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Questo è il momento del lutto, del dolore, della disperazione, della rassegnazione. Ma anche delle insidie che ancora si tendono al vicebrigadiere dell’Arma dei Carabinieri, caduto per mano di un assassino mentre svolgeva il suo servizio.

Insidie tese da più parti. A cominciare da quanti si appropriano cinicamente e spregiudicatamente del suo sacrificio, come si dice. Con la loro presenza continua, anche nei momenti intimi di dolore privato, nei funerali solenni e nelle commemorazioni pubbliche, in cui contribuiscono a creare ed esaltare un eroe, salvo poi a ridimensionarlo il giorno dopo.

Si appropriano del “sacrificio” anche per propagandare le loro idee. Finché si parlava di due nordafricani, erano “bastardi che devono marcire in carcere per il resto dei loro giorni”. Quando si è appurata la responsabilità dei due ragazzi americani, la frase è diventata: ”Non faremo sconti a nessuno”. Che è tutto un programma. Difatti tale affermazione già vacilla. Sembra a qualcuno che i Carabinieri sono quelli che bendano gli interrogati in caserma, non quelli che rischiano e danno la vita per reprimere i reati.

Lo so che non bisogna avere pregiudizi per i processi che in Italia si fanno, non a immigrati, ma a cittadini stranieri. Ben supportati da ambasciate e paesi d’origine. Abbiamo brutti precedenti. A volte sembra quasi che debbano difendersi le vittime.

Si dice, giustamente, che nella vicenda di Roma ci sono tanti punti oscuri. Un piccolo delinquente a cui sottraggono un borsello. Gli chiedono cento euro per restituirlo, ragazzi che ne pagavano duecento per ogni notte in albergo. Lui si rivolge incredibilmente ai carabinieri. Arrivano all’appuntamento in due, hanno la peggio, Mario muore. Non si sa se ci fossero o meno pattuglie lì vicino. Fatto sta che i ragazzi scappano; poi saranno arrestati nella stanza d’albergo.

Le ricostruzioni saranno lente, parziali, con colpi di scena. L’abbiamo visto troppe volte. Col tempo addirittura cambiano le situazioni e si ribaltano ruoli. Non vorremmo che prevalessero motivi tipo ragion di stato. Che Mario Cerciello Rega da Vice Brigadiere nell’esercizio della sua funzione, diventasse un carabiniere generoso e un po’ sprovveduto, che è andato incontro incautamente alla morte.

Ma i colleghi, gli amici, le persone che gli hanno voluto bene, vigili nella memoria e nell’affetto, non permetteranno che Mario venga ucciso per la seconda volta.