Felice Casorati (1883 – 1963), uno dei più importanti pittori italiani del ‘900, parte dal Simbolismo e dall’attenzione per la “Secessione viennese” e approda prima a uno stile neorinascimentale e infine al “realismo magico”, “a una pittura algida, tersa, talmente realistica da rivelarsi inevitabilmente inquietante e straniante” (G. Bartolini) (Vedi in appendice il ritratto di Cynthia).
Diceva Casorati “adoro le forme statiche, e infatti la mia pittura non nasce dalle impressioni mutevoli e dalle passioni, ma dalla calma riflessione interiore”. Perciò egli mirava a rendere sorprendente l’ordine della composizione, ma evitando gli eccessi e il tono “urlato”. Le uova hanno una forma perfetta costruita sull’armonia di linee e colore, favoriscono con immediatezza la percezione dei valori spaziali, sono “cariche” di valori simbolici, e già nella pittura del Rinascimento sono collegate al tema della nascita e della salvezza: basti pensare alla “Pala di Brera “ di Piero della Francesca. Ma le uova sono anche “segno” della fragilità e del potere del caso e perciò Casorati le rende protagoniste del suo “minimalismo poetico”, evidentemente influenzato dalla pittura di Giorgio Morandi, e ne fa l’immagine della fragilità del mondo. Il dipinto “Le uova sul libro” (vedi immagine in appendice) è un gioco cromatico elaborato nel 1949. Sei uova candide “stanno” sulla copertina nera di un libro, appoggiato su un tavolino, accostato a due cartoni appoggiati a loro volta alla parete. La struttura cromatica della scena è definita solo da quattro colori disposti a campiture contrastanti e sovrapposte, capaci di suggerire quella profondità spaziale che di solito i pittori creano non con i colori, ma con i “giochi” della prospettiva e incrociando i punti di osservazione. Anche il chiaroscuro è assente e le volumetrie sono rese con lievissime variazioni tonali. La piccola natura morta “Uova e rape nel cestino”, che apre l’articolo, è stata realizzata da Casorati nel 1942, quando il mondo era devastato dalla seconda guerra mondiale. E’ incredibile pensare – scrive uno studioso – “come l’artista sia riuscito a fare il vuoto intorno a sé concentrandosi solo su quanto poco resti a disposizione dello sguardo per trovare un varco nel caos del mondo e raggiungere il senso della vita”. Sull’asse di legno, che funge da piano di appoggio e occupa metà dello spazio di rappresentazione, è poggiata una cesta di vimini intrecciati con all’interno uova e rape. La composizione è definita, per metà, con un linguaggio quasi del tutto astratto: fasce e aree di colore costruiscono non oggetti, ma solo dimensioni e valori spaziali: la profondità e l’angolazione del tavolo, la distanza del fondo. L’osservazione ancora naturalistica degli oggetti è dimostrata invece dalla rappresentazione delle diverse forme delle uova e delle rape, una rappresentazione che obbedisce al “vero”, “ma cercando di farlo il meno servilmente possibile” come amava dire Casorati. Infatti, le cose sono costruite riducendo quasi al minimo le necessità figurative per arrivare all’essenza volumetrica delle stesse. Le uova sono principalmente ovoidi, le rape sfere compatte. Su tutto ha massima importanza la luce che fa spiccare le forme all’interno del cestino. Non mi convince la tesi di chi sostiene che nel mettere le uova al centro di molte sue tele il pittore fosse mosso anche dall’intento di “cantare” la silenziosa miseria degli “ultimi”: le uova sono state sempre, e da ogni punto di vista, “immagine” di benessere, e non di povertà. Infatti, nel “Cestino con uova e rape”, è chiara l’intenzione di Casorati di rappresentare anche il contrasto tra due livelli sociali, le uova della ricchezza e le rape della povertà, e di fare del cibo l’immagine delle condizioni economiche degli uomini. Le rape come le patate nel celebre quadro di Van Gogh.









