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Somma Vesuviana saluta Mario, il vicebrigadiere assassinato a Roma. Il generale Nistri: «Evitiamo la dodicesima coltellata».

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Applausi scroscianti hanno accolto la bara del carabiniere Mario Cerciello Rega al suo ingresso nella chiesa di Santa Maria del Pozzo. Portata a spalla da sei carabinieri con al seguito quattro colleghi in alta uniforme. Sul feretro, le foto del matrimonio celebrato solo il 13 giugno scorso nella stessa chiesa, una data simbolo che Mario e sua moglie Rosa Maria avevano voluto in omaggio al papà del militare che portava il nome del Santo di quel giorno: Antonio. Accanto alle foto, la maglia di Insigne a testimoniare un’altra passione di Mario: il Napoli.

La chiesa gremita, sul sagrato un’immensa folla. Tantissimi esponenti delle forze dell’ordine e centinaia di persone, giornalisti italiani ma anche americani, le corone di fiori inviate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dai presidenti del Senato e della Camera, dal ministro della Difesa, dal comando generale dell’Arma e della compagnia Roma Centro.

Ad officiare la cerimonia funebre, l’ordinario militare Monsignore Santo Marcianò che ha iniziato il rito salutando per nome, uno ad uno, la moglie Rosa Maria, la mamma Silvia, i fratelli Paolo e Lucia.  «Mario era fiero di essere carabiniere e come tale aiutava tutti quelli che incontrava sul suo cammino, nessuno escluso. Non chiediamo al Signore perché ce lo ha tolto, ringraziamolo per avercelo donato – ha detto l’arcivescovo –  quanto è accaduto è ingiusto, ci spinge, oggi, a levare un grido che si unisce alle tante e diverse voci che in questi giorni hanno formato un unico coro, testimoniando la straordinarietà dell’uomo e del carabiniere Mario, ma anche chiedendo giustizia e che eventi come questo non accadano più. Mario ha servito persino la vita dei criminali, anche di colui che lo ha accoltellato e che, certamente, egli avrebbe voluto difendere dal dramma terribile della droga che disumanizza e rende vittime dei mercanti di morte, soprattutto i giovani. Quello che è successo è e rimane profondamente ingiusto, ma la morte del vicebrigadiere di Somma Vesuviana rappresenta una testimonianza di amore e di fede». Poi l’appello alle istituzioni, tante, presenti, alle quali ha chiesto di «Metterci il cuore», rifuggendo gli interessi, i conflitti, la corruzione. E prima di concludere la funzione ha detto: «L’Italia intera è in lutto».

Ha invocato «rispetto per un carabiniere che è morto per tutelare i diritti di tutti, a partire dal diritto di equo trattamento per ogni persona, anche una persona arrestata, che ha commesso un atto orrendo» – il comandante dell’Arma generale Giovanni Nistri che ha voluto anche ricordare altri carabinieri deceduti nell’adempimento del dovere e i 953 carabinieri feriti o gravemente contusi «che dall’inizio dell’anno hanno tutelato i diritti di tutti a cominciare dalle vittime fragile, a cominciare dai diritti dei più poveri, a cominciare dai diritti dei criminali. Questo è il rispetto che mi permetto di chiedere. Sono giusti i dibattiti, ma oggi teniamoli fuori, evitiamo la dodicesima coltellata».

Alla concelebrazione hanno preso parte il vescovo di Nola, Francesco Marino, tutti i parroci di Somma Vesuviana e numerosi cappellani militari, presenti anche i componenti dell’associazione cavalieri di Malta della quale Mario faceva parte.

Sua moglie, Rosa Maria Esilio, ha letto tra le lacrime e chiedendo di non essere ripresa, dinanzi alla bara, «Essere moglie di carabiniere», uno scritto che circola da anni sui social tra mogli e fidanzate dei militari. Da «gioia e dolore, solitudine e fierezza», nasce la lacrima «che solo la moglie di un carabiniere prova», frutto «di tutti quei valori cui suo marito è legato e che lei farà suoi». La moglie di un carabiniere «deve possedere le qualità di un padre e di una madre allo stesso tempo, essere sempre attiva ed intraprendente, far fronte a tutte le necessità, essere capace di svolgere allegramente le sue mansioni anche se è stanca o ammalata, ed essere capace di cambiare casa, abitudini e amicizie spesso e all’improvviso».

Il feretro è stato portato a spalla fuori della chiesa, tra lacrime, applausi, squilli di tromba e palloncini bianchi. Tra le istituzioni presenti, accolto da applausi, il vicepremier Matteo Salvini. Con lui Luigi Di Maio, il presidente della Camera Roberto Fico, il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa, i ministri Trenta e Costa, il governatore De Luca, il sindaco di Roma, Virginia Raggi e molti primi cittadini della zona vesuviana.