Scommesse illegali per il clan Russo, ordinanza confermata per due fratelli di Nola

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La Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti di due fratelli, per aver fatto parte di un’associazione di stampo mafioso (il clan Russo), operativa nel comune di Nola e nelle zone limitrofe, e finalizzata anche “all’esercizio dell’attività di giochi e scommesse illegali e all’organizzazione e alla gestione di tali attività in assenza di concessione”.

Come riporta Agipronews, la decisione della Suprema Corte conferma l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Napoli del 27 novembre 2025, che aveva già convalidato la misura cautelare disposta dal GIP. I ricorsi difensivi contestavano sia la “sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza sia la legittimità delle esigenze cautelari”.

Secondo i ricorrenti, il quadro accusatorio si fonderebbe su “elementi frammentari e su una lettura interpretativa delle intercettazioni”, senza la prova di un effettivo inserimento organico nel sodalizio mafioso.

La Suprema Corte ha tuttavia respinto integralmente i ricorsi, ritenendo la motivazione del Tribunale “complessivamente esaustiva, coerente e scevra da illogicità”. Sul piano associativo, i giudici hanno sottolineato che non si tratta di una “mera frequentazione”, bensì di una partecipazione attiva alle dinamiche del clan, evidenziando che gli indagati “discutevano direttamente della gestione del sodalizio e delle strategie criminali”, prendendo parte a riunioni e a momenti decisionali.

Particolarmente rilevante è la parte relativa alle scommesse illegali, considerate una delle principali fonti di reddito dell’organizzazione. La Corte valorizza le intercettazioni dalle quali emerge la volontà di subentrare nella gestione del settore e di esercitare il controllo sul territorio. Secondo i giudici, il coinvolgimento non sarebbe episodico, bensì inserito in un quadro stabile di partecipazione, tanto che gli indagati risultano “stabilmente a disposizione del gruppo” anche per la gestione delle attività economiche del sodalizio.

I ricorrenti avevano sostenuto che tali elementi derivassero da “interpretazioni forzate” di conversazioni intercettate, prive di riscontri concreti e non idonee a dimostrare una reale partecipazione operativa. In particolare, veniva evidenziato come il ruolo attribuito all’indagato nel settore delle scommesse fosse ricavato da “frasi isolate” e non da “condotte materiali effettive”, sostenendo che, al massimo, si trattasse di interventi occasionali o di mediazione.

La Cassazione ha però ritenuto che il complesso degli elementi raccolti consenta di delineare un quadro “unitario e coerente”, osservando che la valutazione del Tribunale non si fonda su singoli episodi, ma su una lettura sistematica delle conversazioni e delle attività monitorate.

In tale prospettiva, il coinvolgimento nel sistema delle scommesse illegali è stato ritenuto compatibile con la partecipazione al sodalizio criminale, inserendosi nel più ampio contesto dell’operatività del clan.

In merito alla misura cautelare in carcere, la Cassazione ha inoltre ribadito la piena legittimità della presunzione prevista per i reati di stampo mafioso, rilevando che non sono stati forniti elementi idonei a superarla.

Papa Leone ad Acerra, il percorso: atterra all’Arcoleo, poi l’incontro con le famiglie delle vittime dell’inquinamento

Sarà una giornata dal forte valore simbolico quella di sabato 23 maggio, quando Papa Leone XIV farà tappa ad Acerra, nel cuore della cosiddetta Terra dei Fuochi. Una visita attesa e significativa, che si inserisce in un percorso già avviato con la presenza del Pontefice a Napoli prevista per l’8 maggio e che, nella stessa giornata del 23, comprenderà anche una tappa a Pompei.

Secondo il programma ufficiale diffuso dalla Prefettura della Casa Pontificia, il Papa partirà dal Vaticano alle ore 8 a bordo di un elicottero, con atterraggio previsto alle 8.45 presso il campo sportivo “Arcoleo” di Acerra. Ad accoglierlo ci saranno il vescovo Antonio Di Donna, il presidente della Regione Campania Roberto Fico, il prefetto di Napoli Michele Di Bari e il sindaco Tito d’Errico.

La prima tappa sarà la Cattedrale, dove alle 9.15 il Pontefice incontrerà i vescovi campani, sacerdoti, religiosi e soprattutto le famiglie che hanno vissuto lutti legati all’inquinamento ambientale. In questo contesto è previsto il primo discorso del Papa, incentrato proprio sul tema della tutela della salute e del territorio.

Successivamente, alle 10.30, il programma proseguirà in Piazza Calipari con l’incontro con i sindaci e i cittadini provenienti dai Comuni dell’area, simbolo di una comunità che da anni convive con le conseguenze dello smaltimento illegale dei rifiuti. Anche qui il Pontefice terrà un secondo intervento pubblico.

La ripartenza da Acerra è prevista per le ore 12, con rientro in Vaticano intorno alle 12.45. La visita rappresenta un segnale forte di attenzione verso un territorio segnato da una lunga emergenza ambientale, ma anche un momento di vicinanza concreta alle comunità locali.

Liste chiuse, giochi aperti: Somma Vesuviana tra vecchie logiche e giovani che chiedono spazi

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A mezzogiorno di ieri è scaduto il termine per la presentazione delle liste elettorali in diversi comuni dell’area vesuviana: Somma Vesuviana, Ottaviano, Sant’Anastasia, San Vitaliano, Mariglianella e Saviano. Un passaggio formale, ma decisivo, che segna l’ingresso nella fase più concreta della competizione elettorale.
Se negli altri comuni il quadro appare relativamente lineare, è soprattutto a Somma Vesuviana che la composizione delle liste racconta qualcosa di più profondo.
Qui, più che altrove, si registrano movimenti, passaggi e ricollocazioni: volti già noti, protagonisti di stagioni politiche precedenti, e i consueti “volponi” capaci di attraversare schieramenti e fasi diverse senza perdere centralità.
Ci sarebbe molto da dire su alcuni di questi percorsi. Ma non spetta a noi esprimere giudizi.
Resta però evidente come, in più di un caso, si sia assistito a passaggi in schieramenti lontani da idee e appartenenze del passato.
In ogni caso, in totale per le lezioni del 24-25 Maggio ci sono 15 liste e tre candidati sindaco: Antonio Granato, Peppe Nocerino e Silvia Svanera.
Le novità non mancano, ma restano ancora sporadiche. Non abbastanza, forse, da parlare di un vero rinnovamento strutturale. C’è però un elemento che merita attenzione: tra le liste a sostegno dei tre candidati si nota una presenza più ampia di giovani rispetto al passato. Giovani che, spesso lontani dai riflettori, hanno scelto oggi di metterci la faccia con un approccio più consapevole: arrivare preparati ai consigli comunali, studiare atti e dinamiche, non lasciarsi condizionare. A loro, più che a chi ha già attraversato più stagioni politiche, spetta una responsabilità decisiva: difendere il perimetro delle istituzioni.
Che il consigliere faccia il consigliere, l’assessore faccia l’assessore, il dirigente faccia il dirigente. Senza sovrapposizioni, senza invasioni di campo, senza quelle distorsioni che si trascinano da anni.
Ora si apre la campagna elettorale. Ed è qui che si gioca la partita più importante.
L’auspicio è che sia una campagna autentica: fatta di confronto reale, di contenuti, di idee messe alla prova nello spazio pubblico.
Senza scivolare nelle bassezze, senza cedere alla tentazione dell’offesa personale.
Perché, al di là delle appartenenze, chi sceglie di metterci la faccia e di candidarsi merita rispetto. Sempre.

Poliziotto muore a 38 anni dopo malore: comunità sotto choc

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Un grave lutto ha colpito il mondo della polizia e l’intero territorio napoletano per la scomparsa improvvisa di Francesco Schiavone, agente di 38 anni deceduto a seguito di un malore. La tragedia si è consumata a Marano di Napoli, lasciando sgomenti colleghi, amici e familiari. Schiavone prestava servizio presso la Questura di Napoli, dove era conosciuto e stimato per il suo impegno quotidiano. La notizia della sua morte si è diffusa rapidamente, generando un’ondata di dolore non solo tra le forze dell’ordine ma anche tra quanti avevano avuto modo di conoscerlo nel corso degli anni. Il decesso, avvenuto in maniera improvvisa, ha scosso profondamente anche la comunità di Somma Vesuviana, dove il poliziotto aveva legami familiari. Anche lì si registra un forte senso di cordoglio, con numerosi messaggi di vicinanza alla famiglia, segno di quanto fosse benvoluto e radicato sul territorio. Francesco Schiavone lascia la moglie e due figli, ai quali in queste ore si sta stringendo un’intera comunità. In segno di solidarietà concreta, è stata avviata anche un’iniziativa per sostenere la famiglia, colpita da una perdita così improvvisa e dolorosa. Il momento del dolore collettivo culminerà con i funerali, fissati per oggi, domenica 26 aprile, alle ore 16.30 presso la parrocchia di San Ludovico D’Angiò a Marano di Napoli. Si prevede una partecipazione numerosa, tra colleghi in divisa, amici e cittadini, tutti uniti per dare l’ultimo saluto al giovane agente. In queste ore, il senso di perdita è tangibile; Marano e Somma Vesuviana si ritrovano unite nel ricordo di un uomo che, attraverso il suo lavoro, rappresentava un punto di riferimento per la sicurezza e la presenza dello Stato. La morte di Francesco Schiavone lascia un vuoto profondo, destinato a restare nella memoria di chi lo ha conosciuto e apprezzato. Un addio che arriva troppo presto e che segna una giornata di dolore per tutta la comunità.

Cuccioli maltrattati, blitz a San Vitaliano: uno era morto

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  SAN VITALIANO: Maltrattamento di animali, un cucciolo senza zampa e ferita infetta. Uno morto e altri cani stipati in box minuscoli. 53enne denunciato dai Carabinieri A volte basta una segnalazione anonima per aprire uno squarcio su scene che preferiremmo non vedere. È successo ieri, quando i Carabinieri della Stazione di San Vitaliano e personale veterinario dell’ASL Na3 Sud si sono presentati in un terreno di Traversa Torre dell’Olmo. Quello che hanno trovato era difficile da guardare. Sei cani, nessuno in condizioni igienico-sanitarie accettabili. Tre cuccioli, uno con una zampa amputata e ancora infetta. Uno libero e la carcassa di un altro. Due cani di grossa taglia rinchiusi in un box di pochi metri quadri. Niente acqua, nessuna cura, nessuna attenzione degna di questo nome. Gli animali sono stati sequestrati e affidati a una clinica veterinaria convenzionata, dove riceveranno le cure che non hanno mai avuto. Per quanto accertato è stato denunciato un 53enne del posto e proprietario del terreno. Risponderà di maltrattamento di animali.

Somma Al voto, Il M5S punta su Silvia Svanera sindaca per una città più trasparente e partecipata

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Somma Vesuviana: il M5S sostiene Silvia Svanera per un nuovo inizio all’insegna di trasparenza e partecipazione.
Il Movimento 5 Stelle di Somma Vesuviana è orgoglioso di sostenere la candidatura a Sindaco di Silvia Svanera. La nostra decisione nasce dalla condivisione di una visione politica chiara, che mette al centro la persona e segna una netta discontinuità rispetto al passato decennio di governo cittadino .
Il programma elettorale rispecchia i valori che da sempre guidano la nostra azione: legalità, trasparenza amministrativa e partecipazione attiva dei cittadini .
Con Silvia Svanera ci impegniamo a costruire una città più vivibile e inclusiva attraverso azioni concrete: Trasparenza e legalità: gestione rigorosa delle risorse pubbliche e pubblicazione periodica dello stato di attuazione del piano di risanamento per riconquistare la fiducia dei cittadini .
Diritti e inclusione: istituzione di Punti di Ascolto tematici e potenziamento dei servizi comunali per non lasciare indietro nessuno .
Futuro e opportunità: rilancio dell’area industriale, incentivazione alle startup tramite sgravi fiscali e trasformazione degli immobili dismessi in hub di innovazione e co-working .
Giovani e ambiente: riqualificazione di spazi abbandonati per la socialità, promozione di sport accessibili e cura del nostro patrimonio culturale e ambientale .
Siamo pronti a lavorare per una Somma Vesuviana “a misura di cittadino”, che riscopra la propria identità forte e guardi al futuro con responsabilità e competenza .
Movimento 5 Stelle Somma Vesuviana

Somma al voto, La Città Cambia ufficializza il pieno sostegno a Silvia Svanera sindaca

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La Città Cambia” sostiene Silvia Svanera e presenta i propri candidati nella lista “Noi – Silvia Svanera Sindaca”.

A poche ore dalla presentazione ufficiale delle liste per le elezioni comunali di Somma Vesuviana, il movimento politico “La Città Cambia” ufficializza il pieno sostegno alla coalizione guidata dalla candidata Silvia Svanera.

«Riteniamo che la candidatura di Silvia Svanera rappresenti un’occasione irripetibile nel drammatico contesto della politica sommese», dichiara la segretaria del movimento, Selenia Ambrosio. «Anni di malgoverno hanno portato a una situazione di dissesto da cui sarà difficile risollevarsi, se non a costo di enormi sacrifici da parte di tutta la comunità. Il progetto politico di Svanera è sostenuto da idee chiare, competenza e un profondo spessore morale e culturale. Tutti elementi che sono stati del tutto assenti negli ultimi decenni a Palazzo Torino, ma che oggi potrebbero davvero cambiare il futuro della nostra città».

Il movimento annuncia inoltre che avrà una propria rappresentanza all’interno della lista “NOI – SILVIA SVANERA SINDACA”. Una decisione importante, maturata in seguito alla candidatura di Svanera, ma che affonda le proprie radici in un lungo impegno politico.

«Negli ultimi anni – prosegue la segretaria Ambrosio – il nostro movimento ha scelto di dare priorità alla politica attiva sul territorio piuttosto che alle dinamiche prettamente elettorali, in risposta a un panorama politico desolante. Abbiamo portato avanti battaglie sentite: dalle campagne referendarie alla difesa del Centro Disabili di Piazza Vittorio Emanuele III, fino all’organizzazione di iniziative come “Voci per Gaza, concerto per la pace”. I nostri iscritti hanno continuato instancabilmente a promuovere eventi culturali e creare spazi di aggregazione, spendendosi per la comunità senza secondi fini. Oggi accogliamo la candidatura di Silvia Svanera come uno spiraglio di luce: è l’occasione giusta, dopo oltre dieci anni, per scendere in campo in prima persona ed essere parte attiva nella ricostruzione di una città allo stremo».

L’obiettivo dei candidati de “La Città Cambia” sarà quello di restituire dignità e concretezza al ruolo di consigliere comunale: studiare gli atti con attenzione, mantenere uno spirito critico e proporre soluzioni reali.

Tuttavia, il movimento guarda anche oltre l’appuntamento elettorale: «A prescindere dall’esito delle urne – conclude la nota del movimento – “La Città Cambia” continuerà, come ha sempre fatto negli ultimi anni, a essere una forza attiva sul territorio e una voce critica portavoce dei valori di sinistra. Resteremo un presidio e uno spazio aperto al dialogo, al confronto, all’attivismo, alla costruzione di nuove idee e, soprattutto, alla difesa dei più deboli».

Somma Vesuviana e Cercola, 25 aprile tra cortei e riflessioni

Riceviamo e pubblichiamo:  La lotta di Liberazione – ha affermato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella – è una delle pagine fondanti della storia repubblicana. Essa segna il riscatto morale e civile di un popolo che, nella Resistenza, espresse la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace, democrazia.

Quei valori, scolpiti nella nostra Costituzione, non sono soltanto il frutto di una stagione storica: costituiscono – continua il presidente Mattarella il fondamento dei valori della nostra convivenza civile e della presenza dell’Italia nel contesto internazionale. Una condizione ottenuta a caro prezzo, che ci richiama rigorosamente, ogni giorno, alla responsabilità di difenderla e rinnovarla.

Il 25 aprile, Festa della Liberazione, rimane quindi una delle commemorazioni più importanti del calendario civile italiano, rappresentando il punto di svolta che ha condotto alla nascita della democrazia italiana e alla fine del nazifascismo. Non è solo una celebrazione del passato, ma la data fondante della Repubblica, strettamente legata alla Costituzione italiana, che nasce dalla Resistenza. Commemora il sacrificio di tutti coloro che hanno lottato per restituire al paese la libertà e la pace. A Cercola e a Somma Vesuviana si è tenuto il consueto corteo con la deposizione di una corona d’alloro ai rispettivi monumenti. Un evento unitario, caratterizzato dalla partecipazione congiunta di autorità civili, militari e rappresentanti di numerose associazioni.

A Somma Vesuviana, alle ore 10:00, il Vice Commissario prefettizio, dott.ssa Corinne Palumbo, ha deposto una corona d’alloro al monumento in Piazza Vittorio Emanuele III, alla presenza sia della rappresentanza della Sezione storica dell’ANCR di Somma Vesuvianache dell’ANPI cittadina. Il clima delle elezioni politiche, che si terranno il 24 e 25 maggio p.v., ha favorito la presenza di numerosi candidati tra i partecipanti. La dott.ssa Palumbo, proprio in vista della tornata elettorale, non solo ha ringraziato la cittadinanza e le istituzioni locali per la proficua collaborazione in questi mesi di commissariamento, ma ha chiesto un approccio più concreto e meno divisivo tra le forze politiche future, affinché il paese esca furi da questa forte fase di crisi finanziaria. Il vice presidente dell’ANCRlocale, Giuseppe Piccolo, ha ribadito che questa manifestazione, in particolare, ha il compito non solo di mantenere vivo il ricordo dei valori fondanti della nostra Costituzione, ma di esortare a prevenireinutili guerre, cercando di incentivare diplomazia e cooperazione internazionale. E’ stata l’occasione per ricordare le vittime delle due Guerre mondiali e i tre cittadini mitragliati dai tedeschi il 1° ottobre del 1943. Commovente la lettura della poesia di Antonio Gramsci dal titolo “Il paradiso della Madre”, da parte di una iscritta all’ANPI, la signora Teresa Russo.

A Cercola, invece, la deposizione della corona d’alloro da parte del sindaco Biagio Rossi al Monumento ai Caduti in piazza Libertà ha rappresentato un vero omaggio solenne e un momento di raccoglimento con le note dell’Inno di Mameli, della Leggenda del Piave e del Silenzio militare. Il Sindaco Biagio Rossi ha rivolto un pensiero particolare ai giovani: molti dei protagonisti della resistenza erano giovani o giovanissimi. Non erano diversi dai ragazzi e dai giovani di oggi. Anche loro avevano sogni, paure e speranze, ma seppero assumersi una grande responsabilità verso tutta la comunità.Oggi ai giovani noi non chiediamo responsabilità di quel tipo, ma qualcosa di altrettanto importante: essere cittadini consapevoli. Significa conoscere la storia, rispettare le regole, partecipare alla vita della comunità e contribuire al bene comune.  Il presidente della Sezione ANCR di Cercola, prof. Aldo Improta, ha voluto ricordare l’eroico sacrificio dei tanti giovani che hanno dato la vita affinché vivessimo in un mondo libero e democratico. La nostra associazione, ispirandosi ai principi di democrazia, libertà e uguaglianza della costituzione, ripudia la guerra e ne vuole tenere vivo il ricordo affinché possano essere scongiurati nuovi conflitti. L’attualità ci obbliga, oggi più che mai, ad impegnarci a diffondere il messaggio di pace per dare un futuro di speranza e di vita ai nostri giovani.

La trasmissione del canto liturgico nelle Chiesa d’Occidente: Tractus Deus, Deus Meus

Benvenuti al quattordicesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”. Oggi parleremo dell’esecuzione /ricreazione del tractus Deus, Deus Meus.      Il canto liturgico, inizialmente tramandato a memoria come un “cantus obscurior”, abbia iniziato a stabilizzarsi. Un momento di particolare rilievo è dedicato alla trasmissione del repertorio nella Chiesa d’Occidente fino al IX secolo, prendendo come esempio specifico l’esecuzione e la ricreazione del tractus Deus, Deus meus. Questo processo evidenzia la tensione tra la flessibilità dell’oralità e l’esigenza di fissare un repertorio che andava espandendosi. Con la frase “Le grandi innovazioni del IX secolo”, analizziamo  il ruolo di figure chiave come l’imperatore Carlo Magno e il “santo papa” (Gregorio Magno, nella costruzione mitica del canto gregoriano), intrecciando la storia religiosa e politica con quella musicale. L’unificazione del repertorio liturgico sotto l’impero carolingio viene presentata come una necessità politica e religiosa che portò alla nascita di quella che oggi conosciamo come tradizione gregoriana. Inoltre si gettano le basi per comprendere la nascita della polifonia. Viene esaminato l’incontro tra le forme dell’antica polifonia popolare e la nascita dell’organum, segnando il passaggio verso una complessità musicale che richiede, di lì a poco, lo sviluppo di sistemi di notazione più precisi per gestire la sovrapposizione di più voci. Il racconto non si limita ai dati tecnici, ma inserisce i fenomeni musicali nel quadro generale degli avvenimenti politici e culturali dell’epoca.

💡 L’Angolo dell’Esperto: Dal suono Immateriale alla scrittura

Prima del IX secolo, la melodia liturgica viveva in uno stato di perenne mutazione controllata: i cantori non eseguivano una partitura fissa, ma riattivavano uno schema mentale radicato nella memoria collettiva. Il caso del tractus Deus, Deus meus è emblematico perché ci mostra come la struttura musicale fosse inizialmente un “centone”, ovvero una composizione fatta di frammenti melodici preesistenti riassemblati secondo regole tramandate oralmente. Un aspetto tecnico spesso sottovalutato riguarda il ruolo politico della memoria. Quando Carlo Magno decide di imporre il rito romano in tutto il suo impero, non compie solo una scelta religiosa, ma una vera operazione di ingegneria culturale. L’esperto sottolinea che l’invenzione del “mito” di san Gregorio Magno — l’idea che il Papa avesse dettato i canti sotto ispirazione divina — servì a rendere indiscutibile e immutabile un repertorio che fino ad allora era stato fluido. La scrittura neumatica, che appare proprio in questo contesto, non nasce dunque per “creare” musica nuova, ma come uno strumento di controllo per garantire che in ogni angolo dell’impero si cantasse esattamente la stessa melodia, sancendo la fine dell’improvvisazione libera. Infine possiamo notare come l’organum non sia nato come una rottura radicale, ma come un naturale raddoppio della voce principale. Quella che noi percepiamo come una rivoluzione tecnica era in origine un modo per amplificare la risonanza del testo sacro nello spazio acustico della cattedrale. In questo senso, la nascita della polifonia e della notazione non sono eventi separati, ma due facce della stessa medaglia: la necessità di organizzare il tempo e lo spazio sonoro in modo razionale e monumentale, rispecchiando l’ordine dell’universo carolingio. Ed eccoci arrivati alla fine cari musicofili e musicofile, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per approfondire questo nostro fantastico discorso. P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)

Ottajano, Festa di San Michele del 1820: ai “miseri” vengono distribuiti cesti di pasta: i tipi di pasta del tempo che fu….

Michele II Medic, principe di Ottajano,i fornì ai “locatari” della “Maccaronaria”, che occupava locali annessi alla Taverna del Passo, un elenco dettagliato di “miseri” ai quali il 5 maggio sarebbero stati consegnati “cesti” di pasta. I documenti ci forniscono un interessante elenco dei tipi di pasta, alcuni dei quali sono citati anche da Ippolito Cavalcanti nell’edizione del 1837 del suo libro “Cucina teorico-pratica”. Correda l’articolo la foto di “contadini”, “figure” di un corteo in costume che sfilò per le strade di Ottaviano durante un “Palio degli asini” degli anni ’90.     Michele II Medici, con questo consistente “donativo”, volle comunicare ai “notabili” ottajanesi che le finanze della famiglia Medici, sconvolte e disastrate dal padre, erano avviate sulla strada del risanamento: soprattutto grazie al sostegno dello zio, Luigi de’ Medici, che era ormai il personaggio politico più potente del Regno di Napoli. Luigi non sopportava questo nipote, ma gli consentì di svolgere un ruolo importante nel mercato del vino vesuviano e del grano pugliese. I Medici da tempo possedevano una “maccaronaria” presso la “Taverna del Passo” nella piazza di Ottaviano che ancora oggi si chiama “piazza Taverna”. Si chiamava Taverna del Passo, perché fino alla metà del ‘700 i mercanti che entravano in città con i loro carichi pagavano lì il “diritto del passo”.   Tra il 1790 e il 1805 i Medici affittarono la Taverna a Michele e Giovanni Mazza e a Giuseppe e Francesco Menichini per 850 ducati all’anno, una somma veramente notevole, che da sola ci fa capire quale fosse la misura degli incassi. Bisogna dire che alla Taverna del Passo non si giocava a carte: su questo punto i Medici furono intransigenti: sapevano che i problemi già erano troppi, e che non c’era spazio per quelli prodotti dal gioco, e dal fatale connubio tra gioco, soldi e boccali di vino. Tra la Taverna e la piazza del mercato c’era la “maccaroneria”: nel 1805 era rimasta in funzione solo una delle cinque “macchine” che nel 1790 producevano “maccheroni”: in questi 15 anni gestirono l’ “officina”, pagando tra 50 e 60 ducati all’anno, prima Michele e Vincenzo Menichini, certamente parenti con gli affittuari della Taverna del Passo, e poi Luigi e Antonio Pascale, membri di una famiglia, i Pascale, che, partiti come cocchieri dei principi, erano riusciti a entrare e ad occupare un ruolo di rilievo negli uffici dell’amministrazione del “feudo”.   In un angolo dell’edificio che ospitava la “maccaroneria” c’era ancora nel 1801 la “casa della macina”, che fu al centro di complicate questioni giuridiche tra la famiglia Medici e l’amministrazione comunale di Ottajano. Nel 1801 in questa “casa” non si macinava più niente, ma si riscuotevano i dazi imposti su tutta la farina che dai mulini di Sarno, di Cimitile e di Nola veniva ogni giorno portata ai forni e alle botteghe di Ottajano. Dal 1817 la Taverna venne gestita da Giovanni e da Angelo Pascale, e nel 1820 Michele II ordinò ai due “fittuari” di rimettere in funzione almeno tre delle “macchine” della “maccaroneria” e di preparare la pasta per i “miseri”, rinnovando così un rito antico, quello dei “donativi di cibarie” che i Medici facevano distribuire ai poveri a Pasqua, a Natale, per la festa del Patrono e in altri momenti solenni. Nel 1820 le “congregazioni” inviarono agli amministratori del principe un elenco di 190 famiglie di “miseri”, e Carlo Bifulco, direttore dell’amministrazione, non apportò nessuna modifica.   Vennero distribuiti cesti di “maccaroni”, di “vermicelli”, di “ziti”, di “rotelle ” e di “tubi”: i primi tre tipi non hanno bisogno di spiegazione, gli altri due non sono citati dal Cavalcanti, ma credo che siano pasta corta, la cui forma è chiaramente spiegata dal nome. Vennero distribuiti anche “stivaletti”, “una pastina a forma di piccoli stivali”. Gli ziti Cavalcanti li chiama “maccheroni di zita”, perché si servivano al pranzo di nozze e venivano, per tradizione, preparati dalla famiglia della sposa, della “zita”: così la chiamavano i Napoletani. Il Cavalcanti ci informa che nel 1837 i Napoletani mangiavano anche “rughe di vecchia”, simili ai nostri rigatoni, “scorze di nocella”, simili ai gusci di nocciola, “mille fanti”, piccoli cilindri. I “paternostri” avevano la forma di “pennette con il gomito”, mentre i “ricci foritani” erano una “trafila di pasta fresca o secca di forma elicoidale che ricorda i capelli, in genere riccioluti, dei campagnoli, i “foritani” appunto, dal latino “foritanus”, “che viene da fuori”. La caratteristica forma era ottenuta avvolgendo sottili fili di pasta attorno a un ferro da calza o a un bastoncino di legno”. (Le spiegazioni sono fornite dall’edizione del libro di Cavalcanti pubblicata nel 2002 da “Grimaldi e C. Editori”).