Carrellata di VIP per la famiglia Guarino alla festa della piccola Morena
In un’atmosfera sospesa tra il prestigio della cronaca mondana e l’intimità dei sentimenti più autentici, si è celebrato il battesimo della piccola Morena, secondogenita del noto consulente fiscale dei VIP Paolo Guarino e della consorte Alessia De Angelis.
L’evento ha rappresentato un perfetto equilibrio tra la sacralità del rito e il glamour di un ricevimento d’élite, elevato a momento di assoluta solennità dalla speciale benedizione papale che ha suggellato il cammino spirituale della piccola e l’unione della famiglia.
Il racconto visivo dell’intera giornata è stato affidato a un team di professionisti d’eccezione, capaci di trasformare la realtà in poesia. La maestria fotografica di Angelo Belvedere ha saputo cristallizzare l’essenza di un legame familiare profondo, mentre le immagini in movimento curate dal videomaker Vima film hanno dato vita a un reportage emozionale di altissimo livello, capace di restituire ogni singola sfumatura di gioia di questo giorno indimenticabile. Mentre gli ospiti si immergevano in una scenografia curata nei minimi dettagli, le note avvolgenti e il carisma del sassofonista Ernesto Dolvi hanno infuso un ritmo sofisticato ed elegante al ricevimento, accompagnando i brindisi e le conversazioni con una colonna sonora vibrante.
Il momento del taglio della torta ha svelato l’architettura di zucchero firmata da Marty Sweet Lab, una creazione di cake design che ha saputo stupire per la sua estetica monumentale e la ricercatezza delle forme. Come ricordo tangibile di questo giorno speciale, la famiglia ha scelto le raffinate bomboniere di MelaVerde, simbolo di un gusto senza tempo che ha omaggiato gli invitati con un tocco di autentica distinzione.
Il parterre degli ospiti è stato una vera e propria carrellata di volti noti, giunti per testimoniare il loro affetto verso Paolo e Alessia. Tra i tavoli spiccavano la solarità di Fatima Trotta e l’eleganza regale di Miss Italia Zeudi Di Palma, affiancate da esponenti di spicco della scena musicale contemporanea come il rapper Nicola Siciliano e la talentuosa Giulia Molino. La loro presenza ha trasformato il ricevimento in un incontro tra eccellenze del mondo dello spettacolo e dell’imprenditoria, tutti riuniti per celebrare la nuova vita della piccola Morena in una giornata che rimarrà impressa come un ricordo indelebile nel cuore della famiglia Guarino.
Tra arte e AI: una delle trasformazioni più radicali nel panorama “contemporaneo”
Benvenuti al quindicesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”. Oggi parleremo di una piccola parentesi, l’integrazione tra arte e intelligenza artificiale.
L’integrazione tra arte e intelligenza artificiale rappresenta una delle trasformazioni più radicali nel panorama culturale contemporaneo, segnando il passaggio da una visione dell’opera come prodotto puramente manuale a una dimensione in cui l’idea e l’algoritmo si fondono. Questo cambiamento non deve essere interpretato necessariamente come una minaccia all’identità dell’artista, quanto piuttosto come l’avvento di un nuovo tipo di pennello tecnologico che espande i confini dell’immaginazione umana oltre i limiti fisici del passato.
Al centro di questa rivoluzione si trova il concetto di co-creazione, dove l’essere umano assume il ruolo di regista o curatore di concetti, mentre la macchina elabora ed esegue calcoli estetici su una scala monumentale. Artisti contemporanei come Refik Anadol hanno dimostrato come l’AI possa trasformare milioni di dati e memorie digitali in installazioni fluide e immersive, rendendo visibile l’invisibile e dando una forma estetica a flussi di informazioni che altrimenti resterebbero astratti.
Tuttavia, l’ascesa di questa tecnologia porta con sé interrogativi etici e filosofici profondi che non possono essere ignorati in una riflessione critica. La questione del diritto d’autore rimane un nodo centrale, poiché i modelli generativi vengono addestrati su vastissimi dataset di opere umane, sollevando dubbi sulla legittimità dell’ispirazione algoritmica. Allo stesso tempo, ci si interroga sul valore intrinseco dell’opera: se l’esecuzione tecnica viene delegata a un software, il valore artistico si sposta interamente sul “prompt” e sull’intuizione originale dell’autore, sfidando la definizione tradizionale di talento e maestria artigianale.
In ultima analisi, la storia dell’arte ci insegna che ogni innovazione tecnologica, dalla prospettiva rinascimentale alla fotografia, ha inizialmente generato scetticismo per poi ridefinire i canoni della bellezza. L’intelligenza artificiale non sembra destinata a sostituire l’emozione umana, ma a fungere da specchio e amplificatore della nostra creatività, spingendo l’arte verso territori inesplorati dove il confine tra organico e sintetico si fa sempre più sottile e affascinante.
Ed eccoci arrivati alla fine cari artisti e artiste, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per approfondire sempre di più questo nostro fantastico discorso.
P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)
La prima testimonianza su San Gennaro Martire viene fornita nel 431 da Uranio, allievo di San Paolino
Uranio raccontò in un libro gli ultimi momenti di San Paolino: “Sapendo che stava per andare dal suo Signore, volle che presso il suo lettuccio fosse preparato quanto occorreva per celebrare i sacri misteri, cosicché, offerto il divin sacrificio insieme agli altri santi vescovi, potesse anche raccomandare la sua anima. Volle anche riammettere alla comunione della Chiesa coloro ai quali, a causa di inadempienze ecclesiastiche, aveva comandato di tenersi lontani dal sacro mistero, riappacificandosi con loro. Dopo aver salutato i preti, li benedisse e morì.”. Era il 22 giugno 431. Correda l’articolo l’immagine del quadro di Artemisia Gentileschi “San Gennaro nell’anfiteatro di Pozzuoli”.
Scrive Uranio che San Paolino sopportava anche le ingiurie, niente gli faceva perdere la pazienza: “non separava mai la misericordia dal giudizio. Se era costretto a castigare, dava facilmente a vedere che i suoi erano castighi di un padre e non vendette di un giudice irritato. La sua vita era l’esempio di ogni sorta di opere buone, e la sua residenza il sollievo di tutti i miserabili. Chi ha mai implorato il suo soccorso senza riceverne un’abbondantissima consolazione? E qual peccatore ha mai incontrato senza tendergli la mano per rialzarlo dalla sua caduta? Era umile, benigno, caritatevole, misericordioso e pacifico. Incoraggiava i deboli, addolciva coloro che erano di un certo umore collerico e violento. Aiutava alcuni con l’autorità e il credito che gli provenivano dalla carica, altri con la profusione delle sue rendite, di cui si riservava soltanto lo stretto necessario, e altri ancora con i suoi saggi consigli, che si trovano sempre in grande abbondanza nella sua conversazione e nelle sue lettere. Nessuno si allontanava da lui senza desiderare di avvicinarglisi di nuovo e nessuno aveva la fortuna di parlargli senza desiderare di non separarsene mai”.
In un testo pubblicato nel 2006 Gennaro Luongo indicò in Uranio, allievo di San Paolino, l’autore della prima testimonianza letteraria su Gennaro Vescovo e Martire. Paolino muore il 22 giugno 431. Tre giorni prima egli, dal letto in cui giace, chiede ai presenti dove sono i suoi “fratelli”. Qualcuno gli risponde “I tuoi fratelli sono qui” e gli indica i vescovi che sono venuti a portargli l’ultimo saluto. Ma Paolino ribatte “Io mi riferisco ai miei fratelli Gennaro e Martino, che or ora hanno parlato con me e mi hanno detto che sarebbero tornati presto”. Questo è il racconto che Uranio fa nel volumetto “Sulla morte di Paolino” dedicato a Pacato: su di lui non abbiamo notizie certe. Uranio, presbitero della cerchia di Paolino e, dice Luongo, “testimone diretto degli ultimi giorni di vita del Nolano”, spiega ai lettori chi sono i due “fratelli” invocati dal moribondo: “Martino, uomo del tutto simile agli Apostoli, la cui vita viene letta da tutti, è stato vescovo delle Gallie; Gennaro, Vescovo e Martire, illustra la Chiesa della città di Napoli, Ianuarius episcopus simul et martyr Neapolitanae urbis illustrat ecclesiam”.Dunque Napoli venera San Gennaro già molti anni prima dell’eruzione del 471 o del 474, che secondo alcuni studiosi segna l’inizio della mirabile storia d’amore di cui saranno protagonisti la Città e il suo Patrono.
E nel 431 Gennaro, pur essendo “un martire regionale”, è già famoso a tal punto che Paolino lo nomina, insieme a Martino, come suo “advocatus” davanti al tribunale del giudizio di Dio. Non a caso Paolino, che è nato e cresciuto in Gallia e poi si è trasferito a Nola dove ha svolto, nel nome di Felice, il suo apostolato, invoca come fratelli Martino, il più famoso santo delle Gallie, e Gennaro, santo campano: “la coppia episcopale – scrive Luongo – unifica nel segno della santità l’esperienza esistenziale del vescovo Paolino”. Di notevole importanza è anche il fatto che egli, secondo Uranio, nomina Martino dopo Gennaro, quasi a confermare che Gennaro morì per primo, nel 305, durante la persecuzione di Diocleziano, mentre il Santo delle Gallie salì al cielo l’11 novembre del 397. L’anno dopo la sua morte, Paolino, già Santo, “circonfuso di splendore angelico, raggiante e profumato d’ambrosia “appare al vescovo napoletano Giovanni I e gli annuncia la morte imminente: Giovanni muore il Sabato Santo del 432. Questo racconta Uranio nell’ultima parte del volumetto: e la “prova” della santità di Paolino completa il percorso agiografico iniziato con l’invocazione rivolta in prossimità della morte ai “fratelli” Gennaro e Martino.
Di notevole importanza è la riflessione di Luongo sul significato del verbo latino “inlustrare” là dove Uranio scrive che Gennaro “ Neapolitanae urbis illustrat ecclesiam”. Gennaro non è nato a Napoli e non è stato vescovo della città: egli dà lustro attraverso le reliquie e attraverso il suo sangue di martire. Confortato dall’uso che fanno del verbo Massimo di Torino e Gregorio di Tours, Luongo ritiene che nel latino agiografico il verbo “inlustrare” indichi l’azione della luce che si irradia dalle reliquie e che garantisce alla città che le accoglie la protezione del martire. La breve nota che Uranio dedica a Gennaro è di fondamentale importanza perché è documento storico della “particolare fortuna cultuale che il nostro Santo Patrono ebbe fin dall’inizio del V secolo a Napoli, quando il suo corpo, decapitato un secolo prima a Pozzuoli fu traslato dal vescovo napoletano Giovanni I dall’area flegrea nella zona cimiteriale extraurbana”.
Napoli, Si ripete il miracolo di San Gennaro: il sangue si è sciolto alle 17,04
Si è ripetuto il ‘miracolo’ della liquefazione del sangue di San Gennaro. Alle 17.04, sulla soglia del sagrato della Cattedrale di Napoli, è stato sventolato il fazzoletto bianco, segno che il sangue è sciolto. L’annuncio è stato accolto da un caloroso applauso delle migliaia di persone affollate nel Duomo e nel piazzale antistante. Ora le reliquie, il busto di San Gennaro e i busti dei compatroni proseguiranno in processione fino alla basilica di Santa Chiara dove l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, celebrerà la liturgia. Il corteo ha attraversato i vicoli del centro storico diretto alla Basilica.
Lungo il percorso sono tantissimi i fedeli e i turisti che hanno atteso il passaggio delle reliquie del Santo patrono. Tanti anche i napoletani che sono si affacciati ai balconi delle proprie abitazioni e non è mancato chi ha ‘lanciato’ un bacio in direzione del Santo. Turisti, invece, affascinati dall’evento e dalla grande partecipazione hanno scattato fotografie e girato dei video. Il corteo è stato guidato dall’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, accompagnato da numerosi parroci della diocesi, oltre al sindaco Gaetano Manfredi, i membri della Deputazione di San Gennaro e il prefetto Michele di Bari.
(fonte foto: chiesa di Napoli)
La comunicazione verbale al tempo delle elezioni: cosa devono dire e non dire i candidati “perfetti”
In tempi di campagna elettorale le parole diventano armi, ma potrebbero essere ponti. L’antica arte oratoria della politica, fatta di pensiero, ritmo e rispetto, sembra lontanissima dai talk show urlati e dagli slogan aggressivi che ci accompagnano oggi. In questo articolo esploriamo come i politici parlano agli e come, invece, dovrebbero farlo: con verità scomode, promesse realistiche, linguaggio inclusivo e responsabilità. Un piccolo vademecum di cosa dovrebbe dire – e soprattutto non dire – il candidato “quasi perfetto” che meriteremmo alle urne.
Essere sempre “sul pezzo” è una mia caratteristica che deriva proprio dalla mia attività – lasciata e ripresa negli anni – di redattrice. Chi si occupa di informazione deve esserlo. Ed è questo il motivo per cui, oggi, in pieno clima elettorale, mi sono posta una domanda relativa alla comunicazione verbale dei candidati ideali. E qui rispondo.
C’è stato un tempo in cui in politica era anche arte oratoria. Nell’agorà greca e nel foro romano si studiavano la parola, il ritmo, la pausa. Un discorso politico era un abito su misura: cucito con logica, visione, rispetto dell’avversario. Parlare in pubblico non significava urlare più forte, ma pensare meglio.
Oggi di quella tradizione ci è rimasto più il mito che la pratica. Durante le campagne elettorali assistiamo spesso a monologhi aggressivi, slogan urlati, frasi spezzate da applausi pilotati e dichiarazioni che sembrano scritte per il titolo di un talk show, non per la vita reale delle persone. Il volume è aumentato, la qualità è diminuita.
Molti politici parlano al pubblico come se fosse un bersaglio, anziché un interlocutore.
Si rivolgono agli elettori:
– per semplificare troppo, fino a diventare banali;
– per spaventare, creando nemici e paure;
– per dividere: loro contro noi, buoni contro cattivi;
– per promettere miracoli irrealizzabili, che durano meno di un ciclo di notizie.
Eppure le donne e gli uomini che ascoltano hanno un’intelligenza emotiva, oltre che logica, finissima: sentono subito quando una parola è vuota, quando un tono è falso, quando un sorriso è solo un esercizio di facciata.
La fiducia – oggi più che mai – non si conquista con il volume della voce, ma con la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si è.
Come dovrebbe parlare, allora, il candidato “quasi perfetto”, quello che meriteremmo tutte e tutti?
Prima di tutto, dovrebbe dire molte più verità scomode e molte meno frasi comode e, qui, chiarisco. Dovrebbe: – spiegare la complessità senza trattare il pubblico come uno sprovveduto; – ammettere cosa non potrà fare, oltre a ciò che promette di fare; – usare esempi concreti, storie vere, dati chiari; – parlare alla testa e al cuore, non solo alla pancia. Le parole giuste sono quelle che includono. Non “la gente”, ma le persone. Non “le categorie”, ma le vite. Un candidato consapevole usa verbi che aprono: possiamo, costruire, cambiare, prenderci cura. Non solo combattere, distruggere, abbattere. E poi c’è il capitolo delicatissimo di ciò che un candidato non dovrebbe dire. Non dovrebbe: – umiliare, insultare, etichettare chi la pensa diversamente; – usare la paura come strumento di controllo; – trasformare ogni domanda scomoda in un attacco personale; – cavalcare la rabbia senza offrire soluzioni reali. Un linguaggio così non è solo poco elegante: è tossico. Lascia nell’aria una stanchezza sottile, un cinismo che ci allontana ancora di più dalla partecipazione. Da coach esperta di comunicazione, so che il modo in cui parliamo crea il nostro mondo. Vale per le relazioni, vale per il lavoro, vale – ancora – per la politica. In campagna elettorale le parole non sono mai innocue: o generano fiducia, o alimentano sfiducia. Come sono solita fare vi lascio esempi pratici per allenare il politico che è in noi ad una comunicazione verbale capace di rendere, al meglio, il nostro pensiero. Invece di dire: Andremo al governo e cambieremo tutto in cento giorni. Meglio dire: Se ci darete fiducia, nei primi cento giorni ci impegniamo su tre obiettivi realistici e misurabili: questo, questo e questo. Altre riforme richiederanno più tempo e compromessi, e su questo voglio essere onesta con voi. Invece di dire: La colpa è dei soliti nemici: migranti, Europa, burocrazia. Meglio dire: I problemi che viviamo hanno molte cause: economiche, sociali, internazionali. Non esistono capri espiatori magici. Possiamo però prendere tre decisioni concrete per migliorare la situazione, insieme, senza cercare un “mostro” a cui dare tutta la colpa. Invece di dire: Noi siamo i buoni, loro sono il disastro totale. Meglio dire: Abbiamo visioni diverse da quelle dei nostri avversari su punti chiave: lavoro, scuola, sanità. Vi spiego cosa proponiamo noi, perché pensiamo che funzioni meglio e come potrete verificarlo nei fatti. Non vi chiedo di tifare per me, vi chiedo di valutare con la vostra testa. Il candidato di cui abbiamo bisogno è quello che sa usare la comunicazione come un ponte. Che sa dire “non lo so, mi informo”, invece di improvvisare. Che sceglie di rassicurare con la competenza, non con la retorica. La vera modernità, oggi, la vera avanguardia, l’innovazione, potrebbe essere quella – coraggiosa – di parlare meno per farsi notare e di più per farsi capire. Con parole chiare, pulite, responsabili. Perché il voto passa da una scheda, ma nasce sempre da una voce. E quella voce, se è onesta, si riconosce subito.Sangue sul Ponte del Primo Maggio: 52enne di Acerra muore dopo scontro in autostrada
Un drammatico incidente stradale è costato la vita a un uomo di 52 anni, originario di Acerra, nella mattinata di venerdì 1 maggio 2026. Il sinistro si è verificato lungo l’autostrada A1 Milano-Napoli, nel tratto compreso tra Ferentino e Anagni, in direzione Roma. Erano circa le 7 quando, all’altezza del chilometro 619, un’auto con a bordo due persone si è scontrata violentemente con un mezzo pesante, finendo la propria corsa contro un semirimorchio.
Per il conducente, il 52enne campano, non c’è stato nulla da fare: l’impatto è stato fatale e i soccorritori non hanno potuto far altro che constatarne il decesso sul posto. Gravissime, invece, le condizioni dell’altra persona che viaggiava con lui, immediatamente soccorsa e trasferita in eliambulanza all’ospedale San Camillo di Roma, dove è ricoverata in prognosi riservata.
Sul luogo dell’incidente è stato necessario un massiccio intervento dei soccorsi. Presenti i sanitari del 118, i Vigili del Fuoco, la Polizia Stradale di Frosinone e il personale di Autostrade per l’Italia. Le operazioni si sono rivelate particolarmente complesse sia per la violenza dell’impatto sia per la necessità di mettere in sicurezza i veicoli coinvolti e consentire i rilievi utili a ricostruire l’esatta dinamica.
Pesanti le ripercussioni sul traffico, con lunghe code e rallentamenti in direzione Roma. In alcuni momenti si è resa necessaria anche la gestione straordinaria della viabilità per consentire l’atterraggio dell’elisoccorso e le operazioni di emergenza.
Al momento, restano ancora da chiarire le cause dell’incidente. Gli accertamenti sono affidati alla Polizia Stradale, che dovrà stabilire con precisione cosa sia accaduto in quei tragici istanti. L’unico dato certo, al momento, è la perdita di una vita: quella di un uomo di Acerra, strappato improvvisamente ai suoi affetti lungo una delle arterie più trafficate d’Italia.
Scopre il tradimento del marito e lo evira dopo averlo narcotizzato
Un gesto violento maturato all’interno delle mura domestiche ha portato all’arresto di una donna e al ricovero urgente del marito. La vicenda, avvenuta nel pomeriggio di ieri in via Zurlo ad Angri, ha lasciato sgomenta l’intera zona.
Alla base dell’accaduto ci sarebbe una relazione extraconiugale scoperta di recente dalla donna, che avrebbe innescato una reazione impulsiva e pianificata. I due coniugi, già in crisi da tempo, avrebbero vissuto un’escalation di tensioni culminata nell’episodio di ieri.
Secondo le prime informazioni, la donna avrebbe atteso il momento opportuno per agire. Durante il pranzo avrebbe somministrato al marito una sostanza tale da farlo addormentare. Approfittando dello stato di incoscienza, avrebbe poi compiuto un gesto gravissimo con un’arma da taglio.
Nonostante le ferite riportate, l’uomo è riuscito a mettersi in salvo uscendo dall’abitazione e chiedendo aiuto ai vicini. La scena ha immediatamente fatto scattare l’allarme: sul posto sono arrivati i sanitari e le forze dell’ordine.
I carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore hanno proceduto all’arresto della donna, ora detenuta nel carcere di Fuorni. Parallelamente sono state avviate le indagini per chiarire ogni dettaglio della vicenda.
Il marito è stato trasportato d’urgenza in ospedale, dove è attualmente ricoverato. Le sue condizioni restano monitorate dai medici.
L’episodio riaccende i riflettori sui conflitti familiari e sulle conseguenze estreme che possono derivare da situazioni di forte tensione emotiva, trasformando drammi privati in fatti di cronaca di grande impatto.
Sant’Anastasia, Caserta fa il pienone al Metropolitan e accende la campagna: “Legalità e discontinuità”
Si è aperta con il botto e ufficialmente la campagna elettorale del candidato sindaco Mariano Caserta, in un teatro, il Metropolitan, stracolmo di persone, giovedì 30 aprile, che hanno partecipato all’avvio «inedito» del candidato sindaco che ha voluto dare spazio ai temi e alle voci scelti democraticamente tra i suoi 128 candidati delle otto liste che lo sostengono, mettendo assieme esperienze civiche ed i partiti del «campo largo», a partire dal PD cittadino.
E tutta l’attenzione era data anche dalla presentazione del programma elettorale, da cui i candidati saliti sul palco hanno attinto durante i loro interventi, presentati, come il resto della serata, dal giornalista Francesco De Rosa.
Dalla vivibilità alla cultura, dalla sicurezza del territorio ai rapporti con gli Enti sovracomunali della cosiddetta «filiera istituzionale», dai problemi quotidiani alle disabilità, dall’inclusione all’economia, fino al tema prioritario della legalità che, nel programma, nero su bianco, apre ad un nuovo scenario.
La futura amministrazione, dovessero i cittadini decretare la vittoria della coalizione di Mariano Caserta, si impegna a costituirsi parte civile se un procedimento dovesse coinvolgere consiglieri comunali, assessori o amministratori, senza riserve e tutte le volte che qualcuno cede alla corruzione o a tentate induzioni indebite.
E parte civile si costituirà anche l’amministrazione a guida Mariano Caserta tutte le volte che ci saranno vicende di femminicidio o procedimenti per violenza sulle donne, maltrattamenti sulle fasce indifese e ingiustizie gravi.
Si tratta di un impegno importante e chiaro.
«Vogliamo – afferma il candidato sindaco Mariano Caserta, ancora stordito dalle emozioni del primo appuntamento pubblico di coalizione – dare a Sant’Anastasia un segnale forte di discontinuità con il passato. Chiunque si occupa di politica nella nostra città, in maggioranza o in opposizione, in giunta o altrove, deve sapere che siamo pronti a tutelare in ogni sede la legalità, la tutela del bene comune, le donne, i bambini o ogni fascia debole che subisca violenza o ingiustizia».


