Giovedì 24 ottobre alle ore 20.45, presso il teatro Summarte di Somma Vesuviana, andrà in scena lo spettacolo “Il Buio che Brilla” organizzato dallo scrittore napoletano Gianmarco Pone, in collaborazione con Alessio Evangelista e Giuseppe Esposito, in una serata in cui l’autore presenterà il proprio libro dall’omonimo titolo.
Il libro, infatti, è dedicato alla scomparsa di Antonio, ragazzo sommese di 18 anni, venuto a mancare diversi anni fa per un incidente stradale.
Il testo si configura all’interno di un più ampio progetto ideato da Gianmarco Pone, che prende il nome di Recordor.
Recordor è un podcast in cui lo scrittore e giornalista chiacchiera con mamme e papà di altre vittime della strada, con l’obiettivo di poter trasmettere forza ad altre persone colpite e mantenerne vivo il ricordo.
Lo spettacolo sarà condotto dalla giornalista Romilda Barbato e vedrà esibirsi sul palco diversi musicisti locali, tra cui il gruppo “Collettivo Artistico Vesuviano”, Lucrezia Esposito aka Lurose, Emanuela Vacca e Davide Evangelista nell’inedito ” Il buio che brilla” , Marianna Lanza, Roberta Russo, i maestri Vincenzo Folmi, Mattia Pasqualone, Alessio Evangelista e Angelo Di Perna, oltre ad interventi di attori teatrali e scrittori come Michele D’Avino, Rita Cioffi, Gaetano Iervolino aka Tanuzzo e Raffaella Panico.
Durante lo show, saranno passati in rassegna anche i capolavori grafici degli artisti Doomsart e della casa d’animazione grafica 206 Lab, autrice della copertina del libro.
Al termine della serata, verrà effettuata un’estrazione di premi inediti, che sono stati resi possibili grazie alla collaborazione del brand Unusual di Felice Sorrentino e Still Kids dell’artista Roberto Pezzolla.
Per lo spettacolo è previsto un contributo di 5 euro (da acquistare in loco o tramite i contatti presenti in locandina).
Alla presentazione, saranno presenti le istituzioni locali, con il Comune di Somma Vesuviana che è stato in prima linea dal primo momento, oltre alla partecipazione attiva di Croce Rossa, Associazione Familiari e Vittime della Strada, il liceo Scientifico E.Torricelli di Somma Vesuviana e della comunità religiosa di San Sossio.
Frattamaggiore – I Finanzieri del Comando Provinciale Napoli hanno sequestrato nel territorio beneventano una piantagione, composta da circa 600 arbusti di canapa indiana, e oltre 50 kg di marijuana essiccata, nella disponibilità di un soggetto italiano denunciato all’A.G. per il reato di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti.
In particolare, le Fiamme Gialle del Gruppo di Frattamaggiore, nel corso di un servizio di controllo economico del territorio, hanno intercettato un pacco sospetto, giacente presso un centro di spedizioni dell’hinterland partenopeo e diretto in Francia. Al suo interno sono stati rinvenuti circa 7 kg. di infiorescenze di canapa indiana, confezionati in sacchetti di cellophane, pronti per essere rivenduti al dettaglio sul mercato nero europeo.
Gli sviluppi investigativi eseguiti dai finanzieri, sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, consentivano di identificare il mittente della sostanza, residente nel beneventano, nei cui confronti veniva eseguita una perquisizione domiciliare. L’intervento ha permesso di scoprire ulteriori 44 Kg. di marijuana essiccata e una piantagione, con circa 600 piante di canapa indiana di quasi un metro di altezza, coltivata su un appezzamento di terreno adiacente all’abitazione del responsabile.
La sostanza stupefacente sequestrata, pari a complessivi Kg. 50,8, qualora immessa sul mercato, avrebbe fruttato oltre 550.000 euro di profitti illeciti.
Nella giornata di ieri, la Polizia di Stato ha effettuato un servizio straordinario di controllo del territorio ad Acerra e Pomigliano d’Arco.
In particolare, personale del Commissariato di Acerra, con la collaborazione del Reparto Prevenzione Crimine Campania, ha identificato 122 persone, di cui 10 con precedenti di polizia ed una denunciata per guida senza patente reiterata nel biennio.
Gli operatori hanno, altresì, controllato 69 veicoli contestando complessivamente 8 violazioni del Codice della Strada.
POMIGLIANO D’ARCO – E’ ancora avvolto da molti dubbi il doppio attentato avvenuto ieri sera a Pomigliano, tra le palazzine di via Tobagi, a pochi metri dal tratto finale di via Sandro Pertini.
Ieri in tarda serata i Carabinieri della stazione di Pomigliano d’Arco e della sezione operativa di Castello di Cisterna sono intervenuti in via Walter Tobagi 1 per l’esplosione di colpi d’arma da fuoco.
Diversi proiettili calibro 9x21mm sono stati esplosi contro la palazzina, colpendo finestra e balcone di una pensionata incensurata.
Nello stesso momento è stata fatta esplodere una bomba carta davanti all’ingresso del condominio.
Non ci sono feriti. Indagini in corso per chiarire dinamica e matrice.
POMIGLIANO D’ARCO | Quattro gol ed una prestazione convincente regalano al Pomigliano la prima vittoria in campionato della stagione. Al “Gobbato” arriva il Frocalcio che, come i granata, ha raccolto 3 punti nelle prime 5 partite.
PRIMO TEMPO
Gli uomini di mister Rea provano subito a mettere in difficoltà la difesa gialloblu. La prima conclusione arriva al 4′ con un tiro da fuori area di Granato, ma la conclusione è alta. Al 9′ il Pomigliano passa in vantaggio. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo arriva il micidiale colpo di testa di Granata che trafigge Russo e porta avanti i padroni di casa. Il Pomigliano sembra voler sfruttare la superiorità nel gioco aereo, e ci riprova al minuto 15, ancora di testa, con Grande, la palla questa volta finisce fuori. Al 18′ i granata hanno sui piedi di Moccia, pescato da un delizioso filtrante di Grande, la palla del 2-0, ma Russo nega la gioia del raddoppio, deviano in angolo. Sugli sviluppi del corner ci riprova Granata di testa, ma la palla finisce di poco alta sopra la traversa. La prima frazione sembra essere un monologo a tinte granata. Al 21′ una punizione di capitan Siciliano impensierisce la difesa casertana, con la palla che sfiora la traversa. Al 26′ conclusione di Grande, con il portiere ospite impegnato a bloccare la sfera in due tempi. Al 32′ il Pomigliano sfiora nuovamente il gol, Moccia scivola via sulla fascia e serve un cross preciso in area per Siciliano che, da solo a tu per tu con il portiere avversario, mette la palla a lato. Il raddoppio è nell’aria, ed arriva al 38′. Cross di Siciliano che cerca e trova Grande, stop e tiro che si insacca alle spalle di Russo. La prima occasione per il Frocalcio arriva al minuto 43 con un pallonetto insidioso di Munno, ma Bellarosa è attento a bloccare il pallone. Si chiude cosi la prima frazione.
SECONDO TEMPO
Non cambia la musica nella ripresa. La prima occasione per i padroni di casa arriva dopo appena un giro di lancette. Insidiosa punizione dalla tre quarti calciata da Moccia, che riesce a pescare in area Tommasini ma il tiro di piatto del difensore finisce alto. Al’ 49 il Frocalcio è pericoloso sugli sviluppi di un calcio d’angolo, il colpo di testa di Puzone è però fuori di poco. Al 52′ Grande cerca e trova Moccia che prova a chiuderla con un pregevole tiro a giro che si spegne però a lato. Al 61′ il Pomigliano mette il sigillo sulla gara con un tiro al volo di Grande, che raccoglie un assist perfetto e di destro trafigge Russo. Per il fantasista argentino è la prima doppietta stagionale ed il terzo gol in stagione. Il gol del definitivo 4-0 arriva al 81′ con la firma del neo entrato Tansella, rapido a ribattere in rete la respinta di Russo un un primo tiro di Siciliano. Ancora Tnasella protagonista al 88′ che raccoglie un prezioso assist di Moccia, ma il tiro si infrange sui guantoni di Russo, che nega al classe 2002 la gioia della doppietta. C’è tempo per l’ultima, spettacolare, conclusione a rete di Moccia, che in mezza rovesciata prova a firmare il pokerissimo, ma la palla si spegne di poco al lato. Il triplice fischio fa scattare la prima festa al “Gobbato”, ma la testa va subito alla sfida di sabato prossimo contro la Virtus Afragola, altra sfida cruciale per il cammino dei granata in campionato.
Orazio non sopportava l’aglio, e quando l’amico Mecenate gli fece mangiare un “piatto” “insaporito dall’aglio”, egli gli fece capire, scherzosamente, in un epodo, che lo scherzo non gli era piaciuto: “Se qualcuno, con mano empia, taglia la gola al vecchio padre, dovrà mangiare l’aglio, che è peggio della cicuta. O duri stomaci dei mietitori! Che veleno è questo, che mi strazia le viscere? Forse sangue di vipera, cotto di nascosto con le erbe?”
Ingredienti (4 persone): gr.320 di spaghetti; 2 spicchi d’aglio; peperoncino; olio extravergine di oliva; prezzemolo. Cominciamo mettendo sul fuoco l’acqua per la pasta e portandola a bollore. Nel frattempo scaldiamo in una padella un filo abbondante di olio e aggiungiamo prima l’aglio tritato, poi il peperoncino. Facciamo rosolare pochi istanti. Cuociamo la pasta, poi scoliamola al dente e versiamola direttamente in padella. Uniamo un mestolo d’acqua di cottura e mescoliamo bene gli spaghetti al condimento. Impiattiamo e decoriamo i nostri spaghetti aglio e olio con un po’ di prezzemolo tritato.
Lo stesso destino della cipolla. Le virtù medicamentose dell’aglio vennero offuscate dal fastidio che viene dal suo odore e dal suo sapore. A Orazio non importava che l’aglio occupasse un posto notevole nella dieta dei soldati romani – li liberava dalla paura – e degli atleti greci: lui non poteva dimenticare Erodoto, che aveva “svelato” il menù riservato dagli Egiziani agli schiavi: un pezzo di pane, uno spicchio d’aglio e mezza cipolla. La complessa questione venne riassunta con chiarezza da Pellegrino Artusi, il filosofo del “mangiar bene”, in un libro del 1891: Gli antichi Romani lasciavano mangiare l’aglio all’infima gente, e Alfonso re di Castiglia tanto l’odiava da infliggere una punizione a chi fosse comparso a Corte col puzzo dell’aglio in bocca. Più saggi gli antichi Egizi: lo adoravano in forma di nume, forse perché ne avevano sperimentate le medicinali virtù: e infatti si vuole che l’aglio sia di qualche giovamento agl’isterici, che promuova la secrezione delle orine, rinforzi lo stomaco, aiuti la digestione e, essendo anche vermifugo, serva di preservativo contro le malattie epidemiche o pestilenziali. Paul Verlaine paragonava al sapore fastidioso dell’aglio la poesia di coloro che si illudono di fare i poeti usando i trucchi della retorica. Ma la scrittrice Shirley Jackson si vantava di saper ridurre la tensione dei suoi racconti servendosi di un “aglio” particolare, e cioè facendo balenare nella prosa delle sue pagine improvvisi lampi di ironia. Camilleri, attento all’arte della cucina, consigliava ai lettori di far friggere l’aglio e il peperoncino per pochissimi secondi e di non versare l’olio direttamente nella pasta: è un errore da principianti, che rischia di trasformare gli “spaghetti aglio e olio” – un piatto straordinario – in un banale piatto di “pasta all’olio”: la pasta, cotta bene, rende gentile e invitante anche l’aglio. Anche Giovanni Artieri scrisse che “gli spaghetti aglio e olio” risultano un “piatto” straordinario se il cuoco sa realizzare con sapienza due dosaggi: quello dell’olio e “quello, difficilissimo, del “forte”. Grazie a queste due misure, gli spaghetti meriteranno “l’insostituibile” aggettivo di “sciuliarielli”. I Napoletani hanno con l’aglio un rapporto particolare, illustrato da una famosa “sentenza”: “Aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, corna, bicorna, capa r’alice e capa r’aglio. Sciò sciò ciucciuvè, uocchio, maluocchio….” . Anche questa è letteratura. E non poteva mancare Eduardo, che anche in questo “teatro” siede in prima fila. Perché Eduardo, nei tempi di povertà assoluta della seconda guerra mondiale e degli anni del dopoguerra, stringendo in un magico connubio i profumi del prezzemolo e quelli “marini” dell’aglio, inventò un piatto miracoloso: gli spaghetti “a vongole fujute”: un gioco linguistico: perché le vongole non erano fuggite: in quei tempi di povertà, nel piatto, non c’erano mai state.
Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del comune di Marigliano
Il posto dove poter giocare, dove potersi allenare e dove tenersi in forma: è stato inaugurato questa mattina il primo playground sport e fitness della città di Marigliano. La struttura, la cui realizzazione è stata finanziata con i contributi che il Governo ha stanziato per investimenti in infrastrutture sociali, sorge a corso Vittorio Emanuele III nei pressi dell’ex stazione della Circumvesuviana. Un momento di festa per la comunità al quale hanno collaborato anche le associazioni sportive Promobasket Marigliano 2003, New Cap Marigliano 2018 e M&B Basketball oltre che i trainers Raffaele Iaccarino, Domenico Prato e Giuseppina Sticco.
“Una bella giornata per Marigliano e per i nostri concittadini che – ha dichiarato il primo cittadino Peppe Jossa – avranno a disposizione un luogo dove poter fare sport e dove potersi prendere cura del corpo e della mente. Il playground rappresenta un altro punto del percorso che stiamo percorrendo per recuperare l’ex tracciato della Circum ed al quale si aggiungerà anche la realizzazione di una pista ciclabile”.
“Restituiamo alla collettività un bene comune riqualificato: dove c’era abbandono oggi – ha aggiunto Peppe D’Agostino, consigliere comunale delegato al progetto Playground – c’è un’area verde attrezzata per lo sport e la socialità di giovani e famiglie. Ora che il playground è fruibile il nostro compito, come amministratori e come cittadini, sarà quello di prendercene cura: non è vero che ciò che è pubblico non è di nessuno, ma al contrario è di tutti noi”.
Si è tenuta questa mattina, in un clima di cordiale e amichevole confronto dialettico tra Magistratura e Avvocatura, la cerimonia per festeggiare i trent’anni dall’istituzione del Palazzo di Giustizia di Nola, organizzata dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, d’intesa con i vertici del Tribunale e della Procura.
Era il 14 aprile 1994 quando la dea della Giustizia è entrata per la prima volta
nella Reggia degli Orsini, in quella che era stata, dal 1860, la sede del Distretto
Militare.
Sono state ricordate le tappe principali di questi ultimi sei lustri, con i nomi dei
protagonisti: i Presidenti del Tribunale e dell’Ordine e i Procuratori della Repubblica
che si sono succeduti, ed è stato fatto il punto della situazione attuale e delle
prospettive di futuro. Il programma articolato dell’evento è stato aperto con l’Inno nazionale, che è seguito alla Santa Messa celebrata nella attigua Chiesa del Gesù.
Alla presenza delle più alte cariche magistratuali del Distretto, il Presidente della
Corte d’Appello di Napoli, dott.ssa Maria Rosaria Covelli, il Sostituto Procuratore
Generale, dott.ssa Stefania Buda, e Circondariali, la dott.ssa Paola Del Giudice,
Presidente Tribunale di Nola e il dott. Marco Del Gaudio, Procuratore della
Repubblica di Nola, è emersa una comunione d’intenti e di vedute e una volontà e
capacità di confronto con l’Avvocatura che fa ben sperare per il futuro del Palazzo di
Giustizia Nolano. Importanti sono stati, in tal senso, i contributi dell’ex Presidente del
Consiglio Nazionale Forense, Avv. Maria Masi, del Delegato dell’Organismo
Congressuale Forense, Avv. Raffaele Curcio e del Componente del Consiglio di
Amministrazione di Cassa Forense, Avv. Agostino Maione e il profondo e forbito
intervento del Presidente del COA di Nola, Avv. Arturo Rianna.
In particolare, è stata sottolineata in diversi interventi, la necessità di recuperare
il confronto intellettuale diretto, non mediato dai mezzi informatici, che esisteva un
tempo quando tutte le udienze venivano celebrate in presenza e, magistrati e avvocati,
nell’esercizio della Giurisdizione dialogavano e si confrontavano de visu. È emersa,
dunque, la necessità di recuperare una dimensione umana della funzione giudiziale,
individuando nuove occasioni d’incontro, che la diffusa applicazione del processo
telematico e la cattiva abitudine del distanziamento, derivante dalla recente pandemia,
hanno reso più difficile.
CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI
DEL CIRCONDARIO DEL TRIBUNALE DI NOLA
U F F I C I O S T A M P A
Resp. Ufficio Stampa: Dott. Salvatore Esposito
Presentata a Castiglione in Teverina, in occasione dell’evento “Borgo con Gusto”, la Guida di Antonio Castello “I Sapori della Tuscia” – Viaggio Enogastronomico attraverso le Sagre e Feste di paese
Castiglione in Teverina è uno stupendo paesino laziale, un gioiello incastonato fra il Lazio e l’Umbria, collocato su di una collina tufacea che si affaccia sulla Valle del Tevere. Le sue origini risalgono alla metà del IV secolo, con tracce di insediamenti etruschi. Storia, arte e natura incontaminata costituiscono quindi i punti di forza che invogliano i turisti a visitare tale luogo e che lo rendono meta ambita anche dai viaggiatori più esigenti. Per far conoscere tale realtà si è svolta recentemente la manifestazione “Borgo con Gusto” promossa dalla “Rete d’Impresa Castiglionese” in collaborazione con la DMO (Destination Management Organization) “Expo Tuscia” che si pongono entrambe come strumento in grado di coniugare marketing territoriale e imprenditorialità, mediante azioni mirate ma con una rinnovata convergenza che non può prescindere da una programmazione negoziata tra attori pubblici e privati. Non a caso alla presentazione della Guida “I Sapori della Tuscia” sono intervenuti sia la presidente dalla Rete d’Impresa, Debora Formica, sia il presidente della DMO Vincenzo Peparello. «A Castiglione, ha detto la Formica, sono presenti otto aziende che producono vino e che rappresentano una grande opportunità per il territorio. Ma il paese offre diverse altre situazioni per affacciarsi oltre i confini della nostra regione. Si possono fare grandi cose, ma occorre la partecipazione di tutti, oltre ad investimenti mirati. Il nostro territorio, purtroppo, non è ancora molto conosciuto e per questo la nostra azione deve essere promossa e sostenuta con l’aiuto di tutti gli attori che qui operano e, soprattutto, con quello dei media che, in questo caso, può essere determinante”. Un’opinione condivisa anche da Peparello che individua nella partnership pubblico-privato il successo dell’operazione intrapresa dalla Rete d’Impresa e che punta su una capillare azione di coordinamento fra tutte le realtà presenti sul territorio. Gli interventi dei due rappresentanti istituzionali hanno fatto da introduzione alla presentazione della pubblicazione di Antonio Castello il quale, dopo aver brevemente illustrato il luogo e la presenza al suo interno del MUVIS, il Museo del Vino più grande d’Europa e aver illustrato la storia dello stesso, è passato ad illustrare i contenuti della sua opera con una avvertenza: “il sottotitolo, ha detto, parla di “sagre” e “feste”, una distinzione che occorre tenere ben presente nello scorrere il volume. Le prime infatti, sono le manifestazioni che esaltano il prodotto e piatto tipico locale, mentre le seconde possono anche avere un valore enogastronomico, ma non individuano nulla di locale. E’ il caso della birra che pur essendo entrata a pieno titolo fra le abitudini alimentari degli italiani, non hanno nulla di storico e di locale”.
Antonio Castello
L’Autore non si limita a descrivere le manifestazioni ma fornisce anche, per ogni singola località, informazioni sulle attività economiche prevalenti, sulla gastronomia, sulla storia del luogo e sulle principali attrattive turistiche. Poi spiega perché, nell’affrontare, un tema così importante, sia partito dalle “sagre” che, per lo meno all’apparenza, si presentano come manifestazioni frivole. “Sono due i motivi che mi hanno indotto a questa scelta. Il primo è che solo attraverso le sagre è possibile assaporare i prodotti e piatti tipici locali attraverso gli odori e i sapori di una volta. Il secondo perché le “sagre” sono divenute oggi un vero e proprio fenomeno. Basti pensare che in Italia si svolgono ogni anno circa 20.000 eventi promossi e organizzati in massima parte dalle Pro Loco che investono in questa attività 700 milioni di euro per un ricavo che supera abbondantemente i 2 miliardi di euro; che impegnano in maniera più o meno fissa 10 mila addetti; che richiamano complessivamente oltre 50 milioni di visitatori la cui spesa media si attesta sui 15/16 euro pro-capite per un valore economico complessivo molto importante”.
Il libro è un vero “vademecum”, utile se non indispensabile per programmare un viaggio nella Tuscia, sia pure per solo un weekend. Per l’Autore infatti, non esiste un paese dove non si organizzi una Sagra e soprattutto non c’è un mese dell’anno che non ne contempli qualcuna. Le sagre e le feste individuate dall’autore, che passa in rassegna tutti i 60 comuni della Provincia di Viterbo, sono circa 150 spalmate su tutti i mesi dell’anno. A Gennaio si festeggia Sant’Antonio Abate, Santo molto amato nella Tuscia, e a lui sono legate molte manifestazioni che esaltano alcuni fra i prodotti più rappresentativi dell’enogastronomia locale come la polenta, la bruschetta e l’olio. A Febbraio le Sagre si legano al Carnevale e ai suoi dolci tipici (castagnole, frappe, ecc.). I mesi di Marzo e Aprile sono dedicati ai riti della Pasqua e molti sono gli eventi ad essa dedicata come il “Purgatorio” di Gradoli o la “Merenne bolsenese” di Bolsena. Si tratta di due manifestazioni molto antiche, risalenti ad epoche remote. La manifestazione di Gradoli in particolare risale al ‘500 e venne istituita col pretesto di soccorrere le anime del Purgatorio. Maggio è il mese della primavera, periodo in cui le greggi possono alimentarsi dell’erba più fresca, con il risultato che il loro latte sia più consistente, profumato e saporito per la produzione di formaggi particolari come l’ottima “ricotta” (che comunque formaggio non è) o la più saporita “caciotta”. Sempre in questo mese figura una Sagra inserita nel Guinness dei Primati: quella del Lattarino di Marta, classificata tra le prime dieci Sagre popolari più importanti d’Italia. La Sagra si segnala per il fatto di cuocere, nei due giorni della festa, in una padella di oltre 3 metri di diametro (anche questo è un primato), ben due tonnellate di lattarino, il pesce più piccolo del lago, “annegato” in 1.200 litri di olio. Giugno è il mese delle ciliegie (Celleno) e delle zucchine (Fabbrica di Roma). Ma è anche il mese dedicato alla porchetta (Vallerano), unica rispetto a quella delle altre regioni confinanti (Toscana, Umbria e Marche), ma anche a quella della stessa Ariccia. Una differenza che si sostanzia nella presenza del finocchietto e del peperoncino. Luglio è il mese della frutta, in particolare del melone (Tarquinia e Montalto di Castro). Agosto è il mese delle feste: praticamente si festeggia di tutto e ogni paese cerca di sfruttare la maggiore frequentazione turistica per organizzare ogni tipo di sagra. Settembre è il mese delle sagre particolari come possono essere quelle dedicate al “coniglio leprino viterbese” (Vitorchiano), allevato allo stato brado in appositi recinti, e quella dedicata alla lumaca (Graffignano). Ottobre è il mese della castagna, il prodotto tipico dei Monti Cimini, festeggiata un pò dappertutto in quella zona (San Martino, Vallerano, Soriano nel Cimino, Canepina, ecc.) mentre a Latera si festeggia il “marrone”. Novembre è il mese dedicato a San Martino che, non a caso, fa rima con vino. Dicembre è dedicato alle Sagre dell’olio, come i DOP Tuscia e Canino.
Conclude Antonio Castello: «Un piatto tipico degustato in un ristorante o in una Sagra si differenzia, oltre che per il costo, per la tipicità. Il piatto della Sagra viene preparato dalle massaie e segue la ricetta tradizionale. Nessun piatto fatto anche da un grande chef, pur di gran pregio, potrà far rivivere le atmosfere di un tempo e far gustare i sapori del piatto tipico delle nostre nonne».
ACERRA. Esaltare il proprio patrimonio culturale per costruire un futuro ricco di opportunità anche per tutti i territori vicini. E’ quanto emerso questa mattina al Castello dei Conti di Acerra nel corso della presentazione del dossier ‘I Segreti di Pulcinella’, con il quale è stata presentata ufficialmente la candidatura di Acerra a Capitale Italiana della Cultura 2027. A sostenere questa candidatura, con l’adesione e la sottoscrizione di un protocollo d’intesa, ci sono la Regione Campania, la Città Metropolitana di Napoli, diversi Comuni del Napoletano e del Casertano oltre a numerose associazioni locali. ‘Acerra 2027’ nasce dalla volontà dell’amministrazione comunale e dell’Ufficio Cultura del Comune per il definitivo rilancio del territorio attraverso la cultura, la storia, l’arte e la bellezza. La candidatura rappresenta un’opportunità irripetibile per valorizzare non solo le ricchezze storiche, artistiche, naturali ed enogastronomiche, ma anche il ruolo chiave di Acerra come fulcro di una vasta area limitrofa. Acerra, dunque, aspira a essere il motore di un’iniziativa che coinvolga l’intero territorio circostante, promuovendo una crescita sinergica e sostenibile attraverso la collaborazione tra le diverse comunità locali.
“La cultura come elemento trainante di fattori positivi – ha spiegato il sindaco Tito d’Errico davanti ai rappresentanti istituzionali di diversi comuni, enti, scuole ed associazioni – stiamo facendo squadra a conferma del grande lavoro di promozione, progettualità e partecipazione portato avanti negli anni dagli uffici preposti, dall’amministrazione comunale attuale e da quelle precedenti. Il percorso verso il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2027 sarà impegnativo, ma Acerra è pronta ad affrontarlo con entusiasmo e determinazione. C’è la ferma convinzione che la città abbia tutte le carte in regola per emergere e per lasciare un segno identitario nel panorama culturale nazionale”.
“Concorrere a Capitale Italiana della Cultura 2027 è un’occasione storica per la crescita di tutta la zona, in coincidenza con il miglioramento della mobilità e dell’accessibilità al nostro territorio che deve vederci tutti seduti intorno ad un tavolo per una prospettiva di azione comune – le parole del Presidente del Consiglio Comunale Raffaele Lettieri – cominciano ad emergere, infatti, quelle positive peculiarità agli occhi di chi viene da fuori. Voglio evidenziare che questa comunità di intenti e di visione è nata all’interno degli uffici della pubblica amministrazione. Sono particolarmente orgoglioso che questo progetto di valorizzazione provenga dagli uffici comunali e non parta solo dalle associazioni, alle quali va il nostro plauso per come si adoperano con passione per la città. Un motore trainante che ‘contaminando’ l’ente pubblico mette a sistema questa passione e la fa diventare risorsa”.
“La possibilità di diventare Capitale Italiana della Cultura 2027 ci offre l’opportunità di poter mettere in mostra e dare risalto alle attività culturali che si svolgono nel territorio – ha sottolineato il Dirigente dell’Ufficio Cultura, l’ingegnere Giovanni Soria – e il dossier ‘I Segreti di Pulcinella’ nasce proprio da questo: ad Acerra ci sono tantissime belle realtà ma spesso sono poco conosciute al di fuori della città”.
Un dossier che nasce da un inquadramento iniziale di tipo geografico e che trova in nella maschera di Pulcinella il trait d’union che portare alla ribalta le bellezze ‘segrete’ della città. “Un importante risultato l’abbiamo già ottenuto – aggiunge Soria – cioè una narrazione diversa del territorio rispetto al mainstream. Stiamo riuscendo in un cambio visione della città: Acerra si sta smarcando da una negativa esposizione”.
Hanno aderito al Protocollo d’Intesa per sostenere la Candidatura di Acerra a Capitale Italiana della Cultura 2027:
Regione Campania
Città Metropolitana di Napoli
Comune di Afragola
Comune di Arienzo
Comune di Arzano
Comune di Casalnuovo di Napoli
Comune di Castello di Cisterna
Comune di Nola
Comune di San Felice a Cancello
Comune di San Paolo Bel Sito
Comune di Santa Maria a Vico
Comune di San Vitaliano
Comune di Somma Vesuviana
Comune di Volla
Sono partner culturali dell’iniziativa
AGE Acerra
Archeoclub d’Italia
Associazione Michele Novaro
Associazione Ars et Labor
Associazione ComeTe
Casa del Cinema e delle Arti
Centro Culturale Teatrale Eduardo-Acerra
Centro Culturale Acerra Nostra
Istituto Superiore Bruno Munari
Libertas Atletica 88 Acerra
Pako Associazione Sportiva Dilettantistica
Pro Loco Acerra
Rareca Acerrana
ssa Maria Cristina Casoria
Antonio Santoro
L’11 luglio scorso il Ministero della Cultura ha comunicato l’elenco delle 20 città italiane che hanno inviato la manifestazione d’interesse per concorrere al titolo di Capitale italiana della Cultura 2027, rispondendo al bando entro la scadenza dei termini del 3 luglio. Il 28 settembre, poi, il Ministero ha reso noto che sono 17 le città che hanno perfezionato la propria candidatura a Capitale italiana della Cultura 2027 dopo aver presentato la proposta progettuale entro la scadenza del 26 settembre prevista dal bando. I dossier, che contengono il progetto culturale della durata di un anno, inclusivo del dettaglio del cronoprogramma e delle singole attività previste oltre che della valutazione di sostenibilità economico-finanziaria, saranno valutati da una giuria di esperti che esaminerà le candidature e selezionerà un massimo di dieci finaliste entro il 12 dicembre 2024. Tra le finaliste verrà scelta la città vincitrice per il 2027 dopo le audizioni pubbliche, che dovranno svolgersi entro il 12 marzo 2025, per la presentazione e l’approfondimento del dossier di candidatura alla giuria. La proclamazione della Capitale italiana della Cultura si terrà entro il 28 marzo 2025.
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