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La  Chiesa di San Michele gremita di Ottavianesi, i parroci, il coro parrocchiale, il vescovo, le parole dei rappresentanti dell’ Amministrazione Comunale e della Comunità di San Michele,  che ha donato al suo parroco un San Michele in bronzo della seconda metà del sec.XIX, la festa in piazza, i fuochi di artificio: don Michele Napolitano, nel 60° anniversario del suo servizio sacerdotale, in gran parte prestato nella parrocchia del Patrono di Ottaviano, ha “sentito” che è in tutto e per sempre un Ottavianese.

 

Venerdì sera, nella sfavillante Chiesa del Patrono San Michele,  gli Ottavianesi hanno dimostrato quanto intenso sia il loro affetto per don Michele Napolitano, che  festeggiava il 60° anniversario del suo servizio sacerdotale, prestato, per grande parte, a Ottaviano. La Messa solenne è stata celebrata dal Vescovo di Nola e dai parroci del territorio, tra i quali abbiamo notato don Antonio  Fasulo e don Raffaele Rianna. Del coro parrocchiale, diretto dal Maestro Annunziata, ci limitiamo, per ora, a dire che la tecnica vocale e la motivazione “sentimentale” dei coristi hanno raggiunto livelli di assoluta eccellenza, e che la loro arte rende ancora più suggestivi il rito religioso e lo splendore dei tesori  di cui la Chiesa Madre di Ottaviano è uno scrigno prezioso. Le voci dei coristi aprono i cuori, e la Messa diventa veramente un rito celebrato da tutti i fedeli, non solo dal sacerdote.

Ottaviano era tutta presente, a dimostrazione del fatto che don Michele Napolitano è parte importante della storia della città. Mentre il Vescovo di Nola ha commentato il significato della “festa” dal punto di vista delle istituzioni ecclesiastiche,  il prof. Biagio Simonetti, assessore del Comune di Ottaviano, che rappresentava il Sindaco avv. Luca Capasso e l’Amministrazione tutta, ha sottolineato l’importanza del servizio sacerdotale che don Michele Napolitano ha svolto e svolge all’interno della comunità ottavianese, e ha giustamente ricordato che il parroco ha anche insegnato italiano e latino al Liceo Classico “A. Diaz”. Carmine Cimmino, che ha portato a don Michele i saluti della comunità parrocchiale,  ha esordito citando una bella riflessione di Tiberio Guastaferro, ottajanese del quartiere San Giovanni, che nel ‘600 fu uno dei più importanti predicatori dei Gerolamini: i parroci si dividono in due gruppi: quelli che parlano sempre dal pulpito, e quelli che non hanno bisogno del pulpito, per svolgere la loro missione. E don Michele Napolitano, ha detto Carmine Cimmino, non ha mai avuto bisogno del pulpito per far sentire la sua voce; don Michele sa essere severo in modo fraterno. Cimmino  lo ha poi ringraziato per la cura meticolosa con cui egli tutela, in ogni particolare, la bellezza di una Chiesa che da sempre svolge un ruolo fondamentale nella storia religiosa non solo di Ottaviano, ma di tutto il Vesuviano, di tutta la Diocesi di Nola. Ed è giusto, ha concluso Cimmino, che la Curia Nolana non dimentichi il contributo che a quella storia hanno dato e ancora danno le Chiese tutte di Ottaviano.

Ma il momento più emozionante è stato quello in cui, a nome di tutta la Comunità parrocchiale, è stata donata a don Michele Napolitano una statua di San Michele Arcangelo (v. immagine in apertura), uno splendido bronzo della seconda metà dell’Ottocento, accompagnato da un biglietto  su cui era trascritto un profondo pensiero di Gregorio di Nazianzo: il servizio sacerdotale non si misura né in giorni, né in anni, perché esso regola con l’ esempio e con le parole la storia delle anime, e dunque si misura con l’eternità. Don Michele, commosso, ha ringraziato tutti, i presenti, il vescovo, i parroci, gli oratori, e, in particolare, la Comunità parrocchiale, per il dono e per tutto quello che fa per la Chiesa Madre.  Concluso il rito religioso, la festa è continuata in piazza( v. foto in appendice), giustamente, perché quella piazza è stata teatro di vicende ora esaltanti, ora drammatiche, sempre importanti della storia di Ottaviano, ed era naturale che ora vi risuonassero i canti, i brindisi, gli applausi, i fuochi di artificio in onore di un parroco che è nato nel Nolano, ma che ora è profondamente Ottavianese.