Sant’Antonio Abate: il cameriere gli toglie il piatto, lui glielo rompe in testa. Arrestato 33enne

E’ avvenuto domenica sera durante un banchetto di nozze in una famosa sala ricevimenti di Sant’Antonio Abate. La festa era in onore di una coppia di origine cinese. Numerosi i parenti e gli amici invitati. 

Durante i festeggiamenti un invitato –un 33enne di origine cinese, parente dello sposo- si è visto togliere il piatto da un cameriere quando doveva ancora terminare di mangiare: l’invitato cinese, ritenendo il gesto disonorevole, ha rotto un piatto in testa al malcapitato.
Il 33enne è stato subito bloccato dai suoi parenti, mentre il responsabile della struttura ha tempestivamente chiamato il 112 e il 118.
Giunti sul posto, i Carabinieri della sezione radiomobile di Castellammare di Stabia, hanno provato a calmarlo ma nonostante la loro presenza ha afferrato il monitor di un computer e voleva scagliarlo contro alcuni dipendenti. Bloccato in tempo dai militari, ha aggredito anche loro a calci e pugni. L’uomo è stato arrestato per violenza e resistenza a un pubblico ufficiale, oltre che denunciato per le lesioni nei confronti del cameriere.
Dopo le formalità dell’arresto è stato giudicato con rito direttissimo e condannato ad un anno reclusione con sospensione della pena.

Somma Vesuviana, un finanziamento di 70mila euro dalla Regione per Festa dello stoccafisso e Baccalà norvegese

Il Comune continua ad ottenere fondi, stavolta il progetto che punta a rivalutare il territorio e attrarre turisti ha ottenuto 70mila euro dalla Regione (11° su 278 progetti presentati).

Fondi che permetteranno all’amministrazione comunale di organizzare la “Festa dello stoccafisso e Baccalà norvegese: sapori e suoni antichi del Vesuvio” che si terrà a Somma Vesuviana dal 24 al 27 ottobre 2019.

“Una bella soddisfazione”, commenta il sindaco Salvatore Di Sarno, “ottenuta con il lavoro di squadra tra dirigenti del Comune, assessore e con il supporto di Arturo Amitrano, manager della società di consulenza internazionale affidataria del servizio specialistica di scouting dei fondi, che voglio ringraziare. Il nostro Ente continua ad ottenere fondi che ci permettono di realizzare progetti importanti per lo sviluppo della nostra città. L’obiettivo di questa Festa è promuovere il nostro territorio attraverso una delle sue eccellenze: la lavorazione dello stoccafisso e del baccalà norvegese, puntando sul cibo preparato secondo le ricette tradizionali elaborate dagli chef locali. I piatti della tradizione saranno utilizzati come attrattori di turisti e visitatori che potranno così, contemporaneamente ammirare bellezze storiche, ambientali e architettoniche della nostra Somma”.

 

Entusiasta anche l’assessore alla Cultura e al Turismo, Flora Pirozzi: “Sono pienamente soddisfatta ed entusiasta per l’ottimo risultato raggiunto, non solo per aver ottenuto il finanziamento, ma per esserci posizionati addirittura 11° su 278 progetti presentati. Quest’anno era ancora più difficile, avendo scelto di partecipare ad un progetto a rilevanza internazionale e la nostra scelta è stata, proprio, quella di puntare sui prodotti tipici di Somma, e sulle sue tradizioni. Questa Amministrazione, come lo dimostrano i fatti, sta puntando sulla cultura che possa essere da volano per la valorizzazione di questo territorio, cultura e turismo sono due aspetti imprescindibili, legati tra di loro, ed i risultati che stiamo ottenendo dimostrano che siamo nella direzione giusta”.

Quattro giorni di Festa, dunque, le cui principali attività saranno svolte nei pressi del Complesso Monumentale Frati Minori di Santa Maria del Pozzo. In particolare il piazzale antistante il complesso ospiterà gli stand espositivi per la degustazione dello stoccafisso e del baccalà. Gli spazi saranno assegnati, tramite manifestazione d’interesse, ai principali ristoranti locali, nonché sanno previste enoteche, frutterie e stand dedicati ai dolci. Nelle vicinanze sarà allestita una zona degustazione denominata “Mercato del gusto”, riservata esclusivamente alla promozione dei prodotti tipici locali, quali ad esempio uva catalanesca, vino lacryma christi, marmellate di crisommole, fichi e pomodorini del piennolo, prodotti caseari, pane e derivati. Il chiostro del complesso monumentale Frati Minori Santa Maria del Pozzo accoglierà, invece, le attività di show cooking, un spettacolo per sera, con la partecipazione di tre chef di origine sommese operanti nel circuito della guida Michelin: Francesco Simone Sodano, Giuseppe Molaro e Gennaro Russo. La Festa sarà anche l’occasione per rafforzare le relazioni commerciali tra Somma Vesuviana ed altre principali città italiane, accomunate dalla tradizione nella lavorazione e commercializzazione del baccalà. Ma ci sarà tempo per convegni sulla divulgazione della storia, delle proprietà e della lavorazione del merluzzo dove interverranno i massimi esperti della materia con la partecipazione delle delegazioni delle città straniere e italiane coinvolte, realtà con cui la città di Somma Vesuviana è fortemente legata da una fitta rete di relazioni commerciali radicate e dallo scambio di tradizioni gastronomiche. E poi spazio alla musica con tammurriate, le Paranze saranno protagoniste negli ambienti della roccaforte antica ed affascinante del Castello d’Alagno, location dei laboratori creativi sulla musica popolare e folkloristica e un concerto finale con un artista di fama nazionale. Infine, in pieno rispetto dell’ordinanza sindacale n. 44 del 3 aprile 2019, riguardo #PlasticFree la manifestazione sarà realizzata ponendo particolare attenzione al tema della sostenibilità con l’obiettivo di ridurre al minimo gli sprechi e i rifiuti in generale.

Gallotti Argentino: il carabiniere toscano morto suicida nel convento di S. Maria del Pozzo di Somma Vesuviana

All’alba del 1° novembre 1910 in una cella dell’ex convento di Santa Maria del Pozzo si suicidò il giovane ventottenne Argentino Gallotti fu Egidio, carabiniere di origine umbra in servizio presso la caserma di Somma Vesuviana.

All’alba del 1° novembre 1910 si diffuse una notizia agghiacciante tra la popolazione del centro abitato di Somma Vesuviana e della vasta frazione agricola di Santa Maria del Pozzo: un giovane carabiniere si era suicidato in una delle antiche celle del cinquecentesco convento francescano. All’epoca il Comune di Somma Vesuviana vantava il diritto di proprietà sull’intero edificio conventuale e relativa chiesa, a seguito delle leggi eversive dell’asse ecclesiastico del 1866: l’Amministrazione del Fondo Culto, infatti, con atto dell’aprile 1868, cedeva e consegnava alla Municipalità di Somma il fabbricato dell’ex convento, chiesa e orto appartenuti ai Padri Riformati di San Francesco. Per la tutela e la salvaguardia dei numerosi oggetti artistici, biblioteca e paramenti sacri di valore storico, il Regio Commissario (attuale Commissario prefettizio) Sebastiano Pignatelli, dispose un accurato servizio di pubblica sicurezza, affinché si garantisse la non manomissione e sottrazione degli oggetti in questione. La preoccupazione del nostro valente Commissario regio nasceva dal fatto che il Fondo Culto avanzava la pretesa di aver diritto sulle preziose mattonelle aragonesi, mentre la Confraternita dell’Immacolata Concezione reclamava l’esclusivo ed assoluto possesso dell’ipogeo come sede storica. Cosicché fu deciso di inviare sul posto, a guardia della chiesa, carabinieri della stazione di Somma e alcuni di rinforzo provenienti da altre località. In mancanza della benemerita toccava il compito alle guardie municipali Brunelli, Gaetano Cerciello e Formicucci. Il 31 ottobre del 1910 toccò il compito di guardia al carabiniere Gallotti Argentino, come riferisce il nostro compianto studioso Giorgio Cocozza.
Il quotidiano Il Mattino del 2 novembre 1910 così raccontò il luttuoso evento che avvenne in città: Ieri a Somma Vesuviana si suicida con un colpo di moschetto caricato a mitraglia il carabiniere Gallotti Argentino di anni 28. Questi della stazione di Monterchi, in provincia di Arezzo, era stato trasferito da oltre un mese a Somma Vesuviana in rinforzo del servizio di pubblica sicurezza. Di carattere serio, attaccato al servizio, egli non tardò a farsi amare dai nuovi superiori. Da più giorni però era di umore nero e manifestava tristi propositi. E l’altra notte fu mandato a prestare servizio presso l’edificio ex conventuale di Santa Maria del Pozzo, ove pernottò con un commilitone. Ieri mattina, approfittando del momento in cui il compagno era andato ad aprire il portone dell’ex-convento, diede esecuzione al triste proposito. Poggiata la testa al muro, lasciò partire il colpo dal suo moschetto, che aveva appositamente caricato a mitraglia anziché a pallottola. Il proiettile entrò dalla gola ed uscì dalla fronte. La morte dovette essere istantanea. Accorsero prontamente il Regio Commissario Pignatielli di Montecarlo, ed il giudice e avv. Cioffi con il solerte cancelliere Pantaleo. Lo spettacolo era dei più terribili. Il cadavere giaceva in una cella dell’ex convento, col corpo riverso terribilmente sfracellato, in una pozza di sangue. Sul pavimento e sulla porta vi erano tracce di materia cerebrale. Dalle lettere lasciate dal povero carabiniere parrebbe assodato che egli avesse nutrito propositi suicidi per il rimorso di aver venduto una casetta nel suo paese in Toscana per la quale vendita la madre (Sabrina Nardelli) era rimasta priva di abitazione. Le lettere sarebbero state scritte nella notte precedente al suicidio. Il quotidiano Il Mattino dichiarava che la casetta del suo paese era in Toscana, ma il luogo natio era la piccola frazione di Gioiella del Comune di Castiglione del Lago in Provincia di Perugia e ai confini con la Toscana.
Su un altro giornale dell’epoca, ancora, si leggevano le seguenti parole: Galotti Argentino cessava di vivere il 1° novembre 1910. Sul posto si recarono il Tenente dei Reali Carabinieri e il Capitano Comandante della Compagnia. Il Commissario Pignatielli, per riconoscenza verso il disgraziato milite e per rispetto della benemerita Arma dei Carabinieri, ha opportunamente disposto il trasporto funebre a spese del Municipio e di quant’altro poteva occorrere per la sepoltura del cadavere.
Il feretro fu accompagnato dalle Autorità, dai Sacerdoti, dai confratelli delle congreghe con ceri e dalla banda musicale cittadina. Castaldo Raffaele, Castaldo Vincenzo e Mercogliano Francesco compirono la pietosa opera di lavare e vestire il cadavere e ricomporlo nella bara costruita dal falegname Alfonso Bianco. La popolazione sommese manifestò il suo cordoglio e la sua solidarietà seguendo commossa la bara. L’intero servizio costò al Comune la somma di Lire 171,30; in essa era compresa la spesa di Lire 50 occorsa per risarcire la signora Bacio per i danni subiti dai lettini, materassi e relativa biancheria di sua proprietà imbrattata da sangue.
Le forze dell’ordine vivevano, e vivono ancora oggi, situazioni sempre al limite. Il problema diventa quando hai un’arma a portata di mano. A tal riguardo occorrono – come riferisce la psicologa Maria Grazia Santucci – molte più visite, molti più controlli, cercando di prevenire, aiutare e ascoltare.

Il progetto del Comitato Civico “A. Cifariello”: rinnovare i fasti della “scuola” pittorica ottavianese

L’”estemporanea” di pittura del 6 luglio è stata organizzata nei luoghi di Ottaviano dal Comitato “Cifariello”, di cui è presidente l’avv. Marcello Fabbrocini, insieme con l’associazione napoletana “Noi vittime del consumo”. La dedica alla “Scuola di Posillipo”. I Maestri della scuola pittorica ottavianese, e la storia importante delle “estemporanee” degli anni ’60 e delle mostre del Circolo “A. Diaz”. La prestigiosa presenza del Maestro Claudio Scarano.

 

Il progetto è un passaggio importante nel programma del Comitato Civico “A. Cifariello” che mira alla tutela e alla promozione del patrimonio ottavianese dell’arte, della storia, delle tradizioni e dell’ambiente. E per avviare la realizzazione del progetto il Comitato presieduto dall’avv. Marcello Fabbrocini ha organizzato,il 6 luglio scorso, con l’associazione napoletana “Noi vittime del consumo”, una “estemporanea” di pittura, un nuovo capitolo di quella affascinante storia delle “estemporanee” che molti anni fa portarono nelle piazze e nelle strade di Ottaviano pittori e critici di grande nome. Raccontava Vincenzo Casinelli che, conclusa la storia delle “estemporanee”, il culto della pittura napoletana venne ereditato dal Circolo A. Diaz, che organizzò per anni mostre di grande rilievo artistico. La sera del 6 luglio, nel chiostro della Chiesa del Rosario, Carmine Cimmino ha sottolineato il valore del progetto del Comitato Civico e si è assunto l’impegno di ricordare, in una serie di “incontri”, gli scrittori e i pittori di Ottaviano. I pittori ottavianesi, in particolare Michele Arpaia, Aurelio Bifulco e Domenico Costagliola si può dire che costituiscano una “scuola”, perché, al di là della sostanziali differenze che la loro pittura presenta sotto molti aspetti, il tema del “paesaggio” ottavianese è fatale che essi lo percepiscano anche attraverso la memoria dei modi e delle forme in cui percepirono il “paesaggio” Vesuviano i grandi pittori napoletani dell’Ottocento. Non dimentichiamo che Gabriele Smargiassi, Filippo e Giuseppe Palizzi frequentarono Ottajano e vi lavorarono, e che non solo i Medici, ma anche i Bifulco, gli Scudieri, i Saggese e gli Ammirati possedevano quadrerie di grande valore. E Cimmino ha fatto notare che i paesaggi di Costagliola ricordano Pratella e Villani, che la tavolozza di Bifulco è luminosa come quella di Irolli e di Migliaro, e che la penna e la spatola di Michele Arpaia sono la testimonianza immediata della “passione” che egli nutriva per Luigi Crisconio, per Carlo Striccoli e per Alberto Chiancone. A questi Maestri ottavianesi Cimmino dedicherà non solo gli “incontri”, ma anche alcuni articoli sul nostro giornale. Infine, egli ha esortato gli organizzatori dell’ “estemporanea” a ricordare che la qualità dell’iniziativa non si misura dal numero dei partecipanti, ma dal valore delle opere: e i quadri dei napoletani Claudio Scarano e Bruno Improta, e dell’ottavianese Mario Romano (v. immagine in appendice) consentono di affermare che la prima edizione dell’ “estemporanea” è stata già un successo. Il prof. Biagio Simonetti, assessore del Comune di Ottaviano, ha esortato il Comitato a proseguire il cammino lungo la strada intrapresa, a stringere solidi rapporti di collaborazione con l’Amministrazione Comunale, a coinvolgere nel progetto anche le scuole cittadine, poiché matita e colori sono insostituibili strumenti di cultura e di percezione consapevole.

Claudio Scarano è pittore di fama: la perizia con cui “impagina” i suoi paesaggi – per esempio, quello che apre l’articolo -e varia i toni cromatici per rendere la suggestione della profondità sa di “accademia”, nel senso più alto del termine, e cioè di una sapiente e originale meditazione sui capolavori dei grandi paesaggisti napoletani. La sua pennellata, duttile e nervosa come quella dei Carelli, dà vita e movimento anche alle pietre dei muri e rende “leggere” anche quelle masse di verde che Siviero considerava la dannazione dei pittori. In certi passaggi, Claudio Scarano tratta i colori ad olio con quella “sensibilità tattile” che Casciaro metteva nei suoi pastelli. Scarano, ha detto Cimmino, ha il “dono” di Irolli e di Migliaro: “sente” il paesaggio come una “persona”, ne coglie umori e carattere, e li esprime con grande sicurezza.

Dunque, bisogna sviluppare il progetto delle “estemporanee” e delle mostre, anche perché i pittori ottavianesi e vesuviani non sono pochi, oggi: è importante trovare la formula che sappia sollecitare l’interesse di tutti. I pittori, si sa, sono artisti “difficili”. Come i musicisti.

 

Onore a te, ragazzo dagli occhi buoni

Di Mario carabiniere e degli ultimi istanti della sua breve vita è stato scritto e detto tanto. Forse troppo. Mi piace pensare a Mario come un giovane trentacinquenne entusiasta della vita e dell’amore, capace di vivere intensamente e – a dirla come  il celebre film “L’attimo fuggente” in cui il professore interpretato da Robin Williams  spiega agli alunni il senso del carpe diem- capace di succhiare tutto il midollo della vita.  Un giovane semplice- racconta chi ha avuto il piacere di conoscerlo- molto legato alla sua famiglia e ai suoi due più importanti amori: l’Arma e Rosa Maria, la compagna con la quale aveva progettato un futuro e dei figli. Ed è proprio il suo “meraviglioso Amore” che sul suo profilo “racconta” da anni, postando citazioni di autori celebri, tutto il suo amore per Mario. Il suo tutto. Uniti e sorridenti sempre. Al mare, in montagna, sotto un gigantesco albero di Natale, sulla neve, ai matrimoni degli amici, alle feste di compleanno, in discoteca. Mario che brinda e abbraccia con calore gli amici, il fratello. Mario che  orgoglioso apre le braccia per mostrare il San Paolo e la squadra del Napoli.  Mario tenero e protettivo in ogni occasione. Mario che stringe forte l’amore della sua vita sognando il matrimonio. Mario che decide di fare la promessa di matrimonio nella grotta di Lourdes, Mario che si dona agli altri, che trova tempo e spazio per gli ultimi, i senzatetto, i malati. Sempre con il sorriso, un sorriso che diventa raggiante quando mostra la fede nuziale. A Mario, che ha giurato davanti a Dio di amare la sua compagna tutti i giorni della sua vita, Rosa Maria  ha rinnovato le sue promesse nuziali e gli  ha fatto l’ultimo dono d’amore: il suo velo da sposa sul tricolore. E il sorriso di Mario sarà ancora più bello.  Ed è in quel sorriso, splendido e luminoso che si coglie  il suo segreto. Qual è il segreto di Mario? Si chiede Monsignor Marcianò mentre celebra la messa del suo funerale. Il segreto di Mario è il cielo. Il cielo, azzurro e limpido  come i suoi grandi occhi.

Onore a te, ragazzo buono.

Napoli, chiusura litorale di Coroglio per risse. Verdi: “Giusto intervenire per fermare la movida selvaggia”

L’area – specificano i Verdi – sarebbe infestata anche dai parcheggiatori abusivi, in totale controllo specialmente nel weekend”.

“Siamo assolutamente concordi con la decisione del Questore di Napoli di disporre la chiusura di uno dei locali del litorale di Coroglio a causa delle continue risse che si verificano al suo interno. Occorre intervenire in maniera rigida e determinata per fermare quella parte della movida, selvaggia e violenta, che arreca danni al territorio e alla sicurezza dei cittadini”. Lo afferma il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli. “Spesso e volentieri, durante le ore notturne, Coroglio si trasforma in una terra di nessuno dove proliferano traffico, parcheggio selvaggio e atti di violenza. La zona è infestata dai parcheggiatori abusivi che prendono il totale controllo di via Coroglio e via Cattolica, specialmente durante il weekend. Il nostro auspicio è che questo provvedimento possa essere il primo passo di una definitiva riaffermazione del principio di legalità in quell’area come in altre zone della città”.

Di seguito il link al video del parcheggio selvaggio a Coroglio:

Fonte foto: Rete internet

“Casamarciano si svela”: invia le tue foto per la mostra “Fotogrammi di storia della città”

Una mostra che ripercorra la storia della piccola comunità, che ne valorizzi i siti di maggiore interesse e ne esalti il prestigio artistico restituendo il giusto valore ai luoghi simbolo del paese. È questa la novità dell’amministrazione comunale di Casamarciano guidata dal sindaco Andrea Manzi per la IX edizione del Festival nazionale di teatro “Scenari Casamarciano” che, dal 6 al 15 settembre prossimi, trasformerà il chiostro del Castello in un vero e proprio teatro all’aperto con artisti di richiamo nazionale.
La mostra, che rientra nell’ambito del progetto “Il Castello, memorie del futuro” ideata dal direttore artistico Giulio Baffi e curata dalla Pro Loco Hyria, sarà inaugurata lunedì 9 settembre e rappresenta l’occasione per far conoscere una Casamarciano inedita, in bianco e nero. La stessa sarà realizzata grazie al contributo volontario dei cittadini ai quali il sindaco Andrea Manzi ed il direttore Baffi lanciano l’appello: “tirate fuori dai cassetti i vostri ricordi più belli vissuti dentro e fuori il castello e costruiamo insieme la storia delle nostre radici”.
Le fotografie resteranno in esposizione nella chiesa di Santa Maria del Plesco fino a domenica 15 settembre.
“Casamarciano è pronta a svelarsi tirando fuori la sua parte nascosta – dichiara il sindaco Manzi – Una nuova opportunità che rafforza ulteriormente il legame con il territorio e che ne alimenta la passione attraverso i ricordi, intesi non come semplice scatti istantanei ma come veri e propri strumenti di conoscenza. Rappresentare poi tutto ciò durante il Festival, che ogni sera richiama centinaia di persone da tutto l’hinterland, diventa una vetrina imperdibile di promozione e motivo di orgoglio per chi continua a credere nel forte valore attrattivo di questa meravigliosa terra”.

Per partecipare alla mostra è possibile inviare le foto, sia in formato digitale che cartaceo.
Per l’invio digitale, le foto vanno scansionate ad alta risoluzione (almeno 300 dpi) ed inviate, possibilmente con wetransfer, all’indirizzo prolocohyriacasamarciano@gmail.com.

Per l’invio cartaceo, contattare direttamente il direttivo della Pro Loco.
Le foto cartacee saranno restituite al termine della mostra.
Il termine ultimo per la consegna delle foto è il 10 agosto. Le foto più belle saranno scelte da una commissione di esperti ed esposte, mentre le altre saranno proiettate su uno schermo come sfondo.

Somma Vesuviana saluta Mario, il vicebrigadiere assassinato a Roma. Il generale Nistri: «Evitiamo la dodicesima coltellata».

Applausi scroscianti hanno accolto la bara del carabiniere Mario Cerciello Rega al suo ingresso nella chiesa di Santa Maria del Pozzo. Portata a spalla da sei carabinieri con al seguito quattro colleghi in alta uniforme. Sul feretro, le foto del matrimonio celebrato solo il 13 giugno scorso nella stessa chiesa, una data simbolo che Mario e sua moglie Rosa Maria avevano voluto in omaggio al papà del militare che portava il nome del Santo di quel giorno: Antonio. Accanto alle foto, la maglia di Insigne a testimoniare un’altra passione di Mario: il Napoli.

La chiesa gremita, sul sagrato un’immensa folla. Tantissimi esponenti delle forze dell’ordine e centinaia di persone, giornalisti italiani ma anche americani, le corone di fiori inviate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dai presidenti del Senato e della Camera, dal ministro della Difesa, dal comando generale dell’Arma e della compagnia Roma Centro.

Ad officiare la cerimonia funebre, l’ordinario militare Monsignore Santo Marcianò che ha iniziato il rito salutando per nome, uno ad uno, la moglie Rosa Maria, la mamma Silvia, i fratelli Paolo e Lucia.  «Mario era fiero di essere carabiniere e come tale aiutava tutti quelli che incontrava sul suo cammino, nessuno escluso. Non chiediamo al Signore perché ce lo ha tolto, ringraziamolo per avercelo donato – ha detto l’arcivescovo –  quanto è accaduto è ingiusto, ci spinge, oggi, a levare un grido che si unisce alle tante e diverse voci che in questi giorni hanno formato un unico coro, testimoniando la straordinarietà dell’uomo e del carabiniere Mario, ma anche chiedendo giustizia e che eventi come questo non accadano più. Mario ha servito persino la vita dei criminali, anche di colui che lo ha accoltellato e che, certamente, egli avrebbe voluto difendere dal dramma terribile della droga che disumanizza e rende vittime dei mercanti di morte, soprattutto i giovani. Quello che è successo è e rimane profondamente ingiusto, ma la morte del vicebrigadiere di Somma Vesuviana rappresenta una testimonianza di amore e di fede». Poi l’appello alle istituzioni, tante, presenti, alle quali ha chiesto di «Metterci il cuore», rifuggendo gli interessi, i conflitti, la corruzione. E prima di concludere la funzione ha detto: «L’Italia intera è in lutto».

Ha invocato «rispetto per un carabiniere che è morto per tutelare i diritti di tutti, a partire dal diritto di equo trattamento per ogni persona, anche una persona arrestata, che ha commesso un atto orrendo» – il comandante dell’Arma generale Giovanni Nistri che ha voluto anche ricordare altri carabinieri deceduti nell’adempimento del dovere e i 953 carabinieri feriti o gravemente contusi «che dall’inizio dell’anno hanno tutelato i diritti di tutti a cominciare dalle vittime fragile, a cominciare dai diritti dei più poveri, a cominciare dai diritti dei criminali. Questo è il rispetto che mi permetto di chiedere. Sono giusti i dibattiti, ma oggi teniamoli fuori, evitiamo la dodicesima coltellata».

Alla concelebrazione hanno preso parte il vescovo di Nola, Francesco Marino, tutti i parroci di Somma Vesuviana e numerosi cappellani militari, presenti anche i componenti dell’associazione cavalieri di Malta della quale Mario faceva parte.

Sua moglie, Rosa Maria Esilio, ha letto tra le lacrime e chiedendo di non essere ripresa, dinanzi alla bara, «Essere moglie di carabiniere», uno scritto che circola da anni sui social tra mogli e fidanzate dei militari. Da «gioia e dolore, solitudine e fierezza», nasce la lacrima «che solo la moglie di un carabiniere prova», frutto «di tutti quei valori cui suo marito è legato e che lei farà suoi». La moglie di un carabiniere «deve possedere le qualità di un padre e di una madre allo stesso tempo, essere sempre attiva ed intraprendente, far fronte a tutte le necessità, essere capace di svolgere allegramente le sue mansioni anche se è stanca o ammalata, ed essere capace di cambiare casa, abitudini e amicizie spesso e all’improvviso».

Il feretro è stato portato a spalla fuori della chiesa, tra lacrime, applausi, squilli di tromba e palloncini bianchi. Tra le istituzioni presenti, accolto da applausi, il vicepremier Matteo Salvini. Con lui Luigi Di Maio, il presidente della Camera Roberto Fico, il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa, i ministri Trenta e Costa, il governatore De Luca, il sindaco di Roma, Virginia Raggi e molti primi cittadini della zona vesuviana.

 

 

Palma Campania, definita la composizione della nuova Fondazione Carnevale

Calato il sipario sull’edizione 2019 del Carnevale Palmese, è già tempo di programmare l’organizzazione della prossima. La Fondazione presieduta da Franco Sorrentino, come da programma, ha rimesso il proprio mandato nelle mani dell’Amministrazione Comunale che si è immediatamente attivata per comporre quella che si occuperà delle prossime edizioni. La scelta è caduta su quadriglianti storici, qualcuno già con alle spalle esperienze in sede di organizzazione dell’evento più sentito per la popolazione palmese. I nomi dei nuovi componenti sono i seguenti:

Claudio Ferrara

Sabato Simonetti

Domenico Caliendo

Roberto Stampati

Matteo Santella 

Alla nuova Fondazione giungono gli auguri dell’Amministrazione Comunale: «Assumere l’incarico – afferma il Sindaco Donnarumma – di organizzare un evento di tale importanza per il nostro paese, comporta non soltanto onori, ma anche oneri e sacrifici non indifferenti. Ai nuovi componenti va dunque, innanzitutto un calorosissimo grazie per il gravoso impegno preso. Ovviamente porgo a tutti i miei più affettuosi auguri di buon lavoro, nella piena convinzione che sapranno essere all’altezza delle aspettative nostre e dell’intera cittadinanza».

«Siamo certi – il commento dell’avv. Nunziata, delegato al Carnevale – di aver fatto la migliore scelta possibile. Si tratta di persone ricche di esperienza ed innamorate del nostro meraviglioso Carnevale, ingredienti indispensabili per un’adeguata gestione di un evento di tale portata. Mi preme ringraziare la precedente Fondazione per l’eccellente lavoro svolto, grazie al quale abbiamo assistito ad una kermesse di altissimo profilo. Ora il testimone è passato ad una squadra che considero altrettanto valida, che sicuramente non farà rimpiangere chi c’è stato prima. A tutti e cinque va il mio in bocca al lupo!»

 

Non permettiamo che Mario sia ucciso un’altra volta

Questo è il momento del lutto, del dolore, della disperazione, della rassegnazione. Ma anche delle insidie che ancora si tendono al vicebrigadiere dell’Arma dei Carabinieri, caduto per mano di un assassino mentre svolgeva il suo servizio.

Insidie tese da più parti. A cominciare da quanti si appropriano cinicamente e spregiudicatamente del suo sacrificio, come si dice. Con la loro presenza continua, anche nei momenti intimi di dolore privato, nei funerali solenni e nelle commemorazioni pubbliche, in cui contribuiscono a creare ed esaltare un eroe, salvo poi a ridimensionarlo il giorno dopo.

Si appropriano del “sacrificio” anche per propagandare le loro idee. Finché si parlava di due nordafricani, erano “bastardi che devono marcire in carcere per il resto dei loro giorni”. Quando si è appurata la responsabilità dei due ragazzi americani, la frase è diventata: ”Non faremo sconti a nessuno”. Che è tutto un programma. Difatti tale affermazione già vacilla. Sembra a qualcuno che i Carabinieri sono quelli che bendano gli interrogati in caserma, non quelli che rischiano e danno la vita per reprimere i reati.

Lo so che non bisogna avere pregiudizi per i processi che in Italia si fanno, non a immigrati, ma a cittadini stranieri. Ben supportati da ambasciate e paesi d’origine. Abbiamo brutti precedenti. A volte sembra quasi che debbano difendersi le vittime.

Si dice, giustamente, che nella vicenda di Roma ci sono tanti punti oscuri. Un piccolo delinquente a cui sottraggono un borsello. Gli chiedono cento euro per restituirlo, ragazzi che ne pagavano duecento per ogni notte in albergo. Lui si rivolge incredibilmente ai carabinieri. Arrivano all’appuntamento in due, hanno la peggio, Mario muore. Non si sa se ci fossero o meno pattuglie lì vicino. Fatto sta che i ragazzi scappano; poi saranno arrestati nella stanza d’albergo.

Le ricostruzioni saranno lente, parziali, con colpi di scena. L’abbiamo visto troppe volte. Col tempo addirittura cambiano le situazioni e si ribaltano ruoli. Non vorremmo che prevalessero motivi tipo ragion di stato. Che Mario Cerciello Rega da Vice Brigadiere nell’esercizio della sua funzione, diventasse un carabiniere generoso e un po’ sprovveduto, che è andato incontro incautamente alla morte.

Ma i colleghi, gli amici, le persone che gli hanno voluto bene, vigili nella memoria e nell’affetto, non permetteranno che Mario venga ucciso per la seconda volta.