Il Napoli espugna Torino per 0-1 e si conferma capolista del campionato, allungando grazie alla sconfitta della Lazio a Parma e in attesa del recupero di Fiorentina-Inter (auguriamo a Bove una pronta guarigione). In continuità con quanto visto con Inter e Roma, la squadra ha avuto nella prima fase di gara un atteggiamento più aggressivo, cercando una pressione più alta, che ha portato il Torino a creare qualche pericolo per la difesa azzurra. Nel corso della partita, è stato abbassato il baricentro e la fase difensiva è tornata ad essere solida, gettando le basi per l’ennesimo clean sheet stagionale.
Il Napoli di Conte non è certo una squadra spettacolare (anche se si intravedono miglioramenti nella manovra offensiva e solo un superbo Milinkovic ha evitato un passivo maggiore), ma possiede la sostanza delle grandi squadre e forse, ricordando la scorsa stagione e la mole di gioco che veniva prodotta senza risultati, è quel che conta maggiormente in questo momento; ci sarà tempo poi per pensare all’estetica.
Gli azzurri sono ora attesi dall’ottavo di Coppa Italia contro la Lazio, prossimo avversario anche in campionato: in assenza di altre competizioni da giocare, anche questo trofeo deve essere considerato un obiettivo importante, evitando figure come quelle degli ultimi anni.
Napoli. Un ragazzo di soli 14 anni, incensurato, è stato denunciato dai carabinieri per resistenza a pubblico ufficiale dopo aver tentato di sfuggire a un controllo nel centro di Napoli.
Il giovane, a bordo del suo scooter, stava percorrendo la zona pedonale di piazza Dante, una delle piazze più note della città, quando è stato avvistato da un militare dell’Esercito italiano impegnato nel servizio di “Strade Sicure”. Nonostante l’ordine di fermarsi, il ragazzo ha provato a invertire la marcia, finendo per urtare il caporale. Subito dopo, i carabinieri sono intervenuti e hanno fermato il giovane, che è stato poi portato in caserma e denunciato per resistenza. Il ragazzo ha spiegato che, temendo di perdere lo scooter, aveva deciso di scappare.
Questo episodio si inserisce in una serie di controlli che i carabinieri della compagnia Napoli Centro hanno svolto durante un servizio straordinario nel cuore della movida partenopea, in particolare nelle zone del centro storico e dei Quartieri Spagnoli. Oltre al giovane denunciato, altri cinque ragazzi sono stati sanzionati per aver percorso la stessa zona pedonale in scooter. Altri 18 giovani sono stati trovati nelle vicinanze, 15 dei quali senza casco. In totale, sono stati sequestrati 12 scooter.
Il contrasto alla diffusione delle armi tra i giovani è stato uno degli obiettivi principali dei controlli. In questo contesto, sono stati fermati quattro ragazzi armati. Uno di loro, trovato a piazzetta Montesanto, aveva con sé un coltello a serramanico di 15 centimetri. Un altro, in via Monteoliveto, aveva un coltello da 25 centimetri. Gli altri due, fermati rispettivamente in via Toledo e via Santa Maria di Costantinopoli, avevano un coltello da 23 centimetri e un tirapugni in acciaio. Inoltre, sono stati sorpresi un parcheggiatore abusivo recidivo e alcuni giovani trovati in possesso di droga, che sono stati segnalati alla prefettura.
Tra borghi storici, castelli e attrazioni uniche, Napoli e provincia si preparano a celebrare l’8 dicembre e il periodo natalizio con eventi imperdibili. Villaggi natalizi a Sant’Agata de’ Goti e Gesualdo, mercatini nei castelli di Lettere e Apice, e atmosfere magiche al Vulcano Buono e al Palazzo Mediceo di Ottaviano. Spicca la suggestiva esperienza “Alice nel Paese delle Meraviglie” alla Mostra d’Oltremare, che trasforma il Natale in un viaggio da fiaba.
È il momento di lasciarsi avvolgere dalla magia del Natale, riscoprendo emozioni autentiche tra eventi che uniscono tradizione, cultura e svago. Ecco alcune proposte per vivere giornate incantevoli e celebrare il periodo più atteso dell’anno con gioia e calore.
Palazzo Mediceo di Ottaviano: mercatini e tradizione
Fino al 22 dicembre, il Palazzo Mediceo di Ottaviano ospita mercatini natalizi, prodotti tipici e artigianato locale. Una cornice storica che celebra le festività con eventi organizzati in collaborazione con le associazioni del territorio.
Christmas Dreams al Vulcano Buono
Fino al 6 gennaio 2025, il centro commerciale Vulcano Buono ospita la seconda edizione di “Christmas Dreams”. Tra gli highlights, una ruota panoramica di 50 metri, una pista di pattinaggio di 400 mq, mercatini natalizi, spettacoli gratuiti e la “Babbo Natale Experience” con stanze a tema per i più piccoli.
La magia natalizia a Sant’Agata de’ Goti: “Sotto una Buona Stella”
Fino al 22 dicembre 2024, il borgo medievale di Sant’Agata de’ Goti si trasforma in un villaggio natalizio con luminarie suggestive, casette in legno che offrono artigianato locale e prelibatezze tipiche. Gli eventi includono concerti, spettacoli per bambini, artisti di strada e la magia della neve. Una celebrazione ricca di emozioni e tradizioni.
Natale a Casertavecchia
Il borgo medievale di Casertavecchia ospiterà i mercatini di Natale nei fine settimana del 7/8 e 14/15 dicembre 2024. Le stradine storiche si animano con bancarelle di artigianato locale, spettacoli e un percorso enogastronomico che celebra le tradizioni del territorio.
Alice nel Paese delle Meraviglie alla Mostra d’Oltremare
Dopo il grande successo di This is Wonderland – Alice, Lost inside You, Alice riapre a Napoli, al Laghetto di Fasilides della Mostra d’Oltremare, per un’incantevole edizione natalizia. Il percorso narrativo cambia direzione e trasporta i visitatori in un mondo incantato immerso nell’atmosfera natalizia
“The Magic of Christmas” a Gesualdo
Il Castello di Gesualdo, inserito tra i borghi più belli d’Italia, accoglie i visitatori fino al 26 dicembre con mercatini, artigianato, spettacoli e un’atmosfera resa unica dalle luci d’artista. Un evento imperdibile per chi cerca la magia delle festività in un contesto storico.
Castello di Lettere: un Natale tra storia e tradizione
Fino al 6 gennaio 2025, il Castello Medievale di Lettere ospita mercatini natalizi, artigianato artistico e sapori locali, con aperture ogni weekend. Un luogo storico che diventa teatro di eventi dedicati alla tradizione.
Atmosfera natalizia al Castello dell’Ettore ad Apice
Nel suggestivo Castello dell’Ettore, ad Apice Vecchia, i mercatini di Natale accolgono i visitatori nei weekend tra novembre e dicembre. Oltre agli stand di artigianato e gastronomia, l’evento offre spettacoli come l’Assedio al Castello, in costume d’epoca.
Riceviamo e pubblichiamo la nota di Coalizione Civica Acerra
ACERRA – Sulla mancata costituzione di parte civile da parte del Comune di Acerra nel processo penale che ha portato alla condanna di primo grado, per i reati di usura e associazione camorristica, del coniuge di un candidato della lista “Siamo Acerra”, eletto consigliere comunale e poi nominato assessore dal Sindaco d’Errico, successivamente dimessosi, i consiglieri comunali di Coalizione Civica e Movimento di Popolo hanno scritto al Prefetto di Napoli e alle Procure di Napoli e Nola, affinchè si indaghi, ognuno per le proprie responsabilità, su chi opera nel Comune di Acerra contro la Costituzione e per ostacolare la definitiva affermazione dello Stato.
“Per costituirsi fintamente come parte civile in un processo penale che riguarda il coniuge di un suo assessore, il Sindaco sceglie un dipendente comunale, per costituirsi contro di noi innanzi al Tar Campania sceglie un avvocato di primo livello – dichiarano i consiglieri comunali Giuseppe Casoria, Domenico Catapane, Vincenzo De Maria, Fausto La Montagna, Salvatore Maietta, Salvatore Messina, Antonio Nocera e Andrea Piatto – è tutta qui la doppiezza e l’ambiguità dell’amministrazione comunale e della sua maggioranza consiliare”.
“Siamo consapevoli che dobbiamo far da soli, nel silenzio di tanta anticamorra da salotto, di partigiani a corrente alternata, con tante maschere, quelle vere, cadute da un pezzo – concludono i consiglieri comunali di Coalizione Civica – ma abbiamo il dovere di andare fino in fondo per rispetto di quelle persone e di quegli elettori che ancora credono che la politica abbia un senso”.
ACERRA – “Un ulteriore tassello che contribuisce alla crescita culturale della città”. E’ quanto ha sottolineato il sindaco di Acerra Tito d’Errico nel corso della presentazione del protocollo d’intesa per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico-archeologico di Acerrasottoscritto tra il Comune e laSoprintendenza Archeologica, Belle arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli. La firma è avvenuta al Castello dei Conti in presenza del Soprintendente ABAP di Napoli Mariano Nuzzo, del presidente del Consiglio Comunale di Acerra Raffaele Lettieri, del Dirigente del Servizio Cultura dell’ente Giovanni Soria, del Funzionario archeologico di zona SABAP NA MET Luca Di Franco e del Funzionario architetto di zona SABAP NA MET Serena Borea.
Un’intesa che intende definire strategie comuni di valorizzazione, promozione, conservazione, gestione e fruizione del patrimonio culturale di Acerra, nonché del sito archeologico di Suessola all’interno del Parco Urbano Antica Città di Suessola. Gli obiettivi del protocollo d’intesa, infatti, sono di collaborare alla conservazione e alla divulgazione del patrimonio culturale presente sul territorio acerrano e nelle immediate vicinanze; collaborare alla ricerca di finanziamenti per le iniziative programmate; collaborare alla custodia, conservazione e vigilanza del sito archeologico di Suessola; progettare e realizzare programmi educativi culturali e attività laboratoriali in collaborazione con le scuole del territorio; ideare e realizzare piani di promozione e comunicazione delle conoscenze storiche e territoriali locali anche attraverso l’organizzazione di mostre ed altri eventi; predisporre e organizzare ricerche o campagne d’indagine sul territorio di Acerra; sviluppare, anche in collaborazione con le Università operanti sul territorio, attività formative e di ricerca nell’ambito dei beni culturali; realizzare iniziative consistenti in mostre dedicate a contesti archeologici indagati sul territorio comunale, atte a coinvolgere la popolazione locale nei processi di conoscenza della storia della comunità e con il fine di favorire la valorizzazione delle evidenze archeologiche acerrane.
Una sinergia istituzionale all’interno della quale saranno attuati gli interventi necessari a garantire ogni apporto scientifico e organizzativo per le attività inerenti il mantenimento e la conservazione del sito archeologico di Suessola, foro antico adiacente la Casina Spinelli, l’apertura al pubblico del sito archeologico, la programmazione di attività culturali ed eventi diretti alla realizzazione di progetti culturali e attività di promozione, quali la diffusione della conoscenza del sito archeologico e delle attività ivi realizzate, attraverso iniziative che vadano anche oltre i confini locali.
“Si tratta di un accordo che porta benefici sostanziali e di immagine non solo ad Acerrama a tutta l’area circostante – spiega il sindaco d’Errico – in quanto la nostra città vanta un patrimonio di notevole interesse culturale ed opera costantemente per la valorizzazione di tutto il territorio, la cui narrazione stacambiando anche in virtù della candidatura di Acerra a Capitale Italiana della Cultura 2027”.
Il volume nasce già da una precedente ricerca su Felice Vito Sante Casucci, lontano prozio dell’autore, maresciallo di Cavalleria del Regio Esercito Italiano che, trasferitosi da Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, ad Ottajano agli inizi del ‘900, conobbe e sposò Lucia Amelia Pappalardo di San Gennarello di Ottajano.
Nel corso della ricerca, l’autore ha avuto modo di rintracciare e conoscere i discendenti di Felice Vito Sante Casucci, il fratello minore del bisnonno materno Ciccio Casucci, di cui non aveva notizie. Nella sua meticolosa ricerca ha avuto modo di apprendere che il suo lontano prozio Felice aveva conosciuto e sposato Lucia Amelia Pappalardo di Ottajano ed è riuscito a risalire, così, ai Pappalardo di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Altamura e d’ Acquaviva delle Fonti, che, entusiasti del lavoro di ricerca, hanno voluto fornire foto ed informazioni utili per risalire ai loro avi di San Gennarello di Ottajano e scrivere la loro storia. Oltretutto, l’autore ha avuto modo di conoscere e far amicizia con illustri cultori e studiosi della storia vesuviana che hanno fornito preziose informazioni e hanno collaborato nelle ricerche con cortese professionalità e ammirevole entusiasmo: Attilio Giordano e Luigi Iroso di San Giuseppe Vesuviano; Carmine Cimmino e Michele Raffaele De Simone di Ottaviano; Rev. don Raffaele Rianna, parroco della Chiesa di San Gennarello di Ottaviano; Alessandro Masulli di Somma Vesuviana; nonché Domenico Taiani di Tramonti. I loro suggerimenti sono stati determinanti nella costruzione della singolare ricerca.
Dalla lettura si apprende subito come si siano conosciuti Felice Vito Sante Casucci e Lucia Amelia Pappalardo (1886 -1964), dove vissero, quanti figli ebbero e chi sono stati i loro discendenti. Il ricordo, dapprima, di Alfonso Vincenzo Luigi Pappalardo (1852 – 1929), il padre di Lucia, rimasto orfano di entrambi i genitori a soli 21 anni, consigliere comunale di Ottajano e sindaco, sposato a Somma Vesuviana nel 1873 con Giulia Felicia Angrisani, nata nel 1851 in strada Castello dal fabbricatore Vincenzo e da Maria Di Mauro. La coppia ebbe dieci figli: un figlio, Raffaele Pappalardo (1890 – 1915), morì eroicamente sul Monte Merzli, in Slovenia, durante la Grande Guerra a soli venticinque anni, poco dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza alla regia Università di Napoli. Al sottotenente non solo fu assegnata la Medaglia d’oro al valor militare, ma gli fu dedicata la strada principale che da San Gennarello di Ottaviano porta a San Giuseppe Vesuviano ed un’aula del Regio Ginnasio Armando Diaz di Ottaviano. Due targhe commemorative, inoltre, lo ricordano alle future generazioni, insieme ad altri ex allievi caduti eroicamente per la patria, sia al Regio Ginnasio Armando Diaz di Ottaviano che al Liceo classico Cagnazzi di Altamura. Lucia Pappalardo dopo la tremenda eruzione del Vesuvio del 1906, che distrusse la distilleria paterna e gran parte di Ottaviano, si trasferì con la madre Giulia Angrisani dal fratello Ferdinando Maria Pappalardo che ad Altamura aveva avviato una distilleria per la lavorazione della vinaccia e la produzione di alcool. Ferdinando, da persona industriosa e laboriosa, avviò, inoltre, l’attività di trebbiatura ed un frantoio. Sposatisi, ebbe sei figli che si affermarono nella vita lavorativa e nel sociale: uno di questi si trasferì ad Acquaviva delle Fonti.
Ing. Cav. Giovanni Colafemmina
L’autore ha anche avuto modo di conoscere e apprezzare la storia e l’ospitalità di tanti territori come Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Terzigno, Tramonti e Altamura. Storie che modestamente ha riportato in questo volume, con foto d’epoca ed uno sguardo anche alla sua bella città natale di Acquaviva delle Fonti. Nel ricostruire l’albero genealogico degli ascendenti e discendenti di Lucia e dei suoi fratelli e sorelle si è potuto risalire con certezza a Gennaro Pappalardo, vissuto nel 1600, bisavolo del suo bisnonno, i cui avi verosimilmente sono vissuti nel casale di Corsano di Tramonti, in provincia di Salerno, dove sin dal XII secolo sono documentati dei Pappalardo. Si è accertato anche che Vincenzo Pappalardo, un nipote di Nicola Antonio Pappalardo, il bisnonno di Lucia, si trasferì a Somma Vesuviana, dando origine al ramo della famiglia di Somma Vesuviana, quello dell’attuale Maggiore dei Carabinieri NAS Vincenzo Pappalardo di Luigi. Questo lavoro porterà i lettori a riscoprire ed innamorarsi di una storia affascinante della propria terra e dei propri padri che hanno contribuito nel tempo al suo sviluppo.
Intervistato il prof. Luigi Iroso di San Giuseppe Vesuviano, per l’occasione ha affermato: Comprendo pienamente siffatta freschezza e ne gusto i sorsi inebrianti, dopo che ho letto il libro Ricordi sui Pappalardo di Ottajano, ove l’ing. Colafemmina è stato capace di mettere insieme preziose tessere del passato in una sintesi meravigliosa di una storia affascinante. Su questa scia ha percorso un viaggio interessante che, nel riannodare i singoli fili della sua famiglia al di là dei confini geografici e temporali, rappresenta un vero saggio di umanità viva e palpitante di veri valori.
Per prenotare e acquistare il volume, basta contattare il dott. ing. Giovanni Colafemmina al cell. 339 4911 798, oppure scrivere una e-mail a g.colafemmina@gmail.com
Giovedì 28 novembre, presso Aula Consiliare del Comune di Sant’Anastasia , è stato consegnato il Premio per l’imprenditoria dello Spettacolo, nell’ ambito della 30esima Rassegna “Sant’ Anastasia Arte e Spettacolo 2024”. Direzione artistica: Carmine Giordano.
Ad Antonio Merone, per le incisive e intelligenti capacità artistiche e imprenditoriali nella conduzione del Cinema Teatro Caffè Metropolitan Sant’Anastasia
Se le vongole veraci scompaiono dagli allevamenti e dal mare aperto, scompare un “piatto” principe della cucina napoletana. Oggi Raffaele Viviani non troverebbe più, a Napoli, la sua “Santa Lucia”, “no chella d’’e ccanzone”, ma quella “d’’a cucina, d’’a vungulella ncopp’ ‘o maccarone”. E Tore ‘e Crescienzo, il capo della camorra, non potrebbe più usare il suo famoso insulto, che era come una condanna a morte: “’A vocca ‘e chisto nun sputa sentenzie, ma vongole”.
Ingredienti: gr. 350 di spaghetti;1 kg. di lupini di mare; 2 spicchi d’aglio; un mezzo bicchiere di vino bianco; 1 peperoncino; 1 mazzetto di prezzemolo; olio, sale, pepe. Fate spurgare i lupini, poi fateli aprire in una pentola con un soffritto di aglio e olio e bagnateli con il vino bianco. Dopo che i lupini si sono aperti, filtrate il fondo di cottura e mettetelo da parte. Preparato il condimento con olio, aglio e peperoncino, aggiungete i lupini, il fondo di cottura e il prezzemolo tritato e fate insaporire il tutto per qualche minuto. Fate cuocere gli spaghetti e scolateli al dente direttamente nella padella che contiene il condimento: il sapore del “piatto” risulterà saporito e cremoso.
La storia delle vongole parte dall’antichità. Gli scrittori greci le citano sempre insieme ad altri molluschi, le buccine, per esempio, e quelle “porpore” da cui i Fenici ricavavano il colore rosso che diede ad essi fama, ricchezze e anche il nome. Sofrone le chiama “la ghiottoneria delle vedove”, riferendosi forse al fatto che si riconosceva ai molluschi, e in particolare alle buccine e alle vongole, la capacità di soddisfare tutti i sensi di chi ne consumava una ricca “portata”. Nel febbraio di quest’anno l’associazione mediterranea degli acquacoltori ha comunicato che la produzione di vongole veraci è in calo del 70%, per colpa soprattutto dell’invasione dei granchi blu, e che tra Goro e Comacchio almeno 3000 pescatori sono rimasti senza lavoro e senza reddito. In realtà il problema è di antica data. Dieci anni fa Vincenzo Del Genio pubblicò in “Civiltà della tavola “ un articolo, intitolato “La rivincita del lupino di mare”, in cui comunicava ai lettori che dall’inizio degli anni Ottanta in molti allevamenti dell’ Adriatico la vongola verace era stata sostituita dalla “vongola delle Filippine”. Questa vongola proveniente dall’Oceano Pacifico è, all’esterno, in tutto simile alla “verace” e riesce a crescere molto più velocemente della “verace”, ma ha il difetto, assai grave, di essere asciutta: non produce nemmeno un filo di quegli “umori” che escono dalla “verace” e, mischiandosi con l’olio d’oliva, creano il sugo che ha reso “i vermicelli a vongole” un “piatto” famoso in tutto il mondo. La fantasia dei venditori napoletani non poteva restare insensibile davanti a questa strana vongola, che essi battezzarono “torza”: che indica, nella lingua di Napoli, il fusto scuro di un ortaggio usato nei minestroni, e, per metafora, una donna brutta e stupida, come brutto è stupido l’uomo classificato come “turzo”. Lungo è l’elenco dei nomi di alimenti che entrarono come metafore nel linguaggio della camorra. I Napoletani non avevano un’alta opinione dei venditori di vongole, perché erano certi che nei “cuoppi” rifilati ai compratori quelli mischiavano ad arte vongole piene e vongole vuote: e così la parola “vongola” indicò anche le esagerazioni tipiche dei chiacchieroni, i paroloni che dovrebbero dire tanto e invece non dicono niente. Per un ragionamento analogico “vongola “indica a Napoli anche l’errore clamoroso, lo strafalcione di chi, mentre cerca di parlare come un raffinato linguista, inciampa in una “papera” colossale. Certe promesse e certe offerte sono come certe vongole perché hanno una bella forma e fanno rumore, ma poi le apri, e dentro non c’è niente: sono un inganno, quelle promesse, sono una presa in giro: e Tore ‘e Crescienzo non sopportava che qualcuno tentasse di ingannarlo, di prenderlo in giro: e perciò quando sentenziava: “ ‘a vocca ‘e chisto sputa vongole”, per quel “chisto” era una condanna a morte. In alcuni testi del teatro popolare napoletano “’a vongola” è anche l’organo sessuale femminile: è una questione di forma, e di rispetto dei vari significati del diminutivo latino “conchula” da cui derivano “conchiglia” e “vongola”.
Nel campus dell’università di Fisciano è crollato un enorme albero a causa del vento ferendo tre studenti.
Un dramma, quello accaduto al campus dell’università di Fisciano che ha sconvolto tutti.
Un pino di grande dimensioni (15 metri circa) è improvvisamente caduto a causa delle forti folate di vento, solite nei mesi più freddi. Purtroppo nell’incidente sono rimasti feriti tre ragazzi, due di 25 anni e uno di 20, riportando lesioni molto gravi. I giovani sono rimasti bloccati sotto il peso dell’albero ed è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco per liberarli.
Portati all’ospedale San Leonardo di Salerno in codice rosso, attualmente sono ricoverati in prognosi riservata.
L’evento drammatico non solo ha sconvolto tutti i presenti, ma ha anche fatto infuriare tantissime persone circa la cura e il controllo di questi grandi alberi: molti hanno sostenuto che l’albero fosse maestoso, pertanto era necessario effettuare dei lavori proprio in vista dell’inverno e delle condizioni metereologiche avverse cui andrà incontro Fisciano.
Napoli, maneggia pistola in casa e ferisce figlia di sette anni, denunciato 46enne ritenuto vicino ai clan. Borrelli (AVS): “Genitori che distruggono futuro dei figli”
Una bambina di soli sette anni è finita all’ospedale Villa Betania con un proiettile conficcato nella spalla. In un primo momento la madre ha raccontato che la bimba è stata colpita da una pallottola vagante mentre giocava in strada, a San Giovanni a Teduccio, con altri bambini. Quando la polizia ha effettuato i rilievi nell’abitazione della famiglia subito ha notato un segno nella parete riconducibile a un proiettile. Allora la madre ha cambiato versione e ha ammesso che il padre della bambina stava maneggiando una pistola in casa quando è partito il colpo. Il 46 enne è stato denunciato per lesioni colpose e detenzione abusiva di arma da fuoco, aggravato dal metodo mafioso.
“Troppo spesso accade che genitori inadeguati e pessimi distruggono il futuro dei propri figli. Una bambina di sette anni non può avere colpe. Solo un miracolo le ha evitato la morte, non possiamo permettere che accada di nuovo”. Lo ha dichiarato Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi – Sinistra.
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