Nel 1874 il prefetto Antonio Mordini condusse la prima inchiesta sulla camorra “napoletana”

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La prima seria inchiesta dopo l’unità d’Italia. Il prefetto Antonio Mordini, garibaldino della prima ora, senatore del Regno, vide confermati dall’inchiesta i suoi sospetti sulla micidiale riorganizzazione della “setta” dei camorristi. L’ispettore di Portici chiamò “correligionari” i membri di ogni squadra di camorra. L’ispettore di Portici parlò della “camorra vesuviana”, che incominciava a controllare le strade del commercio con Napoli e con Castellammare, e pretendeva di discutere “alla pari” con la camorra napoletana.

 

Una prima indagine, conclusa nel 1864, indicò chiaramente che la “setta” era presente in tutti i quartieri di Napoli, ma questa “presenza” era consistente soprattutto nei cosiddetti “quartieri bassi”, la Vicaria, il Mercato, il Porto, dove era più alta – fece notare Marcella Marmo – la circolazione “di merci, di danaro, di servizi”. La camorra gestiva furti, grassazioni, contrabbando, controllava le lotterie clandestine, le case del gioco d’azzardo e la prostituzione esercitata nei “bordelli” dell’Imbrecciata. Nel 1862 vennero sequestrate nelle carceri di Napoli numerose lettere, prova sorprendente e preziosa della corrispondenza che i membri della “camorra carcerata” tenevano con i compagni della “camorra libera” per regolare la spartizione del danaro entrato nelle casse e per trasmettere informazioni sulle azioni da portare a termine e sugli spostamenti dei detenuti. Marc Monnier pubblicò alcune di queste lettere e fece notare che esse confermavano che la società della camorra era ormai diventato un sistema solido e coordinato, diretto da capi dei quali tutti i camorristi riconoscevano l’autorità. Nel 1874 Antonio Mordini volle capire se e come la camorra si stava riorganizzando dopo l’unità d’Italia e perciò inviò un questionario agli ispettori dei quartieri di Napoli e a quelli di Barra e di Portici. L’ispettore del quartiere Chiaia, nella sua lunga risposta, osservò che la camorra non era stata combattuta “alle radici: dopo i primi colpi si è soprasseduto, tanto che questa ha ripreso lena e ha mutato d’indirizzo, per modo che le è riuscito agevole di rinvigorire e nascondersi, in guisa da lasciare financo dubitare della sua esistenza. Il rimpatrio dal domicilio coatto è stato letto come debolezza del Governo…La camorra ha saputo distendere i suoi rami fin nel campo delle elezioni politiche, da dove ha tratto nuova vita, sicurezza e garanzia”. Mentre sotto i Borbone era organizzata come una setta, oggi, continua l’ispettore, “la camorra ha preso un altro indirizzo e, invadendo le diverse branche di commercio e industrie”, costringe gli imprenditori e i commercianti a “mettersi frastornati nella imprescindibile necessità di farla compartecipe degli utili”. L’altra “modificazione della camorra consiste nella finzione del decentramento (l’ispettore scrive discentramento), poiché non deve apparire alcun elemento che faccia ritenere che esista fra componenti di essa un ordinamento riconosciuto e accettato, con direzioni e dipendenze”, e se i camorristi in pubblico ostentano reciproca assistenza, “lo fanno per dare di sé un’immagine, per imporsi e per generare quel panico che è tanto utile alle loro delittuose imprese”. L’ispettore reggente di Portici disse con chiarezza la sua amara verità“a partire dal 1870 lo Stato ha mostrato condiscendenza verso i capi della camorra nella lusinga che per opera di costoro si scoprissero i delinquenti comuni”. I capi organizzavano furti, ne affidavano l’esecuzione a ladri infidi, e al momento opportuno avvertivano la polizia, che sorprendeva i mariuoli in flagranza di reato. La camorra otteneva così due risultati: rafforzava il proprio prestigio e si liberava di personaggi scomodi. Si è arrivati al punto di vedere un funzionario di P.S., il delegato Vacca, gozzovigliare pubblicamente assieme al noto Cappuccio e ad altri: così scrive il reggente di Portici, con nervosa grafia. Egli proponeva che il domicilio coatto fosse perpetuo, e si permetteva di far notare al Prefetto che era una follia pura mandare i coatti in quelle province, Salerno, Avellino, Benevento, Caserta e Foggia, in cui la camorra aveva già messo radici: lì i camorristi che arrivano da Napoli trovano sostegno nei correligionari del luogo. Correligionari: è una parola che da sola vale quanto un libro. (Napoli è la città in cui il tempo si è fermato. È una pacchia per chi scrive di storia). L’ispettore di Portici espresse l’augurio che il Prefetto adottasse decisivi provvedimenti per “liberare dall’assillo della camorra vesuviana” i “vatigali” che a decine ogni giorno trasportavano sui loro carri le merci verso le città della costa e dai mercati “agrari” di Nola e di Avellino verso i paesi ai piedi del vulcano.

L’agenda di Meloni: dagli Usa agli Emirati Arabi. Piano da 40 miliardi per l’Italia

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La recente visita di Stato del presidente degli Emirati Arabi Uniti (EAU), Sheikh Mohamed Bin Zayed Al Nahyan in Italia, ha segnato un momento cruciale nelle relazioni diplomatiche ed economiche tra le due nazioni. Durante le discussioni con il Primo Ministro Italiano Giorgia Meloni, gli Emirati Arabi Uniti si sono impegnati a investire 40 miliardi di dollari in Italia, concentrandosi su settori strategici come l’intelligenza artificiale, i data center, la ricerca spaziale, le energie rinnovabili e le terre rare. Come l’ investimento dell’ Arabia Saudita, solo settimane fa, questo sostanziale investimento sottolinea un partenariato sempre più profondo volto a promuovere l’innovazione e lo sviluppo industriale . Non e’ una coincidenza che tutto cio’ accade subito dopo l’incontro di Giorgia Meloni con il Presidente Trump a Maralago. Un argomento centrale del loro dialogo è stato il corridoio economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC), un’ambiziosa iniziativa progettata per stabilire una rotta commerciale intermodale che collega l’India all’Europa attraverso Israele, Emirati Arabi Uniti e altri paesi del Medio Oriente. Anche qui I colloqui di Meloni con il PM Indiano rafforzano l’economia Italiana e la sua leadership nel mondo post-woke. George G Lombardi

Politiche sociali: a Nola sugli ambiti territoriali sociali in Campania

Nola. Riceviamo e pubblichiamo:  Politiche sociali, a Nola il punto della situazione sugli ambiti territoriali sociali in Campania Al convegno in programma per giovedì 27 febbraio parteciperà l’assessore regionale Lucia Fortini “Gli ambiti territoriali sociali in Campania: sfide e prospettive per un welfare di comunità”: se ne parlerà nel corso di un convegno in programma per le 15,00 di giovedì 27 febbraio 2025 nella sala convegni del museo storico archeologico di Nola. Un pomeriggio di riflessione promosso dall’Ambito Sociale N23 con Nola Comune capofila, dall’Ordine degli Assistenti Sociali della Campania e da A.Di.P.S. Campania, associazione dei dirigenti alle politiche sociali. Ad introdurre i lavori sarà Giuseppe Bonino, dirigente dell’Ufficio di Piano dell’Ambito sociale N23. Alle 15,30 prenderà il via la prima sessione dedicata alla “Governance degli ambiti territoriali: evoluzione e stato dell’arte” con la relazione di Carmine De Blasio, presidente A.Di.P.S Campania e direttore del consorzio dei servizi sociali dell’Ambito A05. Seguirà il focus dal tema: ”Attivazione di un consorzio: l’esperienza dell’Ambito C8 e dell’ASPS N33 Penisola Sorrentina”. Ne parleranno Francesca Palma, direttore del consorzio dei servizi sociali e socio sanitari C8 e Andrea Di Fiore, direttore ASPS N33 Penisola sorrentina. Alle 16 e 30 la sessione “Gli attori del Welfare” che accenderà un faro sui seguenti temi: “Il personale degli uffici di Piano tra precariato e supporti esterni”, a cura di Mariafelicia Comberiati, segretaria generale della Cisl di Napoli; “Gli assistenti sociali e il servizio sociale professionale dopo l’introduzione del Lep” del quale parlerà Carmela Grimaldi, consigliera dell’ordine degli assistenti sociali della Campania; “ETS e Ambiti sociali: partecipazione e corresponsabilità per l’evoluzione dei sistemi sociali delle politiche sociali” sul quale si soffermerà Giovanpaolo Gaudino, portavoce del Forum Terzo Settore Campania. Alle 17,30 spazio al question time con le domande inviate attraverso un apposito form dai partecipanti al workshop. Le conclusioni, in programma per le 18,00 saranno affidate a Lucia Fortini, assessore alla scuola, alle politiche sociali e giovanili della Regione Campania. L’evento è accreditato “Croas Campania” per il rilascio di crediti formativi agli assistenti sociali. “Quello delle politiche sociali – spiega Giuseppe Bonino, dirigente dell’ufficio di Piano dell’Ambito N23 dei comuni dell’area nolana con Nola capofila – rappresenta un settore strategico e delicato attraverso il quale si attuano le attività e le azioni a favore delle categorie più vulnerabili delle comunità. Ecco perché puntare a modelli di governance ispirati all’efficienza, alla competenza ed alla capacità organizzativa rappresenta una priorità, quando si intende fornire ai cittadini una risposta all’altezza delle esigenze di ciascuno e soprattutto della impegnativa sfida di non lasciare indietro nessuno”.

Giulia, investigatori per 9 ore nella casa della tragedia: portati via nuovi reperti

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Proseguono le indagini sulla tragica morte della piccola Giulia Loffredo, la bambina di nove mesi uccisa dal pitbull di famiglia nella sua casa nel rione popolare Ice Snei ad Acerra. Gli agenti della polizia scientifica e del commissariato locale hanno eseguito un nuovo sopralluogo nell’appartamento, cercando di ricostruire con esattezza la dinamica degli eventi. L’operazione si è protratta per quasi nove ore, nel tentativo di verificare i movimenti del padre della bambina, Vincenzo Loffredo, la cui posizione è al vaglio degli inquirenti.

Dubbi e responsabilità ancora da chiarire

L’inchiesta ha confermato che il cane, un pitbull di grossa taglia di nome “Tyson”, è il responsabile della morte della bambina. Tuttavia, gli investigatori stanno ancora cercando di chiarire dove si trovasse e cosa stesse facendo Vincenzo Loffredo nei secondi in cui la tragedia si consumava. Il giovane padre è indagato per omicidio colposo, mentre la madre della piccola, quella sera, era fuori casa per motivi di lavoro.

Un aspetto che complica le indagini è la misteriosa cancellazione delle prove. Qualcuno, forse il padre stesso o un familiare, avrebbe pulito l’appartamento dopo l’accaduto, eliminando tracce di sangue e altri indizi che avrebbero potuto aiutare gli investigatori a stabilire con precisione la dinamica dell’aggressione.

Il ritardo nel sequestro dell’appartamento

Il pubblico ministero Martina Salvati sospetta che la pulizia dell’abitazione sia stata un atto deliberato per ostacolare le indagini. Tuttavia, il sequestro della scena del crimine è avvenuto con un ritardo significativo: solo otto ore dopo che Vincenzo Loffredo aveva portato la figlia in fin di vita al pronto soccorso della Villa dei Fiori.

Resta ancora da chiarire chi abbia ripulito la casa e per quale motivo. Inoltre, rimane inspiegabile il lasso di tempo trascorso tra la morte della bambina e il suo arrivo in ospedale. Gli inquirenti vogliono capire perché siano passati più di trenta minuti, quando la distanza tra l’appartamento e la clinica è di soli pochi minuti a piedi.

La difesa del padre

L’avvocato di Vincenzo Loffredo, Luigi Montano, ha ribadito che l’appartamento sarebbe stato pulito prima dell’apposizione dei sigilli e che il suo assistito stava dormendo profondamente quando il cane ha attaccato la bambina. Secondo questa versione, il pitbull avrebbe agito improvvisamente, afferrando Giulia e trascinandola via prima che il padre potesse intervenire.

Le dichiarazioni del medico della clinica, Emanuele Ceo, confermano che la bambina è stata morsa ripetutamente alla testa e al collo, con il cane che l’ha stretta fino a spezzarle il collo. Quando è stata portata in ospedale, la piccola era già deceduta, con ferite multiple e segni evidenti dell’aggressione subita.

L’indagine prosegue per chiarire tutte le responsabilità e comprendere meglio cosa sia accaduto in quegli attimi terribili, mentre la comunità di Acerra è ancora scossa dal dolore per la perdita della piccola Giulia.

Incendio nel Parco Vesuvio, distrutta fabbrica di abbigliamento a Volla: paura per intossicati e feriti

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Paura questa mattina a Volla, dove un incendio ha devastato una fabbrica di abbigliamento situata nel Parco Vesuvio. Il rogo ha provocato un’alta colonna di fumo nero, visibile a grande distanza, e ha reso l’aria irrespirabile nella zona circostante.

A scopo precauzionale, le autorità hanno disposto l’evacuazione di alcuni edifici vicini, temendo un’ulteriore propagazione delle fiamme. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco con diversi mezzi, impegnandosi a domare il vasto incendio che ha avvolto l’impianto produttivo.

Due persone sono state trasportate in ospedale dopo aver inalato una quantità eccessiva di fumo. Al momento, non si conoscono le loro condizioni precise, ma sembra che abbiano riportato sintomi di intossicazione.

Le forze dell’ordine e i tecnici specializzati sono al lavoro per determinare le cause dell’incidente. Le ipotesi al vaglio spaziano da un guasto tecnico a un possibile problema di sicurezza all’interno della fabbrica. Nel frattempo, la popolazione locale si dice preoccupata per gli effetti della nube tossica generata dall’incendio.

L’area interessata è stata transennata per permettere ai soccorritori di operare in sicurezza. Intanto, i residenti attendono indicazioni ufficiali su eventuali misure da adottare per proteggersi dalle possibili conseguenze dell’inquinamento atmosferico.

Dema, la protesta si sposta a Ottaviano: sit-in al Castello Mediceo

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Oggi, a Ottaviano, si è svolta una nuova protesta dei lavoratori della Dema contro i 200 esuberi previsti dopo l’acquisizione dell’azienda aerospaziale da parte del gruppo Adler. I manifestanti si sono riuniti davanti al Castello Mediceo, sede istituzionale della città, per chiedere certezze sul loro futuro lavorativo e per esprimere il loro dissenso rispetto ai piani di riorganizzazione aziendale. Alla manifestazione ha preso parte anche il prefetto, sottolineando la rilevanza della vertenza.

Il contesto della protesta

La protesta di oggi segue quella di ieri, quando alcuni lavoratori hanno bloccato i binari della Circumvesuviana sulla linea Napoli-Ottaviano-Sarno, a Somma Vesuviana. Il blocco, durato pochi minuti, ha causato l’interruzione temporanea del servizio ferroviario ed è stato una prima forma di mobilitazione contro il piano di riduzione occupazionale. Le due manifestazioni sono collegate: la tensione tra i lavoratori è alta e la preoccupazione per il futuro degli stabilimenti di Somma Vesuviana e Ottaviano continua a crescere.

Le richieste dei lavoratori

I lavoratori della Dema chiedono garanzie occupazionali e maggiore trasparenza sui piani industriali del gruppo Adler. Secondo i sindacati, il piano di riorganizzazione prevede lo spostamento forzato dell’80% del personale dallo stabilimento di Somma Vesuviana ad Airola e Brindisi, oltre alla chiusura di interi reparti produttivi. Queste misure, denunciano i manifestanti, mettono a rischio il futuro dell’azienda e potrebbero portare alla “desertificazione industriale” dell’area vesuviana.

Reazioni delle istituzioni e dei sindacati

Le istituzioni locali e i sindacati hanno espresso solidarietà ai lavoratori. La Fiom-Cgil ha chiesto un confronto urgente con il gruppo Adler per chiarire il futuro della Dema e dei suoi dipendenti. Anche il prefetto, presente alla manifestazione di oggi, ha ascoltato le istanze dei lavoratori, segno che la vertenza sta attirando l’attenzione delle autorità.

Il futuro della Dema

La situazione rimane incerta e le proteste potrebbero continuare nei prossimi giorni. I lavoratori chiedono risposte concrete per evitare licenziamenti e ridimensionamenti che avrebbero un impatto devastante sul tessuto economico locale. La speranza è che il governo e le istituzioni possano intervenire per garantire la continuità produttiva e la salvaguardia dei posti di lavoro in un’azienda storica per il territorio.

Nuovo blitz anticamorra a Pomigliano, 6 arresti: tangente da 100mila euro a centro scommesse

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POMIGLIANO D’ARCO – Nella mattinata odierna, tra Napoli e Pomigliano d’Arco, la Polizia di Stato ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di sei soggetti, gravemente indiziati del reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Nello specifico, nello scorso mese di ottobre, alcuni esponenti del noto sodalizio camorristico dei Mazzarella avrebbero avvicinato il titolare di una sala scommesse nel quartiere di Poggioreale, intimandogli di corrispondere una tangente estorsiva di 100.000 euro per poter continuare a svolgere la sua attività imprenditoriale. Le indagini condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Napoli hanno consentito di ricostruire le diverse fasi della vicenda estorsiva, dalla preparazione, alla individuazione dei soggetti che avrebbero dovuto avvicinare la vittima, fino alla materiale esecuzione delle minacce. Gli elementi raccolti, inoltre, avrebbero documentato il coinvolgimento – in qualità di mandante dell’estorsione – di uno dei referenti di vertice del predetto clan. Quest’ultimo, ancorché sottoposto al regime degli arresti domiciliari, sarebbe stato in grado di gestire in maniera continua ed efficace gli interessi del sodalizio criminale e tutte le fasi di progettazione e attuazione dell’estorsione al titolare del centro scommesse. Il provvedimento in parola è una misura cautelare, eseguita in sede di indagini preliminari, avverso la quale sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e, come tali, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

Tampona auto per scappare dai carabinieri con la droga a bordo: donna di Terzigno in ospedale, giovane in manette

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Boscoreale: Scappa all’Alt dei carabinieri e impatta contro un’auto con a bordo 3 persone. Un 22enne è stato arrestato Questa notte a Boscoreale i carabinieri della locale stazione hanno arrestato il 22enne Angelo Sola per detenzione a fini di spaccio e porto di oggetti atti ad offendere. L’uomo è già noto alle forze dell’ordine ed è di Sarno (Sa). I carabinieri – impegnati nei controlli serali volti a reprimere furti e rapine – notano il 22enne a bordo di una fiat Punto mentre percorre via Gesuiti. L’auto non si ferma all’Alt e inizia l’inseguimento. Poche centinaia di metri e l’utilitaria guidata dal giovane si scontra con un’altra auto. A bordo ci sono un ragazzo e due donne. Il 22enne non si arrende e, sceso dall’auto, tenta di fuggire a piedi ma viene bloccato dai carabinieri. Per il violento impatto, una dei passeggeri a bordo dell’auto tamponata è dovuta ricorrere alla cure mediche ed è stata trasferita in ospedale. Fortunatamente la donna – una 60enne di Terzigno – è stata dimessa e sta bene. Nella Fiat Punto i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato 243 grammi di droga tra cocaina, marijuana e hashish. Trovati anche un bilancino di precisione, un’ascia e diverso materiale per il confezionamento dello stupefacente. L’arrestato è in attesa di giudizio.

Si addormenta con sigaretta accesa e muore carbonizzata

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Frattaminore. Una terribile tragedia ha colpito Frattaminore nelle prime ore del mattino di ieri, quando un incendio ha devastato un’abitazione in via Pasteur, al civico 13. La vittima è Maria Parolisi, 60 anni, ritrovata senza vita dai vigili del fuoco nella sua camera da letto, ormai carbonizzata dalle fiamme. L’allarme è stato lanciato dal marito, Salvatore Gaudino, 58 anni, che viveva con lei nel villino al primo piano. Secondo il suo racconto, la donna si trovava a letto e stava fumando quando, probabilmente, un mozzicone di sigaretta non spento ha innescato il rogo. L’uomo ha cercato di soccorrerla, ma a causa di una sua condizione fisica non è riuscito a metterla in salvo e ha dovuto chiamare immediatamente i soccorsi. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, il personale del 118 e i vigili del fuoco di Afragola, che hanno domato l’incendio, trovando però il corpo della donna ormai senza vita. Il magistrato di turno della Procura di Napoli Nord ha disposto il trasferimento della salma per gli accertamenti medico-legali. I residenti della zona sono sotto shock. Una vicina ha raccontato di non essersi accorta di nulla fino all’arrivo dei pompieri. Nel frattempo, il Nucleo Investigativo Antincendi ha avviato i rilievi per determinare le esatte cause del rogo, anche se l’ipotesi principale resta quella della sigaretta accesa caduta accidentalmente sulle lenzuola. Tuttavia, sarà l’autopsia a chiarire con precisione la dinamica dell’accaduto. Il sindaco di Frattaminore, Giuseppe Bencivenga, ha firmato un’ordinanza di sgombero dell’abitazione, ormai inagibile dopo il disastro. Il marito della vittima, visibilmente provato, è rimasto per tutta la mattinata fuori dalla casa insieme ad alcuni parenti, mentre gli investigatori proseguivano i rilievi. Un dramma che ha sconvolto l’intera comunità.  

Napoli, Claudio Napolitano è il nuovo Presidente Provinciale dell’UNPLI

Napoli. Riceviamo e pubblichiamo:
Claudio Napolitano è il nuovo Presidente Provinciale dell’UNPLI, eletto nell’Assemblea Elettiva che si è tenuta presso il Complesso delle Basiliche Paleocristiane a Cimitile.
Napolitano, già presidente della Pro Loco di Visciano, succede a Luigi Barbati, attuale numero uno regionale e punto di riferimento per anni dell’UNPLI Napoli. L’Assemblea Elettiva dell’UNPLI rappresenta da sempre un momento di grande partecipazione e confronto nella vita organizzativa delle Pro Loco, fondamentale per la valorizzazione e crescita dei territori e del lavoro svolto quotidianamente a Napoli e nella sua provincia.
“Lascio dopo anni difficili, intensi ma anche ricchi di tante soddisfazioni e che grazie all’apporto delle pro loco abbiamo avuto modo di crescere e far sentire la nostra presenza sui territori – dichiara Luigi Barbati presidente Regionale UNPLI Campania – Adesso come presidente UNPLI regionale mi spetta un lungo lavoro per continuare sulla strada intrapresa e per riportare le Pro Loco al ruolo che le compete, valorizzando sempre più il ruolo dei nostri volontari del servizio civile e puntando sul potenziamento dell’immenso patrimonio turistico culturale dei nostri territori. Allo stesso tempo faccio i miei più vivi complimenti a Claudio Napolitano al quale gli lascio il sigillo di presidente provinciale. Una persona che conosco da anni e che sono sicuro saprà agire facendo squadra, con l’ascolto e in continuità con quanto sino ad oggi creato e soprattutto con la stessa passione ed impegno messa in campo da consigliere contribuendo alla rinascita del mondo UNPLI. Ringrazio tutti i consiglieri del Direttivo Provinciale, la Segretaria e i ragazzi del servizio civile che sono stati di fondamentale importanza nel cammino in questi anni”.
“Anzitutto desidero ringraziare Luigi Barbati, con il quale abbiamo costruito in questi anni cose importanti e con il quale proseguirà la collaborazione mediante di UNPLI Campania – aggiunge Claudio Napolitano, nuovo presidente provinciale UNPLI Napoli – Grazie anche a tutti coloro che hanno voluto sostenere la mia candidatura, dimostrando quanto la condivisione sarà importante nel lavoro che ci aspetta. UNPLI Napoli rappresenta stabilmente punto di riferimento per le pro loco dei territori della provincia di Napoli e attraverso la sua struttura organizzativa consente un supporto proficuo alle attività turistico-culturali e promozionali. Il comitato provinciale che mi accingo a presiedere si afferma oggi come realtà ramificata e sono certo che continueremo nel percorso intrapreso andando a salvaguardare il nostro patrimonio materiale e immateriale e rafforzando il valore delle pro loco e del mondo del volontariato”.
Durante i lavori è stato illustrato il raggiunto protocollo d’intesa tra UNPLI Campania e ANCI Campania, fondamentale la sinergia tra le Pro Loco ed i Comuni per portare avanti progetti con l’obiettivo di rafforzare lo sviluppo dei nostri territori.
Il Presidente Nazionale dell’ANCI e Sindaco della Città Metropolitana di Napoli, Gaetano Manfredi, intervenuto all’Assemblea Elettiva, ha espresso soddisfazione per il Protocollo d’Intesa sottolineando che “la sinergia tra i Comuni e le Pro Loco provinciali è di fondamentale importanza per lo sviluppo del territorio”.
Alla manifestazione hanno partecipato Valeria Ciarambino (Vicepresidente Consiglio Regionale della Campania), Giovanni Mensorio (Presidente III Commissione consiliare permanente della Campania), Massimiliano Manfredi (Consigliere Regionale della Campania), Vincenzo Cirillo (Consigliere Delegato alla Promozione del Territorio Città Metropolitana di Napoli), Domenico Esposito Alaia (Consigliere Città Metropolitana di Napoli), e tutti i Presidenti delle Pro Loco della provincia di Napoli e i presidenti dei comitati provinciali della Campania.
L’UNPLI sempre con l’obiettivo di promuovere le bellezze del nostro territorio ha stretto un accordo con MyCityCode che trasforma souvenir tradizionali in oggetti interattivi. L’idea è quella di rendere l’esperienza turistica più coinvolgente, permettendo alle persone di caricare e condividere i propri momenti speciali legati a una città, un’attrazione o un evento. Le Pro Loco hanno il compito di valorizzare il territorio, promuovere eventi locali e sostenere il turismo di prossimità. MyCityCode può offrire un prodotto innovativo che arricchisce l’esperienza turistica e aiuta a diffondere il patrimonio culturale locale.