Dieci anni fa la Madonna del Carmine, grazie a don Antonio Fasulo, venne proclamata “Compatrona di Ottaviano”

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Si realizzava un desiderio che la comunità ottajanese aveva chiaramente espresso dopo il “miracolo” del 16 luglio 1660 e rinnovato, ancora più intensamente, dopo il 14 luglio 1701: in entrambe le circostanze la Madonna del Carmine salvò gli Ottajanesi dalla furia del Vesuvio. Le relazioni del segretario del Comune di Ottajano e del Remondini.  Ottajano e il culto della Madonna del Carmine: gli archivi hanno fornito  inediti documenti, di cui parleremo l’11 luglio. E ricorderemo la cerimonia dell’11 luglio 2009, quando il Card. Angelo Comastri, invitato da don Antonio Fasulo, incoronò la Madonna del Carmine “Madre e Regina di Ottaviano”.

 

Nel 1654 anche il Convento dei Carmelitani di Ottajano venne inserito nell’elenco dei “conventicoli” e ne venne disposta la definitiva chiusura. Nelle linee generali, la politica di riorganizzazione dei conventi rispondeva a una logica amministrativa ben precisa, e inoltre cancellava i presupposti stessi di quel modo di vivere “peccaminoso e scostumato” che si diceva fosse assai diffuso nelle piccole comunità conventuali, composte da tre, quattro frati, spesso novizi, e in quotidiano contatto con le contadine che lavoravano a giornata nelle masserie degli Ordini religiosi. I Carmelitani di Ottajano non vennero salvati dalla fama della loro integrità morale, né dal favore degli Ottajanesi “umili”, legati sempre più al culto della Madonna del Carmine e grati ai frati per il generoso slancio con cui assistevano chi si trovava nel bisogno. Forse i frati vennero danneggiati dal favore che nei loro confronti mostravano i Medici di Ottajano, la cui “stella” era in quel momento debole e fioca, e non di poco. Dunque, nel 1654 il Convento venne chiuso. Ma durante l’eruzione del luglio del 1660, mentre il Vesuvio ancora eruttava, il segretario dell’”Università” di Ottajano così scriveva, a futura memoria, negli atti del Comune:

 

Si nota come a 3 di luglio 1660, sabato, a ore 23 sono stati alcuni terremoti in questa terra di Ottajano intesi da pochi cittadini. Di poi a ore 24 del medesimo giorno il Monte Vesuvio ha fatto di nuovo moto col mandare vapori, esalationi et lampe di fuoco per l’aria, con spavento grande di tutti li cittadini, et non si ha potuto dormire per la grande paura, ma tutti vigilavano a tutte le Chiese chi qua et chi là cantando lo Santissimo Rosario, le litanie et altre sante orationi per placare l’ira di nostro Signore. Fece appresso, detto Vesuvio, romori grandissimi spaventando tutti, mandando vapori et esalationi di modo che se vedevano le pietre infuocate grosse e piccole uscire dalla bocca di detto Monte di Inferno…..Questa esalatione di incendio, come ha piaciuto a Dio, ha continuato a mandare fuori rapilli arene et cenere in grande quantità et copia in una grande parte delli nostri territori et Abitato per tutto il 15 del detto mese di luglio. Et a 16, giornata della festa della Gloriosa Madre di Dio Santa Maria del Carmine si vide cessare tale esalatione per il che se ne deve fare festa eternamente in detta giornata per la gratia ricevuta da nostro Signore per mezzo della Sua Madre Santissima del Carmine.

Gli Ottajanesi percepirono il fatto come un prodigio e da quel momento incominciarono a “sentire” la Madonna del Carmine come la Compatrona  della città: in molti atti notarili del secondo Seicento San Michele e la SS. Maria del Carmine sono invocati insieme come garanti della sincerità di testimoni e di testanti. Nel 1665 gli Eletti, a nome dei cittadini tutti, chiesero che venisse riaperto il Convento: grazie all’intervento di Diana Caracciolo, madre del principe Giuseppe I Medici, che aveva riportato il Casato alla potenza di un tempo, le trattative con la Santa Sede vennero affidate a Giovanni Vincenzo Amati, vicario generale del vescovo di Nola. Il quale, dopo tre anni di un paziente lavoro, ottenne da Clemente IX l’assenso.  Il 14 ottobre 1668 il segretario della Universitas di Ottajano annotò con bella grafia, nel registro degli atti del Comune, “come per la Dei gratia lo venerabile monastero di detta Terra dei Rev. Padri Carmelitani olim soppresso è stato reintegrato”. I Padri Carmelitani furono accolti in Ottajano al suono di tutte le campane — che non erano poche —, dalle autorità e dal popolo festante, che intonò il Te Deum nella certezza che il ritorno dei Padri avrebbe accresciuto il profitto delle anime e la devozione della Beata Vergine.

Il miracolo si rinnovò durante l’eruzione del 1701, che iniziò il primo giorno di luglio.  Nella notte del 12 luglio  una lava minacciosa incominciò a scendere verso Ottajano. Racconta il Remondini che il 14 i Padri Carmelitani portarono la statua della Madonna del Carmine “in devotissima processione incontro alle minaccevoli correnti di fiamme e poco lungi da quelle la collocarono in alto ed ecco prodigiosamente arrestarsi  tutto a un tratto il precipitevole fuoco  alla vista della Regina del Cielo”: il Vesuvio si calmò, Ottajano venne risparmiata  e il “nostro popolo, quando meno lo si sperava “ scampò all’ imminente “eccidio”. Gli Ottajanesi non dimenticarono più che la Madonna del Carmine li aveva salvati per la seconda volta, e che il miracolo era avvenuto nei giorni a Lei sacri.

Nel 2009 don Antonio Fasulo realizzò il desiderio secolare della comunità ottavianese. Il giorno 11 luglio il card. Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano,  con una fascinosa cerimonia che si svolse in piazza San Michele incoronò la Madonna del Carmine “Madre e Regina di Ottaviano”. Il prossimo 11 luglio ricorderemo l’evento e parleremo degli inediti documenti d’archivio sul culto, sui riti e sui “carismi” della  “Madre e Regina di Ottaviano”.

 

Coupon su Groupon, come ottenere un rimborso

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Come chiedere il rimborso a Groupon

A questo punto vediamo come poter richiedere il rimborso a Groupon.

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Nel caso in cui, invece, tu non abbia avuto la possibilità di usufruire del tuo coupon per motivi che possono dipendere dal venditore, il procedimento non sarà così complesso.

Un esempio classico è il rifiuto da parte del venditore stesso del tuo coupon: un commerciante non può rifiutarsi a posteriori di partecipare ad un’iniziativa alla quale abbia liberamente aderito!

In questi casi dovrai collegarti al sito di Groupon e dovrai accedere con i tuoi dati e le tue credenziali.

Dovrai, poi, accedere alla pagina di supporto e selezionare il coupon per il quale vuoi richiedere il tuo rimborso.

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Successivamente, potrai anche selezionare ulteriori motivazioni da aggiungere alla tua richiesta di rimborso.

A questo punto, potrai selezionare il pulsante “Ho ancora bisogno di aiuto” e avrai la possibilità di scegliere la tua modalità di contatto tra:

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La tua richiesta di rimborso dovrà, poi, essere esaminata, e Groupon avrà fino a 14 giorni per poterti rispondere.

Nel momento in cui la richiesta venisse accettata, potrai ottenere il tuo importo utilizzando due modalità proposte, costituite o dal buono spesa, che potrai usare sempre sullo stesso sito entro un anno, oppure il rimborso sul metodo di pagamento che avrai utilizzato per acquistare originariamente il tuo coupon.

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Striano, spaccia nella stazione della Circumvesuviana: arrestato 42enne

I Carabinieri della stazione di Striano, nell’ambito di uno specifico servizio di contrasto allo spaccio di stupefacenti sulla linea ferroviaria Circumvesuviana, hanno tratto in arresto Eugenio Benvenuto, un 42enne del posto già noto alle Forze dell’Ordine.
L’uomo era poco distante dai binari e attendeva che un “cliente” si presentasse per acquistare una dose.
I militari l’hanno notato e hanno atteso che avvenisse lo scambio per intervenire.
Bloccati entrambi, i Carabinieri hanno sequestrato una stecchetta di hashish del peso di 2 grammi e rinvenuto un bilancino di precisione insieme a 15 euro in contante, verosimilmente provento di spaccio.
Il 42enne è stato arrestato e sottoposto ai domiciliari in attesa della celebrazione di giudizio con rito direttissimo.
L’acquirente è stato invece segnalato alla Prefettura.

Don Michele Napolitano è sacerdote da 60 anni: gli Ottavianesi tutti si stringono a lui in un intenso, festoso abbraccio

La  Chiesa di San Michele gremita di Ottavianesi, i parroci, il coro parrocchiale, il vescovo, le parole dei rappresentanti dell’ Amministrazione Comunale e della Comunità di San Michele,  che ha donato al suo parroco un San Michele in bronzo della seconda metà del sec.XIX, la festa in piazza, i fuochi di artificio: don Michele Napolitano, nel 60° anniversario del suo servizio sacerdotale, in gran parte prestato nella parrocchia del Patrono di Ottaviano, ha “sentito” che è in tutto e per sempre un Ottavianese.

 

Venerdì sera, nella sfavillante Chiesa del Patrono San Michele,  gli Ottavianesi hanno dimostrato quanto intenso sia il loro affetto per don Michele Napolitano, che  festeggiava il 60° anniversario del suo servizio sacerdotale, prestato, per grande parte, a Ottaviano. La Messa solenne è stata celebrata dal Vescovo di Nola e dai parroci del territorio, tra i quali abbiamo notato don Antonio  Fasulo e don Raffaele Rianna. Del coro parrocchiale, diretto dal Maestro Annunziata, ci limitiamo, per ora, a dire che la tecnica vocale e la motivazione “sentimentale” dei coristi hanno raggiunto livelli di assoluta eccellenza, e che la loro arte rende ancora più suggestivi il rito religioso e lo splendore dei tesori  di cui la Chiesa Madre di Ottaviano è uno scrigno prezioso. Le voci dei coristi aprono i cuori, e la Messa diventa veramente un rito celebrato da tutti i fedeli, non solo dal sacerdote.

Ottaviano era tutta presente, a dimostrazione del fatto che don Michele Napolitano è parte importante della storia della città. Mentre il Vescovo di Nola ha commentato il significato della “festa” dal punto di vista delle istituzioni ecclesiastiche,  il prof. Biagio Simonetti, assessore del Comune di Ottaviano, che rappresentava il Sindaco avv. Luca Capasso e l’Amministrazione tutta, ha sottolineato l’importanza del servizio sacerdotale che don Michele Napolitano ha svolto e svolge all’interno della comunità ottavianese, e ha giustamente ricordato che il parroco ha anche insegnato italiano e latino al Liceo Classico “A. Diaz”. Carmine Cimmino, che ha portato a don Michele i saluti della comunità parrocchiale,  ha esordito citando una bella riflessione di Tiberio Guastaferro, ottajanese del quartiere San Giovanni, che nel ‘600 fu uno dei più importanti predicatori dei Gerolamini: i parroci si dividono in due gruppi: quelli che parlano sempre dal pulpito, e quelli che non hanno bisogno del pulpito, per svolgere la loro missione. E don Michele Napolitano, ha detto Carmine Cimmino, non ha mai avuto bisogno del pulpito per far sentire la sua voce; don Michele sa essere severo in modo fraterno. Cimmino  lo ha poi ringraziato per la cura meticolosa con cui egli tutela, in ogni particolare, la bellezza di una Chiesa che da sempre svolge un ruolo fondamentale nella storia religiosa non solo di Ottaviano, ma di tutto il Vesuviano, di tutta la Diocesi di Nola. Ed è giusto, ha concluso Cimmino, che la Curia Nolana non dimentichi il contributo che a quella storia hanno dato e ancora danno le Chiese tutte di Ottaviano.

Ma il momento più emozionante è stato quello in cui, a nome di tutta la Comunità parrocchiale, è stata donata a don Michele Napolitano una statua di San Michele Arcangelo (v. immagine in apertura), uno splendido bronzo della seconda metà dell’Ottocento, accompagnato da un biglietto  su cui era trascritto un profondo pensiero di Gregorio di Nazianzo: il servizio sacerdotale non si misura né in giorni, né in anni, perché esso regola con l’ esempio e con le parole la storia delle anime, e dunque si misura con l’eternità. Don Michele, commosso, ha ringraziato tutti, i presenti, il vescovo, i parroci, gli oratori, e, in particolare, la Comunità parrocchiale, per il dono e per tutto quello che fa per la Chiesa Madre.  Concluso il rito religioso, la festa è continuata in piazza( v. foto in appendice), giustamente, perché quella piazza è stata teatro di vicende ora esaltanti, ora drammatiche, sempre importanti della storia di Ottaviano, ed era naturale che ora vi risuonassero i canti, i brindisi, gli applausi, i fuochi di artificio in onore di un parroco che è nato nel Nolano, ma che ora è profondamente Ottavianese.

 

“Penne alla padulana”, il “piatto popolare” che i nobili della Napoli borbonica consumavano dopo le lunghe passeggiate a cavallo

La passione “ippica” dei nobili e dei ricchi napoletani prima e dopo il 1860: il ruolo dei Barracco, dei Medici di Ottajano, dei Ginestrelli di Lavello. Le passeggiate a cavallo fino a Baia, o fino alle paludi di Volla, e la suggestione della “ sincerità e della immediatezza della natura” sollecitata dalla “pasta con peperoni e melanzane”, che veniva preparata dalle taverne di Volla. Un cavallo impertinente: “Malatesta”, di Giovanni  Barracco.

 

Ingredienti (per 4 persone): gr. 400 di penne; 1 melanzana; 1 peperone rosso; gr. 400 di pomodori San Marzano; 1 peperoncino piccante; 1 cipolla: gr. 100 di salsiccia; 1/2 bicchiere di vino “coda di volpe”; 2 cucchiai di olio d’oliva: origano; prezzemolo: 1 spicchio d’aglio; 4 cucchiai di provolone del Monaco grattugiato; sale; pepe. Tagliate a dadini la melanzana e , mettendola in una colapasta con il sale, liberatela dall’acqua di vegetazione: infine asciugate i dadini.  Nell’olio di un tegame fate appassire il fine “trito” di cipolla, “calate” i frammenti della salsiccia a cui è stata tolta la pelle, lasciate che il tutto si rosoli per 4 minuti. Versate il vino, lasciate che svapori, aggiungete il peperoncino, i dadini di melanzana e di peperone e fate rosolare, dopo 5 minuti aggiungete i pomodori, l’origano, il sale e il pepe, coprite e lasciate cuocere per 20 minuti, e poi, dopo aver aggiunto il “trito” d’aglio e di prezzemolo, per altri 7-8 minuti. Con questa salsa, da cui avrete tolto il peperoncino, condite le penne scolate al dente, cospargete il “piatto” con il provolone del Monaco grattugiato e portate in tavola.

 

I Borbone dedicarono molta cura alla tutela di due “razze” di cavalli,  la “razza napoletana” e la razza “persano”.  A metà del sec. XIX  Giuseppe IV Medici, principe di Ottajano , fu scelto da Ferdinando II come Presidente della Commissione per il Miglioramento delle Razze Equine e nelle scuderie del palazzo ottajanese egli allevò cavalli di razza “persano”. In una “‘nferta” del 1874, forse pubblicata da Luigi Chiurazzi, si descrivono  le corse di cavalli in cui si sfidavano i nobili del Regno di Napoli, sollecitati dal Conte d’Aquila. Raccontano Tito Carlo Dalbono e Raffaele De Cesare che i Farina di Baronissi, i Cassitto e i Varo di Troja avevano splendidi cavalli, ma che i migliori erano quelli di Giovanni Barracco: di “Rischio” Filippo Palizzi fece uno splendido ritratto, mentre “Egeria”, “bellissima, non volle mai contatti con il maschio”.  Alle corse del 19 marzo 1856, consacrate a San Giuseppe, parteciparono anche cavalli venuti dal Piemonte, che però vennero battuti dai cavalli di Casa Caracciolo da San Teodoro: e così il destino punì quei “signori” napoletani che, anticipando l’imminente futuro, avevano puntato forti somme di danaro sulla vittoria dei “piemontesi”. Subito dopo l’ Unità d’Italia vinsero gare importanti a Milano e a Torino i purosangue dei Barracco, dei Cassitto, di Onorato Gaetani, principe di Piedimonte, e incominciò a brillare la stella dei Ginestrelli di Lavello.  Il 3 giugno del 1908, una puledra di tre anni, “Signorinetta”, “unica femmina iscritta”, che apparteneva a Edoardo Ginestrelli, considerato uno dei più grandi allevatori europei, vinse la corsa più prestigiosa, il “Derby di Epsom”.

Nel 1888 “Filiberto”, il purosangue di Giuseppe V principe di Ottajano, montato dal fantino J. Hunter, aveva vinto la quinta edizione del Derby di galoppo, e nel mese di giugno, prima il Premio di Alessandria, e poi, nell’ippodromo di Torino, il “Premio Principe Amedeo”, che, con la sua “posta in palio” di lire 20.000, era per importanza il terzo d’Italia, dopo il “Derby” di Roma e il “Commercio” di  Milano. L’articolo della “nferta” descrive anche le lunghe passeggiate a cavallo che i nobili e i ricchi borghesi di Napoli erano soliti fare, negli ultimi anni dei Borbone, o fino a Baia, alle “stufe di Nerone”, o fino alle masserie “vesuviane” dei conti di Pianura, tra Pollena e San Sebastiano. Da qui poi scendevano alle paludi di Volla, dove alcune trattorie, per esempio “La Pergola” e la “ Taverna Rossa”, erano attrezzate per ristorare sia i cavalli che i cavalieri e le amazzoni.  Il piatto “più noto” della “Taverna Rossa” era, dice l’articolista, “la pasta con peperoni e melanzane”, una variante delle “penne alla padulana”: le acque di Volla, l’ambiente,  gli ingredienti “popolari”, come la melanzana e il peperone, il vino, la cucina così diversa da quella dei “monsu” e dei grandi ristoranti napoletani, il sapore pungente della salsiccia e del peperoncino creavano nei nobili e ricchi cavalieri la suggestione del contatto con la verità e con la semplicità della Natura, e con personaggi e comportamenti “immediati e genuini” che avrebbero permesso alle dame di alimentare la conversazione con le amiche tra i drappi e gli argenti dei salotti. Queste passeggiate a cavallo potevano essere pericolose. Una volta, poco lontano da Baia, Giovanni Barracco, che montava un “bellissimo cavallo della nostra razza, Malatesta”, si avvicinò troppo alla principessa di Moliterno, “ bella, giovane ed eccellente amazzone”, e si fece distrarre dalla  sua “spiritosa conversazione”. “Malatesta”, forse attirato anche lui dalla cavalla della Moliterno, “l’addentò al garrese”, ma venne respinto da “una gragnola di calci”. L’incidente avvenne “sul ciglio della strada”, ma per fortuna la principessa riuscì a restare in sella: il Barracco, invece, “ebbe un calcio sull’osso della gamba” e per 40 giorni non poté né camminare, né montare a cavallo, né farsi distrarre da una bella amazzone. Si consolò cambiando il nome del cavallo da “Malatesta” in “Sardanapalo”, il lussurioso re assiro.

 

Frode da 6mln nel settore carburanti: perquisizioni anche in Campania

Un imprenditore del settore dei carburanti per autotrazione è stato arrestato per una frode all’Iva di 6 milioni di euro dalla guardia di Finanza di Padova che gli ha inoltre sequestrato una lussuosa villa. Sono 17 gli indagati e decine le società coinvolte con depositi di prodotti petroliferi. Perquisizioni hanno interessato le province di Padova, Venezia, Roma, Milano, Pescara, Teramo, Chieti, Bari e Salerno. L’attività è frutto di un’indagine, coordinata dalla Procura padovana, che ha consentito di individuare, anche mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, un’associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di frodi fiscali nel commercio dei carburanti, svolte mediante la creazione di società ‘filtro’ e ‘cartiere’.
Detto sistema di frode, di cui si è anche occupato il programma televisivo Report, ha consentito a 8 società ‘cartiere” – con sedi a Roma, Capua (Caserta), Sabaudia (Latina) e Chieti.

Somma Vesuviana in lutto. Si è spento Don Paolo Di Palo

Nel 2007 era subentrato a Don Salvatore Mungiello alla guida di una delle più antiche parrocchie di Somma Vesuviana.

 

All’età di 55 anni si è spento Don Paolo Aniello Di Palo, parroco della Chiesa di San Michele Arcangelo di Somma Vesuviana.

La salma proveniente da Napoli arriverà domani, sabato 6 luglio, nella Parrocchia di San Michele Arcangelo alle ore 16:00 e successivamente alle ore 20:00 si terrà la celebrazione eucaristica di S. E. l’ Arcivescovo Mons. Beniamino De Palma. Domenica alle ore 17:00, invece, il solenne esequie nella Chiesa  Cittadina di San Domenico alla presenza del Vescovo di Nola Mons. Francesco Marino e del clero locale.

Nato il 9 settembre del 1964 ad Afragola, era stato ordinato sacerdote il 2 ottobre del 1988. Laureato in teologia pastorale alla Pontificia Facoltà dell’ Italia meridionale, aveva studiato organo e composizione con il Maestro Vincenzo De Gregorio. Nel 2007 era subentrato a Don Salvatore Mungiello alla guida di una delle più antiche parrocchie del paese. Il nostro parroco soffriva di problemi cardiaci ed aveva avuto il trapianto di cuore, ma la sua morte è stata dovuta ad una forte emorragia. Vicino al letto di morte al Monaldi il suo amico e confidente di sempre Pietro Corcione. Già da un anno lo affiancava nel suo ministero il vicario coadiutore il Sac. Don Ciro Toscano. Tanti i messaggi di cordoglio  in queste ore sui social. La città non solo ha perso un sacerdote esemplare che tanto lustro ha dato alla sua Comunità religiosa, ma un esempio per noi tutti, come ha riferito il Sindaco Salvatore Di Sarno. I tratti distintivi della sua personalità erano la semplicità, l’umiltà e la riservatezza. Nel 2008 fondò la rivista della parrocchia La strada, iniziando con queste autorevoli parole: La strada ci provoca. Se la società nel suo essere e nel suo divenire lancia le sue provocazioni, la comunità parrocchiale di San Michele prende sempre più coscienza che essa esiste per essere nel mondo e per il mondo come proposta di una vita nuova in Cristo Signore. Addio, Padre Paolo.

Nola. Al Masullo Theti tour didattico sui “cantieri” alla ricerca di giovani figure professionali

Trenta ore per conoscere il mondo dell’edilizia distribuite in aula, in azienda e sui cantieri. Dieci, invece, direttamente in agenzia per toccare con mano il settore dell’immobiliare cercando di carpire le esigenze di potenziali clienti per un approccio serio ma al tempo stesso dinamico al mondo delle professioni. Protagonisti sono stati gli alunni dell’istituto Masullo Theti di Nola guidato dalla dirigente scolastica Anna Maria Silvestro ai quali l’imprenditore nolano Francesco Napolitano ha aperto le porte della sua attività in un percorso di alternanza scuola-lavoro pronto ad arricchire il bagaglio culturale dei ragazzi.
Tra gli scopi degli incontri anche conoscere ed apprendere sul campo aspetti e regole di lavoro evitando rischi per la propria salute. Un dialogo, quello fra il mondo della scuola e l’edilizia nolana fortemente voluto dallo stesso Napolitano per rafforzare nei ragazzi i programmi legati alla gestione dei cantieri ma anche agli interventi da attuare per la realizzazione di fabbricati, con una rilevante manovra didattica orientata alla formazione professionale di giovani il cui futuro potrebbe proiettarsi nel settore delle costruzioni. In questa conversazione si è inserito il progetto con il Masullo Theti con l’organizzazione di un vero e proprio tour didattico nei cantieri edili del territorio portati avanti dall’azienda Napolitano Case. Accompagnati dai professori, da ingegneri, architetti e geometri, i ragazzi hanno esplorato il settore delle costruzioni in lungo e in largo focalizzandosi su procedure all’avanguardia.
“Un’esperienza bellissima – dichiara Francesco Napolitano – Il mondo delle professioni è un aspetto culturale che va coltivato nel tempo. Per i nostri ragazzi acquisire questa sensibilità già in età scolastica risulta molto importante. In quest’ottica la possibilità per loro di accedere ai cantieri intercettando già in questa fase quali sono le giuste sinergie ed attitudini per la formazione di figure specifiche che sappiano da un lato gestire un cantiere e dall’altro, invece, dedicarsi al successivo step che è la vendita dell’immobile, risulta determinante. E non è escluso che – conclude – ora che è terminato questo periodo didattico, per qualcuno di loro ci sia la reale opportunità di essere inserito nel nostro organico. Le nostre infatti non sono semplici occasioni, ma vere e proprie opportunità”.

Ai nastri di partenza l’Ottaviano Food Festival

L’evento, giunto alla quarta edizione,  si svolgerà al Castello Medìceo il  14 e 15 luglio 2019

 

L’enogastronomia come chiave verso l’educazione al rispetto. Per l’ambiente, per il territorio, per le fasce fragili della popolazione. E’ questa l’evoluzione di OFF: quest’anno il legame tra gusto e cuore, da sempre claim dell’Ottaviano Food Festival, si amplia e diventa sostenibile. La quarta edizione di OFF – in programma al Castello Medìceo di Ottaviano il 14 e 15 luglio prossimi – si caratterizza per essere un evento plastic free oltre che a scopo benefico.

Ben 100 postazioni food che distribuiranno, nell’arco delle due giornate, oltre 50mila pietanze, utilizzeranno piatti, posate e bicchieri eco-compostabili invece di quelli in plastica.

L’iniziativa è organizzata dall’Associazione culturale Arcobaleno Vesuviano, che l’ha ideata e ne ha coniato il format. Quest’anno l’Ottaviano Food Festival vede un connubio con l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio che l’ha resa istituzionale proprio al fine di contribuire ad alimentare best practices in materia ambientale e diffondere la cultura del riciclo delle materie, in particolare eliminando l’uso della plastica ritenuta sostanza altamente inquinante e difficilmente riutilizzabile.

Il percorso, gli chef, gli espositori – Le novità della quarta edizione

Entrando nel cortile, dove si ritirano i calici, gli ospiti potranno iniziare un percorso attraverso un itinerario che si snoda fino al piano superiore, alle logge e alle stalle.

Alla presenza consolidata di produttori locali e chef, quest’anno si aggiungerà quella delle paninoteche, delle pizzerie e delle pasticcerie.

Per ciascuna serata saranno presenti 100 espositori.

 Come acquistare i ticket

I visitatori potranno acquistare il biglietto al costo di 20 euro presso il punto vendita allestito davanti l’entrata del castello. Riceveranno un braccialetto che darà diritto a un’offerta all inclusive: i possessori del ticket potranno degustare tutti i piatti e tutti i vini che desiderano. No limits!

Sono previste agevolazioni per le famiglie: i bambini, infatti, pagheranno la metà, 10 euro.

La formula “no stop” domenica 14 + lunedì 15 è invece proposta a 30 euro.

La beneficenza di Off si fa in tre ed è in totale trasparenza

Sono tre le realtà associative alle quali l’edizione 2019 di OFF intende devolvere fondi.

“Associazione SOS Santobono”, “La Bottega dei Semplici Pensieri” e “Le Fate di Arianna”: tutte operano, ciascuna con la propria peculiarità in favore dei piccoli e dei disabili.

L’Associazione SOS Santobono – che si occupa di crowdfounding per il nosocomio del Vomero dedicato proprio alla cura dei bambini – si occuperà della gestione diretta del punto vendita dei biglietti posizionato all’entrata del castello, ciò al fine di garantire trasparenza rispetto agli incassi e al trasferimento monetario verso l’Associazione benefica.

“La Bottega dei semplici pensieri” – associazione di inclusione sociale per i ragazzi affetti da sindrome di Down cui viene data la possibilità di seguire corsi post diploma per potersi inserire professionalmente nel mondo del food – gestirà invece il recupero dei calici usati dai visitatori per degustare i vini. Per ciascun bicchiere in vetro che sarà restituito, l’associazione riceverà, sempre direttamente, 2 euro e 50.

La terza associazione alla quale sono destinate le risorse è “Le fate di Arianna”, realtà che si occupa di insegnare le manovre di primo soccorso contro il soffocamento.

 Le Masterclass

 Vesuvio da bere e da mangiare. E’ questo il tema portante delle Masterclass che, quest’anno, rappresentano il vero valore aggiunto di OFF.

Ben tre sessioni, coordinate dal giornalista enogastronomico Luciano Pignataro, che avranno come obiettivo finale la promozione degli  straordinari prodotti della fertile terra che ricopre le pendici del Vesuvio.

Dal pomodorino del Piennolo al vino Caprettone, passando per i grandi rosati.

Questi gli appuntamenti:

Domenica 14 luglio

Ore 19 – Il vino dei territori vulcanici
Partecipano: Luciano Pignataro; Ernesto La Matta, delegato AIS per i Comuni Vesuviani; Ciro Giordano, Presidente Consorzio Tutela Vini Vesuvio

Ore 20.30 – Vesuvio in rosa
Partecipano: Luciano Pignataro; Ernesto La Matta, delegato AIS per i Comuni Vesuviani; Ciro Giordano, Presidente Consorzio Tutela Vini Vesuvio
La degustazione vedrà un interessante abbinamento gastronomico con i piatti dello chef Luigi Salomone, stella della cucina.

Lunedì 15 luglio

Ore 20.30 – Caprettone, questo conosciuto. I due volti di un vino cult del Vesuvio
Partecipano: Luciano Pignataro; Alessandro Marra, co-responsabile gruppo Slow Wine Campania; Ciro Giordano, Presidente Consorzio Tutela Vini Vesuvio; Agostino Casillo, Presidente dell’Ente Parco; Luca Capasso, Sindaco di Ottaviano.

La degustazione sarà abbinata alle pizze di Aniello Falanga di Haccademia

Prima dell’avvio della Masterclass, i massimi esperti dell’enogastronomia del Vesuvio discuteranno, in un incontro aperto alla stampa, delle più importanti valenze enogastronomiche dell’area vesuviana, a partire dal pomodoro del Piennolo per finire con i vini vulcanici. I giornalisti presenti, preventivamente accreditati, avranno accesso alla Masterclass delle 20.30.

Ciascuna delle Masterclass potrà essere seguita da 20 persone già in possesso del braccialetto per l’accesso ad OFF (secondo le modalità di acquisto precedentemente descritte).

Gli interessati possono inviare una mail a consorzio@vesuviodop.it

Ogni mail varrà per una sola persona.

La stampa e gli operatori dell’informazione possono invece inviare una richiesta di accredito alla Bc Communication: bc.pressoffice@gmail.com

Considerato che i posti sono limitati, si procederà ad accreditare in ordine di ricezione mail  fino ad esaurimento delle disponibilità. Le richieste dovranno inderogabilmente pervenire entro le 24 di giovedì 11 luglio con la dicitura “Accredito alla Masterclass” e contenere nome e testata giornalistica/blog di riferimento. Gli accrediti valgono per una sola persona.

I protagonisti

L’Ottaviano Food Festival, quest’anno, si arricchisce di un partner istituzionale importante: L’Ente Parco Nazionale del Vesuvio. Il Presidente, Agostino Casillo, ha creduto alla manifestazione inserendola nel quadro degli eventi che possano contribuire a implementare la cultura del plastic free a scala di Parco. Ma il vero protagonista è il territorio, di cui i ragazzi dell’Associazione Arcobaleno Vesuviano, una squadra composta da 13 persone, è espressione piena.

“L’edizione 2019 di OFF – spiega Francesco Carbone, Presidente dell’Associazione Arcobaleno Vesuviano, ideatrice e organizzatrice della manifestazione – va oltre il concetto di chef e ristoranti e coinvolge aziende del settore, come paninoteche e pizzerie, per offrire un’offerta più variegata e avvicinare all’iniziativa un pubblico più giovane”. “La partnership con il Parco del Vesuvio permette alla nostra associazione di diffondere un codice di condotta ispirato alla ecosostenibilità – aggiunge Carbone -e, al contempo, di valorizzare un bene monumentale come il castello medìceo che è simbolo di legalità. I prodotti della terra – ha proseguito – sono frutto di un’agricoltura sana di un territorio virtuoso. Abbiamo ritenuto doveroso che il food, oggi richiamo di migliaia di visitatori, unito al turismo del vino, fosse un naturale intermediario per la diffusione delle buone pratiche ambientali. A cominciare dalla raccolta differenziata, passando attraverso la riduzione dell’uso della plastica, per finire alla scelta di azioni volte all’ecosostenibilità”.

“Sono molto contento – dichiara il Presidente del Parco del Vesuvio, Agostino Casillo – che si avvicini l’inaugurazione di Off, il secondo evento di “Vesuvius Plastic Free” la rassegna che come Ente Parco abbiamo presentato alcuni mesi fa. Grazie al lavoro dell’Associazione Arcobaleno Vesuviano, anno dopo anno, Off sta crescendo e da manifestazione gastronomica si sta trasformando in una grande occasione di promozione dell’intero territorio del Parco Nazionale del Vesuvio. Inoltre, quest’anno si spingerà ancora di più sulla riduzione dell’uso della plastica e sulla sostenibilità in generale”.

“Consideriamo Off – dice il Sindaco di Ottaviano, Luca Capasso – uno degli eventi che danno lustro alla nostra città. È un appuntamento di rilievo, che mette insieme la solidarietà e la cultura enogastronomica ed esalta il nostro territorio. Noi lo sosteniamo con convinzione”.

 

 

 

 

Somma Vesuviana, l’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche e “l’elogio funebre” alla pellecchiella

Riceviamo e  pubblichiamo una nota stampa dall’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche

 

“Devota dell’Uomo e dei prodigi del Consorzio Umano nelle battaglie dell’Intelligenza, doverosamente “prende a schivo” le impunite insipienze che continuano a dilapidare il nobile Patrimonio Alimentare d’Italia e a mortificare soprattutto quello che fu vanto delle nostre terre orgogliose di esportarlo.

Ci trova affranti la decretata morte della nostra albicocca e in particolare della preziosissima Pellecchiella ‘e Somma, che fu “vulio ‘e prena” dell’aristocrazia del palato, di artisti e poeti che per Lei venivano pellegrini e le rendevano omaggio.

Altro non ci è concesso che augurare ogni male, prima qua e poi là, a chi ci ha fatto quest’anno gustare la schifezza della frutta d’importazione, “tosta, acevera e fraceta”.

REQUIESCAT

Se ride ‘e vvote areto ‘e funerale,

ma chiagne overo chi te sape morta,

pecchè cu te scumpare nu valore

ch’era na gloria pe sta terra nosta.

Tu ire, pregiatissima Crisommola,

cunsulazione ‘e chi te canusceva,

d’ ‘a ggente ch’ appena t’assapurava,

s’arrecreiava e te benediceva:

si quaccheduno po t’annummenava,

ce steva pure chi pe te spereva.

Crisommola saputa, ca tenive

‘e culure cchiù belle ‘e ‘na zetella,

mo è nu turmiento dicere:

 QUI GIACE

‘A RIGGINA D’ ‘E FRUTTE

‘A PELLECCHIELLA