Russo indagato per pressioni sulla clinica: le intercettazioni carpite da altri filoni

Il sindaco di Pomigliano: “Volevo solo tutelare tre lavoratori licenziati”
La procura ipotizza pressioni indebite verso una clinica privata: si indaga per concussione aggravata

La posizione difensiva del primo cittadino di Pomigliano d’Arco, Raffaele Russo, è chiara: il suo intento era quello di evitare il licenziamento di tre dipendenti di una struttura sanitaria privata. Tuttavia, la Procura di Nola e la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ipotizzano nei suoi confronti il reato di concussione, aggravato dal presunto uso di modalità mafiose.

Al centro dell’inchiesta ci sono presunte pressioni esercitate su un noto imprenditore del settore sanitario del Sud, proprietario della clinica San Felice e parlamentare europeo. L’indagine nasce da una serie di intercettazioni telefoniche disposte per altri filoni investigativi.

La telefonata al centro del caso
In particolare, viene analizzata una telefonata intercettata nel mese di marzo, avvenuta nell’ufficio del sindaco e alla presenza di alcuni membri della giunta, sindacalisti e dei tre lavoratori licenziati. Russo, in vivavoce, si rivolge all’imprenditore chiedendo di revocare i provvedimenti di licenziamento: «Sono il sindaco di Pomigliano, mi sono sempre reso disponibile: non costringermi a passare per quello che non sono».

La risposta dell’eurodeputato è negativa: «Non posso annullare i licenziamenti», avrebbe detto.

Il ruolo della polizia municipale
Un’altra intercettazione riguarda una chiamata fatta dal sindaco al comandante della polizia locale  Emiliano Nacar (allora in servizio a Pomigliano), in cui si chiedeva – secondo l’ipotesi accusatoria – di eseguire controlli mirati nelle strutture sanitarie collegate allo stesso imprenditore.

Il comandante Nacar, poi trasferito a Marigliano, ha riferito ai magistrati di essersi rifiutato di eseguire tali direttive, ordinando ai suoi agenti di non effettuare alcuna verifica presso le cliniche San Felice e Meluccio. Ha anche confermato di aver ascoltato le intercettazioni durante un incontro in procura.

Ipotesi sotto verifica
Gli inquirenti stanno cercando di stabilire se quanto avvenuto possa configurare un tentativo di intimidazione ai danni dell’imprenditore. Il sindaco, da parte sua, non ha rilasciato dichiarazioni, limitandosi a far sapere tramite i suoi collaboratori che preferisce non commentare per rispetto delle indagini in corso.

Con un intervento all’Ansa di giovedì il sindaco ha affermato di aver agito unicamente per proteggere tre posti di lavoro.

Costretto a restare a Somma dopo rapina: voleva sottrarre la borsa alla compagna

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Un episodio preoccupante di violenza domestica si è verificato a Pago del Vallo di Lauro, nel pomeriggio di mercoledì 3 luglio. Un uomo di 41 anni, già noto per precedenti simili, ha cercato di rapinare la sua compagna, una donna di 65 anni, aggredendola per sottrarle la borsa. I fatti si sono svolti in pieno centro abitato. L’intervento della polizia del Commissariato di Lauro è stato tempestivo: gli agenti hanno fermato l’uomo in flagranza di reato, ponendo fine all’aggressione. Il fermato è residente a Nola, mentre la vittima vive a Cimitile. Il giorno successivo, l’arresto è stato convalidato dal giudice del Tribunale di Avellino, che ha disposto l’applicazione di misure cautelari per evitare nuovi episodi di violenza: l’uomo non potrà allontanarsi dal Comune di Somma Vesuviana, dove è obbligato a risiedere, e dovrà indossare il braccialetto elettronico. Inoltre, non potrà avvicinarsi alla donna. Questo caso si aggiunge a una lunga lista di episodi di maltrattamenti e aggressioni che coinvolgono relazioni sentimentali ormai deteriorate. Il contesto familiare, che dovrebbe essere luogo di protezione, si trasforma spesso in teatro di abusi. La giustizia ha agito rapidamente, ma resta alto il livello di attenzione su episodi simili. L’uomo è indagato e si attendono gli sviluppi del processo.

Controlli antidroga ad Acerra, fermato dopo doppio sequestro in auto e casa

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Acerra sotto la lente d’ingrandimento della Polizia di Stato, impegnata in un’intensa attività di controllo contro il traffico di stupefacenti. Nella giornata di ieri, un uomo di 42 anni è stato arrestato dagli agenti del Commissariato cittadino, dopo essere stato trovato con varie tipologie di droga sia in auto che in casa.

Tutto è partito da un controllo effettuato in via Diaz, nell’ambito dei servizi straordinari attivati dalla Questura di Napoli. La pattuglia ha fermato una vettura con a bordo un soggetto noto alle forze dell’ordine. Il sospetto ha trovato conferma: all’interno dell’auto c’erano 33 bustine contenenti marijuana (per un totale di 48 grammi), un involucro con cocaina e 17 grammi di hashish.

I poliziotti hanno deciso quindi di estendere l’attività alla sua abitazione. Sul balcone, nascosti in uno scaffale, sono stati rinvenuti ulteriori quantitativi di droga: 104 grammi di marijuana, 127 grammi di hashish, oltre a tutto l’occorrente per il confezionamento delle dosi. Un vero e proprio piccolo laboratorio per lo spaccio.

Non solo. Il 42enne era alla guida senza patente, e secondo gli accertamenti si tratta di una recidiva: aveva già commesso la stessa violazione nei due anni precedenti. Per questo motivo, oltre all’arresto per spaccio, è stato denunciato anche per guida reiterata senza abilitazione.

L’uomo è stato condotto negli uffici del Commissariato, dove sono state avviate le procedure di rito. Le indagini proseguono per verificare eventuali collegamenti con altre attività illecite in zona.

In vigore la Legge Brambilla: pene più severe per chi maltratta gli animali

Dal 1° luglio 2025 è entrata ufficialmente in vigore la nuova normativa sul maltrattamento animale, conosciuta come Legge Brambilla. Il provvedimento rappresenta una svolta storica nella tutela degli animali, aggiornando e inasprendo le pene previste dal Codice Penale per chi compie atti di crudeltà, abbandono o sfruttamento, a oltre vent’anni dall’ultima modifica sostanziale.

Le principali novità introdotte

La nuova legge stabilisce sanzioni più dure e dettagliate, con particolare attenzione a episodi di violenza, sfruttamento e abusi sistematici. Tra i punti chiave:
•Uccisione con crudeltà: fino a 4 anni di carcere e 60.000 euro di multa per chi provoca la morte di un animale con sofferenze prolungate. Se l’animale viene ucciso senza sevizie, la pena va da 6 mesi a 3 anni.
•Maltrattamenti: pene da 6 mesi a 2 anni di reclusione, accompagnate da multe fino a 30.000 euro per lesioni o atti di violenza verso animali domestici o non.
•Combattimenti e spettacoli violenti: organizzare o promuovere eventi con animali che implicano sofferenze comporta fino a 4 anni di carcere.
•Lotte tra animali: i promotori rischiano fino a 4 anni e 160.000 euro di multa, mentre chi vi partecipa attivamente può essere condannato a 2 anni di carcere.
•Traffico di cuccioli: la vendita illegale o il commercio di animali in condizioni irregolari prevede da 4 a 18 mesi di reclusione, oltre a 30.000 euro di sanzione.
•Divieto di catena: tenere un cane legato in modo permanente comporta multe da 500 a 5.000 euro.
•Detenzione inadeguata o abbandono: sanzioni aggravate in caso di abbandono in luoghi pubblici o ambienti inadatti alla vita dell’animale.

Ruolo delle associazioni animaliste

Le organizzazioni che operano nella tutela animale avranno ora la possibilità di ottenere in affido gli animali sequestrati, anche in via definitiva. Inoltre, chi ha subito una condanna per maltrattamento non potrà più detenere animali.

 Un cambio culturale

Il vero punto di rottura è l’approccio: l’animale non è più visto solo come oggetto di tutela indiretta, ma come soggetto portatore di diritti, riconosciuto dalla legge in quanto essere senziente. Una trasformazione che – come sottolineato dalla stessa Brambilla – è “non solo giuridica, ma culturale”.

Le ricette di Biagio: granita di more di gelso. Che siano “ceveze” della Zabatta.

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Il 4 e il 5 luglio “Aps Zabatta” ha organizzato la terza edizione della “sagra delle ceveze”, l’oro nero del Vesuvio. La storia dei due gelsi vesuviani, il bianco e il rosso- nero, è una interessante trama di dati economici, di costumi e di modi di dire. Si pensi ai “cevezaiuoli” della Zabatta e di Terzigno che portavano a Napoli i frutti, all’ironia dei loro richiami, ai mestieri collegati alle piante di gelso, al complesso significato del detto napoletano “tene ‘e ceveze”.   Ingredienti: gr. 400 di more di gelso, gr.250 di zucchero, limoni, acqua. Lavate le more di gelso, scolatele e frullatele in un mixer, dopo averle tenute nel freezer per mezz’ ora, prima di frullarle in modo che non si spappolino. Filtrate il succo per eliminare i semini. Mettete a scaldare sul fuoco una pentola con l’acqua e lo zucchero, portate al punto di ebollizione, mescolate per far sciogliere completamente lo zucchero, poi spegnete il fuoco e lasciate raffreddare. Unite poi questo “sciroppo”, la purea di more e il succo di limone. Versate il composto in un contenitore d’acciaio e riponetelo in freezer. Vi toccherà mescolare la granita ogni ora fino a quando non avrà raggiunto una consistenza morbida (La ricetta e l’immagine della granita derivano dal sito “Buonissimo”)   La coltivazione alla Zabatta e a Terzigno del gelso bianco (Morus Alba) e del gelso rosso-nero (Morus Nigra) venne favorita tra il ‘700 e l’800 da Michele I Medici e dalla moglie Carmela Filomarino, da Giuseppe III Medici e dalla moglie Vincenza Caracciolo dei principi di Avellino, e infine da Maria Isabella Albertini, moglie di Michele II Medici, la quale estese la coltivazione dell’albero prezioso anche a Piazzolla, nelle terre della sua famiglia, a partire dal Bosco Gaudo. L’obiettivo primo dei Medici era l’allevamento dei bachi da seta, per il quale il gelso ha un’importanza fondamentale: e in altri articoli ho già parlato dell’importanza delle “setajole” ottajanesi, che anche dopo il 1861 tessevano e ricamavano camicie e foulard per gli ufficiali del reggimento di cavalleria di stanza a Nola. Ma già nella seconda metà del ‘600 il gelso viene coltivato nelle due moggia di terra “sotto la Zabatta” di Giuseppe Carillo, marito di Anna Guastaferro, che di mestiere fa il carrese e possiede tre cavalli e “tre bovi aratori”. “Menatore di bovi” è Leone D’Ambrosio; la moglie, Giovanna Boccia, lavora “al telaio” e il figlio Marzio cura i gelsi e le viti di tre moggia di terra “agli Ambruosi” e di due moggia “alle Gorghe, in terra di Striano”. Un solo moggio di terra, “agli Ambruosi”, dedica alla coltivazione del gelso il “boiaro” Giovanni Paolo d’Ambrosio, marito di Favorita Boccia: egli “tratta” le gelse in un “puteo”, in un pozzo, del cortile su cui si affaccia la sua casa. Ovidio spiega il “rosso” delle more di gelso con la sfortunata storia d’amore di due giovani, Piramo e Tisbe, morti suicidi – il rosso del sangue- e ci dà, indirettamente, la conferma che questo frutto già nel mondo antico era tenuto in grande considerazione dalla scienza medica. E i medici del ‘600 e del ‘700 condivisero il giudizio positivo, sentenziando che le more erano un prezioso rimedio alla fiacchezza del corpo, dell’intelletto e dei sensi. Ancora nei primi anni ’60 del ‘900 i “cevezaiuoli” della Zabatta e di Terzigno scendevano a Napoli con i treni della “Vesuviana” per vendere le loro “ceuze annevate”: e le vendevano a poco prezzo, a due soldi “il cuoppo”: e infatti “si’ na ceuza”, detto a una donna, era un insulto grave: sei una donna di poco valore. “Tene ‘e ceuze” si diceva di persona che si muoveva come se soffrisse di emorroidi (il passaggio metaforico è chiaro), ma poteva anche riferirsi a chi era incline a fare gesti troppo teatrali, a chi si comportava “da attore”. Non c’è concordia tra gli studiosi nello spiegare l’“annevate” che il venditore sottolineava a gran voce nei suoi richiami. C’è chi lo riferisce al colore bianco delle more e c’è chi crede che il venditore, dopo aver raccolto le more nelle ultime ore della notte, le portasse in città, “in panieri cubici fatti con strisce di castagno” (Silvestro Sannino), dopo averle ricoperte “con un sottile strato di brina” (G. Borrelli). Ma non dobbiamo dimenticare che prima dell’avvento dei frigoriferi i Comuni appaltavano la fornitura della neve: era un appalto importante. I fornitori ottajanesi andavano a prenderla sulle montagne di Avella, con carri attrezzati, la portavano a Ottajano e la ammassavano, in profondità, nelle grotte lungo la strada che sale in montagna. Era, questa neve, di fondamentale importanza per la cura dei malati e per i bottegai che vendevano carne, olio e vino. Non si può escludere che i “cevezaiuoli” riuscissero a procurarsene qualche frammento da sciogliere sulle “ceveze”.

Somma Vesuviana avrebbe bisogno di circa centomila alberi per il fresco…

Dopo avervi invitati a mettere dei fiori sui vostri balconi oggi vi invitiamo a piantare alberi nel vostro giardino. Sarebbe un gesto molto utile per tutti e soprattutto per il clima.   Un paradosso: ormai si sa quasi tutto per invertire la tendenza e per non finire tutti arrosto d’estate, ma poco o nulla si fa di concreto. Invece molto potrebbero fare gli individui.  E’ sotto gli occhi di tutti che l’Italia è nell’occhio del ciclone. In tutti i sensi. E che è nostro estremo interesse che il mondo cominci a fare sul serio altrimenti nella graduatoria dei maggiori danneggiati siamo i candidati alle prime posizioni. Del resto il vantaggio climatico si reggeva su equilibri molto delicati. E’ bastato quindi uno dei parametri che comincia a variare (l’anidride carbonica) per mandare tutto in malora. E’ un vero peccato che il governo nazionale non abbia rinnovato per il 2025 il Bonus Verde per i giardini privati. Prevedeva una detrazione del 36 % sulle spese fino a 5.000 euro per immobile.  Speriamo che ci ripensino. Ma i Comuni cosa possono fare? Tanto e niente. E se c’è o no sensibilità sul tema. In Colombia, a Medellin, dal 2016, un sindaco rivoluzionario ha chiuso definitivamente il centro storico  alla circolazione delle auto. Ha proprio materialmente tolto l’asfalto dalle strade e ne ha fatto aiuole per alberi. Ha piantato così centinaia di migliaia di alberi tra le case. Ha fatto quello che ci vorrebbe dalle nostre parti. Esagerato? Forse! Ma con questi chiari di luna bisogna cominciare a pensarci. Invece da noi? La tendenza a tagliare alberi pubblici pare si sia finalmente invertita. Ricordate i pini a via Marigliano? Un triste ricordo! Su 50 pini monumentali ne è rimasto uno solo! E quelli a via Milano? Tutti tagliati! Nessuna sostituzione a via Marigliano. Invece a via Milano si tentò, tristemente, con gli aranci selvatici (sic). Adesso  a via Milano e a via Marigliano fa un caldo terribile! Certo in testa non cadranno i rami,,, Però bisogna dare atto, invece, che attualmente l’amministrazione ha cominciato a piantare un  po’ di alberi come al parco del “Mastro Mercato” in zona San Sossio. E’ il caso dunque di porsi il problema. Non si può restare a guardare mentre le estati diventano roventi. Di “corridoi verdi” c’è ne sarebbe estremo bisogno anche a Somma. Cominciamo dai suoli periferici. Perché non si tenta un accordo con le Ferrovie dello Stato per utilizzare il suolo della galleria della TAV come corridoio verde? Ovviamente in accordo con l’amministrazione comunale di Sant’Anastasia. Attraversa un’area che sta vedendo il dileguarsi dell’agricoltura e una sistemazione simile potrebbe essere una mano santa per tentare di far respirare quel territorio. Anzi proprio quella zona mostra tantissimi terreni privati quasi desertificati. Perché non convinciamo i proprietari a piantare lecci, aceri, ontani, tassi ecc.? Abbiamo calcolato, all’ingrosso, se fosse un decimo della superficie di Somma ad essere non più agricolo (incolto, abbandonato, svantaggiato ecc), sarebbero circa 300 ettari le superfici interessate a “rialberatura”. Si arriverebbe così a circa 100.000 (centomila) piante da mettere a dimora.  Col risultato seguente: a 10.000 cittadini assicurato tutto l’ossigeno per un anno. Ma ancora: oltre 5.000 tonnellate di anidride carbonica assorbita nello stesso anno. E ancora, fanno tanta ombra e abbassano le temperature. Ma non è finita qui. Gli alberi  ripuliscono l’aria. Ma soprattutto gli alberi calmano gli umani.  

Napoli brinda con Mosto: il Festival della birra artigianale torna ai Giardini del Molosiglio

Una domenica di sapori, musica e convivialità aspetta Napoli, domani, 6 luglio con il ritorno del Festival della birra artigianale, organizzato da Mosto per festeggiare il suo decimo anniversario. L’appuntamento è ai Giardini del Molosiglio, a due passi dal Lungomare, con ingresso da via Acton, dalle 12:00 alle 24:00.
L’iniziativa, patrocinata dalla I Municipalità (Chiaia, Posillipo, San Ferdinando), celebra non solo l’evoluzione della cultura brassicola artigianale in Italia, ma anche lo spirito vibrante della città partenopea, attraverso un evento gratuito e aperto a tutti.

Un villaggio ricco di esperienze

Nel cuore del festival prenderà vita un vero e proprio villaggio dedicato ai sapori e alla creatività, dove i visitatori potranno scoprire:
•16 birrifici indipendenti da tutta Italia con oltre 65 birre artigianali alla spina
•Un angolo dedicato a birre in lattina e in bottiglia
•Un cocktail bar d’autore con le proposte di Tanqueray 10 e Casamigos
•Street food di qualità firmato da nomi come Bop Dumpling, Marianna Vitale, Malinconico, IT’S, Santa Maradona e Cheeseburgeria
•Un’area market creativo, curata in collaborazione con South Market, dove saranno presenti artigiani e artisti come DaniloPè, Comunik-hat e Rishpet
•Una postazione Free Water Point a cura di Orsini
•E naturalmente, musica live, talk e performance

Il programma: musica, cultura e birra

•12:00 – 17:00 → Con il bicchiere acquistato, si riceve un token gratuito per una pinta
•13:00 – 16:00 → Cotta pubblica con il birraio Salvatore Arnese
•15:00 – 17:00 → Momento “Detox digitale” curato da Focus Green, con Silent Reading Party, giochi e consumazioni premio
•17:00 – 18:00 → Talk con DADÀ, organizzato da Escape Vision
•15:00 – 24:00 → DJ set non stop
•21:30 → Concerto live della cantautrice DADÀ

Carlo Allocca pedala per la scienza: da Londra a Somma Vesuviana contro il diabete di tipo 1

Somma Vesuviana. Riceviamo e pubblichiamo:  Carlo Allocca tenta l’impresa in bicicletta da Londra a Somma Vesuviana per la ricerca scientifica.  Comunicato Stampa   Da Londra a Somma Vesuviana, nel napoletano, in bicicletta per raccogliere fondi a favore della ricerca sul diabete di tipo 1!   E’ la grande impresa del 47enne Carlo Allocca che dopo avere attraversato l’Inghilterra, la Francia, il Belgio è arrivato in Germania e a breve sarà pronto a sfidare le Alpi!   Il suo arrivo è previsto a Somma Vesuviana il 19 Luglio!   Carlo Allocca  –  autore della grande impresa: “Negli ultimi 15 anni, ho avuto l’opportunità di lavorare su diversi progetti di ricerca Europei nell’ ambito della salute (Health  Wellbeing and Ageing). Questo mi ha fatto capire che il diabete di tipo 1 rimane ancora oggi una sfida da vincere, anche se possiamo già dire che la tecnologia  ha fatto grossi passi in avanti. Ringrazio quanti mi stanno accogliendo”.   E Carlo è partito da Milton Keynes, a 100 km da Londra ed ha percorso quasi 800 km. Ora la Germania, poi l’Austria e l’Italia!   “Mi chiamo Carlo, ho 47 anni e sono partito in bicicletta dall’Inghilterra per raggiungere Somma Vesuviana, in Campania, Italia. L’obiettivo è quello di raccogliere fondi da destinare alla ricerca sul diabete di tipo 1, dunque accendere i riflettori. Non ho ambizioni personali, ma vorrei semplicemente dare un mio contributo a questa grande causa. Sono nato a Somma Vesuviana, cresciuto a Somma Vesuviana, in via Traversa Allocca , che e’ sempre stato il “tavolo da gioco” o la “biblioteca” per imparare a gestire le difficolta e gli sviluppi della vita reale. Nel 2006, dopo la Laurea in Informatica alla Federico II, sono partito per Londra per imparare la lingua (solita esperienza di tre mesi) e poi ritornare. Alla fine sono rimasto a Londra con diverse opportunità di crescita, prima il PhD in Artificial Intelligence (alla The Open University) e poi a Samsung Research Institute, UK dove ancora oggi ricopro il ruolo di AI leader in Tecnology Incubation Group.  Negli ultimi 15 anni, ho avuto l’opportunità di lavorare su diversi progetti di ricerca Europei nell’ ambito della salute (Health  Wellbeing and Ageing). Questo mi ha fatto capire che il diabete di tipo 1 rimane ancora oggi una sfida da vincere, anche se possiamo già dire che la tecnologia  ha fatto grossi passi in avanti. Sono determinato ed ho compiuto le prime tappe del mio percorso che mi porterà a Somma Vesuviana il 19 Luglio, dopo avere percorso circa 2139 km in bicicletta. Sono partito da Milton Keynes, città del Regno Unito del sud – est dell’Inghilterra, a nord – ovest di Londra, per proseguire su Staines Upon Thames ed ancora ho superato il Tamigi, sono arrivato a Dover. Ho attraversato La Manica per arrivare a Calais, poi a Bruges. Ho costeggiato il Belgio raggiungendo Geel, ho attraversato il confine con la Germania e sono arrivato a Duren, città della Renania Settentrionale ed in questo momento sono a Remagen nel circondario di Ahrweiler.  Ho pedalato per 792 Km”. Lo ha affermato Carlo Allocca, che da qualche giorno ha iniziato davvero una Grande sfida. L’obiettivo è accendere i riflettori sul diabete di tipo 1!     Le Emozioni!   “Mentre ho intrapreso il viaggio in bicicletta da Milton Keynes, in Inghilterra, a Napoli, in Italia  a sostegno della causa “Breakthrough T1D”, sono stato pervaso da un profondo senso di scopo e determinazione. Le sfide che mi attendono lungo il percorso non sono nulla in confronto alle difficoltà quotidiane che devono affrontare coloro che convivono con il diabete di tipo 1. In ogni pedalata – ha continuato Carlo Allocca –  porto con me le speranze e i sogni delle persone affette da questa patologia, ed è la loro resilienza ad alimentare la mia determinazione.   Insieme, possiamo superare le barriere e apportare un cambiamento positivo. Spero che persone di tutto il Mondo, soprattutto in questo periodo, si uniscano e mi diano una mano nel raccogliere fondi da destinare alla ricerca scientifica.  Tutti insieme dobbiamo impegnarci a lasciare un segno duraturo. Speriamo di avvicinarci  anche a un futuro libero dai limiti del diabete di tipo 1. Il mio viaggio, ha avuto inizio da Milton Keynes e dopo avere attraversato l’Inghilterra, la Francia, il Belgio, la Germania, l’Austria, supererò le Alpi. Dovrò farcela. Il mio sacrificio è zero rispetto a quello che tanti malati, di qualsiasi malattia, sono costretti ad affrontare ogni giorno – ha continuato Carlo Allocca –  ma rischierà di diventare nullo, di azzerarsi senza il supporto delle persone. Attraversando l’Inghilterra, la Francia, il Belgio, ho vissuto un misto di emozioni:  in Inghilterra conta il feeling lavorativo. La dimensione umana e’ quasi scomparsa o rimpiazzata. Attraversando il nord della Francia e’ come se avessi avuto la conferma che la Francia si configurasse come un’ estensione dell’Inghilterra, proprio come conferma la storia.  In Belgio, almeno per me, l’elemento distintivo e’ stato il silenzio, dovuto al rispetto delle suore del Princely Beguinage Ten Wyngaerde fondato nel 1245 e del quale sono stato ospite. Questo antico e tranquillo complesso è abitato da suore e religiose laiche, che ospitano esposizioni sulla vita quotidiana del XVII secolo. Posto favoloso da visitare.  In Germania, invece il pregiudizio svanisce. Le persone sono di un’accoglienza unica e calorosa. Sempre disposte a volerti aiutare, ad indicarti la migliore via di campagna da attraversare. Quando posso mi fermo al bar per un caffè come ad esempio a Lorsch  e mi fermo a scrivere. La rete ciclistica di questi Paesi e’ veramente eccezionale. Attraverso lunghe distese di campagne, entro in città, attraverso ponti, costeggio autostrade. e linee ferroviarie, il tutto con una sicurezza mai incontrata prima”.   E Somma Vesuviana lo aspetta!     “Spero che Carlo riesca nel suo obiettivo di raggiungere fondi per la ricerca scientifica al fine di contribuire alle terapie del diabete di tipo 1 – ha affermato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano – e ricordo che Carlo è un nostro concittadino. Somma però non è nuova all’accoglienza come avvenne all’arrivo della camminatrice Vienna Cammarota che arrivò da Karlovy Vary e che venne anche nel 2023 alla vigilia del Giro d’Italia. Infatti quello fu l’anno in cui la Grande Corsa vide il territorio sommese protagonista con il passaggio della Carovana Rosa ma anche lo svolgimento di eventi importanti alla presenza dei familiari del campionissimo Fausto Coppi”.  

Cultura gratuita: in Campania musei e siti archeologici aperti ogni prima domenica del mese

Ogni prima domenica del mese torna l’appuntamento con la cultura accessibile, grazie all’iniziativa nazionale promossa dal Ministero della Cultura: l’ingresso gratuito nei musei e nei parchi archeologici statali di tutta Italia. Un’opportunità che in Campania assume un valore particolare, vista la straordinaria ricchezza del suo patrimonio storico e artistico. Da Pompei alla Reggia di Caserta, passando per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e gli Scavi di Ercolano, sono tanti i siti che, anche in estate, attraggono migliaia di visitatori, sfidando caldo e code pur di riscoprire bellezza e memoria.

Un’occasione per tutti: residenti e turisti

La gratuità non si limita solo agli abitanti della regione: turisti italiani e stranieri ne approfittano per pianificare una visita culturale. In un periodo in cui l’attenzione alla spesa è alta, iniziative come questa rappresentano un’occasione concreta per valorizzare il territorio e promuovere un turismo più consapevole. L’elenco dei musei aderenti varia leggermente ogni mese, motivo per cui si consiglia sempre di consultare il sito ufficiale del Ministero della Cultura o scaricare l’app “Musei Italiani”, disponibile per dispositivi Android e iOS, dove si trovano informazioni aggiornate su aperture, orari e servizi.

Dove andare in Campania: i siti aperti gratuitamente

In provincia di Napoli, tra i luoghi visitabili gratuitamente spiccano: il Palazzo Reale, Castel Sant’Elmo, il Real Bosco di Capodimonte, il MANN, gli scavi di Pompei, Ercolano, Stabia e Oplontis, il Museo di Caprì e la Grotta Azzurra ad Anacapri, solo per citarne alcuni. Nel casertano, la magnifica Reggia di Caserta apre le sue porte senza biglietto, insieme ad altri musei archeologici come quelli di Santa Maria Capua Vetere, Teano e Maddaloni. Nel salernitano, sono accessibili la Certosa di Padula, il Museo e il sito di Paestum, l’area archeologica di Velia, e numerosi musei di Eboli, Sarno, Pontecagnano e Sala Consilina. Nelle province di Avellino e Benevento, i visitatori potranno scoprire piccoli ma preziosi gioielli archeologici come il Tempio Italico di Casalbore, il Parco di Aeclanum o il Teatro Romano di Benevento.

Cultura nel tempo libero: un invito a riscoprire il territorio

Il successo dell’iniziativa non è solo nei numeri, ma nell’impatto culturale e sociale. In un mondo in cui spesso si corre, riscoprire con lentezza e meraviglia i tesori della propria regione diventa un atto rivoluzionario. E ogni prima domenica del mese, chiunque può essere protagonista di questo viaggio.

“Ex comandante di Cisterna depistò indagini su assassinio del sindaco verso innocente”

Dopo l’assassinio del sindaco Angelo Vassallo, avvenuto il 5 settembre di quindici anni fa ad Acciaroli, l’allora colonnello dell’Arma Fabio Cagnazzo,  avrebbe messo in atto un “chiaro e deciso depistaggio”. È quanto emerge dal provvedimento del Tribunale del Riesame di Salerno che, pur disponendo la scarcerazione dell’ufficiale, conferma la gravità delle accuse nei suoi confronti.

Nelle motivazioni della decisione, lunga 36 pagine, i giudici sottolineano che le azioni compiute da Cagnazzo subito dopo il delitto non possono essere compatibili con fini neutrali o istituzionali, ma appaiono piuttosto orientate a proteggere sé stesso e gli esecutori dell’omicidio. Il tentativo, dicono, era quello di far ricadere le responsabilità su una persona del tutto estranea ai fatti.

La libertà concessa all’ex colonnello, come già avvenuto per altri due indagati — Lazzaro Cioffi e Giuseppe Cipriano — non cancella la valutazione negativa del suo ruolo, ma risponde al venir meno delle esigenze cautelari. A sostenerlo era stata anche la Procura di Salerno.

Il Riesame ha considerato valide le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Eugenio D’Atri, raccolte anche dopo l’avviso di chiusura indagini, e ha giudicato attendibili le ricostruzioni fornite da Romolo Ridosso, altro soggetto coinvolto.

Secondo gli inquirenti, il primo cittadino fu freddato per impedirgli di formalizzare accuse contro un sistema di narcotraffico che si stava radicando nella zona. Nove i proiettili sparati alla vigilia di un incontro con i carabinieri di Agropoli.

Il 15 settembre sarà discussa l’udienza preliminare. «È l’occasione per chiarire tutto davanti a un giudice», ha commentato l’avvocata Ilaria Criscuolo.