“Napoli 100”, la storia del calcio in città: un volume e una mostra

A cura della Fondazione Banco Napoli, per la collana diretta da Bianca Stranieri. Il volume sarà presentato venerdì 30 gennaio (ore 17) a Palazzo Ricca (via dei Tribunali), sede della Fondazione Banco Napoli. Trentadue narrazioni di archivisti, ricercatori, storici, giornalisti che raccontano un secolo di passione per la squadra e la storia del calcio in città, partendo dai documenti conservati negli archivi della Fondazione Banco Napoli, ed estendendosi ad altri archivi pubblici e privati. E’ questo il filo rosso della pubblicazione nella quale i cento anni dalla fondazione della Società Calcio Napoli sono raccontati oltre la dimensione agonistica, dando atto del ruolo che il calcio ha avuto nella costruzione del tessuto sociale, simbolico e anche urbano della città. “L’idea di Napoli 100 – dice Ciro Castaldo, direttore generale della Fondazione Banco di Napoli – non poteva che infondere gioia in un autentico tifoso come me, entusiasta anche di aver contribuito a restituire memoria familiare al calciatore Antonio Iuliano, in rappresentanza di un mondo unico, quello del Calcio Napoli, che anche grazie alle ‘carte’ non perderà mai memoria”.     Le immagini evocative contenute nel quinto volume della collana, che restituisce vicende, luoghi, personaggi consultando carte e registri, sono della fotografa Federica Gioffredi. “Inaugurare il volume dedicato ai cento anni del Napoli Calcio rappresenta per me un atto di profonda responsabilità intellettuale – spiega Bianca Stranieri – da storica del tessuto e della moda, il mio sguardo è abituato a leggere i fenomeni sociali attraverso la materia, il colore e i simboli che vestono le identità; per questo, nell’accostarmi ai preziosi documenti d’archivio che hanno dato vita a questa pubblicazione, la mia attenzione è stata immediatamente catturata dal ritaglio del quotidiano ‘Roma’ del 29 febbraio 1928 che offre uno spaccato storico unico. Annuncia la ‘consacrazione ufficiale’ dell’inno del Napoli musicato da Arturo Collana, che si sarebbe tenuta la sera stessa nei locali dell’Associazione Calcio Napoli. L’evento era aperto a soci, famiglie e autorità sportive, a testimonianza dell’importanza attribuita a questo momento fondante dell’identità del club”. Nel corso del tempo, la squadra cittadina assume un valore che travalica l’ambito sportivo: rappresenta un riscatto simbolico, una forma di narrazione condivisa capace di unire la città nei momenti di difficoltà e di esaltazione. I successi, le sconfitte, i grandi protagonisti – fino alla figura di Maradona, divenuto icona globale e culto laico – si inseriscono in una geografia emotiva che ha lasciato tracce profonde nel paesaggio urbano e nella memoria collettiva. “Napoli 100 è una corale e colta celebrazione del ruolo del calcio nella nostra città – afferma commenta Gabriele Capone, soprintendente archivistico e bibliografico della Campania – un lavoro che attesta, ancora una volta, del ruolo insostituibile degli archivi e delle biblioteche per la memoria collettiva delle comunità”. Il volume sarà presentato venerdì 30 gennaio (ore 17) a Palazzo Ricca (via dei Tribunali), sede della Fondazione Banco Napoli; parteciperanno oltre a Castaldo e a Capone, Marcello D’Aponte, presidente del Museo dell’Archivio Storico, i giornalisti Angelo Cerulo e Marco Lobasso e lo scrittore Maurizio De Giovanni. Alla presentazione del volume è affiancata la mostra “Napoli 100” a cura di Stranieri e Gioffredi, con documenti sulla squadra azzurra provenienti dall’Archivio Storico Lembo e cimeli del Dio del Calcio della “Ten Experience collection”, collezione privata di Antonio Luise. CREDIT FOTO: WEB

Sicurezza sul lavoro: l’Ordine degli avvocati a Napoli in quattro piazze

Il Presidente, Carmine Foreste: “valore etico e sociale imprescindibile“. Quattro piazze, un unico obiettivo: diffondere la cultura della prevenzione tra cittadini, lavoratori e studenti. La città di Napoli si è trasformata oggi in un grande laboratorio a cielo aperto dedicato alla prevenzione e alla tutela della vita nei luoghi di lavoro. L’Osservatorio Napoli Città Sicura (ONCS) ha promosso una giornata di sensibilizzazione capillare che ha coinvolto quattro punti nevralgici della città: Piazza Municipio, Piazza Nazionale, Via Scarlatti e Via Domenico Atripaldi (San Giovanni a Teduccio). All’iniziativa hanno preso parte enti e istituzioni accreditati (Inps, Inail, Cgil, Cisl, Uil), oltre ad alcuni Ordini professionali come quello degli avvocati napoletani presieduto da Carmine Foreste: “La sicurezza sul lavoro non è solo un precetto normativo ma un valore etico e sociale imprescindibile. Come Ordine, sentiamo il dovere di essere in prima linea in queste iniziative perché la tutela della salute del lavoratore è il fondamento di una società civile e giusta. Scendere in piazza significa rendere la legge ‘viva’ e accessibile, trasformando i codici in strumenti di protezione quotidiana.” Per Gianni Scarpato, delegato del Coa presso l’ONCS, “la nostra missione è portare la cultura della sicurezza fuori dai tecnicismi, trasferendola dalle fabbriche alle piazze. La prevenzione è l’unico investimento capace di garantire il futuro: dialogare insieme è un passo decisivo verso una Napoli realmente sicura”. In ogni presidio, oltre alla distribuzione di materiale informativo e consulenza tecnica, i cittadini hanno partecipato attivamente al “Minuto Salvavita”, con dimostrazioni pratiche di primo soccorso e prove di spegnimento con estintori didattici. CREDIT FOTO: WEB

Cosa comunica la tua postura nei gruppi di lavoro

Ti è mai capitato di capire l’umore di una riunione ancora prima che qualcuno apra bocca? La postura, nei gruppi di lavoro, è un linguaggio silenzioso che rivela leadership, conflitti, insicurezze e alleanze. In questo articolo esploro come leggere i segnali non verbali del corpo – e come usarli in modo consapevole – per aumentare autorevolezza, fiducia e collaborazione nei team. Il tuo corpo, già oggi, sta comunicando per te: sicuro che stia dicendo ciò che desideri?  Quante volte accade di entrare in una riunione e capire subito chi ha il controllo, chi è annoiato, chi è sulla difensiva… ancora prima che qualcuno apra bocca? Non è magia: è linguaggio del corpo. E la postura, in un gruppo di lavoro, parla fortissimo. Puoi dire le parole “giuste”, avere slide perfette, ma se il tuo corpo racconta un’altra storia, sarà quella a essere creduta.

La postura: il microfono silenzioso della leadership

Nei gruppi di lavoro, la postura è spesso il primo “biglietto da visita”: – Chi si siede dritto, con spalle aperte, occupando il proprio spazio, viene percepito come più sicuro e competente. – Coloro che si chiudono, si accasciano sulla sedia, incrocia braccia e gambe, manda un messaggio di difesa, stanchezza o disinteresse. – Chi si sporge in avanti, ascolta, annuisce, orienta il corpo verso chi parla, comunica presenza e attenzione. La domanda importante da fare è: “la tua postura sta sostenendo il tuo ruolo… o lo sta sabotando?”

Esempi di postura nei team (e cosa raccontano)

Immagina una riunione: – Il responsabile parla, ma è appoggiato allo schienale, braccia incrociate, sguardo sul pc. Il messaggio implicito? “Sono distante, non sono veramente qui con voi”. – Una persona del team propone un’idea, ma si stringe sulle spalle, tiene le mani sotto al tavolo, quasi si scusa per esistere. Il gruppo percepisce insicurezza, anche se l’idea è ottima. – Un collega ascolta tutti con il busto leggermente inclinato in avanti, mani visibili, volto rivolto a chi sta intervenendo. Non parla tanto, ma il suo corpo dice: “Ti sto davvero ascoltando”. Questo crea fiducia. Nei gruppi, la postura crea gerarchie silenziose. Non sempre sane, non sempre ufficiali, ma reali.

Utilizza la postura in modo consapevole

Non si tratta di “recitare”, ma di allineare corpo e intenzione. Alcuni accorgimenti immediati: – Siediti con stabilità – Piedi ben appoggiati a terra, schiena dritta ma non rigida, spalle rilassate. Comunichi presenza, non tensione. – Mostra le mani – Mani visibili sul tavolo, non nascoste sotto o incollate allo smartphone. È un segnale antico di non minaccia e apertura. – Orientati verso il gruppo – Corpo e busto rivolti verso chi parla o verso il centro del tavolo: significa “sono parte della conversazione”, non osservatore distratto. – Evita la chiusura cronica – Braccia sempre incrociate, gambe serrate, corpo che guarda la porta: messaggi di difesa o fuga. Usali consapevolmente, non per abitudine.
Postura e risultati: perché conta davvero
 
Potrebbe sembrare solo un dettaglio estetico, ma la postura ha effetti concreti su:
– Ascolto e collaborazione: un corpo aperto invita l’altro a parlare, un corpo chiuso lo frena. – Decisioni: chi appare più stabile e centrato viene istintivamente percepito come più “degno” di essere seguito. – Clima emotivo: un tavolo pieno di persone accasciate e chiuse comunica stanchezza e disimpegno; corpi vigili e presenti alzano immediatamente il livello di energia. La postura non è solo ciò che gli altri vedono: è anche ciò che tu senti. Se ti metti seduto in modo più saldo, respiri meglio, ti senti più centrato, ed è più facile parlare con chiarezza. Piccoli esercizi da provare già alla prossima riunione – Entra in sala, fermati un secondo, fai un respiro profondo e scegli consapevolmente come sederti. – Durante un’interazione importante, chiediti: “Il mio corpo adesso sta dicendo che ci sono… o che vorrei essere altrove”? – Osserva il tuo team: chi è sempre chiuso, chi sempre espansivo, chi si “ritira” quando si toccano certi temi? Il linguaggio del corpo è una forma di comunicazione non verbale che affianca – e spesso supera – le parole in potenza comunicativa. Comunica stati emotivi (ansia, sicurezza, interesse, chiusura), atteggiamenti interiori (fiducia, resistenza, disponibilità) e perfino gerarchie implicite all’interno di un gruppo. È una comunicazione in gran parte inconscia, fatta di posture, gesti, sguardi, distanze, micro-movimenti che gli altri “leggono” in pochi istanti. È anche una comunicazione contestuale: lo stesso gesto può significare cose diverse a seconda del momento, della relazione e del contesto culturale. Per questo, lavorare sul linguaggio del corpo significa imparare a rendere consapevole ciò che il corpo già dice, allineandolo a ciò che vogliamo davvero comunicare. La postura – che è parte del linguaggio del corpo ed è istintivo, se non impari a guidarlo – è un linguaggio che usi comunque, che tu lo voglia o no. Decidere di imparare a “parlarlo”, a comunicare ciò che vuoi, consapevolmente comunicare è una delle azioni più potenti che tu possa utilizzare, per migliorare la comunicazione nel tuo gruppo di lavoro.

Addio alle bustine monouso di maionese e ketchup: vietate dall’Unione Europea

Diciamo addio alla praticità, all’igiene e alla comodità delle bustine monodose. Dal 2026 l’Unione Europea introdurrà nuove regole sugli imballaggi per ridurre l’impatto ambientale di plastica e materiali non riciclabili. Una svolta che punta a limitare gli sprechi e a rendere più sostenibile anche il settore della ristorazione, cambiando abitudini ormai consolidate.

Sono pratiche, igieniche e ormai onnipresenti: ketchup, maionese, olio e salse monodose accompagnano da anni i pasti nei bar, nei ristoranti e nel take-away. Ma dietro la loro comodità si nasconde un problema ambientale tutt’altro che trascurabile.

Le bustine monouso, infatti, sono spesso realizzate con materiali compositi, che rendono il riciclo complesso, se non impossibile.

Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi

Per affrontare il problema alla radice, l’Unione Europea ha approvato il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio, noto come Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR).

La norma entrerà in vigore in modo uniforme in tutti gli Stati membri a partire dal 12 agosto 2026.

 L’obiettivo è ridurre la quantità di rifiuti prodotti, favorire il riuso e migliorare la riciclabilità degli imballaggi immessi sul mercato.

Perché le bustine monodose sono un problema

Nonostante nascano con l’intento di evitare sprechi alimentari, le bustine monodose finiscono spesso per generare più rifiuti di quanto ne evitino. La loro struttura multistrato, pensata per garantire conservazione e sicurezza igienica, impedisce il corretto riciclo nei normali circuiti della raccolta differenziata.

Inoltre, la presenza di PFAS (sostanze chimiche molto resistenti alla degradazione) solleva preoccupazioni ambientali sempre più rilevanti.

Acerra, clan alza il tiro: estorsione sulla costruzione dell’asilo. Quattro arresti

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  Avrebbero tentato di piegare un imprenditore di Acerra, proprietario di un asilo, con minacce e pressioni riconducibili alla criminalità organizzata. Per questo motivo quattro persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita dai carabinieri nella giornata odierna. L’ordinanza, firmata dal gip del Tribunale di Napoli su impulso della Direzione Distrettuale Antimafia, ipotizza a carico degli indagati il reato di tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe agito presentandosi come espressione di un contesto criminale radicato, avanzando richieste economiche finalizzate a consentire all’imprenditore di continuare serenamente la propria attività. I fatti contestati si collocano in un arco temporale compreso tra l’estate e l’autunno del 2025. In quel periodo, la vittima sarebbe stata più volte avvicinata e intimidita, in un clima di pressione costante che avrebbe lasciato intendere possibili conseguenze in caso di rifiuto. Tra i soggetti colpiti dal provvedimento cautelare c’è anche Antonio Aloia, arrestato lo scorso dicembre dopo circa un anno e mezzo di latitanza. L’uomo si era sottratto all’esecuzione della pena nel 2024, non rientrando in carcere dopo un permesso. Al momento della fuga era detenuto per gravi reati, tra cui associazione mafiosa, estorsione e detenzione illegale di armi. La cattura di Aloia era avvenuta a Gricignano d’Aversa, dove i carabinieri lo avevano localizzato all’interno di un’abitazione. Durante l’intervento, l’uomo era stato trovato mentre dormiva, con una pistola carica nelle immediate vicinanze, circostanza che aveva confermato l’elevato livello di pericolosità. L’operazione odierna si inserisce in un più ampio contesto investigativo volto a contrastare le dinamiche estorsive e le infiltrazioni criminali nel tessuto economico del territorio.

Pomigliano, scattate le zone rosse: le misure in atto dopo la riunione tra Sindaco e Prefetto

Nella giornata di giovedì 22 gennaio, alle 16:30, si è tenuta la riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica per discutere delle misure da attuare nella città di Pomigliano

Alla riunione hanno preso parte anche il Prefetto di Napoli Michele di Bari e il Sindaco di Pomigliano d’Arco Raffaele Russo.

Il tema principale dell’incontro è stata la sicurezza dell’intero paese, prestando particolare attenzione ai provvedimenti e al rafforzamento dei controlli da parte delle forze dell’ordine, garantendo così sicurezza sull’intero territorio cittadino.

L’Amministrazione comunale ha ribadito il proprio impegno costante a tutela della sicurezza e della vivibilità del paese, come già detto nei giorni scorsi in Municipio.

A seguito della riunione, sono state istituite tre Zone Rosse sul territorio, con sorveglianza speciale per la durata di 3 mesi. L’intervento avrà efficacia immediata.

Le aree interessate saranno: il Parco Pubblico Giovanni Paolo II (Via Passariello – Via Gandhi), Piazza Giovanni Leone e Via Roma e Borgo Paciano. In queste zone ci sarà una presenza rafforzata delle Forze dell’Ordine, con controlli intensificati sia di giorno che di notte.

Altro cambiamento sarà la possibilità di divieto di stazionamento per comportamenti molesti o aggressivi, oltre ad azioni mirate per contrastare microcriminalità e illegalità diffusa.

Queste misure sono frutto di un’analisi tecnica condivisa tra Prefettura, Questura, Guardia di Finanza e Carabinieri, con lo scopo di garantire la sicurezza dei cittadini e tranquillità e vivibilità negli spazi pubblici.

Al termine dei tre mesi di Zona Rossa, sarà valutata la possibilità di estendere questa condizione in altri quartieri della città, in base all’andamento della situazione.

Con questi provvedimenti il Comune di Pomigliano d’Arco ha confermato il proprio impegno nel rendere il paese un luogo sicuro, ordinato e vivibile, sperando che la comunità locale possa finalmente vivere in tranquillità.

Marigliano, convocato dal Prefetto il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica

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Riceviamo e pubblichiamo     Si è tenuto ieri il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocato dal Prefetto di Napoli, Michele di Bari in seguito ad un incontro tenutosi qualche giorno fa proprio tra il sindaco e il Prefetto.   Nel corso dell’incontro, sono stati evidenziati i dati riguardanti denunce ed episodi di delinquenza su Marigliano: è emerso che non c’è stato un incremento di casi, ma anzi una diminuzione rispetto agli anni passati, sebbene resti alta l’attenzione sulla sicurezza del territorio e la necessità di incrementare i controlli.   Dall’incontro è emersa anche la necessità che i cittadini denuncino sempre episodi di delinquenza o criminalità, collaborando così con le forze dell’ordine.   “Ringrazio il Prefetto che, dopo l’incontro con me avvenuto qualche giorno fa, ha convocato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica garantendo massimo impegno per il territorio di Marigliano. Siamo certi che il dialogo ed il coordinamento tra le istituzioni sono fondamentali per migliorare la sicurezza dei cittadini”, commenta il sindaco Gaetano Bocchino.   Al comitato hanno partecipato l’assessore alla sicurezza Antonio Allocca e il responsabile del comando di Polizia municipale Emiliano Nacar, in luogo del sindaco Gaetano Bocchino (indisponibile per motivi di salute) (fonte foto: rete internet)

Da Sant’Anastasia alla Svizzera: Vesuvius Taste Experience entra tra le 70 migliori pizzerie al mondo

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Sant’Anastasia. “Vesuvius Taste Experience”, pizzeria napoletana situata in Svizzera, entra ufficialmente nella selezione dei “70 Best Restaurant with Pizzeria in the World”. Il riconoscimento è stato consegnato durante il SIGEP World 2026 di Rimini, importante evento a livello internazionale per i settori della gelateria, pasticceria, panificazione, caffè e pizza. La cerimonia di premiazione si è svolta nella Sala conferenze “Neri”, nel corso della manifestazione gastronomica. In questo scenario, il premio ha rappresentato per Vesuvius Taste Experience, diretto da Gianluca Pellegrino, originario di Sant’Anastasia, un occasione di notevole importanza che ha permesso ancora una volta l’affermazione del valore della tradizione culinaria partenopea nel mondo. Il lavoro svolto da Vesuvius Taste Experience in questi anni si è distinto per la capacità di coniugare i sapori dei piatti della cucina napoletana ad una interpretazione contemporanea e originale. Fin dalle origini, il progetto ha costruito la propria identità su un equilibrio preciso tra rigore artigianale e visione moderna, attraverso impasti a lunga maturazione, farine accuratamente selezionate e una grande attenzione alla qualità delle materie prime.

Giuseppe Folgore, pizza chef di Vesuvius e anima creativa delle proposte del locale, ha accolto l’ingresso nella prestigiosa selezione con gratitudine e orgoglio. Un riconoscimento di grande valore, arrivato anche in modo inaspettato, che segna un passaggio importante nel percorso di crescita della pizzeria e che porta con sé anche il nome di Sant’Anastasia sulla scena gastronomica internazionale.

L’ingresso tra le 70 migliori pizzerie al mondo conferma Vesuvius Taste Experience come una realtà capace di portare, anche fuori dall’Italia, un’idea di pizza che unisce tradizione, tecnica e visione moderna, affermandosi con impegno e passione nel panorama internazionale della ristorazione artigianale.

Edificio viene giù dopo perdita idrica, famiglie sgomberate prima del crollo

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  Resta sotto stretta osservazione la situazione in via Cavour, dove nelle prime ore della mattinata si è verificato il crollo di una porzione di un fabbricato. L’episodio si inserisce in un contesto già critico, avviato nel pomeriggio precedente con una perdita sulla rete idrica che aveva interessato diversi immobili della zona. A scopo precauzionale, già nella giornata di ieri era stato disposto lo sgombero di alcuni palazzi. Complessivamente sono 20 le famiglie coinvolte, che hanno lasciato le proprie abitazioni e sono state sistemate già dalla notte in albergo o presso familiari, con il supporto dell’amministrazione comunale e della rete di emergenza. A partire dalle ore 6, sul posto sono presenti in modo continuativo i Vigili del Fuoco, impegnati nei controlli statici, nei rilievi tecnici e nelle operazioni di messa in sicurezza dell’area. Via Cavour è stata chiusa alla circolazione e resta interdetta fino a nuova disposizione. Operano sul luogo anche la Polizia Municipale e la Protezione Civile, mentre prosegue il monitoraggio degli edifici circostanti per valutare eventuali ulteriori criticità. Il sindaco Raffaele Bene è costantemente presente sul posto, seguendo l’evoluzione delle operazioni e mantenendo un contatto diretto con i tecnici e le forze impegnate nell’emergenza. La situazione resta complessa e saranno i risultati delle verifiche strutturali a determinare eventuali ulteriori provvedimenti nelle prossime ore.

La morte “teatrale” di Luigi Panariello, l’ultimo brigante della banda di Antonio Cozzolino detto “Pilone”

Scrissi “I briganti del Vesuvio” nel 1998. E’ venuto il momento di riscrivere e di ristampare, perché due “temi” di quella storia sono ancora di grande attualità: il rapporto tra “i galantuomini” e “l’infima plebe” e le relazioni tra le strutture dello Stato e i camorristi. Pilone venne tradito dai camorristi e, il 14 ottobre 1870, un boschese, di cui lui si fidava, lo portò sotto i pugnali dei “questurini” napoletani che lo aspettavano poco lontano dal Museo, nel tratto di strada tra l’Albergo dei Poveri e l’Orto botanico. I “questurini” avrebbero potuto catturarlo senza problemi: erano almeno in quindici contro il solo Pilone, che per di più non portava armi. Ma era stato “consigliato” all’appuntato Generoso Zicchelli, che comandava la squadra, di non fare prigionieri: i processi, si sa, erano e sono pericolosi per tutti, talvolta. Cosa avrebbe raccontato in tribunale il “pentito” Pilone?   Esemplare è la morte di Luigi Panariello, di 35 anni, di Boscotrecase, l’ultimo latitante della banda Pilone, che sopravvisse al suo capo meno di un anno. Il 26 giugno 1871 egli aggredì agli Aquini di Boscoreale il guardiano Giuseppe Boccia, che era forse spia dei carabinieri, e gli sparò contro due colpi di fucile e 12 colpi di revolver. Avendo visto che, per difetto della sua mira, il Boccia, pur gravemente ferito, era ancora vivo, il Panariello si accingeva a finirlo a colpi di pugnale, ma lo bloccò la moglie del guardiano, Maddalena Lullo, di anni 26, gettandosi sul corpo del marito e implorando pietà. Panariello fuggì via, e solo allora i vicini che dalle finestre avevano assistito alla tragica scena uscirono di casa, si avvicinarono ai due e prestarono i primi soccorsi. Un guardiano di Terzigno riferì ai carabinieri di Boscotrecase che il brigante era nascosto in un campo di granone, nel luogo detto Cangiano Cacone, in tenimento di Boscoreale. Carabinieri e guardie nazionali vi accorsero in carrozzella; sul luogo, scesero dalle vetture con somma cautela e stanarono la preda. Panariello uscì dal covo, scaricò il fucile contro i cacciatori e si diede alla fuga. Corse alla disperata, sotto il sole, saltando tra i solchi della terra nera e ferace, che dava due raccolti all’anno, cambiando senza sosta direzione per sfuggire ai colpi degli inseguitori, che gli erano alle spalle, ma non riuscivano ad afferrarlo. Due ore durò la corsa, fino alla Fiumara del Sarno: qui il brigante sperò d’essere salvo, poiché i suoi inseguitori li sentiva sfiniti, prossimi a fermarsi. Ma Giuseppe Cirillo di Gaspare, di Boscotrecase, contadino, bersagliere in congedo, che stava a lavorare in quel punto della piana grassa di vapori, si fece dare il fucile da Luigi Sorrentino, caporale della G.N.di Boscoreale, e si lanciò alla caccia, seguito, con le ultime energie, dagli altri. Panariello capì e si fermò ad aspettare. Quando il Cirillo gli fu vicino, il brigante gli sparò un colpo di carabina, ma lo mancò, e si lasciò cadere in un solco; il Cirillo gli fu sopra e lo colpì violentemente sulla testa con il calcio dell’arma. Panariello riuscì ancora a estrarre la pistola, ma intanto giungeva il Sorrentino, che gli tirò un colpo di rivoltella alla gola e lo uccise. La spia di Terzigno ebbe un premio di 30 lire, a Cirillo furono date 735 lire, a Luigi Sorrentino 50 lire. Con 50 lire il Sindaco di Ottajano, Giuseppe Bifulco, contribuì al donativo: avrebbe dato di più per “l’uccisione del perverso assassino”, se le casse del Comune lo avessero consentito.  I Carabinieri di Castellammare registrarono l’uccisione di Panariello nella relazione giornaliera del 29 giugno, dopo una denuncia di furto e prima di una denuncia di tentata violenza carnale: a Torre Annunziata Giovanni Fuschillo era entrato in casa di Giovanna Giordano e aveva cercato di prenderla; la donna era riuscita a fuggire, ma il Fuschillo s’era steso sul letto ad aspettarla, con tutta calma. La piccola guerra del brigantaggio vesuviano finì nello splendore allucinante del sole mediterraneo. L’ironia della storia volle che Luigi Panariello fosse ucciso da un contadino che aveva prestato il servizio militare, con onore, nell’esercito dell’Italia unita. Quando la banda del brigante Pilone concluse la sua storia, a Napoli, nel solo 1870, erano state ammonite dalla polizia, per oziosità e vagabondaggio, 5449 persone, di cui 1754 di minore età; 2800 erano i sospetti, 3700 “già delinquenti” erano stati condannati alla sorveglianza di polizia – e di questi 1444 erano “di minore età”. Nel febbraio del 1870 l’ispettore A. Bianchi comunicò al prefetto, con documento ufficiale, che il maggior numero di reati era stato registrato in quei quartieri “ove più grande fu il numero degli arresti preventivi e in via eccezionale. Sarò forse troppo sentimentale, ma io credo che l’abuso di tali arresti non fa che rendere peggiori i pregiudicati, massime i giovani, mettendoli a contatto nelle prigioni con i più vecchi e provetti dai quali ricevono colà entro lezioni che io chiamo di perfezionamento nel malfare.”