CONDIVIDI

Si realizzava un desiderio che la comunità ottajanese aveva chiaramente espresso dopo il “miracolo” del 16 luglio 1660 e rinnovato, ancora più intensamente, dopo il 14 luglio 1701: in entrambe le circostanze la Madonna del Carmine salvò gli Ottajanesi dalla furia del Vesuvio. Le relazioni del segretario del Comune di Ottajano e del Remondini.  Ottajano e il culto della Madonna del Carmine: gli archivi hanno fornito  inediti documenti, di cui parleremo l’11 luglio. E ricorderemo la cerimonia dell’11 luglio 2009, quando il Card. Angelo Comastri, invitato da don Antonio Fasulo, incoronò la Madonna del Carmine “Madre e Regina di Ottaviano”.

 

Nel 1654 anche il Convento dei Carmelitani di Ottajano venne inserito nell’elenco dei “conventicoli” e ne venne disposta la definitiva chiusura. Nelle linee generali, la politica di riorganizzazione dei conventi rispondeva a una logica amministrativa ben precisa, e inoltre cancellava i presupposti stessi di quel modo di vivere “peccaminoso e scostumato” che si diceva fosse assai diffuso nelle piccole comunità conventuali, composte da tre, quattro frati, spesso novizi, e in quotidiano contatto con le contadine che lavoravano a giornata nelle masserie degli Ordini religiosi. I Carmelitani di Ottajano non vennero salvati dalla fama della loro integrità morale, né dal favore degli Ottajanesi “umili”, legati sempre più al culto della Madonna del Carmine e grati ai frati per il generoso slancio con cui assistevano chi si trovava nel bisogno. Forse i frati vennero danneggiati dal favore che nei loro confronti mostravano i Medici di Ottajano, la cui “stella” era in quel momento debole e fioca, e non di poco. Dunque, nel 1654 il Convento venne chiuso. Ma durante l’eruzione del luglio del 1660, mentre il Vesuvio ancora eruttava, il segretario dell’”Università” di Ottajano così scriveva, a futura memoria, negli atti del Comune:

 

Si nota come a 3 di luglio 1660, sabato, a ore 23 sono stati alcuni terremoti in questa terra di Ottajano intesi da pochi cittadini. Di poi a ore 24 del medesimo giorno il Monte Vesuvio ha fatto di nuovo moto col mandare vapori, esalationi et lampe di fuoco per l’aria, con spavento grande di tutti li cittadini, et non si ha potuto dormire per la grande paura, ma tutti vigilavano a tutte le Chiese chi qua et chi là cantando lo Santissimo Rosario, le litanie et altre sante orationi per placare l’ira di nostro Signore. Fece appresso, detto Vesuvio, romori grandissimi spaventando tutti, mandando vapori et esalationi di modo che se vedevano le pietre infuocate grosse e piccole uscire dalla bocca di detto Monte di Inferno…..Questa esalatione di incendio, come ha piaciuto a Dio, ha continuato a mandare fuori rapilli arene et cenere in grande quantità et copia in una grande parte delli nostri territori et Abitato per tutto il 15 del detto mese di luglio. Et a 16, giornata della festa della Gloriosa Madre di Dio Santa Maria del Carmine si vide cessare tale esalatione per il che se ne deve fare festa eternamente in detta giornata per la gratia ricevuta da nostro Signore per mezzo della Sua Madre Santissima del Carmine.

Gli Ottajanesi percepirono il fatto come un prodigio e da quel momento incominciarono a “sentire” la Madonna del Carmine come la Compatrona  della città: in molti atti notarili del secondo Seicento San Michele e la SS. Maria del Carmine sono invocati insieme come garanti della sincerità di testimoni e di testanti. Nel 1665 gli Eletti, a nome dei cittadini tutti, chiesero che venisse riaperto il Convento: grazie all’intervento di Diana Caracciolo, madre del principe Giuseppe I Medici, che aveva riportato il Casato alla potenza di un tempo, le trattative con la Santa Sede vennero affidate a Giovanni Vincenzo Amati, vicario generale del vescovo di Nola. Il quale, dopo tre anni di un paziente lavoro, ottenne da Clemente IX l’assenso.  Il 14 ottobre 1668 il segretario della Universitas di Ottajano annotò con bella grafia, nel registro degli atti del Comune, “come per la Dei gratia lo venerabile monastero di detta Terra dei Rev. Padri Carmelitani olim soppresso è stato reintegrato”. I Padri Carmelitani furono accolti in Ottajano al suono di tutte le campane — che non erano poche —, dalle autorità e dal popolo festante, che intonò il Te Deum nella certezza che il ritorno dei Padri avrebbe accresciuto il profitto delle anime e la devozione della Beata Vergine.

Il miracolo si rinnovò durante l’eruzione del 1701, che iniziò il primo giorno di luglio.  Nella notte del 12 luglio  una lava minacciosa incominciò a scendere verso Ottajano. Racconta il Remondini che il 14 i Padri Carmelitani portarono la statua della Madonna del Carmine “in devotissima processione incontro alle minaccevoli correnti di fiamme e poco lungi da quelle la collocarono in alto ed ecco prodigiosamente arrestarsi  tutto a un tratto il precipitevole fuoco  alla vista della Regina del Cielo”: il Vesuvio si calmò, Ottajano venne risparmiata  e il “nostro popolo, quando meno lo si sperava “ scampò all’ imminente “eccidio”. Gli Ottajanesi non dimenticarono più che la Madonna del Carmine li aveva salvati per la seconda volta, e che il miracolo era avvenuto nei giorni a Lei sacri.

Nel 2009 don Antonio Fasulo realizzò il desiderio secolare della comunità ottavianese. Il giorno 11 luglio il card. Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano,  con una fascinosa cerimonia che si svolse in piazza San Michele incoronò la Madonna del Carmine “Madre e Regina di Ottaviano”. Il prossimo 11 luglio ricorderemo l’evento e parleremo degli inediti documenti d’archivio sul culto, sui riti e sui “carismi” della  “Madre e Regina di Ottaviano”.