Casalnuovo – Per lungo tempo, il suo nome è comparso nei registri giudiziari come vittima di un’estorsione legata a un presunto giro di camorra nell’area vesuviana. Eppure, non ha mai messo piede in tribunale. La sua assenza ha avuto conseguenze importanti: da un lato, l’assoluzione dei presunti affiliati che erano stati denunciati, per mancanza di conferme in aula; dall’altro, il sospetto che potesse essere vittima di una sparizione forzata, un caso di lupara bianca. Lo riferisce oggi Il Mattino.
La vicenda si è riaperta di recente dinanzi alla Corte di Appello di Napoli, nell’ambito del processo che vede tra gli imputati figure di spicco come Francesco Rea, ritenuto un boss di Casalnuovo, e altre persone accusate di estorsione. Tutti erano stati scagionati in primo grado. Secondo le indagini, il gruppo avrebbe imposto un pesante pizzo a un imprenditore, nel contesto di un’inchiesta più ampia riguardante la costruzione di complessi residenziali ritenuti abusivi.
Il contesto
L’indagine si inserisce in un quadro più ampio, caratterizzato da flussi di denaro poco trasparenti e attività economiche disposte a tutto pur di portare avanti operazioni finanziarie di dubbia liceità. In questo scenario, spicca la denuncia di Domenico Pelliccia, un imprenditore che avrebbe subito una richiesta estorsiva di 1,7 milioni di euro. L’uomo sarebbe stato convocato in un garage, dove lo attendeva un esponente del clan di Casalnuovo. Tuttavia, grazie all’intervento delle forze dell’ordine, la richiesta di denaro non si concretizzò e Pelliccia formalizzò la sua denuncia.
A quel punto, si aprì un’inchiesta che portò al processo contro il presunto gruppo criminale. Ma proprio nel momento in cui la testimonianza della vittima sarebbe stata decisiva, l’imprenditore fece perdere le sue tracce.
L’assenza misteriosa
Convocato più volte in aula, Pelliccia non si è mai presentato. Il suo silenzio ha alimentato le ipotesi più inquietanti: semplice fuga o qualcosa di più grave? Tra le possibilità valutate, anche quella di un omicidio per impedirgli di testimoniare. Tuttavia, non sono mai emerse prove concrete a sostegno di questa tesi.
Di recente, però, la situazione ha subito una svolta: sarebbe stato individuato l’ultimo domicilio noto dell’imprenditore. Questo significa che potrebbe essere finalmente rintracciato e portato in aula per confermare le sue accuse.
L’ordine della Corte
Di fronte a questo nuovo elemento, la Corte di Appello ha disposto l’accompagnamento coatto di Pelliccia, ovvero il suo obbligo a comparire in aula. Secondo fonti vicine all’inchiesta, l’uomo si troverebbe ancora nell’area metropolitana di Napoli. Ora si attende l’esito delle ricerche, con particolare attenzione da parte della Procura Generale e dei difensori degli imputati, tra cui l’avvocato Antonio Abet, legale di Francesco Rea.
Se il testimone verrà effettivamente rintracciato e ascoltato in aula, il processo potrebbe prendere una direzione del tutto nuova, con un confronto diretto tra l’accusa e la difesa. La sua presenza potrebbe cambiare il destino giudiziario degli imputati, in un processo che resta aperto a possibili colpi di scena.



