Napoli, depositato ieri in Procura esposto denuncia sulla violazione delle leggi che puniscono sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione

Ieri 25 Novembre 2015, è stato depositato presso la Procura di Napoli l’esposto denuncia avente per oggetto le palesi violazioni, con rilevanza penale, delle leggi che puniscono e perseguono lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione. Tanto le dichiarazioni pubbliche quanto le iniziative sul territorio nazionale, che a vario titolo mirano a legalizzare le attività criminali che mercificano “le prestazioni sessuali”, costituiscono inoltre un grave ostacolo alle politiche antitratta di esseri umani: sono pubblici i dati che dimostrano, sul territorio Europeo, l’inclusione violenta, per inganno e coercizione, di donne non native, ridotte in schiavitù, nella forza lavoro del mercato prostitutivo criminale. La denuncia allegata dettaglia gli estremi delle violazioni, finora impunite, a leggi dello Stato pienamente vigenti che nel garantire le cittadine salvaguardano la loro libertà. A nome delle firmatarie: Elvira Reale (Salute donna) Clara Pappalardo (Arcidonna Napoli)                                      Stefania Cantatore (Udi di Napoli) PROCURA DELLA REPUBBLICA C/O IL TRIBUNALE DI MILANO Le Associazioni: Salute Donna, UDI di Napoli, Arcidonna Napoli Onlus, e altre con il presente atto dichiarano  di sporgere, come in effetti sporgono, DENUNCIA-QUERELA contro chiunque sarà ritenuto responsabile dei fatti che qui di seguito saranno esposti. PREMESSO CHE L’Assessorato alla Polizia Municipale e l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Venezia hanno promosso nel 2001 il progetto “zoning” ai fini della riduzione complessiva del fenomeno della prostituzione. Tale progetto ha previsto una politica di zonizzazione per la prostituzione, prevedendo una zona dedicata in aree a minor conflitto e maggior sicurezza con la salvaguardia di un’area (insula) “off limits”. È stato dichiarato, in grandi linee, che lo “zoning” mira alla protezione sociale di coloro che decidono di uscire dal sistema nonché al recupero delle/dei sex workers, nel tentativo di ridurre il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione. Il Consiglio di Zona 2 del Comune di Milano, rifacendosi al progetto zoning  del Comune di Venezia, ha redatto una mozione (allegata) indirizzata al Sindaco ed alla  Giunta del Comune di Milano invitandoli, come primo obiettivo, a: “individuare insule “off limits” in cui iniziare una sperimentazione delimitata e circoscritta del dispositivo “zoning” e tra gli altri  obiettivi  a: ” – individuare zone informali di espansione (aree di minor conflitto con la cittadinanza e di maggior sicurezza personale delle sex-worker) dove poter meglio monitorare il fenomeno per un più efficace controllo del territorio e una dissuasione/repressione degli effetti collaterali nei confronti del fenomeno; – ad accertarsi che le suddette zone informali siano facilmente accessibili, abbiano le necessarie dotazioni relative all’arredo urbano, prevedano la presenza potenziale di punti di sicurezza e di soggetti chiave per la mediazione e la sicurezza del territorio; – a organizzare workshop sullo “zoning” con le lavoratrici ed i lavoratori del sesso, nonché attività di informazione sullo zoning mediante volantini in lingua; – a stabilire con lavoratrici e lavoratori del sesso e clienti un regime di regole condivise al fine di “normare” le zone informali di esistenza necessaria garantendo così un utilizzo adeguato degli spazi soprattutto per quanto attiene a questioni igienico-sanitarie, disturbo della quiete pubblica, problemi di ordine pubblico…” Tali obiettivi e progetti contrastano con una concreta e probabile riduzione del fenomeno dello sfruttamento della prostituzione, il recupero delle prostitute e le leggi vigenti nel nostro Paese.   Preliminarmente, è doveroso fare riferimento alla L. 75 del 1958 ( Legge Merlin), che ha sancito la chiusura delle case di prostituzione ed ha vietato ogni genere di attività di meretricio in luoghi determinati e conosciuti al pubblico. L’art. 3, n. 8, prevede, altresì, la punibilità di “chiunque, in qualsiasi modo, favorisca la prostituzione altrui”. Prostituzione, dal punto di vista etimologico, significa “porre davanti” (da prostituere), ovvero porre in vendita. Da ciò possiamo facilmente individuare il fenomeno sotto due aspetti differenti, anche se strettamente connessi tra di loro. Da un lato, in effetti, la prostituzione viene considerata come qualsiasi tipologia di prestazione sessuale, da chiunque eseguita, dietro corresponsione di un prezzo. Sotto un diverso punto di vista viene posto l’accento sulla condizione di sottomissione, in cui viene a trovarsi il soggetto dedito alla prostituzione, altamente lesiva della dignità umana.   La “Legge Merlin” ha consentito nel tempo di contrastare e sanzionare tutte le attività aventi rilevanza penale in ambito di attività di meretricio, in particolare: il favoreggiamento della prostituzione e lo sfruttamento della stessa. Il reato di favoreggiamento della prostituzione si concretizza, sotto il profilo oggettivo, in qualunque attività idonea a procurare favorevoli condizioni per l’esercizio della prostituzione, ovvero: “ogni forma di attività agevolativa, idonea a procurare più facili condizioni per l’esercizio del meretricio costituisce elemento concretizzante il reato di favoreggiamento della prostituzione” (Cass. Pen., sez. III, sentenza 3 febbraio  2015,  n. 4931 ) mentre sotto il profilo soggettivo è sufficiente la consapevolezza di agevolare il commercio altrui del proprio corpo senza che abbia rilevanza il movente dell’azione (Cass. Pen., sez. III, sentenza 20 novembre 2013, n. 6373); la  locuzione “favorire” è sinonimo di “aiutare”, “rendere agevole”, “facilitare”, con la conseguenza di dover ritenere ricompresi nell’ambito di applicazione della norma tutte quelle condotte che, in qualsiasi modo vengano poste in essere, siano idonee a sorreggere la prostituzione altrui. Il reato di favoreggiamento è visibile in tutti quei comportamenti idonei ad agevolare la prostituzione di una persona, quindi a renderla più facile o più comoda, comprendendovi perciò qualsiasi attività accessoria causalmente orientata all’esercizio di tale pratica. È tuttavia irrilevante il movente, cioè il fine di lucro o la volontà di servire l’altrui libidine; è sufficiente il solo dolo generico, ossia la consapevolezza di agevolarne in qualsiasi modo l’attività. Attualmente il nostro ordinamento giuridico prevede anche la punibilità di “chiunque induca alla prostituzione una donna di maggiore età, o compia atti di lenocinio, sia personalmente in luoghi pubblici o aperti al pubblico, sia a mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità” (art. 3, n. 5, L. 20 febbraio 1958, n. 75). Per induzione bisogna intendere qualsiasi attività di persuasione o convincimento, operata nei confronti di una donna, affinché costei offra il proprio corpo ad un numero indeterminato di persone. E’, altresì, necessario che l’opera di induzione avvenga senza il minimo utilizzo di violenza, minaccia o inganno, in quanto, in tal caso ricorrerebbe la circostanza aggravante prevista dall’art. 4, n. 1. L’induzione alla prostituzione, a sua volta, si può realizzare in una duplice direzione, in quanto, da un lato, è idonea a comprendere sia l’ipotesi della determinazione, la quale si realizza nel momento in cui si fa sorgere, in capo alla vittima, un proposito di darsi alla prostituzione che in precedenza non sussisteva, sia l’ipotesi dell’eccitamento, che si caratterizza per il semplice rafforzamento di un proposito che già esisteva all’interno della mente della prostituta, anche se solo in una fase latente (Cass. Pen., sez. III, sentenza 3 dicembre 2004, n. 46989). L’art. 531 c.p. Poi abrogato dalla “Legge Merlin” che ha ridisciplinato la materia, recitava “Chiunque, per servire all’altrui libidine, induce alla prostituzione una persona di età minore, o in stato d’infermità o deficienza psichica, ovvero ne eccita la corruzione, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da lire tremila a diecimila. Se soltanto ne agevola la prostituzione o la corruzione, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da lire tremila a diecimila.” La condotta induttiva mira a due risultati:
  • Risultato psichico di rafforzamento della decisione di esercitare la prostituzione;
  • Risultato materiale dell’inizio di un’attività prostituzionale.
Connesso alle due fattispecie poc’anzi descritte, è il lenocinio, termine che esprime il concetto di invito al libertinaggio, posto in essere da un individuo, il quale, funge da intermediario tra la prostituta ed i possibili clienti. Si tratta di una figura delittuosa, in realtà non del tutto nuova, in quanto il nostro ordinamento giuridico in passato già conosceva un precedente, rappresentato dall’art. 208 del T. U. di Pubblica Sicurezza, il quale prevedeva la punibilità di chiunque facesse “pubblica indicazione di locali di meretricio” o facesse in qualunque modo “offerta di lenocinio”. Ciò posto, la mozione della Zona 2, diretta alla realizzazione della zonizzazione, e rivolta a fare pressione per ottenere l’assenso del Consiglio Comunale di Milano ha sicuramente determinato una violazione della legge penale. Invero, è rinvenibile nella condotta indicata il reato di cui all’art.  414 c.p., ovvero di istigazione a commettere un reato. Il reato in questione altro non è che il favoreggiamento della prostituzione. In particolare, si legge nella mozione che la zona 2 del Comune di Milano ha aperto le porte al progetto “zoning” al fine di governare il fenomeno del lavoro sessuale su strada. In secondo piano, quindi, slittano gli intenti sociali di recupero e supporto per le prostitute che vorrebbero uscire da questo giro. La dichiarazione, in effetti, che le lavoratrici ed i lavoratori del sesso hanno “diritto” a svolgere il proprio lavoro in maniera dignitosa, è da considerarsi una vera e propria istigazione al favoreggiamento della prostituzione. L’art. 3, n. 8, della L. 20 febbraio 1958, n. 75 prevede la punibilità di “chiunque, in qualsiasi modo, favorisca la prostituzione altrui” e per favoreggiamento, come anticipato, è da intendersi qualsiasi attività posta in essere per agevolare l’esercizio della prostituzione. E’ palese, infatti, che la zonizzazione agevoli l’attività di meretricio, per cui sono da ritenersi ben lontani gli obiettivi sociali decantati, quali il recupero e la protezione di coloro che svolgono attività di prostituzione La zonizzazione, atta ad evitare disagi alla popolazione e a favorire l’occupazione dei cittadini, come si evince dalla mozione si sostanzia in una sorta di ripristino di ‘quartieri di meretricio’, vietati dalla “Legge Merlin”, art. 2, tutt’oggi in vigore, e, in nessuna maniera, potrà favorire l’estinzione ed il recupero di coloro che vorrebbero sottrarsi a tale attività. Attività, grazie allo zoning, nuovamente regolamentata da terzi (autorità statali) e sottoposta ai controlli di autorità amministrative, di polizia e sanitarie, controlli che la legge Merlin (art. 5 e 7) aveva vietato in quanto ancora una volta lesivi della dignità umana L’articolo 2 del trattato sull’Unione europea (TUE) indica che «l’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze». Dignità coincide con l’attributo primo ed irrinunciabile della “persona”. Il primo esempio di questa accezione nel nostro Paese si rinviene nella sentenza 44 del 1964 Corte Costituzionale, dove si è sottolineato come “particolari ragioni di tutela della dignità umana abbiano indotto il legislatore ad abolire la regolamentazione della prostituzione e qualsiasi altra degradante qualificazione o sorveglianza sulle donne che esercitano la prostituzione.” Alla luce di queste brevi considerazioni, i principi fondamentali della dignità umana e del rispetto dei diritti umani consentono di ritenere il progetto “zoning”, così come indicato nella Mozione della Zona 2 di Milano, in contrasto con la Costituzione italiana, l’ordinamento giuridico penale italiano e il TUE, il cui espletamento pone in essere il reato di istigazione al favoreggiamento della prostituzione. Tutto ciò premesso, si chiede la punizione per il reato di istigazione al favoreggiamento della prostituzione e per tutte le ulteriori ipotesi criminose ravvisabili nei fatti descritti di chiunque sarà ritenuto responsabile in ordine agli stessi con richiesta di ricevere informazione di una eventuale richiesta di archiviazione ex art. 408, 2° co., c.p.p. (Fonte foto: rete internet)

Pomigliano d’Arco: sorpreso in casa in casa con botti illegali e materiale per la falsificazione di documenti d’identità

A seguito di controlli dei carabinieri, sorpreso in casa con botti illegali e materiale per la falsificazione di documenti d’identità. I carabinieri della stazione di Afragola hanno arrestato per detenzione di materiale esplodente, possesso e fabbricazione di documenti d’identificazione falsi Rizzo Salvatore, 44 anni, già noto alle forze dell’ordine e denunciato in stato di libertà per lo stesso reato la moglie 41enne, incensurata, entrambi del luogo. Durante controlli i militari dell’arma hanno perquisito l’abitazione della coppia, trovandoli in possesso di 150 ordigni esplosivi artigianali comunemente chiamati “rendini”, 10 carte d’identità in bianco false e vario materiale telematico utilizzato per la falsificazione di documenti d’identità, tra cui pc e stampanti. Tutto il materiale è stato sequestrato. L’arrestato è stato tradotto nel carcere di Poggioreale.

Sant’Anastasia: convegno sui DSA, uno sportello a scuola

  Un interessante convegno sui temi della “Dislessia e dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)” si è tenuto presso il terzo I.C. F. D’Assisi. Sono intervenute le dott.sse Mariassunta Esposito, psicologa e la pedagogista Alessandra Verde, introdotte dalla preside Angela De Falco. L’incontro è stato rivolto ad insegnanti e genitori, in presenza di una rappresentanza di docenti del primo I.C. Elsa Morante, ai quali la dott.ssa De falco ha anticipato la notizia sulla prossima apertura di uno sportello per DSA, finanziato dal quarto I.C. di via Rosanea per far fronte ai tanti problemi inerenti a tali difficoltà. Nel suo intervento la dott.ssa Alessandra Verde ha messo in evidenza che “nella scuola è fondamentale osservare con grande attenzione gli alunni che presentano difficoltà di concentrazione, di comprensione dei testi scritti e di calcoli matematici”, specificando che i DSA comprendono varie problematiche, come la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia. Molto interesse ha suscitato l’accento posto sull’importanza del lavoro da svolgere nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, anche perché ha dato suggerimenti pratici per insegnanti e genitori. E’ intervenuta poi la psicologa Esposito Mariassunta mettendo in risalto le problematiche emotive attinenti ai ragazzi con DSA, affermando che per “fronteggiare simili difficoltà l’insegnante deve formarsi lungo tutta la sua carriera professionale. Di fronte a tali discenti è importantissima avere adeguata formazione, perché il ruolo del docente è anche quello di favorire e cercare di far corrispondere quanto più possibile l’età cronologica dell’alunno con quella mentale”. E’ stato messo l’accento anche sull’importanza dell’autostima, che bisogna saper alimentare nei discenti. Agli applausi destinati agli interventi delle due esperte, si sono aggiunti quelli tributati ad una mamma di una bambina dislessica, che ha fatto capire quanto sia importante l’azione congiunta scuola-famiglia. “Un convegno interessante per tutti – conclude la preside De Falco – e sono convinta ancor più che la valutazione scolastica dei discenti con DSA vada effettuata in base al contenuto e non alla forma. Ringrazio tutti i partecipanti che hanno reso questo incontro molto produttivo”.  

Nola: IV Festival dei diritti dei ragazzi nel nome di Aylan e dei migranti

Sabato la presentazione dell’iniziativa in programma per il prossimo mese di aprile “Siamo tutti migranti”: questo il tema della quarta edizione del IV Festival dei diritti dei ragazzi, manifestazione che coinvolge 30mila studenti dei 45 comuni della diocesi di Nola. Sabato, 28 novembre 2015, la presentazione dell’iniziativa, firmata anche quest’anno dall’ufficio Scuola della diocesi di Nola, dall’assessorato alla cultura ed all’istruzione del Comune di Nola e dalla Cooperativa “Irene’95” di Marigliano. L’appuntamento è per le 9,30 a Corso Campano, nella sede della cooperativa Irene 95 di Marigliano. Oltre alla presentazione della kermesse, che gode anche del patrocinio del Comune di Marigliano, il programma prevede un focus dal titolo: “Bambini ed adolescenti migranti: quale protezione ed accoglienza?”. Il tema sarà trattato da Andrea Morniroli, esperto in politiche sociali e sociosanitarie rivolte ai migranti. Previsto anche il ricordo di Aylan Kurdi, il bambino siriano annegato durante la traversata nelle acque dell’Egeo tra Turchia e Grecia. Le prossime tappe del percorso che approderà al festival dei diritti dei ragazzi, in programma a Nola dal 7 all’11 aprile del 2016 sono quelle previste il prossimo 27 gennaio a Nola in occasione della Giornata della memoria ed il 19 marzo per la celebrazione della giornata della legalità.    

Un malore e quindi la fine: è morto il re delle ambulanze. Era nel mirino dell’antimafia

La onlus di Vincenzo Di Maio Mastellone è stata interdetta per infiltrazioni della camorra. Un po’ appesantito ma tutto sommato sereno ed equilibratamente combattivo. Così appariva, a settembre, il 51enne Vincenzo Di Maio Mastellone dietro la scrivania dell’ufficio di Varcaturo della Paf, la Pubblica Assistenza Flegrea, la sua Onlus, l’associazione che detiene il quasi monopolio del 118 in tutta la provincia di Napoli, decine e decine di ambulanze sparse nell’area metropolitana di Napoli.  In quell’occasione Di Maio Mastellone ostentava addirittura una calma serafica, proprio mentre i finanzieri del comando di Giugliano gli rovistavano carte e documenti delle sue società. Qualche mese prima la Prefettura aveva interdetto per infiltrazioni mafiose la Paf. Pesante l’accusa, secondo cui l’appalto delle ambulanze era sostanzialmente finito nelle mani dei Mallardo e del clan dei casalesi. Il provvedimento del ministero dell’Interno ha nel frattempo messo in imbarazzo le Asl Napoli 2 e 3, che finora non hanno provveduto a sostituire la onlus. Intanto sullo sfondo di questa situazione c’è da registrare una disgrazia, un dramma nel dramma. Mastellone infatti l’altro ieri pomeriggio, lunedi, è morto. Ha avuto un malore. Centinaia di persone hanno inviato alla famiglia comunicati di cordoglio. Il segnale che l’imprenditore era riuscito nel corso del tempo a farsi stimare da un’intera comunità e da molti lavoratori. Ma non si sa quale possa essere la sorte della sua onlus, chi ne prenderà le redini. Corre voce che possa essere affidata a un parente di provata esperienza.

L’acqua sospesa

In attesa di una lettura più accurata della nuova legge regionale sul sistema idrico integrato, abbiamo ascoltato Peppe Grauso, già impegnato con i comitati per l’acqua pubblica. Incominciamo a capire qual è la direzione che sta intraprendendo il nuovo governo regionale. Continuiamo a muoverci tra le nebbie della politica e soprattutto nella gestione che questa fa dell’acqua pubblica, tanto decantata ma a conti fatti poco attuata. Perché accade ciò? Favoritismi a gruppi di potere, holding dall’apparente maggioranza pubblica ma che si traducono spesso in un paravento per giustificare i lauti guadagni dell’azionariato privato che pure le compone, sono questi i gli scenari più probabili. La redistribuzione dei dividendi agli azionisti lascerà poco o nulla alla gestione pubblica e agli investimenti, privatizzando di fatto ciò che invece si ritiene erroneamente pubblico. No ci rimane quindi che attendere la lettura del testo e affidarci all’interpretazione di chi mastica meglio di noi tali argomenti. Durante la nostra prima intervista all’avvocato Giuseppe Grauso (LEGGI) è stata varata la legge regionale sull’acqua pubblica e, a quanto pare, ancora una volta, si sovverte la volontà popolare espressa chiaramente nel referendum del 2011. Abbiamo quindi chiesto lumi all’autore del ricorso contro la GORI, quello per le ormai famigerate partite pregresse. Avvocato, ci può dire qualcosa di più su questa legge? «Certo, noi pensiamo che questa legge tradisca lo spirito dei referendum che era quello di affidare l’acqua agli enti pubblici e in particolar modo ai comuni. Questa legge crea un meccanismo istituzionale che prevede che la maggior parte dei comuni della Campania non parteciperanno alla gestione del servizio idrico e al controllo di questo servizio nei loro territori. I comuni saranno chiamati ad eleggere 20 rappresentanti che per cinque anni decideranno sulla gestione dell’acqua campana.» Quindi non ci sarà la possibilità di creare una sorta di ABC come a Napoli per le altre realtà regionali? «Non è questo il problema! Il problema non è legato alla gestione delle aziende, il problema è legato a: chi decide l’affidamento del servizio? Chi decide se un’azienda va bene o va male? Chi decide le tariffe? Non saranno più i comuni del territorio ma lo faranno organi eletti o addirittura delegati di terzo livello di quei sindaci, perché si creerà un organo di venti comuni, venti sindaci di tutta la regione, e che dovrà decidere per tutta la Regione Campania! Quindi, il problema non è solo se è pubblica o privata l’azienda che gestisce il servizio idrico ma, se questa azienda è gestita bene o gestita male, se le tariffe sono buone o sono cattive, se bisogna cacciarla via o mantenerla; e non lo decideranno più i comuni del territorio ma solo venti rappresentanti di tutta la regione Campania e questo riduce lo spazio di democrazia e contrasta con lo spirito del referendum. Per questo siamo contro l’ATO unico regionale (EIC ovvero l’Ente Idrico Campano secondo la nuova legge, ndr.)  e pensiamo che la legge vada cambiata.» E ci sono iniziative in atto a tal riguardo? «Abbiamo indetto una manifestazione per il 28 novembre a Napoli, questa manifestazione inizierà da piazza Matteotti e si concluderà probabilmente a Santa Lucia, sotto la sede della Giunta Regionale alla quale chiediamo di cambiare la legge, dare più potere ai territori ed avere una maggiore presenza dei comuni all’interno degli enti; chiediamo inoltre di rivalutare la proposta di legge fatta dai consiglieri regionali del PD di cui noi ne condividevamo i punti di partenza e che prevedeva cinque Ambiti Territoriali Ottimali in cui sarebbero stati rappresentati tutti i comuni,  dando quindi un maggiore spazio democratico.» Quindi vorreste ritornare a questa prima proposta di legge? «Sì, questa proposta di legge fu messa da parte con una proposta della Giunta, cioè di De Luca e Bonavitacola che hanno scavalcato lo stesso Partito Democratico costringendolo al ritiro del loro progetto. Comunque pensiamo che ci sia spazio per cambiare la nuova legge e con questa manifestazione del 28 chiediamo che vengano cambiati i punti fondamentali e che venga ridato potere al territorio così come previsto nella precedente proposta di legge presentata dal PD.» E qualora la Regione fosse sorda a tale iniziativa e a tale richiesta … «Noi pensiamo che la Regione non rimanga sorda a tutto ciò e comunque ci opporremo in tutte le sedi legali, istituzionali, politiche e di piazza all’applicazione di questa nuova legge regionale sull’acqua, che non condividiamo.»    

Da industria a parco pubblico: i bambini inaugurano il cantiere della ex fabbrica

Centinaia di alunni delle scuole di Casalnuovo hanno tenuto a battesimo l’inizio dei lavori del primo parco pubblico della città.  Ieri tantissimi bambini hanno assistito alla nascita di un pezzo del loro futuro (si spera prossimo): l’apertura del cantiere del primo parco pubblico di Casalnuovo. Lo spazio verde sorgerà al posto della Moneta, la storica fabbrica di pentole, che dovrà essere rasa al suolo per fare posto agli alberi. Per dare un esempio di quanto accadrà in quest’area di 22mila metri quadrati, una ruspa ha abbattuto durante la cerimonia d’inaugurazione un muro dello stabilimento. I bambini hanno anche piantato il primo albero del futuro parco. Il sindaco, Massimo Pelliccia, ha dichiarato che “ora in questa città martoriata si cambia, si volta pagina, si pensa alla vivibilità, non più al cemento”. Accanto a lui c’era il presidente regionale di Legambiente, Michele Buonomo.

IOLOFACCIO – Ritornare protagonisti del proprio futuro

Continua la battaglia per Terzigno: il prossimo obiettivo del progetto “Perseo” – un progetto a tappe – è quello di censire le patologie collegate al rischio ambientale e di definire una mappatura del territorio. Il significato del fiocco rosa, simbolo del censimento. Terzigno è un paese nato per essere baciato dalla fortuna, per posizione geografica, clima, fertilità della terra, panorama, poi è intervenuto l’uomo; ciò che era è stato modificato ed in parte distrutto. La terra ha smesso di essere vita, madre e sostentamento, finendo per diventare pura fonte di guadagno per qualcuno mentre per la maggioranza “res nullius” Non è il caso di approfondire colpe ataviche e recenti responsabilità, ma la storia ci ha portato nel 2015 a fare i conti con un territorio devastato da discariche di Stato, di camorra, abusive, da roghi e terreni abbandonati, incolti, ed una situazione sanitaria allarmante. Non è servita, dunque, la “guerra del 2010 per la discarica Sari e contro la Vitiello”, non sono servite le denunce, i ricorsi, gli atti, nessuna scartoffia ha protetto Terzigno dal mondo circostante né da se stesso. La lava ed il fuoco, però, danno il loro contributo in energia e forza, così, da un comitato scientifico è nato il Progetto Perseo, chiamato come l’eroe che uccise Medusa, un programma fatto a tappe, la prima delle quali consiste in una relazione sanitaria-ambientale, mentre la seconda, IOLOFACCIO, è in pieno fermento. IOLOFACCIO è un censimento, per l’analisi delle patologie collegate al rischio ambientale, attraverso un modulo da compilarsi in forma anonima, al fine di creare una mappatura del territorio, che inizierà il primo dicembre 2015 sino al 31 gennaio 2016. Un progetto ambizioso e complesso per il quale un gruppo di lavoro, finanziato dal Consorzio delle farmacie comunali e con il patrocinio morale del Comune di Terzigno, lavora incessantemente dal mese di ottobre. Il simbolo del censimento è un fiocco rosa, un colore che rappresenta una nascita, la vita e Terzigno vuole rinascere, come tante volta è accaduto, dalle ceneri del Vesuvio. Il lavoro non è solo quello di scavalcare il muro spalmato di olio delle Istituzioni,  quello più gravoso consiste nello scalfire le coscienze dei singoli cittadini, nello spiegare che se non prendono coscienza dell’influenza del territorio sul proprio stato di salute per Terzigno non può esserci alcun futuro. Per questo motivo, gli organizzatori di IOLOFACCIO hanno avviato progetti nelle scuole, hanno parlato con i ragazzi e spiegato loro l’importanza di riappriopriarsi della propria terra, di proteggerla e custodirla come fonte di vita, di ricordare ciò che è stato perché non accada più. Il 27 novembre prossimo, presso lo Sweet cafè a Terzigno, alle ore 18,00, in occasione della terza edizione della GIORNATA DELLA MEMORIA, sarà presentato il progetto “Dillo a chi vuoi”, sviluppato dalle terze medie dell’istituto comprensivo G. Giusti di Terzigno, con la lettura di lettere aperte, per dare voce alle nuove generazioni. L’evento si aprirà con la lettura degli elaborati dei ragazzi, perché da loro parta una lezione sulla voglia di vivere, non solo di sopravvivere, ma vivere bene. Per tale motivo, gli organizzatori di IOLOFACCIO hanno deciso di ascoltare il punto di vista, disincantato e senza condizionamenti dei ragazzi, dal quale prendere spunto per un dibattito in temi di ambiente e salute. SI PUO’ PERDONARE, MA DIMENTICARE è IMPOSSIBILE. [Honore dè Balzac] Il pensiero di Balzac racchiude il motore della mostra fotografica “BORDERLINE, che seguirà il dibattito, attraverso immagini delle battaglie di Terzigno del 2007 e del 2010. Maria Rosaria Esposito

A Napoli la giornata internazionale contro la violenza sulle donne si ricorda con decine di iniziative: scendono in campo la CGIL e l’Assessorato alle Pari Opportunità

I 152 femminicidi del 2014 parlano da soli: quello che si è fatto non è nemmeno lontanamente sufficiente. Ma i numerosi eventi per il 25 novembre testimoniano la diffusione di un rinnovato interesse e la disponibilità a profondere energie per il contrasto alla violenza di genere. Non si era mai visto a Napoli un 25 novembre così ricco di iniziative partecipate e significative. La giornata  internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne fu istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre del 1999, in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, donne rivoluzionarie che furono torturate e uccise per aver tentato di contrastare il regime dittatoriale nella Repubblica Dominicana. In Italia si è cominciato a celebrare questa ricorrenza più o meno dal 2005 e da allora la data è diventata sempre più conosciuta e importante. Il fiorire di iniziative nella città di Napoli di quest’anno non può che rallegrarci, anche se ha luogo sullo sfondo di uno scenario internazionale sempre più cupo e allarmante. Dimostra che l’attenzione alle questioni di genere e in particolare al problema della violenza sulla donna negli ultimi anni è sicuramente cresciuta con la diffusione di iniziative  nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro. L’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Napoli quest’anno ha proposto un fitto calendario di eventi e incontri che non riguarda solo la giornata del 25, ma dura una settimana, da venerdì 20 a venerdì 27, al quale ha dato un titolo bellissimo: “Putesse essere allera”, riprendendo al femminile una canzone di Pino Daniele. L’aspirazione che il titolo rivela, quella dell’allegria, rimanda all’aspirazione a uscire dalla dipendenza, dalla sottomissione e dallo stato di vittima e di soggetto debole per definizione. Insomma già il titolo è tutto un programma. Nella manifestazione, organizzata dalla consigliera Simona Marino, coadiuvata da Rosanna Persico, Elisabetta Calabria, Luisa Festa e Luigia Esposito, ci sono mostre fotografiche, tavole rotonde, flash mob e spettacoli musicali. E nell’antisala dei Baroni al Maschio Angioino si è svolto “Le Scuole raccontano”, con la partecipazione di sedici scuole, in cui gli studenti, con gli insegnanti, hanno presentato i loro lavori. All’incontro, coordinato da Laura Capobianco, hanno partecipato la stessa Simona Marino, l’assessora Annamaria Palmieri e il sindaco De Magistris. Questo a dimostrare quanto il lavoro educativo sia considerato importante per la prevenzione della violenza. All’appello non poteva mancare la CGIL, delle cui iniziative si è già parlato in queste colonne, che ha messo in campo nella giornata del 25 un flash mob e un interessante convegno che si è tenuto nella sala della FILCAMS in piazza Garibaldi. Il flash mob ha significativamente avuto luogo vicino all’installazione delle lumache (nel nostro caso quella rosa) nella stazione di Napoli Centrale. “Significativamente”, abbiamo detto, visto che quello che si voleva mettere in evidenza è la lentezza delle istituzioni, risultato anche dell’insufficiente coordinamento tra le stesse, nel rispondere ai bisogni delle vittime di violenza: dall’ascolto, alla denuncia, all’assistenza, al supporto, alla sicurezza post-denuncia. Dopo i saluti e l’introduzione di Federico Libertino, Segretario Generale della Camera del Lavoro, hanno preso la parola le organizzatrici Teresa Potenza e Grazia Zimmaro, della segreteria generale della CGIL. Nei loro interventi hanno spiegato le iniziative che il sindacato sta mettendo in campo. Sono già sette mesi che lo sportello di ascolto anti-violenza è attivo e si è appena siglato un protocollo con Lilith per delle borse lavoro. Cioè le donne che si rivolgono allo sportello e che ne avranno bisogno potranno essere indirizzate ad un percorso lavorativo attraverso questo protocollo. La CGIL propone azioni molto concrete attraverso la contrattazione territoriale sociale, aziendale e attraverso appunto i protocolli di intesa, allo scopo di dare risposte e articolare aiuti efficaci alle donne vittime di violenza e in difficoltà. All’incontro è poi intervenuta la prof.ssa Francesca Marone della Federico II, direttrice del laboratorio di ricerca DGF (donne genere formazione), che ha parlato del ruolo fondamentale dell’educazione nella prevenzione, della cyberviolenza, del sostegno alla genitorialità, della pedagogia di genere. Giovanni Russo, responsabile del centro Lilith, ha spiegato le difficoltà economiche vissute dall’associazione, la determinazione a continuare, i successi conseguiti, cioè l’estensione della rete e l’essere diventati punto di riferimento. Interviene infine Alessia Schisano, avvocatessa, consulente per lo sportello di ascolto, che illustra il problema dal punto di vista giuridico. IMG_20151125_155339IMG_20151125_155326 QUESTIONI DI GENERE http://ilmediano.com/category/questioni-di-genere/  

Due tonnellate di carni e insaccati conservati male: i Nas sequestrano nell’azienda Di Palo

L’operazione è stata messa a segno nel centro all’ingrosso di Cardito.          Durante un’ispezione igienico-sanitaria i carabinieri del Nas di Napoli, il Nucleo Antisofisticazioni, hanno sequestrato due tonnellate di carni e insaccati, freschi e stagionati, in uno dei centri all’ingrosso più noti e importanti del Napoletano, l’azienda “Di Palo”, ubicata a Cardito. Secondo quanto contestato dai militari le carni e gli insaccati erano tenuti in un cattivo stato di conservazione. Il valore della merce sequestrata ammonta a ventimila euro. La legale rappresentante della ditta, A.E., è stata deferita all’autorità giudiziaria. Prosegue dunque l’attività dei carabinieri del Nas in tutta l’area metropolitana di Napoli. Di recente i militari hanno anche sequestrato, in alcuni bar di Caivano e di Casoria, champagne falso delle migliori marche, Moet e Clicquot.