TIN diventa “TINy Sannazzaro”: esplode il dibattito sul destino del Teatro Instabile Napoli

Dopo la scomparsa di Gianni Sallustro, il cambio di nome e la nuova direzione artistica accendono il malcontento di allievi e storici frequentatori: “Non era solo un teatro, era un’idea”.     NAPOLI – Non è soltanto un cambio di insegna. Per molti, è una frattura simbolica. La presentazione della nuova stagione teatrale del Sannazzaro, con l’annuncio della nascita del “TINy Sannazzaro”, ha acceso un acceso dibattito nel mondo culturale napoletano e, soprattutto, tra quanti hanno vissuto per anni il Teatro Instabile Napoli come casa artistica, laboratorio creativo e presidio di ricerca indipendente. La questione esplode a poco più di due mesi dalla morte improvvisa di Gianni Sallustro, scomparso lo scorso 20 aprile. Attore, regista, formatore e fondatore dell’Accademia Vesuviana del Cinema e del Teatro, Sallustro negli ultimi anni era stato il volto e l’anima del TIN, raccogliendo l’eredità spirituale di Michele Del Grosso, storico fondatore del Teatro Instabile. È importante chiarire un aspetto spesso frainteso: il TIN non era di proprietà di Gianni Sallustro. La struttura era infatti in concessione, poiché la titolarità burocratica restava legata all’unico erede di Del Grosso. Eppure, al di là degli aspetti formali, per il pubblico e per gli allievi Gianni rappresentava la continuità naturale di quel progetto culturale. Dopo la sua scomparsa, la domanda è diventata inevitabile: che ne sarà del TIN? Già il 21 giugno, durante la serata commemorativa dedicata a Sallustro all’interno dello stesso teatro, si rincorrevano indiscrezioni su un possibile passaggio di gestione ai direttori del Teatro Sannazzaro. La conferma è arrivata con la presentazione ufficiale della nuova stagione 2026/2027. Ma più ancora del cambio gestionale, a ferire molti è stato il nuovo nome scelto per lo spazio: TINy Sannazzaro. Per gli ex allievi e per chi ha vissuto il teatro dall’interno, quel “TINy” suona come una banalizzazione di una sigla che non è mai stata un semplice acronimo. “Il TIN non è mai stato solo un’insegna sulla porta”, scrive uno storico allievo di Sallustro. “Era un’idea, un modo di fare arte libera, indipendente e instabile”. Ed è proprio qui il cuore della polemica. Il Teatro Instabile Napoli non nacque come contenitore di spettacoli, ma come spazio radicale di sperimentazione. Michele Del Grosso lo costruì come luogo di resistenza culturale, capace di ospitare esperienze che hanno segnato la storia del teatro di ricerca italiano e internazionale. Dal Living Theatre all’Open Theatre, passando per rassegne, performance interdisciplinari, concerti e laboratori, il TIN ha rappresentato per decenni un’anomalia preziosa nel panorama teatrale cittadino. Gianni Sallustro aveva ereditato quello spirito, mantenendo viva una vocazione precisa: fare del teatro un luogo di formazione, scoperta e libertà espressiva. Non un cartellone commerciale, ma un organismo vivo, aperto al rischio artistico. Ed è proprio la nuova proposta culturale a suscitare perplessità. Diversi ex frequentatori evidenziano una forte distanza tra la programmazione appena annunciata e l’identità storica del TIN. Non si tratta di contestare la qualità artistica degli spettacoli in cartellone, ma di interrogarsi sulla loro coerenza con la natura originaria dello spazio. Sul fondo resta anche una riflessione più ampia. Il Teatro Sannazzaro, oggi sostenuto dal Ministero della Cultura, può contare su finanziamenti pubblici importanti. Una condizione che Michele Del Grosso prima e Gianni Sallustro poi non hanno mai avuto. Il TIN è sopravvissuto per anni grazie a sacrifici personali, ostinazione e passione. Ed è forse questo il nodo emotivo più profondo del dibattito. Per molti, il timore non è il cambiamento in sé, ma che si perda la memoria di ciò che quel luogo è stato. Il futuro del teatro è ancora tutto da scrivere. Ma una cosa appare chiara: il dibattito di queste ore non riguarda soltanto un cartellone o un nome. Riguarda il significato stesso della parola eredità. Perché alcuni luoghi culturali, prima di essere spazi fisici, diventano comunità. E quando una comunità percepisce che la propria storia rischia di essere ridotta a marchio o formula comunicativa, la reazione diventa inevitabile. Il TIN, per chi lo ha abitato davvero, non è mai stato piccolo. E forse è proprio questo che oggi molti chiedono di non dimenticare.  

Marigliano, stretta sui cantieri dei sottoservizi: fioccano sanzioni e sequestri

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  Si intensificano i controlli della Polizia Locale di Marigliano sui cantieri dei sottoservizi presenti sul territorio comunale. Dopo una fase di sospensione, il Comando ha riattivato le verifiche sulle attività in corso, con particolare attenzione al rispetto delle norme di sicurezza lungo le strade cittadine.   Nel corso degli ultimi accertamenti, gli agenti hanno concentrato la propria attività sui cantieri riconducibili a FiberCop. A seguito delle ispezioni sono state contestate violazioni per un importo complessivo di 2.000 euro. Secondo quanto emerso, in diversi punti i cantieri sarebbero stati lasciati privi delle necessarie misure di sicurezza e della segnaletica prevista, creando potenziali rischi per automobilisti e pedoni.   L’intervento della Polizia Locale ha comportato l’immediato ripristino delle condizioni di sicurezza, imponendo alla società di provvedere senza ritardo all’adeguamento delle aree interessate dalle lavorazioni.   Il comandante della Polizia Locale, Nacar, ha annunciato che l’attività di controllo proseguirà anche nelle prossime settimane. In particolare, l’attenzione si sposterà sulle ditte incaricate della posa dei chiusini stradali. L’obiettivo è verificare la conformità dei materiali utilizzati dopo alcuni esposti presentati da cittadini che hanno segnalato la presenza di chiusini particolarmente rumorosi al passaggio dei veicoli, circostanza che potrebbe essere riconducibile all’impiego di leghe non conformi agli standard previsti.   Parallelamente continua anche l’attività sul fronte dell’abusivismo edilizio. La Procura della Repubblica di Nola ha infatti convalidato il sequestro della lottizzazione abusiva di via San Francesco, già eseguito nei giorni scorsi. Il provvedimento conferma la fondatezza degli accertamenti effettuati e consente di proseguire le indagini per chiarire eventuali responsabilità nell’ambito della vicenda.   L’azione della Polizia Locale punta così a rafforzare il presidio del territorio, intervenendo sia sulla sicurezza dei cantieri stradali sia sul contrasto agli illeciti urbanistici, con verifiche che proseguiranno anche nei prossimi giorni.

Acerra, parte Casa Riformista. L’asse con Progressisti Democratici: “Centrosinistra si rafforza”

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Riceviamo e pubblichiamo A nome di Progressisti Democratici Acerra rivolgo i più sinceri auguri a Casa Riformista Acerra per l’avvio del suo percorso politico e associativo. La nascita di una nuova realtà che intende contribuire al dibattito pubblico rappresenta sempre una buona notizia per la nostra comunità. In una fase in cui Acerra ha bisogno di idee, competenze e di una visione capace di affrontare le tante sfide che interessano la città, ogni interlocuzione che favorisca il dialogo democratico costituisce un valore aggiunto. Siamo convinti che, nel solco dei valori del centrosinistra, possano svilupparsi occasioni di confronto e di collaborazione su temi concreti: dalla tutela dell’ambiente alla qualità dei servizi pubblici, dal lavoro alle politiche sociali, dalla rigenerazione urbana alla valorizzazione delle energie migliori del nostro territorio. Pur nella piena autonomia delle rispettive esperienze politiche, auspichiamo che possano nascere sinergie fondate su idee, proposte e obiettivi condivisi, con l’unico interesse di costruire un’alternativa credibile, seria e progressista alle politiche delle destre, mettendo al centro i bisogni dei cittadini e il futuro di Acerra. Ai dirigenti, agli iscritti e ai simpatizzanti di Casa Riformista Acerra rivolgiamo i nostri migliori auguri di buon lavoro, nella convinzione che il confronto tra le forze democratiche progressiste e riformiste possa contribuire a rafforzare un progetto politico capace di offrire alla città una prospettiva di crescita, giustizia sociale e buona amministrazione. Domenico Riemma Segretario Progressisti Democratici Acerra

Comunale e Di Napoli a “La Gioia”, show solidale per il Santobono

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Al via “La Gioia — Summer Edition 2026”: spettacolo e solidarietà con Comunale e Di Napoli favore della Fondazione Santobono Pausilipon Finalmente svelato l’intero cast de La Gioia — Summer Edition 2026. Mercoledì 8 luglio 2026, a partire dalle ore 21.00, le esclusive cornici di **Culto* e *Playa Luna* ospiteranno la terza attesissima edizione dell’evento che, per la primissima volta nella sua storia, si presenta al pubblico in un’inedita e fresca versione estiva. La manifestazione nasce con il nobile obiettivo di fondere comicità, musica, grande intrattenimento e partecipazione attiva in un unico grande abbraccio solidale. Anche per questo appuntamento, infatti, *parte dell’introito della serata sarà interamente devoluta in beneficenza alla Fondazione Santobono Pausilipon*, a sostegno dei progetti dedicati ai piccoli pazienti. Il palcoscenico vedrà alternarsi una straordinaria line-up di artisti di primo piano, pronti a regalare una serata indimenticabile: Vincenzo Comunale, Federico Di Napoli, Peppe Ventura, Raffaele Nolli, Paolo Cerrone, Mary Cioffi, Justintime, Caiano, Pako Capuano, Sarra e Christian Key. Ad impreziosire ulteriormente il programma ci saranno la partecipazione speciale di Saranno Campioni e l’assegnazione del premio speciale allo scrittore Saverio Ferrara. Un’iniziativa così ambiziosa prende vita anche grazie a una fitta e virtuosa rete di collaborazioni commerciali e realtà del territorio che hanno scelto di sposare la causa. Tra i sostenitori ufficiali dell’evento si ringraziano il Gruppo Autoscala, R&S Parrucchieri, Pump Club, Aeffe S.p.A. e la realtà retail Offside, attiva sulle piazze di Giugliano, Pozzuoli e Napoli. Il supporto mediatico e logistico è garantito da Teleclubitalia, Pizzeria Ferrigno, LCH Hotel, Liccardi Express Courier e De Gasperi Bistrot. Contribuiscono in modo fondamentale al successo della serata anche OMC, Kiwi Viaggi, Cervo Arredamenti, Espresso – Viaggio nei sapori di Napoli, Solidarity Group, il gruppo Podistica e il raduno harley Brotherhorder. L’appuntamento è quindi per mercoledì 8 luglio alle ore 21.00 presso Culto e Playa Luna, per dimostrare ancora una volta che… La BENEFICENZA si fa… Insieme

Muore dopo un intervento chirurgico: aperta un’inchiesta sulla morte della studentessa di 24 anni

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Doveva essere un intervento programmato, ma si è trasformato in una tragedia. La Procura e la Polizia di Stato stanno facendo luce sulla morte di una studentessa di 24 anni di Afragola, Francesca Antonia Tucci deceduta all’alba di ieri all’ospedale Cardarelli di Napoli dopo un’operazione chirurgica e un successivo peggioramento delle sue condizioni.

L’indagine è scattata dopo la denuncia presentata dai familiari della giovane, che chiedono di accertare cosa sia accaduto durante il ricovero e se vi siano eventuali responsabilità. Gli agenti del commissariato Arenella hanno già avviato gli accertamenti, mentre la salma è stata sequestrata, così come la cartella clinica e tutta la documentazione sanitaria che sarà esaminata nell’ambito dell’inchiesta.

La giovane era stata ricoverata il 29 giugno per sottoporsi a un intervento chirurgico all’intestino in regime intramoenia. L’operazione, eseguita in laparoscopia, era terminata in serata senza apparenti criticità. Dopo il rientro nel reparto, però, il quadro clinico è improvvisamente peggiorato rendendo necessario un secondo intervento d’urgenza e il trasferimento nel reparto di Rianimazione. Nonostante i tentativi dei medici, la 24enne è deceduta poche ore dopo.

Secondo il racconto dei familiari, la ragazza avrebbe iniziato ad accusare fortissimi dolori subito dopo il primo intervento. «Vogliamo solo conoscere la verità», hanno dichiarato i parenti, spiegando che la giovane conduceva una vita normale e che l’operazione, inizialmente, non era stata descritta come urgente, tanto da poter essere rinviata anche di alcuni mesi.

La vittima frequentava la facoltà di Giurisprudenza dell’Università Parthenope ed era molto conosciuta ad Afragola. Amici e parenti la ricordano come una ragazza piena di entusiasmo, sempre sorridente e con tanti progetti per il futuro.

Nel frattempo l’Azienda ospedaliera Cardarelli ha espresso vicinanza alla famiglia e ha annunciato l’apertura di un’indagine interna secondo i protocolli previsti dal Ministero della Salute. L’ospedale ha precisato che la paziente era affetta da una complessa patologia congenita e che, dopo il primo intervento, si erano manifestate gravi complicanze post-operatorie che avevano reso indispensabile un nuovo intervento chirurgico, risultato purtroppo insufficiente a salvarle la vita.

L’inchiesta dovrà ora chiarire se il decesso sia stato provocato da complicanze imprevedibili oppure se vi siano state eventuali omissioni o ritardi nelle cure. Gli esiti degli accertamenti medico-legali e dell’eventuale autopsia saranno determinanti per ricostruire con precisione le ultime ore della giovane e fare piena luce sulla vicenda.

San Giuseppe Vesuviano, il “caso” della festa finisce in Parlamento

Dopo le dimissioni del vicesindaco, Gasparri scrive alla Commissione Antimafia. Martusciello rincara: “Il sindaco si dimetta”
La vicenda della festa organizzata a fine aprile a San Giuseppe Vesuviano, alla quale secondo quanto riportato dalla stampa avrebbero preso parte esponenti dell’amministrazione comunale e famiglie legate alla criminalità organizzata locale, continua a tenere banco a livello politico, arrivando fino alle aule parlamentari.
La lettera di Gasparri alla Commissione Antimafia
Il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, componente della Commissione parlamentare Antimafia, ha scritto alla presidente della Commissione, Chiara Colosimo, per segnalare quanto riportato dai principali organi di stampa campani sul Comune vesuviano.
Nella missiva, Gasparri sottolinea che i fatti “vanno verificati dalle autorità competenti”, ricordando che San Giuseppe Vesuviano è un Comune già sciolto due volte per infiltrazioni camorristiche. Il senatore riferisce che, secondo le ricostruzioni giornalistiche, alla festa avrebbero partecipato il sindaco, la giunta comunale e famiglie della zona riconducibili al clan Fabbrocino. Nei giorni successivi all’evento, il vicesindaco, indicato come il “festeggiato”, ha rassegnato le dimissioni.
“Ritengo urgente che la Commissione valuti quanto riportato dalla stampa, anche per eventuali iniziative che possano contribuire alla difesa della legalità nel Comune di San Giuseppe Vesuviano”, ha scritto Gasparri nella lettera.
La posizione di Martusciello
Sulla stessa vicenda è intervenuto anche Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia in Campania, che ha definito l’episodio “solo l’ultimo di una serie” su cui, a suo avviso, “va acceso un faro da parte degli organi preposti”.
Martusciello ha collegato le dimissioni del vicesindaco alla pubblicazione della notizia, osservando come anche il sindaco abbia successivamente perso la maggioranza in consiglio comunale. “Vogliamo avere risposte. E la risposta migliore sono le dimissioni del sindaco”, ha concluso il coordinatore azzurro in Campania.
Al momento non risultano repliche ufficiali da parte del sindaco di San Giuseppe Vesuviano né dell’amministrazione comunale rispetto alle dichiarazioni dei due esponenti di Forza Italia. La vicenda resta dunque aperta, in attesa di eventuali chiarimenti da parte diretta degli interessati e degli sviluppi in sede di Commissione parlamentare Antimafia.

Quando le macchine e Francesco Cirio portarono la rivoluzione nell’ industria della pasta

In una voluminosa cartella (ASN, Sotto- Prefettura di Castellammare, f. 163) trovai la descrizione analitica dell’industria della pasta tra Torre Annunziata e Gragnano nel 1878, e del difficile passaggio a nuovi metodi di produzione. Francesco Cirio venne dal Piemonte con un suo amico, Andrea Galliano, che aprì a Ottajano una distilleria di liquori diventata subito famosa. Nel 1878 il contrasto tra Cirio e i “fabbricanti” di Torre Annunziata provocò perfino un duello nell’osteria di Torre che apparteneva ai Setaro, anche essi importanti produttori di “maccheroni”.   Le centinaia di persone impiegate nell’industria della pasta tra Torre e Gragnano  non solo fanno statistica, ma suggeriscono anche la forma di un mondo in cui la “ fabbrica della pasta “ riempie le strade di file interminabili di carri che portano grano e riportano indietro pastine e maccheroni, apre il porto alle navi americane, russe, turche, e l’intero territorio a mercanti e sensali lombardi, veneti, viennesi, moscoviti, e infine rimodella i sensi e la mente degli operai secondo le esigenze del  lavoro, secondo le forme di quell’evoluzionismo sociologico che proprio in quegli anni si cercava di trasformare in dottrina scientifica.   Se nell’industria dei profumi i “nasi “svolgono un compito fondamentale, in quella della pasta molto dipendeva dagli “occhi “e dal “tatto “di chi controllava, ancora con i sensi, la consistenza della semola, la morbidezza dell’impasto, il calibro e la trama dei maccheroni e il grado dell’essiccatura: a cui contribuivano – notava un maligno viaggiatore belga, J. Chalon – non soltanto il sole, ma anche la polvere e la sporcizia delle strade. All’ inizio del 1878 le macchine irruppero nel processo di fabbricazione: lavavano il grano e immettevano acqua nell’impasto della semola con una regolarità e una esattezza che anche gli operai più esperti non riuscivano a uguagliare. Nell’aprile vennero licenziati un centinaio di addetti, e metà dei facchini del porto non trovavano lavoro.   Tra il 29 e il 30 maggio gli operai, i facchini e i loro famigliari – una folla di almeno 5000 persone – misero l’assedio al porto di Torre Annunziata e alle fabbriche di Vincenzo De Falco, Alfonso Cirillo e Lodovico Potestà, che lavoravano la semola, e al pastificio dei fratelli Vitiello, in cui si “fabbricavano “maccheroni. Intervenne l’esercito, ci furono feriti, anche tra i soldati, e arresti, e si innescò una crisi sociale di lunga durata. Nel 1878 c’erano, a Torre, 125 fabbriche di pasta con 1875 addetti e 85 mulini che impiegavano circa 600 persone. Alcuni imprenditori, Angelo Cirillo, Michele Iennaco e Giuseppe De Domenico, producevano solo paste corte, e quasi solo per i mercati dell’Impero Asburgico e del Brasile. A Gragnano i 1720 addetti delle 86 fabbriche di pasta sentirono meno gli effetti della crisi: producevano soprattutto spaghetti e pastine per il mercato interno, e a costi così contenuti che le macchine non sarebbero riuscite a renderli più bassi.   Inoltre in ogni fabbrica lavoravano interi nuclei famigliari, all’interno dei quali si tramandavano ruoli, tecniche e competenze. Alcuni degli imprenditori portavano nomi noti ancora oggi: Carmine Aiello, Raffaele Apuzzo fu Francesco, Antonino Afeltra fu Orazio, Gaetano, Raffaele e Nicola Faella, Aniello, Pasquale e Luigi Nastro; e poi i Coda, i Cuomo, i Cinque, i Martino, i Mosca, i Somma, i Sorvillo, i Vicinanza. Anche l’industria della pasta e dei maccheroni venne scossa dai piani industriali di Francesco Cirio, che era venuto dal Piemonte con Andrea Galliano: attratti l’uno e l’altro dalla ricchezza della produzione alimentare della provincia di Napoli e di Terra di Lavoro, e anche dall’arretratezza delle strategie del mercato e dalla inconsistenza della politica degli investimenti. Nel 1878 Francesco Cirio è già, certifica lo scrivano, “il maggiore negoziante dei prodotti orticoli d’ Italia.” I produttori di pasta ne avvertono la presenza ingombrante soprattutto quando noleggiano carri e bastimenti: i traffici che Cirio muove tra tutte le regioni italiane hanno innalzato, e non di poco, i prezzi.   E tutti sono convinti che anche il prezzo del grano si è impennato, tra il 1876 e il 1877, per la cospicua massa di capitali che egli ha investito nel mercato. Nel 1878 Francesco Cirio licenzia il suo commesso Giuseppe Parlati, che con Antonio Cesaro di Torre Annunziata e con imprenditori napoletani ha costituito una società per la distribuzione in Campania, nel Lazio e in Toscana delle patate e dei cavoli di Terra di Lavoro e dell’agro sarnese. Luigi Cibrario, un fedelissimo di Cirio, avvia contro la nuova impresa una campagna di diffamazione così violenta che nell’osteria Setaro si sfidano in un duello rusticano il Cesaro, armato di fucile, e il Cibrario, armato di rivoltella.   Ma l’oste riesce a impedire che le armi sparino. Francesco Cirio preme sul Prefetto di Napoli perché il Cesaro sia colpito almeno da un’ammonizione giudiziaria, il Prefetto preme su Pasquale Coppola, delegato di Pubblica Sicurezza di Torre, il Coppola non solo resiste alle pressioni, ma spiega al Prefetto che il Cesaro andava in giro armato di fucile solo perché era stato provocato e forse anche minacciato: egli non è un delinquentuccio qualsiasi, egli appartiene a una famiglia “che ha un ricco patrimonio “. Il punto esclamativo che chiude la trascrizione della lettera – un segno netto, calcato e ricalcato, un punto che quasi buca il foglio – dimostra ampiamente da che parte sta lo scrivano della Sotto -Prefettura.

Somma Vesuviana, Sveva Romano sul tetto del mondo: trionfo alla Hero Battle Cup di Milano

MILANO – Piazza Duca d’Aosta, all’ombra della maestosa Stazione Centrale di Milano che si è trasformata  nel palcoscenico di un’autentica impresa sportiva. Nella cornice della Hero Battle Cup 2026, una delle tappe più prestigiose e attese del circuito mondiale Worldskate, l’atleta campana Sveva Romano ha firmato un capolavoro assoluto, conquistando una medaglia d’oro memorabile nella categoria Women Pro della specialità Speed Slalom.
Una vittoria arrivata al termine di una gara combattuta senza esclusione di colpi ed arrivata sotto gli occhi del Ministro dello Sport Andrea Abodi e di altre autorità del Comune di Milano, a testimonianza dell’enorme rilevanza internazionale dell’evento.
Che fosse la giornata perfetta per la portacolori della Somma Skating School lo si è capito fin dalle primissime battute della mattinata. Nelle fasi di qualifica, Sveva si è piazzandosi al primo posto provvisorio su ben 57 atlete giunte a Milano da varie parti del mondo. Una prova di forza mentale e tecnica impressionante.
Ma è nella fase cruciale dei KO System che  ha mostrato la stoffa della vera campionessa. Batteria dopo batteria ha eliminato tutta la concorrenza fino a raggiungere l’atto conclusivo. La finalissima è stata un testa a testa da brividi contro la fortissima atleta della delegazione cinese, un vero e proprio colosso della disciplina. Con due run perfette, fatte di rapidità pura e precisione millimetrica tra i coni, Sveva ha tagliato il traguardo per prima, consacrando una vittoria strameritata.
Questo successo non è solo un trofeo da mettere in bacheca, ma un segnale chiarissimo inviato a tutto il panorama internazionale. Sveva Romano ha infatti ricevuto da pochissimo la convocazione ufficiale per i World Roller Games, che si terranno il prossimo ottobre ad Asunción, in Paraguay.
La Hero Battle Cup di oggi rappresentava quindi il test più probante e atteso: l’occasione ideale per misurarsi direttamente con le fortissime atlete asiatiche, da sempre punto di riferimento dello speed slalom mondiale. Risultato? Test superato con lode e un pieno di fiducia straordinario in vista del sogno iridato.
I festeggiamenti per questo trionfo internazionale, però, dovranno essere tanto intensi quanto rapidi: tra pochissimi giorni, infatti, Sveva sarà nuovamente in pista a Roma per difendere il titolo ai Campionati Italiani.
A Sveva vanno i complimenti più vivi di tutta la comunità sportiva per questo oro pazzesco. “Milano è stata conquistata con la forza della velocità e del talento, ma il viaggio è appena iniziato. In bocca al lupo per Roma, campionessa: continua a farci sognare!”

Violenza di genere, Panico (FI): “Dai dati raccolti devono nascere azioni concrete”

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  Si è svolta nella giornata di ieri la seduta della IV Commissione Speciale del Consiglio Regionale della Campania, presieduta da Susy Panico, dedicata al tema del contrasto alla violenza di genere. L’audizione ha visto la partecipazione dei rappresentanti dei Centri Antiviolenza del Comune di Napoli, dei referenti dei Percorsi Rosa, del mondo sanitario, istituzionale e delle professioni, con l’obiettivo di approfondire i dati disponibili e le principali criticità del sistema. Al centro dei lavori il confronto tra i diversi soggetti coinvolti nella presa in carico delle vittime, per individuare strumenti e soluzioni in grado di rendere ancora più efficace la rete di prevenzione, protezione e assistenza. «L’audizione – ha dichiarato la Presidente della Commissione, Susy Panico – ci ha restituito un quadro approfondito e ricco di elementi di riflessione. I dati, le esperienze e le informazioni raccolte rappresentano un patrimonio prezioso che non può restare confinato in un dibattito istituzionale, ma deve tradursi in scelte concrete e in interventi sempre più efficaci. Il confronto con chi opera quotidianamente accanto alle donne vittime di violenza – ha aggiunto Panico – conferma quanto sia fondamentale rafforzare la collaborazione tra istituzioni, sistema sanitario, Centri Antiviolenza e tutti gli attori coinvolti. Solo attraverso una rete realmente integrata possiamo garantire percorsi di tutela tempestivi e adeguati. Come Commissione – ha concluso la Presidente – continueremo a svolgere un ruolo di ascolto, monitoraggio e proposta. Il nostro impegno è trasformare le evidenze emerse oggi in iniziative legislative e amministrative capaci di incidere concretamente sulla prevenzione della violenza di genere e sulla tutela delle donne.»

Somma Vesuviana, solidarietà del M5S alla gioielleria Louise Gioielli

Riceviamo e pubblichiamo

Il gruppo Attivisti Movimento 5 Stelle di Somma Vesuviana esprime piena solidarietà ai titolari e ai dipendenti della gioielleria Louise G., colpita nei giorni scorsi da un grave furto.

Episodi come questo non colpiscono solo un’attività commerciale, ma feriscono tutta la comunità e alimentano un clima di insicurezza e di sfiducia che sta diventando insostenibile per cittadini e commercianti.

È fondamentale continuare a sostenere i nostri commercianti, presidio di legalità, lavoro e socialità. Le istituzioni devono garantire sicurezza, e rafforzare la presenza sul territorio, con risposte rapide e concrete, affinché episodi come questo non si ripetano.

Chiediamo con forza alle istituzioni competenti e alle Forze dell’Ordine un impegno maggiore per contrastare chi sta terrorizzando la città con tali atti criminali, mettendo in pericolo l’intera comunità.

Il Movimento 5 Stelle resta al fianco di chi ha scelto di investire con onestà nel nostro territorio e ribadisce il proprio impegno per una comunità più sicura, e attenta alle esigenze di cittadini e imprese.