Il voto va espresso sempre in piena libertà, senza condizionamenti. Ma ci sono troppi elementi che rendono vano il principio. Il clientelismo, ad esempio.
Di Don Aniello Tortora
In questi giorni i giornali titolano, in grande, i “condizionamenti”, anche della criminalità organizzata, sul voto.
A “bocce ferme”, dopo una campagna elettorale definita da tutti “la più litigiosa e arrogante” degli ultimi tempi, è indispensabile riflettere su quanto accaduto.
La parola “Libertà” è stato il termine più usato e abusato. Ma, siamo veramente liberi? Si è veramente liberi quando si esprime il proprio voto? Quali i condizionamenti e le manipolazioni?
Libertà di voto, voto in libertà, voto di libertà. Espressioni sentite molte, troppe volte, agitate come slogan, alzate come bandiere.
La libertà di voto è e deve essere sempre garantita, il voto va espresso in piena e consapevole libertà, anzi esso esprime la libertà democratica del singolo cittadino. Si aggiunga che la logica della gratuità è l”intima natura della libertà; ciò comporta che l”atto libero non è gravato da debiti nè avanza crediti. Se si parte, poi, dal presupposto che non esiste una libertà assoluta, una libertà sciolta da ogni forma di vincolo, che l”uomo di per sè in ogni suo gesto nasconde più o meno inconsapevolmente tanti condizionamenti, allora bisognerà convenire che anche il semplicissimo gesto di un voto non è frutto dell”assoluta decisione della volontà dell”elettore.
I condizionamenti sono tanti e di varia natura.
Si va dall”amicizia personale, al di là degli schieramenti partitici o politici che nelle elezioni locali passano sempre in second”ordine, ai rapporti di parentela. Molti candidati al potere locale mettono in atto la scelta “scientifica”, studiata a tavolino, di dividere le famiglie. Certo, nelle elezioni comunali si è più attenti all”immondizia sotto casa, al segnale luminoso da aggiustare, alle buche nell”asfalto, al parcheggio comodo e sicuro, alla pulizia, e cose concrete visibili, che colpiscono quando si esce di casa la mattina; e ci si lascia convincere dal candidato del condominio, dal vicino di casa o dal collega di lavoro che dice di aver trovato la soluzione. Questo stile è molto diffuso, trasversale, non risparmia nessuno, è bipartisan.
Ci sono, inoltre, motivi di convenienza che spingono a scegliere un candidato piuttosto che un altro: opportunità economica soprattutto. E questo è elemento fortemente inquinante per una vera democrazia. Purtroppo il bisogno di lavoro, specie per le nuove generazioni, per i disoccupati e per chi il lavoro lo ha perso, è una grande limitazione alla libertà di voto. Il diritto al lavoro per tutti è essenziale in una democrazia che pretende di essere compiuta, come il diritto ad un voto libero.
Spesso mi chiedo come si fa, con questa crisi economica, a promettere posti di lavoro, sapendo di mentire e come si fa a dare credito a queste promesse che mai saranno mantenute. Si vota il tal candidato perchè è stata promessa una “ricompensa” (purtroppo anche in denaro!) o l”altro perchè si spera che permetta di raggiungere un scopo molto personale, come un avanzamento di carriera nella propria professione, la realizzazione di un progetto privato. Si vota , poi, quella persona, forse anche perchè si teme di perdere qualche vantaggio, qualche posizione di prestigio, qualche appalto.
È bene ricordarcelo tutti: ad ogni favore fatto e ricevuto corrisponde una ingiustizia ai danni di qualcuno, particolarmente quello più debole e poco garantito.
Clientelismi e favoritismi sono una brutta piaga, difficile da guarire. Dov”è – mi chiedo – la libertà in tutto questo? Dov”è la democrazia, cosi tanto “gridata”? Si è veramente liberi, consapevoli della propria dignità di persone che non si piegano a forme di ricatto più o meno subdoli e striscianti? Ovviamente quel “bene comune” da tutti auspicato e urlato improvvisamente scompare e lascia il posto solo ai propri sudici interessi. Il sospetto, poi, che più di qualche candidato, senza intendere di politica, sia costretto ad accettare di prestare la sua faccia perchè deve sdebitarsi per qualche diritto scambiato per favore o per qualche vantaggio acquisito, è evidente e inequivocabile .
Per non parlare, oltre al resto, dell”attuale “nauseante” legge elettorale. I candidati, senza il voto di preferenza espresso dall”elettore, sono scelti dai “capi” o dalle segreterie dei partiti, intorno ad una tavola imbandita all”inverosimile di un ristorante di grido della capitale, per nulla rappresentativi di un territorio, cui devono rendere conto. È questa la prima e vera riforma che tutti gli schieramenti politici, “distratti” in questo periodo da altri pseudo-problemi, devono attuare, pena la libertà di voto e l”attuazione di una democrazia compiuta.
Se questo non accadrà, temo che l”assenteismo aumenterà alle prossime tornate elettorali. Forse a cominciare anche da me!
Per educarci tutti al vero bene della comunità anche la Chiesa deve fare di più. Sarà necessario per noi cristiani riprendere nelle parrocchie, nei gruppi ecclesiali, la formazione alla socialità, alla legalità, alla giustizia, alla pace, alla politica intesa come servizio e partecipazione attiva alla vita della città.
Diceva il grande don Lorenzo Milani: “Il tuo problema è uguale al mio. Sortirne insieme è politica, sortirne da soli è avarizia”.
(Fonte foto: Rete Internet)

