Pomigliano, al via cantiere della nuova strada “sostenibile” dalle fabbriche all’alta velocità
Somma senza guida dell’Ambito 22, Comuni in pressing per ufficializzare nuovo coordinatore
SOMMA VESUVIANA – La gestione dell’Ambito 22 è attualmente al centro di un acceso dibattito dopo la perdita del ruolo di coordinamento da parte del Comune di Somma Vesuviana. Diversi comuni appartenenti all’ambito, tra cui San Vitaliano, Marigliano e Brusciano, hanno inviato sollecitazioni ufficiali affinché si proceda rapidamente alla nomina ufficiale del nuovo coordinatore, evitando ritardi nella gestione dei servizi sociali sul territorio. In tal senso è già stata individuata la figura tra i nomi che si sono resi disponibili a ricoprire l’incarico figura quello del dott. Ferrara di San Vitaliano. La sua candidatura è stata accolta positivamente da alcuni rappresentanti istituzionali, che vedono in lui una figura con l’esperienza necessaria per garantire la continuità amministrativa dell’ambito. Tuttavia, ad oggi non è ancora stata presa una decisione ufficiale.
A farsi portavoce di questa urgenza è stato anche il consigliere comunale di Somma Vesuviana, Salvatore Rianna, che ha sollecitato il Settore Servizi Sociali affinché venga ufficializzata al più presto il nuovo responsabile. Il rischio, infatti, è che l’assenza di una guida operativa possa rallentare l’erogazione di servizi essenziali per la comunità.
L’Ambito 22 rappresenta un punto di riferimento fondamentale per le politiche sociali del territorio, e l’assenza di un coordinamento strutturato rischia di compromettere servizi fondamentali per cittadini e famiglie in difficoltà. Per questo motivo, i comuni coinvolti chiedono un’accelerazione nelle procedure di nomina, affinché si possa ristabilire quanto prima una gestione efficiente ed efficace.
Scacco alla mala vesuviana, decine di arresti
“La donna in blu” di Corot, il pittore solitario, che obbediva solo all’istinto e amava Napoli
J.B. Corot (1796- 1875) dipinse questo quadro nel 1874.Egli si dedicò alla pittura a partire dal 1820, e da solo studiò i Maestri del neoclassicismo e quelli del Realismo, ma seppe creare uno stile originale, capace di produrre capolavori soprattutto nella rappresentazione di paesaggi, tanto che Charles Baudelaire lo considerava il “capo della moderna scuola di paesaggio”. Già nei quadri degli anni ’30 la sua tecnica anticipava per alcuni aspetti – soprattutto per la rappresentazione della luce – le soluzioni poi adottate dagli Impressionisti. Splendida la tela che egli dedicò al ricordo del paesaggio di Napoli
Corot incominciò la sua carriera di pittore senza mai rinnegare i valori della pittura classica e accademica: lo dimostra la sua attenzione, che negli anni diventò ossessiva, per il disegno, per il rapporto tra le forme e per l’equilibrio geometrico delle figure nello spazio della tela. Fece notare Vittoria Crespi Morbio in una pubblicazione del 1997 che lo spazio intorno alla donna in blu si può agevolmente dividere in un triangolo e in un rettangolo “che contiene al suo interno una successione concatenata di quattro quadrati, l’ultimo dei quali è compreso tra il gomito della signora, il margine della tela e l’orlo nero della parte alta del mobile. Inoltre, la chioma, il braccio destro e il dorso della signora si possono iscrivere in un triangolo, mentre una linea retta congiunge la fronte e il lato destro della gonna, fino a terra”. Il ritmo dell’opera è scandito dalla forma del mobile e delle tele appese al muro e, per contrasto, dal moto curvilineo delle pieghe dell’abito: è una simmetria che sa ancora di accademia e fa pensare a Ingres, a David e a Gleyre. Ma l’eco dei tempi nuovi è proprio nella scelta del tipo di donna: nell’abbigliamento e nel portamento non è né una delle nobildonne care ai pittori accademici, né una delle popolane raffigurate dai pittori realisti: è una signora borghese, vestita secondo la moda “casalinga” dell’epoca, colta in un momento qualsiasi della sua giornata, come avrebbe fatto uno dei pittori “impressionisti” amici di Corot: non dimentichiamo che il quadro è del 1874, e che Corot sarebbe morto l’anno dopo. E’ uno di quei quadri che il pittore faceva per la sua collezione privata, mentre per il pubblico egli era soprattutto pittore di paesaggi. Il disegno della figura non è analitico e volutamente il pittore volge verso destra il volto della donna: vuole evitare che il suo sguardo e una marcata caratterizzazione psicologica “distraggano” lo spettatore e gli impediscano di ammirare l’insieme del disegno e la sapienza della tecnica pittorica, che è sensibile alle innovazioni impressionistiche. E infatti il blu “siede” su un lieve strato di bianco, steso con pennellata ampia e veloce: e le pennellate del blu non vengono fuse, ma sono “tirate” in modo rapido, come avrebbero fatto Monet e Sisley, e con un vigore che le rende chiaramente capaci di suggerire la presenza di un’energia espressiva, tesa lungo tutto il corpo e abilmente sottolineata dalla forma e dal colore del braccio.
Amava dire Corot che la realtà è una parte dell’arte, e il sentimento è l’altra parte, e perciò ogni suo quadro era “lavorato” nella stessa misura dal cuore e dagli occhi. Dai grandi pittori Corot aveva appreso l’importanza dei dettagli: in questo quadro il tocco rosso del ventaglio abilmente inserito tra l’ombra del mobile e il blu del vestito contribuisce a suggerirci la profondità dello spazio. E si capisce perché Monet diceva che Corot era il solo Maestro: “Noi altri di fronte a lui non siamo nulla”. Corot venne tre volte a Napoli, e la seconda volta, nel 1834, scrisse una pagina straordinaria sulla luce del golfo. La terza volta, nel 1843, visitò a lungo i quartieri antichi, e prese appunti sull’abbigliamento e sui “modi” dei “lazzari”. Nel 1872, affidandosi “alla luce e ai sensi della memoria”, dipinse uno splendido paesaggio napoletano (vedi immagine in appendice): in fondo il promontorio di Posillipo, poi la linea della costa, e sul davanti, in basso, due donne che passeggiano, e una di esse agita un tamburello. Il quadro, di cui il pittore modificò più volte il disegno, è conservato a Tokio, nel Museo di Arte Occidentale.
Dema, Ciarambino: “Da Adler la scelta giusta, ora confronto e impegno”
Marigliano, nuovo sportello SUNIA
Marigliano. Riceviamo e pubblichiamo: MARIGLIANO. NUOVO SPORTELLO SUNIA.
Presso il circolo cittadino del Partito Democratico apre un punto di ascolto e di assistenza per inquilini e assegnatari dell’edilizia pubblica.
Il Partito Democratico di Marigliano, rinnovando la sua funzione di ascolto dei bisogni del cittadino e cercando di rispondere ed offrire soluzioni al problema dell’emergenza abitativa ha deciso di aprire le sue porte allo sportello SUNIA qui a Marigliano. Il Sunia è la principale organizzazione degli inquilini privati e degli assegnatari di edilizia pubblica. Ha per scopo il riconoscimento del diritto alla casa per ogni cittadino a condizioni compatibili con le esigenze delle famiglie per favorire la mobilità e la soluzione del bisogno alloggiativo. Nella sua piattaforma persegue l’obiettivo della sicurezza degli alloggi e degli edifici e della qualità dell’abitare in un contesto urbano adeguato. Presente in tutte le province del territorio nazionale con sedi provinciali e coordinamenti regionali, apre ora anche a Marigliano. L’inaugurazione si terrà venerdì prossimo 7 Marzo alle ore 17:00, nella nuova sede del circolo PD Marigliano di Via Montevergine 6. Alla presenza del Segretario regionale SUNIA Campania Avv. Antonio Giordano, del responsabile dello sportello SUNIA Napoli Sabatino Savelli, dei responsabili Edilizia Privata ed ERP SUNIA Napoli Vincenzo D’Isanto e Danilo Perillo e di Giovanni Reminidella CGIL Marigliano si discuterà di politiche della casa, canone concordato ed agevolazioni fiscali per inquilini e proprietari. Si estende l’invito a tutta la cittadinanza. Antonio SulloVertenza Dema: svolta al Ministero, chiusura Somma può essere scongiurata
SOMMA VESUVIANA – Si è svolto oggi l’incontro convocato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) sulla vertenza Dema, alla presenza del presidente di Adler, Paolo Scudieri, e dell’amministratore delegato di Dema, Giuseppe Schisano.
Il confronto ha segnato un cambio di rotta rispetto alle linee guida presentate il 6 febbraio scorso, che prevedevano la chiusura degli stabilimenti di Somma Vesuviana, Paolisi e della Dar di Brindisi. Le decisioni odierne hanno di fatto azzerato tali linee guida, aprendo la strada a un dialogo costruttivo sul piano industriale. Gli stabilimenti di Somma Vesuviana e Paolisi resteranno operativi, mantenendo la quasi totalità delle attività produttive. Inoltre, i lavoratori e le attività della Dar di Brindisi e di Eurocomposite verranno assorbiti negli stabilimenti di Dema e Adler Aero di Brindisi, garantendo così continuità occupazionale. “Questo importante risultato è stato reso possibile grazie a 32 giorni di scioperi e mobilitazioni da parte delle lavoratrici e dei lavoratori, che con determinazione e sacrificio hanno difeso il proprio posto di lavoro e il futuro dell’azienda. Ora l’attenzione si sposta sulla definizione del piano industriale, che dovrà tradurre gli impegni presi in investimenti concreti per rilanciare il gruppo Dema e garantire stabilità occupazionale a lungo termine.” si legge in una nota dei sindacati “Fim, Fiom e Uilm, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori, continueranno a vigilare sulla situazione, pronti a confrontarsi con la proprietà sotto il monitoraggio del Mimit. Il settore aerospaziale in cui opera Dema offre ancora opportunità di crescita, ed è fondamentale che l’azienda sfrutti al meglio le condizioni di mercato per garantire un futuro solido e sicuro ai suoi dipendenti. Le organizzazioni sindacali hanno sottolineato come il mantenimento dei siti produttivi sia un segnale positivo, ma hanno ribadito la necessità di proseguire con un confronto serrato per trasformare questa prima vittoria in un percorso di rilancio concreto. La battaglia per la salvaguardia dell’occupazione non si ferma qui: ora è il momento di dare sostanza agli impegni presi, affinché il gruppo Dema possa guardare al futuro con maggiore sicurezza e stabilità.”Figlia arrestata per l’uccisione del padre: giallo sul movente
Un nuovo capitolo si aggiunge al caso dell’omicidio di Francesco Capuano, l’anziano di 79 anni ucciso nel garage della sua abitazione a Suzzara. Dopo mesi di indagini, i carabinieri hanno arrestato la figlia, Rosa Capuano, 46 anni, con l’accusa di omicidio premeditato e detenzione illegale di arma da fuoco. La donna è stata condotta nel carcere di Mantova in attesa di ulteriori sviluppi giudiziari. La famiglia è originaria di Giugliano.
L’omicidio è avvenuto il 23 dicembre scorso, quando l’anziano è stato trovato senza vita nella sua Fiat Panda, colpito con più proiettili alla testa. A scoprire il cadavere era stata la stessa Rosa, che aveva immediatamente allertato i soccorsi dichiarando di aver trovato il padre in quello stato. Secondo il suo racconto, l’uomo era sceso al garage per prendere l’auto, mentre lei lo aveva seguito per aiutarlo con la serranda. Poco dopo, era rientrata in casa per recuperare un oggetto e, al suo ritorno, aveva fatto la macabra scoperta. Le indagini hanno però smontato la sua versione dei fatti. Secondo gli investigatori, la donna avrebbe ucciso il padre per motivi economici e personali: desiderava affrancarsi dal genitore, considerato soffocante, ed essere l’unica erede del suo patrimonio. Nonostante l’anziano avesse altri tre figli, Rosa era l’unica che conviveva con lui e dipendeva economicamente dall’uomo. Gli inquirenti stanno ancora cercando l’arma del delitto, che non è stata ritrovata, e proseguono gli accertamenti per verificare se la donna abbia avuto complici o se abbia agito da sola. L’arresto segna un punto di svolta nell’inchiesta, ma il caso non è ancora del tutto chiuso. Restano da chiarire alcuni aspetti cruciali, tra cui la modalità con cui la 46enne si sarebbe procurata la pistola e il coinvolgimento di eventuali terze persone.
