Pompei non sarà Capitale della Cultura 2027: ecco la città prescelta

Il 12 marzo 2025, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha proclamato Pordenone come Capitale Italiana della Cultura per l’anno 2027, superando altre nove città finaliste, tra cui Pompei.

Pordenone: una città che sorprende

La candidatura di Pordenone, intitolata “Pordenone 2027. Città che sorprende”, ha messo in luce la capacità della città di unire tradizione e innovazione. Il progetto ha coinvolto attivamente l’intera comunità locale, dalle associazioni culturali alle imprese, sottolineando l’importanza di una collaborazione sinergica per la valorizzazione del territorio. Il vicesindaco reggente, Alberto Parigi, ha evidenziato come la candidatura rappresenti un progetto strategico di sviluppo, mirato a innescare tutte le energie e le vocazioni della comunità.

La Regione Friuli Venezia Giulia ha sostenuto con forza la candidatura di Pordenone, riconoscendo in essa un’opportunità per promuovere a livello internazionale le eccellenze culturali del territorio. Il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, ha sottolineato come Pordenone non sia solo un comune che si candida, ma una comunità che si muove insieme, pronta a valorizzare le proprie peculiarità.

Pompei: una candidatura sostenuta dal territorio

Pompei, con il progetto “Pompei Continuum”, ha presentato una candidatura forte e ambiziosa, puntando sulla rigenerazione urbana e turistica attraverso un approccio interdisciplinare che unisce fede, arte, storia e innovazione. Il sindaco Carmine Lo Sapio ha evidenziato come la candidatura sia stata sostenuta da un’ampia rete di collaborazioni, coinvolgendo 103 sindaci della Campania, associazioni culturali, istituzioni pubbliche e private.

La città ha puntato a risvegliare l’arte e la cultura locali, trasformando le rovine antiche, le piazze e le vie in luoghi vibranti di ispirazione e rinascita, promuovendo una visione condivisa di eredità culturale e sostenibilità ambientale. Nonostante l’impegno profuso e il forte sostegno territoriale, Pompei non è riuscita ad aggiudicarsi il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2027.

Le altre città finaliste e il processo di selezione

Oltre a Pordenone e Pompei, le altre città finaliste erano Alberobello (Puglia), Aliano (Basilicata), Brindisi (Puglia), Gallipoli (Puglia), La Spezia (Liguria), Reggio Calabria (Calabria), Sant’Andrea di Conza (Campania) e Savona (Liguria). La Giuria, presieduta da Davide Maria Desario, ha esaminato attentamente i dossier presentati, privilegiando quelli che rispondevano maggiormente ai criteri del bando.

La città vincitrice riceverà un contributo di un milione di euro per attuare il programma culturale presentato nel dossier di candidatura. Il titolo di Capitale Italiana della Cultura sarà formalmente conferito dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Cultura, che recepisce la raccomandazione della Giuria di selezione.

Il procedimento finale

La proclamazione di Pordenone come Capitale Italiana della Cultura 2027 rappresenta un riconoscimento significativo per una città che ha saputo valorizzare le proprie risorse culturali attraverso una strategia inclusiva e partecipativa. Nonostante la mancata vittoria, Pompei ha dimostrato una forte coesione territoriale e un impegno concreto nella promozione del patrimonio culturale, ponendo le basi per future iniziative di valorizzazione.

Il titolo di Capitale Italiana della Cultura offre l’opportunità di promuovere lo sviluppo culturale, sociale ed economico delle città coinvolte, stimolando la partecipazione attiva delle comunità locali e rafforzando l’identità culturale del territorio a livello nazionale e internazionale.

Nola, 2 milioni per eliminare il degrado dall’Anfiteatro: ecco tutti i lavori da fare

L’Anfiteatro di Nola è un sito archeologico estremamente importante della provincia di Napoli che conserva la lunga storia della città. Fin dalle origini, infatti, l’Anfiteatro Laterizio è passato alla storia come uno dei più importanti al mondo. Costruito nel I secolo a.C., esso vanta una grande struttura, con una lunghezza di ben 138 metri, mentre 108 sono i metri della larghezza. Purtroppo, però, le opere di conservazione di questo sito archeologico sono state effimere, lasciando che il luogo venisse sostanzialmente abbandonato a se stesso. Oggi, infatti, si presenta come un luogo degradato e non curato, in contrasto con l’imponenza e la bellezza che conservava un tempo. Ad oggi, però, sono stati stanziati circa 2 milioni di euro dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, fondi che serviranno ad iniziare degli interventi di manutenzione per ridare al luogo la sua originaria bellezza e importanza. L’Anfiteatro sarebbe in grado ospitare circa 13 mila spettatori, un vanto che ha costituito le basi della storia della città di Nola e che non può e non deve assolutamente essere dimenticato. Si inizierà la settimana prossima, con lavori di messa in sicurezza, restauro e valorizzazione delle Mura urbiche, per poi continuare con l’anfiteatro e le antiche mura. Altri lavori, poi, verranno svolti per mettere in sicurezza il sito e consentire l’accessibilità pubblica. Mariano Di Nuzzo, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, ha ribadito l’importanza di riportare a galla un luogo tanto importante con investimenti concreti che mostrano l’impegno per la riconquista delle radici. Finalmente dopo anni di discussioni, polemiche e incertezze, si parte con i lavori nella speranza che, questa volta, si riuscirà a portare a termine l’impresa e a restituire ai cittadini un pezzo importante della propria storia.    

Grande partecipazione al “Corso di Avvicinamento al Vino” promosso dall’Ente Parco Nazionale del Vesuvio

Ottaviano. Riceviamo e pubblichiamo: L’Ente Parco Nazionale del Vesuvio investe nella cultura del vino: concluso con successo il Corso di Avvicinamento per ristoratori e operatori turistici. Ottaviano, 12.03.2025   Si è concluso con grande partecipazione il Corso di Avvicinamento al Vino promosso dall’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier – Delegazione Vesuvio e il Consorzio Tutela Vini Vesuvio. Un’iniziativa nata per rafforzare la conoscenza e la valorizzazione dei vini vesuviani tra i professionisti della ristorazione e del turismo, affinché diventino ambasciatori di un territorio straordinario. Il corso dedicato ai ristoratori e agli operatori turistici del territorio, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio vitivinicolo vesuviano e promuovere un turismo esperienziale di qualità.   Il piano didattico articolato in cinque incontri formativi, si è svolto presso il suggestivo Palazzo Mediceo di Ottaviano, messo a disposizione dal Comune, che ha patrocinato l’evento. Un percorso che ha accompagnato i partecipanti alla scoperta della viticoltura vesuviana, approfondendo tematiche fodamentali come le caratteristiche dei vitigni autoctoni, le tecniche di degustazione, l’abbinamento cibo-vino e l’importanza del vino nella promozione turistica e culturale del territorio.   L’iniziativa si inserisce nelle attività del Parco legate alla Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS), di cui l’Ente è firmatario per il quinquennio 2021-2025, e che mira a sviluppare un modello di turismo responsabile e in armonia con la natura.   Le strutture partecipanti   Hanno preso parte al corso numerose realtà del settore della ristorazione, dell’ospitalità e della ricerca, a testimonianza del forte interesse per la valorizzazione del vino vesuviano.   Ristoranti e pizzerie: Summa Terra, La Lanterna, ’E Curti, Taverna Estia, Mamma Elena, Viva Lo Re, Ristorame, Pathos, Sakura, Gianfranco Iervolino Pizza e Fritti, Pompeo Magno, Pizza & Fritti Aniello Falanga Pompei, Il Locandiere, Casa Mia,  la Baita del Re;   Hotel e strutture ricettive: Villa Signorini, Palazzo Rosenthal, Hotel Il Rosone, Marad.   Aziende vitivinicole e consorzi: Consorzio Vesuvio DOP, Tenute Le Lune del Vesuvio, Tenuta Augustea.   Mixology: Laboratorio Folkloristico, Prisco Pizza&Spirits.     Enti e istituzioni: Università Federico II – Dipartimento Studi Sociali, Ente Parco Nazionale del Vesuvio con il Presidente e i funzionari.   Il commento del Presidente del Parco, Raffaele De Luca “Quest’anno celebriamo il 30° anniversario dell’istituzione del Parco Nazionale del Vesuvio, un traguardo importante che ci invita a guardare avanti con rinnovato impegno. La viticoltura è una delle espressioni più autentiche del nostro territorio, frutto della sinergia tra uomo e natura. Il grande entusiasmo con cui gli operatori della ristorazione e del turismo hanno accolto questa iniziativa dimostra quanto sia fondamentale diffondere la conoscenza del nostro straordinario patrimonio enogastronomico. Il Parco continuerà a investire nella formazione e nella valorizzazione delle eccellenze locali, perché siamo convinti che il futuro del Vesuvio passi attraverso la tutela della sua identità e la promozione di un turismo sostenibile e consapevole.”   Il contributo dell’Associazione Italiana Sommelier – Delegazione Vesuvio   L’Associazione Italiana Sommelier – Delegazione Vesuvio ha avuto un ruolo centrale in questo percorso formativo, fornendo ai partecipanti strumenti concreti per comprendere e comunicare al meglio il valore dei vini vesuviani.   Ernesto Lamatta, responsabile AIS Delegazione Vesuvio ha dichiarato: “L’Associazione Italiana Sommelier Delegazione Vesuvio ha accolto con entusiasmo questa iniziativa, che rappresenta un passo fondamentale per la valorizzazione del nostro straordinario patrimonio vitivinicolo. Il Vesuvio è un territorio unico, che esprime nel bicchiere una storia millenaria e una biodiversità irripetibile. Trasmettere questa conoscenza agli operatori della ristorazione e del turismo significa rafforzare la consapevolezza e la capacità di raccontare il vino vesuviano nel modo giusto, esaltandone le peculiarità. Ringraziamo l’Ente Parco per questa collaborazione proficua, con l’auspicio che sia solo il primo di molti altri progetti volti alla crescita della cultura del vino sul nostro territorio.”   L’Ente Parco Nazionale del Vesuvio ringrazia tutti i partecipanti, i partner coinvolti e il Comune di Ottaviano, Seed Media Agency e Videometrò News Network, per il supporto con l’auspicio che questa iniziativa possa essere solo il primo passo di un percorso di crescita e valorizzazione condiviso.  

Camion trancia cavi, stop ai treni per ore. L’incidente diventa un caso

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Somma Vesuviana – Nel pomeriggio di martedì 11 a marzo a Somma Vesuviano si sono registrati dei disagi nel trasporto ferroviario. A causarli sarebbe stato, come raccontano alcuni cittadini al deputato di alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, un camion dal cui cassone spuntavano fuori lunghi pali di ferro che si sono incastrati tra i cavi dell’alta tensione tranciandoli. L’incidente avrebbe quindi provocato l‘interruzione di elettricità ed inoltre alcuni pali sarebbero caduti sulle rotaie bloccando la circolazione dei treni.   “Un camion che trasportava pali molto alti ha urtato i fili dell’elettricità presso la stazione di Rione Trieste a Somma Vesuviana” – racconta chi ha assistito all’incidente-“ causando il blocco della circolazione ferroviaria. L’impatto con i fili ha provocato un forte rumore, mentre alcuni pali, caduti a terra, hanno ostruito le rotaie, impedendo il normale transito dei treni.”   “Stiamo verificato l’accaduto e che tutto sia stato ripristinarlo”- dichiara Borrelli con il consigliere comunale di Europa Verde Salvatore Esposito -“E’ l’ennesimo episodio che dimostra quanto ci importate regolamentare e vigilare sulla circolazione dei mezzi pesanti e sul trasporto merci. Troppi incidenti si sono verificati e ancora di più sono quelli scampati per il caso”

Liberi i genitori-sequestratori: la figlia non vivrà da loro e presto si sposerà

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  Tornano in libertà i genitori della 19enne: il giudice revoca i domiciliari Ercolano – Dopo l’arresto per presunti maltrattamenti ai danni della figlia, i genitori di Ercolano sono stati scarcerati. Il giudice ha deciso di revocare i domiciliari, valutando che non ci siano più motivi per mantenerli in custodia cautelare. La giovane, infatti, ha scelto di non convivere più con loro e, soprattutto, ha ritirato la querela. «L’ho fatto per i miei fratelli più piccoli», ha spiegato, dichiarando di non voler essere la causa di una loro separazione dai genitori. Nonostante il ritiro della denuncia, le indagini proseguono: restano ancora validi gli indizi relativi a episodi di violenza domestica, mentre l’accusa di sequestro di persona è stata considerata non sufficientemente provata. La ragazza, da qualche tempo, viveva con il suo compagno, un giovane transgender, nella casa di quest’ultimo a Sant’Antonio Abate. Dopo una fase di apparente calma, la tensione familiare è esplosa di nuovo. I genitori, contrari alla relazione, hanno localizzato la figlia con un’applicazione sul telefono e l’hanno riportata a casa con la forza. Il fidanzato, preoccupato per la sua sicurezza, ha subito avvertito i carabinieri. La 19enne ha raccontato di mesi difficili, segnati da violenze e restrizioni. In estate, la madre l’aveva picchiata con una mazza, e le era stato impedito di uscire di casa. In un primo momento sembrava che la famiglia avesse accettato il fidanzato, ma la decisione della coppia di sposarsi ha riacceso lo scontro. Ora, la giovane vuole andare avanti con la sua vita e mantenere le distanze dalla famiglia d’origine. «Non torno indietro sui miei passi», ha dichiarato. Nel frattempo, ha ricevuto il sostegno di Arcigay Napoli, che le ha garantito aiuto legale e psicologico. Anche il suo compagno spera in una riconciliazione con i futuri suoceri e si dice pronto a convolare a nozze appena sarà possibile.  

Qualche nota sulla fantastica storia dei “Vini vesuviani”

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Il Parco Nazionale del Vesuvio ha inaugurato, nella sede di Ottaviano, il corso di avvicinamento al vino. E mi sono ricordato dei tre libri che ho scritto sulla storia dei vini del Vesuvio e di un articolo, qui riprodotto, pubblicato 15 anni fa. Nel 1631 il Vesuvio, che Bernardo Martirano aveva immaginato come un dio che corteggia “la bella Ottajana”, incenerì il territorio con i suoi torrenti di fuoco e tale fu la desolazione che – poetò Giacomo Fenice – “Ottajano e Resina / non hanno se volisse pe’ semmenta/ na pecora, no puorco, na jommenta.” G.B. Bergazzano attribuì la colpa di tutto al “greco di Somma e al lacrima”, che avevano allentato i costumi, dissolto il pudore delle donne e costretto Giove a sprofondare nel fuoco la montagna e le sue vigne.

Le terre vesuviane trasudano di storia e storie, queste ultime nate per cantare le lodi dei vini locali, come il lagrima e il greco, “secco, dallo splendido colore dell’oro, potente al punto che già l’odore trasmette forza all’anima e al corpo…Il primo ragionato esame dei vini vesuviani si trova nella lettera che il bottigliere di Paolo III, Sante Lancerio, inviò nel 1549 al cardinale Guido Ascanio Sforza. I mercanti e i marinai – dice Lancerio – chiamano latini tutti i vini, eccetto greco, moscatello, mangiaguerra, corso e razzese. Per Paolo III e per il suo bottigliere il Greco di Somma non ha rivali. Può essere fumoso e possente, ma, trattato con cura, diventa dorato e profumato. Il papa ne beveva ad ogni pasto, anche quando viaggiava – tale vino non patisce il travaglio – , e con quello di 6 o di 8 anni, “che era più perfetto“, ogni mattina si bagnava gli occhi e le parti virili. Il ragionamento analogico del papa pare chiaro, e, nella chiarezza, sospetto. Il greco di Posillipo era poco robusto, pativa il calore dell’estate e i lunghi viaggi, e spesso risultava agrestino e grasso. Il greco d’Ischia, portato a perfezione, era dolce, mordente, di colore incerato: ma talvolta risultava lapposo, allappante, insomma con quel sapore aspro e vischioso che talvolta ha la frutta acerba; ed aveva un colore opaco, che qualcuno rischiarava conciando il vino con le tacchie, e cioè con i gusci, della nocciola di Avella. Paolo III non volle mai bere il greco di Torre, che è schiavo dell’annata: nell’annata cattiva si annerisce, ma anche nella buona è vino per servi e fornaciari: i fornaciari, arrostiti dalle vampe delle fornaci, bevevano di tutto. Un tale monsignor Capobianco spesso donava al Pontefice qualche botte di greco di Nola, che però egli non gradiva, trovandolo vario nel colore e matroso, grasso, opilativo e verdesco: proprio come il latino bianco di Torre. È una condanna, senza appello: il greco di Nola era contaminato dalla matre, cioè dalla feccia, lasciava in bocca un sapore denso di zolfo, e allo zolfo facevano pensare i suoi riflessi verdazzurro, e, infine, oppilava, ostruiva, tutti i canali anatomici. Insomma, questo Capobianco attentava alla vita del Papa, che soffriva di reumatismi. Perciò nelle sere d’estate beveva un delicatissimo vino adatto a donne, a signori e a podagrosi: il Massaquano bianco e rosso, prodotto a Vico e a Sorrento. Egli rosicava i flussi dell’artrosi con l’asprino bianco e nero di Aversa, il vino prediletto dalle cortigiane e dagli osti napoletani. I quali lodavano anche il mangiaguerra, prodotto tra Angri e Castellammare, in luoghi notoriamente di vendemmia tarda: Paolo III lo teneva in poco conto, non perchè si temeva (o si sperava) che riscaldasse gli umori della lussuria, ma perché era opilativo e provocava catarro e flemma grossa. Vino pieno, adatto ai vecchi, era considerato l’aglianico rosso di Somma, specie quello odorifero, pastoso e di poco colore. Ai piedi della montagna di Somma un vitigno affine all’aglianico produceva il rosso Fistignano, dolce e gagliardo: quello della masseria di monsignor Domenico Terracina era una rarità, di cui i viceré spagnoli lasciavano al Pontefice solo una piccola parte. Di un greco rosso parla, nei primi anni del sec.XVII, anche il vescovo Lancellotti, quando durante la visita pastorale a Somma ricorda ai confratelli del SS. Corpo di Cristo che il greco rosso prodotto nei vigneti della confraternita devono venderlo all’asta, e non portarselo a casa. In tutti i “casali e luoghi del Somma” – dice Lancerio – si produceva il lagrima, che del resto poteva esser “fatto in tutte le parti del mondo, ove si fa vino”. E il bottigliere del papa dà la spiegazione più seria del nome lagrima: “Si chiama lagrima perchè alla vendemmia colgono l’uva rossa e la mettono nel palmento, ovvero zina, ovvero, alla romana, vasca. E quando è piena, cavano, innanzi che l’uva sia ben pigiata, il vino che può uscire, e lo imbottano. E questo chiamano lagrima, perché nel vendemmiare, quando l’uva è ben matura, sempre geme”.Il vero lagrima – ammonisce il bottigliere – è odorifero, mordente, polputo, non del tutto bianco: un vino nobilissimo, ma tutto fuoco e vapori. Diego Moles, che alla metà del sec. XVII fu Presidente della Regia Camera di Napoli, poteva esercitare convenientemente l’altissimo ufficio solo di mattina, poiché, avendo l’abitudine di bere a pranzo lagrima in grande quantità, fino a sera restava in balia dei fumi che gli offuscavano la mente. Anche Andrea Bacci, nel “De naturali vinorum historia”, pubblicata a Roma nel 1597, giudicò senza rivali, tra i vini campani, quelli vesuviani, e tra questi il greco di Somma, secco, dallo splendido colore dell’oro, potente a tal punto che già l’odore trasmetteva forza all’ anima e al corpo. Il Bacci non condivideva il giudizio di Paolo III e di Lancerio sul mangiaguerra, ritenendolo un vino robusto e, mescolato con il Greco, capace di combattere il catarro; e faceva venire il nome “lagrima” dal fatto che gli acini non venivano pigiati, ma si lasciava che stillassero naturalmente lacrime di mosto.

Somma, fondi per la riqualificazione del Casamale e del Castello D’Alagno

Somma Vesuviana. Riceviamo e pubblichiamo:  Finanziato il progetto di riqualificazione urbana dell’area del Borgo Antico del Casamale da Via Ferrante D’Aragona a Via Colonnello Aliperta.  Finanziamento nell’ambito del Piano Nazionale di Resilienza con fondi europei. Finanziato, con l’otto per mille, il restauro del Castello di Lucrezia D’Alagno, nei pressi del Centro Storico.   Salvatore Di Sarno  –  Sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano: “Riqualifichiamo l’area che va da Via Ferrante D’Aragona a Via Colonnello Aliperta, creando un nuovo parcheggio, aree di aggregazione sociale, spazi per eventi. Il progetto è stato finanziato dall’Unione Europea con NexGeneration nell’ambito del Piano Nazionale di Resilienza. Finanziato anche un altro progetto riguardante il restauro del Castello di Lucrezia d’Alagno. L’obiettivo è quello di sviluppare la vocazione turistica del Centro Storico”.     “Finanziato il progetto per  “INTERVENTO DI RIQUALIFICAZIONE DELL’AREA DI COLLEGAMENTO COMPRESA TRA VIA FERRANTE D’ARAGONA E VIA COLONNELLO ALIPERTA”. Il progetto è stato finanziato con fondi europei di NextGeneration, nell’ambito del Piano Nazionale di Resilienza. Diamo un nuovo volto all’intera area da Via Ferrante D’Aragona e Via Colonnello Aliperta. E’ un progetto ambizioso, importante ed è stato finanziato. Ora contiamo di avviare l’iter che porterà alla realizzazione dei lavori. Nasceranno spazi per eventi, area parcheggio, luoghi di aggregazione sociale, percorsi pedonali vivibili. E’ un intervento che a riflesso andrà a rilanciare il Borgo Antico del Casamale, sul quale stiamo già intervenendo con l’attivazione della ZTL. Finanziato anche il progetto di restauro del Castello di Lucrezia d’Alagno, risalente al 1456 – 1458, costruito da Re Alfonso D’Aragona e situato appena fuori il Borgo Antico del Casamale. Anche questo intervento è volto a creare le condizioni affinchè il Centro Storico possa essere un punto di riferimento per tutto il territorio e a vocazione turistica! Per tale progetto abbiamo fatto riferimento al finanziamento legato all’otto per mille”. Lo ha annunciato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano.

Fitness Trybe trionfa al campionato regionale di Aerobica

Pomigliano d’Arco –  Grande successo per gli atleti della società, che conquistano il podio in diverse categorie. Lo scorso sabato 8 marzo, presso il Palazzetto dello Sport di Pomigliano d’Arco, si è svolto il campionato regionale di Aerobica, che ha visto la partecipazione di atleti delle categorie Gold, Silver Eccellenze e Silver. La Fitness Trybe, società di ginnastica che si allena proprio in questa struttura, ha ottenuto risultati eccellenti sia nelle competizioni individuali che di squadra. La giornata di gara è iniziata con le categorie Silver al mattino, per poi proseguire nel pomeriggio con le esibizioni Gold. Tra i protagonisti della competizione, spiccano i nomi di Impero Miriam e Tufano Archetto Mario, che si sono classificati primi sia nella categoria coppia mista sia individualmente. Essendo stati gli ultimi a esibirsi tra i senior, la tensione era alle stelle, ma i due atleti hanno saputo gestire l’ansia incoraggiandosi a vicenda e affidandosi a piccoli rituali scaramantici. Prima di gareggiare con la coppia, i due atleti si raccomandano a vicenda di pensare solo a divertirsi. Miriam, ad esempio, ha raccontato, riguardo le competizioni singole, di darsi qualche colpetto sul viso per caricarsi prima di salire in pedana. Anche la categoria Junior ha regalato grandi soddisfazioni alla Fitness Trybe: il trio composto da Mautone Maria, Traino Ilaria e Tufano Roberta ha conquistato il primo posto, ottenendo ottimi piazzamenti anche nelle prove individuali.   Le giovani atlete hanno vissuto la gara con determinazione e serenità. In particolare, Ilaria Traino ha condiviso il suo metodo per affrontare la competizione: visualizzare la coreografia sulla pedana prima dell’esibizione e compiere uno “split portafortuna” per darsi la giusta carica. La competizione è stata un’esperienza speciale anche per chi ha esordito in gara, come Francesca Pia Taurasio, Gabriella Manna e Romano Chiara, che hanno trovato nel sostegno degli allenatori la chiave per vivere al meglio questa prima sfida.   L’allenatrice Serena Piccolo ha espresso grande soddisfazione per i risultati raggiunti dai suoi allievi: “Li ho allenati da anni, ho sempre creduto nel loro talento e nella loro crescita. Non è facile intraprendere un percorso così impegnativo, ma i miei atleti hanno dimostrato di essere speciali. Quest’anno più che mai, sono fiera di loro al 100%” . Con questi successi, la Fitness Trybe si conferma una realtà di spicco nel panorama della ginnastica aerobica regionale e nazionale, pronta a nuove sfide e traguardi sempre più ambiziosi

Spaccio nel Nolano, sorpreso mentre nasconde droga nel bidone e arrestato

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CIMITILE – Nel pomeriggio di ieri, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un 20enne di Roccarainola per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. In particolare, i poliziotti del Commissariato di Nola, nell’ambito dei servizi all’uopo predisposti, nel transitare in via Manzoni a Cimitile, hanno notato un soggetto che, con fare guardingo, dopo essere sceso dalla sua vettura, si stava avvicinando ad una persona ferma a bordo strada; l’uomo, accortosi della presenza degli operatori, ha lasciato cadere qualcosa all’interno di un bidone metallico. Pertanto, i poliziotti lo hanno immediatamente raggiunto e controllato trovandolo in possesso di 1.050 euro, suddivisi in banconote di vario taglio; inoltre, all’interno del bidone, gli agenti hanno rinvenuto 5 involucri di hashish del peso di 14 grammi e 35 involucri di cocaina del peso complessivo di 16 grammi circa. Ancora, essendovi fondato motivo di ritenere che potessero esservi ulteriori elementi in ordine ai fatti per i quali si stava procedendo, gli operatori hanno esteso il controllo presso l’abitazione del prevenuto, dove hanno rinvenuto altri 2 involucri di cocaina. Per tali motivi, l’indagato è stato tratto in arresto dal personale operante.

Somma, presentazione dell’opera “Agathodaimon, un guardiano contemporaneo”

Somma Vesuviana. Riceviamo e pubblichiamo:  MARCO ACRI X Tramandars Evento di restituzione alla comunità “AGATHODAIMON” Un guardiano contemporaneo Testo di accompagnamento a cura di Stefania Trotta Giorno 15 marzo 2025 ore 18:00 Presso Via Campane Borgo Casamale, Somma Vesuviana 80049 (NA) L’associazione Tramandars è lieta di annunciare la presentazione dell’opera site specific “Agathodaimon, un guardiano contemporaneao” frutto dalla partecipazione dell’artista Marco Acri alla prima edizione di Art Summit Vesuvio Contemporary Residency. L’ispirazione dell’opera nasce dalla visita agli scavi di Pompei, un luogo in cui il tempo sembra essersi cristallizzato, restituendo testimonianze di vita, emozioni e memoria. In particolare l’idea si lega alla visione di un affresco raffigurante un serpente – Agathodaimon – sulla parete esterna di una domus, simbolo di protezione e integrità della casa. Attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, il lavoro di restituzione di Acri riflette su queste suggestioni e sulla capacità dei luoghi di custodire e tramandare tracce della presenza umana nel corso dei secoli. Tramite un doppio canale di interazione, l’opera diventa intermediario comunicativo capace di consegnare un messaggio alla comunità, la quale attraverso tale segno può sentirsi erede nel divulgare il contenuto insito nell’istallazione, in questo modo “il Demone Buono” (Agathodaimon), sarà narrazione simbolica e valore condiviso. L’opera pensata per il Borgo Casamale di Somma Vesuviana,riprende una serie dell’artista dal nome “Don’t call it Post-it”, sul concetto di frammentare un’idea o un’immagine all’interno di una griglia, semplificando e riducendo al minimo il soggetto, come se fossero pixel individuali. L’opera site specific innesca un dialogo tra arte contemporanea e patrimonio storico, intrecciando legami e appartenenza con il borgo Casamale, in particolare con la memoria di Nino D’Ambrosio, il cui pensiero e la cui opera hanno lasciato un contributo significativo alla cultura locale. La cerimonia d’inaugurazione vedrà la partecipazione istituzionale, la presenza dell’Avv. Carmine Ardolino – rappresentante della Soprintendenza, una presentazione dell’artista, l’intervento dell’ingegnere Arcangelo Rianna e un momento di condivisione con la comunità. La realizzazione dell’opera è stata possibile grazie al sostegno di Ansaldo Trasporti S.p.A., Main Partner del progetto Art Summit – Vesuvio Contemporary Residency, alla collaborazione sinergica e al supporto costante dell’associazione “Amici del Casamale” e alla disponibilità, nonché alla partecipazione di Carla D’Ambrosio. Marco Acri Marco Acri Napoli, 1986. Lavora tra Napoli e Milano Dopo gli studi in Furniture Design al Politecnico di Milano e in Architettura all’Università Federico II di Napoli, Acri ha trascorso due anni a Vienna lavorando con BEHF Architects. Nel 2016 fonda il suo studio di architettura con sede a Napoli. Inizia a dipingere all’età di 16 anni come artista autodidatta. Anche se non ha seguito un percorso di studi in campo artistico, il suo background professionale gli ha permesso di sviluppare la propria visione artistica e la propria ricerca. La sua conoscenza pratica di colore, forma e luce, soprattutto quando inserite in un contesto, gli ha permesso di incanalare la sua esplorazione multiforme di esperienza vissuta, memoria e percezione attraverso un’estetica iper-precisa. La rassicurante ripetizione modulare, la griglia di pattern, è un mezzo attraverso cui Acri è in grado di esplorare diverse profondità di significato offrendo la stessa opzione all’osservatore. I dipinti di Acri non sono solo squisiti e piacevoli da guardare, c’è molto di più per coloro che si avventurano oltre la superficie. Sono una dichiarazione politica leggera, gentile e non minacciosa che ci invita a cogliere la bellezza della natura, sfidare le narrazioni dominanti nelle fiabe e catturare piccole cose o pensieri che rendono l’ordinario straordinario. Nino D’Ambrosio Nino D’Ambrosio, libero pensatore, sposato con Giuseppina Russo, proprietaria del Palazzo Casillo Napoli,1940 – Somma Vesuviana, 2011. Dell’arte non ne ha mai voluto fare fonte di guadagno ma grande strumento di vita. La sua natura lo rendeva capace di spaziare dall’antropologia alla storia con estrema facilità. Fin da piccolo ha espresso una grande passione per diverse forme d’arte, respirate presso la famiglia locale in cui ha trascorso gli anni della sua infanzia. Dopo l’apprendistato con il maestro Torraga ha proseguito da autodidatta la sua passione per la pittura e si è cimento con piacere anche nella scultura, nonostante in giovane età avesse perso l’uso di due dita dalla mano sinistra per un ordigno inesploso trovato accidentalmente. Chiamato “O’ professor” si è sempre dedicato alla comunità aiutando i bambini nelle attività didattiche e iniziandoli alle arte visive nel suo famoso “pensatoio”. Dopo essersi sposato ha lavorato per la Telecom e ha partecipato attivamente alla vita politica locale dando un grande contributo intellettivo sia all’interno della Pro Loco che nella realizzazione della festa delle Lucerne. Si è dedicato con impegno e meticolosità alla stesura di molti testi storici e turistici riguardo Somma Vesuviana . Alcune delle sue opere sono oggi conservate nella chiesa di San Domenico a Somma Vesuviana e presso il Convento dei Padri Trinitari al Borgo Casamale. Art Summit – Vesuvio Contemporary Residency Un progetto di residenza d’artista di Tramandars nato nel 2023, che invita a scoprire, riscoprire e raccontare il complesso vulcanico del Somma – Vesuvio attraverso i linguaggi e la sensibilità dell’arte contemporanea, stimolando l’interazione tra artisti, comunità e territorio. Dettagli dell’evento ∙ Inaugurazione: 15 Marzo 2025 ore 18.00 ∙ Via Campane, Borgo Casamale, Somma Vesuviana 80049 (NA) ∙ Opera site specific ∙ Artista: Marco Acri ∙ Testo di accompagnamento a cura di Stefania Trotta. ∙ L’evento è aperto alla cittadinanza e a tutti gli interessati. ∙ Contact: tramandars@gmail.com