La preziosa lezione di Luca De Filippo, originale interprete di Napoli città universale

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Luca De Filippo ha dimostrato che il teatro trova la verità nelle commedie di Eduardo e nei drammi di Pirandello, nelle opere di Beckett e in quelle di Pinter, e che Napoli è Napoli, ma è anche il modello di una universale condizione umana.   Toccò anche a Eduardo il difficile compito di liberarsi, come scrittore, come attore, come regista, del peso di essere figlio di Scarpetta, un dio del teatro napoletano: e nell’impresa non gli fu di nessun aiuto la diversità dei cognomi: tutta Napoli sapeva. Eduardo incominciò a muoversi sulla scena con uno stile tutto suo: tutta sua era la misura dei gesti, delle variazioni di voce, delle pause. Poi Eduardo incominciò ad ammirare Pirandello, e a prendere le distanze da un certo teatro comico francese, quello della pochade, con cui Scarpetta aveva contratto più di un debito, e, soprattutto, a forgiare una sua idea di Napoli e della lingua napoletana. Alla fine Eduardo contestò i critici che lo presentavano come scrittore di commedie: le mie sono tragedie greche, diceva. E ai suoi funerali Dario Fo disse, sull’arte di Eduardo, cose importanti: “..nel suo modo di usare l’arma dell’ironia come strumento di denuncia dell’ingiustizia non c’erano né rassegnazione, né rinuncia.. Eduardo adoperava il sarcasmo anche nelle scene più addolorate e patetiche, non poteva fare a meno di piantarci lo sganascio dell’ ironia.”: un’ ironia talvolta tragica, impastata di amore smisurato per Napoli, una Napoli concreta, reale, che non era metafora di niente: era solo Napoli. Dario Fo certificò che il teatro di Eduardo e quello di Scarpetta non solo erano distanti, ma si collocavano in due dimensioni assolutamente estranee l’una all’altra. Eduardo parlava poco di Scarpetta, Luca De Filippo parlava spesso di suo padre, e di suo nonno. Del padre egli ha condiviso fino all’ultimo la battaglia per i ragazzi a rischio: dal 2008 era presidente della Fondazione “Eduardo De Filippo” e da poco, ha ricordato il sindaco di Napoli De Magistris, aveva accettato di dirigere la scuola de Teatro Stabile San Ferdinando. In tutta la sua carriera Luca si è confrontato senza sosta e senza paura con le opere del nonno e del padre, ma ha interpretato e talvolta diretto anche opere di Pinter Beckett Molière Feydeau Pirandello, è stato attore di film. Con lucida coerenza, e sollecitato da una passione smisurata per il teatro, Luca De Filippo ha cercato di realizzare un importante progetto culturale, “contaminare” stili e idee teatrali diversi, Feydeau e Pinter, Scarpetta e Beckett, alla ricerca di quel principio che unifica il comico e il tragico, e tutti le variazioni del ridere e del sorridere. Quando, nel pieno della maturità artistica, interpretava le commedie di suo padre, nessuno in platea sentiva il bisogna di far paragoni tra la recitazione di Luca e quella di Eduardo: il figlio incantava letteralmente il pubblico pronunciando le battute con un ritmo particolare, che qualcuno ha definito “grottesco”, perché accelerazioni e lente dilatazioni vocaliche si alternavano magistralmente, in un rapporto suggestivo con gli effetti stranianti della mimica facciale, come se in ogni gesto e in ogni battuta Luca De Filippo si proponesse di “citare”, una alla volta, tutte le “maschere” che hanno costruito il teatro moderno, e di coniugare l’asciutto rigore del teatro di Beckett con la prolissità comica di certe “entrate” di Feydaeu. Qualche critico ha sostenuto che egli ha portato in scena, con una evidenza forse eccessiva, la sua visione pessimistica dell’uomo e della storia, e tutta l’ amarezza del disincanto. Altri, considerando anche i modi particolari con cui egli usava la lingua napoletana, ha ritenuto che Luca De Filippo vedesse Napoli come la metafora universale di un’umanità smarrita e delusa, e che proprio questa visione segnasse il punto di massima distanza tra lui e il padre. Questa lettura pare confermata dalla interpretazione che a partire dal 2003 Luca diede, sotto la regia di Francesco Rosi, di alcuni capolavori di Eduardo, in particolare della “commedia” “Le voci di dentro”. Ma l’analisi del contributo che Luca De Filippo ha dato al teatro italiano è solo all’inizio. Il vuoto che egli lascia è abissale, ma la sua lezione di attore è un patrimonio non meno prezioso di quello lasciato da Eduardo De Filippo, il quale amava ricordare, citando Pirandello, che ogni interprete di un testo teatrale diventa coautore di quel testo. E per lo stesso motivo la Napoli di Luca De Filippo non è meno vera di quella di Eduardo, e forse anche della Napoli di Scarpetta. Noi tutti dobbiamo ringraziare Luca, perché ci ha sollecitati a guardarci intorno e a “vedere”, negli altri e in noi stessi, ciò che era nascosto, o che noi non volevamo vedere. E questo è il compito dei grandi attori. Non a caso, quando gli domandavano perché tutti amavano Eduardo, Luca rispondeva. “ Forse perché ha il coraggio di dire e di far vedere come stanno le cose”.                

Il baccalà letterario: “La matriciana di baccalà” di Luigi Russo, il patron della “Lanterna”

La ricetta è pubblicata nel mio libro “ Note di storia del baccalà nella dieta vesuviana e napoletana”. Luigi Russo è il degno erede di una famiglia a cui si deve un capitolo importante della storia dell’alimentazione vesuviana.   Ingredienti (per 4 persone): 2 cipolle bianche; olio extravergine di oliva; 100 gr. di pomodorini pacchetella; 400 gr. di mussillo di baccalà; prezzemolo; parmigiano grattugiato; sale; 350 gr. di fettuccine. Affettare finemente la cipolla e soffriggerla nel tegame con olio fino a che assuma un bel colore dorato, aggiungere il baccalà a pezzetti e infine i pomodorini tagliati a metà, profumare con prezzemolo tritato, lasciar cuocere fino a che il baccalà si consumi, consigliamo di non salare a causa della sapidità del pesce. Lessare le fettuccine in abbondante acqua salata, scolarle al dente e saltarle nel sugo aggiungendo il parmigiano. Impiattare e servire a tavola. Il curatore dell’ antologia delle ricette, Giovanni Romano, propone in abbinamento con questa “matriciana” il lacryma christi bianco “ Bocciarda” delle Cantine “ Vigna Pironti”.  
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Dal libro “ Note di storia del baccalà nella dieta vesuviana e napoletana”: “Nel 1864 Sant’ Anastasia incominciò a perdere il ruolo di capitale dei “baccalari”. In quell’anno, infatti, ai sensi dell’art.13 della legge 3 luglio 1864, m. 1827, Sant’ Anastasia si dichiarò “comune chiuso” e lo fu per quasi 30 anni. Negli Annuari dei primi anni del ‘900 si legge che a Sant’ Anastasia “ si esercita largamente l’industria e la manifattura degli oggetti di rame per cucina ed altro, come pure la produzione di ricotte e la vendita di capretti e agnelli”, ma non ci sono riferimenti all’industria del pesce salato. Infatti in un Annuario del 1903 vengono indicati solo sei pizzicagnoli “patentati” : Luigi Di Franco, Domenico Mollo, Antonio Nappi, Giovanni Maione, Pietro Rea, Pasquale Di Costanzo. Mentre Sant’ Anastasia è “comune chiuso”, Somma continua ad adottare una politica daziaria “leggera”. L’ industria sommese dei “baccalari” divenne sempre più fiorente, ma conquistò il primato territoriale solo tra il 1935 e il 1940, quando si fece più intenso – secondo le testimonianze “orali” dirette, da me raccolte anni fa – il movimento dei carichi di baccalari portati quotidianamente ai mercati del territorio, e, in particolare, a Napoli, a Pomigliano, a Marigliano. Gli aridi numeri forniti dagli archivi non ci danno un grande aiuto, anche perché durò per secoli, e niente riuscì scalfirla, l’abitudine degli uffici comunali di modificare i dati relativi all’alimentazione pubblica, soprattutto se questi dati erano destinati agli uffici della Prefettura e della Provincia. Inoltre, per gli storici vesuviani la cultura dell’alimentazione non è stato mai un argomento attraente. Nel 1925 le tabelle dell’Ufficio del dazio di Ottajano ci dicono che sono stati consumati in media quintali 3,5 di stocco e di baccalà da gennaio ad aprile; da maggio ad agosto il consumo non supera i due quintali, a settembre sale a circa 5 ql., e a ql.6, 5 a ottobre e a dicembre, dopo la flessione ai 3 ql. di novembre. E’ scarso il consumo di alici salate: non so fino a che punto siano attendibili queste tabelle, ma non dimentichiamo che è fiorente il contrabbando di carni salate e di pesce salato, che ogni giorno escono da Ottajano non meno di 100 carrettieri diretti ai mercati di tutto il territorio, e che almeno fino al 1927 le cantine possono vendere anche all’esterno carne cotta e pezzi di baccalà fritto. In realtà, quelli che lavorano il baccalà nelle vasche sono classificati in genere tra i lavoratori agricoli. Agli inizi del sec.XX a Somma, che ha una popolazione di 10000 abitanti, i pizzicagnoli ufficialmente autorizzati alla vendita di pesci salati sono solo due, Caterina Risi e Gennaro Molaro, rispetto ai 6 di Ottajano e agli 11 di San Giovanni a Teduccio. E tuttavia nel centro abitato e ancor di più nelle masserie lungo le strade per Pomigliano e per Nola la lavorazione dello stocco e del baccalà alimenta un’economia importante, costruita come in età borbonica l’industria tessile, e cioè sul lavoro di nuclei famigliari autonomi. E tradizione secolare è anche il consumo di baccalà durante il pranzo rituale che chiude la Festa della Madonna di Castello, simbolo luminoso di quell’amore per la Terra Madre, per la sua generosità e per i suoi frutti che da sempre distingue la storia civica di Somma e trasforma il popolo in una autentica comunità. Questo pranzo rituale così lo descrive Fabio Birotti: “… bottiglioni di vino, di varia dimensione e capienza sono tirati fuori dai cofani delle auto. Altre bottiglie di vino sono dissotterrate …Ogni anno delle bottiglie di vino in esubero dal venerdì della preparazione o dal giorno della festa ( o per altra occasione) vengono accuratamente e nascostamente sepolte dai paranzari…Ogni mensa si suddivide per rapporto parentale, ogni nucleo familiare ha una sua collocazione ben precisa nello spazio festivo. Le tavole delle famiglie Cimmino, Molaro, e… Di Mauro si dispongono (guardando l’entrata della chiesetta) sulla sinistra, mentre quella della famiglia Albano si dispone sulla destra sotto il terrapieno dove si ergono i falò e sovrasta l’emblema arboreo, cioè la Pertica….Tutto il cibo e il vino è offerto dalla paranza. Il pranzo dura circa un paio d’ore, c’è grande abbondanza di cibo e di ricette popolari. Pasta al forno con salsa di pomodoro, ricotta e mozzarella, frittate di maccheroni ( di spaghetti), uova sode, pasta e fagioli, fagioli alla pizzaiola, fagioli all’insalata, poi mozzarelle, qualche formaggio e fave, anche papacelle, melanzane sott’olio, a funghetti o alla parmigiana, olive bianche, finocchi e ravanelli, aringhe salate, melanzane e carciofi indorati e fritti, carciofi arrostiti, tortini con patate, polpo all’insalata, ma soprattutto stocco all’insalata e qualche volto anche al pomodoro. L’importante è che non si mangia carne.”.  

Green Building, armonia nell’ambiente di lavoro.

Lo stretto nesso tra architettura sostenibile, vivibilità e produttività. Dagli anni 70’ in poi, probabilmente in seguito alla prima crisi petrolifera, una nuova sensibilità verso l’ambiente, verso il modo di edificare e verso l’utilizzo di materiali, è andata crescendo. “Green Building” vuol dire letteralmente “costruzione verde”, in italiano potrebbe meglio essere tradotto con il termine “bioedilizia” o “architettura sostenibile”. È di questo, infatti, che si parla: tecniche precise nella modalità di costruzione e utilizzo di materiali particolari. I principi del Green Building sono i seguenti: efficienza energetica ed energie rinnovabili, impatto ambientale, conservazione delle risorse, qualità dell’aria interna, scelte urbanistiche. Contemporaneamente, alla fine del XX secolo, un altro fenomeno si faceva strada: l’attenzione all’estetica del posto di lavoro. Addirittura, si parlava di “sindrome dell’edificio malato”, in riferimento a lavoratori che manifestavano ripercussioni sulla salute ricollegabili solo al tempo trascorso in ufficio. Oltre alla salute fisica, in discussione è la salute psicologica del lavoratore. Dare importanza alla costruzione degli spazi e alla cura degli ambienti non significa, semplicemente, badare all’estetica. Piuttosto, si tratta di preservare la serenità mentale degli individui, garantire loro la vivibilità del luogo in cui trascorrono buona parte della giornata, contribuendo così alla creazione di uno spirito positivo. Quanto tutto ciò influisca sulla produttività di quale che sia l’attività lavorativa è, ormai, risaputo. A Francoforte, Germania, c’è un edificio costruito sulle fondamenta di entrambi i fenomeni: la Commerzbank Tower, sede della seconda più importante banca tedesca. 800px-Frankfurt_Am_Main-Commerzbank_Tower_vom_Rathenauplatz-20100808 Con 56 piani e 285 metri d’altezza, fino a pochi anni fa era l’edificio più alto d’Europa, oggi il terzo. È stato costruito nel 1997 e progettato da Norman Foster, uno tra i più famosi architetti “sostenibili”. È chiamato il “grattacielo ecologico” perché tutto, dalla scelta dei materiali, alla disposizione delle pareti e delle vetrate, ha uno scopo preciso. La forma del palazzo richiama il simbolo della banca, un triangolo, sia esternamente che internamente: la torre accoglie al suo centro un atrio triangolare, illuminato completamente dalla luce del giorno, grazie alle vetrate presenti lungo tutto il perimetro della costruzione, compreso il soffitto. 2015-11-28 15.40.52 È il primo edificio in Germania ad essere stato costruito interamente in acciaio. Ciò rende possibile l’assenza di colonne portanti e quindi l’esistenza di ampie vetrate e open spaces. Ognuno ha il proprio ufficio, con vista d’eccezione sulla città ma, in ogni piano, ci sono cucine, sale riunioni, zone relax, corridoi, per favorire la collaborazione e la condivisione. Non esiste aria condizionata: le vetrate hanno un sistema di apertura automatico e la forma della costruzione permette il fluire di aria fresca. In inverno, invece, il riscaldamento è basato su un soffitto sospeso, fornito di un sistema ad acqua, che permette la diffusione del calore. 2015-11-28 15.50.19In nove piani diversi, l’atrio triangolare si apre ad uno dei tre lati della città, formando grandi “giardini d’inverno”: spazi verdi, con bar, e alberi prevalentemente di arance e limoni. Se la domanda è quanto possa essere incentivante lavorare in un ambiente del genere.. la risposta è scontata!

Somma, al Summarte “Universo Mimì” si presenta al pubblico

L’appuntamento è per il prossimo martedì 1 dicembre. L’Associazione culturale per Mia Martini, ha come scopo la salvaguardia e la promozione del percorso culturale, artistico e umano della cantautrice e interprete Domenica Rita Adriana Berté.   Martedì 01 dicembre, presso il foyer del Teatro Summarte di Somma Vesuviana (Na), alle ore 18:00, avrà luogo la presentazione di “Universo di Mimì. Associazione culturale per Mia Martini”. Sarà il momento ideale per fare un resoconto del grande successo di pubblico e di critica riscontrato dal concerto-evento celebrativo del 12 maggio scorso, proiettare video, ascoltare musica dal vivo, parlare di arte bevendo un buon caffè e gettare le basi per l’organizzazione del “Mia Martini Festival” in programmazione per il 12 maggio 2016; con la direzione artistica di Ciro Castaldo, il patrocinio morale della Città di Somma Vesuviana e il supporto delle Associazioni “Melagrana”, “Aurora cultura” e “Napoli Cultural Classic”. “Universo di Mimì” ha come scopo la salvaguardia e la promozione del percorso culturale, artistico e umano della cantautrice e interprete Domenica Rita Adriana Berté, in arte Mia Martini. La diffusione della cultura musicale nel mondo giovanile e non, l’ampliamento della conoscenza della cultura musicale, letteraria e artistica in genere, attraverso contatti fra persone, scuole, enti e associazioni. L’associazione culturale per Mia Martini si propone anche come luogo di incontro e di aggregazione nel nome di interessi culturali, assolvendo alla funzione sociale di maturazione e di crescita umana e civile, nel tentativo di essere un punto di riferimento per le associazioni che si prendono cura di svantaggiati o portatori di handicap che possono trovare, nelle varie sfaccettature ed espressioni della musicoterapia, un sollievo al proprio disagio. Altro obiettivo della nascente “Universo di Mimì” è l’allargamento degli orizzonti didattici di educatori, insegnanti e operatori sociali, affinché sappiano trasmettere l’amore per la cultura, in particolare per quella musicale e artistica, vista anche come un bene per la persona e un valore sociale.

Brusciano, Il Teatro Popolare Napoletano: una compagnia pronta a regalare 100 poltrone e nuove emozioni

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La compagnia teatrale “Il Teatro Popolare Napoletano” sempre più attiva nella ricerca di nuovi attori e decisa nel far proseguire la passione dell’arte teatrale sul territorio. Infatti, con grande passione e impegno grazie allo sforzo dei suoi soci, ha messo a disposizione della comunità di Brusciano di 100 poltrone da teatro. Una lodevole ed apprezzabile iniziativa, che già per l’inaugurazione dalla stagione teatrale 2015/2016 vedrà le nuove poltrone fare da confortevole arredo all’interno della ex Chiesetta della Pietà di Brusciano, ormai da anni divenuta la sala teatrale polivalente per eccellenza della città e luogo di diverse rappresentazioni teatrali della compagnia diretta da Antonio Giorgino. Un primo assaggio del nuovo accogliente restyling è possibile gustarlo già a partire dal prossimo fine settimana, nelle due serate teatrali in cartellone il 28 alle ore 20.00 e 29 novembre ore 19.00. La compagnia bruscianese presenta una simpatica e piacevole commedia in due parti di Gaetano Di Maio, “Mettimmice d’accordo e ce vattimmo”, regia di Antonio Giorgino e con la direzione organizzativa dell’aiuto regista Michele Di Maio. Un cast di volti nuovi e di veterani attori, che come sempre allieteranno ed accompagneranno il pubblico “comodamente seduto”, in due ore di spensierate serate all’insegna della piacevole arte del teatro. Eccezionalmente per le feste natalizie la compagnia teatrale proporrà in sinergia con l’Amministrazione Comunale per tutti gli anziani di Brusciano amanti del teatro, due date speciali, che saranno da piacevole antipasto per il cartellone degli spettacoli del nuovo anno in programma da gennaio a marzo 2016.

Ottaviano in lacrime ai funerali dei due giovani morti nello schianto fatale

Grande lo strazio ai funerali di Carmine Annunziata e Alessandro Tamburrino: un paese in ginocchio. f1 fu f7 f6 f5 f3 f2   “Le lacrime si asciugano, i fiori appassiscono ma le preghiere arrivano a Dio” sono le parole con le quali il parroco ha dato inizio ai solenni funerali di Carmine Annunziata e Alessandro Tamburrino, i due giovani 22enni che hanno trovato la morte in un terribile schianto stradale, in via Turati, all’incrocio tra Poggiomarino e San Giuseppe Vesuviano. L’intera comunità ottavianese messa in ginocchio. Centinaia le persone, grande lo strazio, assoluto il silenzio. “Ho chiesto allo Spirito Santo di darmi la forza di trovare le parole. La nostra comunità sta vivendo un momento di terribile dolore” ha proferito il parroco durante l’omelia. “Conoscevo entrambi, Carmine da piccolo è stato chierichetto ed Alessandro frequentava l’azione cattolica, è qui che ha conosciuto la fidanzata” continua il sacerdote durante il rito solenne. “Due giovani brillanti e solari, due bravi ragazzi” e lo dimostra una piazza gremita di persone, lo dimostrano le lacrime di quei tanti ragazzi, lo sconforto sui volti dei presenti. “Ci sono circostanze in cui un sindaco sente in maniera fortissima la responsabilità di rappresentare la comunità che lo ha eletto” dice il sindaco Luca Capasso nel discorso di commiato ai due giovani “Io oggi devo trovare le parole per trasmettere alle famiglie di Alessandro e Carmine il dolore di tutta Ottaviano, devo associare al mio dolore personale quello di migliaia di cittadini che, in questi giorni, hanno vissuto con tristezza questo tragico e assurdo episodio che ha sottratto alla nostra città due giovani. E trovare le parole, oggi, non è facile” Non è mai semplice trovare le parole dinnanzi alla morte, ma quando essa arriva prematuramente e quando le vite spezzate sono due, non bisogna che stringersi con amore intorno a chi soffre “Contro il dolore, solo l’amore può vincere. E tutti gli ottavianesi oggi amano Alessandro e Carmine e abbracciano forte voi che soffrite” aggiunge il sindaco. Carmine e Alessandro hanno ricevuto un abbraccio affettuoso fra striscioni esposti all’esterno della chiesa di San Francesco di Paola e palloncini liberati in cielo alla fine della cerimonia. Ad accompagnare i giovani nel loro viaggio finale gli amici di sempre, che li hanno ricordati in diverse lettere, e che hanno portato in spalle le bare, sulle quali erano stati deposti fiori e le fasce delle loro squadre del cuore. “Nessuno muore finché vive nel cuore di chi resta” recita un’amica dall’altare, nel leggere una delle diverse lettere dedicate ai ragazzi “voi vivrete in noi, sarete il nostro sorriso”.  

Nas di nuovo in azione: sequestrato finto champagne e un panificio sporco

Doppia operazione: a Napoli città e a Casandrino, dove è stato sequestrato un forno del valore di 300mila euro.     Durante questo fine settimana i carabinieri del Nas di Napoli hanno intensificato, anche nella città di Napoli, i controlli tesi al contrasto della contraffazione alimentare e alla  verifica delle più semplici regole di produzione in sicurezza degli alimenti. In quest’ottica sono stati denunciati a piede libero R.E. e S.N. per aver detenuto presso la propria rivendita denominata “La Fattoria”, in via Marina, 6 bottiglie di champagne Moet & Chandon contraffatto e 10 bottiglie di olio a marca “Divella”, anche queste risultate contraffatte. Nel corso della mattinata odierna, invece, è stato deferito in stato di liberta’ S.N., di Casandrino, per aver gestito abusivamente un panificio ricavato in un immobile privo di ogni requisito di sicurezza sotto il profilo igienico sanitario. Nell’operazione di Casandrino sono stati sequestrati 2 forni in muratura alimentati a gas metano, 40 kg di pane già cotto, 350 kg circa di impasto, 12 sacchi di farina bianca da k 25 chili ciascuno, 1 macchina impastatrice elettrica, 1 bruciatore alimentato a gas metano, 50 madie in legno, 4 pale in legno, 7 carrelli metallici. Il valore della merce in sequestro ammonta a circa 300mila euro.  

Pentastellati contro il Comune di Nola: richiesto scioglimento per camorra

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Ancora beghe per l’amministrazione Biancardi. Questa volta, le noie arrivano addirittura dal Parlamento, con un’interrogazione parlamentare del Movimento 5 stelle (primo firmatario il deputato Riccardo Nuti), presentata in Commissione Affari Costituzionali, che, in luce degli ultimi accadimenti giudiziari che hanno coinvolto l’ente bruniano, ha richiesto un eventuale scioglimento di quest’ultimo per infiltrazioni camorristiche, così come previsto dall’art. 143 del testo unico sugli enti locali. Motivazioni principali a carico della richiesta: la gestione dei parcheggi a pagamento, affidata finora a diverse ditte, risultate poi affiliate o comunque vicine a clan camorristici del Nolano; l’arresto, lo scorso marzo, dell’assessore all’urbanistica Gianpaolo De Angelis per associazione mafiosa (poi scagionato in sede di Riesame dal Tribunale di Napoli); il caso “mandatopoli”, che portò all’arresto di due funzionari comunali corrotti, che avevano distratto ingenti somme di denaro dalle casse comunali per favorire parenti e conoscenti. Dell’altro ieri la risposta del Ministero dell’Interno, con le parole del sottosegretario Domenico Manzione, che, dopo aver esaminato le diverse criticità presentate dai pentastellati, ha sottolineato la costante ed efficace opera di controllo da parte della Prefettura di Napoli su tutti i Comuni dell’area nolana a rischio di infiltrazioni mafiose, compreso quello della Città dei gigli: “Questa la ricostruzione dei fatti, che ritengo evidenzi l’attenzione con cui la Prefettura di Napoli monitora l’operato dell’amministrazione comunale di Nola al fine di accertare eventuali fenomeni di compromissione della libera determinazione degli organi politico-amministrativi e di conseguente pregiudizio del buon andamento della pubblica amministrazione, onde promuovere, se del caso, l’esercizio dei poteri di accesso presso l’ente” – questo quanto si legge negli atti depositati presso la Camera. Una visione “possibilista”, secondo l’onorevole Nuti, l’interrogante, che, però, non assicura alcuna azione di governo, quantomeno nel breve termine, in quanto ad oggi non è stata ancora dimostrata nessuna collusione diretta dell’amministrazione Biancardi con la criminalità organizzata locale. Immediata, poi, la risposta del primo cittadino nolano, che, chiamato in causa, ha smentito con fermezza e durezza la pesante accusa dei grillini: «Siamo ai limiti della calunnia o della farneticazione.  Il Ministero dell’Interno ha smentito  le fandonie dei poco informati pentastellati: il monitoraggio quotidiano della Prefettura, che noi auspichiamo sia sempre più stringente, ha rilevato che non esiste alcun presupposto per l’invio di una commissione d’accesso, a testimonianza della condotta dell’amministrazione comunale, sempre ispirata alla trasparenza ed all’affermazione della legalità». Solo un polverone mediatico o concreta connivenza? Alla Prefettura (forse) l’ardua sentenza.  

Acerra, il sindaco rimuove l’assessore “autosospeso”

“Venuto meno il rapporto di fiducia “, scrive Lettieri nel decreto di revoca per Vincenzo Falco. Ieri il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, ha rimosso l’assessore Vincenzo Falco. ” E’ venuto a mancare il rapporto di fiducia “, ha scritto Lettieri nel decreto di revoca dell’incarico. Decisione che giunge dopo una settimana di aspre polemiche tra le opposizioni di centrosinistra e di centrodestra e la maggioranza Udc-liste civiche. Sabato scorso infatti era stato lo stesso municipio di Acerra a comunicare che l’assessore Falco aveva deciso di “autosospendersi” a causa della sopraggiunta nomina a dirigente di una scuola in provincia di Brescia. Niente dimissioni, dunque, solo un’ ” un’ autospensione”, cosa che avrebbe consentito a Falco di restare in carica e di continuare a percepire l’indennità di poco più di mille euro al mese. Ma le opposizioni sono insorte. La protesta è consistita sostanzialmente nel fatto che per un assessore l’espressione “autosospensione” dall’attività non è giuridicamente contemplata. In poche parole: non esiste, non sta né in cielo né in terra. Su questo punto hanno insistito sia il Pd che il Movimento Cinque stelle. I democratici lunedi scorso hanno parlato di ” vicenda penosa che mette in evidenza il fallimento di un assessorato incapace di risolvere il grave problema del primo circolo didattico, chiuso da cinque anni, responsabile di aver negato la mensa scolastica per tre anni e di non aver saputo preservare l’avanzo di amministrazione di un milione di euro che si sarebbe potuto utilizzare per le scuole “. Nello stesso comunicato il Pd ha sostenuto ” la ferrea volontà di Falco di conservare la postazione, concepita come una sorta di status personale “. Ieri poi la decisione del sindaco di revocare l’assessorato a Falco. Ma Lettieri dà una versione opposta. Nel decreto di revoca il primo cittadino parla di “rapporto di fiducia venuto a mancare ” però nel comunicato trasmesso ieri il sindaco spiega che ” la revoca è maturata di comune accordo con Falco, che nella giornata di giovedì 26 novembre aveva inviato una nota con la quale manifestava di aver assunto la decisione di lasciare l’incarico di assessore visti i suoi nuovi e prestigiosi impegni lavorativi e professionali “. ” In seguito – spiega ancora Lettieri – vista la natura personale della comunicazione dell’ex assessore e allo scopo di formalizzare la revoca delle deleghe, si è proceduto con la firma del decreto di revoca d’intesa con l’assessore “. E Falco chiude così: ” Per motivi di lavoro sono costretto a lasciare la carica restando a disposizione per ogni futura collaborazione “.  

Addio a Luca De Filippo, grande maestro del teatro napoletano

L’attore e regista si è spento ieri pomeriggio nella sua casa romana. Aveva solo 67 anni. Luca De Filippo, che aveva interrotto da poco le repliche di Non ti pago, è morto ieri pomeriggio nella sua casa romana. Aveva 67 anni, ed era figlio di Eduardo alla cui opera si era sempre dedicato. Nato a Roma nel 1948 aveva infatti cominciato a recitare da bambino col padre, nella commedia Miseria e Nobiltà, nella quale interpretò Peppeniello. Il suo vero debutto però può essere considerato Il figlio di Pulcinella di Eduardo, dove recitò a 20 anni con lo pseudonimo Luca della Porta. Da quel momento si intensificò la sua attività teatrale, intervallata anche da apparizioni cinematografiche e televisive. A maggio del 2003 debutta al Teatro San Carlo, con la regia di Francesco Rosi, la nuova messa in scena di Napoli Milionaria!, a sessant’anni dalla prima storica rappresentazione del 25 marzo 1945. Nel 2015 diventa direttore della Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Napoli. Figlio di Eduardo e della cantante e attrice Thea Prandi, ha spostato nel 2013 Carolina Rosi, figlia del grande regista Francesco Rosi, dalla quale ha avuto tre figli. (Fonte foto: Rete internet)