L’evoluzione della civiltà greca: dalla “polis” all’arte geometrica e vascolare

Bentornati al ventiquattresimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”.  Le origini della civiltà occidentale affondano le radici in Grecia, dove l’arte assume un valore profondo legato alla ricerca dell’equilibrio, della perfezione e della razionalità, distaccandosi dai condizionamenti magici e religiosi delle culture precedenti. La storia dell’arte greca viene suddivisa in quattro periodi principali: il periodo di formazione o geometrico (dal XII alla metà dell’VIII secolo a.C.), il periodo arcaico (dal VII secolo a.C. al 480 a.C.), il periodo classico (dal 490 al 323 a.C. diviso in stili severo, maturo, ricco e tardo) e infine il periodo ellenistico (dal 323 al 31 a.C.). Il nucleo di questa evoluzione sociale e politica è la nascita della “polis” durante il periodo di formazione, stimolata dall’invasione dorica del Peloponneso e dai conseguenti sconvolgimenti socio-economici. La “polis” non rappresenta solo un modello urbano, ma una vera e propria organizzazione civile fondata su una fitta rete di relazioni. Dal punto di vista strutturale, essa si compone di diverse parti collegate: l’acropoli, situata sulla sommità di un colle, che costituisce il centro ideale, sacro e simbolico della comunità; l’asty, ovvero la città bassa circondata da mura dove si sviluppano le abitazioni e la vita quotidiana; l’agorà, la piazza principale e cuore politico ed economico in cui si tiene il mercato e si riuniscono i cittadini liberi; infine la chora, il territorio circostante coltivato e suddiviso in villaggi agricoli denominati komai, che garantisce il sostentamento. In questa fase si assiste al superamento del potere assoluto di un unico capo a favore di un concetto di bene comune condiviso dai cittadini, mentre l’architettura domestica abbandona la monumentalità dei palazzi cretesi-micenei per adottare strutture più semplici, come capanne rettangolari o absidate in pietra, mattoni crudi, legno e paglia. Nel medesimo periodo di formazione, si sviluppa la produzione di arte vascolare, che sopperisce alla mancanza di testimonianze dirette di pittura parietale. Questa produzione si fonda sull’uso di motivi geometrici astratti di estrema precisione come rombi, cerchi, quadrati, losanghe, svastiche, greche e meandri, elementi che non richiamano la natura ma esprimono forme geometriche ideali. L’artigianato fittile assume un ruolo centrale grazie alla grande disponibilità e lavorabilità dell’argilla, e il vasellame viene impiegato sia per scopi quotidiani (contenere liquidi o solidi) sia per scopi rituali e banchetti. I vasi più antichi risalgono ai secoli X e IX a.C. e rientrano nello stile proto-geometrico, caratterizzato da decorazioni essenziali che esaltano la forma del manufatto. La gamma di vasi greci si diversifica notevolmente in base alla funzione, includendo piccoli contenitori per unguenti e profumi come l’aryballos e l’alabastron, recipienti per versare liquidi come l’oinochoe e l’olpe, coppe da vino come il kylix e lo skyphos, e grandi contenitori per la conservazione come l’anfora, il pelike e lo stamnos. Per la miscelazione di acqua e vino si usavano invece i crateri, mentre l’idria serviva al trasporto dell’acqua e il pyxis alla custodia di gioielli o cosmetici. Nelle fasi più mature del periodo geometrico, in particolare a partire dall’VIII secolo a.C., si assiste a un’evoluzione monumentale legata ai riti funerari. Invece della cremazione, i defunti vengono spesso interrati all’interno di tombe a tumulazione protette da lastre di pietra, sopra le quali vengono posizionate enormi anfore (per le donne) o crateri (per gli uomini) con la funzione di segnacolo tombale. Un esempio celebre è l’Anfora del lamento funebre proveniente dalla necropoli del Dipylon ad Atene, risalente a circa il 760-750 a.C. Questo immenso vaso presenta una superficie interamente ricoperta da cinquantasei fasce decorative parallele a motivi geometrici realizzate con vernice nera lucida su fondo rossastro. Nella parte centrale, all’altezza delle anse, è inserito un registro figurato che descrive il rito della “prothesis” ovvero l’esposizione del defunto sul catafalco, circondato da figure piangenti maschili e femminili in posizioni simmetriche con le mani portate alla testa. La rappresentazione umana e animale in questo periodo risente della stessa astrazione geometrica dei motivi decorativi: i corpi sono ridotti a silhouette elementari composte da triangoli per il busto e cerchi per la testa, privi di volume e schiacciati su un unico piano prospettico. Infine, anche i motivi animali, come le file di cervi intenti a pascolare sul collo del vaso, mostrano una chiara ispirazione orientale e una forte semplificazione formale. Gli animali, tutti uguali e speculari, fungono da pura ripetizione ritmica e astratta anziché da immagini autonome. Parallelamente a questa evoluzione stilistica e al superamento dei secoli bui, la civiltà greca inizia a erigere le sue prime grandi strutture monumentali in pietra nei territori coloniali della Magna Grecia.  Ed eccoci arrivati alla fine cari artisti e artiste, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per andare alla scoperta di altre grandi civiltà. P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)

La Benevento segreta, Sapori di Corte e il liquore Strega Alberti: un punto d’incontro tra storia e gusto

  Benevento e l’Irpinia, due territori che esprimono una straordinaria sintesi tra cultura, paesaggi e tradizioni produttive   Il progetto Exempla – Il saper fare campano è un format ideato dalla Regione Campania per promuovere e valorizzare l’artigianato artistico, l’identità culturale del fare e le eccellenze produttive del territorio. Curato dall’Agenzia Campania Turismo, prevede itinerari tematici provinciali ed esposizioni collegate al FUNT (Fondo Unico Nazionale per il Turismo ) che sostiene direttamente la promozione, l’accessibilità e la competitività dell’intera regione, con l’intento di favorire la creazione di nuove proposte di turismo esperienziale e sostenere la promozione integrata dei territori campani. Cinque itinerari culturali che attraversano territori, comunità e identità che trasformano l’artigianato in racconto culturale e chiave di lettura della regione  in cui il patrimonio artigianale consente l’accesso ai luoghi. Botteghe come spazi di conoscenza, artigiani interpreti di una tradizione in continua evoluzione, itinerari come occasione di incontro con l’identità più autentica della regione Campania, in una geografia culturale che attraversa la costa, le aree interne e i paesaggi rurali, luoghi e produzioni d’eccellenza. Tra le pietre miliari del percorso emergono Benevento e l’Irpinia. Il viaggio a Benevento assume i contorni di un racconto che intreccia storia, leggenda e manifattura. Il percorso dedicato a “Ceramica e liquori tra storia e leggenda” accompagna il visitatore alla scoperta di una centro in cui la dimensione narrativa si lega profondamente all’identità culturale. Nella città sannita una piccola perla invita gli ospiti a vivere un percorso dove il cibo diventa occasione di condivisione e scoperta.   Sapori di Corte il salotto del gusto Beneventano: dove la cucina si fa confidenziale Nel centro storico di Benevento, quasi nascosta nelle stradine antiche, vi è la più piccola osteria della città sannita: Sapori di Corte, che  si distingue per una proposta culinaria che affonda le radici nella tradizione campana e sannita. A pochi metri dal conservatorio di musica Nicola Sala e dalla chiesa di Santa Sofia, patrimonio dell’umanità UNESCO. Ogni piatto nasce dall’equilibrio tra ricette tramandate nel tempo e una presentazione curata, senza mai perdere il legame con i sapori autentici del territorio. Lorenzo Tufo, utilizza nelle sue ricette di qualità prodotti stagionali e del territorio, un giovane chef che valorizza la tradizione sannita con la sua cucina che racconta una Benevento autentica. Questa attenzione permette di valorizzare le eccellenze locali e di proporre una cucina che segue il ritmo naturale delle stagioni. Ogni preparazione nasce dall’idea che semplicità e qualità possano convivere, lasciando parlare il sapore degli ingredienti senza eccessive elaborazioni. L’atmosfera dell’osteria invita gli ospiti a vivere un percorso fatto di giovialità, dove il cibo diventa occasione di condivisione e scoperta.   Lorenzo così presenta la sua perla del gusto: ≪L’osteria  ha compiuto 10 anni e siamo felici di aver tagliato questo piccolo traguardo. Cerchiamo di sintetizzare la cucina sannita con i nostri prodotti del territorio e li completiamo con la proposta reinterpretata di baccalà che appartiene alla tradizione campana. Cerchiamo di valorizzare il meglio dei prodotti sanniti che consentono una grande scelta fra formaggi, salumi e ottime carni del territorio. E, come dico sempre,  non è un’eresia saltare da un piatto di terra a uno di baccalà, una cucina che si sposa e si può godere in tutte le sue sfaccettature. Siamo la più piccola osteria di Benevento, con venti posti, se ci stringiamo riusciamo a mettere qualche posticino in più. Nasciamo proprio nel cuore del centro storico, a poca distanza dall’Arco di Traiano≫. Benevento è una città in evoluzione, tra due anni saranno terminati i lavori di  riqualificazione urbana e verranno rinnovati gli spazi pubblici per migliorarne la vivibilità e l’estetica, si avrà una città trasformata, nel frattempo una passeggiata a Benevento va fatta. ≪ Noi vogliamo essere pronti per quando ci sarà la nuova Benevento – continua Lorenzo –  la aspettiamo da sempre. Benevento è una città storicamente millenaria che vogliamo far visitare, non ci dimentichiamo che è  caratterizzata dalla leggenda delle streghe, da cui trae il suo fascino. La città deve avere solo i giusti spazi, le giuste attrazioni per le persone e penso che è una città che può dare tanto dal punto di vista turistico≫.   Il ristorante è piccolo ma con clienti famosi come Clementino che è un amico di Benevento perché ha la mamma beneventana. ≪Abbiamo tanti ospiti speciali, che ci fa piacere quando ci vengono a trovare. Riconoscono il nostro locale come un locale intimo, dove poter  trascorrere una giornata in serenità ≫ precisa Lorenzo Tufo.  Da imprenditore ha deciso di rimanere e non andare via come tanti altri: ≪ Ho avuto le mie esperienze fuori, la semplicità che può offrire una città come Benevento, può essere fatta vivere anche in altre situazioni. Oggi la mia base è questa, abbiamo deciso di restare, di puntare sul territorio, anche in maniera testarda. Oggi si crede di trovare fortuna fuori da casa propria, ma  in verità ritengo che l’impegno, la dedizione, la costanza,  premiano sempre≫. Autenticità, dedizione e qualità possano ancora fare la differenza nel mondo della ristorazione che evolve continuamente, ma i valori che guidano Lorenzo Tufo rimangono gli stessi: rispetto della tradizione, ricerca della qualità e desiderio di migliorarsi ogni giorno. L’obiettivo è continuare a promuovere la cultura gastronomica beneventana, offrendo una cucina capace di emozionare sia chi visita il territorio per la prima volta sia chi vi ritorna alla ricerca dei sapori di casa.   Il viaggio continua, l’itinerario di  Exempla costruisce un racconto che va  oltre la valorizzazione delle eccellenze produttive. Ceramica, Liquore Strega, maioliche e paesaggi diventano elementi di una narrazione più ampia, dove patrimonio materiale e immateriale contribuiscono a definire il volto di una Campania ricca di storia, creatività e identità.   L’Alchimia del Sannio: viaggio nello stabilimento del Liquore Strega dove il tempo profuma di erbe e la formula segreta  Alberti incontra il mito delle Janare Le janare, sacerdotesse di Diana, come vengono chiamate le streghe di Benevento,  celebravano i loro riti legati alla terra intorno al leggendario Noce di Benevento, raccogliendo erbe spontanee nelle notti di luna piena per farne unguenti e pozioni. L’alchimia degli Alberti, produttori del liquore Strega, riproduce in chiave scientifica quel legame viscerale con la flora e i segreti della natura. Il mito più celebre delle streghe beneventane è quello del filtro d’amore, un legame eterno per chiunque lo bevesse. Una tappa della visita di Benevento è dedicata alla scoperta del celebre Liquore Strega, uno dei prodotti simbolo della città e del nostro Paese. L’impegno costante verso l’innovazione e la qualità ha permesso a Strega Alberti di conquistare una posizione di prestigio sul mercato internazionale, diventando un simbolo dell’eccellenza italiana. Conosciuto ovunque è fra i liquori più imitati, il museo aziendale custodisce oltre 400 bottiglie contraffatte provenienti da tutto il mondo, raccolte per raccontare la storia e il fascino dell’inimitabile liquore alle erbe. Etichette dai nomi assonanti, bottiglie che cercano di copiare il design originale e liquidi colorati artificialmente testimoniano quanto il marchio campano sia diventato, nei decenni, un simbolo globale del Made in Italy.   Fondato nel 1860, lo stabilimento Alberti produce il liquore utilizzando una miscela segreta custodita in cassaforte ideata da Carmine Vincenzo Alberti, l’attuale Presidente e Amministratore Delegato di Strega Alberti Benevento S.p.A. è l’ingegnere Giuseppe D’Avino, che – da vero appassionato della storia della sua famiglia –  alcune volte accompagna i gruppi a visitare lo stabilimento. Sono circa 75  le erbe e spezie della ricetta provenienti da tutto il mondo: la menta del Sannio, la cannella di Ceylon, l’iride fiorentino, il ginepro e, soprattutto, i preziosi stimmi di zafferano, ed è proprio quest’ultimo a donare al liquore quel caratteristico colore giallo oro che risplende nelle iconiche bottiglie. Questa spezia solare trasforma il liquido in un oro brillante e magnetico, catturando l’occhio del bevitore proprio come un antico sortilegio visivo. Le proporzioni esatte e la manipolazione delle spezie restano un segreto tramandato di generazione in generazione.   La magia delle Janare si basava  su formule segrete, tramandate solo a poche iniziate. Allo stesso modo, la formula del liquore è un segreto industriale gelosamente custodito. La visita allo stabilimento comprende: la storia della famiglia Alberti; il processo di infusione delle erbe aromatiche; la produzione del Liquore Strega; il ruolo del marchio nella storia industriale beneventana. Si potranno vedere gli antichi alambicchi di rame e il moderno rituale di trasformazione. Il prezioso liquore viene messo a riposo nei tini di rovere dove si compie la classica trasmutazione alchemica da elemento grezzo a quintessenza liquida. Il percorso della visita include anche le specialità dolciarie, come il torrone allo Strega, nato nel Secondo Dopoguerra. Lo stabilimento di Benevento non è solo un luogo di produzione, ma un vero e proprio epicentro culturale. Camminando tra i corridoi e le sale storiche si respira l’eco del Premio Strega, il riconoscimento letterario più prestigioso d’Italia nato nel 1947 per volontà di Guido Alberti e degli intellettuali Maria e Goffredo Bellonci. Nelle sale sono esposti i manifesti storici d’autore, firmati da maestri come il futurista Fortunato Depero che interpreta visivamente questa unione tra magia e modernità e che ha trasformato il mito esoterico delle Janare in un’icona geometrica, moderna e meccanica.                  

 San Giuseppe Vesuviano, il caso festa accelera: interrogazione al Viminale e pressing sul sindaco

Il caso della festa di compleanno a San Giuseppe Vesuviano si allarga. Dopo Gasparri, altri tre esponenti del centrodestra entrano in campo: interrogazione al Viminale, verifiche dell’Antimafia e richiesta di dimissioni del sindaco.
Il caso della festa di compleanno tenutasi a fine aprile in un locale di Napoli, alla quale avrebbero partecipato amministratori di San Giuseppe Vesuviano e parenti di esponenti del clan Fabbrocino, continua a generare ripercussioni a livello nazionale.
Il vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia, Mauro D’Attis di Forza Italia, ha confermato che gli uffici della Commissione, su mandato della presidente Chiara Colosimo, procederanno alle “necessarie verifiche su quanto sta accadendo al Comune di San Giuseppe Vesuviano”. La dichiarazione di D’Attis giunge a seguito della lettera inviata alla presidente Colosimo dal senatore Maurizio Gasparri, che aveva sollecitato un approfondimento sulle notizie riportate dalla stampa campana relative alla festa organizzata per il compleanno di un parente del vicesindaco Antonio Borriello.
Sulla questione  ritorna anche il segretario regionale di Forza Italia in Campania, Fulvio Martusciello, che  ha alzato ulteriormente il tono dello scontro politico, chiedendo apertamente le dimissioni del sindaco Michele Sepe:
“Il sindaco di San Giuseppe Vesuviano non ha più nulla da dire alla città. Prima si dimette e meglio è. Forza Italia chiede con forza le dimissioni di un sindaco che ha dimostrato tutta la sua incapacità di amministrare la città. Il degrado è sotto gli occhi di tutti. Sembra di vivere a Dacca e non in una città che un tempo veniva definita la Svizzera della provincia di Napoli. Le verifiche annunciate dalla Commissione parlamentare Antimafia su quanto sta accadendo nel Comune rappresentano un fatto di estrema rilevanza istituzionale. Per questo riteniamo che il sindaco debba fare un passo indietro: prima si dimette e meglio sarà per i cittadini di San Giuseppe Vesuviano”.

Premio Città delle Lucerne, Somma Vesuviana rende omaggio ai custodi della tradizione

Con una serata all’insegna della memoria, della riconoscenza e dell’identità cittadina si è aperto il cammino verso la Festa delle Lucerne 2026. Nel giardino della Casa del Popolo dell’Arci di Somma Vesuviana è stato infatti assegnato il “Premio Città delle Lucerne”, prologo dell’edizione della storica manifestazione che tornerà ad animare il Borgo Casamale il 3, 4 e 5 agosto 2026.

 

Un’occasione per rendere omaggio a coloro che, con impegno, passione e spirito di servizio, hanno contribuito a custodire e rilanciare una delle tradizioni più autentiche e rappresentative della città. A condurre la serata sono stati Barbara Miranda e Gerardo Iovino, dirigenti dell’Associazione Festa delle Lucerne, alla presenza della sindaca di Somma Vesuviana Silvia Svanera e di un pubblico numeroso e partecipe.

Nel corso dell’incontro è stato ricordato il valore storico e culturale della Festa delle Lucerne, manifestazione simbolo di Somma Vesuviana le cui origini si perdono nel tempo. Dopo un periodo di inattività, la festa fu rilanciata nel 1978 grazie all’iniziativa di un gruppo di volontari dell’Arci che, con determinazione e tenacia, riuscì a restituire alla comunità un patrimonio di tradizioni destinato a diventare motivo di orgoglio per l’intera città. Da allora l’evento si svolge con cadenza quadriennale, raccogliendo consensi sempre più ampi e contribuendo a far conoscere Somma Vesuviana ben oltre i confini nazionali.

Il Premio Città delle Lucerne nasce proprio con l’obiettivo di ricordare quel manipolo di uomini che ebbe il coraggio di credere nel rilancio della manifestazione e di riconoscere il contributo di quanti, nel tempo, ne hanno custodito lo spirito e i valori.

I riconoscimenti sono stati consegnati dalla sindaca Silvia Svanera e da Barbara Miranda ad Arcangelo Rianna, ingegnere; Luigi Jovino, giornalista e scrittore; e Giuseppe Martone, appassionato cultore delle tradizioni popolari.

Momento particolarmente intenso è stato quello dedicato ai premi alla memoria, conferiti alla moglie e ai figli di Felice D’Avino, ai figli e ai nipoti di Vincenzo Maiello e alla moglie ai figli e ai nipoti di Ciccio Salierno, indimenticabili protagonisti della storia della Festa delle Lucerne e delle tradizioni popolari di Somma Vesuviana. È stato bello e commovente vedere soprattutto i nipoti accogliere con grande affetto e orgoglio il riconoscimento tributato ai loro nonni, segno di un legame che attraversa le generazioni e che testimonia come la memoria e le radici continuino a vivere nelle famiglie e nella comunità.

Un riconoscimento speciale è stato inoltre assegnato alla Congrega di Santa Maria della Neve, al cui culto è storicamente dedicata la Festa delle Lucerne. Il premio è stato ritirato dal parroco della Collegiata, don Nicola De Sena, e da Fiore Di Palma.

La serata si è conclusa con il saluto del presidente dell’Associazione Festa delle Lucerne, Salvatore Della Pietra, che ha espresso parole di profonda gratitudine e sincera stima nei confronti di quanti, nel 1978, ebbero il coraggio e la determinazione di far rinascere la manifestazione, ponendo le basi del successo che ancora oggi la contraddistingue. Un ringraziamento esteso anche a tutti coloro che, nel corso degli anni, hanno continuato a custodirne lo spirito e i valori.

Torre Annunziata, ragazzini salvati dai bagnini al largo

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Una tragedia sfiorata a Torre Annunziata, dove due ragazzi hanno rischiato di non tornare a riva dopo che il vento li aveva spinti al largo

Con l’arrivo dell’estate e i sempre più frequenti bagni al mare è dietro l’angolo la possibilità di annegare se non si sta attenti a non allontanarsi troppo dalla riva.

In questo caso a Torre Annunziata, al Lido Azzurro, due adolescenti di 14 e 15 anni sono stati trascinati dal vento forte al largo dopo aver perso il salvagente, rischiando il peggio.

Stando ad una prima ricostruzione degli eventi, i due ragazzi si trovavano in acqua a fare il bagno quando una forte folata di vento ha spinto il loro salvagente sempre più lontano dalla riva.

I due ragazzini hanno nuotato per diversi metri, fino a stancarsi, nel vano tentativo di recuperarlo. Purtroppo il vento era troppo forte e ha continuato ad allontanare il galleggiante, lasciando in un forte stato di difficoltà e agitazione i minorenni.

I bagnini, una volta notata la situazione, si sono subito precipitati in acqua con una zattera di salvataggio a remi per portarli in salvo. Intanto i due ragazzi si erano allontanati l’uno dall’altro e infatti sono stati recuperati in due momenti differenti.

I ragazzi erano ormai a un centinaio di metri dalla riva e non erano in grado di rientrare autonomamente ma per fortuna la situazione si è risolta per il meglio, con il ritorno a riva dei ragazzini.

Acerra, scontro sulla discarica Curcio Sperduto: D’Onofrio respinge le accuse di conflitto di interessi

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Si infiamma il confronto politico ad Acerra sulla vicenda della discarica di Curcio Sperduto. Dopo le pesanti accuse lanciate dall’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo, che ha chiesto le dimissioni del presidente della Commissione Ambiente del Comune, Nicola D’Onofrio, arriva la replica del consigliere comunale, che respinge ogni addebito definendo le contestazioni «prive di qualsiasi fondamento».

«Non si fa politica raccontando bugie e infangando professionisti e famiglie», esordisce D’Onofrio. «Da tempo c’è chi, nel tentativo di ottenere visibilità e consenso, preferisce costruire accuse e ricostruzioni fantasiose invece di confrontarsi con i fatti».

Il caso nasce dalle dichiarazioni diffuse sui social da Cannavacciuolo, che sostiene l’esistenza di un presunto conflitto di interessi legato alle attività sulla discarica di Curcio Sperduto. Secondo l’ambientalista, la cooperativa incaricata dal proprietario del sito per seguire l’iter di bonifica vedrebbe tra i soci la madre del consigliere comunale e, di fatto, sarebbe proprio D’Onofrio a gestirne l’attività. Da qui la richiesta di dimissioni immediate dalla presidenza della Commissione Ambiente.

Il consigliere respinge con decisione questa ricostruzione. «Sul presunto conflitto di interessi è bene essere chiari: le insinuazioni diffuse sono totalmente prive di qualsiasi fondamento. Se qualcuno ritiene di avere prove di un illecito, le presenti nelle sedi competenti. Diversamente, continuare a lanciare accuse esclusivamente sui social significa scegliere la strada della diffamazione anziché quella della verità».

D’Onofrio chiarisce anche la natura del proprio incarico professionale: «Da professionista ho svolto un incarico di consulenza per un privato. Mai svolto attività per conto dell’Ente. Pertanto, il mio ruolo di consigliere comunale non ha alcun collegamento con l’attività professionale svolta».

Sulle analisi ambientali, inoltre, il presidente della Commissione Ambiente sottolinea che «i campionamenti sono stati effettuati in contraddittorio con l’ARPAC e le analisi del laboratorio incaricato hanno evidenziato valori persino più severi di quelli successivamente riscontrati dall’ARPAC. Questo dimostra che non vi era alcun interesse a minimizzare e che tutto l’iter è stato sottoposto ai controlli dell’unico ente pubblico competente».

Cannavacciuolo, dal canto suo, continua a sostenere che il ruolo istituzionale ricoperto da D’Onofrio sarebbe incompatibile con l’attività professionale collegata alla discarica. L’ambientalista ricorda inoltre la commissione del 13 gennaio scorso dedicata proprio a Curcio Sperduto, durante la quale, secondo la sua ricostruzione, il presidente avrebbe affermato che non fosse più necessario proseguire gli interventi di bonifica, circostanza contestata dallo stesso Cannavacciuolo.

La replica di D’Onofrio si conclude con un nuovo affondo: «La tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini è una questione troppo importante per essere piegata a campagne mediatiche costruite su insinuazioni, bugie e slogan. Le bugie possono fare rumore per qualche giorno. I fatti, invece, restano. E i fatti, come sempre, sono documentati».

Brusciano, nubifragio del 2 luglio: il sindaco chiede un tavolo istituzionale urgente

Riceviamo e pubblichiamo

Dopo il violento nubifragio che il 2 luglio scorso ha colpito Brusciano, provocando gravi allagamenti, danni ad abitazioni, attività commerciali e infrastrutture, l’Amministrazione comunale ha avviato un’azione istituzionale finalizzata ad affrontare in maniera strutturale le criticità del territorio.

Il sindaco Giacomo Romano ha infatti trasmesso una richiesta formale di incontro urgente al Ministro per la Protezione Civile, al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, alla Protezione Civile Nazionale, al Presidente della Regione Campania, alla Città Metropolitana di Napoli, all’Ente Idrico Campano, al Consorzio di Bonifica del Bacino del Volturno e, per conoscenza, al Prefetto di Napoli.

L’obiettivo è l’istituzione di un tavolo tecnico interistituzionale che consenta di affrontare definitivamente una problematica che va ben oltre i confini comunali e che investe l’intero assetto idrogeologico dell’area.

Nella nota, il primo cittadino evidenzia come il fenomeno meteorologico di eccezionale intensità abbia messo in luce, ancora una volta, la fragilità di un territorio caratterizzato da una particolare conformazione morfologica. Brusciano, infatti, rappresenta il naturale punto di raccolta delle acque meteoriche provenienti dalle aree sovrastanti del Monte Somma e dei comuni limitrofi, una condizione aggravata dalla presenza di infrastrutture che, durante gli eventi estremi, ostacolano il naturale deflusso delle acque.

«Non siamo di fronte a un’emergenza occasionale – sottolinea il sindaco Romano – ma a una criticità strutturale che richiede una risposta altrettanto strutturale. È necessario che tutte le istituzioni competenti siedano allo stesso tavolo per individuare soluzioni concrete, coordinate e definitive. La sicurezza dei cittadini non può essere affidata a interventi emergenziali ogni volta che il territorio viene colpito da eventi atmosferici sempre più intensi e frequenti.»

L’Amministrazione comunale ribadisce di essere stata fin dalle prime ore dell’emergenza accanto ai cittadini, con il coinvolgimento della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco, della Polizia Municipale e di tutti gli uffici comunali impegnati nelle operazioni di soccorso e di assistenza alle famiglie colpite.

Parallelamente alla gestione dell’emergenza, il Comune intende ora ottenere un confronto istituzionale che porti alla definizione di un piano organico di mitigazione del rischio idraulico, capace di prevenire il ripetersi di situazioni che mettono a repentaglio l’incolumità pubblica e arrecano ingenti danni al patrimonio pubblico e privato.

«Abbiamo il dovere – conclude il sindaco – di trasformare quanto accaduto in un punto di partenza. I cittadini meritano risposte, interventi e una strategia condivisa che guardi al futuro. Continueremo a fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità affinché nessuno venga lasciato solo e affinché Brusciano possa finalmente contare sulle opere e sugli interventi che questo territorio attende da troppo tempo.»

 

Napoli, scia di sangue infinita: 32enne ucciso in centro

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Una nuova sparatoria scuote Napoli e lascia un’altra vittima sull’asfalto. La tragedia si è consumata poco dopo la mezzanotte nell’area compresa tra piazza Volturno e corso Garibaldi, dove Alessandro Grivano, 32 anni, è stato raggiunto da alcuni proiettili che non gli hanno lasciato scampo. Le richieste di aiuto sono partite immediatamente dopo gli spari. Sul luogo dell’accaduto sono intervenuti i sanitari del 118, che hanno prestato le prime cure nel tentativo di rianimare il giovane. Ogni sforzo, tuttavia, si è rivelato inutile e il decesso è stato dichiarato poco dopo l’arrivo dei soccorritori. La scena è stata messa in sicurezza dalle forze dell’ordine, che hanno avviato gli accertamenti tecnici e raccolto i primi elementi investigativi. Gli specialisti stanno passando al setaccio ogni dettaglio, mentre vengono visionate le registrazioni delle telecamere presenti nella zona per individuare il percorso dell’assassino o di eventuali complici. Resta ancora da chiarire il contesto nel quale è maturato il delitto. Gli investigatori non escludono alcuna pista e stanno verificando se il 32enne possa essere stato bersaglio di un agguato organizzato oppure se la sparatoria sia nata da un episodio avvenuto poco prima. Il nuovo fatto di sangue riaccende i riflettori sulla zona di Porta Capuana, dove negli ultimi mesi si sono verificati diversi episodi di violenza. Tra questi anche un omicidio avvenuto a giugno e una rissa conclusasi con la morte di un uomo e il successivo arresto del presunto responsabile. L’ennesimo delitto alimenta il senso di insicurezza tra i residenti e gli operatori commerciali della zona, che chiedono un presidio costante del territorio. Le indagini proseguono senza sosta per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti, identificare l’autore dell’agguato e fare piena luce sul movente che ha portato all’omicidio.  

 Borrelli: “La mattanza non si ferma. Piantedosi venga con numeri certi, non con promesse”

Un uomo di 33 anni, ritenuto dagli investigatori vicino agli ambienti del clan Contini, è stato ucciso nella notte tra giovedì e venerdì a colpi di pistola in piazza Volturno, zona Porta Capuana. L’omicidio avviene a meno di ventiquattr’ore dal flashmob organizzato dal deputato di Alleanza Verdi Sinistra Francesco Emilio Borrelli e dalla Rete per la Sicurezza dei Minori in piazzetta Montesanto, dove tanti cittadini, commercianti e rappresentanti istituzionali sono scesi in piazza per dire basta alla criminalità, dopo le immagini virali di un uomo che imbracciava un kalashnikov in pieno giorno.

“La mattanza non si ferma. La manifestazione di ieri è stata un segnale importante, ma chi pensa che basti si sbaglia. La battaglia della Napoli civile, perbene e a difesa della legalità contro quella dei criminali è ancora in corso ed è ancora lungi dall’essere vinta. Serve un risveglio civile da parte di tutta la cittadinanza, e al contempo occorre che lo Stato faccia la propria parte in modo concreto e misurabile. Chiediamo con forza un aumento immediato del personale delle forze dell’ordine in tutte le zone della città, a partire da quelle a più alto rischio. Mercoledì il ministro Piantedosi sarà a Napoli: lo aspettiamo con numeri certi sulle assunzioni e sui presidi, non con le solite promesse. I napoletani non meritano parole, meritano sicurezza”, ha dichiarato Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi Sinistra.

La follia di colpire chi è in bici o in moto non può diventare normalità

Da San Gennaro Vesuviano  a Pompei  al Giro d’Italia, cresce una deriva pericolosa fatta di aggressioni gratuite contro chi viaggia su due ruote. Non sono bravate, ma atti di violenza da condannare senza attenuanti.   C’è una nuova forma di violenza che inquieta e che, purtroppo, sembra affacciarsi con sempre maggiore frequenza anche nel nostro territorio. Una violenza improvvisa, gratuita, inspiegabile. Un calcio, una spinta, una manata sferrata contro chi sta semplicemente percorrendo la strada in bicicletta o in moto. Non una lite. Non una reazione a una provocazione. Solo l’aggressione fine a sé stessa. Il caso che nelle scorse settimane ha profondamente scosso l’area vesuviana è quello di San Gennaro Vesuviano, dove un cittadino di origine bengalese, mentre pedalava tranquillamente lungo la carreggiata, è stato colpito con violenza e scaraventato a terra. Un gesto vile, compiuto ai danni di una persona inerme, che ha suscitato indignazione trasversale tra cittadini, istituzioni e opinione pubblica. Un caso analogo pochi giorni fa a Pompei, dove due giovani in scooter hanno spintonato un ciclista di 80 anni contro un’auto. Appena poche settimane fa, durante la tappa Paestum–Napoli del Giro d’Italia 2026, si è sfiorata la tragedia nel Nolano, tra San Vitaliano e Marigliano, quando due giovani di 19 e 20 anni hanno tentato deliberatamente di colpire i corridori lanciati a oltre cinquanta chilometri orari. Bastava un impatto pieno per provocare una caduta a catena con conseguenze potenzialmente drammatiche. I due sono stati identificati e denunciati dalle forze dell’ordine. Ma il punto oggi va oltre i singoli episodi. La vera domanda è: cosa sta succedendo? Perché qualcuno dovrebbe trovare naturale colpire chi è in equilibrio su due ruote? Perché mettere deliberatamente a rischio l’incolumità di un’altra persona? Dietro questi gesti sembra emergere una pericolosa miscela di aggressività, emulazione e totale perdita del senso del limite. Come se il corpo dell’altro non fosse più percepito come vulnerabile, come se il dolore e il pericolo diventassero dettagli irrilevanti. E invece irrilevanti non sono affatto. Chiunque vada in bicicletta, in scooter o in moto conosce la fragilità dell’equilibrio su due ruote. Basta una minima spinta, una distrazione di pochi istanti, un urto improvviso, per trasformare una giornata normale in tragedia. Un calcio sferrato “per scherzo” può provocare traumi gravissimi, invalidità permanenti o persino la morte. Per questo è necessario chiamare le cose con il loro nome. Non sono bravate. Non sono ragazzate. Non sono scherzi. Sono atti di violenza. E come tali vanno condannati, senza giustificazioni sociologiche di comodo. Perché minimizzare è il primo passo verso la normalizzazione. Il territorio vesuviano, già segnato da problemi complessi sul piano sociale e urbano, non può permettersi che atteggiamenti simili attecchiscano tra i più giovani. Serve una risposta netta da parte di famiglie, scuole, istituzioni e comunità educanti. Il rispetto dell’altro si misura soprattutto nel riconoscimento della sua fragilità. Colpire chi è più esposto, chi è più vulnerabile, chi in strada ha meno protezioni, non è solo segno di inciviltà: è il sintomo di un impoverimento culturale e umano che dovrebbe preoccupare tutti. Perché una società inizia a smarrirsi quando smette di indignarsi davanti alla crudeltà gratuita. E oggi, davanti a questa deriva, indignarsi non basta più: bisogna fermarla.

Andrea Mazzucchi è il nuovo rettore della Federico II

Il professore di Filologia italiana e dantesca guiderà l’ateneo napoletano per il sessennio 2026-2032. Succede a Matteo Lorito alla guida della più antica università laica del mondo.     NAPOLI – L’Università degli Studi di Napoli Federico II ha il suo nuovo rettore. È Andrea Mazzucchi, professore ordinario di Filologia della letteratura italiana e di Filologia dantesca, nonché direttore del Dipartimento di Studi Umanistici, eletto alla guida dell’ateneo federiciano per il mandato 2026-2032. Succede a Matteo Lorito, chiudendo una tornata elettorale particolarmente significativa per il futuro della principale istituzione universitaria del Mezzogiorno. L’elezione è maturata già al primo turno, segno di un consenso ampio e trasversale all’interno della comunità accademica. Mazzucchi ha superato gli altri candidati, Santolo Meo e Alessandro Pezzella, ottenendo la maggioranza assoluta delle preferenze tra docenti, ricercatori, rappresentanti degli studenti e personale tecnico-amministrativo. Secondo i dati emersi dallo scrutinio, il nuovo rettore ha raccolto oltre il 70% dei voti espressi, un risultato che ha reso immediatamente chiaro l’esito della consultazione. Studioso di riconosciuto prestigio nazionale e internazionale, Andrea Mazzucchi è considerato uno dei più autorevoli esperti di Dante Alighieri e della tradizione letteraria italiana medievale. Nato a Bari ma da anni profondamente legato a Napoli e alla Federico II, ha costruito la propria carriera accademica all’interno dell’ateneo partenopeo, ricoprendo nel tempo incarichi di crescente responsabilità, dal Senato Accademico alla presidenza della Scuola di Scienze Umane e Sociali, fino alla direzione del Dipartimento di Studi Umanistici. La sua elezione arriva in una fase cruciale per l’università napoletana, chiamata a confrontarsi con sfide decisive: innovazione didattica, internazionalizzazione, potenziamento della ricerca, rapporto con il territorio e capacità di attrarre nuovi talenti in un sistema universitario sempre più competitivo. La Federico II, fondata nel 1224 dall’imperatore Federico II di Svevia, non è soltanto uno dei principali poli accademici italiani, ma rappresenta un presidio strategico per lo sviluppo culturale, scientifico ed economico dell’intero Sud Italia. Con decine di migliaia di studenti, numerosi dipartimenti d’eccellenza e una crescente proiezione internazionale, l’ateneo resta un punto di riferimento per intere generazioni. La nomina di Mazzucchi assume anche un valore simbolico importante: alla guida della storica università arriva infatti un esponente dell’area umanistica, in un momento storico in cui il dibattito pubblico è sempre più attraversato dal rapporto tra sapere scientifico, cultura classica e trasformazioni digitali. Nei prossimi sei anni, il nuovo rettore sarà chiamato a coniugare tradizione e innovazione, custodendo l’identità storica della Federico II e, allo stesso tempo, proiettandola verso le sfide del futuro. Per Napoli e per il Mezzogiorno si apre così una nuova stagione accademica, affidata a una figura che unisce autorevolezza scientifica, esperienza istituzionale e profonda conoscenza della comunità universitaria.