Le “uova filosofiche” e politiche di un grande pittore, Felice Casorati

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Felice Casorati (1883 – 1963), uno dei più importanti pittori italiani del ‘900, parte dal Simbolismo e dall’attenzione per la “Secessione viennese” e approda prima a uno stile neorinascimentale e infine al “realismo magico”, “a una pittura algida, tersa, talmente realistica da rivelarsi inevitabilmente inquietante e straniante” (G. Bartolini) (Vedi in appendice il ritratto di Cynthia).

 

Diceva Casorati “adoro le forme statiche, e infatti la mia pittura non nasce dalle impressioni mutevoli e dalle passioni, ma dalla calma riflessione interiore”. Perciò egli mirava a rendere sorprendente l’ordine della composizione, ma evitando gli eccessi e il tono “urlato”. Le uova hanno una forma perfetta costruita sull’armonia di linee e colore, favoriscono con immediatezza la percezione dei valori spaziali, sono “cariche” di valori simbolici, e già nella pittura del Rinascimento sono collegate al tema della nascita e della salvezza: basti pensare alla “Pala di Brera “ di Piero della Francesca. Ma le uova sono anche “segno” della fragilità e del potere del caso e perciò Casorati le rende protagoniste del suo “minimalismo poetico”, evidentemente influenzato dalla pittura di Giorgio Morandi, e ne fa l’immagine della fragilità del mondo.  Il dipinto “Le uova sul libro” (vedi immagine in appendice) è un gioco cromatico elaborato nel 1949. Sei uova candide “stanno” sulla copertina nera di un libro, appoggiato su un tavolino, accostato a due cartoni appoggiati a loro volta alla parete. La struttura cromatica della scena è definita solo da quattro colori disposti a campiture contrastanti e sovrapposte, capaci di suggerire quella profondità spaziale che di solito i pittori creano non con i colori, ma con i “giochi” della prospettiva e incrociando i punti di osservazione. Anche il chiaroscuro è assente e le volumetrie sono rese con lievissime variazioni tonali. La piccola natura morta “Uova e rape nel cestino”, che apre l’articolo, è stata realizzata da Casorati nel 1942, quando il mondo era devastato dalla seconda guerra mondiale. E’ incredibile pensare – scrive uno studioso –  “come l’artista sia riuscito a fare il vuoto intorno a sé concentrandosi solo su quanto poco resti a disposizione dello sguardo per trovare un varco nel caos del mondo e raggiungere il senso della vita”. Sull’asse di legno, che funge da piano di appoggio e occupa metà dello spazio di rappresentazione, è poggiata una cesta di vimini intrecciati con all’interno uova e rape. La composizione è definita, per metà, con un linguaggio quasi del tutto astratto: fasce e aree di colore costruiscono non oggetti, ma solo dimensioni e valori spaziali: la profondità e l’angolazione del tavolo, la distanza del fondo. L’osservazione ancora naturalistica degli oggetti è dimostrata invece dalla rappresentazione delle diverse forme delle uova e delle rape, una rappresentazione che obbedisce al “vero”, “ma cercando di farlo il meno servilmente possibile” come amava dire Casorati. Infatti, le cose sono costruite riducendo quasi al minimo le necessità figurative per arrivare all’essenza volumetrica delle stesse. Le uova sono principalmente ovoidi, le rape sfere compatte. Su tutto ha massima importanza la luce che fa spiccare le forme all’interno del cestino. Non mi convince la tesi di chi sostiene che nel mettere le uova al centro di molte sue tele il pittore fosse mosso anche dall’intento di “cantare” la silenziosa miseria degli “ultimi”: le uova sono state sempre, e da ogni punto di vista, “immagine” di benessere, e non di povertà. Infatti, nel “Cestino con uova e rape”, è chiara l’intenzione di Casorati di rappresentare anche il contrasto tra due livelli sociali, le uova della ricchezza e le rape della povertà, e di fare del cibo l’immagine delle condizioni economiche degli uomini. Le rape come le patate nel celebre quadro di Van Gogh.

 

Napoli da incubo ad Empoli: la squadra ha smesso di reagire

Prosegue il momento no del Napoli, che perde ad Empoli con un gol di Cerri: per l’attaccante è la prima gioia in A da addirittura 3 anni. Gli azzurri invece continuano a fare la storia in negativo, in quanto è la prima squadra campione d’Italia a subire 10 sconfitte dalla Juventus nella stagione 1998/99.

La partita di oggi certifica come gli azzurri abbiano mollato da ogni punto di vista: aldilà della tattica, su cui è impossibile intervenire a questo punto della stagione, non c’è stata quasi reazione dopo il vantaggio dell’Empoli, se non qualche timido tentativo nel finale. Possiamo quindi affermare che il brillante secondo tempo di Monza sia stato una sorta di last dance, l’ultimo canto di un cigno che si è ritrovato improvvisamente brutto anatroccolo.

La qualificazione in Europa, non essendo uno stimolo sufficiente per il gruppo, appare quindi sempre più in salita e fa ancora più male dirlo nella stagione in cui l’Italia porterà 5 squadre alla prossima Champions League: basta questo dato a dimostrare il disastro compiuto su ogni fronte dal Napoli, che è riuscito nell’impresa di realizzare un’altra stagione indimenticabile ma in senso opposto rispetto alla scorsa.

Stellantis, mensa off-limits per i disabili a Pomigliano

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POMIGLIANO D’ARCO – “Pochi giorni fa è stato reso noto il patrimonio guadagnato in un anno dall’Ad di Stellantis Carlos Tavares, ed è quindi impensabile che un gruppo che ha margini di guadagno tanto alti, non possa permettersi di spendere qualche migliaio di euro per far riparare una scala mobile e consentire ai lavoratori con disabilità di consumare un pasto caldo a fine turno”.

È quanto sottolineano in una nota il responsabile dell’automotive per la Fiom di Napoli, Mario di Costanzo, insieme alle Rsa e la Rls dello stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco, i quali chiedono da oltre due anni il ripristino della scala mobile che porta alla mensa di fabbrica, posta al terzo piano.

“Da qualche anno la scala è spenta – aggiungono – probabilmente poichè danneggiata, impendendo di fatto ai lavoratori con disabilità motorie di usufruire del pasto. La mancata riparazione rientra in una riduzione dei costi che la Fiom ritiene inaccettabile in quanto incide sulla dignità dei lavoratori”. Secondo gli esponenti della Fiom, la scala mobile era attiva fino a qualche anno fa.

“Nonostante le nostre ripetute sollecitazioni – concludono – la scala non è stata riparata, e chi ha difficoltà motorie preferisce perdere il diritto di usufruire del pasto dopo sette ore e mezza di lavoro. Se la situazione non dovesse cambiare, siamo pronti a mettere in campo tutti gli strumenti a nostra disposizione per tutelare la dignità delle persone”.

 

Somma Vesuviana, Giuseppe Nocerino: “Bilancio senza anima politica”

Il capogruppo di “Siamo Sommesi” in consiglio comunale, Giuseppe Nocerino, ha così commentato sui social l’approvazione del bilancio di previsione a Somma Vesuviana da parte della maggioranza:

“Il bilancio approvato ieri in consiglio comunale a Somma Vesuviana da quel che resta della maggioranza non ha un’anima, non ha prospettive per la città, non ha contenuti. La politica, intesa come la capacità di disegnare scenari di sviluppo, latita pericolosamente. Ieri l’ho detto all’assessore delegato e lo ripeto qui: sono pronto ad un confronto pubblico sugli aspetti più inquietanti di questo bilancio, quelli che dovrebbero preoccupare qualsiasi amministratore di buon senso e che, invece, a Somma Vesuviana passerebbero inosservati se non ci fosse una opposizione seria e costruttiva. A proposito: il sindaco ha detto che l’attivismo dell’opposizione fortifica la maggioranza. È una affermazione che dovrebbe preoccupare chi la fa. Praticamente il primo cittadino ammette che questa maggioranza non è forte per le sue idee, per le sue proposte, per i suoi progetti per Somma Vesuviana. Questa maggioranza si sente fortificata dal lavoro degli altri. Che dire, contenti loro”

Premio San Gennaro Vesuviano, il sindaco: presto un impianto sportivo multidisciplinare in città

Riceviamo e pubblichiamo

Lo sport per la crescita. Fulgido esempio di concreto impegno che merita il riconoscimento di tutti. Va riassunto così il Premio San Gennaro Vesuviano giunto ieri alla sua terza edizione. Stella della serata, mister Carmine Nunziata, nato nel 1967 nella città alle falde del Vesuvio e oggi alla guida della Nazionale di calcio under 21.
La commissione guidata dal sindaco Antonio Russo sceglie ogni anno personalità originarie di San Gennaro che si sono distinte per meriti sportivi, scientifici, artistici, culturali. “In mister Nunziata ci sono i valori che vogliamo trasmettere ai nostri giovani: il sacrificio, la passione, la dedizione che insieme al talento e al lavoro duro portano sempre a grandi risultati”, le parole del primo cittadino.
Nel ricevere il premio, Nunziata ha ottenuto dal sindaco la promessa di realizzare in città “una struttura dove i giovani possano praticare diverse discipline – ha detto l’allenatore degli azzurrini – perché lo sport è condivisione, lealtà, rispetto, e sono questi i valori che vogliamo trasmettere ai ragazzi più giovani”.
Non solo sport, però, la commissione guidata dal sindaco Antonio Russo ha premiato : per la categoria storico-culturale Aniello Giugliano, docente e storico; per per l’ambito imprenditoriale l’azienda Besana S.p.A. Conferiti due premi alla memoria: al Professor Armando
Liguori e a Fra Germano Cozzolino. Il Comune ha infine riconosciuto la cittadinanza onoraria alla memoria al
professor Giovanni Borrelli, fondatore dell’omonimo istituto
magistrale. Durante la cerimonia c’è stato un bellissimo momento musicale con l’esecuzione della canzone “O Sole mio“ interpretata da Luciano Capurro nipote del poeta e giornalista Giovanni Capurro, autore del celeberrimo brano.

“Grande soddisfazione per la partecipazione massiccia dei nostri concittadini e per l’entusiasmo dei premiati. – ha concluso il sindaco Russo – Ringraziamo mister Nunziata per essersi fermato per tutta la serata e avere anche premiato la neopromossa
“Ac Sangennarese “ in Prima categoria.
Il bilancio nettamente positivo ci dà grande fiducia: questa è la strada migliore per la crescita della comunità. Premiando personalità di questo calibro , che rappresentano la nostra comunità , intendiamo dare un forte segnale di crescita per il nostro territorio che sia di grande esempio per le nuove generazioni”.

Sant’Antimo, Buonanno lancia gli incontri sul programma

È iniziato con un focus su imprese e commercio l’iniziativa “Programma in movimento” promossa dal candidato sindaco a Sant’Antimo Massimo Buonanno (sostenuto da Pd, Voltiamo Pagina, Impresa Futuro, Psdi, Centro Popolare). L’incontro si è tenuto presso il Caffè del Rio ed ha visto la partecipazione di operatori del commercio e cittadini, che già nei giorni precedenti avevano indicato proposte, idee e suggerimenti compilando un questionario.

Un dibattito ricco e partecipato sulle possibili strategie di rilancio per l’economia cittadina che proseguirà nei prossimi giorni su altre tematiche.

«La coalizione che mi sostiene sta preparando un programma concreto, che vuole tenere conto del contributo di tutti: in questa “Programma in movimento” rappresenta uno straordinario momento di democrazia partecipata», spiega Massimo Buonanno.

Saviano, “Giornata di prevenzione dei disturbi cognitivi”

Saviano. Riceviamo e pubblichiamo:

ROTARACT – ISDE MEDICI PER L’AMBIENTE NOLA-ACERRA NA – ASSOCIAZIONE IL MOSAICO – col patrocinio del COMUNE DI SAVIANO (NA)

“A SAVIANO LA GIORNATA DI PREVENZIONE DEI DISTURBI COGNITIVI. RICORDATI DI RICORDARE…”.

Saviano – “Sono circa 46,8 milioni le persone affette da demenza nel mondo, oltre 1 milione e 200 mila in Italia. Prevale nelle donne (dal 0,7% al 23,6% a seconda dellle classi d’età) e aumenta con l’età”. I volontari del Rotaract daranno la possibilità di sottoporre a test per la memoria i cittadini, specie gli ultrasessantacinquenni, per individuare eventuali deficit cognitivi incipienti o già evoluti. L’evento è previsto per domenica 21 aprile a partire dalle ore 10, nella centralissima Piazza Vittoria a Saviano. Partecipano alla giornata di prevenzione i Medici per l’Ambiente, alcuni neuropsichiatri dell’ASL e i volontari dell’Associazione il Mosaico, da anni impegnata nel supporto alla terza età. Particolare attenzione al ‘Disturbo cognitivo Lieve’ (Mild Cognitive Impairment – MCI), che consiste in un deficit cognitivo isolato senza compromissione globale del funzionamento quotidiano. “Questi pazienti – spiega il Dottor Gennaro Esposito, psichiatra del Dipartimento di Salute mentale di Nola – presentano, infatti, un deficit di memoria accompagnato da un minor ed impercettibile coivolgimento di altre funzioni cognitive, quali il linguaggio, le abilita’ visuo-spaziali, le funzioni esecutive e le capacità di ragionamento. Per questo è importante individuare con anticipo questi deficit sottoponedo i soggetti al MMSE (Mini Mental State Examination), che somministremo in piazza gratuitamente”.

M5S in tour tra le discariche di Ercolano, la sfida social sindaco Borriello

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ERCOLANO – Un tour tra le strade sporcate da sacchetto selvaggio e da mini discariche in aree verdi: è quanto documentato dal M5S e dal deputato Alessandro Caramiello ad Ercolano.

Da via Castelluccio alla zona di Pugliano a pochi metri dalla Basilica fino a via Pignalver già alla ribalta delle cronache lo scorso anno per cumuli di rifiuti bruciati.

“Ho testimoniato lo scempio di Ercolano con la nostra referente territoriale M5S Loredana Gargiulo e con l’attivista Vincenzo Perrone. Immagini forti. Ma ancor più forte è lo sdegno della popolazione che in quei territori ci vive… e soprattutto ci muore, funestata dai miasmi e dalla diossina” dice in un video postato su facebook Caramiello. “Sfido pubblicamente il sindaco Ciro Buonajuto a far ripulire i siti contaminati e a installare telecamere entro tre settimane, altrimenti organizzerò un sopralluogo con la stampa nazionale”. Caramiello ha annunciato che porterà il caso in Parlamento.

Somma Vesuviana, l’orfanotrofio “Anna De Lieto” tra storia, formazione umana e cristiana

Anna Napolitani in De Lieto

La stupenda villa Napolitani, prima di diventare orfanotrofio nel 1951, versava in uno stato di totale abbandono. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, come tutte le residenze aristocratiche del territorio, aveva sempre accolto la colonia dei nobili e colti villeggianti napoletani. La villeggiatura estiva in campagna, soprattutto, aveva raggiunto a Somma momenti di splendore ai primi decenni del secolo.  

La proprietà nel 1942 era pervenuta alla nobildonna Anna Napolitani in virtù di una donazione fatta dal padre, cav. Domenico, con rogito di notar Capasso del 26 febbraio di quell’anno, trascritto il 21 marzo successivo alla Conservatoria dei Registri Immobiliari di Napoli al numero 5324. La proprietà confinava a nord con la cupa Margherita, a sud est con la stessa proprietà dei Napolitani, a sud ovest con il vico Tutti i Santi (via Piccioli) e ad ovest con la proprietà di Rosa Feola di Raffaele. Nel 1800, quest’ immenso possedimento era appartenuto a don Benedetto Caprile, sindaco di Somma dal 1817 al 1821, mentre il lungo viale, che oggi conduce nella villa, rientrava territorialmente nei beni del Monastero di San Severo di Napoli nel 1744 [Catasto onciario 1744-1751], in seguito quel suolo passò al Real Stabilimento di Aversa [Catasto provvisorio francese 1811] e infine nel 1836 al Real Educandato Regina Maria Isabella di Borbone. Le particelle territoriali si evincono dalla Pianta di Somma del cartografo Luigi Marchese [1799-1800], conservata nel Museo di Capua.

Cav. Domenico Napolitani

In quella stupenda proprietà l’11 settembre del 1891, la gentildonna Amalia Carrelli, moglie del proprietario Domenico Napolitani, diede alla luce Vincenzo (+ Roma 23/5/1964), futuro avvocato. Nacquero, poi, Francesco (n. 6 settembre 1895), Anna, Teresa, Mercedes, Carmen e Maria.  Nel 1895, il cav. Napolitani Domenico era tra gli eletti consiglieri di Somma Vesuviana [G. Cocozza, Summana n°22, 9], mentre nel 1899 risalta tra i notabili sottoscrittori, che contribuirono alla buona riuscita della prima Piedigrotta di Somma Vesuviana [L. Ruggi d’Aragona, V. Saffioti, Piedigrotta a Somma, numero unico, Tip. Lit. del Folletto, 30 settembre 1899, 12]. Mercedes, Carmen e Maria abbracciarono la vita monacale e traslocarono definitivamente dopo il noviziato nell’ Istituto Sacro Cuore in Corso Europa a Napoli.

Ingresso Villa Napolitani dall’ antica cupa Margherita

In quella villa, ormai disabitata, si poteva giustamente realizzare qualcosa d’importante a vantaggio non solo di Somma Vesuviana, ma anche per le località limitrofe. Quella stupenda residenza, come tante altre, era stata il passatempo preferito di tanti nobili villeggianti: Astuto, Fasano, De Curtis, De Felice, Raimondi, Romaniello, De Siervo, Colletta, Alfano, Mazzuca, Casaburi, Papa, Colletta, Tafone, Pagliano e cosi via. Il salone, oltre alle preferite danze, aveva accolto i tradizionali giochi di società, le canzoni, le recitazioni e le tante musiche del tempo.

La signorina Anna Napolitani era nata il 2 gennaio del 1893, sposò nel 1919 il famoso industriale ing. Leopoldo De Lieto, duca di San Martino (1891 – 1969), figlio di Enrico e Maria Pandolfelli, fondatore nel 1920 non solo di una impresa di costruzioni di spessore nazionale e internazionale, ma ricordato anche per la costruzione delle stazioni di Mergellina, Campi Flegrei, Pozzuoli e Villa Literno. Dalla coppia nacquero: Maria, nata il 22 agosto del 1920; Enrico, nato il 21 febbraio del 1922; Massimo, nato il 21 aprile del 1927; Maurizio, nato il 21 ottobre del 1929; Germana, nata il 16 novembre del 1930.

ing. Leopoldo De Lieto

La famiglia Napolitani, inoltre, aveva sempre dimostrato grande affetto, simpatia e stima verso i solerti Padri Trinitari, che dal 1930 erano presenti a Somma Vesuviana in quell’antico convento, appartenuto alle Carmelitane e, successivamente, alle suore Alcantarine. In quegli anni i Padri trinitari non solo educavano, con il buon esempio di vita e con l’insegnamento, un centinaio di ragazzi, aspiranti alla vita religiosa, detti dal popolo monacielli, ma nello stesso tempo si dedicavano anche all’apostolato e al sociale, con particolare riguardo al quartiere Casamale, alquanto depresso socialmente ed economicamente in quei tempi. Fondamentale fu in quegli anni la creazione del Terz’Ordine Trinitario, i cui numerosi membri, circa 250, perseguivano opere di catechesi e di apostolato. Dall’intensa comunione col Terz’Ordine Trinitario, scaturì il progetto di aggregare anche gli uomini, quasi tutti operai, dell’Associazione di Santa Maria a Castello, fondata nel 1946.

i monacielli trintari in processione

Un bel giorno, p. Antonio Smoraldi O.SS.T (1921 – 2015). si confidò sia con p. Bernardino Fratini (1917 – 2001), superiore della Comunità Trinitaria di Somma, sia con i confratelli sacerdoti, per attuare un suo proposito: chiedere quella villa ormai abbandonata al fine di realizzare un’opera sociale a favore degli orfani, figli degli operai, vittime del lavoro. La signora Anna De Lieto viveva ormai stabilmente a Napoli, dedicandosi alla famiglia e al sostentamento dei poverelli. A riguardo, i suoi lavori all’uncinetto di scialli, cappellini e sciarpe divennero una vera missione caritatevole, tantoché quando sarebbe poi passata dalla Terra al Cielo il 16 febbraio del 1975, fu ricordata nel suo luttino commemorativo con queste singolari parole: Serbiamo il dolce ricordo del suo triplice profondo amore: Gesù e la Madonna, la Famiglia, i poveri.

In un primo momento, l’idea di Padre Smoraldi incontrò tanto stupore e scetticismo come era normale, ma successivamente trovò tra i suoi confidenti un forte sostegno, che incoraggiò il religioso trinitario a sollecitare la concessione. Padre Antonio, addirittura, sapeva bene che già il giovane chirurgo dott. Giuseppe Aliperta (1922 – 1992), suo figlioccio spirituale, aveva pensato di chiedere quella villa per farne una casa di cura, d’accordo con i suoi colleghi medici del paese. Il tentativo del dott. Aliperta, purtroppo, era naufragato nell’indifferenza più assoluta della famiglia Napolitani – De Lieto.

Proprietà Napolitani De Lieto – prospetto originario

Padre Antonio, allora, accompagnato da p. Bernardino Fratini, si recò a Napoli al Corso Vittorio Emanuele dalla famiglia per compiere quell’estrema impresa di chiedere in dono quella villa, ma soprattutto per esporre il suo vero progetto filantropico e sociale. Giunti a Napoli, i due religiosi non solo furono accolti dalla signora Anna De Lieto con somma gioia e stima, ma furono ascoltati attentamente nei loro propositi. La nobildonna, anzi, chiamò anche l’anziano padre, cav. Domenico, a cui fu esposta la sincera richiesta dei due religiosi trinitari ed il motivo della loro avanzata supplica. Padre e figlia, insomma, furono subito disponibili, ma sorgeva l’incognita di chi si sarebbe occupato di quella meritevole opera. Certamente, non sarebbero stati i Padri Trinitari, come affermò Padre Antonio Smoraldi, ma una Comunità di Suore. La scelta, infatti, dopo la proposta avanzata e rifiutata alle Suore del Sacro Cuore di Napoli, cadde proprio sulle Suore Trinitarie di Roma, dirette dalla Madre Generale Suor Raffaella di San Francesco d’Assisi. Le religiose, da sempre, avevano assolto il loro compito attraverso l’educazione delle fanciulle depresse e l’accoglienza dei bambini poveri. E chi meglio di loro poteva adempiere a questa sincera missione. Comunque, da lì a poco, la Madre Generale avrebbe avuto la visita della signora Anna De Lieto.

Padre Antonio, dal canto suo, prima della visita della nobile benefattrice a Roma, aveva già informato del progetto e dell’offerta la Madre Generale, pregandola di non rifiutare quel grande dono. Il giorno del colloquio arrivò e alla riunione erano presenti anche Madre Matilde, Maestra delle Novizie, e la Madre Vicaria Generale, Suor Agnese, che mostrò subito il suo carattere diffidente su quel nascente progetto. Padre Antonio, ciononostante, non si fermò, e dopo la visita della nobildonna, ritornò nuovamente a Roma per dissipare i dubbi della Vicaria Generale, invitandola stavolta a recarsi personalmente a Somma Vesuviana con Madre Matilde a visitare la villa. I dubbi, infatti, si dissolsero subito all’indomani della visita delle religiose sotto il Monte Somma.

Suor Agnese, addirittura, alla vista di quella splendida residenza, perplessa, esclamò dubbiosa e con stupore: Questa villa ci viene offerta gratuitamente? Le suore non avrebbero mai pensato che l’offerta della signora Anna De Lieto sarebbe stata reale e sincera, soprattutto in relazione a quel grande progetto che stava nascendo. Per l’ occasione, la signora Anna De Lieto offrì a Padre Bernardino Fratini la somma di Lire 350.000 per i restauri da effettuarsi, mentre la Madre Generale donò la somma di Lire 150.000 a p. Antonio Smoraldi.

Il 4 luglio del 1951, innanzi al notaio Antonio Caruso di Napoli, fu rogato il primo atto n°16149 alla presenza di due testimoni, della nobildonna Anna Napolitani in De Lieto, e della signorina Teresa Marengo del fu Ettore, nata in Potenza, religiosa, in Religione Reverenda Madre Maria Raffaella di San Francesco d’ Assisi, nella qualità di Madre Generale pro tempore e legale rappresentante dell’Istituto delle Suore Trinitarie di Roma in via Madonna del Riposo n. 17. Un secondo atto, il n°51515 del 24 settembre successivo, fu rogato dal notaio Michele Mammucari in Velletri. La donazione consisteva nei seguenti immobili siti in Somma Vesuviana da adibirsi a sede dell’ orfanotrofio stesso: 1) fabbricato principale di piani 3 e vani accessori vari, antistante cortile di mq. 500; 2) fabbricato accessorio di un piano con due locali scantinati di vani vari; 3) appezzamento di terreno di are 30.59; gli immobili erano descritti nella giurata perizia del 6 maggio del 1952 dal perito edile Michele Palmiero e nell’insieme valutati Lire 2.920.000 nella relazione del 3 maggio 1953, n. 35284/6099 dell’ Ufficio Tecnico Erariale di Napoli [DPR, registrato alla Corte dei Conti, 3 giugno 1955, reg. n.12, fog. n. 273].

La Madre Generale Maria Raffaella si impegnava, inoltre, a fornire un’ abitazione, entro i confini del cespite donato, ai guardiani della famiglia De Lieto: i coniugi Raia Francesco e Di Lorenzo Rosa. L’immobile elargito assumeva all’atto della donazione la nuova denominazione Orfanotrofio Anna de Lieto e a ricordo della liberalità e dell’opera di bene della donante fu apposta sulla facciata dell’edificio principale una lapide in marmo con scritta esplicativa. Fu così che il 25 novembre successivo, la comunità delle Suore Trinitarie prese possesso definitivamente della villa donata, accolta con affetto e gioia dai confratelli trinitari del Casamale. L’orfanotrofio era composto da circa trenta vani con apposite camerate per dormitorio e ricreatorio. Era fornito di modernissimi impianti di servizi igienici con docce, bagni e cosi via. Disponeva di una grande cucina con macchina a carbon shock e relativo refettorio. Era attrezzato, inoltre, un grande laboratorio femminile per la scuola di taglio, cucitura e calzaturificio. Il primo collegio fu composto da suor Eufemia Polloni della SS. Trinità, in qualità di superiora; suor Annunziata dell’Arcangelo Gabriele; suor Gennarina della Croce, accompagnata da Madre Letizia, consigliere generale. Iniziò, così, nel silenzio e nella umiltà più assoluta, la più grande opera socio – apostolica nel cuore della cittadina di Somma Vesuviana. Fu il piccolo seme di senape, gettato nel solco del fertile terreno della città, cresciuto negli anni, a diventare un grande albero alla cui ombra avrebbe offerto ristoro agli abitanti locali e ad altri nel faticoso cammino della vita, come ricorda il compianto p. Antonio Smoraldi nelle sue inedite memorie, pubblicate nel 2001 in occasione del 50° anniversario dell’insediamento delle suore. Quell’albero avrebbe offerto i suoi frutti di opere caritative, grazie allo zelo e ai sacrifici delle religiose.

Solo dopo quattro mesi di residenza, infatti, le suore aprirono finalmente la porta ai bambini: il 4 febbraio del 1952 fu inaugurata, alla presenza della signora Anna De Lieto, la prima scuola materna. Fu un sollievo per le mamme affidare i loro piccoli figli alle cure amorevoli delle suore per ricevere i primi elementi dell’educazione, specialmente quella cristiana. Negli occhi della signora De Lieto c’era tutta la commozione nel vedere la sua vecchia villa utilizzata finalmente per un’opera di beneficenza. Dopo la scuola materna, le suore diedero inizio alla realizzazione di una seconda opera: l’accoglienza dei bambini orfani. Il 25 agosto del 1952 si iniziò con una colonia estiva di circa 100 bambini. Il 3 dicembre del 1952, l’istituto ricevette i primi due orfanelli, a cui ben presto se ne aggiunsero altri. Nel 1954 vi erano già 32 orfani; nel 1956 la superiora suor Eufemia attestava 23 orfani, presenti nella struttura; nel 1957 erano 27; nel 1958, infine, la superiora, suor Adelaide Tommasino, documentava la presenza di 26 orfani [Comune di Somma Vesuviana, Foglio di famiglia del 7 aprile 1952 e documenti allegati, Convivenza sorelle trinitarie, Cupa Margherita].

Altare della vecchia cappella

Lo Stato Italiano ne riconobbe la sua utilità sociale, accordandogli anche numerosi aiuti finanziari. Le suore che avevano aperto le porte della loro casa ai bambini di altri Comuni, non potevano chiuderle a quelli più vicini ad essi. La precarietà della scuola governativa di Somma Vesuviana, all’epoca, necessitava di aprire un ciclo elementare in complementarietà ad essa. L’Istituto De Lieto venne incontro, allora, a questa esigenza e, nel settembre del 1960, diede inizio al primo Anno Scolastico 1960 – 61. Naturalmente fu necessario affrontare nuovi sacrifici per costruire aule, ma soprattutto cercare insegnanti onesti e preparati e, ancor di più, gli aiuti finanziari per sostenerla. Con la scuola elementare, comunque, si realizzò definitivamente l’opera socio – apostolica pro infantia, che fino a pochi anni fa ha goduto la parità d’ insegnamento con la scuola statale. Il 25 febbraio del 1982, con atto n°4171 rogato dal notaio Giovanni Cesaro, i figli della signora Anna De Lieto completarono la definitiva donazione di una rimanente parte ancora in loro possesso. Oggi l’attività delle suore trinitarie è sempre operosa. A riguardo, il loro indispensabile impegno contribuisce alla formazione, all’accoglienza, all’animazione e alla pietà cristiana, sotto la preziosa e encomiabile guida della Madre Superiore suor Lucia Sessa.

Somma Vesuviana, approvato il bilancio di previsione. Di Sarno: “Non aumentano le tasse!”

Somma Vesuviana. Riceviamo e pubblichiamo:

Ezio Micillo  – Assessore al Bilancio del Comune di Somma Vesuviana, nel napoletano: “E’ una manovra, tra spesa corrente ed investimenti, di 56 milioni di euro. Un bilancio coerente con il Documento Unico di Programmazione ed in assoluto equilibrio tra entrate e spese, nel rispetto dei principi dell’integrità, veridicità, attendibilità. Nuova agevolazione TARI per i cittadini virtuosi che smaltiranno il differenziato direttamente all’Isola Ecologica. Non aumentiamo alcuna tassa. Non aumenta la Tari, non aumenta l’addizionale IRPEF”.

Salvatore Di Sarno   – sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano: “Non aumentiamo le tasse e finanziamo con fondi sovracomunali progetti di riqualificazione scolastica ma anche per la realizzazione di infrastrutture di valorizzazione sociale e turistica”.

“Confermiamo, nel bilancio approvato, le agevolazioni IMU in riferimento al comodato nell’ambito familiare, per il quale confermiamo anche l’agevolazione TARI per un componente del nucleo familiare. Nuova agevolazione TARI per i cittadini virtuosi che smaltiranno il differenziato direttamente all’Isola Ecologica. Tale azione è stata finanziata per tutto il 2024 con 40.000 euro e con coperture finanziare anche per i prossimi anni. Inoltre rimborseremo anche gli anni precedenti. E’ una manovra, tra spesa corrente ed investimenti, di 56 milioni di euro. Un bilancio coerente con il Documento Unico di Programmazione ed in assoluto equilibrio tra entrate e spese, nel rispetto dei principi dell’integrità, veridicità, attendibilità. Nessun aumento di imposte e tasse. L’Imu rimane invariata come l’addizionale IRPEF e come le tariffe TARI che non vengono toccate. Per i servizi pubblici a domanda individuale riconfermiamo le percentuali. Dunque una manovra che vede congrue le previsioni di spesa e attendibili, in quanto prudenzialmente individuate le entrate previste. Ringrazio tutti i dirigenti del Comune che hanno collaborato alla stesura del Bilancio ed in particolare l’Ufficio Finanziario con il Dirigente Nicola Boccia”.  Lo ha affermato a caldo Ezio Micillo, Assessore al Bilancio del Comune di Somma Vesuviana, nel napoletano,  la seduta consiliare di approvazione del Bilancio di previsione.

 Non aumentano le tasse!

“Dunque nuove agevolazioni per tutti i cittadini che differenzieranno i rifiuti direttamente all’Isola Ecologica. Non abbiamo aumentato Irpef e Imu e Tari, dunque nessun aumento di tasse. Allo stesso tempo con fondi sovracomunali vengono finanziati progetti per la realizzazione di scuole e parchi, per la riqualificazione di aree urbane e strade. Pensiamo ad esempio alle località di Santa Maria del Pozzo – ha dichiarato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano – anche nella zona archeologica della Villa Augustea, o ancora alla località di Castello, in Montagna. Da una parte si tende a non colpire il tessuto sociale ma dall’altra a migliorare i servizi, nell’interesse della comunità. Questo è l’obiettivo di questa Amministrazione”.