
La stupenda villa Napolitani, prima di diventare orfanotrofio nel 1951, versava in uno stato di totale abbandono. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, come tutte le residenze aristocratiche del territorio, aveva sempre accolto la colonia dei nobili e colti villeggianti napoletani. La villeggiatura estiva in campagna, soprattutto, aveva raggiunto a Somma momenti di splendore ai primi decenni del secolo.
La proprietà nel 1942 era pervenuta alla nobildonna Anna Napolitani in virtù di una donazione fatta dal padre, cav. Domenico, con rogito di notar Capasso del 26 febbraio di quell’anno, trascritto il 21 marzo successivo alla Conservatoria dei Registri Immobiliari di Napoli al numero 5324. La proprietà confinava a nord con la cupa Margherita, a sud est con la stessa proprietà dei Napolitani, a sud ovest con il vico Tutti i Santi (via Piccioli) e ad ovest con la proprietà di Rosa Feola di Raffaele. Nel 1800, quest’ immenso possedimento era appartenuto a don Benedetto Caprile, sindaco di Somma dal 1817 al 1821, mentre il lungo viale, che oggi conduce nella villa, rientrava territorialmente nei beni del Monastero di San Severo di Napoli nel 1744 [Catasto onciario 1744-1751], in seguito quel suolo passò al Real Stabilimento di Aversa [Catasto provvisorio francese 1811] e infine nel 1836 al Real Educandato Regina Maria Isabella di Borbone. Le particelle territoriali si evincono dalla Pianta di Somma del cartografo Luigi Marchese [1799-1800], conservata nel Museo di Capua.

In quella stupenda proprietà l’11 settembre del 1891, la gentildonna Amalia Carrelli, moglie del proprietario Domenico Napolitani, diede alla luce Vincenzo (+ Roma 23/5/1964), futuro avvocato. Nacquero, poi, Francesco (n. 6 settembre 1895), Anna, Teresa, Mercedes, Carmen e Maria. Nel 1895, il cav. Napolitani Domenico era tra gli eletti consiglieri di Somma Vesuviana [G. Cocozza, Summana n°22, 9], mentre nel 1899 risalta tra i notabili sottoscrittori, che contribuirono alla buona riuscita della prima Piedigrotta di Somma Vesuviana [L. Ruggi d’Aragona, V. Saffioti, Piedigrotta a Somma, numero unico, Tip. Lit. del Folletto, 30 settembre 1899, 12]. Mercedes, Carmen e Maria abbracciarono la vita monacale e traslocarono definitivamente dopo il noviziato nell’ Istituto Sacro Cuore in Corso Europa a Napoli.

In quella villa, ormai disabitata, si poteva giustamente realizzare qualcosa d’importante a vantaggio non solo di Somma Vesuviana, ma anche per le località limitrofe. Quella stupenda residenza, come tante altre, era stata il passatempo preferito di tanti nobili villeggianti: Astuto, Fasano, De Curtis, De Felice, Raimondi, Romaniello, De Siervo, Colletta, Alfano, Mazzuca, Casaburi, Papa, Colletta, Tafone, Pagliano e cosi via. Il salone, oltre alle preferite danze, aveva accolto i tradizionali giochi di società, le canzoni, le recitazioni e le tante musiche del tempo.
La signorina Anna Napolitani era nata il 2 gennaio del 1893, sposò nel 1919 il famoso industriale ing. Leopoldo De Lieto, duca di San Martino (1891 – 1969), figlio di Enrico e Maria Pandolfelli, fondatore nel 1920 non solo di una impresa di costruzioni di spessore nazionale e internazionale, ma ricordato anche per la costruzione delle stazioni di Mergellina, Campi Flegrei, Pozzuoli e Villa Literno. Dalla coppia nacquero: Maria, nata il 22 agosto del 1920; Enrico, nato il 21 febbraio del 1922; Massimo, nato il 21 aprile del 1927; Maurizio, nato il 21 ottobre del 1929; Germana, nata il 16 novembre del 1930.

La famiglia Napolitani, inoltre, aveva sempre dimostrato grande affetto, simpatia e stima verso i solerti Padri Trinitari, che dal 1930 erano presenti a Somma Vesuviana in quell’antico convento, appartenuto alle Carmelitane e, successivamente, alle suore Alcantarine. In quegli anni i Padri trinitari non solo educavano, con il buon esempio di vita e con l’insegnamento, un centinaio di ragazzi, aspiranti alla vita religiosa, detti dal popolo monacielli, ma nello stesso tempo si dedicavano anche all’apostolato e al sociale, con particolare riguardo al quartiere Casamale, alquanto depresso socialmente ed economicamente in quei tempi. Fondamentale fu in quegli anni la creazione del Terz’Ordine Trinitario, i cui numerosi membri, circa 250, perseguivano opere di catechesi e di apostolato. Dall’intensa comunione col Terz’Ordine Trinitario, scaturì il progetto di aggregare anche gli uomini, quasi tutti operai, dell’Associazione di Santa Maria a Castello, fondata nel 1946.

Un bel giorno, p. Antonio Smoraldi O.SS.T (1921 – 2015). si confidò sia con p. Bernardino Fratini (1917 – 2001), superiore della Comunità Trinitaria di Somma, sia con i confratelli sacerdoti, per attuare un suo proposito: chiedere quella villa ormai abbandonata al fine di realizzare un’opera sociale a favore degli orfani, figli degli operai, vittime del lavoro. La signora Anna De Lieto viveva ormai stabilmente a Napoli, dedicandosi alla famiglia e al sostentamento dei poverelli. A riguardo, i suoi lavori all’uncinetto di scialli, cappellini e sciarpe divennero una vera missione caritatevole, tantoché quando sarebbe poi passata dalla Terra al Cielo il 16 febbraio del 1975, fu ricordata nel suo luttino commemorativo con queste singolari parole: Serbiamo il dolce ricordo del suo triplice profondo amore: Gesù e la Madonna, la Famiglia, i poveri.
In un primo momento, l’idea di Padre Smoraldi incontrò tanto stupore e scetticismo come era normale, ma successivamente trovò tra i suoi confidenti un forte sostegno, che incoraggiò il religioso trinitario a sollecitare la concessione. Padre Antonio, addirittura, sapeva bene che già il giovane chirurgo dott. Giuseppe Aliperta (1922 – 1992), suo figlioccio spirituale, aveva pensato di chiedere quella villa per farne una casa di cura, d’accordo con i suoi colleghi medici del paese. Il tentativo del dott. Aliperta, purtroppo, era naufragato nell’indifferenza più assoluta della famiglia Napolitani – De Lieto.

Padre Antonio, allora, accompagnato da p. Bernardino Fratini, si recò a Napoli al Corso Vittorio Emanuele dalla famiglia per compiere quell’estrema impresa di chiedere in dono quella villa, ma soprattutto per esporre il suo vero progetto filantropico e sociale. Giunti a Napoli, i due religiosi non solo furono accolti dalla signora Anna De Lieto con somma gioia e stima, ma furono ascoltati attentamente nei loro propositi. La nobildonna, anzi, chiamò anche l’anziano padre, cav. Domenico, a cui fu esposta la sincera richiesta dei due religiosi trinitari ed il motivo della loro avanzata supplica. Padre e figlia, insomma, furono subito disponibili, ma sorgeva l’incognita di chi si sarebbe occupato di quella meritevole opera. Certamente, non sarebbero stati i Padri Trinitari, come affermò Padre Antonio Smoraldi, ma una Comunità di Suore. La scelta, infatti, dopo la proposta avanzata e rifiutata alle Suore del Sacro Cuore di Napoli, cadde proprio sulle Suore Trinitarie di Roma, dirette dalla Madre Generale Suor Raffaella di San Francesco d’Assisi. Le religiose, da sempre, avevano assolto il loro compito attraverso l’educazione delle fanciulle depresse e l’accoglienza dei bambini poveri. E chi meglio di loro poteva adempiere a questa sincera missione. Comunque, da lì a poco, la Madre Generale avrebbe avuto la visita della signora Anna De Lieto.
Padre Antonio, dal canto suo, prima della visita della nobile benefattrice a Roma, aveva già informato del progetto e dell’offerta la Madre Generale, pregandola di non rifiutare quel grande dono. Il giorno del colloquio arrivò e alla riunione erano presenti anche Madre Matilde, Maestra delle Novizie, e la Madre Vicaria Generale, Suor Agnese, che mostrò subito il suo carattere diffidente su quel nascente progetto. Padre Antonio, ciononostante, non si fermò, e dopo la visita della nobildonna, ritornò nuovamente a Roma per dissipare i dubbi della Vicaria Generale, invitandola stavolta a recarsi personalmente a Somma Vesuviana con Madre Matilde a visitare la villa. I dubbi, infatti, si dissolsero subito all’indomani della visita delle religiose sotto il Monte Somma.
Suor Agnese, addirittura, alla vista di quella splendida residenza, perplessa, esclamò dubbiosa e con stupore: Questa villa ci viene offerta gratuitamente? Le suore non avrebbero mai pensato che l’offerta della signora Anna De Lieto sarebbe stata reale e sincera, soprattutto in relazione a quel grande progetto che stava nascendo. Per l’ occasione, la signora Anna De Lieto offrì a Padre Bernardino Fratini la somma di Lire 350.000 per i restauri da effettuarsi, mentre la Madre Generale donò la somma di Lire 150.000 a p. Antonio Smoraldi.
Il 4 luglio del 1951, innanzi al notaio Antonio Caruso di Napoli, fu rogato il primo atto n°16149 alla presenza di due testimoni, della nobildonna Anna Napolitani in De Lieto, e della signorina Teresa Marengo del fu Ettore, nata in Potenza, religiosa, in Religione Reverenda Madre Maria Raffaella di San Francesco d’ Assisi, nella qualità di Madre Generale pro tempore e legale rappresentante dell’Istituto delle Suore Trinitarie di Roma in via Madonna del Riposo n. 17. Un secondo atto, il n°51515 del 24 settembre successivo, fu rogato dal notaio Michele Mammucari in Velletri. La donazione consisteva nei seguenti immobili siti in Somma Vesuviana da adibirsi a sede dell’ orfanotrofio stesso: 1) fabbricato principale di piani 3 e vani accessori vari, antistante cortile di mq. 500; 2) fabbricato accessorio di un piano con due locali scantinati di vani vari; 3) appezzamento di terreno di are 30.59; gli immobili erano descritti nella giurata perizia del 6 maggio del 1952 dal perito edile Michele Palmiero e nell’insieme valutati Lire 2.920.000 nella relazione del 3 maggio 1953, n. 35284/6099 dell’ Ufficio Tecnico Erariale di Napoli [DPR, registrato alla Corte dei Conti, 3 giugno 1955, reg. n.12, fog. n. 273].
La Madre Generale Maria Raffaella si impegnava, inoltre, a fornire un’ abitazione, entro i confini del cespite donato, ai guardiani della famiglia De Lieto: i coniugi Raia Francesco e Di Lorenzo Rosa. L’immobile elargito assumeva all’atto della donazione la nuova denominazione Orfanotrofio Anna de Lieto e a ricordo della liberalità e dell’opera di bene della donante fu apposta sulla facciata dell’edificio principale una lapide in marmo con scritta esplicativa. Fu così che il 25 novembre successivo, la comunità delle Suore Trinitarie prese possesso definitivamente della villa donata, accolta con affetto e gioia dai confratelli trinitari del Casamale. L’orfanotrofio era composto da circa trenta vani con apposite camerate per dormitorio e ricreatorio. Era fornito di modernissimi impianti di servizi igienici con docce, bagni e cosi via. Disponeva di una grande cucina con macchina a carbon shock e relativo refettorio. Era attrezzato, inoltre, un grande laboratorio femminile per la scuola di taglio, cucitura e calzaturificio. Il primo collegio fu composto da suor Eufemia Polloni della SS. Trinità, in qualità di superiora; suor Annunziata dell’Arcangelo Gabriele; suor Gennarina della Croce, accompagnata da Madre Letizia, consigliere generale. Iniziò, così, nel silenzio e nella umiltà più assoluta, la più grande opera socio – apostolica nel cuore della cittadina di Somma Vesuviana. Fu il piccolo seme di senape, gettato nel solco del fertile terreno della città, cresciuto negli anni, a diventare un grande albero alla cui ombra avrebbe offerto ristoro agli abitanti locali e ad altri nel faticoso cammino della vita, come ricorda il compianto p. Antonio Smoraldi nelle sue inedite memorie, pubblicate nel 2001 in occasione del 50° anniversario dell’insediamento delle suore. Quell’albero avrebbe offerto i suoi frutti di opere caritative, grazie allo zelo e ai sacrifici delle religiose.
Solo dopo quattro mesi di residenza, infatti, le suore aprirono finalmente la porta ai bambini: il 4 febbraio del 1952 fu inaugurata, alla presenza della signora Anna De Lieto, la prima scuola materna. Fu un sollievo per le mamme affidare i loro piccoli figli alle cure amorevoli delle suore per ricevere i primi elementi dell’educazione, specialmente quella cristiana. Negli occhi della signora De Lieto c’era tutta la commozione nel vedere la sua vecchia villa utilizzata finalmente per un’opera di beneficenza. Dopo la scuola materna, le suore diedero inizio alla realizzazione di una seconda opera: l’accoglienza dei bambini orfani. Il 25 agosto del 1952 si iniziò con una colonia estiva di circa 100 bambini. Il 3 dicembre del 1952, l’istituto ricevette i primi due orfanelli, a cui ben presto se ne aggiunsero altri. Nel 1954 vi erano già 32 orfani; nel 1956 la superiora suor Eufemia attestava 23 orfani, presenti nella struttura; nel 1957 erano 27; nel 1958, infine, la superiora, suor Adelaide Tommasino, documentava la presenza di 26 orfani [Comune di Somma Vesuviana, Foglio di famiglia del 7 aprile 1952 e documenti allegati, Convivenza sorelle trinitarie, Cupa Margherita].

Lo Stato Italiano ne riconobbe la sua utilità sociale, accordandogli anche numerosi aiuti finanziari. Le suore che avevano aperto le porte della loro casa ai bambini di altri Comuni, non potevano chiuderle a quelli più vicini ad essi. La precarietà della scuola governativa di Somma Vesuviana, all’epoca, necessitava di aprire un ciclo elementare in complementarietà ad essa. L’Istituto De Lieto venne incontro, allora, a questa esigenza e, nel settembre del 1960, diede inizio al primo Anno Scolastico 1960 – 61. Naturalmente fu necessario affrontare nuovi sacrifici per costruire aule, ma soprattutto cercare insegnanti onesti e preparati e, ancor di più, gli aiuti finanziari per sostenerla. Con la scuola elementare, comunque, si realizzò definitivamente l’opera socio – apostolica pro infantia, che fino a pochi anni fa ha goduto la parità d’ insegnamento con la scuola statale. Il 25 febbraio del 1982, con atto n°4171 rogato dal notaio Giovanni Cesaro, i figli della signora Anna De Lieto completarono la definitiva donazione di una rimanente parte ancora in loro possesso. Oggi l’attività delle suore trinitarie è sempre operosa. A riguardo, il loro indispensabile impegno contribuisce alla formazione, all’accoglienza, all’animazione e alla pietà cristiana, sotto la preziosa e encomiabile guida della Madre Superiore suor Lucia Sessa.









