Sant’Anastasia, tratto di strada a rischio in via Romani, lettera di un cittadino

L’altro ieri ancora un incidente in via Romani, per fortuna senza vittime né danni alle persone coinvolte. Pubblichiamo di seguito una lettera inviataci da Pasquale Romano, residente del quartiere e candidato alle scorse amministrative nelle liste di Fratelli d’Italia, il quale sostiene di rappresentare le istanze di un folto gruppo di abitanti della zona.

 

Gentile direttore,

le scrivo per manifestare il disappunto di un numeroso gruppo di residenti, preoccupati dopo l’ennesimo incidente verificatosi l’altro giorno e nel quale poteva rischiare di essere travolto qualsiasi pedone, un rischio ancora più concreto giacché si è in piena estate e in strada c’è più gente anche dopo cena, orario in cui si è verificato lo scontro. In via Romani c’è un tratto di strada altamente pericoloso, con auto e moto che sfrecciano indisturbate ad alta velocità.

Noi non siamo cittadini di serie B e chiediamo siano ascoltate le nostre esigenze rispetto ad un problema che persiste da tempo e del quale l’amministrazione è tuttavia informata. Siamo stanchi delle cattive abitudini di automobilisti e motociclisti, considerando che alcune persone, nel corso dei decenni, ci hanno lasciato la vita e che altri come me, che nel lontano 2006 ho fatto 18 giorni di ospedale, possono ritenersi fortunati perché sopravvissuti. Intanto ancora molti altri hanno rischiato, rischiano e rischieranno di essere travolti da qualsiasi veicolo.

Senza volontà di polemica, chiedo, a nome mio e di tutto il quartiere che rappresento a chi di competenza di intervenire, mettendo in atto tutte le misure per impedire che i veicoli sfreccino a velocità elevate, lasciando danni a cose, lesioni a persone e addirittura vittime. Ho la fortuna di conoscere e di aver potuto interpellare un esperto in ingegneria dei trasporti e viabilità e posso dunque suggerire alcuni interventi: adeguare e potenziare la segnaletica verticale e orizzontale, installare dei dissuasori-rallentatori di velocità ottico-sonori, attraversamenti pedonali rialzati, postazioni autovelox e video sorveglianza.

La domande che restano sono due: vogliamo peggiorare o migliorare rispetto al passato? Quanto dovremo ancora attendere prima di un’evoluzione?

Pasquale Romano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Risarcimento per vacanza rovinata, di cosa si tratta e come richiederlo

A nessuno piacerebbe vivere una vacanza da incubo, eppure i casi di vacanza rovinata si verificano tutte le estati.

Per questo ogni turista dovrebbe non solo conoscere correttamente i propri diritti, ma anche essere in grado di farli valere allo scopo di difendersi nel caso in cui qualcosa non dovesse andare per il verso giusto.

Che cos’è il danno da vacanza rovinata

In particolare, per poter ottenere un risarcimento per vacanza rovinata sarà necessario che si verifichi il relativo danno.

Si parla di danno da vacanza rovinata nel momento in cui un soggetto abbia sofferto un pregiudizio per il fatto di non aver potuto godere in modo completo del viaggio che questo aveva organizzato.

Quindi, si avrà questo tipo di danno nel momento in cui il turista non possa godere della tanto agognata vacanza, oppure abbia comunque trovato, al suo arrivo, delle condizioni spiacevoli, capaci, quindi, di rovinare del tutto la sua vacanza.

Il danno sta nella lesione dell’interesse che il turista avrà al pieno godimento del viaggio che avrà organizzato, soprattutto come occasione di svago, riposo o semplice piacere.

Si potrebbe anche dire come la compagnia aerea, il tour operator, o comunque chi sia responsabile per il viaggio rovinato sia imputabile per il fatto di non aver adempiuto al contratto stipulato correttamente con il proprio cliente.

Da che cosa viene regolato il risarcimento per vacanza rovinata

Il risarcimento per vacanza rovinata viene regolato dal Codice del Consumo, che ha consentito non solo di regolamentare tantissime situazioni che erano, in precedenza, davvero nebulose, ma anche di individuare una figura specifica, che è quella del fruitore di servizi giuridici.

Se, quindi, tu ti dovessi occupare di prenotare una vacanza, rientreresti sicuramente in questa categoria di soggetti.

Nel Codice del Consumo si individua la possibilità di ottenere un risarcimento sia per il fatto di non aver potuto godere di quanto acquistato e prenotato, sia per il tempo che sarà trascorso in modo inutile, e anche per il fatto di non poter più recuperare quella vacanza, ormai sfumata.

Il danno da vacanza rovinata e la sua interpretazione

Moltissime pronunce hanno consentito di individuare anche quelli che sono i contorni del danno da vacanza rovinata.

Questi, infatti, sono riferiti non solo, ad esempio, al fatto di arrivare sul luogo della vacanza trovando l’albergo chiuso, ma anche nel momento in cui tu dovessi ritenere la vacanza non all’altezza delle aspettative, ad esempio perché il tuo alloggio, o il trasporto, dovessero essere al di sotto rispetto a quanto ti era stato promesso.

Per far valere il tuo diritto al risarcimento del danno da vacanza rovinata avrai la possibilità di rivalerti nei confronti della tua agenzia viaggi, o del tour operator, entro tre anni dal tuo rientro dal luogo di vacanza.

Per quanto riguarda i danni riferiti al trasporto (se, ad esempio, pagando la prima classe ti sei trovato a doverti spostare in un’area molto meno attrezzata) avrai da 12 a 18 mesi di tempo poter richiedere il tuo risarcimento.

I 12 mesi si riferiscono ai trasporti al di fuori dall’Europa, mentre si arriva a 18 per i trasporti su suolo europeo.

Per tutti i danni patrimoniali che siano diversi da quelli arrecati alle persone (ad esempio per le spese aggiuntive che avrai dovuto subire per i disservizi che avrai dovuto affrontare) la domanda di risarcimento dovrà essere presentata entro un anno dal tuo rientro al luogo di partenza.

Per ottenere il tuo risarcimento dovrai prima rivolgerti al responsabile (agenzia di viaggi o tour operator) con una lettera raccomandata, e nel caso in cui questo tipo di richiesta non abbia effetto, potrai rivolgerti all’ADR, che in Italia si trova presso le Camere di Commercio.

Leggi anche: Vacanze deludenti, è possibile ottenere un rimborso?

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“Paga o non rivedrai più tua moglie”: Carabinieri arrestano 3 persone per sequestro di persona

Sequestro di persona e lesioni.
Con questa accusa i carabinieri della stazione di Afragola, insieme a quelli della Compagnia di Castello di Cisterna e del battaglione Campania, hanno tratto in arresto il 33enne Salvatore Esposito, la 32enne Daniela Cortopasso (entrambi del posto) e Armando Tammaro, 28enne di Volla.

La vittima, insieme alla moglie, è stato prima attirato presso l’abitazione di Esposito e Cortopasso a Casalnuovo e poi brutalmente picchiato sotto la minaccia di una pistola: era accusato di non aver pagato l’intero prezzo di alcuni stupefacenti acquistati.
Per fare in modo che il 31enne saldasse il debito i tre, dopo averlo malmenato, hanno preso in ostaggio sua moglie.
L’hanno poi sbattuto fuori casa dicendogli che avrebbe rivisto la donna solo dopo aver pagato la somma richiesta.
La vittima, piuttosto che mettersi alla ricerca del denaro, ha deciso di raccontare tutto ai Carabinieri che, intervenuti sul posto, hanno arrestato i tre sequestratori e “liberato” la donna. Esposito e Tammaro sono stati tradotti al carcere di Poggioreale. Cortopasso in quello di Pozzuoli.

Oltre l’emergenza estate

Giugno è stato il mese più caldo degli ultimi 150 anni. A fine estate sapremo anche di quanto è aumentato, rispetto alla media, il numero dei morti fra gli anziani. Saranno forse più degli oltre diecimila della terribile estate 2003.

Eppure in questi anni è cresciuta di molto la consapevolezza dei rischi che si corrono, così come si è sviluppata una comunicazione capillare in tutto il territorio nazionale. Le giornate e le ore più calde, le persone a maggior rischio, quando uscire, quanto bere, cosa mangiare: saprebbe rispondere anche un ragazzo. Inoltre in maniera sempre più organizzata viene affrontata l’emergenza estate dalle associazioni di volontariato. Come l’Auser con la sua consueta campagna “Aperti per ferie”. Quest’estate a Napoli intensificano la loro attività a favore degli anziani e delle persone con disabilità le Agenzie di cittadinanza, reti associative presenti in ogni quartiere.

C’è qualcosa che non quadra se le cose che dovrebbero andar meglio in realtà vanno peggio. Approfondendo la questione, si trovano spiegazioni interessanti e sorprendenti: alcune più generali ed altre più specifiche.

La prima è il riscaldamento del pianeta e le conseguenti variazioni climatiche, sintomi del collasso ambientale della terra. Ghiacciai che si sciolgono, mareggiate, alluvioni, processi di desertificazione e carenza idrica. Estati con picchi di caldo sempre più frequenti. Un’emergenza che diventa sempre più normalità, ma che non giustifica l’indifferenza e, qualche volta, l’irrisione degli stati.

La seconda è l’aumento degli anziani e le conseguenti variazioni demografiche. Ciò vuol dire, per esempio, che il numero delle persone a rischio per le ondate di caldo anomalo aumenta in modo impressionante. Pensiamo agli over 75 e a regioni come la Liguria. E dove gli anziani sono di meno, spesso, come in Campania, hanno una qualità della vita peggiore. Per una serie di fattori concomitanti, sono più esposti al rischio caldo. Non dimentichiamo che, rispetto alla media nazionale, vivono già due anni in meno gli anziani di Napoli e della Campania!

Il mutamento strutturale del clima è destinato a incidere sempre più pesantemente nella vita quotidiana, così come inciderà sempre più la variazione demografica con gli anziani over 65 che nel giro di pochi anni saranno uno su tre nella popolazione italiana. L’abbinamento di questi due fattori ci impone di uscir fuori da una logica fondata sulla contingenza. Non basta più predisporre piani per l’emergenza caldo a favore di anziani, bambini, ammalati, ma occorre mettere al centro gli anziani e le loro fragilità, non solo delle politiche sociosanitarie, ma anche di quelle urbanistiche (edilizia, trasporti, verde, spazi pubblici, qualità dell’aria, ecc.).

Insomma, la qualità dell’ambiente e la salvaguardia del territorio e, insieme, l’invecchiamento della popolazione impongono modelli di prevenzione ben più radicali, che devono investire la stessa organizzazione della città.

A Napoli e in Campania avremmo un po’ di tempo in più prima che si intensifichino fenomeni legati alle variazioni climatiche e prima che la popolazione anziana assuma le dimensioni di altre regioni. Ma è un tempo sempre più ridotto e il vantaggio sempre più esiguo. E da noi non solo non si affronta la questione prevenzione nelle sue articolazioni e complessità, ma spesso si sta proprio fuori strada o, peggio, si torna indietro.

Se solo ci fermiamo all’estate e alle sue emergenze, constatiamo che nella nostra città e nella nostra regione dal punto di vista sanitario stiamo in grossa difficoltà per ospedali, pronto soccorso, posti letto, strutture alternative sul territorio. Sul piano sociale, ci sono e ci saranno le associazioni. Sì, ma da sole. E il loro, si sa, è un ruolo sussidiario, da assistenza leggera, che arriva solo a una parte della popolazione anziana e fragile. Non mancano poi le emergenze ambientali come gli incendi, ed altre un po’ camuffate d’estate come inquinamento dell’aria e dell’acqua. Per non parlare, infine, delle terre dei fuochi.

Eppure, il nostro futuro è tutto scritto nella crisi ambientale e in quella demografica, nella fragilità territoriale e in quella sociale. Occorrono ora scelte radicali e responsabili. Non facciamo diventare i nostri anni la breve estate della cicala.

 

“Nata per te”, a San Vitaliano si parla di affido e disabilità con il libro di Luca Trapanese

“Nata per te”, il libro di Luca Trapanese ispirato alla sua vita con la piccola Alba, la bambina down rifiutata da oltre trenta famiglie, fa tappa a San Vitaliano, in provincia di Napoli. L’iniziativa si è svolta nella sala consiliare del Municipio. A promuovere l’evento l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Pasquale Raimo con l’assessore alla cultura Ivana Mascia in sinergia con la libreria Bibì&Cocò di Nola. Un appuntamento per accendere i riflettori su una tematica di grande attualità, come l’affido, con tutte le procedure burocratiche annesse che, ancora oggi, comportano non poche difficoltà. Ma anche un momento di riflessione sul mondo della disabilità che – come ha spiegato l’assessore Ivana Mascia – ” continua ad essere intriso di pregiudizi e luoghi comuni, senza considerare i gravi disagi che un atteggiamento ostile può determinare in un soggetto più debole”.
“In questo la scuola e la famiglia sono fondamentali nel percorso di crescita dei ragazzi – spiega l’assessore Mascia – Ben vengano dunque iniziative che ne rafforzano il valore educativo con esempi e testimonianze qualificanti. Sono queste le azioni che delineano i percorsi su cui costruire progetti di interesse che stimolino non solo curiosità ma viva partecipazione soprattutto nei giovani”.

M5S, Ciarambino: “Eav, De Gregorio fugge dalla Trasparenza e cerca asilo tra gli amici della maggioranza”

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La presidente della Commissione Trasparenza: “Non si presenta in audizione e rivela una convocazione che sarà formalizzata solo più tardi”

“Convocato in audizione per fare un punto sullo stato disastroso dei trasporti regionali su ferro, il presidente nonché direttore generale di Eav, Umberto De Gregorio ha preferito deragliare, come spesso accade ai treni che gestisce, snobbando la Commissione Trasparenza e sostenendo di preferire la Commissione Trasporti, non a caso presieduta dalla “sua” maggioranza, dalla quale sostiene di essere stato convocato per il giorno 18. Purtroppo, il plenipotenziario dei Trasporti di De Luca ha commesso un grave errore. Dalla Commissione Trasporti la convocazione è partita solo qualche ora dopo la comunicazione di De Gregorio sulla sua annunciata assenza. Nella sua frettolosa e goffa strategia di sfuggire alle domante della Commissione Trasparenza e dei due consiglieri che hanno richiesto l’audizione odierna, Tommaso Malerba e Vincenzo Viglione, De Gregorio ha annunciato la sua presenza un’altra audizione senza che questa fosse stata ancora formalizzata”. Lo dichiara la presidente della Commissione speciale Trasparenza e consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino, alla luce della comunicazione del presidente Eav relativa all’assenza all’audizione convocata per il pomeriggio di oggi.

“Nel giustificare la sua assenza, De Gregorio scrive che il tema sarà trattato anche in occasione della fantomatica audizione in Commissione Trasporti del 18, di cui si è avuta comunicazione solo più tardi. Un salvacondotto creatogli per tutelarlo dalle domande di chi lo avrebbe costretto a rendere conto dello stato disastrato di Eav, in particolar modo della Circumvesuviana, così da mandarlo nella Commissione gestita dallo scagnozzo di De Luca Cascone, dove verranno tessute le lodi di uno dei settori più disastrati della Campania. Di fronte all’ennesimo episodio di arroganza che calpesta le istituzioni regionali, ci aspettiamo un intervento del presidente del Consiglio a tutela della Commissione Trasparenza, oggi il più importante organi di controllo degli enti e delle partecipate regionali”.

Marigliano, controlli dei carabinieri forestali in ditta che produce infissi

I Carabinieri della stazione forestale di Marigliano, insieme a personale della polizia locale e dell’Asl di zona, hanno controllato la regolarità in materia di smaltimento rifiuti di un’azienda che fabbrica infissi.
Sono stati ispezionati i luoghi ed esaminati tutti i documenti relativi alla produzione ed allo smaltimento dei rifiuti dell’azienda ed è emerso che le acque della lavorazione industriale venivano immesse nella fognatura senza autorizzazione, non c’era autorizzazione nemmeno per le emissioni in atmosfera, l’ultimo smaltimento rifiuti documentato risaliva al 2017 e c’erano rifiuti ferrosi abbandonati sia dei locali dell’attività che nel piazzale.
Il titolare della ditta è stato denunciato per gestione illecita di rifiuti, immissioni in pubblica fogna ed in atmosfera senza autorizzazione, deposito incontrollato di rifiuti e inquinamento ambientale.
Il locale ed il piazzale sono stati sequestrati.

“Nata per te”, a San Vitaliano si parla di affido e disabilità con il libro di Luca Trapanese

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“Nata per te”, il libro di Luca Trapanese ispirato alla sua vita con la piccola Alba, la bambina down rifiutata da oltre trenta famiglie, fa tappa a San Vitaliano, in provincia di Napoli. L’iniziativa si è svolta nella sala consiliare del Municipio. A promuovere l’evento l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Pasquale Raimo con l’assessore alla cultura Ivana Mascia in sinergia con la libreria Bibì&Cocò di Nola. Un appuntamento per accendere i riflettori su una tematica di grande attualità, come l’affido, con tutte le procedure burocratiche annesse che, ancora oggi, comportano non poche difficoltà. Ma anche un momento di riflessione sul mondo della disabilità che – come ha spiegato l’assessore Ivana Mascia – ” continua ad essere intriso di pregiudizi e luoghi comuni, senza considerare i gravi disagi che un atteggiamento ostile può determinare in un soggetto più debole”.
“In questo la scuola e la famiglia sono fondamentali nel percorso di crescita dei ragazzi – spiega l’assessore Mascia – Ben vengano dunque iniziative che ne rafforzano il valore educativo con esempi e testimonianze qualificanti. Sono queste le azioni che delineano i percorsi su cui costruire progetti di interesse che stimolino non solo curiosità ma viva partecipazione soprattutto nei giovani”.

A proposito di Circumvesuviana… Gli strani “effetti sociali” della prima ferrovia d’Italia, la “Napoli – Portici”, inaugurata nell’ottobre del 1839…..

Oggi noi Vesuviani discutiamo degli “effetti sociali” dei problemi della Circumvesuviana. Nel 1845 il Lattari scrisse che la Napoli- Portici e le ferrovie in genere avrebbero solo in parte incrementato la cultura vera, moltiplicando, invece, “i saputelli e i dottoruzzoli”. Qualche notizia storica sulla “Napoli-Portici”,  i costi, il numero dei viaggiatori nei primi anni, la struttura del servizio. Il problema della “polvere” lungo la strada Torre del Greco- Castellammare, i basoli del Vesuvio e il “mammoso” brecciame stabiese.

 

La ferrovia Napoli – Portici, la prima  in Italia, fu inaugurata da Ferdinando II il 3 ottobre del 1839. L’aveva costruita, come primo tratto della linea  Napoli – Nocera,  l’ingegnere francese Armand Bayard de la Vingtrie, superando prima la paura del colera e poi l’opposizione di Afan de Rivera, direttore di “Ponti e Strade”, che forse vedeva nella ferrovia una minaccia per il ruolo dell’ente. Ferdinando II volle a tutti i costi la ferrovia: per il prestigio della monarchia, che veniva illustrato  da “ questo primo saggio fatto al di qua delle Alpi “, e anche perché era convinto che il mezzo, consentendo un rapido spostamento delle truppe, avrebbe reso più solida la sicurezza del Regno. Esultarono gli spiriti illuminati e progressisti, fiduciosi  nello sviluppo del traffico delle merci e, forse, delle idee.

Tutti sceglieranno la strada ferrata – Bayard ne era certo – prima di tutto “ per evitare la molestissima polvere che a guisa di densa nube li avvolge costantemente nel tratto che da Torre del Greco conduce a Castellammare ”.  Quella polvere era da anni ragione di guerra tra la Direzione di “Ponti e Strade”  e gli appaltatori della strada delle Calabrie, che per lastricare i tratti esterni agli abitati usavano non i costosi basoli del Vesuvio, ma il brecciame di Castellammare: il quale, essendo “ mammoso “ e cioè facile a sbriciolarsi, andava in polvere molto prima dei quattro anni richiesti come garanzia dalla Direzione. E da qui una infinita sequenza di ingiunzioni, liti, sequestri cautelativi, come quella che si abbatté, nel 1823, sugli appaltatori Cianci e Friscone di  Resina. In verità,  quel tratto della strada delle Calabrie era anche il più trafficato del regno: vi passavano non meno di 700000 carri all’anno, che trasportavano circa 150000  tonnellate di merci.. Nelle carrozze della “Napoli-Portici” I posti erano divisi in 4 classi.  Da Napoli a Castellammare il viaggio in prima classe costava 7 carlini,  35 grana in seconda, 18 grana in terza  e 10 grana in quarta.  Sulla stessa distanza  per il fitto di una carrozza a cavalli “ i più agiati nazionali e stranieri “ pagavano anche 3 ducati, mentre  un posticino su una traballante diligenza costava  8 carlini, e 2 carlini un po’ di  spazio su un affollato “ corricolo ”.  La ferrovia avrebbe demolito la “ camorra “ dei carrettieri che pretendevano 24 carlini per trasportare non più di 9 cantaia di merci – quante ne poteva portare il carro più resistente –  da  Napoli a Castellammare ( il “cantaio” corrispondeva a quasi 90 Kg, il ducato si divideva in 10 carlini e 100 grana, un bracciante guadagnava tra i 20 e i 25 grana al giorno, quando trovava lavoro, e un rotolo, quasi 900 gr.. di baccalà o di stocco, costava tra gli 8 e i 12 grana). Il trasporto su rotaia faceva risparmiare, per ogni “viaggio”, almeno il 30%.. Per capire quali vantaggi abbia tratto il commercio tra Napoli e la parte marittima della provincia, basti  ricordare che ogni giorno entrava nella capitale un flusso ininterrotto di carri che trasportavano pane, pasta, pesce, olio, vino e carni, e in alcuni mesi dell’anno, non meno di 10 tonnellate – al giorno – di basoli del Vesuvio che servivano a lastricare le strade.  .

Mi piace riferire – scrisse Achille Antonio Rossi sugli Annali Civili nel marzo del 1840 – “quanto sia stato il numero dei viaggiatori sul primo tratto della nostra strada ferrata nei primi tre mesi. Apprendiamo dunque dai registri della Compagnia esservi stati 131116 passeggeri  dal 3 ottobre al 31 dicembre dell’anno 1839. In verità da questo numero non s’ha a cavare alcuno esatto argomento pel commercio futuro; poiché per al presente su questo primo e breve tratto della via ferrata ne vanno le gentili persone e il popolo piuttosto per passatempo, anziché per veruna cagione di commercio. Di fatto per il presente solo vi si dà luogo a gite di passeggeri; ma i trasporti di mercanzie e derrate vi si cominceranno quando la strada sia menata fino ai due comuni di Torre del Greco e di Torre Annunziata.” ..

.Nel 1844  Achille Antonio Rossi comunicò a Ilarione Petitti, economista piemontese, studioso del sistema ferroviario, che nel 1844  i treni “vesuviani” avevano trasportato  1.117.713 viaggiatori “ per franchi 806.892 e mercanzie cantaia 344.813 per franchi 100.000, osservandosi che il ramo di quasi 10 miglia da Torre Annunziata a Nocera non si  è aperto al traffico che al 19 maggio 1844 ”. Aggiunse il Rossi che gli azionisti nel primo semestre dello stesso anno avevano avuto un utile del 5%. .Nel 1845, sempre sugli Annali, uscì un notevole saggio di Francesco  Lattari  sugli “ effetti sociali “ della ferrovia. Vi si sosteneva, tra l’altro, che le  strade ferrate “ aumentano l’uniformità sociale e la coltura intellettuale e diminuiscono lo spirito di località  e la stabilità del gusto.” “ L’incremento della coltura intellettuale e l’accresciuta volubilità del gusto insieme riunite  potran fare negli individui due riuscite differenti: vale a dire potran risolversi o in un potentissimo spirito di indagine seriamente diretto a immegliare l’umana condizione, o in un epicureismo del senso inteso a conoscere ed assaporare tutto per mera personale voluttà. …E siccome la parte del primo è durissima e difficilissima ad eseguire, mentre  quella del secondo è facilissima e piacevolissima, così questo sarà di gran lunga più abbondante di quello. Per conseguenza, le strade ferrate nel mentre dan modo all’uomo di pervenire a conoscenze più reali e più compiute, disgraziatamente moltiplicano la genia dei saputelli e dei dottoruzzoli

Forse questo spiega perché i Borbone cancellarono, dopo il ‘48, tutti i progetti di nuove linee ferroviarie: quando arrivò Garibaldi, nel Regno di Napoli c’erano meno di 200 Km. di binari, a fronte dei 1800 Km. che attraversavano le pianure del Nord.  Fare il conto dei “saputelli e dei dottoruzzoli, di quelli di ieri e di quelli di oggi, non è cosa facile…

 

 

 

 

Insulti leghisti dal direttore per ammonire gli operai di Pomigliano: “Bruciare Napoli e i napoletani, rifiuto del mondo”

< Bisogna bruciare tutto: Napoli, tutti i napoletani e i loro rifiuti, perché i napoletani sono un rifiuto del mondo >. E’ una delle tante frasi zeppe d’odio che circolano sui social. Ma qualche giorno fa il direttore di una grande azienda metalmeccanica, la Tiberina di Pomigliano, una multinazionale italiana, indotto Fiat, l’ha presa da internet per utilizzarla in fabbrica. Obiettivo: < spronare > gli operai a essere più civili, puliti ed efficienti, a < reagire concretamente – come poi il manager stesso ha spiegato – contro i giudizi razzisti e leghisti >. A ogni modo la frase insultante, una volta messa sui display informativi dello stabilimento, ha profondamente offeso le tute blu partenopee. Tanto che alcuni lavoratori della Tiberina hanno anche scioperato contro la provocatoria iniziativa del direttore: si è fermato il turno di notte. Nel frattempo il segretario nazionale della Fiom, Michele De Palma, e uno dei responsabili territoriali del sindacato, Mario Di Costanzo, nello stigmatizzare duramente l’accaduto hanno chiesto il siluramento del manager. Il fatto si è consumato nello stabilimento Tiberina di Pomigliano, dieci giorni fa, ma si è saputo solo ora che i dipendenti dell’impianto hanno fatto circolare la foto della frase incriminata, comparsa sui tabelloni digitali dello stabilimento, tabelloni che in genere si utilizzano solo per informare i lavoratori circa la sicurezza e l’organizzazione in fabbrica. Dal canto suo però assicura che < si è trattato del più classico dei malintesi > il manager plant della Tiberina, Dario Liccardo, ingegnere, 45 anni, da tempo residente a Gaeta e sposato con una donna della provincia di Latina. Liccardo è napoletano, nato e cresciuto al Vomero fino a 21 anni. da allora non abita più a Napoli, dov’è tornato a dirigere una delle fabbriche Tiberina, nel 2018. Il dirigente parla con uno spiccato accento sospeso tra il gaetano e il romanesco. < Stando in provincia di Latina – si spiega – ho cercato di non prendere l’accento napoletano. Ma sono più napoletano dei napoletani >. < Ho usato – chiarisce poi Liccardo – quella frase, credo leghista, presa da internet, e l’ho fatta mettere sui pannelli informativi dopo una serie di episodi >. Il direttore parla di < una cocomerata in mensa, lasciata sporca > e di < distrazioni sui prodotti >. Poco prima c’era stato uno sciopero di un’ora a turno per il troppo caldo nei reparti. Nella Tiberina di Pomigliano non c’è l’aria condizionata. Non ci sono nemmeno estrattori, solo dei ventilatori: una situazione che alimenta conflittualità. Ci si chiede inoltre se ci fosse bisogno di esporre una virulenta frase razzista per “spronare” gli operai. < Lo ripeto – risponde l’ingegnere – c’è stata una cattiva interpretazione. Io sotto il post ho anche scritto che dobbiamo reagire a questi giudizi con comportamenti adeguati. Io non sono razzista, sono napoletano, ci mancherebbe >. Alcuni operai hanno preteso scuse pubbliche. Che non sono giunte. < Non userò più frasi del genere – promette intanto Liccardo – eviteremo di prendere da internet frasi leghiste per spronare. Domani chiarirò con le rsu >. Ma la Fiom resta sulle sue. < Riteniamo inaccettabile – fa sapere Mario Di Costanzo – il comportamento del direttore di Tiberina. Seppur motivando la frase come esortazione ai lavoratori per un maggior impegno, si cerca nella realtà di nascondere le proprie incapacità. Quella frase è stata una vera caduta di stile che non appartiene per storia e cultura al popolo napoletano e al mondo operaio in generale. Siamo indignati e aspettiamo che lui si scusi con i lavoratori, costretti in fabbrica a temperature disumane >.

Pino Neri