amicizia, amore, felicitĂ , il gruppo, ma anche inquietudine, fuga, odio, morte.
Di Annamaria Franzoni

“Jack frusciante è uscito dal gruppo” è un film del 1996, eppure sembra un affresco sui giovani liceali di oggi. Il film, diretto da Enza Negroni e tratto dal romanzo di Enrico Brizzi che con la regista ha condiviso la sceneggiatura, ha suscitato tale riflessione nei giovani spettatori che, nell”ambito del modulo “Adolescente:.mente”, svolto presso l”aula multimediale del liceo Mercalli, hanno assistito alla proiezione di una storia coinvolgente che rappresenta il complesso passaggio dall”etĂ  adolescenziale a quella adulta.

Alex, interpretato da un giovane Stefano Accorsi, Aidi, Martino, il giovane figlio di una ricca famiglia bene e il gruppo di adolescenti che ruotano intorno a loro, attraverso i loro disagi, dolori, gioie, hanno lanciato messaggi forti che i nostri giovani hanno raccolto e restituito nel circle time dopo la proiezione del film con sensibilitĂ  e acume.
Le parole chiave che sono emerse sono state, da una parte, l”amicizia, l”amore, la felicitĂ , l”impegno sociale, la musica, il gruppo e con essi l”omologazione, il conformismo e l”alienazione, dall”altro l”inquietudine, la fuga, il distacco, l”odio e la morte. Di qui si è passati all”analisi del ruolo nella vita degli adolescenti dei distacchi dolorosi , dei frequenti sensi di colpa, dei tragici addii.

Qualcuno ha sottolineato come, in particolare nel territorio in cui si trova la scuola, ci siano stati negli ultimi anni diversi casi di suicidi da parte di giovani adolescenti, che non hanno avuto la capacitĂ  di valutare obiettivamente il futuro. I ragazzi hanno evidenziato quanto sia talvolta complesso condividere con gli altri il proprio malessere emotivo, proprio come è accaduto a Martino, che pur trovandosi sulla stessa lunghezza d”onda di Alex non è riuscito a farsi sostenere dall”amico che invece egli stesso aveva sorretto nel suo momento di amore apparentemente non corrisposto.

Ludovica anzi ha sottolineato che forse il legame che lo univa all”amico non fosse solo di amicizia, ma di amore omosessuale. La mancata corrispondenza di tale amore non corrisposto avrebbe quindi contribuito al suo “uscire di scena” da un mondo sempre più distaccato dal suo interesse.

Il mondo della scuola risulta distaccato dalla maggior parte dei ragazzi protagonisti di questa vicenda, le famiglie o sono assenti o presenti, ma prive di capacitĂ  di comunicare con loro se non in modo superficiale e meramente materiale: ecco perchè, secondo i nostri giovani spettatori, i ragazzi ricercano la conquista nella vita autentica nella musica, nell”omologazione, nel vento sul viso in bicicletta o in motorino che aiutano a superare le loro ansie e le loro paure.

OSSERVATORIO ADOLESCENTI

ERCOLANO, L’ITALIA DEI VALORI PLAUDE ALL’OPERAZIONE CENTRO VETRINE

La sezione locale esprime vicinanza alle forze dell”ordine ed alle denunce di chi ha permesso il blitz: “Lotta contro la mafia deve essere prima di tutto un impegno morale”.

Il partito Italia dei Valori della cittĂ  di Ercolano, plaude all”ennesima ed efficace operazione ,denominata Cento Vetrine, condotta dalle forze dell”ordine. Il felice esito delle indagini ha portato, nella mattinata del 19 aprile u.s., all”esecuzione di 21 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di affiliati dei clan operanti sul territorio per associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsioni aggravate.

Così come ha ammesso il procuratore aggiunto Dott. Rosario Cantelmo, l”aumento delle denuncie dei commercianti ha favorito l”attivitĂ  investigativa che sta mettendo in ginocchio i clan di Ercolano. Manifestiamo la nostra piena solidarietĂ  e vicinanza a chi ha deciso con coraggio di uscire dallo stato di omertĂ  credendo nelle forze messe a disposizione dallo Stato per la difesa della legalitĂ .

L”impegno del partito e dei consiglieri comunali eletti nella lista di Italia dei Valori sarĂ  indirizzato, tra l”altro, al perseguimento della legalitĂ  contro ogni forma di sorpruso, nonchè verso il rispetto e la promozione della coscienza civica. Noi crediamo che, come sosteneva il giudice Paolo Borsellino, la lotta alla mafia debba essere innanzitutto un movimento culturale e morale che coinvolga tutti a sentire la bellezza del fresco profumo di libertĂ .

Un profumo che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell”indifferenza, della contiguitĂ  e quindi della complicitĂ . Con l”impegno di tutti dobbiamo veramente iniziare ad amare il nostro paese, perchè il vero amore consiste nell”amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.

COSA INQUINA IL VOTO E LA NOSTRA LIBERTÁ

Il voto va espresso sempre in piena libertĂ , senza condizionamenti. Ma ci sono troppi elementi che rendono vano il principio. Il clientelismo, ad esempio.
Di Don Aniello Tortora

In questi giorni i giornali titolano, in grande, i “condizionamenti”, anche della criminalitĂ  organizzata, sul voto.
A “bocce ferme”, dopo una campagna elettorale definita da tutti “la più litigiosa e arrogante” degli ultimi tempi, è indispensabile riflettere su quanto accaduto.
La parola “LibertĂ ” è stato il termine più usato e abusato. Ma, siamo veramente liberi? Si è veramente liberi quando si esprime il proprio voto? Quali i condizionamenti e le manipolazioni?
LibertĂ  di voto, voto in libertĂ , voto di libertĂ . Espressioni sentite molte, troppe volte, agitate come slogan, alzate come bandiere.

La libertĂ  di voto è e deve essere sempre garantita, il voto va espresso in piena e consapevole libertĂ , anzi esso esprime la libertĂ  democratica del singolo cittadino. Si aggiunga che la logica della gratuitĂ  è l”intima natura della libertĂ ; ciò comporta che l”atto libero non è gravato da debiti nè avanza crediti. Se si parte, poi, dal presupposto che non esiste una libertĂ  assoluta, una libertĂ  sciolta da ogni forma di vincolo, che l”uomo di per sè in ogni suo gesto nasconde più o meno inconsapevolmente tanti condizionamenti, allora bisognerĂ  convenire che anche il semplicissimo gesto di un voto non è frutto dell”assoluta decisione della volontĂ  dell”elettore.
I condizionamenti sono tanti e di varia natura.

Si va dall”amicizia personale, al di lĂ  degli schieramenti partitici o politici che nelle elezioni locali passano sempre in second”ordine, ai rapporti di parentela. Molti candidati al potere locale mettono in atto la scelta “scientifica”, studiata a tavolino, di dividere le famiglie. Certo, nelle elezioni comunali si è più attenti all”immondizia sotto casa, al segnale luminoso da aggiustare, alle buche nell”asfalto, al parcheggio comodo e sicuro, alla pulizia, e cose concrete visibili, che colpiscono quando si esce di casa la mattina; e ci si lascia convincere dal candidato del condominio, dal vicino di casa o dal collega di lavoro che dice di aver trovato la soluzione. Questo stile è molto diffuso, trasversale, non risparmia nessuno, è bipartisan.

Ci sono, inoltre, motivi di convenienza che spingono a scegliere un candidato piuttosto che un altro: opportunitĂ  economica soprattutto. E questo è elemento fortemente inquinante per una vera democrazia. Purtroppo il bisogno di lavoro, specie per le nuove generazioni, per i disoccupati e per chi il lavoro lo ha perso, è una grande limitazione alla libertĂ  di voto. Il diritto al lavoro per tutti è essenziale in una democrazia che pretende di essere compiuta, come il diritto ad un voto libero.

Spesso mi chiedo come si fa, con questa crisi economica, a promettere posti di lavoro, sapendo di mentire e come si fa a dare credito a queste promesse che mai saranno mantenute. Si vota il tal candidato perchè è stata promessa una “ricompensa” (purtroppo anche in denaro!) o l”altro perchè si spera che permetta di raggiungere un scopo molto personale, come un avanzamento di carriera nella propria professione, la realizzazione di un progetto privato. Si vota , poi, quella persona, forse anche perchè si teme di perdere qualche vantaggio, qualche posizione di prestigio, qualche appalto.

È bene ricordarcelo tutti: ad ogni favore fatto e ricevuto corrisponde una ingiustizia ai danni di qualcuno, particolarmente quello più debole e poco garantito.
Clientelismi e favoritismi sono una brutta piaga, difficile da guarire. Dov”è – mi chiedo – la libertĂ  in tutto questo? Dov”è la democrazia, cosi tanto “gridata”? Si è veramente liberi, consapevoli della propria dignitĂ  di persone che non si piegano a forme di ricatto più o meno subdoli e striscianti? Ovviamente quel “bene comune” da tutti auspicato e urlato improvvisamente scompare e lascia il posto solo ai propri sudici interessi. Il sospetto, poi, che più di qualche candidato, senza intendere di politica, sia costretto ad accettare di prestare la sua faccia perchè deve sdebitarsi per qualche diritto scambiato per favore o per qualche vantaggio acquisito, è evidente e inequivocabile .

Per non parlare, oltre al resto, dell”attuale “nauseante” legge elettorale. I candidati, senza il voto di preferenza espresso dall”elettore, sono scelti dai “capi” o dalle segreterie dei partiti, intorno ad una tavola imbandita all”inverosimile di un ristorante di grido della capitale, per nulla rappresentativi di un territorio, cui devono rendere conto. È questa la prima e vera riforma che tutti gli schieramenti politici, “distratti” in questo periodo da altri pseudo-problemi, devono attuare, pena la libertĂ  di voto e l”attuazione di una democrazia compiuta.
Se questo non accadrĂ , temo che l”assenteismo aumenterĂ  alle prossime tornate elettorali. Forse a cominciare anche da me!

Per educarci tutti al vero bene della comunitĂ  anche la Chiesa deve fare di più. SarĂ  necessario per noi cristiani riprendere nelle parrocchie, nei gruppi ecclesiali, la formazione alla socialitĂ , alla legalitĂ , alla giustizia, alla pace, alla politica intesa come servizio e partecipazione attiva alla vita della cittĂ .
Diceva il grande don Lorenzo Milani: “Il tuo problema è uguale al mio. Sortirne insieme è politica, sortirne da soli è avarizia”.
(Fonte foto: Rete Internet)

I CIELI NERI DEL PROSSIMO 25 APRILE

0
L”anniversario della liberazione dell”Italia dal nazifascismo rischia di passare in sordina. Ormai non si porta più ricordare i perchè del 25 Aprile; troppi i guasti del presente per pensare alla storia andata.

Caro Direttore,
Salvatore ed io c”eravamo conosciuti oltre trent”anni fa. Frequentavamo, da collaboratori, le redazioni dei giornali cittadini, avevamo una laurea in lettere in comune, insieme a buone letture, ad amici che, spesso, chiamavamo compagni e ad alcuni riferimenti (politici, culturali, ideologici) dai quali non prescindevamo mai.
Quando, l”altro giorno, ci siamo rincontrati, abbiamo ripreso subito a ragionare alla nostra maniera e mi ha sorpreso, non poco, sentire dire da Salvatore che, ormai, possiamo sperare solo in Gianfranco Fini.

Ti confesso, Direttore, che credevo di aver sbagliato amico-compagno. Invece, era proprio Salvatore che conoscevo io e parlava proprio dell”ex delfino di Giorgio Almirante, nonchè presenza ingombrante nella stanza dei bottoni della Questura di Genova, all”epoca del famigerato G8. È vero, siamo ridotti proprio male se, per individuare una via di sbocco alle vicende italiane, bisogna rifare la verginitĂ  a personaggi dall”imene tragicamente lacerato!

Intanto, la mia collega di Groppello Cairoli, che continua a professarsi progressista e di sinistra, si dice d”accordo con quelli della Lega, che –sostiene- le sono visceralmente antipatici (veramente usa un”espressione più colorita: le stanno sulle palle), però, difendono buone cause. E le buone cause sono le seguenti: eliminazione della transumanza docente dal sud al nord; graduatorie regionali per ogni incarico di lavoro; allontanamento degli extracomunitari (che, fra l”altro, puzzano); divieto di sedersi a mensa per gli alunni che non pagano (perchè non ne hanno la possibilitĂ ) il ticket; discriminazione quasi razziale per tutti quanti, a vari motivo, vengono dal sud e, in special modo, da piccole realtĂ  territoriali. Insomma, a tutti i poveri cristi che vengono dalle terre oltre Eboli, -ma anche a quelli che vengono dalla Campania, dalla Puglia e dal Molise- , un invito a non farsi più vedere in un giro condiviso di conoscenze e di possibilitĂ  lavorative.

Quando, poi, le ho chiesto se, per caso, non avesse votato anche Lega, mi ha risposto di no; ma ha aggiunto che i leghisti si sono sostituiti alla politica dei vecchi comunisti, sanno parlare al cuore della gente e ne capiscono le necessitĂ . “Sorcula, sorcula; magna sorcula!”. Ovviamente, degli imminenti 150 anni dell”UnitĂ  d”Italia non ne sa niente ed argomenta anche il perchè: da donna di scuola sedicente progressista e di sinistra, con metodo didattico oculato e parsimonioso (tradotto significa: “cazzimma” anche nel carico orario!), ha ceduto al suo collega l”insegnamento della storia, mentre ha tenuto per sè quello della geografia! Gregorio, un bidello meridionale, sintetizza dicendo che quella maestra sedicente progressista e di sinistra è tenuta a sapere dove si trova la cittĂ  di Torino, mica la storia che ha respirato o di cui è stata protagonista!

Caro Direttore, fra tre giorni, domenica, si celebra il 65° anniversario della Liberazione dell” Italia dal giogo nazifascista. Credo che per molti sarĂ  una domenica come un”altra. Si perde anche la festa, a che serve ricordare un anniversario simile? Sui giornali ci sarĂ  sempre meno spazio (ormai è una data anacronistica); da qualche parte qualcuno (sempre più incanutito, sdentato e, per una buona maggioranza di persone, solo “laudator temporis acti”) esalterĂ  ancora i valori della Resistenza; da più parti, invece, si invocheranno una festa ed una memoria condivisa! Sì, perchè , in fin dei conti, si ricorrerĂ  –talvolta con molto successo- all”assurdo logico di un”idea di memoria (questa volta non condivisa nè condivisibile) inutile.

Quello della memoria, infatti, è un riferimento ai morti (da una parte e dall”altra), ad un tragico epilogo, che impressiona ma che esclude le cause, le ragioni, i fatti, le violenze, le idee, i valori, che hanno portato a quell”atto finale. Chi glielo dice più ai giovani di oggi che solo una parte di Italiani lottò e si immolò per la libertĂ  di tutti? E chi glielo dice più agli stessi giovani che, precedentemente, una piccola parte di Italiani aveva cospirato, con successo, per togliere la libertĂ  a tutti quanti non avessero condiviso l”ideologia e le finalitĂ  di un partito, di un regime, di uno Stato fascista?

“Cara Gisella, quando leggerai queste righe il tuo papĂ  non sarĂ  più:Il tuo papĂ  è stato condannato a morte per le sue idee di Giustizia e di Eguaglianza. Oggi sei troppo piccola per comprendere perfettamente queste cose, ma quando sarai più grande sarai orgogliosa di tuo padre:Per me la vita è finita, per te incomincia, la vita vale di essere vissuta quando si ha un ideale, quando si vive onestamente, quando si ha l”ambizione di essere non solo utili a se stessi ma a tutta l”UmanitĂ .”, (Lettera di Eusebio Giambone, linotipista di 40 anni, fucilato nel 1944 dopo essere stato arrestato e processato da alcuni elementi della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino).

Caro Direttore, non so se altri 25 aprile siano stati mai celebrati sotto cieli più neri. Non per le condizioni meteorologiche nè per le ceneri del vulcano irlandese dal nome (Eyjafjallajkull) impronunciabile. Ma solo perchè siamo allo sfascio più totale (sanitĂ  scuola, lavoro, giustizia, politica, partecipazione, cultura, democrazia. . .) e sempre per colpa degli “altri”.

Però, questa volta, si spera ci tragga dalla palude l”attuale Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, giĂ  segretario nazionale del Fronte della Gioventù, giĂ  segretario nazionale del Msi-Dn, poi, An, e cofondatore del Pdl.

“Il forte si mesce col vinto nemico./ Col nuovo signore rimane l”antico;/ l”un popolo e l”altro sul collo vi sta:/ dividono i servi, dividon gli armenti;/ si posano insieme sui campi cruenti/ d”un volgo disperso che nome non ha.”, (A. Manzoni, “Adelchi”).

Sessantacinque anni fa, i nostri padri ricevettero il dono della LibertĂ  dal sacrificio estremo di tanti loro coetanei. Poi la ereditammo noi quella LibertĂ , forse, con un po” troppa disinvoltura. Quindi, le cose sono andate come sono andate: cioè male. Ora c”è solo l”obbligo di resistere, in ogni modo e con tutte le forze. Perchè, in definitiva, quella LibertĂ  è d”obbligo sia tramandata “libera” e intatta ai nostri figli e ai nostri nipoti.
(Fonte foto: Rete Internet)