I gladiatori di Pompei, la zuppa d’orzo, le donne e i Napoletani nel “Cimitero di Praga” di Umberto Eco

Molti anni fa, a Pompei, proprio davanti alla Casa delle Armature, feci fatica a convincere un giovane e valente collega che il piatto forte della dieta dei gladiatori era la zuppa d’orzo.  La zuppa d’orzo? Ma che dici? Il valente collega immaginava tavole imbandite con arrosti di pavone e cinghiali interi: così si vede nei film in costume e nei cartoni di Asterix. E invece, zuppa d’orzo: tanto che i gladiatori erano chiamati, da chi li disprezzava, “hordeari”, mangiatori d’orzo. Correda l’articolo l’immagine del quadro “Duello di gladiatori” (olio su tela, cm. 115×208) che Francesco Netti dipinse nel 1881.   L’orzo purificava lo stomaco e il sangue, nutriva senza ingrassare. E i gladiatori, anche quelli pesantemente armati, dovevano essere lucidi e vigili: la carne e il vino intorpidivano, afflosciavano l’energia, smussavano e ottundevano il filo di quella ferocia che è necessaria per chi deve uccidere per non essere ucciso. Poiché il nostro tempo si è specializzato nello scoprire l’acqua calda, alcuni studiosi hanno scoperto, dopo analisi studi rilievi e prelievi, che i gladiatori erano vegetariani. Non so se fossero vegetariani nel senso che noi diamo alla parola: ma pare ovvio che seguissero la dieta degli atleti, fondata sulle verdure. Simone Simonini, il falsario protagonista del romanzo di Umberto Eco “Il cimitero di Praga”, dice  d’essersi fatto francese perché non poteva sopportare d’essere italiano: e poi aggiunge che  Dumas piaceva a Napoletani e a Siciliani perché essi sono mulatti come Dumas: mulatti non per errore di una madre baldracca, ma per storia di generazioni, avendo preso il peggio di ciascuno degli antenati, dai saraceni l’indolenza, dagli svevi la ferocia, dai greci l’inconcludenza e il gusto di perdersi in chiacchiere sino a spaccare un capello in quattro.   Questo dice il protagonista del romanzo, e non credo che Eco abbia condiviso le idee del suo personaggio, soprattutto quelle sull’inconcludenza dei Greci e sulla ferocia degli Svevi. La radice della ferocia stava dentro i Napoletani da molto prima che arrivassero gli Svevi.   La figura del gladiatore e i combattimenti nell’arena vennero inventati dai Sanniti e da quegli Osci che abitavano nella pianura nolana: un popolo di simpaticoni che amavano frizzi lazzi e battute di spirito, e anche lo spettacolo crudele di un combattimento all’ultimo sangue.  E forse queste passioni, che pure sembrano così contraddittorie, per le battute di spirito e per i colpi di grazia, sono le varianti della stessa passione.  Dunque i gladiatori mangiavano zuppa d’orzo, zuppa di cavoli, e rafano: nel rafano e nei cavoli i medici antichi vedevano miracolose virtù. Poiché Eros e Morte spesso vanno a braccetto, i gladiatori accendevano nelle donne gli impulsi di un ardente interesse.   Questo interesse femminile ha una storia che si allunga fino ai nostri giorni, fino alle arene dei toreri, ai ring dei pugili, alle celle dei padrini di mafia e di camorra, e dei criminali più spietati: è un tema che letteratura e cinema hanno cotto in tutte le salse, ma forse senza mai trovare la salsa che fosse capace di rendere, nemmeno alla lontana, il sapore della cruda realtà.  I gladiatori di Pompei hanno registrato in alcune iscrizioni la loro vanità di amanti. Nelle “celle” della loro caserma sono stati ritrovati i resti di 63 vittime dell’eruzione: tra di esse c’era anche una donna, il cui elevato ceto sociale è testimoniato dalla collana di smeraldi e dai finissimi braccialetti. Suppongono gli archeologi maliziosi che si trattasse di una ammiratrice trascinata dal destino a morire con il suo idolo, nell’ultimo convegno d’amore. Celadus, che combatteva da trace, dice di essere il sospiro delle fanciulle; il magistrato Decimo Lucrezio Valente trasmette alla moglie la sua passione per i combattimenti e per i combattenti, tanto che è lei che compra Onusto, maestro nel combattimento a cavallo, e Sagato, un mirmillone. Perfino il reziario Crescente si dichiara signore delle ragazze, medico delle bambole notturne, e forse anche di quelle mattutine. Dico perfino, perché i reziari non godevano di buona stampa: combattevano quasi nudi, armati solo di una rete da pesca in cui cercavano di imbrigliare l’avversario, e di un tridente: e perciò la loro tattica di combattimento era fatta di mosse agili e di schivate, e di movimenti in cui gli spettatori percepivano una nota di effeminatezza. Penso alla ricca simbologia dei gesti che costituivano il linguaggio dell’arena, penso alla figura del lanista, il padrone procuratore della scuderia dei gladiatori, un venditore di carne da macello, un magnaccia; penso alle scuderie famose di Capua. Nel 59 d.C. Livineo Regolo diede a Pompei uno spettacolo di gladiatori: è probabile che scendessero nell’arena anche gladiatori della scuderia di Nocera, perché sugli spalti c’erano molti Nocerini.  Questi provinciali, dice Tacito, questi cafoni, prima incominciarono a insultarsi, poi a lanciar pietre; infine estrassero i pugnali, ed ebbe la meglio la plebe di Pompei, che giocava in casa. Tra i Nocerini ci furono molti morti e molti feriti. Il senato romano squalificò l’anfiteatro di Pompei per dieci anni, e mandò in esilio i responsabili della battaglia.  Ma non i molti bettolieri che intorno all’ anfiteatro vendevano vino adulterato. Forse Curzio Malaparte aveva ragione: Napoli è la sola città antica sopravvissuta tutta intera, con tutti i suoi abitanti, fino ad oggi. I Romani furono spietati contro gli schiavi che si ribellavano. Ma i condottieri vincitori di Spartaco morirono, anni dopo, di una morte ingloriosa. Il demone della storia è un demone paziente, ironico, e crudele. E se uno merita l’uorgio p’’a tosse, glielo dà. Viene sempre il giorno che glielo dà: l’uorgio p’’a tosse, l’orzo per la tosse, sarcastica espressione della sapienza napoletana. I Napoletani sapevano e sanno colpire non solo con il pugnale, ma anche con le parole.    

Torre del Greco, l’istituto Colombo e la capitaneria di porto insieme per la formazione dei giovani

Presentato agli studenti dell’Istituto Cristoforo Colombo di Torre del Greco il progetto di Formazione Scuola-Lavoro  per le future opportunità di lavoro    
Anche in questo anno scolastico, presso la Capitaneria di Porto di Torre del Greco, ha avuto inizio il  progetto di Formazione Scuola-Lavoro (FSL). L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra la Capitaneria e l’Istituto Superiore “Cristoforo Colombo” di Torre del Greco, ha l’obiettivo di garantire agli studenti un ingresso consapevole e altamente qualificato nel settore marittimo, integrando il percorso scolastico con strumenti pratici e competenze tecnico-operative di alto profilo. La cooperazione  scaturisce da una convenzione stipulata tra la Guardia Costiera e l’Istituto “Cristoforo Colombo”.
Angelo Labella e Pasquale Mirone con un gruppo di studenti
Saranno circa quaranta gli studenti delle classi quinte con indirizzo “Coperta” che nei mesi di gennaio e marzo parteciperanno alle attività amministrative e operative in stretta relazione con il personale militare e civile dell’Autorità Marittima per arricchire il loro bagaglio di competenze. Il C.F. (CP) Angelo Labella, Capo del Compartimento Marittimo di Torre del Greco, ha ricevuto il Dirigente Scolastico dell’Istituto “Cristoforo Colombo”  Pasquale Mirone  unitamente ad una folta rappresentanza degli allievi del nautico, veri protagonisti del progetto di Formazione Scuola-Lavoro, al fine di illustrare le opportunità di lavoro nel futuro, per favorire un ingresso consapevole degli studenti, i futuri Capitani di domani, nel contesto operativo e lavorativo del cluster marittimo.      

 Solidarietà tra scuole: il Masullo Theti accoglie gli studenti del Liceo Carducci

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  Striscione di benvenuto e porte aperte agli studenti del Carducci, ospitati in via eccezionale a causa delle criticità strutturali del loro istituto.     Un gesto semplice ma dal forte valore simbolico, capace di trasformare un momento di difficoltà in un esempio concreto di comunità e collaborazione. A Nola, l’Istituto Masullo Theti ha aperto le proprie porte agli studenti del Liceo “Giosuè Carducci”, attualmente costretti a lasciare la loro sede a causa delle condizioni non ancora ottimali della struttura scolastica. Ad accogliere i ragazzi del Carducci, uno striscione chiaro e significativo: “All’Istituto G. Carducci il nostro benvenuto”. Un messaggio esposto dagli studenti del Masullo Theti che racconta, meglio di qualsiasi parola, lo spirito di accoglienza e solidarietà che sta caratterizzando questi giorni. Dopo le proteste e lo sciopero degli studenti del Carducci per il malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento e per le difficili condizioni ambientali, è arrivata una risposta concreta dal territorio. In via eccezionale, il Masullo Theti ospiterà gli studenti del Liceo Classico, permettendo loro di riprendere le lezioni in un ambiente sicuro e adeguato. Un segnale importante, che va oltre l’emergenza logistica. In un momento in cui il diritto allo studio rischiava di essere compromesso, la scuola diventa ancora una volta luogo di educazione non solo sui libri, ma nei gesti. Accogliere significa riconoscere l’altro, farsi carico di una difficoltà comune e trasformarla in occasione di crescita collettiva. La risposta degli studenti è stata immediata e carica di emozione: gratitudine, rispetto e la consapevolezza di non essere soli. In attesa che il Liceo Carducci possa tornare pienamente operativo nella sua sede storica, l’esperienza vissuta al Masullo Theti resterà come un esempio positivo di scuola che funziona, che unisce e che educa anche attraverso la solidarietà. Una pagina bella per Nola, che dimostra come, quando le istituzioni scolastiche fanno rete, anche le emergenze possono diventare lezioni di civiltà.

Il M5S chiede l’apertura di un tavolo regionale e provinciale progressista per le amministrative 2026

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Riceviamo  e pubblichiamo Il Movimento 5 Stelle Campania, alla luce della positiva esperienza del fronte progressista che ha portato alla storica vittoria alle scorse elezioni regionali, chiede la convocazione di un tavolo regionale e di cinque tavoli provinciali per avviare fin da subito un percorso comune in vista delle elezioni amministrative del 2026. Crediamo sia fondamentale dare continuità politica e strategica al metodo che ci ha reso vincenti: confronto, ascolto dei territori,  programmi concreti, capaci di rispondere ai bisogni reali delle comunità locali. Chiediamo di iniziare immediatamente una programmazione condivisa delle prossime sfide, attraverso un lavoro coordinato che valorizzi le peculiarità delle singole realtà territoriali, tenendo conto delle differenze e delle priorità di ogni provincia. Avviare ora questo percorso significa dare il giusto tempo alla politica del dialogo, rafforzare l’identità del fronte progressista e presentarsi ai cittadini con una proposta credibile, unitaria e radicata nei territori. Il Movimento 5 Stelle è pronto a fare la sua parte, con spirito costruttivo e responsabilità.

Rogo tossico tra Marigliano e Mariglianella

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  Paura e disagi lungo la Variante tra Marigliano e Mariglianella, dove un incendio di vaste proporzioni ha sprigionato una nube di fumo nero ben visibile anche a grande distanza. Il rogo si è sviluppato in un’area a ridosso della carreggiata, avvolgendo rapidamente la zona e creando una situazione di forte criticità per la circolazione stradale. Gli automobilisti in transito si sono trovati improvvisamente immersi in una cortina di fumo denso, con visibilità ridotta e odore acre nell’aria. In molti hanno rallentato o accostato, mentre sui social iniziavano a circolare immagini impressionanti del fumo che si alzava nel cielo. La nube ha superato i confini comunali, risultando visibile persino da Acerra e da altri centri dell’area nord della provincia di Napoli. L’intervento dei Vigili del Fuoco è stato tempestivo, con più mezzi impegnati per domare le fiamme ed evitare che l’incendio potesse estendersi ulteriormente. In parallelo, le pattuglie hanno gestito il traffico per garantire la sicurezza degli utenti della strada e consentire le operazioni di soccorso. Restano da chiarire le cause dell’incendio, così come la tipologia dei materiali andati a fuoco. L’episodio ha comunque riacceso la preoccupazione dei residenti, che chiedono maggiori controlli e prevenzione in una zona spesso teatro di roghi e criticità ambientali. Le autorità competenti stanno monitorando la situazione, anche per valutare eventuali ripercussioni sulla qualità dell’aria e sulla salute pubblica.

Spengono l’incendio di un’auto e salvano occupanti dell’auto: lettera di encomio per 3 volontari

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ACERRA – Spengono l’incendio di un’auto e mettono in sicurezza sia gli occupanti della vettura che tutta l’area: lettera di Encomio Speciale per tre volontari della Protezione Civile di Acerra. Con una cerimonia che si è tenuta questa mattina in Municipio in presenza dell’assessore al ramo Francesca La Montagna e del Coordinatore del Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Acerra Salvatore Picardi, il sindaco Tito d’Errico ha consegnato una Lettera di Encomio Speciale ai volontari del GCVPC Giovanni Rollo (vicecoordinatore del Gruppo), Antonietta Sapio e Giovanni Terracciano. I tre componenti della Protezione Civile locale, infatti, nel tardo pomeriggio dello scorso 11 Gennaio, non in servizio, mentre attraversavano in un’auto privata via Umberto Nobile all’incrocio del corso Italia, all’altezza della Clinica Villa dei Fiori notavano una colonna di vetture ferme e del fumo. Una macchina a gpl, nello specifico, era avvolta dalle fiamme: i tre volontari intervenivano tempestivamente adoperando sia mezzi di fortuna che il kit di cortesia presente nell’auto del volontario riuscendo a spegnere le fiamme e mettendo in sicurezza sia gli occupanti della vettura oggetto dell’incendio (una famiglia di tre persone) che tutta l’area. L’incendio, così, veniva subito bloccato non consentendo alle fiamme di entrare nell’abitacolo, in attesa dell’arrivo dei Vigili del Fuoco e della Polizia di Stato. “Ho sentito il dovere istituzionale di esprimere le mie più sentite congratulazioni e la mia stima per l’ammirevole gesto di valore che corrisponde in pieno ai principi di umanità e responsabilità che il servizio di volontariato richiede – sottolinea il sindaco nella lettera di Encomio Speciale – un comportamento professionale effettuato in una situazione emergenziale, a testimonianza di un’azione che rientra nello spirito di Protezione Civile, sempre pronto a tutelare la collettività. Una prova di alto senso civico e di spiccata sensibilità, un esempio positivo per l’intera società che merita il Riconoscimento di un ‘Encomio Speciale’. Un gesto che rafforza il valore della solidarietà, elemento sul quale si fonda la comunità acerrana”.

Stellantis, allarme Pomigliano: -21,9% di vetture e stabilimento sempre più fragile

Emerge un quadro di forte difficoltà per lo stabilimento automobilistico di Pomigliano d’Arco, dove la crisi produttiva nel 2025 ha assunto caratteri strutturali. Come riportato dal Corriere del Mezzogiorno, i dati evidenziano un calo complessivo della produzione del 21,9% rispetto all’anno precedente, con poco più di 131mila vetture assemblate e un ricorso esteso agli ammortizzatori sociali. Da luglio è in vigore un contratto di solidarietà che coinvolge in media il 39% dell’organico.

Il rallentamento è legato a un mix produttivo sempre più fragile. La Panda, modello cardine dello stabilimento, registra una flessione a doppia cifra, mentre la Tonale accusa un calo ancora più marcato. A incidere in modo determinante è stata anche l’uscita di scena definitiva della Dodge Hornet, la cui produzione è stata interrotta dopo meno di tre anni. Il SUV destinato al mercato statunitense veniva assemblato sulle stesse linee della Tonale e rappresentava una componente importante dei volumi complessivi.

Il sito campano risulta così quello con la contrazione più rilevante tra gli impianti italiani, con ricadute dirette sull’indotto e sull’occupazione. Le organizzazioni sindacali chiedono un’accelerazione sui tempi del piano industriale e maggiori investimenti, ritenendo non più sostenibile un’attesa fino al 2028 in un contesto di mercato così instabile.

Anche sul piano istituzionale cresce l’attenzione. La vertenza è approdata al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove viene sollecito un chiarimento sulle strategie di Stellantis per la saturazione degli stabilimenti italiani. Dal territorio, amministrazione comunale e rappresentanti politici regionali sottolineano il valore dello stabilimento non solo come polo produttivo, ma come presidio sociale ed economico per l’intera area, chiedendo risposte concrete e non più rinviabili per garantire continuità industriale e tutela del lavoro.

A Cicciano la notte dei falò e della tammorra per Sant’Antonio Abate

Riceviamo e pubblichiamo

«Sant’Anto’ tecchete ’o viecchie e daccene ’o nuovo»: è questo l’antico auspicio che, ogni anno, accompagna a Cicciano la Festa di Sant’Antonio Abate, un rituale identitario che unisce fede, tradizione popolare e senso di comunità», è quanto dichiara il sindaco di Cicciano, Giuseppe Caccavale, presentando i solenni festeggiamenti in onore del Santo, monaco eremita egiziano vissuto nel III secolo d.C. e ricordato dalla Chiesa cattolica il 17 gennaio, in programma fino al 19 gennaio.

Il cartellone civile e religioso prevede celebrazioni eucaristiche, processioni, la tradizionale benedizione degli animali, l’accensione dei falò, spettacoli pirotecnici, momenti culturali e musicali, fino alla suggestiva Notte dei Falò e della Tammorra, che, domani,  animerà il cuore della città con gruppi della tradizione popolare e una sagra enogastronomica legata ai piatti tipici.

«Il grande falò acceso “’ncopp’ Sant’Antonio” – aggiunge il primo cittadino – rappresenta da sempre un gesto collettivo di purificazione: nel fuoco i ciccianesi consegnano al Santo Vecchiarello gli affanni dell’anno appena trascorso e affidano alla sua intercessione le speranze per un nuovo tempo di grazia».

«Questa festa – conclude il sindaco Caccavale – trova il suo momento più intenso nella ballata del Santo, quando, nell’ultimo giro prima della reposizione in chiesa, sorretto dai cullatori storici, ogni cittadino rinnova un legame profondo con la propria storia, la propria fede e la propria comunità, dandosi appuntamento all’anno successivo».

Controlli edilizi svelano un deposito illecito di rifiuti, blitz della municipale

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  Un nuovo intervento contro l’illegalità ambientale è stato messo a segno dalla Polizia Locale di Marigliano nel corso di un controllo edilizio effettuato in località Masseria Capone. Durante le verifiche, gli agenti hanno scoperto un’ampia area completamente ricoperta da rifiuti di ogni genere, accatastati senza alcuna autorizzazione e in palese violazione delle norme ambientali. La situazione riscontrata ha fatto emergere un vero e proprio deposito incontrollato di materiali, con potenziali rischi per la salute pubblica e per l’ambiente circostante. Alla luce delle evidenze raccolte sul posto, è scattato immediatamente il sequestro dell’area interessata, finalizzato a impedire ulteriori sversamenti e a consentire gli accertamenti tecnici necessari. Contestualmente, due soggetti sono stati deferiti in stato di libertà all’autorità giudiziaria con l’accusa di gestione illecita dei rifiuti. Le responsabilità individuali sono ora al vaglio degli inquirenti, che dovranno ricostruire l’origine dei materiali e l’eventuale coinvolgimento di altre persone nella gestione dell’area sequestrata. L’operazione rientra in un più ampio piano di controlli portato avanti dal comando di polizia locale, guidato dal Nacar, che ha ribadito come l’attenzione del corpo resti alta sul fronte dei reati ambientali, considerati una priorità assoluta per la tutela del territorio. L’attività di vigilanza, infatti, non si limita agli abusi edilizi ma si estende a tutte le forme di illegalità che incidono sulla qualità della vita dei cittadini. Dal comando fanno inoltre sapere che, oltre al contrasto allo smaltimento illecito dei rifiuti, nei prossimi mesi verranno intensificate anche le operazioni di controllo legate ad altri fenomeni criminali presenti sul territorio, con particolare attenzione alle attività di spaccio di sostanze stupefacenti. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la presenza dello Stato e garantire maggiore sicurezza e legalità nella città di Marigliano.

Delegare bene: comunicare obiettivi chiari

Ti riconosci nel “faccio prima a farlo da solo”? Allora il problema non sono (solo) gli altri, ma come deleghi. In questo articolo ti mostro perché la chiave non è il controllo, ma la chiarezza: obiettivi precisi, criteri espliciti e parole giuste, con un focus speciale sulle professioniste che faticano a lasciare andare.  Quante volte hai pensato: “Faccio prima a farlo da solo”? Se ti rivedi in questa frase, non sei il solo. E se sei una donna, probabilmente ti è stato anche “insegnato” a essere quella che tiene tutto insieme: lavoro, famiglia, casa, relazioni. Ma il prezzo di questo controllo totale è altissimo: stress, frustrazione, zero tempo per ciò che conta davvero. La verità è semplice e scomoda: non è che gli altri non sanno fare, spesso siamo noi che non sappiamo delegare. E delegare bene parte da una sola cosa: comunicare obiettivi chiari.

Delegare è guidare, non “scaricare”.

Delegare non significa mollare il compito e sparire, né fare micro–management soffocante. È un atto di leadership: affidi a qualcun altro una parte di responsabilità e gli dai gli strumenti per portarla a termine. E allora?… Quando nasce il problema?… Il problema nasce quando deleghi così: – “Me lo sistemi questo, grazie?” (ma cosa vuol dire “sistemare”?) – “Occupatene tu” (di cosa, esattamente?) – “Fammi un report” (per chi, per quando, con quali dati?) Senza un obiettivo chiaro ed un linguaggio specifico, una comunicazione efficace, la delega è un boomerang: il lavoro torna indietro incompleto, tu ti arrabbi, riprendi tutto in mano… e ti convinci che “non ci si può fidare”.

Gli ingredienti di una delega efficace.

Quando deleghi, assicurati di comunicare almeno questi punti: – Che cosa: il risultato atteso, non solo l’attività
  • “Mi serve una presentazione di massimo 10 slide per il cliente X, che racconti in modo semplice cosa abbiamo fatto negli ultimi 6 mesi.”
Perché: il senso del compito? Serve per far capire al cliente il valore del nostro lavoro, così possiamo proporre un nuovo servizio.
  • Entro quando: la scadenza reale – “Mi serve una prima bozza entro martedì alle 15, così la rivediamo insieme.”
  • Con quali criteri: come valuterai il lavoro – “Dev’essere leggibile anche per chi non è tecnico: niente gergo, più esempi concreti.”
  • Che supporto offri: non abbandoni la persona – “Se hai dubbi scrivimi o fissiamo 15 minuti domani.”
Sono poche frasi, ma cambiano tutto.

 Donne e delega: il mito della “super competente”.

Molte professioniste faticano più degli uomini a delegare. Perché? – paura di essere giudicate “meno capaci” – abitudine a prendersi carico di tutto – perfezionismo: “nessuno lo farà come lo faccio io” Immagina questa scena: manager, madre, agenda piena. In ufficio dice alla collega: “Lascia stare, il file lo finisco io, ci metto un attimo.” Risultato? Torna a casa tardi, risponde alle mail dopo cena, si sente sola e sovraccarica. Non è eroismo, è auto-sabotaggio. Una versione diversa potrebbe essere: “Ti delego la chiusura di questo file. Ti spiego lo standard che usiamo, ti mando un esempio e lo rivediamo insieme domani. Così dalla settimana prossima puoi gestirlo tu in autonomia.” Qui accadono tre cose insieme:  – libera tempo; – fa crescere la collega; – rafforza il suo ruolo di leader.
Delegare non ti toglie valore, lo moltiplica.
Delegare bene è una skill strategica. In qualsiasi settore tu lavori, la capacità di delegare con obiettivi chiari: – aumenta la produttività del team; – riduce errori e fraintendimenti; – libera spazio mentale per le attività a maggior valore; – costruisce fiducia e autonomia nelle persone. Delegare non è un favore che fai agli altri, è una scelta di responsabilità verso il tuo ruolo e verso i risultati che vuoi ottenere. La domanda, adesso, è questa: sei disposto/a a fare il passo di fidarti di più della tua capacità di spiegare bene, invece che controllare tutto da solo/a?