Nel corso di un’operazione della Polizia di Stato finalizzata al contrasto della pedopornografia online, lo scorso 13 gennaio è stato eseguito un decreto di perquisizione nei confronti di un soggetto domiciliato in provincia di Napoli, indagato per detenzione di materiale pedopornografico.
Il provvedimento è stato emesso dalla Procura della Repubblica di Napoli – 4ª Sezione “Violenza di genere e tutela delle fasce deboli della popolazione” – e l’attività investigativa è stata coordinata dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Campania.
A seguito della perquisizione sono stati sequestrati diversi dispositivi informatici. Le analisi tecniche svolte successivamente hanno consentito di individuare elementi di particolare rilevanza probatoria. In particolare, su alcuni device riconducibili al padre convivente dell’indagato, un pensionato classe 1957, è stato rinvenuto un consistente quantitativo di immagini e video pedopornografici.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, parte del materiale sequestrato riguarderebbe abusi su minori in età infantile. Tale circostanza ha determinato l’arresto dell’uomo in flagranza di reato per detenzione di materiale pedopornografico.
L’operazione si inserisce nell’ambito delle attività quotidianamente svolte dal Servizio Polizia Postale e dai Centri Operativi per la Sicurezza Cibernetica, impegnati nel monitoraggio della rete e nella prevenzione e repressione dei reati a danno dei minori.
Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari. L’indagato è da considerarsi innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
“Per anni i cittadini della Terra dei Fuochi, e di Acerra in particolare, hanno pagato il prezzo più alto di politiche inefficienti e di un colpevole immobilismo istituzionale. Se il diritto alla salute e ad un ambiente salubre è stato garantito solo grazie all’intervento della Magistratura, significa che la politica ha fallito. Oggi, però, si apre finalmente una fase nuova”. Lo dichiara l’onorevole Carmela Auriemma, vicecapogruppo vicario del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati e coordinatrice provinciale napoletana, all’indomani della presentazione della Giunta regionale guidata dal presidente Roberto Fico in Consiglio regionale.
“Con la nascita della Giunta Fico – prosegue Auriemma – registriamo un cambio di passo immediato e tangibile. La scelta di mettere l’ambiente e la tutela della salute pubblica al centro dell’azione di governo regionale rappresenta un segnale politico chiaro, atteso da anni dai territori martoriati dell’area nord di Napoli”.
“In questo quadro – sottolinea la deputata – assume un valore fondamentale l’iniziativa dell’assessora regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro, che ha annunciato lo stanziamento immediato di 5 milioni di euro per le bonifiche delle discariche di Calabricito, Curcio e Pantano ad Acerra. Parliamo di risorse concrete, destinate a interventi attesi da troppo tempo, che dimostrano come le battaglie storiche del Movimento 5 Stelle sulla Terra dei Fuochi trovino finalmente piena attuazione nell’azione di governo”.
“Dal 2017, da quando sono consigliera comunale prima e oggi parlamentare – ricorda Auriemma – denuncio la pessima qualità dell’aria, i continui sforamenti delle centraline e l’assenza di risposte strutturali. Il tempo perso non si recupera, ma oggi abbiamo il dovere di non perderne altro e di mettere in protezione la popolazione”.
“Colgo infine l’occasione – conclude Auriemma – per rivolgere all’assessora Claudia Pecoraro i miei auguri di buon lavoro. La strada è complessa, ma la direzione intrapresa è quella giusta: sulla Terra dei Fuochi non servono annunci, ma scelte coraggiose e atti concreti. E oggi, finalmente, questi atti stanno arrivando”.
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Il palazzo Sirico nell’ antico borgo murato evoca l’immagine di un edificio imponente e antico, che domina il paesaggio e resiste al tempo. Domenica 25 gennaio, a partire dalle ore 11:00, l’inaugurazione del ripristino del portale e della rosta in via Botteghe.
Un progetto di restauro e riqualificazione di una delle dimore storiche del borgo Casamale, che non solo riporta alla luce la bellezza originale dopo anni di degrado, ma che segna l’inizio di una riqualificazione molto più ampia. Porta dopo Porta è l’iniziativa ideata e promossa dall’Associazione Tramandars e dall’Associazione Amici del Casamale, che insieme all’ARCI, all’Associazione Festa delle Lucerne e all’ARS (Archivio Russo Somma), animeranno questo evento speciale.
Palazzo Sirico
Il palazzo Sirico evoca l’immagine di un edificio imponente e antico, che domina il paesaggio e resiste al tempo e –come spiega il dott. Domenico Russo, storico locale – mostra ben poca della sua antica bellezza, essendo stato ampiamente deturpato da abnormi ristrutturazioni, dovute alle sopraggiunte esigenze abitative. Degna di nota la scalinata che si apre a destra di chi entra e la magnifica rosta sul portale d’ingresso, che sarà consegnata al palazzo appena restaurata integralmente insieme al portale. Una raggiera lignea, forse in castagno, con raggi decorati da palmette barocche e al centro, invece, nell’ambito del conchiglione (vedi foto) s’intravede una figura sovrapposta ad un’altra non ben definibile che ricorda modelli di roste napoletane seicentesche [D. Russo & G. M. Russo, Guida storico- artistica del Casamale, Ed. Ars, Somma Vesuviana, 2024, 54]. Insomma, un palazzo che desta ancora oggi tanta ammirazione, scrigno di bellezza, esempio di architettura e storia che catturano l’attenzione e stimolano la meraviglia.
Catasto Onciario (1744 – 1750)
Nel Catasto Onciario del 1744 della Terra di Somma, conservato nell’Archivio storico cittadino, e precisamente tra i forestieri abitanti napolitani, compare D. FrancescoAntonioSirico, napolitano privilegiato di anni 81, che possedeva la suddetta casa palaziata consistente in una sala, sette camere e sette bassi con due cellari, stalla ed un piccolo giardinetto nel luogo detto Casamale e proprio detto le Botteghe giusta li beni di D. Valentino Rodino e fratelli d’Orsino […]. Possedeva, inoltre, numerosi vigneti nella località Cesine. Il giardinetto sopracitato era di circa 1/8 di moggia come si legge nella Descrizione dei territorij con rendita e nomi dei rispettivi possidenti, allegata alla Pianta di Somma (1800- 01) del cartografo Luigi Marchese [Museo di Capua].
Don Francesco Antonio Sirico nel 1699 era prefetto (priore) della Compagnia della Morte [A. Di Mauro, I Magnifici, 278], mentre nel 1711 sindaco del quartiere Casamale di Somma, insieme a Marc’Antonio Majone e Lelio de Gennaro per gli altri due quartieri [Archivio Collegiata Fasc. A, fs. 31]. L’ abate DomenicoMaione, primo storico di Somma, scrive nella sua opera dal titolo La Regia Città di Somma del 1703: …La famiglia Sirico venuta dalla nobiltà (che la stampa nella descrizione di Somma fatta dal Pacichelli se ne scorda registrarlo) di Sarno, come nel processo della loro nobiltà nel S. C. in Banca di Montanaro, oggi….da tanto tempo, che dimora in Somma, vi è stato Carlo Sirico Capitano d’Infantaria, & oggi vivono il Dottor Francesco Antonio, & Abbate D. Nicolò fratelli. Tale notizia non concorda, però, con il Catasto onciario del 1744, dal momento ché il librone (vedi foto) attesta che non solo Don Francesco Antonio era tra i forastieri abitanti napolitani, ma che era un napoletano privilegiato, a meno che non sia passato da Sarno a Napoli. Sulla questione nobiltà dei Sirico, comunque, non esiste una certezza assoluta, in quanto non vi è alcun documento che la attesti e né tantomeno tale famiglia è citata nell’ elenco dei titoli nobiliari del Regno di Napoli. Il dott. Russo Domenico parla, però, di una nobiltà minore.
Blasone Sirico
Il notabile Augusto Vitolo, a pagina 45 del suo libro dal titolo La Città di Somma Vesuviana illustrata nelle sue famiglie nobili del 1887, scrive: …Nel 1635 Onofrio, […] Bottiglieri, Francescantonio de Mauro, Orazio, Girolamo ed altri Majone, Francesco de Tommaso, […] Granata, Monna, de Stefano, ed alcuni di casa Sirico, fecero processi presso il Consiglio Collaterale e presso il Sacro Regio Consiglio per venir ammessi o reintegrati alla nobiltà di Somma. Tale notizia, confermata pure dal Maione, attesta che la famiglia era presente a Somma già nel 1635; mentre, in un elenco pubblicato dallo stesso Vitolo, afferma che i Sirico non erano più presenti a Somma nel 1887, epoca della stesura del suo libro.
Lo storico locale Giorgio Cocozza, in un suo articolo sulla rivista Summana n° 51 [Studi e ricerche sul patrimonio etnico, storico e civile di Somma Vesuviana, Marigliano, aprile 2001, 16], cita Isabella Sirico, figlia di Antonio e di Ortensia Izzolo, che nel 1646 con un atto formale stabilì di donare, dopo la sua morte, alla cappella di S. M. dell’Arco (attuale cappella Aliperta al Cavone), un credito di 300 ducati, che, come erede della madre, doveva conseguire sui beni del notaio Marc’ Antonio Izzolo, suo zio [notaio], specie sopra una cesina di castagne sita sulla montagna di Somma […]. All’epoca – continua Cocozza – vi erano solidi rapporti di parentela e numerosi scambi patrimoniali tra i Figliola, i Rosella, i Sirico e i Maione di Somma. Comunque, fu proprio Francesco Antonio Sirico discendente del quondam Antonio – conclude Cocozza – che si oppose alla donazione dei 300 ducati di Isabella Sirco. Una controversia risolta solamente nel 1691 con determinati accordi.
Pianta del cartografo L. Marchese – ubicazione palazzo Sirico
Nel libro di V. Amorosi, A. Casale e F.Marciano, dal titolo Il ceto nobiliare e il ceto popolare della città di Sarno nei secoli XVII – XVIII del 2006, si fa riferimento a una famiglia de Sirica, aggregata al Sedile della Nobiltà di Sarno dopo il 1628, esponendo anche il blasone o arma: d’ azzurro al leone rampante al tronco di un albero mozzo dal quale si dipartono due rami fogliati di verde, il tutto al naturale. Da tener presente – afferma lo storico strianese FeliceMarciano – che nella città di Sarno il cognome deSirica, anticamente anche Sirica, Sirico o de Sirico, è stato sempre presente con tali varianti. Nel libro di Domenico Colonna dal titolo Reassunto de servitii ottenuti nel felicissimo Governo dell’Eccellentissimo Sinor Marchese De Los Velez, in Napoli, Per Geronimo Fasulo, 1682, compare tra i condannati in galera di Terra di Lavoro un tale Francesco Antonio Sirico della Città di Sarno, che forse conferma l’ipotesi dell’abate Maione sulla provenienza della famiglia. Il cognome Sirico in relazione alla città di Sarno compare ancora nel Catasto Onciario della Terra di Somma – precisamente nella lista degli Ecclesiastici regolari, benefici, chiese, monasteri ed altri luoghi pii non abitanti – con Suor Margherita Sirico che possedeva per diritto (ex iuribus) all’epoca annui ducati sedici per causa di censo sopra di un territorio, pagati da Eleonora Avellino; mentre Suor Maria Sirico possedeva annui ducati due, anch’essa per diritto, resi da tale Arcangelo di Falco. Entrambe erano monache professe del Monastero di Donne Monache della Città di Sarno. Sulla questione nobiltà, bisogna prestare molta attenzione, poiché principalmente tale attribuzione era prerogativa del re con una sua lettera patente. Tante truffe prezzolate sono state portate avanti nel corso della storia con false certificazioni ad opera di apprezzati araldisti. Anche i notabili, ovvero individui di una certa rilevanza sociale ma non necessariamente nobili, potevano avere un loro stemma o arma. Gli stemmi non erano esclusivi della nobiltà, ma potevano essere adottati da famiglie o individui che volevano rappresentare la propria identità, status o appartenenza. Bisogna aggiungere che tante famiglie di Somma, a riguardo, hanno compiuto furti araldici attestati ed è il caso dei Vitolo e dei Casillo. Oltretutto, alcune famiglie anche attraverso l’esercizio del notariato (anche per generazioni) nei secoli XV-XVI entrarono a far parte della nobiltà locale ex dignitate e non ex origine.
Comunque, dopo la morte di Don Francesco Antonio, l’erede fu il figlio d. Giuseppe Sirico (+ 11 aprile 1783) sposato con Donna MatildeFasano, la cui famiglia, secondo il Maione, veniva da Solofra. Dal matrimonio nacquero: Rev. D.Nicola (ca. 1748 +1813), sacerdote; D. Francescantonio (ca.1754 +1817), che sposò Anna Maria Terracciano (+1809) di Pomigliano d’Arco. Il canonico Rev. Don Nicola Sirico è presente nel Catasto provvisorio francese del 1811 come proprietario dei beni, che passeranno successivamente al fratello Francescantonio, dopo la morte avvenuta il 29 maggio del 1813 all’età di sessantacinque anni. Nel Registro di popolazione del 1819, infine, risultano abitanti in quel palazzo i sette figli di D. Francescantonio: D. Luigi Maria Giuseppe (Somma 1792 – Teggiano 1875) sposato con D. Errichetta de Felice; D. Pietro (celibe all’epoca) che sposerà Maria Sanseverino; D. Carolina (nubile); D. Matilde (nubile); D. Angelo (celibe); D. Giuseppe Maria (n. 1784) sposato nel 1817 con Antonia Sorrentino; D. Margherita sposata con D. Giuseppe Scannapieco.
Un nuovo caso di disagio familiare e vulnerabilità minorile accende i riflettori sulla realtà sociale di Nola, dove una coppia di genitori con due bambini molto piccoli è finita al centro di un intervento delle forze dell’ordine e dei servizi sanitari.
La famiglia, composta da un neonato di quattro mesi e da un bambino di cinque anni, è stata segnalata mentre vagava per la città senza una meta precisa. Secondo le informazioni emerse, entrambi i genitori farebbero uso di sostanze stupefacenti e non disporrebbero di una sistemazione stabile, dormendo saltuariamente nei luoghi in cui si trovavano.
La situazione è precipitata nella serata di oggi, quando i genitori e i minori hanno trovato ospitalità presso un conoscente, anch’egli con precedenti legati al consumo di droga. Una circostanza che ha ulteriormente aumentato le preoccupazioni per le condizioni di vita dei bambini.
Allertato da alcune segnalazioni, Pino Grazioli si è recato presso l’abitazione dove si trovava il nucleo familiare. Poco dopo sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Nola, che hanno attivato il protocollo previsto in casi di possibile rischio per minori, richiedendo l’intervento del 118 per controlli sanitari.
Gli accertamenti hanno portato a una decisione immediata: i due bambini sono stati affidati temporaneamente ai nonni, in attesa di ulteriori valutazioni. La situazione passerà ora all’esame dei servizi sociali, chiamati a stabilire il percorso più adeguato per garantire la sicurezza e il benessere dei minori, valutando anche eventuali misure di supporto o restrizione nei confronti dei genitori.
Otto persone sono state fermate nella notte nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Ottavio Colalongo, avvenuto il 17 dicembre scorso a Scisciano. L’operazione è stata condotta dai carabinieri di Castello di Cisterna su mandato della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che ha contestato l’accusa di omicidio aggravato da modalità e finalità di stampo mafioso.
Le indagini hanno consentito di fare luce sulla dinamica del delitto, ricostruendo una vera e propria regia criminale. Secondo gli investigatori, l’uccisione di Colalongo sarebbe stata pianificata con largo anticipo e messa in atto su disposizione dei vertici del gruppo camorristico di riferimento, attualmente detenuti. Un’azione studiata nei minimi dettagli, eseguita da soggetti ritenuti pienamente inseriti nell’organizzazione.
Il movente dell’omicidio sarebbe legato a un più ampio conflitto tra clan per la gestione e il controllo di aree considerate strategiche. In particolare, il delitto si collocherebbe nello scontro tra gruppi attivi nei territori di Marigliano, Scisciano e San Vitaliano, teatro da tempo di tensioni criminali e rivalità.
L’inchiesta non si è limitata a chiarire l’episodio specifico, ma ha offerto uno spaccato dettagliato sulle dinamiche criminali dell’area nord della provincia di Napoli. Gli accertamenti hanno evidenziato un sistema di alleanze tra organizzazioni camorristiche operanti anche ad Afragola e Acerra, con collegamenti che interesserebbero parte della provincia di Avellino.
Gli inquirenti parlano di un quadro complesso, caratterizzato da equilibri instabili e continui tentativi di espansione territoriale. I fermi eseguiti rappresentano un duro colpo per il sodalizio coinvolto e segnano un passo importante nel contrasto alla criminalità organizzata, mentre l’attività investigativa prosegue per individuare ulteriori responsabilità.
I nomi e l’ordine
L’omicidio di Ottavio Colalongo, avvenuto il 17 dicembre scorso a Scisciano, sarebbe stato deciso dai vertici camorristici. È quanto emerge dall’inchiesta coordinata dal pm anticamorra Henry John Woodcock con l’aggiunto Sergio Ferrigno. La vittima fu freddata in via Garibaldi da due killer in moto, raggiunta da diversi colpi di pistola e finita mentre era già a terra. Gli inquirenti parlano di un delitto maturato nello scontro tra clan per il controllo del nord-est napoletano. Nella notte i carabinieri di Castello di Cisterna hanno eseguito otto fermi su disposizione della Dda di Napoli. I fermati sono Daniele Augusto, Bernardo Cava, Luca e Matteo Covone, Christian Della Valle, Ciro Guardasole, Eduardo Polverino e Giovanni Tarantino. Tutti sono indagati e potranno chiarire la propria posizione negli interrogatori di convalida davanti al gip.
Luisa Ranieri nei panni della preside Eugenia Liguori conquista il pubblico, mentre la fiction riapre il dibattito sulla rappresentazione delle periferie napoletane
Sta riscuotendo un grande successo su Rai 1 la fiction La Preside, interpretata da una intensa Luisa Ranieri, che veste i panni di Eugenia Liguori, dirigente scolastica ispirata alla figura reale di Eugenia Carfora. Una storia forte, capace di tenere incollati milioni di telespettatori e di riportare al centro dell’attenzione nazionale il ruolo della scuola nelle aree più difficili del territorio napoletano, in particolare a Caivano.
La serie racconta una realtà complessa e spesso dolorosa: scuole superiori segnate dall’abbandono scolastico, da profonde fragilità adolescenziali, da famiglie assenti o in difficoltà e da un futuro che appare incerto e fragile. Una narrazione che molti riconoscono come autentica e che restituisce il valore della scuola come ultimo presidio educativo e civile in contesti di marginalità sociale.
Il successo della fiction nasce proprio dalla sua capacità di raccontare senza sconti una scuola di frontiera, fatta di docenti che resistono, studenti in bilico e dirigenti chiamati ogni giorno a scelte difficili. La Preside parla di disagio, ma anche di responsabilità, coraggio e visione educativa, elementi che spiegano il forte impatto emotivo sul pubblico.
Accanto agli apprezzamenti, però, emergono anche alcune criticità. Ancora una volta il Sud e le periferie napoletane vengono rappresentati prevalentemente attraverso il loro volto più duro: degrado, criminalità, povertà educativa. Una scelta narrativa che, pur rispecchiando una parte di realtà, rischia di offrire uno sguardo incompleto, lasciando sullo sfondo le tante esperienze positive, le eccellenze scolastiche e le storie di riscatto che esistono e resistono quotidianamente.
Una realtà difficile, dunque, ma non l’unica. Il rischio è che il racconto televisivo finisca per rafforzare stereotipi già consolidati, senza restituire la complessità di territori che non sono soltanto problemi, ma anche risorse, competenze e futuro.
In questo quadro, assume un significato particolare la presenza nel cast della giovane attrice Anna Salvati, originaria di San Giuseppe Vesuviano. Un talento emergente che rappresenta un motivo di orgoglio per l’intero territorio vesuviano, dimostrando come anche da queste zone possano nascere percorsi artistici e professionali di valore.
La Preside resta una fiction potente e necessaria, capace di accendere i riflettori su una scuola che combatte ogni giorno battaglie silenziose. Il suo successo conferma il bisogno di storie vere, ma anche l’urgenza di raccontare il Sud in tutta la sua complessità, senza ridurlo a una sola, dolorosa immagine.
A volte ritornano. A Somma Vesuviana più che una sorpresa è una triste abitudine.
La notizia della probabile candidatura alle elezioni amministrative dei soliti noti , quelli che hanno amministrato per decenni con risultati che parlano da soli, sta facendo sobbalzare migliaia di cittadini. Molti si chiedono: “Ma davvero? Non c’è un minimo di decenza?”
La città, del resto, parla chiaro. Non serve un’inchiesta giornalistica: basta guardarsi intorno. Strade sventrate, marciapiedi ostili, parchi pubblici trasformati in reperti archeologici dell’abbandono e il borgo antico del Casamale lasciato all’incuria. Un disastro urbano che non cade dal cielo, ma che ha nomi, cognomi e curriculum amministrativi. Eppure eccoli lì, pronti a ripresentarsi con l’aria di chi non ha nulla da spiegare.
Altro che “volti noti”: qui parliamo di autentiche facce toste.
Le squadre sono già pronte. Qualcuno si sottoporrà a un accurato maquillage politico per sembrare nuovo di zecca. Altri, più prudenti, manderanno in campo fratelli, cugini, mogli e parenti vari. Volti diversi, stessa sostanza. Un rinnovamento… rigorosamente in famiglia.
Non si può dire che manchi la concorrenza. Nelle scorse elezioni amministrative, erano circa 500 i candidati al consiglio comunale. Si prospetta, quindi, una nuova maratona. Peccato che, quando votava il 90% degli elettori, i candidati fossero poco più di 100. Oggi, con un’affluenza crollata intorno al 40%, le liste sono esplose come funghi dopo la pioggia. Misteri — solo apparentemente — della politica locale.
Cosa ci raccontano davvero questi numeri? Che l’amore per la città è cresciuto? Difficile crederlo, guardando una Somma Vesuviana che ha smesso di essere vissuta. Di sera le strade si svuotano, le serrande si abbassano e l’illuminazione pubblica sembra più un optional che un servizio. I giovani, per incontrarsi, sono costretti a spostarsi nei comuni limitrofi; gli anziani restano chiusi in casa, senza spazi sicuri e accessibili dove passeggiare o socializzare; i bambini non hanno parchi attrezzati né luoghi pubblici in cui giocare. Una città che non offre nulla a chi cresce, nulla a chi invecchia e nulla a chi vorrebbe semplicemente viverla.
Le tasse, invece, godono di ottima salute e continuano a crescere, anche perché — parole testuali di ex amministratori — “solo il 55% dei contribuenti paga le tariffe comunali”. Un sistema che punisce chi rispetta le regole e condanna la città a un declino inesorabile.
Località Castello meriterebbe un capitolo a parte. Doveva essere il cuore pulsante del turismo e delle tradizioni, ed è oggi l’emblema plastico del fallimento amministrativo. Erbacce, degrado e strade dissestate al posto di visione e sviluppo.
La situazione è così grave che non si sa nemmeno da dove cominciare. Serve uno sforzo straordinario per riportare la città alla normalità. Servono idee nuove e persone credibili, non venditori di fumo né azzeccagarbugli professionisti.
Siamo arrivati a un punto in cui non possiamo più permetterci errori.
Né, tantomeno, repliche di vecchi spettacoli politici.
E agli elettori va ricordato che vale la pena recarsi alle urne. Non per favorire amici, parenti o clientelismi, ma per scegliere chi davvero può cambiare le cose. Per il bene comune, per una città migliore, per interrompere finalmente il ciclo delle stesse vecchie facce. Ogni voto conta: non sprechiamolo.
Grande partecipazione e forte interesse questa mattina presso la Biblioteca Comunale di Casoria, dove si è svolta la presentazione del libro “Chiedi a ChatGPT” di Miriam Zambardino. L’evento ha registrato un vero e proprio bagno di folla, con una sala gremita di cittadini accorsi per assistere all’incontro e ritirare le copie del volume, andate rapidamente esaurite.
Tra i presenti anche numerosi studenti dei Licei “Gandhi” e “Torrente” di Casoria, accompagnati dai loro docenti, a conferma dell’interesse dei giovani nei confronti dei temi legati all’Intelligenza Artificiale e al suo utilizzo consapevole.
La numerosa affluenza ha visto la partecipazione di docenti, professionisti, operatori del settore pubblico e semplici cittadini, a dimostrazione di quanto il tema dell’Intelligenza Artificiale e del suo utilizzo consapevole sia oggi centrale nel dibattito culturale e istituzionale.
L’incontro, moderato da Andrea Terracciano, ha ospitato interventi qualificati da parte di autorevoli rappresentanti delle istituzioni e del mondo dell’innovazione. Sono intervenuti Pasquale Pugliese, Comandante della Polizia Municipale, Espedito D’Antò, esperto di innovazione digitale, Anna Maria Casolaro, Assessore all’Istruzione, e Marco Colurcio, Consigliere Comunale, che hanno offerto riflessioni sui temi della sicurezza, della formazione, dell’educazione digitale e dell’impatto dell’Intelligenza Artificiale nella pubblica amministrazione e nella vita quotidiana.
A portare i saluti istituzionali sono stati il Sindaco di Casoria, Raffaele Bene, e il Vicesindaco Gaetano Palumbo, che hanno sottolineato l’importanza di iniziative culturali capaci di avvicinare la cittadinanza alle nuove tecnologie in modo responsabile, inclusivo e consapevole, valorizzando il ruolo della divulgazione come strumento di crescita collettiva.
II Sindaco Raffaele Bene nel suo intervento ha ricordato come il«sapere possa essere la chiave per approcciarsi anche alle innovazioni ed al mondo dell’intelligenza artificiale». Il Vicesindaco Gaetano Palumbo ha sottolineato come «l’intelligenza artificiale possa essere sfruttata solo se diventa complementare all’azione umana e non sostitutiva». Il comandante della Polizia Locale Pasquale Pugliese ha lodato l’approccio del libro portando all’attenzione della platea la sua esperienza sia da dirigente: «Uno strumento che deve passare però per la prova delle nostre abilità e competenze per funzionare al meglio».
Interessanti gli spunti dell’assessore all’Istruzione Anna Maria Casolaro che ha evidenziato come«nulla possa sostituirsi alla percezione umana»e del consigliere comunale Marco Colurcio, felice di vedere il fiorire di «tanti talenti e professionalità partite da Casoria per affermarsi». Di particolare interesse anche il contributo portato da Espedito D’Antò, esperto di innovazione e comunicazione digitale ed istituzionale e recentemente nominato Responsabile delle Strategie di Rete nel Consiglio di Presidenza di Angi che ha spronato gli studenti a fare la differenza attraverso l’intelligenza artificiale («Siamo noi a decidere i risultati perchè siamo noi ad educarla coi nostri contributi») ed evidenziato il ruolo dell’Italia nel suo sviluppo («Da fanalino di coda stiamo diventando un riferimento anche dal punto di vista legislativo sulle nuove tecnologie»).
Il libro “Chiedi a ChatGPT” si propone come un manuale divulgativo chiaro e accessibile, pensato per aiutare lettori di ogni età a comprendere cos’è realmente l’Intelligenza Artificiale, come funziona ChatGPT e come utilizzarlo in maniera efficace, etica e creativa nella vita personale, scolastica e professionale.
Visibilmente emozionata per la grande partecipazione, l’autrice Miriam Zambardino ha dichiarato:
«Vedere una sala così piena e partecipe, con tanti ragazzi e ragazze dei nostri licei cittadini, è una gioia enorme. Questo bagno di folla dimostra che c’è una reale voglia di comprendere l’Intelligenza Artificiale senza timori, ma con consapevolezza. Ringrazio di cuore tutti i presenti, le istituzioni che hanno sostenuto questo evento e chi ha scelto di portare con sé il mio libro. È un segnale forte: la cultura digitale può e deve essere condivisa.»
L’evento, organizzato in collaborazione con il Comune di Casoria, si è concluso con un momento di dialogo diretto con il pubblico e con la distribuzione gratuita delle copie del libro, accolta con entusiasmo dai partecipanti.
La significativa affluenza registrata conferma il crescente interesse verso i temi dell’innovazione tecnologica e il valore della divulgazione come ponte tra tecnologia e società, rafforzando il ruolo della cultura digitale come leva di inclusione e sviluppo per il territorio.
Riceviamo e pubblichiamo:
GALLERIA MUSEOPOSSIBILE “Officina per le arti- contemporanee e lo spettacolo” Presenta Prospettive Sostenibili – Obiettivi 11 e 15 dell’Agenda 2030
Mostra Fotografica del giornalista Nello Fontanella Galleria Museopossibile – ex scuderie Seminario Vescovile Nola. Con il patrocinio del Consiglio regionale della Campania.
“Prospettive Sostenibili” a cura del Presidente dell’Associazione SeminArte Aps Alessandra Bosone, con la collaborazione del Direttore della Galleria Museopossibile Vladimiro Capasso, è una Mostra Fotografica sulla sostenibilità ambientale, ispirata agli Obiettivi 11 (rendere la città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili ) e 15 (proteggere, ripristinare e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri) dell’Agenda 2030, costituita da 40 fotografie scattate dal giornalista Nello Fontanella durante servizi speciali sull’Ambiente e sulla sostenibilità delle città.
Da sempre promotrice di eventi su tematiche sociali di grande rilievo, l’Associazione culturale SeminArte Aps si pone l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica ed in particolare le giovani generazioni sulla salvaguardia ambientale e la sostenibilità.
“Nello Fontanella ha dedicato gran parte della sua carriera alle tematiche ambientali ed avendo mostrato grande interesse per la nostra partecipazione a attiva sul territorio – dice Alessandra Bosone, presidente di SeminArt aps – attraverso mostre ispirate all’Agenda 2030, ha voluto raccontare, attraverso immagini scattate in momenti significativi del suo lavoro, l’inquinamento e di mostrare, non solo i disastri ambientali di cui è testimone, ma anche le bellezze di una città sostenibile come Napoli che, grazie ad una sana amministrazione ha raggiunto elevati standard di vivibilità , diventando uno dei più importanti poli turistici del nostro Paese”.
Alla mostra parteciperanno anche i piccoli artisti dell’Associazione SeminArte sfilando, a conclusione dell’evento, con una serie di fotografie scattate dai bambini su ambiente o paesaggi sostenibili.
INFORMAZIONI MOSTRA
Titolo: Prospettive Sostenibili – Obiettivi 11 e 15 dell’Agenda 2030
Curatore: Alessandra Bosone
Galleria Museopossibile: Ex Scuderie del Seminario Vescovile di Nola – Via della Repubblica, 36 Nola (Na)
Inaugurazione mostra: 6 febbraio 2026 – ore 18.00
Durata mostra: 20 febbraio 2026
Orari apertura:
– lunedì 10.30/13.00 -17.00/18.00
– mercoledì 10.30/13.00 – 17.00/18.00
– venerdì 10.30/13.00 – 18.00/20.30
– sabato 10.00/12.30
Ingresso: GRATUITO
CONTATTI
e-mail: info@museopossibile.it
OTTAVIANO – Nuovo colpo al traffico di sostanze stupefacenti nell’area vesuviana. I carabinieri della stazione di Ottaviano, con il supporto dei militari del Nucleo Cinofili di Sarno, hanno eseguito un’operazione antidroga che si è conclusa con l’arresto di un uomo di 43 anni, già noto alle forze dell’ordine.
Il blitz è scattato nell’ambito di una mirata attività di controllo del territorio e di contrasto allo spaccio di droga. I militari dell’Arma dei Carabinieri hanno fatto irruzione nell’abitazione del 43enne per una perquisizione domiciliare, avviata dopo una serie di riscontri investigativi che avevano fatto emergere sospetti su un possibile giro di spaccio attivo nella zona.
Durante le operazioni di controllo, supportate anche dall’unità cinofila, i carabinieri hanno rinvenuto circa 80 grammi di cocaina, già suddivisa e pronta per essere immessa sul mercato. La droga è stata immediatamente sequestrata insieme a diverso materiale utilizzato per il confezionamento delle dosi e alla bilancia di precisione, elementi che confermerebbero l’attività di spaccio svolta dall’uomo.
Nel corso della perquisizione è stata inoltre trovata la somma di 4mila euro in contanti, ritenuta dagli investigatori provento dell’attività illecita. Il denaro è stato posto sotto sequestro per i successivi accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria.
Alla luce delle prove raccolte, il 43enne è stato arrestato con l’accusa di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato trasferito in carcere, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria competente.
L’operazione si inserisce nel più ampio dispositivo di controllo messo in campo dai carabinieri sul territorio vesuviano, con l’obiettivo di arginare il fenomeno dello spaccio e garantire maggiore sicurezza alla comunità locale.
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