Dopo l’assassinio del sindaco Angelo Vassallo, avvenuto il 5 settembre di quindici anni fa ad Acciaroli, l’allora colonnello dell’Arma Fabio Cagnazzo, avrebbe messo in atto un “chiaro e deciso depistaggio”. È quanto emerge dal provvedimento del Tribunale del Riesame di Salerno che, pur disponendo la scarcerazione dell’ufficiale, conferma la gravità delle accuse nei suoi confronti.
Nelle motivazioni della decisione, lunga 36 pagine, i giudici sottolineano che le azioni compiute da Cagnazzo subito dopo il delitto non possono essere compatibili con fini neutrali o istituzionali, ma appaiono piuttosto orientate a proteggere sé stesso e gli esecutori dell’omicidio. Il tentativo, dicono, era quello di far ricadere le responsabilità su una persona del tutto estranea ai fatti.
La libertà concessa all’ex colonnello, come già avvenuto per altri due indagati — Lazzaro Cioffi e Giuseppe Cipriano — non cancella la valutazione negativa del suo ruolo, ma risponde al venir meno delle esigenze cautelari. A sostenerlo era stata anche la Procura di Salerno.
Il Riesame ha considerato valide le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Eugenio D’Atri, raccolte anche dopo l’avviso di chiusura indagini, e ha giudicato attendibili le ricostruzioni fornite da Romolo Ridosso, altro soggetto coinvolto.
Secondo gli inquirenti, il primo cittadino fu freddato per impedirgli di formalizzare accuse contro un sistema di narcotraffico che si stava radicando nella zona. Nove i proiettili sparati alla vigilia di un incontro con i carabinieri di Agropoli.
Il 15 settembre sarà discussa l’udienza preliminare. «È l’occasione per chiarire tutto davanti a un giudice», ha commentato l’avvocata Ilaria Criscuolo.







