Padre di famiglia massacrato di botte da baby gang davanti a moglie e figli

0

Fuorigrotta, 47enne pestato dal branco davanti alla madre e i figli minori, ora ricoverato al Cardarelli. Borrelli (Avs): “Individuare i responsabili, paghino senza sconti. Basta violenza, Napoli non può essere ostaggio dei criminali”

Un episodio drammatico si è verificato la sera del 26 agosto a Fuorigrotta, nei pressi della caserma di Polizia e poco distante da un noto fast food. Un uomo di 47 anni era bordo della sua auto, con la madre e i due figli minorenni, quando frena per far attraversare dei pedoni. Dallo specchietto retrovisore nota subito un folto gruppo di scooter che sopraggiunge dietro di lui con una guida a dir poco spericolata. Uno di loro impatta l’auto e cade. Il signore, mosso dal senso civico, scende dalla macchina per prestare soccorso e viene subito aggredito a calci, pugni e colpi di casco dai centauri. Quello che sarebbe dovuto essere un gesto di aiuto si è trasformato in un incubo. L’uomo è ricoverato in ospedale con il naso rotto, dolori diffusi e in attesa di accertamenti, e proprio dalla barella ha voluto raccontare la sua storia al deputato Francesco Emilio Borrelli, denunciando la totale impunità con cui il branco ha agito in una zona che dovrebbe essere tra le più sorvegliate della città.

“Siamo di fronte a un episodio vergognoso e intollerabile. Un padre di famiglia è stato picchiato brutalmente dal branco sotto gli occhi di tutti. Non ci possono essere sconti né giustificazioni, gli autori di questa aggressione vanno individuati immediatamente e devono pagare fino in fondo per quanto commesso. Napoli non può continuare a essere ostaggio di violenti che trasformano le strade in zone franche. Servono interventi severi, frontali, senza tentennamenti, per contrastare la violenza che sta divorando questa città. Dobbiamo dare un segnale chiaro, chi si comporta in questo modo non può restare impunito”. Questo quanto dichiarato dal deputato Borrelli nel raccogliere la denuncia del cittadino.

Marigliano: piano di assunzioni per Polizia Locale e Comune

0
Rafforzare la sicurezza e migliorare i servizi: è l’obiettivo dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Bocchino che ha predisposto un piano di assunzioni per migliorare l’efficienza della macchina comunale. Il primo passo riguarda la Polizia Locale: a settembre entreranno in servizio tre agenti a tempo indeterminato, mentre da ottobre è prevista l’assunzione di sei agenti a tempo parziale e determinato. L’assessore alla Polizia Locale Antonio Allocca ha ribadito “l’impegno dell’amministrazione comunale per garantire maggiore sicurezza sul territorio e una presenza più capillare a servizio della comunità”. In pieno agosto, al comandante della Polizia Locale, Emiliano Nacar, è stato affidato il settore “Personale” con il compito di concretizzare la programmazione del PIAO, il Piano Integrato di Attività e Organizzazione. Sempre a settembre entreranno in servizio anche due istruttori amministrativi e due istruttori tecnici. Sono inoltre in corso procedure accelerate per l’assunzione di un messo comunale, tre giardinieri e ulteriori figure amministrative. A completare il quadro, è in partenza un bando di mobilità per il reclutamento di due assistenti sociali, più uno part-time, oltre che di uno psicologo, profili fondamentali per il potenziamento dei servizi alla persona.

Centrodestra, tante idee e confuse: tra i veti di Fi e Fdi può spuntare una donna presidente

Nel centrosinistra campano, tra le scintille della coabitazione forzata fra il “sistema De Luca” e i Cinque Stelle, la direzione è già segnata: candidato presidente sarà Roberto Fico. Non è poco, considerando che dall’altra parte, nel centrodestra, si naviga ancora a vista in pieno mare agitato.

La situazione è ormai da manuale del “come incartarsi da soli”. Fratelli d’Italia e Forza Italia si tengono in ostaggio a vicenda: i veti reciproci bloccano sia Edmondo Cirielli (FdI) che Fulvio Martusciello (FI), quest’ultimo persino autore dell’ultima “idea shock”: candidare una donna per sbloccare l’impasse. La Lega? Ha fatto un giro di pista e poi si è dileguata verso il Veneto, lasciando ai compagni di coalizione il nodo campano.

Il nome di Giosy Romano, coordinatore delle aree Zes, lanciato come “asso a sorpresa”, non ha trovato l’applauso unanime. E così si torna all’ipotesi rosa, che da suggestione sta diventando piano concreto. Mara Carfagna ci ha fatto un pensierino, ma il suo passaggio in Azione la rende invotabile per un centrodestra che non perdona simili “tradimenti”.

Ecco allora spuntare Annarita Patriarca, deputata di Forza Italia, in ottimi rapporti anche con i “caldoriani” e capace, dicono, di pescare consensi persino nel centrosinistra. Napoletana (un punto in più dopo dieci anni di dominio salernitano di De Luca), erede di una solida tradizione democristiana di famiglia, ex sindaco, ex consigliera regionale, oggi parlamentare: curriculum in ordine, lista personale già pronta, e capacità di intercettare quell’elettorato trasversale che spesso decide il vincitore.

Insomma, mentre nel centrosinistra la partita è aperta ma con un capitano già designato, nel centrodestra continua la telenovela dei “chi sale e chi scende”. E in Campania, con le regionali alle porte, il tempo per smettere di litigare sta finendo.

Protezione Civile, il sindaco ringrazia il Gruppo dei Volontari di Acerra dopo gli ultimi interventi

0
ACERRA  Siamo orgogliosi del nostro Nucleo Comunale di Protezione Civile, un gruppo di volontari capace, competente ed efficiente, sempre pronto ad entrare in azione”. E’ quanto sottolinea il sindaco di Acerra Tito d’Errico dopo i recenti interventi dei volontari della Protezione Civile di Acerra, impegnati su diversi fronti a supporto della Polizia Municipale e dei Vigili del Fuoco. L’ultimo, in ordine di tempo, domenica pomeriggio, quando per circa due ore hanno fornito assistenza ai Vigili del Fuoco di Afragola e alla Polizia Locale nelle operazioni di rimozione e messa in sicurezza di un albero caduto in via Volturno. “A nome di dell’amministrazione comunale e di tutta la città sento il dovere istituzionale e di cittadino nel ringraziare gli uomini e le donne del Gruppo per l’ammirevole attività che svolgono con impegno e professionalità al servizio della collettività, sia ad Acerra che in Regione Campania” dichiara d’Errico. Il Gruppo, infatti, è stato impegnato nelle operazioni di spegnimento dell’incendio sul Vesuvio e non ha fatto mancare il suo supporto in altre situazioni di rischio, come dimostrano gli interventi per l’emergenza nei Campi Flegrei e ad Arienzo, dove i volontari hanno anche ricevuto l’encomio dell’amministrazione comunale del piccolo centro del Casertano. “Un lavoro eccellente, riconosciuto sia a livello istituzionale che sociale – spiega il sindaco – nello spirito dei principi di solidarietà, umanità, responsabilità, rispetto e imparzialità, guidando i volontari a comportarsi con professionalità, competenza e maturità, specialmente in contesti emergenziali. I volontari devono agire per spirito di servizio, offrendo il miglior contributo possibile, nel rispetto delle persone, delle comunità e dell’ambiente, e mantenendo riservatezza e lealtà verso l’organizzazione e le persone che assistono. Un lavoro che nulla e nessuno potranno scalfire. A questi volontari dico: la città è fiera di voi, fiera di chi si adopera per il territorio con generosità e professionalità”.  

Sette ragazzini in vacanza spendono 800 euro di alcol in una sera: denunciato titolare del lido

0
SANT’AGNELLO: 800 euro di alcolici per un tavolo di soli minori. Evento con mille persone, con un limite di 200. Due persone denunciate dai Carabinieri Un dj set con un performer da centinaia di migliaia di follower. 1000 persone circa, tutte sul solarium di un lido di Marina di Cassano. E’ notte fonda quando i carabinieri rovinano la serata al titolare dello stabilimento e alle persone presenti. Alla serata – secondo quanto previsto dalle norme di sicurezza vigenti – non avrebbero potuto partecipare più di 200 persone. Se ne contano, invece, 800 in più. Al rischio concreto di sicurezze, si è aggiunta la vendita sconsiderata (nonché illegale) di alcolici ai minori. Su uno dei tavoli, circondato da sette minori, uno scontrino da quasi 800 euro, tutti spesi per alcolici. Per amministratore e proprietario dell’attività, identificati dai militari della stazione di Sorrento, una denuncia penale.

Ricercato di Sant’Anastasia catturato dopo 6 mesi di latitanza: l’ultima fuga disperata saltando sui tetti

SANT’ANASTASIA: parkour tra i tetti di Secondigliano. Carabinieri catturano 37enne, ricercato da quasi 200 giorni Non ha raggiunto la cifra tonda dei 200 Felice Gammella, 37enne di Sant’Anastasia. Il conto si è fermato a 195 giorni, quelli trascorsi nell’ombra. Vìolata la misura della detenzione domiciliare agli inizi dell’anno, Gammella si è reso irreperibile. Due le ordinanze emesse dalle procure di Salerno e Nola che sono rimaste senza la firma di avvenuta notifica. Nelle carte si legge estorsione aggravata e danneggiamento, reati commessi nel 2023. Misure non eseguite fino ad oggi, quando i Carabinieri della Stazione di Sant’Anastasia hanno scovato il suo nascondiglio. Era a Secondigliano, nell’abitazione di una conoscente. Grazie alla collaborazione della stazione locale, i militari hanno circondato lo stabile. Gammella non si è arreso e, piuttosto che uscire di corsa dal portone principale, è fuggito passando tra i tetti delle palazzine vicine. Saltando da un solaio all’altro, in un rischioso e disperato parkour. La fuga si è conclusa dopo qualche minuto, con i carabinieri in ogni possibile direzione. Finito in manette, il 37enne è stato portato in carcere.

Schlein, telefonata di 2 ore per convincere i suoi ad accettare De Luca jr

Due ore di videocollegamento sono bastate a Elly Schlein per rimettere in moto la partita delle regionali in Campania. La segretaria del Partito Democratico, dopo settimane di stallo, ha preso in mano la situazione contattando direttamente i suoi referenti più vicini e convincendoli ad accettare la soluzione che prevede Piero De Luca, figlio del presidente della Regione, alla guida della segreteria regionale dem.
L’iniziativa ha sbloccato un impasse che durava da mesi, con il partito commissariato e le tensioni interne che congelavano la candidatura di Roberto Fico alla presidenza della Regione. Con la mediazione di Schlein, l’intesa si è delineata: congresso regionale lampo, prima delle elezioni, con De Luca jr candidato unico, e via libera alla corsa di Fico per il centrosinistra.
Dietro le quinte, il lavoro è stato intenso. Il Nazareno ha messo sul tavolo una combinazione che, nelle intenzioni, soddisfa tutte le parti: un congresso unitario a fine settembre, regolamento già in preparazione da parte del commissario Antonio Misiani, e la prospettiva di ridefinire assetti e segreterie provinciali dopo le regionali.
L’operazione, benedetta dalla leader nazionale, ha puntato a ricomporre fratture che rischiavano di far saltare ogni accordo. Le resistenze interne all’area campana vicina a Schlein sono state superate proprio grazie alla sua telefonata diretta, che ha permesso di evitare candidature alternative e di garantire una linea unica in vista della sfida elettorale.
La tabella di marcia prevede, nelle prossime settimane, la definizione del calendario congressuale, con un voto nei circoli prima della fine di settembre. Dopo le regionali, si procederà ai congressi provinciali, ridisegnando l’assetto complessivo del partito in Campania.
Con la mossa di ieri, la segretaria ha di fatto dato il via libera alla volata finale verso la candidatura ufficiale di Roberto Fico, che già a settembre sarà tra gli ospiti della Festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia. Resta da capire se, a quel punto, salirà sul palco come esponente di punta o come candidato presidente del centrosinistra.

A 15 anni accoltella un giovanissimo per una banale lite

0
A Quarto, un pomeriggio di fine agosto si è trasformato in un nuovo caso di violenza giovanile. Un 18enne è finito al pronto soccorso dell’ospedale “Santa Maria delle Grazie” con una ferita da arma da taglio e una prognosi di dieci giorni. L’aggressione è avvenuta in corso Italia, una delle arterie principali della città.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della compagnia di Pozzuoli, a colpire il giovane sarebbe stato un 15enne, anch’egli residente a Quarto. L’arresto è scattato in poche ore: il minorenne dovrà rispondere di tentato omicidio e porto abusivo di armi. Attualmente si trova al centro di prima accoglienza dei Colli Aminei, a disposizione dell’autorità giudiziaria minorile.
La dinamica e le motivazioni restano al vaglio degli investigatori. Non si esclude che alla base ci sia un litigio tra coetanei sfociato in violenza. I militari stanno ascoltando testimoni e analizzando le riprese delle telecamere presenti in zona.
L’episodio riaccende i riflettori su un fenomeno che sta diventando allarmante: l’uso di coltelli e altre armi bianche tra adolescenti, spesso per motivi futili. Negli ultimi mesi casi simili sono stati registrati in altre città della provincia di Napoli, alimentando il dibattito sulla necessità di interventi educativi e di prevenzione.
Comunità e istituzioni locali chiedono più controlli e attività di sensibilizzazione rivolte ai giovani, per contrastare quella che molti definiscono una “deriva pericolosa” della microcriminalità minorile. Nel frattempo, le indagini proseguono per dare un quadro completo di quanto accaduto e individuare eventuali responsabilità aggiuntive.

Primavera del 1861, la “cazzimma” dei “galantuomini” vesuviani, filoborbonici a chiacchiere

0
Certo, i Piemontesi vennero a Napoli da conquistatori, ma i documenti ci dicono che, tornati sul trono dopo Murat e il Congresso di Vienna, i Borbone non riuscirono a riconquistare il favore popolare. Conviene riflettere senza pregiudizi sul complicato processo dell’unificazione in un momento in cui si avverte, sempre più forte, in Italia, l’azione di chi vuole separare il Sud dal Nord e difendere, in ogni modo, solo gli interessi delle regioni settentrionali.   Non ci sono le prove che esistesse a Napoli, nel 1861, un Comitato Centrale filoborbonico incaricato di coordinare l’attività delle “comitive” di briganti e l’opposizione militare al nuovo governo. La polizia, che era convinta dell’esistenza del Comitato, cercò, inutilmente, di dimostrare che il duca di Caianiello e il conte di Camaldoli ne erano i capi. Ma funzionavano certamente comitati locali, controllati nell’ombra da personaggi importanti, il cui sostegno al brigantaggio fu ambiguo, quasi che essi, non nutrendo fin dal primo momento alcuna illusione sul ritorno di Francesco II, mirassero soltanto a tenere agitate le acque dell’ordine pubblico e a costringere i “liberali” a una riappacificazione totale, stretta non tra vincitori e vinti, ma tra “partiti” di pari dignità. Nell’aprile del 1861 la polizia napoletana trovò in casa di Giovanni D’Ambra una lettera indirizzata a Francesco II, in cui un “umilissimo obbediente suddito”, che si firmava G.S., comunicava al re di aver incontrato con il monsignor Trotta il principe di Montemiletto e altri nobili, di cui credeva di conoscere “ricchezza e attaccamento”, ma tutti si erano rifiutati di “cacciar danaro” per alimentare il brigantaggio e la rivolta contro i Piemontesi, “nonostante venisse assicurato che il disborso di duc. 1000 produceva l’incasso di duc. 1500”: e sarebbe stato veramente difficile trovare un Napoletano, nobile o “ignobile”, pronto a prendere per buona una panzana del genere. L’ “obbediente suddito” giudicò “ritrosi e vili” i ricchi che si proclamavano fedeli a Francesco II: “non ho potuto trovare alcuno che mi avesse dato tanto per imbarcare la compagnia Tallarico, onde riunirla nella capitale a tre altre comitive, e specialmente quelle di De’Martini e la Vammana, le quali unite, mediante i forti partiti dei buoni fucili dei Panarielli, Boschese e Punzo danno sicurezza del favorevole esito dell’impresa”. Chi fosse quel G.S. la polizia lo scoprì dopo l’uccisione del brigante Vincenzo Barone, quando il D’Ambra venne arrestato. Egli raccontò che nel febbraio lui e suo zio Giovanni Sepe si erano recati in Napoli a comprare “partite” di limoni. La sera avevano preso alloggio nella locanda di Donna Rosaria al n°8 della strada San Nicola alla Dogana, e qui avevano incontrato Vincenzo Barone “caporale della gendarmeria borbonica”. Vincenzo aveva confidato di essere appena tornato dallo “Stato Romano” e aveva consegnato al Sepe, pregandolo di farne una copia, una lettera che doveva essere trasmessa a Francesco II. Sepe aveva portato la lettera a Ischia e incaricato Catello Paumgardhen di copiarla. Quel “fesso” di Don Catello aveva però scritto in coda al testo le iniziali di Gennaro Sepe, come se lui fosse il mittente. Sepe aveva consegnato la lettera al nipote “perché la lacerasse”, ma il nipote l’aveva conservata in casa sua. La deposizione del D’Ambra, piena di incongruenze, è tuttavia importante, perché dimostra quale fosse il livello di quei borbonici che nella primavera del ’61 credevano che fosse ancora possibile il ritorno di Francesco II. Il re aveva garantito a Giovanni Sepe che la rivoluzione sarebbe scoppiata in quell’aprile agitato dal decreto sugli sbandati e sui “renitenti alla leva e dai moti di piazza per il rincaro del pane e della pasta”. Negli stessi giorni la polizia informò la Luogotenenza che influenti membri del partito borbonico si erano riuniti più volte a Portici, nella villa del Montemiletto, e a Napoli, in casa Caracciolo: e non per parlare di rivoluzione armata, ma per favorire, nelle imminenti elezioni, l’ingresso di “membri borbonici” nel Consiglio Comunale di Napoli: per questa campagna elettorale – riferirono gli informatori -il gruppo disponeva dell’astronomica somma di 4 milioni di ducati. La provincia di Napoli non era un terreno adatto alla guerriglia dei briganti, e lo stesso Somma-Vesuvio, accessibile per larghissima parte grazie alla fitta rete di sentieri che tagliavano orti, vigne e selve, poteva essere agevolmente circondato e isolato dalla pianura e dalla costa. Inoltre il territorio brulicava di soldati e di carabinieri e, anche se le guardie nazionali non erano più leali che altrove, i servizi di informazione erano stati organizzati con tale rapidità e con tale cura che le congiure di Frisio e del barone Cosenza, le più minacciose, vennero sventate sul nascere e fu subito bloccato un traffico di armi in cui erano coinvolti due svizzeri – il mercante di armi Amedeo Berner e il suo commesso Enrico Harschock- , il marchese de Turris, una fabbrica di armi di Brescia e forse agenti del governo austriaco. Ma per i Borbone la provincia era stata il vivaio di impiegati, di funzionari, di soldati di ogni ordine e grado, molti dei quali restarono fedeli a Francesco II o per un sentimento di lealtà o perché troppo compromessi con il sistema borbonico. C’erano, poi, in gran numero, chiese e conventi che molto dovevano alla generosità della dinastia, e le ville, i palazzi, le operose masserie delle più nobili famiglie napoletane che facevano pesare sulla vita e sulla organizzazione dei Comuni vesuviani non solo il prestigio del nome, ma anche i cospicui capitali investiti nelle attività economiche. La trama assai fitta delle connivenze che si sviluppavano attraverso tutto il sistema sociale fu dunque l’acqua in cui i pesci del brigantaggio vesuviano navigarono in un primo momento: ma rapidamente entrò nelle menti più lucide il sospetto che ancora una volta i “galantuomini” si servissero dell’ “infima classe” per i giochi della politica: dopo aver garantito ai Piemontesi che avrebbero posto fine, in ogni modo, ai moti di piazza e alle scorrerie dei briganti, avrebbero chiesto di far parte del nuovo sistema, di entrare nella squadra del potere piemontese, e, raggiunto l’obiettivo, avrebbero abbandonato “l’infima classe” al suo destino. La “cazzimma” dei Napoletani danarosi.

Mariglianella, conclusi i lavori alla Scuola dell’Infanzia

Mariglianella. Riceviamo e pubblichiamo: Mariglianella, completati i lavori di riqualificazione alla Scuola dell’Infanzia

Sono stati portati a termine i lavori di manutenzione e miglioramento alla Scuola dell’Infanzia di Mariglianella.

Gli interventi hanno interessato diversi aspetti della struttura. In particolare, sono state sostituite tutte le tapparelle con nuovi avvolgibili in alluminio coibentato, una scelta che, oltre a migliorare l’isolamento termico e acustico, offre anche un valore educativo: ogni tapparella è stata infatti colorata in base alla classe di appartenenza, per facilitare l’orientamento dei più piccoli e rendere gli ambienti più vivaci e accoglienti.

Contestualmente, sono stati installati nuovi infissi e porte d’ingresso a taglio termico, sono state eseguite riparazioni e tinteggiature interne e sono stati sistemati cancelli e grate di accesso, garantendo maggiore sicurezza e comfort a tutta la comunità scolastica.

«Con questi lavori – sottolinea il sindaco Arcangelo Russo – completiamo un percorso iniziato negli ultimi anni per rendere la scuola dell’infanzia sempre più moderna e funzionale. Dopo il nuovo locale mensa e la riqualificazione dell’area esterna con giostrine inclusive, oggi consegniamo un edificio più efficiente e accogliente. È un investimento che guarda ai nostri bambini e al futuro di Mariglianella».