San Giuseppe Vesuviano, verso la canonizzazione del beato Carlo Acutis

Venerdì 7 marzo Mons. Domenico Sorrentino, vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, arriverà a San Giuseppe Vesuviano dopo la presentazione a Napoli del suo libro dal titolo “Carlo Acutis sulle orme di Francesco e Chiara d’Assisi – Originali non fotocopie”, edito da Edizioni Francescane italiane.
Mons. Domenico Sorrentino
L’iniziativa è organizzata dall‘Associazione Dies Artis Semper, presieduta da Rosa Carillo Ambrosio. Venerdì 7 marzo alle ore 20:30, Mons. Sorrentino incontrerà la comunità del Centro Giovanile dei Giuseppini del Murialdo. Parteciperanno i giovani guidati dal parroco p. Rosario Avino e da p. Giuseppe D’Oria. In questo appuntamento mons. Domenico Sorrentino presenterà anche il progetto The Economy of Francesco tanto caro al Santo Padre. Il giorno successivo, sabato 8 marzo, alle ore 6:30, si terrà la recita del Santo Rosario, alle ore 7:00 la concelebrazione della Santa Messa con i parroci tutti di San Giuseppe Vesuviano. Durante questi due momenti liturgici, il prelato assisano consegnerà la reliquia di Carlo Acutis alla parrocchia e al paese tutto di San Giuseppe Vesuviano. Parteciperà il Sindaco, Michele Sepe, e varie autorità civili e militari. Questo evento si inserisce nel cammino giubilare del Santuario di San Giuseppe Vesuviano che è Chiesa Giubilare della Diocesi di Nola e si appresta tra pochi mesi ad essere elevata a Basilica. Il libro di Mons. Sorrentino, che sarà presentato venerdì 7 marzo a Napoli nella Chiesa di S. Maria di Porto Salvo a partire dalle ore 17:30, contiene un messaggio autografo di Papa Francesco, rivela curiosità e domande ricorrenti sulla serafica figura del beato e rivela dettagli inediti di alcuni momenti dalla morte fino alla traslazione al Santuario della Spogliazione. L’attuale venerazione del corpo ha portato circa 1 milione di visitatori nel 2024.  Questo libro – afferma Mons. Sorrentino – presenta ai giovani, e non solo, questo straordinario ‘team’ composto da Francesco di Assisi e Carlo Acutis, che si è formato nello stesso luogo, a distanza di ottocento anni, e che sta cambiando il volto di Assisi. Il libro si chiude con un’appendice in cui viene riportata la preghiera composta da monsignor Sorrentino per la canonizzazione di Carlo, preceduta dal famoso Cantico di Frate Sole, al quale il libro fa ampio riferimento, anche in occasione dell’ottavo centenario della sua composizione che cade proprio quest’anno.        

L’IC “D’Aosta” di Ottaviano celebra la “Giornata della Cura”

La manifestazione, che si terrà il 6 marzo, è un significativo momento dell’attenzione che l’Istituto dedica al territorio e al rapporto tra sistema sociale e ambiente. Gli alunni incontreranno il dott. Giuseppe Cimarotta, Sostituto Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e il dott. Angelo Marciano, Colonnello Comandante territoriale dei Carabinieri forestali del Parco Nazionale del Vesuvio.

C’è un modo per trasformare il nostro mondo. Richiede che ci impegniamo nuovamente a prenderci cura di noi stessi e degli altri, accettando e ripensando le nostre responsabilità di cura e fornendo risorse sufficienti per la cura.” Joan C. Tronto (docente di scienze politiche, Usa)

Acerra, trovato il pigiamino insaguinato della piccola Giulia nel sacchetto dei rifiuti

ACERRA – Il caso della piccola Giulia Loffredo, la bambina di nove mesi morta ad Acerra nella notte tra il 15 e il 16 febbraio, ha scosso l’opinione pubblica. Il ritrovamento del suo pigiamino insanguinato in un sacchetto della spazzatura da parte della polizia ha aggiunto nuovi elementi all’inchiesta e sollevato interrogativi inquietanti.

Il pigiamino insanguinato: un indizio fondamentale

Il ritrovamento del pigiamino ha cambiato il corso delle indagini. Il fatto che fosse stato gettato nella spazzatura prima dell’arrivo delle forze dell’ordine suggerisce che qualcuno abbia cercato di occultare una prova cruciale. Se la bambina è stata cambiata prima di essere portata in ospedale, significa che tra l’aggressione e il trasporto alla clinica c’è stato un lasso di tempo, un dettaglio che potrebbe influire sulle indagini e sulle responsabilità.

Le contraddizioni nelle versioni del padre

Vincenzo Loffredo, padre della bambina, ha inizialmente raccontato che la figlia era stata aggredita da un cane randagio, per poi cambiare versione e accusare il pitbull di famiglia. Questo cambio di narrazione, unito al ritrovamento del pigiamino insanguinato, ha destato sospetti negli inquirenti. L’uomo, inoltre, è risultato positivo all’hashish subito dopo la tragedia, un fattore che potrebbe aver influito sulla sua capacità di vigilare sulla bambina e sull’animale.

La responsabilità nella custodia degli animali

Questo caso evidenzia la necessità di un maggiore controllo sulla gestione degli animali domestici, specialmente di razze considerate potenzialmente pericolose. La responsabilità dei proprietari è fondamentale per prevenire tragedie come questa, attraverso una corretta educazione e custodia degli animali. La tragedia di Giulia richiama l’attenzione sull’importanza di normative più rigide in materia di detenzione di cani aggressivi e sulla necessità di una maggiore consapevolezza da parte dei proprietari.

L’impatto sociale e il ruolo delle istituzioni

La vicenda di Giulia Loffredo ha sollevato un forte dibattito pubblico sulla sicurezza infantile all’interno delle mura domestiche. Le istituzioni dovrebbero rafforzare le campagne di sensibilizzazione sui rischi legati alla convivenza tra bambini e cani di grossa taglia, oltre a promuovere norme più stringenti per la custodia responsabile degli animali. Il ritrovamento del pigiamino aggiunge un ulteriore elemento di riflessione, ponendo l’accento sulla necessità di interventi tempestivi e adeguati in situazioni di pericolo. Mentre le indagini proseguono per chiarire ogni dubbio, la speranza di tutti è che la giustizia possa fare il suo corso e che la morte della piccola Giulia non resti un enigma irrisolto. Questo caso deve servire da monito per evitare che tragedie simili possano ripetersi in futuro.  

Bimba di 2 mesi muore per rigurgito, tragedia a Ercolano

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Ercolano – Un evento tragico ha scosso la cittadina di Ercolano. Una bambina di soli due mesi è deceduta a seguito di un rigurgito mentre dormiva nella sua culla. Nonostante il disperato tentativo dei genitori di portarla in ospedale, i medici non sono riusciti a salvarla.

L’episodio si è verificato domenica scorsa, quando i familiari si sono accorti che la piccola aveva smesso di respirare. Si sospetta che la causa sia stata un rigurgito improvviso che le avrebbe bloccato le vie respiratorie. La corsa all’ospedale Maresca di Torre del Greco è stata immediata, ma non è bastata a evitare il tragico epilogo. Il personale sanitario ha fatto tutto il possibile per rianimarla, eseguendo le manovre d’emergenza per oltre un’ora. Tuttavia, ogni sforzo è stato vano e i medici hanno dovuto dichiararne il decesso, lasciando la famiglia in uno stato di profondo sconforto. I parenti, sotto shock, non hanno potuto fare altro che accettare la drammatica realtà. Le autorità sono state informate dell’accaduto e la Polizia di Stato ha avviato accertamenti per comprendere meglio le circostanze della tragedia. Gli agenti del commissariato di Torre del Greco hanno acquisito le testimonianze dei genitori e del personale medico, cercando di chiarire ogni dettaglio. L’intera comunità si stringe attorno alla famiglia in questo momento di immenso dolore.

Miasmi a Somma, sequestrato stabilimento: azienda produce arredi per aerei e navi

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SOMMA VESUVIANA – I Carabinieri del Nucleo Forestale di Ottaviano, impegnati nella tutela del Parco Nazionale del Vesuvio, sono intervenuti in seguito alle segnalazioni di un comitato civico composto da circa 150 residenti di Somma Vesuviana. I cittadini denunciavano la presenza di odori molesti e insopportabili, tali da provocare un aumento di crisi respiratorie e attacchi d’asma.

Per verificare la situazione e individuare l’eventuale fonte di inquinamento, i militari, insieme al personale dell’ARPAC, hanno ispezionato un noto complesso industriale situato nella periferia della città.

Durante il controllo, è emerso che l’azienda, specializzata nella produzione di elementi d’arredo per aerei, navi, autoveicoli, autocarri e autobus, operava senza le necessarie autorizzazioni ambientali. Con circa 50 dipendenti, la ditta si occupava anche di lavorazioni su acciaio, alluminio e fibra di vetro resina, ma senza alcun permesso per le emissioni in atmosfera. Inoltre, sono state riscontrate gravi irregolarità nella gestione dei rifiuti e violazioni alla normativa edilizia e urbanistica in un’area sottoposta a vincoli paesaggistici.

Di fronte a questa situazione, per interrompere l’inquinamento prodotto dall’attività, i Carabinieri Forestali hanno posto l’intero stabilimento sotto sequestro penale.

Pomigliano, via ai lavori per collegare fabbriche alla stazione dell’Alta Velocità

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 POMIGLIANO D’ARCO,  – Un nuovo capitolo si apre per la mobilità sostenibile nell’area metropolitana di Napoli. Giovedì 6 marzo alle ore 11:00, presso via Principe di Piemonte, lato ingresso Parco delle Acque, verrà ufficialmente dato il via ai lavori del 1° lotto per il progetto “Sistema Integrato di Mobilità Sostenibile: in BUS dalle fabbriche alle stazioni dell’Alta Velocità”. Questo intervento, fortemente voluto dal Comune di Pomigliano d’Arco, rappresenta un passo decisivo nella modernizzazione della viabilità locale e nell’abbattimento del traffico urbano.
Il progetto, finanziato dalla Città Metropolitana di Napoli con un investimento di oltre 10 milioni di euro provenienti dai fondi del PNRR, prevede la realizzazione di una nuova strada che seguirà il tracciato del viadotto della linea ferroviaria dell’EAV. Partendo dalla nuova stazione della Circumvesuviana, attraverserà il parcheggio dello stabilimento Leonardo per poi raggiungere il Comune di Casalnuovo, evitando così le principali arterie cittadine e decongestionando il traffico su Via Roma. Un aspetto chiave dell’infrastruttura sarà la connessione diretta con il Comune di Afragola tramite via Pratola Ponte, garantendo un collegamento strategico tra Pomigliano d’Arco e la stazione TAV di Afragola. Questa nuova arteria, concepita secondo i principi della sostenibilità ambientale, sarà alberata e realizzata con materiali innovativi a basso impatto ecologico, oltre a essere dotata di un servizio di trasporto pubblico gestito dall’EAV con mezzi elettrici. “Questo progetto rappresenta una svolta per la mobilità urbana della nostra area. Con la realizzazione di questa infrastruttura vogliamo garantire un sistema di collegamenti più efficiente e sostenibile, capace di migliorare la qualità della vita dei cittadini e dei lavoratori. L’obiettivo è creare un’alternativa concreta alla viabilità attuale, riducendo l’impatto ambientale del traffico su Pomigliano e le città limitrofe”, ha dichiarato il sindaco di Pomigliano d’Arco, Raffaele Russo. L’intervento rientra nel Piano Urbano Integrato 4 della Zona Omogenea “Interna Vesuviana-Nolana”, un progetto più ampio di rigenerazione urbana che include anche la riqualificazione di parcheggi e impianti sportivi esistenti. Questo passo avanti per la mobilità sostenibile non solo migliorerà la qualità dell’aria e la sicurezza stradale, ma contribuirà anche alla valorizzazione del territorio e alla crescita economica locale. L’inizio dei lavori rappresenta dunque un momento cruciale per Pomigliano d’Arco che grazie a questa infrastruttura vedranno migliorare la qualità della vita dei cittadini e dei lavoratori delle numerose aziende presenti sul territorio. Un modello di sviluppo urbano che guarda al futuro, coniugando innovazione, efficienza e rispetto per l’ambiente.

Nutriscore abolito, il segretario Fdi di Terzigno Ambrosio: “Salve le nostre produzioni”

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Antonio Ambrosio (FdI): “L’abolizione del Nutri-Score è una vittoria per l’Italia, la Campania e il Made in Italy” Terzigno – L’archiviazione del sistema di etichettatura Nutri-Score da parte dell’Unione Europea rappresenta una grande vittoria per l’Italia e per le eccellenze agroalimentari della nostra nazione. Antonio Ambrosio, segretario cittadino di Fratelli d’Italia a Terzigno, sottolinea come questa decisione sia fondamentale anche per la Regione Campania, che rischiava di vedere penalizzati molti dei suoi prodotti tipici. “Il Nutri-Score era un sistema che penalizzava la nostra dieta mediterranea e i prodotti di eccellenza del nostro territorio” – afferma Ambrosio – “classificando negativamente alimenti sani e naturali solo perché contengono grassi o sale, senza tenere conto del loro valore nutrizionale complessivo. La Campania, che vanta alcune delle produzioni più apprezzate al mondo, avrebbe subito un danno enorme.” Campania e Made in Italy: cosa cambia con l’abolizione del Nutri-Score L’opposizione dell’Italia, guidata dal governo e sostenuta da diverse associazioni del settore agroalimentare, ha evitato che prodotti fondamentali della tradizione campana venissero ingiustamente etichettati con bollini rossi o arancioni. Tra le eccellenze che sarebbero state danneggiate troviamo: Mozzarella di Bufala Campana DOP, uno dei simboli gastronomici italiani, che con il Nutri-Score avrebbe ottenuto una classificazione sfavorevole a causa del contenuto di grassi. Olio extravergine d’oliva, prodotto fondamentale della dieta mediterranea, penalizzato rispetto ad altri condimenti industriali. Pomodori San Marzano e conserve di pomodoro, che rischiavano valutazioni ingiuste rispetto a prodotti ultra-processati. Salumi e formaggi artigianali della tradizione campana, come il Caciocavallo Silano DOP e la Salsiccia Napoletana. “Paradossalmente, prodotti industriali pieni di dolcificanti e additivi avrebbero avuto punteggi migliori rispetto ai nostri alimenti naturali e artigianali. È evidente che un sistema così distorto non poteva essere imposto ai consumatori” – continua Ambrosio. Una battaglia vinta, ma attenzione alle nuove proposte L’archiviazione del Nutri-Score è un passo avanti, ma Ambrosio invita a non abbassare la guardia: “Ora bisogna vigilare affinché l’Unione Europea non introduca un nuovo sistema che penalizzi ancora il Made in Italy. È fondamentale che l’etichettatura nutrizionale sia trasparente, chiara e basata sulla qualità complessiva degli alimenti, non su algoritmi fuorvianti.” In questo contesto, l’Italia ha proposto il NutrInform Battery, un sistema alternativo che informa il consumatore in modo più obiettivo, senza etichette penalizzanti. “Dobbiamo promuovere questo modello e far valere il nostro peso in Europa per tutelare le nostre tradizioni e la nostra economia agroalimentare.” Un’opportunità per l’agroalimentare campano Per la Campania, questa decisione apre nuove possibilità di crescita e sviluppo per il settore agroalimentare e per le imprese locali. “Le nostre aziende potranno continuare a esportare con orgoglio i loro prodotti senza il rischio di essere danneggiate da etichette fuorvianti. È una vittoria per la nostra economia, per i nostri agricoltori e per tutti i cittadini che credono nella qualità del cibo italiano”, conclude Ambrosio. L’abolizione del Nutri-Score conferma che l’Italia sa difendere il proprio patrimonio enogastronomico quando fa squadra. Ora, la sfida è garantire che le future regolamentazioni europee rispettino e valorizzino le eccellenze del nostro territorio.

Dema, due blocchi in atto: sit-in anche a Pomigliano

Somma Vesuviana – Nella giornata di oggi la provincia di Napoli è stata teatro di una serie di proteste organizzate dai lavoratori dell’azienda DEMA, leader nel settore aerospaziale, con stabilimenti situati in diverse località del territorio campano. Le manifestazioni hanno avuto luogo in vari punti strategici, causando disagi alla viabilità e richiamando l’attenzione sull’attuale situazione lavorativa e sulle preoccupazioni degli operai.

Blocchi stradali e punti nevralgici delle proteste

  Fin dalle prime ore del mattino, i lavoratori hanno attuato blocchi stradali in diverse zone chiave. Alle ore 8:30, è stato segnalato un blocco presso l’ingresso di Pomigliano sulla Strada Statale 162, una delle arterie principali che collega Napoli con l’entroterra. Contemporaneamente, nel quartiere di Barra, un altro gruppo di manifestanti ha occupato alcune strade, impedendo il regolare flusso del traffico. Queste azioni hanno provocato rallentamenti e disagi per gli automobilisti, rendendo necessaria la deviazione del traffico su percorsi alternativi.

Operai al limite della sopportazione

Particolarmente significativa è stata la protesta nella zona industriale di Macchia, dove si trova uno degli stabilimenti principali della DEMA. Qui, gli operai hanno manifestato il loro malcontento con maggiore intensità, esprimendo un senso di esasperazione dovuto a condizioni lavorative percepite come insostenibili. Le testimonianze raccolte sul posto evidenziano una crescente preoccupazione per il futuro occupazionale e per la stabilità economica delle famiglie coinvolte.  

Le ragioni delle proteste: tra incertezze e richieste di garanzie

  Le manifestazioni odierne sono l’epilogo di una serie di tensioni accumulate nel tempo. I lavoratori denunciano una mancanza di chiarezza da parte della dirigenza riguardo ai piani industriali futuri e temono possibili riduzioni del personale o delocalizzazioni delle attività produttive. Inoltre, lamentano condizioni lavorative difficili, con turni estenuanti e una crescente pressione per aumentare la produttività senza adeguate contropartite salariali o miglioramenti nelle condizioni di lavoro.  

Il ruolo dei sindacati e le richieste al governo regionale

  I sindacati di categoria hanno espresso pieno sostegno alle proteste, sottolineando la necessità di un intervento immediato da parte delle istituzioni. In particolare, è stata richiesta l’apertura di un tavolo di confronto con la Regione Campania e con il Ministero dello Sviluppo Economico per discutere delle problematiche sollevate e trovare soluzioni condivise che possano garantire la continuità produttiva e la salvaguardia dei posti di lavoro.       Impatto sul territorio e sulla comunità Le proteste hanno avuto un impatto significativo non solo sulla viabilità, ma anche sulla quotidianità dei cittadini. Molti residenti delle zone interessate hanno espresso solidarietà verso gli operai, riconoscendo l’importanza della DEMA come motore economico locale. Tuttavia, non sono mancati disagi legati ai blocchi stradali, con ritardi nei trasporti pubblici e difficoltà nell’accesso a servizi essenziali.

Uno sguardo al passato: le radici delle tensioni

Le attuali proteste affondano le loro radici in problematiche che si sono accumulate nel tempo. Negli anni ’70, l’Italia ha vissuto un periodo di intense proteste e rivolte, con intrecci tra politica nazionale e fatti internazionali che hanno portato a ribellioni ed eversione. In quel contesto, le lotte operaie hanno giocato un ruolo centrale nella rivendicazione dei diritti dei lavoratori e nella richiesta di migliori condizioni lavorative. Oggi, sebbene il contesto sia diverso, le richieste di dignità e sicurezza sul lavoro restano al centro delle mobilitazioni.  

Conclusioni e prospettive future

 

La giornata di proteste di oggi rappresenta l’ennesimo momento cruciale per i lavoratori della DEMA e per l’intero comparto industriale campano. La speranza condivisa è che le istituzioni, le parti datoriali e i rappresentanti dei lavoratori possano avviare un dialogo costruttivo, volto a garantire la stabilità occupazionale e a promuovere uno sviluppo sostenibile del settore. Solo attraverso un impegno condiviso sarà possibile superare le attuali difficoltà e costruire un futuro più equo e prospero per tutti.

   

Estorsioni a Casalnuovo, imprenditore vittima scompare al momento del processo

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Casalnuovo – Per lungo tempo, il suo nome è comparso nei registri giudiziari come vittima di un’estorsione legata a un presunto giro di camorra nell’area vesuviana. Eppure, non ha mai messo piede in tribunale. La sua assenza ha avuto conseguenze importanti: da un lato, l’assoluzione dei presunti affiliati che erano stati denunciati, per mancanza di conferme in aula; dall’altro, il sospetto che potesse essere vittima di una sparizione forzata, un caso di lupara bianca. Lo riferisce oggi Il Mattino. La vicenda si è riaperta di recente dinanzi alla Corte di Appello di Napoli, nell’ambito del processo che vede tra gli imputati figure di spicco come Francesco Rea, ritenuto un boss di Casalnuovo, e altre persone accusate di estorsione. Tutti erano stati scagionati in primo grado. Secondo le indagini, il gruppo avrebbe imposto un pesante pizzo a un imprenditore, nel contesto di un’inchiesta più ampia riguardante la costruzione di complessi residenziali ritenuti abusivi. Il contesto L’indagine si inserisce in un quadro più ampio, caratterizzato da flussi di denaro poco trasparenti e attività economiche disposte a tutto pur di portare avanti operazioni finanziarie di dubbia liceità. In questo scenario, spicca la denuncia di Domenico Pelliccia, un imprenditore che avrebbe subito una richiesta estorsiva di 1,7 milioni di euro. L’uomo sarebbe stato convocato in un garage, dove lo attendeva un esponente del clan di Casalnuovo. Tuttavia, grazie all’intervento delle forze dell’ordine, la richiesta di denaro non si concretizzò e Pelliccia formalizzò la sua denuncia. A quel punto, si aprì un’inchiesta che portò al processo contro il presunto gruppo criminale. Ma proprio nel momento in cui la testimonianza della vittima sarebbe stata decisiva, l’imprenditore fece perdere le sue tracce. L’assenza misteriosa Convocato più volte in aula, Pelliccia non si è mai presentato. Il suo silenzio ha alimentato le ipotesi più inquietanti: semplice fuga o qualcosa di più grave? Tra le possibilità valutate, anche quella di un omicidio per impedirgli di testimoniare. Tuttavia, non sono mai emerse prove concrete a sostegno di questa tesi. Di recente, però, la situazione ha subito una svolta: sarebbe stato individuato l’ultimo domicilio noto dell’imprenditore. Questo significa che potrebbe essere finalmente rintracciato e portato in aula per confermare le sue accuse. L’ordine della Corte Di fronte a questo nuovo elemento, la Corte di Appello ha disposto l’accompagnamento coatto di Pelliccia, ovvero il suo obbligo a comparire in aula. Secondo fonti vicine all’inchiesta, l’uomo si troverebbe ancora nell’area metropolitana di Napoli. Ora si attende l’esito delle ricerche, con particolare attenzione da parte della Procura Generale e dei difensori degli imputati, tra cui l’avvocato Antonio Abet, legale di Francesco Rea. Se il testimone verrà effettivamente rintracciato e ascoltato in aula, il processo potrebbe prendere una direzione del tutto nuova, con un confronto diretto tra l’accusa e la difesa. La sua presenza potrebbe cambiare il destino giudiziario degli imputati, in un processo che resta aperto a possibili colpi di scena.  

Somma, ladri assaltano la gioielleria Sodano nel centro commerciale

Somma Vesuviana – Un tentativo di furto è stato bloccato nella notte tra sabato e domenica alla gioielleria Sodano, situata all’interno del centro commerciale di via Allocca 2. Durante la notte, un gruppo di malviventi ha cercato di fare irruzione sfondando la vetrina del negozio, ma non è riuscito ad accedere all’interno. Questo grazie alla tempestiva presenza delle pattuglie impegnate nei controlli di sicurezza nella zona. Sul posto sono giunti immediatamente sia gli uomini del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Castello di Cisterna che quelli della stazione locale.

Ad annunciare l’accaduto è stato direttamente il titolare dell’attività, Carmine Sodano, attraverso un messaggio diffuso sui social, nel quale ha espresso la sua gratitudine nei confronti delle forze dell’ordine. “Desidero rivolgere un sentito ringraziamento ai militari dell’Arma di Somma Vesuviana”, ha scritto Sodano sul suo profilo. “Sono intervenuti con grande prontezza, riuscendo a mandare via i ladri che stavano cercando di entrare nel mio negozio”. L’episodio conferma l’importanza del monitoraggio costante del territorio e dell’efficacia del sistema di sicurezza attivato dalle forze dell’ordine. I malviventi, probabilmente convinti di poter agire indisturbati, sono stati invece costretti ad abbandonare in fretta i loro piani e a dileguarsi. Le indagini sono in corso per risalire ai responsabili e verificare se siano collegati ad altri episodi simili avvenuti di recente nella zona. Nel frattempo, la prontezza di reazione e l’operato delle forze dell’ordine hanno evitato un danno ben più grave alla gioielleria.