Piramide alimentare ribaltata: oltre gli slogan, una lettura clinica orientata alla longevità

Negli ultimi mesi la cosiddetta piramide alimentare ribaltata, rilanciata dalle nuove linee guida statunitensi, ha riacceso un dibattito globale sull’alimentazione: più proteine, più grassi interi, meno zuccheri e cereali raffinati.

Ma come spesso accade quando la nutrizione entra nel dibattito pubblico, il rischio è quello di ridurre una questione complessa a uno slogan.

A parlare di questo tema, con un approccio scientifico e clinico, è la dott.ssa Teresa Esposito, medico chirurgo, specialista in Dietologia clinica e Malattie del Metabolismo, esperta in onconutrizione, con riconosciuta attività a carattere internazionale nel campo della nutrizione clinica e della medicina metabolica.

Dal punto di vista della medicina della longevità, la domanda cruciale non è se la piramide “ribaltata” sia giusta o sbagliata, ma come interpretarla: quali alimenti privilegiare, con quale frequenza, e soprattutto in che modo qualità degli alimenti, filiera produttiva e profilo metabolico individuale modificano l’impatto di carne, cereali, latticini e grassi sulla salute nel lungo periodo, anche in ambito oncologico e preventivo.

Non una rivoluzione, ma un cambio di prospettiva

Le nuove indicazioni USA non negano le evidenze scientifiche consolidate: restano centrali la riduzione degli zuccheri aggiunti, il contenimento dei prodotti ultra-processati e la preferenza per alimenti semplici e riconoscibili.

La vera novità è lo spostamento dell’attenzione dalle quantità alla qualità, un concetto centrale anche in onconutrizione, dove la scelta degli alimenti influisce su infiammazione, risposta metabolica e qualità di vita.

Carne rossa: il problema non è il sì o il no

Il punto più discusso riguarda il maggiore spazio concesso alle carni rosse. In realtà, spiega la dott.ssa Esposito, la questione è frequenza, provenienza e contesto.

Carni grass-fed, da allevamenti non intensivi, presentano un profilo lipidico diverso rispetto alle carni industriali. In un’alimentazione orientata alla longevità – e alla prevenzione oncologica – la carne rossa può trovare spazio una volta a settimana, mentre le carni processate restano da limitare drasticamente.

Cereali e latticini: distinguere è fondamentale

La piramide ribaltata non elimina i cereali, ma ridimensiona quelli raffinati. I cereali integrali mantengono fibre, micronutrienti e un impatto glicemico più favorevole, mentre farine bianche e prodotti industriali contribuiscono ai meccanismi di glicazione e infiammazione cronica, rilevanti anche nei percorsi di supporto nutrizionale oncologico.

Anche i latticini richiedono una valutazione personalizzata, soprattutto in presenza di alterazioni metaboliche o condizioni cliniche specifiche.

La sintesi mediterranea

Secondo la dott.ssa Esposito, la vera chiave è l’integrazione: una dieta mediterranea moderna, in cui pesce, legumi, verdure, cereali integrali e proteine di qualità convivono in equilibrio, adattate alla storia clinica del singolo paziente, sia in prevenzione sia nei percorsi di cura.

Conclusione

La piramide alimentare ribaltata non è una verità assoluta, ma uno strumento. In medicina della longevità e in onconutrizione non esistono modelli rigidi: esistono percorsi personalizzati, sostenibili nel tempo.

Meno slogan, più consapevolezza scientifica. È questa la direzione che permette non solo di aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni.

San Giuseppe Vesuviano, incendio zona dello “stradone”: traffico rallentato e timori ambientali

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Viabilità rallentata, controlli in corso e preoccupazione dei cittadini per le conseguenze ambientali a ridosso della Statale 268     A due giorni dall’incendio che ha colpito un grande negozio di casalinghi lungo via Martiri di Nassirya, a San Giuseppe Vesuviano, la situazione torna lentamente alla normalità, ma sul territorio restano disagi e interrogativi. L’area interessata dal rogo, al confine con lo “stradone” di Poggiomarino e in prossimità dell’uscita della Strada Statale 268 dei Paesi Vesuviani, continua a essere osservata speciale da cittadini e automobilisti. Nelle ore successive all’emergenza, la priorità è stata la messa in sicurezza della zona. Ora l’attenzione si concentra sulle conseguenze dell’incendio: odori persistenti, residui della combustione e timori legati ai materiali bruciati all’interno dell’attività commerciale. La presenza di grandi quantità di plastica ha alimentato preoccupazioni tra i residenti, che chiedono chiarezza su eventuali ricadute ambientali. Disagi anche sul fronte della viabilità. Via Martiri di Nassirya rappresenta un asse di collegamento strategico per chi si muove tra San Giuseppe Vesuviano e Poggiomarino, oltre a essere un punto di passaggio per gli automobilisti diretti o provenienti dalla Statale 268. Nei giorni successivi all’incendio non sono mancati rallentamenti e deviazioni, soprattutto nelle ore di punta, con ripercussioni sul traffico locale e intercomunale. «È una strada molto trafficata – raccontano alcuni automobilisti – e basta poco per mandare tutto in tilt. Dopo l’incendio abbiamo trovato code e incertezze sulla percorribilità». Una situazione che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza di un’area densamente attraversata e sulla necessità di interventi tempestivi per limitare i disagi. Nel frattempo proseguono gli accertamenti per chiarire le cause del rogo e valutare eventuali effetti sull’ambiente circostante. Le autorità competenti sono al lavoro per verificare che non vi siano rischi per la salute pubblica, mentre la comunità attende risposte e rassicurazioni. L’incendio, fortunatamente senza feriti, lascia comunque un segno evidente sul territorio: non solo danni materiali, ma anche una diffusa sensazione di vulnerabilità in una zona cruciale per la mobilità e la vita quotidiana di San Giuseppe Vesuviano. Ora la sfida è ripartire, garantendo sicurezza, controlli adeguati e una rapida normalizzazione della viabilità.

Somma Vesuviana, l’Associazione 9 Marzo presenta il manifesto per la rinascita della città

L’Associazione Culturale senza scopo di lucro ”9 Marzo” avente finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e costituita, in data 8 luglio 2019, dai soci fondatori: dott. Giuliano Salvatore, prof. D’Avino Pasquale, dott. Esposito Raffaele, arch. Coppola Vincenzo, prof.ssa Capasso Orsola, prof.ssa Moscarella Anna, avv. Rianna Arturo, dott.ssa Castaldo Filomena, avv. Coppola Michele, dott. Cimmino Nunzio, avv. Piccolo Pasquale, avv. De Luca Luigi, avv. Perillo Gaetano, avv. Di Lorenzo Giampiero, prof. Piccolo Ernesto, dott. Sorrentino Enzo, prof.ssa Feola Daniela, arch. Piccolo Lorenzo, arch. Tuorto Antonio, arch. Oropallo Antonio, prof.ssa De Vita Anna Maria, ing. Raia Antonio, avv. Tuccillo Pasquale, avv. Improta Gerardo promuove il seguente “MANIFESTO PRO SOMMA”   “Le parole pronunciate, in occasione del Santo Natale, dal Vescovo di Nola S. E. Mons. Francesco Marino: “disarmate gli interessi di parte, le logiche meschine di tornaconto, i privilegi e le piccinerie di una campagna elettorale permanente” e rivolte ai politici dei Paesi afferenti alla Diocesi, hanno imposto una forte riflessione e rafforzato in noi, ulteriormente, l’esigenza di elaborare un documento per condividere con la nostra comunità un’iniziativa per la rinascita di Somma Vesuviana. È, purtroppo, storia inconfutabile che le scelte fatte negli anni, da parte di chi ha governato il nostro Paese, non hanno tenuto minimamente conto di una pianificazione strategica locale, non hanno coinvolto i protagonisti economici e sociali, né hanno valorizzato le risorse territoriali, siano esse naturali, umane o culturali.     Tali scelte, dettate da interessi non riconducibili al benessere della collettività, non hanno, tantomeno, prodotto interventi infrastrutturali per una crescita sostenibile, economica e sociale del Paese e, di conseguenza, non hanno migliorato la qualità della vita e dei servizi. Tale stato di cose rende necessario, in vista della prossima tornata elettorale, elaborare e promuovere una proposta innovativa, per programmi e metodo, che dia voce a tutto il territorio, a chi non ha mai avuto un’opportunità, ai più deboli. Intendiamo, pertanto, promuovere un’iniziativa che dia avvio ad un progetto volto alla rinascita culturale, economica e sociale del nostro Paese, da elaborare collettivamente, con la collaborazione di tutti coloro che, per storia personale e professionale, hanno dimostrato, da sempre, di essere animati solo da un autentico spirito di servizio e che, ancora e nonostante tutto, sono illuminati dalla speranza di rinascita del nostro territorio.   Tutto ciò, nella profonda convinzione che a Somma Vesuviana esiste un onesto zoccolo duro, formato da numerosi cittadini, che si ribellano fermamente all’attuale stato di cose e che desidererebbe contribuire attivamente a migliorarlo. Così, a tutte le donne, agli uomini, alle associazioni professionali, agli imprenditori, ai commercianti, alle numerose associazioni culturali, ai giovani – vero motore della futura società – rivolgiamo il nostro INVITO a partecipare ad un prossimo dibattito pubblico con l’obiettivo di progettare, insieme, un’“Idea di Città: la Somma che vorrei” che:  
  • poggi le basi sulla propria storia, sulla propria cultura, sulle proprie tradizioni e che tenga conto delle vocazioni peculiari;
  • risponda, riappropriandosi anche del senso di comunità perduto, ai reali bisogni del Paese, in coerenza con le sue enormi potenzialità di carattere ambientale, artistico ed architettonico;
  • miri al miglioramento di tutti i servizi, alla sicurezza del territorio e delle persone, e di quant’altro una Città moderna necessiti;
  • declini, per ogni area d’intervento, obiettivi specifici con l’indicazione di tempi, strumenti, metodi e strategie.
  • Per onestà intellettuale, però, bisogna riconoscere che tale rilancio, purtroppo, almeno in una prima fase, sarà condizionato dalla disastrosa condizione economica nella quale, sciaguratamente, siamo stati catapultati.”
  Care concittadine e concittadini sommesi, cari giovani, vi rivolgiamo dunque l’invito a unire le nostre energie per avviare, insieme, questo percorso di rinascita per una Somma Vesuviana migliore, nella convinzione che il tempo di delegare agli altri il governo del nostro Paese sia finito e che possiamo e dobbiamo essere, noi tutti, i soli e veri protagonisti del nostro destino. Il nostro futuro è, e deve restare, nelle nostre mani: se vogliamo, possiamo farlo. “Il silenzio dei giusti è più pericoloso delle grida dei malvagi” (Martin Luther King)

Vandali nei parcheggi della stazione Tav ad Afragola, auto dei pendolari danneggiate

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Durante la notte dei malviventi avrebbero vandalizzato le auto in sosta al parcheggio della stazione Tav di Afragola, recando danni ingenti

Questo è l’ennesimo caso di vandalismo che mette in allerta le città, in un momento dove la sicurezza pubblica è un argomento estremamente sensibile e i cittadini si sentono sempre più spesso abbandonati a loro stessi.

In particolare, questa volta è stato colpito da un raid notturno il parcheggio della stazione Tav ad Afragola. Per tutti i veicoli in sosta c’è stato lo stesso destino: finestrini in frantumi, sportelli forzati e interni completamente vuoti.

Questa mattina, pendolari diretti ai treni e viaggiatori in ritorno da una vacanza, hanno trovato lo scenario preoccupante: vetture danneggiate e saccheggiate.

Nel bottino dei malviventi troviamo borse, oggetti di valore, documenti, contanti e tutti gli effetti personali lasciati dalle persone nelle auto.

Stando ad una prima ricostruzione degli eventi, il raid sarebbe avvenuto durante le ore notturne, momento dove la sicurezza scarseggia nel parcheggio. I vandali avrebbero agito velocemente e senza intoppi, passando da una macchina all’altra indisturbati.

I cittadini e le persone che frequentano la stazione di Afragola sono arrabbiate e sotto shock, rendendosi conto che c’è ancora molto lavoro da fare da parte delle istituzioni per garantire una completa sicurezza.

Alcuni automobilisti raccontano: “Parliamo di una stazione che ogni giorno vede transitare migliaia di persone eppure i parcheggi restano esposti a vandalismi e furti. Non ci sentiamo tutelati”.

Questo non è il primo episodio e le persone vivono una situazione di disagio da ormai troppo tempo. Un luogo come la stazione Tav di Afragola dovrebbe trasmettere senso di sicurezza e protezione, permettendo alle persone di fidarsi a lasciare lì il proprio veicolo. Il senso di speranza però non svanisce, sperando che la situazione possa solo migliorare.

Napoli, è arrivato il momento di guardarsi solo le spalle?

Il pareggio nel recupero della 16a giornata contro il Parma e la quasi contemporanea vittoria dell’Inter contro il Lecce hanno fatto scivolare il Napoli a -6 dai nerazzurri capolisti. Allo stesso tempo i pareggi delle ultime giornate hanno fatto avvicinare notevolmente Juventus e Roma, che si sono portate a -1; di conseguenza, in questo momento, anche il piazzamento Champions è tutt’altro che sicuro. Siamo forse ad un punto di svolta del campionato e bisogna chiedersi che tipo di approccio adottare d’ora in avanti. Eliminare il pensiero di dover difendere il titolo potrebbe portare ad alleggerire la testa dei calciatori, però c’è un precedente che non rende così facile la situazione. Durante la stagione 2017/18 il Napoli nella seconda parte del campionato ha vissuto dei momenti in cui è stato a -9 e a -7 eppure mantenendo il focus sull’obiettivo è stato capace di arrivare a fine aprile fino a -1. Dunque, anche se realisticamente considerando la situazione infortuni sarà difficile mantenere un ritmo da scudetto, attualmente ha ancora senso guardare anche all’Inter per avere quella motivazione extra che abbiamo visto nel big match di San Siro. In tal senso, la partita contro il Sassuolo può dare risposte sull’atteggiamento di allenatore e squadra.

Sicurezza nel Vesuviano, controlli rafforzati dopo vertice. Il punto su telecamere e reati

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Si rafforza l’attenzione sul tema della sicurezza nell’area vesuviana con una serie di incontri istituzionali promossi dalla Prefettura di Napoli. Alla luce dei recenti episodi di criminalità che hanno interessato diversi comuni del territorio, è stato convocato un nuovo vertice del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, in programma a Giugliano. La riunione arriva dopo le richieste avanzate dall’amministrazione comunale, preoccupata per alcuni fatti registrati nelle ultime settimane. Parallelamente, si è svolto a Ottaviano un incontro al Castello Mediceo, che ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle forze dell’ordine e delle istituzioni locali. Al centro del confronto, l’analisi dell’andamento della delittuosità nei comuni dell’area vesuviana e la definizione di ulteriori strategie di prevenzione e controllo del territorio. Dai dati esaminati emerge un quadro complessivo in lieve miglioramento: in 14 comuni si registra una diminuzione dei reati, mentre in altri sei si segnala un aumento contenuto. Nonostante il trend positivo, resta alta l’attenzione delle forze dell’ordine, chiamate a intervenire in modo mirato per contrastare fenomeni di illegalità diffusa e prevenire nuovi episodi di criminalità. Nel corso degli ultimi mesi sono state adottate diverse misure per rafforzare la sicurezza urbana. In vari centri dell’area sono state istituite specifiche ordinanze comunali e intensificati i controlli, anche attraverso l’installazione di sistemi di videosorveglianza. Complessivamente, sono oltre 1.500 i dispositivi tecnologici attivi sul territorio, utilizzati sia nelle zone centrali che in quelle periferiche maggiormente esposte a fenomeni criminosi. Particolare attenzione è rivolta anche al contrasto delle infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia legale. In questo ambito sono stati adottati numerosi provvedimenti interdittivi nei confronti di imprese considerate a rischio, soprattutto nei settori delle onoranze funebri, dell’edilizia e del commercio. Il percorso avviato punta ora a un coordinamento ancora più stretto tra istituzioni, amministrazioni locali e cittadini, con l’obiettivo di migliorare la vivibilità dell’area metropolitana e rafforzare un modello di sicurezza partecipata e integrata.

San Giuseppe Vesuviano, Grave atto vandalico nella scuola del plesso Croce Rossa

Struttura scolastica devastata, lezioni sospese. La dura condanna del sindaco: “Un gesto vile che colpisce l’intera comunità”

 

Grave episodio vandalico a San Giuseppe Vesuviano, dove nella mattinata di ieri bambini e insegnanti del plesso scolastico Croce Rossa hanno trovato la scuola gravemente danneggiata. Un atto incivile che ha colpito una delle strutture scolastiche storiche del paese, provocando sdegno e indignazione in tutta la comunità.

Ambienti messi a soqquadro, materiali distrutti, spazi resi inutilizzabili: questo lo scenario davanti al quale si sono trovati alunni e docenti. Le conseguenze sono state immediate e pesanti: giorni di scuola persi per i bambini, disagi per le famiglie e un duro colpo alla serenità del corpo docente.

Durissime le dichiarazioni a caldo del sindaco, che ha espresso tutta la propria indignazione per quanto accaduto: «Sono profondamente indignato e amareggiato. Quanto accaduto ha superato ogni limite di tollerabilità. San Giuseppe Vesuviano non si farà intimidire da gesti vili che mirano a sabotare il cambiamento e a colpire la nostra comunità».

Il primo cittadino ha sottolineato come colpire una scuola significhi ferire l’intero tessuto sociale: «La scuola è un luogo sacro di crescita, educazione e futuro. Attaccarla vuol dire colpire direttamente i nostri bambini e il domani della nostra comunità». Da qui la vicinanza espressa agli alunni del plesso Croce Rossa, alle famiglie e agli insegnanti, vittime dirette di un gesto definito “inaccettabile”.

L’amministrazione comunale, ha assicurato il sindaco, è intervenuta immediatamente per ripristinare i danni. L’obiettivo è quello di restituire la piena funzionalità della struttura già da lunedì, garantendo condizioni di assoluta sicurezza per studenti e personale scolastico.

Nel frattempo, l’episodio è stato denunciato alle autorità competenti e sono in corso le verifiche delle immagini delle telecamere di videosorveglianza. «Non abbasseremo la guardia – ha concluso il sindaco – atti di questo genere non possono e non devono restare impuniti».

Un episodio che riaccende i riflettori sul tema della tutela degli spazi pubblici e della scuola come bene comune, da difendere e proteggere, soprattutto quando a pagarne il prezzo sono i più piccoli.

Casamale, ZTL tra disagi e infrazioni: dopo dieci mesi arrivano le prime multe

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A Somma Vesuviana, nel cuore del Borgo antico del Casamale, l’istituzione della STL/ZTL, avvenuta nel marzo scorso, continua a far discutere. Nata con l’obiettivo di rendere sicuro il suggestivo  centro storico della città, la zona a traffico limitato ha dovuto fare i conti sin dai primi giorni con numerosi problemi tecnici, che ne hanno compromesso l’efficacia iniziale .
Una volta ripristinato il corretto funzionamento dei varchi elettronici, però, la situazione non è migliorata come ci si aspettava. In molti, ignorando segnaletica e orari di attivazione, hanno continuato a entrare nel borgo, spesso approfittando della scarsa  se non totale percezione del controllo. Non sono mancati casi di veicoli che hanno oltrepassato le telecamere anche in controsenso, mettendo a rischio la sicurezza di pedoni e residenti.
Col passare dei mesi, il problema si è aggravato ulteriormente con il ritorno della sosta selvaggia. Auto parcheggiate ovunque, anche in punti particolarmente sensibili, sono diventate una presenza costante. Emblematico quanto accade nei pressi delle scale della chiesa, spesso ostruite da veicoli in sosta irregolare: per accedervi, cittadini e fedeli sono costretti a fare letteralmente lo slalom tra le auto, con evidenti disagi e potenziali pericoli. Il paradosso, tra l’altro, è che per i residenti che hanno pagato la quota annuale per sostare davanti alle loro abitazione, spesso non trovano posto!
Solo ora, a distanza di circa dieci mesi dall’istituzione della ZTL, stanno arrivando le prime sanzioni per i trasgressori.  Si tratta però, a quanto pare, solo di sanzione relative a chi entra nel borgo senza il pass. Per il controllo delle soste prolungate e  selvagge,  a quanto pare  bisogna aspettare ancora molto.  Intanto, l’arrivo delle prime multe  è comunque un  segnale atteso da tempo dai residenti e dagli esercenti, che chiedono maggiore controllo e rispetto delle regole per restituire decoro e vivibilità al borgo storico.
Resta ora da capire se l’avvio effettivo delle multe sarà sufficiente a scoraggiare comportamenti incivili e a far rispettare una misura pensata per valorizzare il Casamale, non per trasformarlo in un parcheggio a cielo aperto.

“Lamento per Julia” di Susan Taubes, tra identità femminile e coscienza frammentata

La frammentazione del Sé è un concetto complesso e strutturato che gli esperti descrivono come una scissione difensiva originata da esperienze traumatiche significative. Di fronte a eventi che eccedono le capacità di elaborazione dell’individuo, la psiche si organizza in parti distinte, spesso in conflitto tra loro, ciascuna portatrice di funzioni specifiche di protezione, sopravvivenza o adattamento. Nel modello dell’Internal Family Systems (IFS), così come nella teoria della dissociazione strutturale, queste parti rappresentano tentativi intelligenti — seppur dolorosi — di preservare l’integrità psichica. L’obiettivo terapeutico non è eliminarle, ma riconoscerle e integrarle, ricostruendo un senso unitario e coerente.

A parlare di frammentazione come esito di esperienze traumatiche non è solo Janina Fisher, con il suo fondamentale lavoro sul trauma e sulla dissociazione, ma anche teorici come Otto Kernberg, che ha indagato la scissione nelle strutture borderline di personalità, e Heinz Kohut, il quale ha descritto le fratture del Sé come conseguenza di gravi fallimenti empatici nelle relazioni primarie. In tutti questi approcci emerge una costante: il trauma non distrugge il Sé, ma lo divide e, in taluni casi, lo costringe a sopravvivere in forme parziali.

Ci vorrebbe un libro per raccontare cosa accade quando una coscienza frammentata tenta di ricomporsi attraverso la narrazione, quando le parti del Sé non trovano integrazione nella terapia ma nella scrittura. Quel libro è “Lamento per Julia” di Susan Taubes (edito Fazi).

Ritrovato e pubblicato postumo, è un’opera sperimentale e più breve rispetto a Divorzi, unico romanzo completo pubblicato da Taubes nel 1969, poco prima della sua morte, la cui protagonista è Sophie Blind, spesso letta come alter ego dell’autrice, il cui percorso esistenziale viene esplorato in maniera semi‑autobiografica e sperimentale. “Lamento per Julia” è, invece, un’opera che rifugge la narrazione tradizionale mostrandosi come canto/lamento, dove la figura femminile è analizzata prima come oggetto. È, infatti, costruita come un monologo narrativo febbrile da parte di una voce disincarnata che “crea”, abita e descrive la figura di Julia, una donna enigmaticamente passiva, oggetto di proiezioni psicologiche e filosofiche.

Julia è una donna sposata e madre, inserita in una vita apparentemente ordinaria, ma attraversata da una frattura interna profonda. Non accadono eventi clamorosi; ciò che accade è interno. La trama si sviluppa come una sequenza di riflessioni. Le scene sono minime, ricche di immagini e digressioni filosofiche che mostrano la protagonista. Il vero “movimento” narrativo è il rapporto tra Julia e la voce che la racconta: una relazione ambigua, dove la donna non parla per guarire, ma viene parlata, sezionata, interpretata. Julia vive il corpo come limite, la maternità come ambivalenza, il matrimonio come struttura che la contiene e al tempo stesso la soffoca. La sua identità non si sviluppa, ma si frantuma, oscillando tra desiderio di dissoluzione e bisogno di senso.

Nel testo di Taubes, la frammentazione non è solo un tema, ma diventa struttura narrativa. Il narratore osserva e smarrisce Julia. La protagonista non possiede un’identità compatta, ma vive in una tensione continua tra corpo e coscienza, tra essere e guardarsi essere, incarnando quella scissione interna che la psicologia del trauma riconosce come esito di un’esistenza attraversata da pressioni culturali e relazionali. In questo senso, Lamento per Julia si configura come una potente rappresentazione letteraria di un Sé diviso, che non cerca tanto una guarigione definitiva quanto una forma di consapevolezza dolorosa e lucida della propria molteplicità.

In una lettera al marito, l’autrice scriveva: “I must carry with me [my Jewish identity] like a sealed box containing I don’t know what, maybe dynamite…” — una potente immagine che rivela il suo conflitto interiore e l’eredità culturale come peso e mistero da portare sempre con sé.

Una considerazione che si concreta nella struttura del romanzo e che si piega alla spietata collocazione storica, diventando un prezioso scritto sull’identità femminile e su ciò che significa essere donna in un mondo plasmato da leggi e figure patriarcali. In “Lamento per Julia” il concetto di possesso e ossessione parte dalla stessa voce narrante, che non coincide mai del tutto con lei, quella di un uomo che non solo racconta Julia, la sua adorata amica d’infanzia, ma la costruisce, la plasma, la possiede nell’intimità della propria logica fuori dal comune. Il tono è a tratti ironico, a tratti crudele, a tratti compassionevole. Un atto che somiglia quasi a una psicoanalisi rovesciata, dove il narratore è al tempo stesso creatore e critico. Questa voce narrante – disincarnata e onnisciente – funge da lente metafisica attraverso cui guardare la protagonista e interrogarsi sui limiti della propria rappresentazione. Questo tipo di narrazione richiama il modernismo, ma con una sensibilità femminile unica, perché non si tratta solo di mostrare uno stato d’animo, ma di smascherare le strutture nascoste che definiscono l’essere donna. La verità che traspare dalle pagine di questo libro è chiara: Taubes non scrive sulla donna, scrive come donna. In “Lamento per Julia”, la protagonista non è solo un personaggio, ma una figura che incarna la doppia coscienza, l’equilibrio e lo scontro fra desiderio, aspettative sociali, ruolo familiare e coscienza di sé.

Come ammise Taubes a proposito di “Lamento per Julia”: “Mi resi conto forse troppo tardi che si trattava davvero di un romanzo comico … e, se l’avessi saputo prima, probabilmente lo avrei scritto meno funereo.”

Sulla pagina, la questione femminile non è semplicemente un tema da trattare e mettere a nudo davanti agli occhi del proprio pubblico, ma è materia stessa della scrittura. Lo stile dell’autrice è volutamente complesso e filosofico, con una narrazione che non segue un percorso convenzionale ma si snoda come un monologo di coscienza riflettendo sul corpo, sulla mente e sulla relazione fra i due. Le imposizioni culturali e familiari, specialmente quelle derivanti da figure maschili di autorità caricano la tensione tra soggettività e ruolo sociale, cioè il divario tra chi si sente interiormente e come viene percepita o “costruita” dagli altri.

Quello che sembra apparire chiaro è l’influenza che l’intera vita di Taubes ha avuto sulla sua scrittura, in particolare, il rapporto con il padre Sándor Feldmann, un importante psicoanalista di origine ungherese. Era un seguace della psicoanalisi freudiana e molto rispettato nel suo ambito professionale, il cui lavoro divenne modello intellettuale anche come fonte di conflitto con la figlia, dato che spesso Sándor vedeva la letteratura come qualcosa di meno “serio” rispetto alla psicoanalisi. La sua carriera e il contesto culturale in cui operava contribuirono a far crescere Susan in un ambiente intellettualmente rigoroso, che mescolava riflessione filosofica, religione e psicologia. La famiglia Feldmann era ebraica e culturalmente colta, e il padre rappresentava un legame diretto con la tradizione intellettuale e psicologica dell’Europa centrale pre‑bellica.

Questo rapporto con il padre si riflette nei suoi romanzi, in cui spesso le figure maschili autoritarie o psicoanalitiche diventano simboli delle strutture patriarcali e culturali contro cui le protagoniste femminili devono confrontarsi.

“Lamento per Julia” è, dunque, un’opera potente e difficile, che richiede al lettore non solo attenzione, ma disponibilità ad abbandonare i percorsi narrativi convenzionali. In questo senso, il testo di Taubes è non solo un capolavoro riscoperto, ma una lettura essenziale per chi vuole comprendere come la letteratura possa interrogare e rinnovare la coscienza femminile.

 

Operazione della polizia ad Acerra, il bilancio dei controlli

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Prosegue l’attenzione delle forze dell’ordine sul territorio di Acerra, dove nella giornata di ieri è stato attuato un servizio straordinario di controllo da parte della Polizia di Stato, finalizzato a rafforzare il presidio urbano e il contrasto alle irregolarità.

L’operazione è stata coordinata dal Commissariato di Acerra e ha visto il supporto operativo del Reparto Prevenzione Crimine Campania, reparto specializzato impiegato nei servizi ad alto impatto. Gli agenti hanno effettuato posti di controllo e pattugliamenti dinamici in diversi punti della città, prestando particolare attenzione alle zone di maggiore passaggio e aggregazione.

Durante le verifiche sono state identificate 58 persone, tra le quali 16 già note alle forze dell’ordine per precedenti di polizia. Contestualmente, sono stati controllati 15 veicoli, con accertamenti mirati sul rispetto delle norme di circolazione e sulla regolarità dei mezzi.

Si tratta di numeri che testimoniano un’attività intensa e mirata, inserita in un piano più ampio di prevenzione e vigilanza, volto a intercettare situazioni di potenziale rischio e a contrastare fenomeni di illegalità prima che possano degenerare. La presenza visibile delle pattuglie sul territorio rappresenta infatti uno degli strumenti più efficaci per garantire sicurezza e tranquillità alla cittadinanza.

I controlli straordinari rientrano in una strategia che punta alla continuità dell’azione di polizia, alternando servizi ordinari a interventi rafforzati. Le forze dell’ordine confermano così l’impegno costante nel monitorare il territorio e nel rispondere alle esigenze di sicurezza della comunità locale, con l’obiettivo di tutelare il rispetto della legalità e la convivenza civile.