Somma Vesuviana, domani flash mob contro l’omofobia. « Loro Sentinelle? Noi Intelligenze».

Alle 11 ci saranno le Sentinelle In Piedi per dire no al decreto Cirinnà e alle adozioni gay. Ma alla stessa ora l’Arcigay distribuirà materiale informativo, inviterà tutti a partecipare ad un flash mob contro l’omofobia e darà il via ad una tammurriata per tutti gli innamorati. Ma Di Sarno replica: «Noi andiamo in piazza per svegliare le coscienze». Ad annunciarlo è Peppe Maiello, componente della Commissione Pari Opportunità di Somma Vesuviana: domani ci sarà una contromanifestazione per protestare contro quella organizzata dalle Sentinelle In Piedi, rete nazionale costituitasi anche nel vesuviano con l’obiettivo di dire no al ddl Cirinnà, ai matrimoni e alle adozioni gay. Arriveranno tutti in piazza alla stessa ora, le 11 del mattino. E se le Sentinelle pro famiglia tradizionale protesteranno in piedi, in silenzio e con in mano un libro, le «Intelligenze in Piedi» – così si sono definiti i contromanifestanti, parteciperanno ad un flash mob organizzato da Angelo Parsi, distribuiranno materiale informativo dell’Arcigay e balleranno a ritmo di tammorra per tutti gli innamorati. Che siano un uomo e una donna, due uomini o due donne. Intanto, dopo il putiferio scatenato dall’annuncio del sit – in contro il Cirinnà e le reazioni, è Francesco Di Sarno, il referente locale delle Sentinelle In Piedi, a replicare: «Oggi le lobby cercano di imporre il loro pensiero, “pensiero unico”. Chi democraticamente dissente diventa fascista, fallito, portatore di odio. Noi non abbiamo un avversario e nemmeno una squadra da sconfiggere, noi siamo in piazza per la libertà nostra e di tutti, siamo in piazza per svegliare le coscienze, anche quelle di chi ci contesta. Il nostro unico nemico si chiama menzogna, inganno, bugia. Noi non offendiamo nessuno e a chi ci insulta io rispondo con una frase di Voltaire “Non la penso come te ma sono disposto a dare la vita affinché tu possa manifestare la tua opinione».

Stati generali della polizia locale: in lacrime il papà del giudice Bisceglia. Ha ricevuto in dono un busto del figlio

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Commozione alla giornata di aggiornamento degli agenti della municipale organizzata ieri mattina  a Casoria.             La due giorni di aggiornamento professionale dei poliziotti municipali è iniziata ieri nella multisala Uci Cinema di Casoria  con una cerimonia da brividi, quando cioè gli agenti dell’associazione nazionale ” Polizia Locale ” e il pubblico ministero Salvatore Prisco hanno donato al papà del magistrato Federico Bisceglia il busto di bronzo raffigurante il figlio. E il papà del magistrato della Terra dei Fuochi scomparso  un anno fa in un incidente stradale non ha potuto fare a meno di ringraziare tutti in un pianto a malapena smorzato.  Davanti a lui c’erano, tra gli altri, il sindaco di Nola, il commissario di Casoria, un assessore di Casavatore e il sindaco di Crispano. La scena del papà di Bosceglia in lacrime è stata terribile ed ha scosso Luigi Maiello, comandante a “scavalco” delle polizie municipali di Casoria e di Nola. ” Federico – ha poi aggiunto il pm Prisco – ci ha insegnato che la polizia municipale è fondamentale per la conoscenza del territorio e che può e deve svolgere compiti di polizia giudiziaria “. Amare le parole del poliziotto municipale e sindacalista Bonora: ” Il problema  è che siamo divisi “.  L’amarezza e la delusione serpeggiano costantemente nella polizia municipale, all’affannosa ricerca di una equiparazione giuridica, contrattuale  e salariale con le altre forze dell’ordine, polizia di Stato e carabinieri in testa. ” Inoltre vogliamo – ha detto Stefano Lulli, della polizia municipale di Roma Capitale – che la memoria delle vittime sia viva in tutti noi, vogliamo far si che le istituzioni, nella prospettiva  della riforma auspicata,  sappiano che anche noi abbiamo avuto le nostre vittime ( il riferimento è stato alle proposte di legge Greco o Di Biagio, che potrebbero migliorare di molto il corpo nazionale della polizia municipale ndr ) “. Altrettanto amare le parole di Luigi Maiello. ” Mentre parliamo della riforma – ha avvertito l’ufficiale di pm – la differenza tra Stato e camorra e che la camorra è avanti. Ma il delinquente capisce che chi ha davanti è un uomo dello Stato non dalla divisa che indossa ma dal comportamento che viene assunto nei suoi confronti . Purtroppo però  spesso le frecce alle spalle ci arrivano da uomini incappucciati che si nascondono anche tra di noi “.  

Somma Vesuviana, licenziamenti Mibex: forse contratti di solidarietà

 Ieri mattina si è tenuto l’incontro all’Unione Industriali, presenti i legali dell’azienda, i sindacati, il sindaco di Somma Vesuviana Pasquale Piccolo e l’assessore Fernando De Simone, rappresentante del sindaco di Sant’Anastasia, Lello Abete.  Sessantasei esuberi su un totale di centosei lavoratori erano stati annunciati dalla Mibex srl del gruppo Massucco Industrie Torino, azienda che produce cuscinetti volventi per il settore ferroviario, come indotto della tedesca Ina – Schaeffler, con sede nello stabilimento ex Fag. La giustificazione dell’azienda è un ulteriore calo di commesse e i lavoratori hanno invocato, pochi giorni fa, solidarietà e interessamento alle istituzioni locali e regionali. Mobilitazioni e proteste finalizzate anche a coinvolgere gli amministratori del territorio facendo sì che fossero presenti all’incontro tenutosi poi stamane all’Unione Industriali napoletana di piazza dei Martiri. Per la Mibex erano presenti i legali che si sono confrontati con i rappresentanti sindacali. «Ci sarà un prossimo incontro direttamente in azienda – ha spiegato subito dopo il sindaco Pasquale Piccolo – e probabilmente si opterà per i contratti di solidarietà». Bisognerà aspettare il prossimo incontro, dunque, anche per capire se ci sia la volontà di mettere in piedi un eventuale piano aziendale che argini i licenziamenti e che non diventi altro motivo di emergenza sociale nel vesuviano. Già nel 2012 la VLF Somma Bearing Spa – precedente denominazione della Mibex – nella quale il gruppo Massucco aveva una partecipazione di minoranza, aveva tagliato il personale di 47 unità tramite la procedura di mobilità con esodo volontario con lo scopo di rilanciare l’azienda già in crisi. L’anno dopo il gruppo Massucco acquisì tutte le quote societarie divenendo unico proprietario e l’anno scorso il nome dell’azienda diventa appunto Mibex.  

Reddito minimo, futuro garantito

Una proposta di legge regionale per garantire un reddito minimo a chi realmente ne ha bisogno per sollevarsi dalla crisi ma allo stesso tempo una misura che potrebbe fare del bene a tutti risollevando l’economia.

È questo un paese dove lo stato rimanda al volontariato l’attuazione degli ammortizzatori sociali, delega all’iniziativa dei privati cittadini, delle associazioni o della chiesa le funzioni dello stato sociale, fanno loro ciò dovrebbe essere di suo competenza e con i pro e i contro che quest’azione comporta. La proposta di questa legge potrebbe smuovere le acque della stagnazione economica e non solo; abbiamo sentito per questo Rosario Marra un componente dell’USB Campania che ci spiega cosa tratta questa nuova proposta.

Rosario, ci parli di questa proposta di legge.

«Sì, è una proposta di legge regionale di iniziativa popolare che, come da normativa vigente, raccogliendo le firme di almeno 10.000 cittadini elettori della Regione Campania la si può depositare presso la segreteria del Consiglio Regionale e dopo un eventuale parere da parte della Commissione Consiliare competente c’è l’obbligo di metterla all’ordine del giorno del Consiglio Regionale della Campania.»

Questo dal lato tecnico ma nel pratico cosa chiede questa proposta di legge?

«Chiede l’istituzione del reddito minimo garantito in Campania, partendo dal presupposto che le iniziative territoriali regionali possano contribuire a sbloccare una situazione di stallo che si è determinata a livello parlamentare, una situazione di sostanziale blocco che si è determinato per le proposte di legge delle iniziative parlamentari sul reddito minimo garantito, che alcuni definiscono reddito di cittadinanza, a livello nazionale. Non partiamo di certo dalla convinzione che l’istituzione, a livello regionale, del reddito minimo garantito, possa sostituire un provvedimento a livello nazionale ma …»

ma si può creare un presupposto!

«Sì, si può creare un presupposto facilitando lo sblocco di questa situazione.»

Chi vi appoggia in questa iniziativa?

«A parte l’USB e il cosiddetto sindacalismo conflittuale, quello extraconfederale, anche la FIOM ha dato un appoggio a questa proposta di legge ma anche Libera regionale, ACT, forze politiche come Rifondazione Comunista, Sinistra Anticapitalista, Rete dei Comunisti …»

anche SEL?

«Di SEL, alcune sezioni, ad esempio ci sono i compagni di Caivano, di Salerno, che appoggiano l’iniziativa, centri sociali come “081”, Insurgencia, l’Ex Canapificio di Caserta, molto impegnato sui rifugiati, ma anche la Caritas di Caserta ha dato un sostanziale appoggio.»

Ma entriamo nello specifico, cos’è questo reddito minimo garantito?

«Il reddito minimo garantito è una sorta di sostegno al reddito che sulla base di indicatori, di requisiti di reddito…»

l’ISEE?

«La nostra proposta, a differenza di altre iniziative, oltre all’ISEE che valuta soltanto il nucleo familiare, prevede anche un indicatore di reddito imponibile individuale in quanto riteniamo, attraverso fonti statistiche e non solo attraverso la situazione sociale regionale che una parte rilevante della povertà sia a livello individuale, mentre, a livello nazionale, si vuole nascondere questo dato perché si vuole istituzionalizzare il ruolo della famiglia come sostitutivo della wellfare. Quindi abbiamo casi comuni di nonni che sostituiscono i baby sitter, il padre che da la paghetta al figlio di trent’anni, etc. Il reddito minimo garantito ha inoltre due componenti, quella monetaria, relativa a requisiti di reddito, là dove noi, come fascia ISEE familiare prevediamo 21.265 euro annui come fascia familiare e, come reddito imponibile individuale, 7.500 euro. Al di sopra di queste cifre non si percepisce nulla perché si va fuori da un concetto di povertà. La seconda componente è poi quella non monetaria, ossia quella delle agevolazioni, sui trasporti, sui libri di testo scolastici, sul fitto della casa, etc. Chiaramente è questa una proposta di legge che presuppone anche un riordino della normativa regionale in materia sociale e occupazionale perché uno dei problemi che abbiamo in Italia, e per riflesso a livello regionale, è la grossa frammentazione della spesa sociale e occupazionale, una frammentazione voluta, ovviamente, non occasionale. Faccio un esempio: le fonti di finanziamento del fondo sociale regionale, l’ultima annualità, quella del 2015, prevede ben 19 fonti di finanziamento, c’è dunque un’estrema frammentazione che serve a creare una serie di paletti, obblighi, limiti. Infatti, uno dei grandi problemi campani, sia in generale che nello specifico dei fondi sociali occupazionali è quello del grosso accumulo dei cosiddetti residui passivi o addirittura di economia di spesa; in pratica, quei fondi programmati che non si riescono a spendere. Per cui, in una nota sulla copertura finanziaria noi sosteniamo che in realtà, per il reddito minimo garantito in Campania, i fondi ci sono ma vanno spesi e rendicontati, quindi, prima di affrontare una discussione bisogna farla in maniera seria e non demagogica e strumentale, dicendo ad esempio che non ci sono soldi per un obiettivo di questo tipo, occorre anche migliorare la qualità della spesa e la capacità di programmazione, dai fondi strutturali europei fino ai fondi regionali ordinari.»

Questo dal punto di vista burocratico e amministrativo ma come si eviterà che questi soldi vadano a chi non ne ha bisogno?

«Innanzitutto, negli ultimi anni, i sistemi di controllo informatici sono notevolmente aumentati all’interno della Pubblica amministrazione, l’incrocio dei dati tra Agenzia delle Entrate, ENEL, Centri per l’Impiego, etc, da questo punto di vista, è più facile controllare. Poi, siccome noi stiamo discutendo di una proposta di legge, ognuna di queste rinvia a decreti attuativi e nel regolamento sarà previsto l’incrocio tra gli indicatori reddituali e quelli patrimoniali perché è chiaro che c’è chi denuncia un reddito imponibile reddituale di 5.000 euro e poi ha la famosa auto di grossa cilindrata e via dicendo ma comunque non va confuso che, un conto è la risposta a determinate esigenze sociali, un altro punto è l’intensificazione dei controlli. Questo vuol dire che non possiamo fare un discorso simile a quello della Lega che dice che non si devono mandare soldi al Sud perché vanno a finire nelle tasche della camorra, della mafia, della ‘ndrangheta e via dicendo. Vanno mandati dei soldi al Sud e contemporaneamente va fatta la lotta alla mafia, alla camorra e alla ‘ndrangheta. Come il pericolo di eventuali abusi non può diventare un alibi per politiche di austerity, di tagli alla spesa sociale e occupazionale, perché sono due cose distinte.»

Relativamente alla legge del 2004, quella del reddito di cittadinanza, che differenze ci sono con la vostra proposta?

«Sì, infatti, perché riproporre quest’iniziativa? Perché riteniamo che l’esperienza del 2004, per quanto sia stata una delle prime iniziative che a suo tempo si fece a livello regionale, è abbastanza superata perché purtroppo, dopo la crisi del 2007/08, il Meridione è entrato in una recessione che dura da 7 anni con una disoccupazione ormai da ritenersi strutturale. Di conseguenza, una misura di tipo sperimentale come quella del 2004, per noi, non va più bene, occorrono misure strutturali e stabili. Inoltre, la legge regionale del 2004, si basava solo su indicatore familiare che noi abbiamo detto insufficiente per fotografare la reale povertà esistente, soprattutto nel Meridione. Poi in quella legge c’erano dei requisiti come ad esempio quello della residenza di Campania e che da punto di vista costituzionale da adito a molte perplessità. Esiste infatti una giurisprudenza a riguardo, la Corte Costituzionale, in più di una sentenza, ha sottolineato come questo possa essere un motivo di discriminazione e quindi di violazione dell’articolo 3 della Costituzione dove tutti i cittadini sono considerati uguali.»

E certo, se stiamo in Italia perché un cittadino deve dimostrare di aver vissuto almeno 5 anni in una regione per poter accedere a un reddito minimo? Ma, la vostra proposta, si differenzia anche da quella del Movimento Cinque Stelle?

«Sì, la loro proposta è la 1148, depositata al Senato; anche in questo caso il riferimento al reddito è esclusivamente a quello familiare, ma riteniamo che ci siano anche in questo caso problemi di incostituzionalità, c’è un aspetto della proposta che è border line rispetto all’art. 3 della Costituzione che, ribadisco non fa discriminazione di sesso, razza, etnia, religione, mentre, la loro proposta, rispetto agli extracomunitari, stabilisce che il reddito di cittadinanza è soltanto per quei paesi che hanno una convenzione di protezione sociale bilaterale. Questo è un modo per escludere dal reddito di cittadinanza la maggior parte degli immigrati residenti in Campania perché, se usciamo dal politichese e andiamo a vedere quanti e quali paesi hanno questa convenzione con l’Italia, si tratta soltanto di 17 paesi, tra cui, ad esempio l’Australia, il Vaticano, la Repubblica di San Marino …»

Paesi che non hanno certo problemi di migrazione economica …

«Certo, mentre restano fuori paesi come il Senegal, l’Eritrea, la Siria e via dicendo.»

Ma questo reddito come viene calcolato, c’è una cifra fissa o una percentuale che varia da caso a caso?

«Noi prevediamo una misura massima di 7.000 euro all’anno corrispondenti a 583 euro al mese. Chiaramente se esiste un reddito da lavoro precario che raggiunge i 4.000 euro allora si aggiunge la differenza di 3.000 euro per raggiunge l’importo massimo dei 7.000 €. Per la Regione Campania questo imporrebbe un esborso notevole poiché dai dati riportati dalla SVIMEZ sulla base di rielaborazioni fatte da quest’associazione su dati dell’ISTAT, noi in Campania abbiamo il 37,7% di persone a rischio povertà, per cui è chiaro che il budget sarebbe molto alto per comprendere, non soltanto persone in povertà assoluta ma anche coloro che si trovano in uno stato di povertà relativa. Per questo riteniamo che la Regione Campania debba mettersi in regola prima con la rendicontazione poiché, la nostra regione, a differenza di altre, non ha ancora approvato formalmente il rendiconto 2013, la maggior parte delle regioni ha infatti già approvato quello del 2014.

Quindi, se non ci sono cifre ufficiali su cui ragionare, diventa assurdo dire, come fa De Luca, che non ci sono i soldi. Come fa a dirlo? Poi, indipendentemente dal reddito minimo garantito, i tanti sperperi di denaro pubblico fanno ormai cronaca quotidiana ma soprattutto la mancata capacità di spendere i fondi strutturali europei. I passi della giunta De Luca, indipendentemente dal fatto che alcuni consiglieri del PD, dopo la nostra iniziativa di raccolta firme, abbiano presentato una loro proposta di legge consiliare sul reddito minimo in Campania, il PD, regionale e nazionale, ha una posizione decisamente contraria, oltre alle solite boutade del presidente De Luca.»

Il termine ultimo per la raccolta delle firme è il …

«È il 28 febbraio.»

A che punto stiamo?

«Abbiamo abbondantemente superato il 50% dell’obiettivo ma è chiaro che se in queste ultime settimane, anche grazie agli organi di stampa, riusciamo a sensibilizzare l’opinione pubblica campana potremmo riuscire a superare l’obiettivo richiesto delle 10.000 firme.»

Oltre ai banchetti per le vie cittadine dove possono firmare i cittadini?

«Dal 7 gennaio è possibile firmare presso tutte e dieci le sedi delle municipalità partenopee.»

Quindi anche il comune di Napoli appoggia l’iniziativa …

«Sì, tanto è vero che a dicembre ha fatto una delibera di giunta in appoggio a questa iniziativa, inoltre vari consiglieri comunali hanno fatto una proposta di iniziativa consiliare ai sensi dello statuto regionale che prevede la possibilità di far propria una proposta di legge di iniziativa popolare e inviarla al consiglio regionale …»

Una sorta di sponsor …

«Sì, una volta inviata al consiglio regionale, sempre lo statuto prevede che venga messa all’ordine del giorno.»

Quindi la Regione è poco ricettiva in tal senso …

«La Regione ma soprattutto la Giunta Regionale che al momento non è disponibile. Questo potrà anche dipendere dal tipo di pressione che l’opinione pubblica farà.»

Diciamo che potrebbe cambiare qualora l’onda mediatica facesse suo quest’argomento e costringesse De Luca ad interessarsene.

«Questo senz’altro. Un certo black-out c’è.»

Ma non è possibile che quest’oscuramento venga anche dal fatto che l’opinione pubblica si sta un po’, come dire … “leghizzando”? Nel senso che, dare i soldi, non solo ai campani meno abbienti ma anche agli stranieri, pare che non piaccia proprio a tutti. No le pare che ci possa essere un cambio di mentalità anche qui da noi? Creando una sorta di disaffezione nei confronti di questo tipo di politiche sociali.

«Sì questo problema c’è ed è dovuto anche ad una grossa confusione esistente in materia, in quanto noi riteniamo che il reddito minimo garantito, oltre ad essere uno strumento di lotta contro la camorra, rendendo difficile reclutare manovalanza a basso costo, sarebbe anche importante rispetto ai lavoratori italiani, proprio per la questione immigrati, perché oggi questi rappresentano un esercito industriale di riserva, oggi sono quella quota di forza lavoro a basso costo e di cui veniamo a conoscenza solo quando i tragici episodi di cronaca ne parlano come esempio sfruttamento. Detto questo, il reddito minimo garantito serve per far emergere le forme più estreme di lavoro nero e serve a rafforzare i lavoratori italiani che in questo modo hanno un minor dumping sociale.»

Quindi, secondo questo ragionamento, l’immigrato, così come l’italiano, percependo quegli scarsi seicento euro al mese ci penserebbero due volte ad abbassarsi a condizioni miserrime di lavoro o addirittura infoltire le schiere della manovalanza criminale.

«Certo e rafforzerebbe anche la posizione degli italiani …»

Ma, cinquecentoottantotto euro, possono sbarcare il lunario di un extracomunitario ma non quello di un italiano, abituato a stili di vita diversi …

«La situazione sta gradualmente peggiorando, un po’ il Job’s Act, un po’ il modello Expo’ col suo volontariato forzato, stiamo arrivando ai mini jobs tedeschi, si lavora poco e si guadagna pochissimo. Un’involuzione verso una situazione stabilmente precaria; col reddito minimo garantito pensiamo possa esserci un impulso per l’economia, nel senso che, le fasce sociali che realmente spendono sono le fasce sociali meno abbienti perché quelle abbienti risparmiano o investono all’estero.»

Per maggiori informazioni

Omicidio Anatolij Korol, l’udienza a marzo

 Accolta la richiesta dei legali, assassini e complici saranno giudicati con rito abbreviato. La famiglia Korol si costituirà parte civile nel processo. Gli assassini del muratore ucraino che tutti hanno definito «eroe», perché perse la vita il 29 agosto scorso tentando di sventare una rapina nello store di Castello di Cisterna dei supermercati Piccolo, saranno giudicati con rito abbreviato. Per i due assassini, Marco Di Lorenzo e Gianluca Ianuale, fratellastri, la prima udienza è stata fissata il 30 marzo. Così anche per i due presunti complici. Di Lorenzo e Ianuale sono entrambi figli, uno legittimo l’altro nato fuori dal matrimonio, del boss Vincenzo Ianuale, attualmente in carcere. Le accuse per loro sono di omicidio, rapina, porto abusivo d’arma da fuoco e ricettazione. I carabinieri li arrestarono una settimana dopo l’omicidio a Scalea, in Calabria. Entrambi si dissero pronti a collaborare con la giustizia. I due complici, Emiliano E. e Mario I. dovranno rispondere del concorso in rapina, ma per il primo la situazione è più grave giacché secondo l’accusa sarebbe stato lui a fornire arma e mezzi per la rapina.    

Terra dei Fuochi: perchè giornali e TV mettono in prima pagina una notizia vecchia di due anni?

La riflessione viene fatta dall’Associazione Marco Mascagna, organizzazione impegnata in progetti e ricerche di educazione all’ambiente, alla pace ed allo sviluppo. “Nella Terra dei fuochi il tumore uccide di più: i nuovi dati dell’Istituto superiore della sanità” (Repubblica), “Emergenza bambini nella Terra dei Fuochi: tumori già a 1 anno” (Corriere della Sera), “La diossina, il rimpianto: la Terra dei Fuochi avvelenata due volte. I parenti delle vittime dopo il rapporto dell’Istituto di Sanità: “Dicono che avevamo ragione, nessuno guarirà per questo” (La Stampa), “L’Istituto Superiore di Sanità: nella Terra dei Fuochi ci si ammala e si muore di più” (Il Mattino). Questi sono i titoli di alcuni degli articoli usciti in questi ultimi giorni sui giornali. Da questi titoli si evince che l’Istituto Superiore della Sanità (ISS) ha pubblicato una nuova ricerca che evidenzia che nella Terra dei fuochi vi sono più morti, ci si ammala di più (soprattutto di tumori, e soprattutto i bambini) e che questo (almeno per La Stampa) dipende dalla diossina. Se si leggono gli articoli si leggono frasi come queste: – “Aumento di mortalità, patologie e ricoveri nella popolazione adulta” (Corriere della Sera); – “Cosa finalmente viene riconosciuto. Un pezzo d’Italia è malato. Così avvelenato da anni di sversamenti illegali e roghi tossici, da ammalare la sua gente” (La Stampa); – “Quella che prima era un’ipotesi avvalorata da dati in continuo aggiornamento, oggi è una certezza. Almeno per l’Istituto superiore di sanità, che nella Terra dei fuochi ci si ammala e si muore di più per diverse patologie collegate in qualche modo allo smaltimento illegale dei rifiuti” (Il Fatto Quotidiano); – “Nella Terra dei fuochi ci si ammala e si muore di più per diverse patologie collegate in qualche modo allo smaltimento illegale dei rifiuti” (Il Mattino). In sintesi la mortalità, le patologie e i ricoveri sono aumentati, si muore di più che altrove e questo dipende dai rifiuti. Quanto c’è di vero in tutto ciò? Facile saperlo basta andare sul sito dell’ISS. 1) Non c’è nessun nuovo studio dell’Istituto Superiore di Sanità. L’ultimo studio è del maggio 2014, pubblicato sul sito nel luglio 2014 e sulla rivista dell’ISS nel settembre 2015. La domanda sorge spontanea: perché tutto ad un tratto viene recuperato uno studio vecchio di quasi 2 anni e sbattuto in prima pagina? Ciò non contraddice il criterio principale della “notiziabilità”, che è la novità? 2) “Aumento della mortalità, di patologie e ricoveri” in italiano significa che prima ne erano di meno e ora sono di più. L’ISS dice questo? No. Lo studio non fa altro che confrontare i dati di una zona (i 55 comuni della Terra dei Fuochi) con quelli regionali o nazionali (confronto tra aree geografiche e non nel tempo). Quindi l’ISS non dice niente in proposito. I dati però si trovano sul sito dell’ISTAT, che riporta che i tassi di mortalità standardizzati per età (per neutralizzare il fattore invecchiamento della popolazione) sono in diminuzione sia in provincia di Napoli che in quella di Caserta (a Caserta nei maschi erano 146/100.000 abitanti nel nel 2003 e 123 nel 2012, nelle femmine erano 94/100.000 ora sono 79). Quindi non c’è nessun aumento della mortalità, anzi, c’è una diminuzione. 3) Nel rapporto dell’ISS le parole diossina, diossine, PCDD non compaiono neanche una volta. 4) Il rapporto confronta mortalità e ricoveri dell’area della Terra dei Fuochi (nonché l’incidenza dei tumori nell’area del registro tumori dell’ex ASL Napoli 4) con gli analoghi dati della Campania (o dell’Italia Centro-meridionale per le patologie infantili) per vedere se si muore, ci si ricovera e ci si ammala di più o di meno. Ecco i principali risultati: – nessun eccesso di mortalità nella fascia d’età 0-14 anni (“I dati relativi alla mortalità nell’età evolutiva sono analoghi a quelli osservati nel resto della Regione”) – nessun eccesso di mortalità per tumori nella fascia d’età 0-14 anni – eccesso di tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nella fascia di età 0-14 – eccesso di bambini ricoverati per tumore nel primo anno di vita – eccesso di tumori negli adulti (circa 10% in più) – eccesso di mortalità per tumori negli adulti (circa 8%) – eccesso di incidenza e mortalità riguarda i tumori di stomaco, fegato, polmone e vescica e mammella – difetto di incidenza di leucemie, tumori tiroidei e pancreatici negli adulti. 5) Il rapporto analizza poi l’insieme delle patologie che i rifiuti tossici potrebbero causare (se bruciati o interrati) e confronta i ricoveri per l’insieme di tutte queste patologie nella Terra dei Fuochi e in Campania. Nell’area TdF della provincia di Caserta vi è un tasso di ricoveri significativamente più basso che in Campania per queste patologie, nella parte riguardante la provincia di Napoli non vi sono differenze significative col resto della Regione. Associazione Marco Mascagna messaggio 2 del 14 gennaio 2016 6) Nel rapporto è scritto (pag. 2) “Le caratteristiche metodologiche dello studio SENTIERI non consentono, in linea generale, la formulazione di valutazioni di nessi causali” … “Queste considerazione valgono in particolare per le patologie ad eziologia multifattoriale” come i tumori. A pag. 26 è scritto “E’ al momento difficoltoso individuare i fattori ambientali specificamente associati all’insorgenza dei tumori infantili … poiché i tumori, in particolare quelli infantili, possono essere il risultato di una combinazione di cause genetiche e ambientali”. Quindi lo studio non dimostra nessun nesso tra rifiuti e tumori o altre patologie semplicemente perché è uno studio epidemiologico trasversale (o geografico) e questo tipo di studi non ha questa capacità (vedi il nostro documento “ABC per orientarsi nei dati epidemiologici”). In conclusione giornali e TV hanno preso un rapporto vecchio di quasi due anni, di cui avevano già ampiamente parlato (vedi per esempio l’articolo di Saviano sulla prima pagina di Repubblica del 5/7/14 e il nostro commento) e l’hanno sbattuto in prima pagina, facendo dire all’ISS quello che non dice (non c’è alcun aumento della mortalità e dei tumori, non è dimostrato alcun nesso tra rifiuti e malattie, non parla per niente di diossine e malattie, non c’è eccesso di mortalità e di mortalità per tumori nei bambini) e non dicendo una cosa importante che dice (che nell’area TdF della provincia di Caserta vi è un tasso di ricoveri, per le patologie che potrebbero essere favorite dai rifiuti, significativamente più basso che in Campania). Lo studio dice solo che nella cosiddetta Terra dei fuochi forse c’è un aumento dei tumori nel primo anno di vita. E bisogna dire “forse”, perché il numero di ricoveri non è un buon indicatore del numero di bambini malati e perché il numero di casi è, per fortuna, molto esiguo (7 casi di tumore del sistema nervoso invece dei 3 attesi). I dati “statisticamente significativi” lo sono con un intervallo di confidenza del 90%; se si usasse, come solitamente si fa, un intervallo di confidenza del 95% nessuno di questi eccessi di tumore sarebbe significativo. Il rapporto dice inoltre che tra Napoli e Caserta si muore di più e ci si ammala di più che nell’Avellinese, Beneventano o Salernitano o al Centro e Nord Italia. Un dato che è conosciuto da decenni e che non stupisce se si considera che la popolazione di quest’area è più povera, vive in un contesto urbanistico-ambientale più degradato (traffico automobilistico, fabbriche, congestione urbana, carenza di servizi, rifiuti ecc.), ha stili di vita meno salutari (a Napoli il 15% della popolazione è obesa, in Italia il 10%, a Napoli il 42% è sedentario, in Italia il 29%) e dispone di servizi sanitari carenti. Continuiamo a chiederci: perché sbattere in prima pagina una notizia vecchia di 2 anni e già ampiamente trattata proprio ora? Perché si vogliono spaventare i cittadini? Perché si polarizza tutta l’attenzione sui rifiuti tralasciando tutti gli altri problemi di questo territorio (e povertà, disoccupazione e inquinamento da traffico incidono sulla salute molto di più)? Associazione Marco Mascagna

Sant’Anastasia, domenica conferenza stampa degli ex alleati di Abete

L’ex vicesindaco Armando Di Perna, l’ex capostaff Ciro Pavone, l’ex assessore Lucia Barra, la consigliera comunale Veruska Zucconi ed altri esponenti di Alleanza per Sant’Anastasia tra cui Ciro Busiello e Angelo Tabellini saranno presenti domenica 24 gennaio alla conferenza stampa. Errori amministrativi, perdita di finanziamenti, mancata erogazione del buono di 100 euro alle famiglie indigenti, cimitero, debiti fuori bilancio, stato dell’arte sui tributi: sono gli argomenti che gli esponenti di Alleanza per Sant’Anastasia affronteranno nella conferenza stampa convocata per le 10, 30 di domenica mattina nella sede di via Verdi (ex via Marconi) a Sant’Anastasia. In primo piano il finanziamento per la riqualificazione di via Arco e quello di via Marconi, entrambi – stando alla versione degli ex alleati di Abete – irrimediabilmente perduti.        

Napoli. Apre un nuovo micronido comunale nella Municipalità Vomero – Arenella

L’inaugurazione si terrà domani 23 gennaio. Saranno presenti il sindaco Luigi De Magistris, l’assessore alle politiche sociali Roberta Gaeta e il presidente della Quinta Municipalità di Napoli Mario Coppeto.   Si terrà domani, 23 gennaio, alle 10,30 l’inaugurazione del micronido  comunale “Il cucciolo” nella Quinta Municipalità di Napoli  (Vomero – Arenella) in via Bernardo Cavallino 54. I micro nidi saranno gestiti dai consorzi di cooperative sociali “Co.re.” e “La Rada”, che hanno partecipato a un bando indetto dal Comune di Napoli. “Co.re.” e “La Rada” gestiscono anche altri 3 nidi a Napoli,  nulla  Sesta Municipalità. La struttura, che prevede 25 posti destinati a bambini dai 13 ai 36 mesi, è stata realizzata con i fondi  previsti dal Piano di Azione e Coesione Infanzia (PAC). All’inaugurazione parteciperanno il sindaco Luigi De Magistris, l’assessore alle politiche sociali Roberta Gaeta e il presidente della Quinta Municipalità di Napoli Mario Coppeto. (Fonte foto: Rete internet)

Buone notizie per Pomigliano: nel 2015 il fatturato Atr è di 2 miliardi di dollari

Nuovo record: consegnati 88 aerei. Ricevuti 76 ordini fermi e 81 opzioni. Superata la soglia di 200 operatori.    Buone notizie per L’Alenia di Pomigliano, dove si producono le fusoliere dell’Atr, il velivolo regionale turboelica a corto raggio. ATR, joint venture paritetica tra Finmeccanica e Airbus, ha raggiunto infatti nel 2015 un nuovo fatturato record pari a 2 miliardi di dollari (2014: 1,8 miliardi di dollari). Durante l’anno ATR ha stabilito anche un nuovo record in termini di consegne per un totale di 88 velivoli (2014: 83), con un incremento del 72% rispetto alle 51 consegne del 2010. I 76 ordini fermi e le 81 opzioni registrate nel 2015 provengono da clienti di 5 continenti (si veda tabella 1). Dal 2010 l’ATR è stato il velivolo più venduto al mondo della categoria fino a 90 posti, rappresentando il 37% dei velivoli complessivamente venduti in questo segmento di mercato(quota che arriva al 77% se si considerano solo i velivoli della categoria turboprop). ATR ha iniziato il 2016 con un portafoglio ordini di 260 velivoli che ammonta ad un valore complessivo di 6,6 miliardi di dollari che garantisce circa 3 anni di produzione. Dodici nuovi operatori hanno scelto nel 2015 la nuova serie “-600” consentendo di superare la soglia di 200 compagnie aeree (includendo tutti i modelli) che operano il velivolo in oltre 100 paesi del mondo. Nel 2015 ATR ha ricevuto il 1.500° ordine fermo dall’inizio del programma. Il contratto è stato firmato al Paris Air Show con Japan Airlines e rappresenta la prima vendita ATR in Giappone, paese con un elevato potenziale di mercato per la vendita degli ATR di ultima generazione. ATR ha inoltre aperto due nuovi uffici a Tokio e Beijing. Dall’inizio del programma ATR ha ricevuto ordini fermi per 1.538 velivoli e ne ha consegnati 1.278. Nel 2015, ATR ha ottenuto le certificazioni per idue nuovi modelli di cabina: la “High Density” portando la capacità massima a 78 posti e la “Cargo Flex” che coniuga il trasporto di 44 passeggeri e una capacità di carico merci fino a 20 metri cubi. Questi nuovi sviluppi sono parte della strategia di ATR di continuare a migliorare la propria gamma di prodotti e di consolidare il proprio primato nelle scelte delle compagnie aeree regionali. Patrick de Castelbajac, Amministratore Delegato di ATR, ha dichiarato: “Siamo molto soddisfatti dei risultati e delle performance di ATR nel 2015. Sebbene il clima economico sia particolarmente difficile in paesi e regioni importanti per il nostro business,siamo riusciti a consolidare il nostro successo commerciale con le compagnie aeree regionali. I nostri risultati dimostrano che l’appeal dei nostri aerei va ben oltre il loro basso consumo di carburante. Resta però il problema del futuro. Se Atr infatti accantona il progetto turboprop da 90 posti resta da capire quanto possa restare sul mercato l’attuale velivolo.

Bliz della forestale, scoperta discarica nel comune di Nola

L’area sottoposta a sequestro, individuata a confine dei comuni di Nola, Somma Vesuviana ed Ottaviano, estesa per circa 1000 mq, conteneva rifiuti pericolosi, derivanti da demolizioni, miscele bituminose, legno, plastica oltre a rifiuti organici.   Il Corpo Forestale dello Stato – Comando Stazione di Ottaviano (NA), durante un’operazione di P.G. per la prevenzione e repressione dello smaltimento e combustione di rifiuti pericolosi, nelle aree agricole vesuviane di pertinenze del Parco Nazionale del Vesuvio, ha individuato e sequestrato a confine dei tre Comuni, Nola, Somma Vesuviana ed Ottaviano, una discarica di rifiuti pericolosi, di circa mq 1.000, gestita da tre persone, le quali sono state deferite all’A.G. di Nola. Nell’area oggetto di sequestro, sono stati accertati rifiuti derivanti da demolizioni, miscele bituminose, legno, plastica e rifiuti organici. Inoltre, vi erano presenti nell’area, vari cumuli di rifiuti pericolosi illecitamente incendiati. Successivamente ci saranno ulteriori verifiche con A.R.P.A.C. per la classificazione e repertazione dei rifiuti.