La risposta degli addetti del Consorzio Unico di Bacino: ” E’ mobilitazione: corteo lunedì “.
L’operazione richiesta dal sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, è scattata all’alba di sabato, sotto la recinzione del municipio. Decine tra poliziotti municipali, agenti della Polizia di Stato e carabinieri hanno proceduto allo sgombero forzato del presidio dei senza salario del Consorzio Unico di Bacino, in sciopero della fame da martedi. Tende, lettini da campo e suppellettili varie: tutto smantellato, tutto gettato in terra, alla rinfusa, sbrigativamente.
L’accampamento, piazzato accanto al portone principale della casa comunale, l’11 novembre scorso, è stato tolto di mezzo. E’ stato eliminato anche ” l’orto della fame “, com’è scritto su un tabellone divelto. L’orto della fame era un fazzoletto di terreno provocatoriamente coltivato a ortaggi dai disoccupati, nell’aiuola antistante il municipio. Poi gli operai comunali hanno provveduto a cancellare alcune scritte rosse sui muri: ” La fame uccide “. Tensione altissima ieri. Subito dopo lo sgombero i senzatutto hanno tentato di entrare nel comune, aperto per il turno del sabato mattina. Ma un cordone di polizia non li ha fatti entrare. “E’ vergognoso” – ha gridato agli agenti Giovanni D’Errico, uno dei manifestanti”Cub” – “questo è uno stato fascista”.
Sul posto sono accorsi i giovani dei centri sociali, altri disoccupati, militanti della sinistra. Il municipio è rimasto presidiato dalle forze dell’ordine per tutto il giorno, anche a cancelli chiusi. Nel primo pomeriggio gli addetti del Consorzio unico di bacino hanno tenuto sul posto una conferenza stampa. ” Il sindaco ha fatto smantellare il nostro presidio – ha dichiarato D’Errico – perché deve fare le sue costose feste di Natale in città. Ma qui c’è una fame infinita mentre lui appartiene a una piccola casta locale. Dove si vive nella povertà non si può festeggiare a colpi di feste e luminarie che costano un occhio della testa. Dove si vive nella povertà bisogna rimboccarsi le maniche per dare risposte concrete sul fronte del lavoro e della vivibilità collettiva “.
E’ stato annunciato un corteo per lunedi pomeriggio, alle 18, davanti al duomo. D’Errico ha confermato l’intenzione di voler smantellare l’albero di Natale sintetico alto venti metri e fatto installare dal comune davanti alla cattedrale. Gli addetti del consorzio regionale Cub sono senza incarichi e salario da 36 mesi. Eppure figurano ancora nella pianta organica dell’ente. Sono stati assunti nel 2000 con l’obiettivo di potenziare la raccolta differenziata e garantire la sicurezza dei siti di stoccaggio, dopo aver fatto i corsi della Regione finalizzati. Poi però è saltato tutto. Nel 2011 la giunta Caldoro ha messo l’ente, giudicato inutile, in liquidazione.
I giudici della Cassazione hanno dato ragione allo Slai Cobas per un vicenda risalente al 2004.
La mattina del 26 aprile del 2004 la Fiat ordinò la messa in libertà degli operai di Pomigliano: produzioni bloccate e cancelli aperti anticipatamente per far tornare a casa 2500 lavoratori del primo turno. Poco prima lo Slai Cobas aveva proclamato uno sciopero per protestare contro le condizioni di lavoro. La messa in libertà fu dunque interpretata dal sindacato di base come una mossa politica della Fiat, un atto teso a intimidire l’azione del sindacato. Lo Slai fece quindi subito ricorso al tribunale del lavoro richiamando l’articolo 28 dello statuto dei lavoratori, che sanziona il comportamento antisindacale delle aziende. Ma soltanto a novembre la Cassazione ha dato ragione in via definitiva all’organizzazione guidata nel Napoletano da Vittorio Granillo, storico leader operaio del polo industriale di Pomigliano. Cassazione che ha respinto il ricorso della Fiat ribadendo che in quella vicenda il comportamento del gruppo automobilistico fu “intimidatorio”. A ogni modo la Fiat ha tentato di sostenere in sede giudiziaria che il blocco delle produzioni fu motivato da problemi tecnici e che lo Slai Cobas non sia un sindacato a tutti gli effetti in grado di indire uno sciopero. Tutte tesi che però sono state smentite dai giudici di terzo grado. Intanto grazie a questa sentenza definitiva giunta parecchio in ritardo 52 operai della Fiat di Pomigliano si stanno apprestando a chiedere il risarcimento dei danni per la mancata retribuzione scaturita dalla messa in libertà. Sarebbe una “seconda puntata” clamorosa di questa tenzone giudiziaria. L’azienda infatti rischia di dover pagare una somma enorme, determinata dai troppi anni intercorsi tra i fatti e la sentenza definitiva.
Esposito ha parlato ai cittadini per poco meno di due ore, nella sala piena del centro anziani di piazza IV Novembre, incalzando sui temi ma non rinunciando ad attacchi diretti fino alla sfida: «Si alleino pure tutti insieme, è quel che voglio: spero di affrontarli da soli».
Ha ringraziato il circolo anziani e il suo presidente, sottolineando come la struttura che ospitava il convegno promosso da Alleanza per Sant’Anastasia, circolo «Arcobaleno» e «I cittadini prima di tutto» fosse stata creata dalla sua amministrazione, ha ringraziato dirigenti scolastiche presenti in sala, promettendo che il suo gruppo sarà «vigile» sul dimensionamento, il primo tema, appunto, sul quale l’ex sindaco Esposito è andato all’attacco.
«Si doveva ridisegnare la platea scolastica, gli istituti, ma non è stato fatto, probabilmente per accordi sottobanco con una sola preside – ha detto Esposito – alla fine hanno deciso di non scegliere e non fare una distribuzione equa, agevole, a favore dei ragazzi, delle scuole, delle famiglie, lasciando lo status quo. Non so se in questi casi, dal punto di vista normativo, chi di dovere propenderà per un commissario ad acta. So, però, che le amministrazioni devono decidere, prendersi le responsabilità morali, etiche, politiche e di governo e che dunque, se non lo fanno, ciò può significare due cose: o è per incapacità o perché si vuole difendere qualcuno. In questo caso credo ci siano entrambi i fattori».
Dopodiché ha spiegato che la querelle in atto, quella che fa discutere la piazza reale e quella virtuale, tra gli amministratori in carica e il gruppo che da questi ultimi ha preso le distanze ponendosi all’opposizione, con tanto di rappresentante in consiglio comunale (la consigliera Veruska Zucconi), non è «una faida familiare».
«Il sindaco è mio nipote, non sono certo contento di dover parlare in un certo modo di un mio familiare – ha proseguito Esposito – sono anche cosciente di attirarmi critiche per questo e di sicuro non era il candidato che avrei scelto per governare questo paese. Tutti i consiglieri sanno come è andata, ma di sicuro ho capito che non c’è limite al peggio perché ha sfruttato il lavoro di tutti noi: chi ha avuto il coraggio di dire no a questa mistificazione oggi è andato via dall’amministrazione, tutti gli altri che ancora rimangono portano ad una sola conclusione: poltrone, stipendio e prebende valgono più della dignità».
Sui temi rinnegati, sui cavalli di battaglia del suo governo durato quaranta mesi, Esposito calca la mano e va già duro: «Con il suo cerchio magico, Abete ha prodotto lacerazioni personali, invidia, calunnie, bugie. L’ambizione era creare una comunità politica, una rete sociale, politica e solidale capace di far crescere una classe dirigente in grado di governare, invece il tradimento si è capito subito concretizzandosi alle elezioni regionali. Il nostro progetto prevedeva che i “signori candidati” dovevano venire qui a scappellarsi per chiedere voti prendendo impegni per la comunità, non certo voti in cambio di posti di lavoro per qualche familiare. Si dovevano mettere in primo piano i grandi temi, quelli dei condoni ’85 e ’94 che portano anche la nostra firma, quello della zona rossa, quello della riapertura dei termini dei condoni del 2003, ma sappiamo bene come è andata».
«I giovani – ha poi continuato Esposito – hanno bisogno di sviluppo per crearsi un futuro, non di prebende. Questo paese ha bisogno del Puc, dei Pip, sono questi i temi da affrontare, è attraverso questo che passa la creazione di indotto economico e di lavoro».
Non ha risparmiato, l’ex sindaco, le opposizioni: «A me hanno fatto la guerra ostacolando la soluzione di problemi del paese, sull’isola ecologica, sui parcheggi, sul mercato. Se avessi nominato io i due assessori attuali, quello di Ottaviano e quello di Angri, non mi avrebbero certo risparmiato attacchi. Invece ora tacciono, mentre diventiamo vassalli di Ottaviano che ci manda persone da impiegare, nello spazzamento e nel nucleo di valutazione, oltre che in giunta. Ora vanno in consiglio comunale dopo aver annunciato sui social che avrebbero fatto fuoco e fiamme e si astengono. Ecco perché i cittadini si allontanano dalla politica e chi potrebbe marcare la differenza rispetto a questo scempio politico e morale resta seduto, perché gli serve lo stipendio. E all’opposizione conviene perché, mentre il sindaco si fa i fatti suoi, loro si organizzano per scegliere chi possa vincere la prossima volta. Ma si sbagliano: si aggreghino pure, si mettano tutti insieme, io sono pronto a sfidarli da solo».
Il titolo del convegno era appunto «Il paese che abbiamo in mente, opportunità e sviluppo». Ed è sull’idea che punta Esposito: «Non ce l’hanno un’idea di che paese vogliono. Accade quando si amministra con in mano la rubrica dove segnare i nomi dei cittadini cui si fa un piacere e non come abbiamo fatto noi, per obiettivi comuni. Noi abbiamo realizzato via Vallone in quattro mesi, loro da un anno e mezzo non riescono a finire la biblioteca comunale, tra l’altro su un nostro progetto. Hanno perso finanziamenti ed ora credono di poter prendere fondi da contributi che avevamo ottenuto per il ristoro del quartiere Starza – Ponte di Ferro senza che nessuno dica nulla. Questo è un atto illegittimo dal punto di vista amministrativo e contabile, dal punto di vista morale ed etico: quei soldi servono per via Pomigliano, via De Filippo, contrada Canesca, per le strade limitrofe, per l’illuminazione, per le fogne. Via Marconi si deve fare, ebbene contraggano un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti e la facciano. Noi proponiamo una petizione per sovvertire questa decisione immorale, in caso contrario i tecnici, l’avvocato del Comune, il segretario generale, il sindaco, la giunta e chi ha votato in consiglio comunale ne risponderà dinanzi alla Corte dei Conti».
Nell’ultima assise, alcuni esponenti dell’opposizione ma anche alcuni consiglieri di maggioranza, si erano espressi in termini non lusinghieri rispetto all’ultimo bilancio che tutti loro (in maggioranza, ovviamente) avevano votato, tirando in ballo di conseguenza chi quel documento finanziario lo aveva preparato e firmato, l’ex vicesindaco Armando Di Perna. «Stanno attaccando Di Perna in tutti i modi – ha detto Esposito – ma un sindaco che scarica le responsabilità su un assessore non è un sindaco. Il bilancio si concorda con il sindaco, passa in giunta, è votato dal consiglio. Chi critica quel che ha votato, chi dice di non aver capito mentre votava, chi si lamenta perché le tasse sono aumentate ma non dice di aver rifiutato l’alternativa che lo stesso Di Perna aveva proposto e che prevedeva la riduzione del cinque per cento sui contratti alle imprese esterne che lavorano con il Comune, scelta che avrebbe consentito di recuperare centinaia di migliaia di euro senza gravare sui cittadini, non è in grado di amministrare. Eppure, e sembra davvero una questione psichiatrica, pur di parlare male di Armando Di Perna, il sindaco parla male del suo stesso bilancio. Questa è la verità».
Poi, i temi promessi dal convegno: il Puc, i Pip, le opere per lo sviluppo.
«Il tema dei ristori previsti dalla legge 21 va rimesso sul tavolo, le misure compensative devono servire per infrastrutturare il paese, per realizzare il raddoppio su via Romani e via Pomigliano. Occorre un gruppo di dipendenti che istruisca le pratiche richiedendo fondi europei, bisogna fare una battaglia perché si ridisegnino i confini del Parco Vesuvio spostandone i limiti più in alto e bisogna farlo senza essere sudditi della politica regionale e nazionale, per far ciò occorre autorevolezza, cultura di governo, libertà».
E sui condoni, quelli in esame, Esposito avvisa: «Spero che vadano avanti tutti, che l’amministrazione dia linee guida di comportamento perché in paese già c’è un certo mormorio: se hanno intenzione di far qualche “piacere” è meglio che questo comportamento valga per tutti i cittadini, staremo attenti, che non si pensi di poter mettere le mani nei fascicoli per fatti personali. Noi saremo vigili. Poi si faccia una battaglia per i condoni del 2003, si sani tutto tranne le case costruite sugli alvei o quelle che possono costituire una minaccia per il territorio e per l’ambiente. Si tiri una linea e si ricorra, come avevamo fatto noi, ad un sistema satellitare di controllo per stroncare gli abusi al principio».
Domattina (ndr, domenica 6 dicembre alle 10, 30) intanto, il sindaco Abete interverrà alla presentazione della nuova associazione «Fare Futuro» con sede in via D’Auria (presidente Antonio Marino, segretario Luigi Corcione) proscenio dal quale, presumibilmente, non si farà sfuggire l’occasione di replica tant’è che dalla sua pagina ufficiale Facebook ha già annunciato che ne approfitterà per chiarire alcune questioni amministrative nonché, appunto, la “situazione politica”
Nel convegno promosso da Alleanza per Sant’Anastasia, circolo «Arcobaleno» e «I Cittadini prima di tutto» presentata una petizione popolare, già firmata da molti cittadini, con la quale si chiede un intervento delle Ferrovie dello Stato e della Corte dei Conti per revocare la delibera con la quale si dirottano su via Marconi i fondi destinati alla riqualificazione del quartiere Starza – Ponte di Ferro. Interventi della consigliera Zucconi e di Ciro Pavone (Alleanza per Sant’Anastasia). Lavori conclusi dall’ex sindaco Carmine Esposito.
Dai preamboli della campagna elettorale 2014 fino alla presa di posizione antitetica nei confronti dell’attuale amministrazione. Dalla necessità di tornare ai grandi temi intendendo «Zona Rossa», riapertura dei condoni del 2003, lotta per spostare più a monte i confini del Parco Vesuvio, varo del piano urbanistico comunale e piani di insediamento produttivo. Parole d’ordine: invocare ristori dovuti al territorio e intercettare finanziamenti europei entro e non oltre il 2016, fino all’iniziativa di promuovere una petizione popolare per dar seguito all’ultima battaglia di consiglio comunale ossia il «no» al dirottamento dei fondi RFI (Rete ferroviaria italiana) dal quartiere Starza – Ponte di Ferro alla centralissima via Marconi, decisione della giunta del sindaco Abete poi ratificata in consiglio con la sola opposizione della consigliera Veruska Zucconi, capogruppo di Alleanza per Sant’Anastasia.
«Il Paese che abbiamo in mente: opportunità e sviluppo», convegno tenutosi ieri al centro sociale anziani di piazza IV Novembre è stato aperto dall’avvocato Antonio Abete che ha ribadito la necessità di un progetto per la comunità, un’idea di paese. «Non solo piante nuove, marciapiedi puliti, aiuole abbellite – ha detto Abete – ma i grandi temi cui ci ha abituato il governo precedente e che oggi non ci sono più».
«Ho visto un’amministrazione coraggiosa, quella del sindaco Carmine Esposito – ha poi detto nel suo intervento la consigliera Zucconi – che era riuscita con impegno e ostinazione a far rinascere il paese. È quello stesso coraggio che oggi manca negli attuali amministratori. Non abbandoneremo la battaglia condotta in consiglio comunale, non accetteremo in alcun modo che si spostino fondi destinati ad una parte del paese già danneggiata, non consentiremo che una parte di Sant’Anastasia possa essere privilegiata a discapito di una seconda che ha già pagato un prezzo alto, ed è per questo che diamo la parola ai cittadini con una petizione popolare, chiedendo l’intervento delle Ferrovie e della Corte die Conti per tutelare i diritti che questa amministrazione ha calpestato. Gli stessi cittadini che desideriamo partecipi su temi quali il Puc, i Pip, i centri di interesse e la nuova battaglia che con loro affronteremo: la riapertura dei termini del condono 2003». La Zucconi aveva presentato in consiglio comunale una richiesta di revoca in autotutela delle delibere con cui la giunta «dirottava» i fondi. La stessa assise, tenutasi di recente, in cui la consigliera difendeva a spada tratta, non solo contro l’opposizione ma anche contro alcuni esponenti di maggioranza, quello stesso bilancio che ad agosto avevano votato. L’intervento della capogruppo di Alleanza per Sant’Anastasia non ottenne effetti e il neo assessore al bilancio, Antonio Squillante, sostenne in assemblea che nella convenzione con le Ferrovie non c’era alcun ostacolo né veto al diverso utilizzo di quei fondi RFI. Ora, Alleanza per Sant’Anastasia, pur dopo il voto, torna all’attacco con una petizione popolare.
L’ex capostaff Ciro Pavone, che ha preso la parola prima delle conclusioni affidate a Carmine Esposito, ha incentrato il suo intervento sui motivi della presa di distanza del suo gruppo politico dall’amministrazione di Lello Abete. «Una persona – ha spiegato Pavone riferendosi all’attuale primo cittadino – che una volta divenuta sindaco ha fatto esattamente l’opposto di quanto promesso in campagna elettorale. Per noi è un tradimento del patto con gli anastasiani e la nostra è una battaglia politica che porteremo avanti, anche con appuntamenti periodici come questo che serviranno a colmare il vuoto politico e culturale generato da quest’amministrazione». «Nell’ultimo consiglio comunale – ha proseguito Pavone – abbiamo preso atto ufficialmente che si è creata una sottospecie di consorteria politica che individua il nostro gruppo come fosse il nemico numero uno da abbattere. Una consorteria senza argomenti politici e amministrativi qualificati, con il solo intento di attaccarci sul personale, con calunnie, menzogne, illazioni. Ne prendiamo atto e agiremo di conseguenza, con coraggio e schiena dritta».
Tornando su argomenti già sviscerati in più occasioni, Pavone ha ripercorso fatti e circostanze della campagna elettorale del 2014 fino ad agosto scorso, quando dopo l’azzeramento della giunta ma con avvisaglie che arrivavano da lontano, un consistente «pezzo» della compagine, che si era presentata al voto popolare nel segno della continuità, lasciava l’amministrazione Abete. In primis il vicesindaco Armando Di Perna che fu prima riconfermato e poi decise le dimissioni in aperta polemica con la politica del sindaco. «In realtà la direzione in cui stavano andando il sindaco e la sua cerchia si è capita fin da subito – ha proseguito Pavone – e noi ci siamo posti dapprima come argine, con discussioni e scontri anche forti, senza ottenere nulla. Quando abbiamo compreso che non c’erano più i presupposti per andare avanti abbiamo deciso di andare via. Non hanno rispettato i patti, hanno tradito, il sindaco non si è rivelato all’altezza dell’incarico e nel paese è palpabile la delusione nei cuori di chi in campagna elettorale ci aveva sostenuto. Sant’Anastasia è tornata indietro, la verità è questa. La nostra è stata una scelta coerente, trasparente, legittima, abbiamo rinunciato in virtù delle nostre idee, non senza aver prima combattuto dall’interno, ai nostri incarichi, alle nostre posizioni di rendita, politiche ed economiche, una cosa straordinaria in politica».
Alcuni scontri si erano già visti sui social network, con toni anche forti. Ed è questi scontri che Pavone ha voluto chiarire: «Il sindaco ha scritto un post dicendo che noi dovremmo vergognarci, io giro la domanda ai cittadini: dovrebbe vergognarsi chi per coerenza ha rinunciato a posizioni di rendita, politiche ed economiche, oppure dovrebbe farlo chi, pur nutrendo dei dubbi verso questa amministrazione, pur continuando a criticare il sindaco in privato, rimane al Comune per garantirsi lo stipendio, una poltrona e qualche affare? Spesso mi chiamano consiglieri, assessori, amici, anche parenti, per criticare il sindaco. Ebbene, è meglio che non lo facciano più. So che nessuno è libero dai bisogni, ma abbiano almeno la dignità di non fare il doppio gioco per i propri interessi perché la prossima volta riferirò ogni cosa, facendo nomi e cognomi. È una questione di dignità».
L’ex capostaff, prima di Esposito e poi di Abete, del quale è stato anche coordinatore per la campagna elettorale delle amministrative 2014, ha poi incalzato: «La cosa che mi ha fatto più riflettere e andare verso la decisione che ho poi preso è accaduta durante la campagna elettorale per le ultime regionali: dissi al sindaco e anche a qualche assessore e consigliere comunale che avremmo dovuto condurre una campagna elettorale parallela, richiamando i candidati alla presidenza e al consiglio regionale sui grandi temi che noi eravamo stati in grado di portare alla ribalta della cronaca: dalla zona rossa ai condoni. Non mi ascoltarono, preferendo fare la campagna elettorale con liste alla mano, quelle di persone alle quali avevano dato contributi economici. La dimensione è questa: quella di una politica sempliciotta, pressapochista e clientelare. Due esempi su tutti: da sei mesi non si prendono la briga di capire perché i lavori all’ex distributore Q8 di Madonna dell’Arco sono fermi, la zona è deturpata da questo scempio che non si riesce a comprendere. In piazza Arco, dopo i mercatini di Natale dello scorso anno, andava attuato un intervento di messa in sicurezza, io stesso ho litigato decine di volte negli uffici del Comune per questo. Ma non si è fatto nulla perché il sindaco, anziché prendere le mie difese, preferiva sostenere quelle degli impiegati comunali. A Palazzo Siano non abbiamo un capo dell’amministrazione ma un capo degli amministrativi che subisce le influenze dei funzionari e non fa nulla senza il loro placet».
Ne ha avuto, l’ex coordinatore della compagine di Abete, anche per le opposizioni, per gli assessori e per lo stesso sindaco. «Alle opposizioni fa comodo un’amministrazione mediocre e inefficace, che allontana tutte le menti pensanti, così possono coalizzarsi e tentare di tornare al governo. Che si attacchi continuamente soltanto noi è sintomatico, ci temono come gruppo politico. D’altra parte c’è stata la nomina di un vicesindaco che in cinque mesi non ha fatto un intervento pubblico per dire quale paese ha in mente. Scommetto che nessuno in questa sala sa come si chiami, nemmeno il nome. Poi, un assessore da Angri e uno da Ottaviano ma l’opposizione invece di parlare di questo attacca me, l’ex vicesindaco Di Perna e la consigliera Zucconi. Questa è la dimensione umana, qui non siamo in guerra ma Lello Abete, questo va detto, fa il sindaco per grazia ricevuta. Ciò che faremo noi è riallacciare il cordone spezzato con la maniera di governare che ha sovvertito il vecchio andazzo, saremo propositivi sulle cose e sui fatti, perché riteniamo che i cittadini abbiano il diritto di sperare in un futuro migliore e in una Sant’Anastasia nuovamente protagonista».
L’appuntamebto è per il prossimo 7 dicembre alle ore 18, in via Raimondi 34.
Lunedì 7 dicembre alle ore 18.00 ci sarà l’inaugurazione della sede affidata al forum dei giovani della città di Somma Vesuviana , sita in via Raimondi 34. <> Queste le parole dei ragazzi del forum.
La giornata di lunedì ,dedicata all’apertura dell’Ottavo piano più legale della città,vedrà come ospite Don Tonino Palmese da sempre attivo contro la criminalità organizzata. All’inaugurazione saranno presenti anche il primo cittadino, l’ avv. Pasquale Piccolo,la sua giunta e il comandante dei carabinieri Raimondo Semprevivo.
Chi avrà piacere può venire ad onorare l’evento , sarà infatti questo per il nostro paese ,un momento per riuscire a costruire a piccoli passi un territorio pronto a direzionarsi verso un futuro migliore.
Un’auto ha tentato di sfondare l’ingresso dell’impresa di pompe funebri. Quindi il tentativo d’incendio.
Ormai da anni non c’è pace per la famiglia Pacilio, storica impresa di pompe funebri della città di Acerra. Nella notte tra mercoledi e giovedi, intorno all’una, un commando ha tentato di sfondare il portone d’ingresso del negozio di onoranze funebri ubicato nel bel mezzo del centro storico di Acerra, in via Trieste e Trento, nella zona del cosiddetto “squadro”. Il tentativo però è fallito e allora gli attentatori hanno tentato di incendiare l’ingresso dell’esercizio commerciale con della benzina. Ma il fuoco per fortuna non ha attecchito. Si è spento quasi subito. Sul muro sono rimaste soltanto le tracce di una fiammata. Ora però la situazione si è fatta complicata. Cinque anni fa i Pacilio hanno subito diversi attentati che si pensava fossero di matrice camorristica, legati cioè a un concorrente della ditta che faceva capo a un noto boss di Acerra, in carcere da molto tempo. Ma poi questa situazione sembrava fosse scemata. Ma l’anno scorso la nuova escalation di minacce: ad aprile del 2014 colpi di pistola sulle vetrate delle pompe funebri e una testa mozzata di capretto lasciata sulla cancellata della casa del titolare della ditta, Carmine Pacilio. E nell’agosto di quest’anno ancora colpi di pistola sull’ingresso dell’impresa.
E’ di questi giorni, ancora una volta, la polemica in occasione del Natale. Presepe sì, presepe no. Simboli cristiani sì o rispetto di altre religioni? Vescovi e preti che, in nome di una tolleranza religiosa non celebrano la S. Messa in Istituti confessionali e dicono no ai presepi nelle scuole. Sono scesi in campo, in questa vicenda, anche (come sono stati definiti da qualche giornale) gli “arruffapopolo di turno” che hanno usato il Natale per farsi la solita campagna elettorale. Poi sono intervenuti anche gli “atei devoti”, i quali, fregandosene della fede e della vita cristiana, hanno addirittura (da stonati) cantato davanti alle telecamere il “Tu scendi dalle stelle” e l’ “Adeste fideles”. Canti del popolo.
Ma non da manipolare a proprio compiacimento. Mi chiedo che esempio stiamo dando, noi adulti, ai nostri ragazzi. Cosa devono pensare? Quale educazione stiamo loro trasmettendo? Dopo lo spettacolo triste e mediocre del presepe negato o proibito, dei canti di Natale oscurati a scuola per una maldestra idea di rispetto o di par condicio, non poteva mancare il fenomeno opposto: il presepe imposto, eretto e brandito come una spada di civiltà, simbolo di salvaguardia delle tradizioni se non addirittura di fierezza occidentale. È amaro avvicinarsi così al Natale. Oggi soprattutto, dopo quello che è successo a Parigi, non abbiamo bisogno di ulteriori terreni di scontro. Questo tempo è già abbastanza avvelenato dall’odio, dal sospetto e dalla paura. In giro si sente davvero la necessità di tornare alla scuola del Bambino di Betlemme, “principe della pace”, ri-scoprendo sempre di più una continua capacità di ascolto e di accoglienza reciproca. Non si devono cancellare le nostre tradizioni (da vivere però nella vera fede) e noi dobbiamo accogliere la diversità. E’ ormai tempo (a mio avviso è già molto tardi!) che ci convinciamo che stiamo vivendo in un mondo che cambia irreversibilmente e che va irrimediabilmente verso la multietnicità, multireligioisità, mobilità continua. Le diversità dobbiamo coglierle e accoglierle come ricchezza, non come limite o motivo di scontro tra civiltà o di religioni.
Sulla vicenda di Rozzano, dove un eccessivo fraintendimento di “becera laicità” ha spinto un dirigente scolastico a cancellare la festa e i canti della tradizione religiosa, abbiamo assistito a dibattitti e letto di tutto sui giornali. Anche , purtroppo, sul seguito inadeguato e sulla abbellita risposta fatta di canti natalizi intonati come cori da stadio e di presepi esposti come simboli di scontro e di battaglia. A tutto questo dobbiamo dire con forza: basta. Ma tutti. Proprio tutti. Noi cristiani e i nostri fratelli di altre religioni. Non è questa la strada da percorrere. Ci porta in un vicolo cieco. In un tunnel senza uscita. Le religioni non vanno usate per offendere o per alzare recinti. La pace, soprattutto nei periodi in cui è rara, non si nutre di derive ideologiche e strumentali, ma di un supplemento di saggezza e intelligenza. Il Natale sta per arrivare. Deponiamo tutti le armi, anche quelle ideologiche, politiche e strumentali. Prepariamoci ad accogliere questa Festa del Bambino, con cuore di bambini.
La partecipazione al meeting di Bologna sui modelli di sviluppo della e-health. La promessa di una maggiore efficienza, cure più avanzate e un migliore utilizzo delle risorse sanitarie.Il Progetto Cyber Brain, portato avanti dalla Fondazione Neuromed, Fondazione Neurone e I.EM.E.S.T. (Istituto EuroMediterraneo di Scienza e Tecnologia), è stato tra i protagonisti del convegno “Italy/USA meeting: A new model of education and research for the digital health development”, organizzato dall’Università di Bologna e rivolto a stabilire le linee di sviluppo della Sanità digitale (e-health).
La Sanità Digitale sta infatti muovendo i suoi primi passi verso le applicazioni concrete. Le tecnologie informatiche e di comunicazione (ICT), che hanno già trasformato il nostro modo di vivere, avranno un profondo impatto anche sulla salute. Smartphone e tablet, il cloud, i social network, l’internet delle cose, l’accesso aperto e condiviso alle informazioni e, infine, la capacità di analizzare enormi quantità di dati. Sono tutti elementi che pervadono la società moderna. E che ora sono pronti per fare il loro ingresso nelle corsie degli ospedali, negli studi medici e nelle farmacie. Fino ad oggi ci sono state soluzioni sperimentali, spesso isolate. Ma ciò a cui si deve puntare è l’integrazione totale dei sistemi informativi in sanità.
E’ questo l’ambiente in cui si è mosso il convegno bolognese. L’obiettivo era ambizioso: unire le forze di tutti quelli che stanno lavorando nel campo della Sanità digitale per stabilire processi comuni di sviluppo e di educazione all’utilizzo delle nuove tecnologie nei vari ambienti della salute. E’ in tale scenario internazionale, che ha visto rappresentanti di importanti realtà tecnologiche, sanitarie e di ricerca sia italiane che statunitensi, il Progetto Cyber Brain rappresentato dall’ingegner Fabio Sebastiano, responsabile scientifico, ha trovato una collocazione naturale. Il Polo scientifico Cyber brain, basato a Caserta, ha infatti l’obiettivo di far dialogare il cervello con il computer. Interpretare i suoi segnali per creare applicazioni mediche innovative al servizio della lotta contro patologie invalidanti come quelle neurodegenerative e l’ictus. Traguardi che si integrano perfettamente nell’idea di una sanità del futuro che sia capace di utilizzare al meglio tutte le risorse offerte dalle ICT.
“Ciò che Cyber Brain rappresenta – dice Sebastiano – è un dialogo entusiasmante tra ingegneri, fisici, informatici e medici. Dalla neuro protesica alla possibilità di fondere in un unico ambiente tutte le informazioni sul sistema nervoso derivanti dalle varie tecniche di indagine; dalle nanotecnologie ai nuovi biomateriali, proseguendo verso la bioinformatica e la possibilità di intervenire sulle patologie nervose attraverso la neuromodulazione, tutti questi campi convergono a Caserta, con l’obiettivo di creare vera innovazione verso un futuro in cui sistema nervoso e macchine potranno essere integrati per affrontare nuove sfide diagnostiche e terapeutiche”.
Con la partecipazione al meeting di Bologna, Cyber Brain riafferma la sua posizione in prima linea in quello che sarà il nuovo modello di salute, nel quale le nuove tecnologie invaderanno massicciamente tutti i campi della medicina.
Per maggiori informazioni:
Ufficio Stampa e Comunicazione Scientifica
I.R.C.C.S. Neuromed
Pozzilli (IS)
Tel.: 0865 915403
Mobile: 347 9305981
347 1535175
e-mail: ufficiostampa@neuromed.it
americo.bonanni@neuromed.it
Riapre il sito di interesse regionale “Museo della Civiltà Contadina Michele Russo” di Somma Vesuviana e nei giorni del 19 e 20 dicembre 2015 organizza l’evento “Natale Contadino, Musica, artigianato e delizie del palato”.
Nell’orto e negli antichi cellai del complesso conventuale di Santa Maria del Pozzo (XVI secolo) si sviluppa il Museo Contadino, un luogo prezioso per mantenere viva la memoria di Arti, Mestieri e Tradizioni Popolari, un’istituzione aperta al pubblico dal 1995.
Raccoglie circa 3000 oggetti, strumenti, attrezzi e reperti provenienti dall’area vesuviana e dalla provincia di Napoli, concernenti la cultura contadina riferita ad un periodo storico precedente l’introduzione delle macchine agricole sul campo coltivato.
In occasione del Natale la struttura propone un mercatino con prodotti artigianali, cibi e musica della tradizione vesuviana, questo il programma:
Sabato 19
Ore 17.00: apertura Mercatino di Natale
Ore 19.00: apertura stand gastronomici
Balli e suoni della tradizione vesuviana
Domenica 20
Mercatini di Natale
Ore 10.00: Babbo Natale in Carrettino: giochi, premi e tanti suoni solo per i bimbi buoni
Ore 12.00: Aperitivo contadino per papà e mamma con bambino
Ore 19.00: apertura stand gastronomici
“Tombolata scostumata” a premi
Ingresso gratuito.
Telefono per informazioni: Tel. 081 5318496 – Fax 081 8935912
Mail per informazioni: info@museocontadino.it
Sito internet: http://www.museocontadino.com
(Fonte foto: rete internet)
Si svolgerà in due tappe la Prima Edizione del Lacryma Christi Tasting Contest: Cercola 10 Dicembre a Villa Buonanno; Ottaviano il 18 Dicembre nel Castello Mediceo.
La manifestazione, organizzata dall’Associazione di Promozione Sociale CASAVESUVIO, ha lo scopo principale di promuovere un prodotto di eccellenza del territorio vesuviano presso i “consumatori medi” di vino mettendoli direttamente in contatto con i prodotti e i produttori senza la mediazione di “esperti”.
A tale scopo, i vini partecipanti al contest (9 produttori hanno aderito) verranno valutati non da sommelier o esperti ma da semplici consumatori che potranno apprezzare i vini sulla base dei loro gusti, tenendo in considerazione anche il rapporto qualità prezzo nonché l’immagine dell’azienda produttrice.
Al vino che risulterà più “apprezzato”, sarà conferito il marchio “Casavesuvio Oro 2015”.
La manifestazione ha destato già molto interesse. Infatti, si svolge sotto il Patrocinio Morale di vari Enti: Parco Nazionale del Vesuvio, Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali, Città Metropolitana di Napoli, Legambiente Campania e Federconsumatori Campania.
Per informazioni:
Facebook: Casa Vesuvio
Mail: info@casavesuvio.it
Web: www.casavesuvio. it
La locandina dell’evento
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