Vico Equense: bombe carta e incendi per sottrarre appalti alla concorrenza: due arresti

Un imprenditore edile di Vico Equense 37enne e un 34enne di Pompei sono stati arrestati dai Carabinieri della compagnia di Sorrento in esecuzione di una misura cautelare emessa dal Gip di Torre Annunziata su richiesta della procura oplontina per estorsione, incendio doloso, trasporto e uso di ordigni esplosivi, danneggiamento e, solo per il primo, concorrenza sleale in attività imprenditoriale.
Lo scopo di bombe carta, incendi e minacce telefoniche oggetto di indagine era “soffiare” ricchi appalti a una ditta concorrente.
gli indagati, tra il gennaio e il febbraio di quest’anno, avrebbero disposto il posizionamento di 2 bombe carta: una esplose davanti a un hotel di vico equense che la ditta aggiudicataria stava ristrutturando, l’altra davanti al garage privato del titolare dell’azienda.
Si ritiene anche che i 2 abbiano ordinato l’incendio di un autoarticolato dell’azienda concorrente: il mezzo venne dato alle fiamme mentre era parcheggiato in prossimità di una struttura che la ditta stava adibendo ad albergo, sempre a Vico Equense.
ai gesti intimidatori aggiunsero una telefonata fatta a un dipendente dell’azienda presa di mira:-dite al “mastro” vostro che deve portare quell’offerta a Vico Equense-, intendendo con quelle parole che dovevano cedere i loro appalti per non avere altri problemi.
I 2 arrestati sono sati tradotti in carcere.

Universiadi, Conte: “a Napoli grande prova di accoglienza e di organizzazione”

“A Napoli si è conclusa la trentesima edizione delle Universiadi, un importante momento di sport e di aggregazione. Napoli e la Campania in questi giorni hanno offerto una grande prova di generosità, di organizzazione, di accoglienza”. Lo spiega il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in un post su Facebook.

“Avevo promesso che sarei intervenuto e al San Paolo ho voluto tributare il giusto riconoscimento a questo grande evento sportivo di cui come Presidente del Consiglio sono orgoglioso. L’auspicio è che questo evento possa regalare all’Italia e al mondo tanti campioni, leader nello sport e nella vita.

Le 44 medaglie vinte dai nostri ragazzi sono un record e dimostrano che il nostro sistema sportivo è in salute e promette di essere sempre più competitivo. Dopo le Universiadi – aggiunge il premier – ospiteremo le Atp Finals, le Olimpiadi invernali del 2026 e tante altre rassegne sportive di elevato livello. Ma non ci fermiamo. Continueremo a lavorare ad altri progetti che possano contribuire a porre l’Italia al centro dello sport mondiale”.

VinGustandoItalia, una cena veloce ma stuzzicante … tra Fresella e Negroamaro…

Fresella, frisa, frisedda, frisella : sono alcuni dei nomi che indicano il croccante tarallo.

In queste calde sere d’estate, chi non ha apprezzato una semplice, fresca, ma ottima fresella condita con un filo d’olio extravergine d’oliva, i pomodorini del piennolo ed un po di origano? Credo siano in tanti a gradire questa cena fredda, ma sapete quale è l’origine della fresella? La storia della frisella ha origini antiche e se ne ritrovano testimonianze fin dal 1300. Sul nome vi sono più  tesi, ma la più credibile riporta al termine latino “frendere” che significa “macinare, sminuzzare”: la frisella, una volta ammorbidita nell’acqua, può infatti essere triturata in piccoli pezzi. Prima del dopoguerra, la frisella di farina di grano era riservata solo alle classi benestanti, mentre i ceti meno ricchi consumavano friselle di farina di orzo o di miscele di orzo e grano. La frisella nacque comunque come alimento povero, in quanto poco costoso, e si diffuse soprattutto nel mondo contadino per la necessità dei lavoratori di avere un prodotto a lunga conservazione naturale. La durezza della frisella la rende resistente al tempo e si può conservare a lungo, fino al momento della degustazione, allorché deve essere ammorbidita spugnandola con dell’acqua. I marinai ne facevano scorta per averla sempre pronta nei lunghi viaggi in cui rimanevano lontani da casa e per renderla mangiabile e più saporita usavano bagnarla con l’acqua di mare. Anche la forma della frisella è dovuta ad esigenze pratiche: le friselle venivano infilate in una cordicella i cui terminali venivano annodati come una collana, così che fosse facile da appendere per un trasporto più comodo. Viene prodotta con farina di grano bianco o integrale o di orzo, e dopo una prima cottura viene tagliato a metà trasversalmente con un filo (“a strozzo”) e messo nuovamente in forno per essere “bis-cottato”. Quest’ultima azione rende la frisella completamente diversa dal pane si caratterizza infatti per la sua durezza e, per essere gustata, deve prima essere ammorbidita con acqua, solo successivamente condita. Tipiche dell’Italia meridionale, le friselle vantano una grande tradizione soprattutto in Puglia, Campania e Calabria, dove sono accompagnate da prodotti tipici locali. La frisella viene prodotta principalmente in Puglia, dove è nota anche con il nome di “pane dei Crociati”, essendo stata uno degli alimenti del vettovagliamento delle truppe cristiane che si recavano in Terrasanta. Per condire una frisella “alla pugliese”, sarà necessario come prima cosa bagnare la frisa con dell’acqua: scegliete voi se la volete croccante o più morbida, e in base a questo lasciatela a mollo per circa 30 secondi o un minuto. Successivamente, disponetele sul piatto e  conditele, in ordine, con olio, sale, pomodorini tagliati a piccoli pezzi e leggermente premuti per far uscire i semini. Aggiungete in ultimo l’origano. In pochi istanti avrete pronta un frisella sana e nutriente. A vostro piacere, potrete aggiungere anche del formaggio tipico e del tonno. Invece in Campania, e soprattutto a Napoli la frisella è la base della Caponata e veniva  venduta dal “tarallaro”, un venditore ambulante, insieme ai taralli. Per gustarla, mettete in una ciotola qualche acciuga sminuzzata, pomodorini di Corbara tagliati a metà, uno spicchio di aglio tagliato (finemente), origano, sale ed olio. Mescolate e lasciate riposare per qualche minuto per far amalgamare i sapori, nel frattempo bagnate le friselle con dell’acqua e preparatele nei piatti. A questo punto, irroratele con il composto preparato in precedenza e aggiungete le melanzane sott’olio e le olive verdi. Come sempre, libero spazio alla fantasia: se non amate le melanzane, provate a sostituirle con la mozzarella o altri ingredienti. Mai dimenticando le Tre T”Tipicità, Tradizione e Territorio” per meglio degustare la nostra fresella abbinerei un vino rosato salentino. Il territorio del Salento, in Puglia, ha radici millenarie, fin da quando i coloni greci iniziarono a coltivare i vigneti con metodi razionali. Grazie alla natura del terreno e al clima favorevole, le vigne si diffusero al punto che l’intero territorio prese il nome di Enotria; letteralmente, terra dei pali da vite. Nel Salento nascono vini di ottimo livello. In particolare, c’è una notevole produzione di rosati, ottenuti in prevalenza dal vitigno Negroamaro, con l’aggiunta di Malvasia nera. Le uve sono vinificate “in rosa”: alla pigiatura soffice, segue un breve contatto tra le bucce e il mosto fiore, per il tempo sufficiente e conferire la tonalità e l’intensità di colore desiderata.Il Negroamaro Rosato del Salento Igt ha un colore rosa brillante, e profumo fragrante di frutta matura e di fiori selvatici, con ricordo di muschio aromatico; il gusto moderatamente secco, garbato e sapido, chiude con un suadente fondo fruttato che sfuma in amarognolo leggero. Servito ad una temperatura tra i 10/12 gradi, sarà un ottimo compagno di viaggio abbinato alla nostra fresella. E ricordando una frase di Ernest Hemingway “ Un uomo intelligente a volte è costretto ad ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti”.

“I rigatoni con pesto di pomodori secchi”, un piatto “filosofico”, indispensabile se volete dedicare a qualcuno un “pernacchio di testa”

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In un tempo come il nostro, in cui le “macchiette” si credono onnipotenti e sommamente intelligenti, questo piatto,  che i rigatoni e il pesto di pomodori secchi rendono “filosofico,” ci aiuta a capire la verità delle cose; ci spiega che le  “macchiette” devono essere “sfrantummate”, dissolte, da scariche di quei “pernacchi di testa” di cui Eduardo fu il più grande teorico; ci fornisce, infine, gli strumenti vocali necessari per eseguire il “pernacchio di testa” come se a modularlo fosse un’intera orchestra.

 

Ingredienti (per 4 persone): 400 gr. di  rigatoni; 350 gr. di pomodori secchi sott’olio; 30 gr. di pinoli; 20 gr. di mandorle pelate; 12 foglie di basilico;sale. Per la preparazione del pesto si versano nel mixer i pomodori secchi ancora unti dall’olio in cui sono stati conservati, si aggiungono i pinoli, le mandorle pelate e le foglie di basilico; si frulla il tutto fino a ottenere un amalgama granuloso, che verrà conservato in una ciotola.  Si fa bollire l’acqua nella pentola, si aggiunge il sale, si prende e si mette da parte un bicchiere di acqua di cottura, si calano i rigatoni, che vanno scolati due minuti prima del così detto “tempo di cottura”, si versa il pesto nella pentola dove sono stati cotti i rigatoni, lo si rende cremoso con l’aggiunta di un po’ di acqua di cottura, si calano di nuovo i rigatoni, si mescola lentamente il tutto mentre il tutto cuoce, a fuoco lento,  per altri due minuti, e mentre si versa il resto dell’acqua di cottura messa da parte. Dopo due minuti i rigatoni al pesto sono pronti per andare in tavola, ornati con foglie intere di basilico. E’ necessario che il basilico sia “vesuviano”.

 

I filosofi “problematici“, Seneca, Montaigne, Pascal, Leopardi, sii interessano solo di morale e di etica, partono dall’esperienza personale, meditano non sull’uomo, ma sugli uomini, e non dimenticano mai che siamo non solo intelletto, ma anche cuore, fegato, milza e via dicendo. I filosofi problematici i problemi non li risolvono, li pongono. Di ogni situazione ci svelano un lato, un aspetto, un punto che ci erano sfuggiti. Non amano la folla, non perché siano intellettuali da salotto buono, come quelli che si dichiarano di sinistra e hanno la puzza sotto al naso: ma perché per loro esiste solo la soggettività inimitabile di ogni singola persona. Il rigatone è, nella filosofia della pasta, il simbolo della scuola dei “problematici“. Il rigatone è un tipo perfetto: ha in sé il cerchio, il cilindro, le curvature della geometria non euclidea e della fisica di Einstein, ha le rigature, simbolo concreto di un mondo che non è liscio, non è levigato, e, per fortuna, non è tutto piatto. La forchetta che infilza più di un rigatone alla volta fa sacrilegio: non ci saranno mai due rigatoni uguali, perché il condimento, avvolgendo, cospargendo e invadendo ciascuno di essi in modo e in misura diversi, ne esalta la specifica individualità. Ma questo piatto richiama la filosofia “problematica” anche per il pesto di pomodori secchi.  Napoli ha fatto del pomodoro, d’’’a “pummarola”, l’immagine della vitalità positiva, della freschezza energica e solare,  ha irriso le chiacchiere di certi filosofi che vedevano nel rosso ortaggio il fratello velenoso della mandragora, il pomo gonfio di spiriti malvagi. Il pomodoro è, per i Napoletani, simbolo del fascino del presente, della sensualità delle apparenze. Ma il pomodoro secco è come l’intelletto di Wittgenstein che si è liberato del tutto dai lacci dei sensi, dagli amabili inganni della percezione, e segue solo la via diritta e tagliente della logica: una via  spesso anche crudele, perché va, implacabile, fino al cuore del Vero: e il Vero, diceva Giacomo da Recanati, può essere arido.

In un’età come la nostra  che ci sommerge, in ogni ora del giorno, in una lava di chiacchiere, di stroppole, di false notizie,  nel turbinio delle scostumatezze di miserabili “macchiette” che si permettono di tentare di prenderci, diciamo così, per i fondelli – e tentano, perché sono convinti, quei tizi,  di essere più intelligenti e più astuti di noi -,  in un tempo come il nostro in cui un napoletano, a cui il fato ha assegnato  il compito di comandare e di dirigere, si augura, platealmente, che Napoli tutta venga data alle fiamme, con i suoi abitanti: in un mondo così il  “piatto di rigatoni con pesto di pomodori secchi”  prima ci fa vedere l’essenza pagliaccesca delle cose, poi ci fa capire – l’intuizione dell’ intelletto filosofico-   qual è la reazione giusta al “macchiettismo” quotidiano, infine ci fornisce i mezzi per eseguirla, questa reazione, nel miglior modo possibile.

E spesso la reazione giusta è quella che nel film “L’oro di Napoli” Eduardo, nelle vesti del prof, Don Ersilio Miccio, suggerisce per smontare l’arroganza e la presunzione del duca Alfonso Maria di Sant’Agata dei Fornari, che si crede il padrone di tutto: e niente meglio di un “pernacchio” può “sfarinare”,  oggi come ieri, l’”io sono, io posso, io dico” delle “macchiette” che sono salite, anche per colpa nostra, sul palcoscenico.  Ma  il “pernacchio” deve essere di “testa”,  deve essere modulato nell’assoluto rispetto del ritmo e degli accenti, deve diventare,  per le orecchie del bersaglio, un messaggio chiaro: “ Nun te scurdà chi si’: ‘o ssai che ssì ‘na macchietta,’no chiochiaro,  ‘no sciascillo, ‘no totaro, ‘no strucchione”. E  di parola in parola il bersaglio “ si scaravugliarà”, si scioglierà, in un “matreco di lota”, in una piccola pozzanghera di fango, diciamo così.

Grazie alle virtù del basilico “vesuviano”, dei pinoli e delle mandorle, la voce del “filosofo” diventa chiara, potente e duttile, e il suo “pernacchio di testa” sembrerà eseguito da un’intera orchestra.

 

 

 

 

Nuove discariche: anche il sindaco di Acerra dice no. Bonavitacola: “smaltiremo i rifiuti rapidamente”. Gli ecologisti: “E’ un teatrino”

La logica è sempre la stessa: “non a casa mia”. Già, perché dopo il no del sindaco di Giugliano, Antonio Poziello, all’apertura di un sito di stoccaggio provvisorio dei rifiuti nel suo territorio, a Cava Giuliani, in vista della chiusura temporanea dell’inceneritore, a settembre, ieri è giunto anche il parere negativo del sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, dove pure è stato individuato un altro impianto per il deposito temporaneo degli scarti. Lettieri però, in una nota inviata alla Regione, sostiene sostanzialmente che l’impianto individuato ad Acerra sia “abusivo”. Impianti di stoccaggio per i quali la Sapna, la società della Città Metropolitana che li gestisce, il primo luglio ha chiesto la riapertura alla conferenza dei servizi istituita presso la Regione. Obiettivo: stoccare le 40mila tonnellate di rifiuti che non potranno essere inceneriti nel forno del termovalorizzatore durante lo stop per manutenzione programmato dal 26 al 31 agosto (fermo parziale) e dal primo al 28 settembre (fermo totale). E senza impianti di stoccaggio provvisorio c’è il concreto rischio che un’ennesima emergenza sanitaria travolga a breve Napoli e i comuni dell’area metropolitana campana. L’impianto individuato ad Acerra è il sito di località “Pantano”, ubicato davanti al termovalorizzatore, tra i campi coltivati. Ha quattro enormi piazzole di cemento armato. Due sono ancora piene di rifiuti accumulati durante le emergenze dei primi anni Duemila. Le altre due sono vuote ed è qui che dovranno essere messe le 21mila tonnellate di scarti solidi urbani indifferenziati che non potranno finire nell’inceneritore. Le altre 19mila tonnellate sono destinate a Cava Giuliani. La giunta regionale sta lavorando con speditezza per scongiurare una crisi di fine estate che nessuno vuole. < Non entro nelle polemiche e nel merito dell’individuazione da parte di Sapna dei siti provvisori – spiega Fulvio Bonavitacola, vice presidente della giunta regionale con delega all’ambiente – noi venerdi mattina abbiamo tenuto una riunione con gli enti d’ambito regionale: li abbiamo invitati a fare una programmazione dei siti di stoccaggio. Nel contempo abbiamo attivato le procedure di gara per le evacuazioni dei rifiuti, che consentiranno la rapida diminuzione del deposito temporaneo una volta fermo il termovalorizzatore >. La macchina regionale è in azione. Ma i sindaci di Giugliano e Acerra si sono messi di traverso. Più quello di Giugliano che quello di Acerra per la verità. Poziello infatti è durissimo. In un comunicato ha annunciato che < accoglierà con i forconi i camion che porteranno i rifiuti e che li farà sequestrare tutti >. Si trincera invece dietro una complessa quanto discutibile spiegazione burocratica Lettieri, che è anche consigliere della Città Metropolitana. Nel parere negativo spedito alla Regione il sindaco di Acerra afferma che il sito del Pantano oltre che < in contrasto con il piano regolatore > sia < il frutto di un’ordinanza commissariale del 2005 annullata per illegittimità dal Tar a causa della mancata valutazione d’impatto ambientale >. Lettieri sostiene anche che l’impianto non sia nella disponibilità della Sapna ma che in realtà < dovrebbe essere della Regione >. Dichiarazioni diramate ieri attraverso i social e che hanno lasciato di stucco gli ambientalisti. < In modo velato e ambiguo – commenta Alessandro Cannavacciuolo, ecologista – Lettieri dice che il sito del Pantano è abusivo. Ma allora perché nei suo 7 anni di governo non ha mai firmato un’ordinanza per la sua rimozione e per il ripristino dello stato dei luoghi, visto pure che si è incendiato due volte ? Voglio dirgli che le sue bugie hanno le gambe corte e che è meglio che si risparmi questo ipocrita teatrino della politica. Gli faremo vedere noi cittadini come ci si oppone davvero a un progetto che è un pugno in faccia a tutti gli acerrani >.

pino neri

Tromba d’aria nel Napoletano, danni anche in spiaggia: bagnanti feriti

Una tromba d’aria si è abbattuta nel primo pomeriggio sul litorale domizio con epicentro l’arenile di Varcaturo, nel Napoletano. In pochi minuti fortissime raffiche di vento hanno spazzato via dalla spiaggia ombrelloni, lettini e sdraio e mettendo in fuga i bagnanti terrorizzati. Abbattute anche alcune strutture mobili degli stabilimenti balneari. L’area maggiormente colpita è stata quella del Lido Gallo in via Marina di Varcaturo, dove si registrano anche una decina di contusi, tra cui una bambina, tutti in maniera lieve. Sul posto sono intervenute le ambulanze. Solo la bambina ha riportato una ferita più profonda al sopracciglio, ma è stata medicata sul posto. La situazione dopo poco è ritornata alla normalità. I danni provocati dalla tempesta di vento secondo le prime risultanze sono notevoli.

Fonte foto: Rete Ansa

Il turista Silver alla scoperta della Tuscia Viterbese

La XI edizione  di VisiTuscia ha presentato le analisi della SWG CST e GNAM GLAM elaborati per conto della Fipac-Confesercenti per un turismo rivolto agli “over 65”

 

“Che bella età la mezza età… serenità… tranquillità”, così cominciava la sigla del fortunato varietà televisivo di costume  del 1963 di Marcello Marchesi.

Allora la mezza età era quella di chi superava i cinquant’anni, lo direste oggi che un uomo o una donna cinquantenne è una persona che si avvicina alla vecchiaia? Certamente no! Oggi sono manager in carriera impegnati tra riunioni, palestra e viaggi all’estero.

Il 2019 è stato dichiarato l’Anno del Turismo Lento o “Turismo slow” ovvero quel turismo che “promuove la qualità e l’esperienza contrapponendosi al turismo di massa, veloce e di consumo che poco valorizza le tipicità di un luogo”.

Una nuova modalità di viaggiare, rispettosa dell’ambiente e molto attenta alle modalità: in particolare ai tempi, ai modi, ai luoghi, alle destinazioni, alle strutture dell’ospitalità, ai mezzi di trasporto.

È in questo clima che si inserisce la XI edizione di VisiTuscia 2019 in provincia di Viterbo, durante la quale sono state presentate le  analisi della SWG CST e GNAM GLAM elaborati per conto della Fipac-Confesercenti per un turismo rivolto agli “over 65”. «Il turismo lento – ha dichiarato Vincenzo Peparello, patron di VisiTuscia – nasce per valorizzare i territori italiani meno conosciuti dal turismo internazionale, o meglio dal “turismo di massa”, e rilanciarli in chiave sostenibile, favorendo esperienze di viaggio innovative. La Tuscia, la regione che oggi si identifica in massima parte con la Provincia di Viterbo, sembra poter dare le risposte più significative a queste esigenze. Attraversata dalla Via Francigena è in possesso di tutte quelle peculiarità per un turismo lento: laghi di Bolsena e di Vico; i monti Cimini; borghi medievali; riserve naturali come la Selva del Lamone, Monte Rufeno, Bracciano e Martignano; ferrovie storiche e treni d’epoca; per soggiornare vi sono numerosi Bed and Breakfast, agriturismi, dimore storiche, confortevoli piccoli alberghi e alberghi diffusi, in luoghi di grande interesse storico e paesaggistico. L’enogastronomia è poi una delle punte di diamante della Provincia di Viterbo e della Regione» conclude Peparello. In questa fortunata terra c’è di tutto e molto altro, è fondamentale coinvolgere le amministrazioni locali e non solo per far conoscere la Tuscia. Un turismo esperienziale in modo che i visitatori di un territorio non siano “solo turisti” ma desiderosi di vivere insieme agli abitanti del posto i luoghi che visitano, conoscere i prodotti enogastronomici ed artigianali, la natura e i monumenti dei centri storici con lo scopo di stabilire  una continuità di informazione a due vie tra il territorio e i turisti che dovranno in seguito essere informati degli eventi che si svolgeranno nei luoghi che hanno visitato.

A Peparello fa eco Alessia Scali, manager della rete d’impresa Enjoy Viterbo, che afferma: «la rete d’impresa Enjoy Viterbo ha fortemente creduto in tale iniziativa che coincide pienamente con la strategia di marketing applicata dalla rete nel suo programma di attività, e pertanto ha deciso di aderire e collaborare a pieno titolo al VisiTuscia 2019». Il pregio della “rete” è proprio quello di instaurare una collaborazione tra cittadini, operatori e amministratori pubblici per condividere gli obiettivi comuni contribuendo all’innalzamento della qualità del territorio ed al miglioramento della comunicazione per far conoscere le peculiarità del territorio e gli eventi che sono programmati.

A confortare la scelta degli organizzatori sono intervenute recentemente alcune indagini riguardanti il “Silver Tourism” ovvero quel particolare turismo che riguarda gli “over 65” tra le cui preferenze c’è proprio un turismo più attento ai luoghi e alle modalità del suo svolgersi. Si tratta di un segmento in forte crescita che nel 2030 raggiungerà in Europa i 140 milioni di turisti rispetto ai poco meno di 42 milioni di qualche anno fa. Solo quest’anno secondo le analisi della SWG CST e GNAM GLAM, elaborati per conto della Fipac-Confesercenti, i nostri connazionali, appartenenti a questa categoria, che andranno in vacanza nei mesi estivi saranno 7,5 milioni per un giro di affari di 5,8 miliardi di euro. È anche emerso che l’86% dei turisti si affida ad un tour operator oppure ad un’agenzia di viaggi, pertanto VisiTuscia ha predisposto dei pacchetti di viaggio che verranno veicolati attraverso la stampa di settore e che costituiranno l’oggetto delle trattative che vedranno impegnati,  nel corso del Workshop itinerante dal 18 al 20 ottobre prossimo, gli operatori professionali della domanda e dell’offerta che promuovono un turismo particolarmente rivolto agli “over 65”.

Il genere di vacanza desiderato dai silver tourist è: turismo genealogico (ricerca delle radici); viaggi intergenerazionali (condivisione); volunteer tourism (fare del bene); bucket list travel (almeno una volta nella vita); viaggi slow (in treno/crociere); salute e benessere (relax e cura); turismo educativo; viaggi misteriosi; avventure sos; viaggi per single; turismo culturale; turismo enogastronomico.

I progressi della medicina e della farmacologia, insieme ad un migliore tenore e stile di vita, più attento all’alimentazione, magari improntata alla dieta mediterranea, hanno consentito di vivere meglio e non solo di più. Questa mutata condizione di vita ha portato ovviamente non alla scomparsa dei vecchi, ma a farli sempre più integrare nella vita moderna, indispensabili ai figli nonché ai nipoti sotto vari aspetti oltre a quello economico. Dunque dei veri nonni superstar.

La società moderna ha dovuto tener conto delle mutate esigenze di tale larga fetta di popolazione. Sembrerebbe che i termini “vecchiaia” e “anzianità” siano stati relegati nel lessico burocratese dell’INPS per indicare i vari tipi di pensione per i “diversamente giovani”. Si aprono quindi tante possibilità che un tempo non esistevano, a cominciare dalle offerte turistiche pensate proprio per loro.

Gli spot televisivi propongono spesso farmaci per alleviare i dolori, vitamine che danno vigore, bicchieri ricolmi di Meritene per far riacquistare la forma fisica, integratori e creme miracolose che dovrebbero ridare la virilità degli anni verdi. Per Vittorio Ferla,responsabile di Gnam Glam associazione per la promozione della cultura enogastronomica, la terza età è un momento di opportunità: « Noi parliamo di chi è nato negli anni Cinquanta-Sessanta vivendo gli anni del boom economico dell’Occidente. In Europa un terzo è composto dagli over 60. In Italia già il 34% della popolazione è Silver. Invecchiare oggi non è più un tabù.  La seconda giovinezza per vivere a pieno la vita della terza età. Il meritato riposo dopo un periodo di lavoro intenso e recuperare il tempo perduto. Piero Angela ultranovantenne ancora conduce trasmissioni televisive. I  turisti europei  over 60 che hanno viaggiato nel 2013 sono stati  il 47,1%. Il turista anziano è un cliente evoluto disponibile a spendere, che cerca prevenzione sanitaria e assicurativa nei luoghi che visita. È un cliente semi-digitale, che quando giunge in un albergo ha necessità di raccontarsi e parlare con gli altri. Il turismo ha bisogno di promuovere la qualità e l’esperienza contrapponendosi al turismo di massa. Il turista over 60 è diventato un ambasciatore dell’arte, della cultura e dell’enogastronomia di cui va alla ricerca», ha concluso Ferla.

«La Silver Economy, nel mondo, vale circa 8mila miliardi. Un dato che dimostra come la popolazione più anziana sia sempre più una risorsa, capace di attivare ricchezze. Anche nel turismo, come confermano i dati della nostra indagine», spiega Sergio Ferrari, presidente di Fipac Confesercenti.

Una ricerca dell’ Ipsos-Enit dice che in Italia un turista su due (48%) viaggia per il cibo, la cucina è il primo aspetto che viene associato all’Italia (è citato dal 23% degli intervistati). Dunque un’occasione di sviluppo per il nostro Paese è incrementare l’offerta enogastronomica. L’obiettivo finale è avere il turista anziano al centro dell’attenzione come attivo e partecipe.

Il centro storico di Viterbo
Il palazzo dei Papi di Viterbo
Bagnaia, Villa Lante

San Gennarello Summer Cup 2019, al via la manifestazione sportiva

Entra nel vivo l’interessante manifestazione sportiva “San Gennarello Summer Cup”. L’ iniziativa, voluta fortemente dall’Uildm di Ottavaiano e da un gruppo di giovani Sangennarellesi e inaugurata il 6, ha giù avuto un importante riscontro. La prima partita si è disputata lunedì 8 luglio 2019 e, a soli due giorni dall’inizio, si sono iscritti già circa 200 partecipanti di varie età (dai 6 anni in poi). Gli organizzatori dichiarano: San Gennarello è tutta qui, unita come una famiglia. La felicità dei giovani è il nostro obbiettivo: vedere bambini, ragazzi e adulti partecipare attivamente a queste attività per noi è una gioia immensa. Nei prossimi anni ci impegneremo ulteriormente per cercare di far crescere ancora di più quest’iniziativa. Vi aspettiamo tutti i giorni dalle 17.30 alle 24.00 presso il campetto di via Alessandro Manzoni ad Ottaviano per tifare per i nostri Giovani!”

Ottaviano tutta, in nome della sua devozione e della sua storia, vuole che la Chiesa della Madonna del Carmine diventi un Santuario

Lo chiedono, ha detto don Antonio Fasulo nel convegno di giovedì 11, la fede e la storia della città e i prodigi della Madre del Carmelo.Siamo certi che il clero e il sindaco avv. Luca Capasso faranno in modo che anche questo antico desiderio degli Ottavianesi si realizzi. La Confraternita dell’Angelo Custode ha ospitato una splendida manifestazione, in cui gli Ottavianesi sono stati i veri protagonisti, come sempre accade quando si parla dei Patroni della città.

 

Nel convegno che giovedì sera si è tenuto nella Confraternita dell’Angelo Custode e che Francesco Gravetti ha presentato con la consueta sapienza il sindaco di Ottaviano, avv. Luca Capasso, ha parlato dell’attenzione dell’Amministrazione per la tutela della storia e delle tradizioni della città; l’assessore alla cultura dott.ssa Virginia Nappo ha garantito il suo sostegno a tutte le iniziative che mirino a promuovere  il culto delle bellezze di Ottaviano; la prof.ssa Giovanna Andreoli, presidentessa dell’ “Archeoclub”, ha delineato il progetto di un interessante percorso culturale che coinvolgerà anche le scuole; Lorenzo Pisanti, in qualità di Priore, ha assicurato la disponibilità assoluta della Confraternita dell’Angelo Custode ad ospitare incontri e convegni dedicati alla storia religiosa e civile della città;  don Vittorio Garzone, che al momento amministra anche la parrocchia di San Giovanni, ha dato testimonianza di quanto profonde siano a Ottaviano le radici del culto della Madonna del Carmine; don Antonio Fasulo si è dichiarato orgoglioso di aver promosso, dieci anni fa, la solenne cerimonia in cui il cardinale Comastri incoronò la statua della Madonna, proclamando la Vergine del Carmelo Compatrona, con San Michele, della città di Ottaviano e realizzando un desiderio che gli Ottavianesi tutti avevano pubblicamente espresso già da tre secoli  e che, in misura sempre più intensa, ha segnato la storia tutta della città.

Don Antonio Fasulo ha concluso il suo intervento, esortando gli Ottavianesi a custodire gelosamente il culto secolare della Madonna del Carmine, e, rivolgendosi al Sindaco e ai presenti, ha ricordato che un altro progetto “deve” essere realizzato: la Chiesa del Carmine merita di diventare Santuario. .Non so descrivere la natura dell’applauso che le parole di don Antonio Fasulo hanno fatto scrosciare: c’erano in quell’applauso consenso, gioia, commozione, devozione. Carmine Cimmino ha raccontato i prodigi che nel 1660 e nel 1701 la Madonna ha compiuto per difendere gli Ottajanesi dal Vesuvio e ha fatto cenno alle storie inedite delle “penitenti”, della benedizione delle vigne e delle “erbe” del Vesuvio, della protezione che la Vergine del Carmelo garantiva, dalla Sua Chiesa di Ottajano, anche contro i malefici delle “magare” e delle “fattucchiare”: insomma, Cimmino ha fatto in modo che tutti “sentissero” che le relazioni tra il culto della Madonna del Carmelo e la città di Ottaviano sono ancora più complesse e vaste di quanto si pensi, e che dunque è giusto e necessario che la Chiesa del Carmine diventi Santuario.L’oratore ha anche fatto notare, in chiusura, che, essendo la Madonna del Carmine compatrona di Ottaviano, del Suo culto si può parlare in qualsiasi sede, e non solo nella Sua Chiesa: del resto, nel 2009 il card. Comastri La incoronò in piazza San Michele, davanti alla Chiesa dell’Arcangelo.

Sono certa che Carmine Cimmino dedicherà un suo articolo agli inediti documenti trovati negli archivi; a me interessa sottolineare l’attenzione e la partecipazione del pubblico, in cui erano rappresentati tutti i gruppi sociali, e che si esercitava visibilmente nello splendido gioco della rimembranza ogni volta che gli oratori citavano fatti e nomi di un passato che non è stato dimenticato, perché ha lasciato in tutti segni indelebili: don Pietro Capolongo, la processione del18 luglio del1943 sotto la minaccia dei bombardamenti anglo-americani, don Luigi Pisanti, il prof. Francesco D’Ascoli, i Saggese, gli Scudieri, i Guastaferro. Alla fine della convegno, mentre Carmine Cimmino continuava a rispondere, in piazza, alle domande dei presenti, due signore si sono avvicinate, e gli hanno chiesto di dedicare una manifestazione alla memoria di don Pietro Capolongo.

Giovedì sera gli Ottavianesi hanno voluto dimostrare agli scettici e ai pessimisti che essi amano la loro storia, che la conoscono, e che vogliono conoscerla ancora più profondamente. E anche questo è un “segno”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Frasi razziste agli operai di Pomigliano: la Tiberina si scusa. Sindacati insoddisfatti. In campo l’Ufficio anti razzismo 

< La Tiberina si scusa con i suoi operai di Pomigliano >. Il gruppo internazionale dell’indotto automobilistico con sede a Umbertide (Perugia) ha diramato un comunicato di scuse indirizzate ai lavoratori, dopo la frase razzista usata in fabbrica la settimana scorsa dal direttore dello stabilimento partenopeo del gruppo facente parte dell’indotto automobilistico FCA. La frase incriminata – < Bisogna bruciare Napoli e i napoletani, che sono il rifiuto del mondo > – era stata trasmessa attraverso i pannelli elettronici dello stabilimento per “spronare” gli operai napoletani a essere più civili ed efficienti nei luoghi di lavoro. Poco prima di questa discutibile iniziativa c’erano stati degli episodi: la mensa operaia lasciata sporca, alcune distrazioni produttive e uno sciopero contro il super caldo nei capannoni. Ma quella frase diffusa a tutto schermo ha profondamente offeso i lavoratori, che sono anche scesi in sciopero. < Se i dipendenti dello stabilimento Tiberina Pomigliano e coloro che vivono nel territorio napoletano si sono sentiti offesi dalle frasi comparse nel display aziendale, l’azienda si scusa per l’accaduto >, il messaggio diramato ieri pomeriggio, dopo che la notizia aveva già fatto il giro d’Italia, e firmato sia dal gruppo Tiberina che da Tiberina di Pomigliano. A ogni modo la multinazionale ha deciso di non adottare provvedimenti nei riguardi del direttore della fabbrica partenopea, Dario Liccardo, 45enne ingegnere napoletano che da molto tempo vive in provincia di Latina. < Non si può tacere – spiega la Tiberina – come la “orribile” frase comparsa nel display aziendale sia stata estrapolata da internet e sia stata commentata dal Direttore di Tiberina Pomigliano con le parole “Io non ci sto! ca@@o, bisogna reagire”. Queste espressioni – aggiunge l’azienda – scritte da un Direttore nato a Napoli, hanno il chiaro significato di far capire ai dipendenti che se quello è ciò che pensa qualche persona dei napoletani allora è necessario reagire e fargli vedere chi sono e quanto valgono i lavoratori di quel territorio >. Dunque, secondo il gruppo dell’indotto FCA < nessun intento offensivo >. La Tiberina definisce però < brutale > il linguaggio utilizzato. < Un linguaggio – sottolinea l’azienda – che non è consono e corretto. E poi lo strumento di comunicazione del messaggio non deve servire per diffondere frasi prese da internet >. Tiberina sottolinea di essere un’azienda < multiculturale >, di < credere fortemente nel principio di uguaglianza dei popoli > e ribadisce < il massimo rispetto verso tutti i suoi dipendenti perché il valore delle persone deve essere misurato solo in base alla meritocrazia >. Ma i sindacati non sono soddisfatti. Pretendono scuse pubbliche da Liccardo, davanti ai lavoratori. La vicenda sta pure generando reazioni politiche e istituzionali. In un comunicato la consigliera regionale dell’M5S, Valeria Ciarambino, definisce < vergognoso > il gesto del manager, < peraltro – aggiunge Ciarambino – lesivo della dignità non solo dei lavoratori ma di un popolo intero >. L’esponente pentastellata auspica < un’azione disciplinare nei confronti di Liccardo >. Duro infine il commento di Triantafillos Loukarelis, direttore dell’Unar, l’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali istituto presso la Presidenza del Consiglio. < La classe dirigente – dice Loukarelis – dovrebbe dare sempre il buon esempio per cui utilizzare gli stereotipi più beceri è ingiustificabile. Mi ha colpito anche l’incapacità del direttore della Tiberina di chiedere scusa personalmente, preferendo arrampicarsi sugli specchi. Metteremo i nostri legali a disposizione di sindacati e lavoratori >.