I CIELI NERI DEL PROSSIMO 25 APRILE

    36
    0
    CONDIVIDI

    L”anniversario della liberazione dell”Italia dal nazifascismo rischia di passare in sordina. Ormai non si porta più ricordare i perchè del 25 Aprile; troppi i guasti del presente per pensare alla storia andata.

    Caro Direttore,
    Salvatore ed io c”eravamo conosciuti oltre trent”anni fa. Frequentavamo, da collaboratori, le redazioni dei giornali cittadini, avevamo una laurea in lettere in comune, insieme a buone letture, ad amici che, spesso, chiamavamo compagni e ad alcuni riferimenti (politici, culturali, ideologici) dai quali non prescindevamo mai.
    Quando, l”altro giorno, ci siamo rincontrati, abbiamo ripreso subito a ragionare alla nostra maniera e mi ha sorpreso, non poco, sentire dire da Salvatore che, ormai, possiamo sperare solo in Gianfranco Fini.

    Ti confesso, Direttore, che credevo di aver sbagliato amico-compagno. Invece, era proprio Salvatore che conoscevo io e parlava proprio dell”ex delfino di Giorgio Almirante, nonchè presenza ingombrante nella stanza dei bottoni della Questura di Genova, all”epoca del famigerato G8. È vero, siamo ridotti proprio male se, per individuare una via di sbocco alle vicende italiane, bisogna rifare la verginità a personaggi dall”imene tragicamente lacerato!

    Intanto, la mia collega di Groppello Cairoli, che continua a professarsi progressista e di sinistra, si dice d”accordo con quelli della Lega, che –sostiene- le sono visceralmente antipatici (veramente usa un”espressione più colorita: le stanno sulle palle), però, difendono buone cause. E le buone cause sono le seguenti: eliminazione della transumanza docente dal sud al nord; graduatorie regionali per ogni incarico di lavoro; allontanamento degli extracomunitari (che, fra l”altro, puzzano); divieto di sedersi a mensa per gli alunni che non pagano (perchè non ne hanno la possibilità) il ticket; discriminazione quasi razziale per tutti quanti, a vari motivo, vengono dal sud e, in special modo, da piccole realtà territoriali. Insomma, a tutti i poveri cristi che vengono dalle terre oltre Eboli, -ma anche a quelli che vengono dalla Campania, dalla Puglia e dal Molise- , un invito a non farsi più vedere in un giro condiviso di conoscenze e di possibilità lavorative.

    Quando, poi, le ho chiesto se, per caso, non avesse votato anche Lega, mi ha risposto di no; ma ha aggiunto che i leghisti si sono sostituiti alla politica dei vecchi comunisti, sanno parlare al cuore della gente e ne capiscono le necessità. “Sorcula, sorcula; magna sorcula!”. Ovviamente, degli imminenti 150 anni dell”Unità d”Italia non ne sa niente ed argomenta anche il perchè: da donna di scuola sedicente progressista e di sinistra, con metodo didattico oculato e parsimonioso (tradotto significa: “cazzimma” anche nel carico orario!), ha ceduto al suo collega l”insegnamento della storia, mentre ha tenuto per sè quello della geografia! Gregorio, un bidello meridionale, sintetizza dicendo che quella maestra sedicente progressista e di sinistra è tenuta a sapere dove si trova la città di Torino, mica la storia che ha respirato o di cui è stata protagonista!

    Caro Direttore, fra tre giorni, domenica, si celebra il 65° anniversario della Liberazione dell” Italia dal giogo nazifascista. Credo che per molti sarà una domenica come un”altra. Si perde anche la festa, a che serve ricordare un anniversario simile? Sui giornali ci sarà sempre meno spazio (ormai è una data anacronistica); da qualche parte qualcuno (sempre più incanutito, sdentato e, per una buona maggioranza di persone, solo “laudator temporis acti”) esalterà ancora i valori della Resistenza; da più parti, invece, si invocheranno una festa ed una memoria condivisa! Sì, perchè , in fin dei conti, si ricorrerà –talvolta con molto successo- all”assurdo logico di un”idea di memoria (questa volta non condivisa nè condivisibile) inutile.

    Quello della memoria, infatti, è un riferimento ai morti (da una parte e dall”altra), ad un tragico epilogo, che impressiona ma che esclude le cause, le ragioni, i fatti, le violenze, le idee, i valori, che hanno portato a quell”atto finale. Chi glielo dice più ai giovani di oggi che solo una parte di Italiani lottò e si immolò per la libertà di tutti? E chi glielo dice più agli stessi giovani che, precedentemente, una piccola parte di Italiani aveva cospirato, con successo, per togliere la libertà a tutti quanti non avessero condiviso l”ideologia e le finalità di un partito, di un regime, di uno Stato fascista?

    “Cara Gisella, quando leggerai queste righe il tuo papà non sarà più:Il tuo papà è stato condannato a morte per le sue idee di Giustizia e di Eguaglianza. Oggi sei troppo piccola per comprendere perfettamente queste cose, ma quando sarai più grande sarai orgogliosa di tuo padre:Per me la vita è finita, per te incomincia, la vita vale di essere vissuta quando si ha un ideale, quando si vive onestamente, quando si ha l”ambizione di essere non solo utili a se stessi ma a tutta l”Umanità.”, (Lettera di Eusebio Giambone, linotipista di 40 anni, fucilato nel 1944 dopo essere stato arrestato e processato da alcuni elementi della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino).

    Caro Direttore, non so se altri 25 aprile siano stati mai celebrati sotto cieli più neri. Non per le condizioni meteorologiche nè per le ceneri del vulcano irlandese dal nome (Eyjafjallajkull) impronunciabile. Ma solo perchè siamo allo sfascio più totale (sanità scuola, lavoro, giustizia, politica, partecipazione, cultura, democrazia. . .) e sempre per colpa degli “altri”.

    Però, questa volta, si spera ci tragga dalla palude l”attuale Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, già segretario nazionale del Fronte della Gioventù, già segretario nazionale del Msi-Dn, poi, An, e cofondatore del Pdl.

    “Il forte si mesce col vinto nemico./ Col nuovo signore rimane l”antico;/ l”un popolo e l”altro sul collo vi sta:/ dividono i servi, dividon gli armenti;/ si posano insieme sui campi cruenti/ d”un volgo disperso che nome non ha.”, (A. Manzoni, “Adelchi”).

    Sessantacinque anni fa, i nostri padri ricevettero il dono della Libertà dal sacrificio estremo di tanti loro coetanei. Poi la ereditammo noi quella Libertà, forse, con un po” troppa disinvoltura. Quindi, le cose sono andate come sono andate: cioè male. Ora c”è solo l”obbligo di resistere, in ogni modo e con tutte le forze. Perchè, in definitiva, quella Libertà è d”obbligo sia tramandata “libera” e intatta ai nostri figli e ai nostri nipoti.
    (Fonte foto: Rete Internet)