Orrore a Caserta: un anno e mezzo fa picchiò la moglie in chemioterapia e le staccò i drenaggi. Arrestato sabato scorso

Una storia incredibile ma purtroppo vera, una violenza cieca, botte da orbi che non si fermano neppure davanti a una donna ammalata di cancro, in cura chemioterapica e con gli aghi dei drenaggi ancora in corpo. E’ la violenza di un marito impazzito di gelosia, un uomo senza cuore. Intanto il marito aguzzino, A.R., 38 anni, sabato scorso è stato arrestato dalla polizia della questura di Caserta. Ora si trova nella prigione di Santa Maria Capua Vetere a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare spiccata dal tribunale della città sammaritana. Un ordine di custodia in carcere spiccato soltanto un anno e mezzo dopo il terribile episodio, quando cioè nel febbraio del 2018 A.R. ha picchiato selvaggiamente la moglie ammalata, fino a staccarle i drenaggi che aveva addosso. Un ritardo evidentemente giustificato dal fatto che la povera donna probabilmente ha trovato il coraggio di denunciare il suo spietato consorte soltanto di recente, solo quando a un certo punto le violenze del coniuge stavano mettendo in pericolo anche la vita del figlioletto. Si perché A.R., già finito in carcere in passato per reati analoghi a questo, non si “limitava” a picchiare la moglie ma infieriva di brutto  sul loro bambino, stando almeno al comunicato diramato dalla polizia di Stato. E fa impressione la durata delle violenze, iniziate subito dopo il matrimonio: ben dieci anni fa.

Sveva Romano, un successo dopo l’altro per l’atleta della Somma Skating School

L’atleta è stata impegnata da giugno ad oggi in una serie di gare in giro per l’Italia e per l’Europa.

L’atleta ha cominciato con i  World Roller Games 2019 insieme alla Nazionale Italiana di pattinaggio freestyle a Barcellona, dove ha conquistato il quinto posto. E’ passata poi alle gare del circuito internazionale quali la tappa italiana della Coppa del Mondo a Monza , la Roller Cup, quella parigina, la Paris World Cup, la Conero Hero Battle di Porto Recanati e la Riccione Beach Battle WSSA, gare che l’hanno vista sempre salire sul gradino più alto del podio nella specialita’ dello speed slalom, cat. junior women, come nessuno mai aveva fatto in un’unica stagione agonistica, stabilendo così un invidiabile record.

 

L’atleta adesso si godrà le meritate vacanze, senza mai dimenticare l’allenamento quotidiano in vista dei prossimi Campionati Europei.

Terzigno, sparatoria nella notte: ferito un uomo

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La sparatoria è avvenuta in via Cavour. Alla base della vicenda sembra ci sia stata una precedente lite.

Non si tratta di criminalità organizzata bensì di una lite esplosa fra due uomini: dapprima in forma verbale, poi si è passati alle mani e infine uno dei due ha estratto la pistola sparando in direzione dell’altro uomo. Sul posto sono immediatamente giunti i soccorsi, insieme agli agenti del commissariato di San Giuseppe Vesuviano. L’uomo ferito, trasportato nel più vicino ospedale, non è al momento in pericolo di vita. Gli agenti sono sulle tracce del responsabile.

 

Il ricordo di un defunto nella terra vesuviana: ‘a bonanima”

Dopo la morte e per sempre, la comunità, che ha conosciuto il defunto, non lo invoca più per nome, ma lo riconosce attraverso una nuova espressione popolare: ‘a bonanima.

 

Il lutto, oltre ad essere un evento distruttivo a livello psicologico che tutti purtroppo conosciamo o siamo destinati a conoscere, segna pesantemente anche il modo di vivere, di comportarsi delle famiglie che ne sono colpite. Normalmente dopo la morte e per sempre, la comunità, che ha conosciuto il defunto, non lo invoca più per nome, ma lo riconosce attraverso una nuova espressione popolare: ‘a bonanima. L’utilizzo di questo termine, secondo il ricercatore Angelo Di Mauro, risiede nel fatto che nominare la persona defunta per nome possa produrre determinati effetti, poiché lo studioso percepisce nelle parole un potere evocativo e d’influenza non trascurabile.

Nominare il morto, infatti, presso le antiche tribù, comportava non solo di esporlo alle azioni di spiriti maligni, ma metterlo anche in balia dei demoni. Oltretutto il nome stesso rievocava il profondo dolore per la dipartita, mai completamente digerita. Altre motivazioni potevano essere quelle di lusingare il trapassato per tenerselo buono, di non infastidirlo nel sonno eterno, di non richiamarlo alla realtà, ma sopratutto di non nominarlo invano in qualche bestemmia, essendo puro Spirito come l’Eterno.

A Somma Vesuviana, infatti, la misura dell’importanza della quiete dei defunti è data dalla minacciosa conseguenza che qualche alterco fra parenti e amici possa sfociare in numerose bestemmie dei morti reciproci. In più aggiungo che il termine buonanima non viene attribuito solamente a uomini “buoni” nel vero senso della parola, ma anche a persone immeritevoli e non degne di rispetto.

D’altra parte, l’antropologo James George Frazer (1854 – 1941) era convinto che nominare il morto ne richiamasse lo spirito. Presso gli antichi Egiziani conoscere il nome di uno spirito significava averlo in proprio potere; così come dimenticare il nome di un morto significava mettere in pericolo la sua esistenza nel regno delle ombre.  Il nome, oltretutto, è parte vitale e fisica dell’anima. Il fatto stesso, che in paese si usa assegnare il nome dei nonni ai bimbi nati dai figli, è inquadrabile come conseguenza di queste credenze. L’intento è quello di reincarnare lo spirito attraverso il nome dell’avo nella giovane carne dei nipoti, che fatalmente assomiglieranno ai nonni. In un canto azteco l’infante, cullato da una donna, viene chiamato nonnino mio. I bambini a Somma vengono chiamati vicchiarelli. I Greci ritenevano che un uomo non sarebbe morto fino a quando il suo nome fosse stato ricordato. Le due credenze hanno assonanze multiple. A Somma, tra l’altro, si usa ancora oggi l’espressione Nuie simme figlie ‘e muorte ad indicare che i nostri avi sono ormai trapassati, che siamo figli dei nonni, che dipendiamo dal loro lavoro, carne della loro carne. Analogamente, anche la scelta del nome del Santo – per esempio Gennaro a Napoli, Matteo a Salerno, Nicola a Bari e così via – rivela un’ identificazione col Santo che rappresenta, in quel determinato momento, l’avo, il totem, il centro della vita culturale, sociale e religiosa dell’intera comunità. Pensiamo a questo punto di poter inserire nel discorso anche l’uso dei contranomi (soprannomi), utilizzati per identificare una famiglia o una persona. Lo stesso Angelo Di Mauro nel 1982 ne raccolse a Somma più di trecento, tutti diversi e con una storia sconosciuta nelle visceri. Essi si riferiscono ad una determinata caratteristica fisica di un loro capostipite (capelli, pelle, attributi sessuali, statura, andatura) o ad una azione semplice o clamorosa tramandata o dimenticata. Come per il morto, l’utilizzo dei contranomi vuole evitare di influire, semmai senza volerlo, sulla vita degli individui col solo nominarli.

Somma Vesuviana, ITI Majorana ancora pluripremiato in Giappone

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Per il 5 anno consecutivo, l’ITI Ettore Majorana di Somma Vesuviana continua a primeggiare a Shizuoka (Giappone) allo SkYSEF 2019, competizione mondiale nel campo dell’energia, ambiente e biodiversità.

Il 10 Agosto 2019, la delegazione sommese, composta dagli allievi Pasquale Di Costanzo, Alessandro Marigliano ed Antonio Toppi, accompagnati dai proff. Armando Flammia e Attilio Terriccio, coadiuvati dal prof. Raffaele Alaia ed il tutto coordinato dal prof. Nicola Miranda, l’ITI Majorana di Somma Vesuviana ha primeggiato su tutti.

Oltre 100 le squadre internazionale in gara, solo 12 i premi. Gli allievi del Majorana hanno portato a casa il 1° premio nella sezione “miglior Poster” ed il 2° premio nella sezione “migliore Presentazione”.

Il Dirigente Scolastico arch. Giuseppe Cotroneo: “sono orgoglioso dei risultati ottenuti. Un giusto riconoscimento all’impegno, alla costanza ed alle capacità dei nostri alunni, supportati da un corpo docenti che si conferma di alto profilo umano e professionale. Un successo dopo l’altro che ci vede protagonisti, sia in Italia che a l’estero. L’ITI sommese allarga, sempre più, la sua offerta formativa culturale, tecnica e scientifica, con effetti strabilianti”.

 

 

Investito e ucciso a 90 anni nel centro di Pomigliano, mentre attraversava. L’ipotesi: “automobilista distratto dal telefono”

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Felice Oratino era un pensionato di 90 anni che abitava a Pomigliano, in un appartamento di viale Alfa Romeo. Felice sabato mattina, poco prima di mezzogiorno, ha trovato la morte proprio qui, sotto casa. E’ stato investito da un’auto, mentre attraversava la strada.

Anche chi lo ha investito è di Pomigliano. La vettura con cui ha ucciso Oratino è sotto sequestro penale. L’investitore, che comunque ha tentato di prestare soccorso alla vittima, è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria. Le forze dell’ordine stanno indagando su un brutto sospetto e cioè che l’automobilista stesse guardando il telefonino nel momento in cui ha investito il piccolo ed esile anziano. Ma si tratta solo di un’ipotesi non confermata. Si vedrà. Una tragedia d’agosto: un uomo molto anziano che attraversa la strada, a pochi passi dal suo portone, e che viene improvvisamente colpito da un’auto in corsa. E un automobilista che non si capisce per quale arcano motivo non abbia trovato il tempo di frenare, visto che la zona in cui si è consumato il terribile incidente è in pieno centro e che il punto in cui è stato preso il povero vecchio si trova sulla corsia che dà verso uno stretto incrocio, ad alcune decine di metri dalla confluenza con via Caiazzo, un lungo budello che scorre nella parte interna della città. Un’area frequentata e trafficata anche in queste roventi giornate d’agosto. Un punto nodale della città e che impone, per la sue stesse caratteristiche, massima prudenza alla guida. Qui Felice, sabato, poco prima di mezzogiorno, stava facendo alcuni servizi ordinari, di quelli di tutti i giorni: quattro passi, piccole compere. Poi ha attraversato la strada ed è stato preso in pieno dalla vettura proveniente dall’incrocio con viale Terracciano.

L’ambulanza è giunta dopo un po’ di tempo e poi la vittima è stata trasportata in ospedale. Felice Oratino era ancora vivo quando è stato portato al pronto soccorso. E’ spirato nel pomeriggio.

Intanto c’è da riflettere. La zona del centro moderno di Pomigliano, quella delle “palazzine fasciste” e dello shopping, non è nuova alle tragedie della strada. A una ventina di metri dal luogo di quest’ultimo episodio, proprio all’incrocio tra viale Alfa e viale Terracciano, la notte di Pasqua del 2018, era il 2 aprile, un giovane di 27 anni di Ottaviano, Luigi Cangianello, mentre era seduto sul divano posteriore di un’auto, fu preso in pieno da un’altra vettura che viaggiava a 140 chilometri orari, alla cui guida c’era uno slavo completamente ubriaco, poi arrestato dai carabinieri con l’accusa di omicidio stradale. “Mio zio – scrive intanto una nipote di Felice Oratino – è morto ma vi dico che era una persona molto attenta quando attraversava la strada.
Io penso che l’ autista fosse distratto, che fosse al cellulare o che stesse mandando qualche sms. A questo punto – la denuncia della donna – voglio solo dire che Pomigliano è diventata una pista di formula uno: qui corrono tutti come dei pazzi”. Scrive sui social un conoscente dell’ennesima vittima della strada: “Ma in un paese dove un criminale qualche tempo fa ha travolto a 180 km/h facendo a pezzi un ragazzo, il problema è rappresentato dai pedoni? Qui gli scooter viaggiano sui marciapiedi, le auto sfrecciano, ognuno fa quel che gli pare alla guida. Bisogna fare silenzio: abbiate rispetto per i familiari e per la vittima”.

Felice Oratino è stato descritto come un uomo dolce, buono e pieno di vita. Era lo zio paterno di primo grado dell’ex vicesindaco di Pomigliano, l’avvocato Roberto Oratino. Il corpo si trova ancora al policlinico di Napoli per l’autopsia.
Forse mercoledì si potrà tenere il funerale.

Torre del Greco si prepara a ricordare i suoi angeli. Ad un anno dal crollo del ponte Morandi nessuna passerella a Genova, sarà la loro città a ricordarli

La città di Torre del Greco si prepara a ricordare i quattro giovani tanto amati e purtroppo scomparsi nel tragico crollo del ponte Morandi, a Genova, il 14 agosto di un anno fa. Sarà una giornata di lutto, come deciso con un’ordinanza del sindaco Giovanni Palomba: un minuto di raccoglimento sarà osservato nei luoghi di lavoro mentre gli edifici pubblici esporranno le bandiere a mezz’asta.

Mercoledì prossimo, il 14 agosto appunto, nello stesso giorno e nella stessa ora in cui il Ponte Morandi un anno fa crollava “per negligenza umana e non per uno strano caso”, a Torre del Greco  saranno esposti quattro dipinti raffiguranti i volti delle giovani vittime Giovanni Battiloro, Matteo Bertonati, Gerardo Esposito ed Antonio Stanzione.

Lo scrive su Facebook Roberto Battiloro, padre di Giovanni, annunciando che i parenti dei quattro ragazzi non saranno alle commemorazioni in programma a Genova.
“Mio figlio – ha spiegato l’uomo in un’intervista – non è morto, l’ha ucciso lo Stato e chi ha sbagliato deve pagare. Non andremo a Genova per assistere a passerelle”. I familiari delle vittime sottolineano inoltre di non volere “risarcimenti ma rispetto”.

E intanto si pensa anche a come commemorare i quattro amici torresi riservandone un perenne ricordo alla città.
La piazzetta sul mare dedicata ai quattro angeli di Genova: la richiesta protocollata al Comune dal Sap. Il presidente dell’associazione Sviluppo Area Porto, Carlo Esposito, ha protocollato la richiesta al Comune di Torre del Greco di dedicare il tratto di strada di fine Corso Garibaldi lato mare e prima di Largo Gabella del pesce alla memoria di Antonio Stanzione, Giovanni Battiloro, Gerardo Esposito e Matteo Bertonati.

Nella richiesta al comune è stato chiesto di apporre una targa o cippo recante la scritta «Alla memoria dei ragazzi torresi vittime innocenti del crollo del ponte Morandi». Il tratto di strada in questione è la fine di Corso Garibaldi che affaccia sulla scogliera di protezione della strada stessa. «Il tratto di strada- si legge nella richiesta protocollata, non impatterebbe sulla toponomastica in quanto è situato tra due numeri civici (77 e 79) di Corso Garibaldi pertanto non si dovrebbe ridefinire la numerazione. Anche se i tempi sono strettissimi per l’anniversario di questa tragedia sarebbe auspicabile almeno la delibera che stabilisca quanto richiesto».

Foto web.

Napoli: Ancelotti “Abbiamo carattere”

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Tecnico, contro Barca più spazio e chi ha giocato meno a Miami

Nella prima gara di mercoledì col Barcellona ho visto grande personalità. Vorrei rivederla domani”. Lo ha detto l’allenatore del Napoli Carlo Ancelotti in vista dell’amichevole di stanotte contro i blaugrana a Detroit, rivincita dopo il 2-1 del Barcellona nei giorni scorsi a Miami.
“A Miami – ha detto il tecnico – i ragazzi hanno dimostrato carattere, personalità e buone idee e non dobbiamo far altro che confermarlo in campo domani anche per incrementare la nostra fiducia. Stasera probabilmente darò maggiore spazio a chi ha giocato meno minuti nella gara di Miami”.

Noemi, arrestato bersaglio agguato

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Salvatore Nurcaro colpito per conto rivali clan Mazzarella

Salvatore Nurcaro, il pregiudicato bersaglio dell’ agguato nel quale rimase gravemente ferita a Napoli la piccola Noemi, il 3 maggio scorso, è stato arrestato dalla Polizia nel corso di un’ operazione condotta ieri sera contro affiliati al clan Reale-Rinaldi, attivo nel quartiere di San Giovanni a Teduccio.

Nurcaro, 32 anni, dove rispondere insieme ad altri cinque presunti affiliati al clan di associazione per delinquere finalizzata ad acquisto, trasporto, commercializzazione e vendita di droga, oltre che di detenzione di arma da fuoco.

Il movente dell’ agguato del 3 maggio, in piazza Nazionale, è stato individuato dalle indagini della Squadra Mobile di Napoli, grazie ad intercettazioni, nella gestione del traffico di droga, e, in particolare, in un debito che Nurcaro aveva nei confronti di un membro del clan Formicola. Nel tentativo di recuperare i soldi, Nurcaro avrebbe cominciato a pretendere somme dalle piazze di spaccio di appannaggio del clan Mazzarella.

Foto: web.

Lo scempio di Casalnuovo: disintegrati palazzo e affreschi del ‘700 per far posto a un condominio

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“L’avvio dello sventramento del centro storico e di quel che resta della storia di Casalnuovo sta producendo scempi inauditi”. L’allarme è di alcuni consiglieri d’opposizione, che stanno osservando preoccupati le zone in cui le ruspe stanno demolendo.

Ai politici locali di minoranza non è andato proprio giù il fatto che per fare posto a un nuovo condominio sia stato raso al suolo il palazzo dei marchesi Mondelli di Sassinoro, in via Arcora, un antico edificio, uno degli ultimi da queste parti, che conteneva tra le altre cose gli affreschi attribuiti da vari storici dell’arte ad Angelo Mozzillo, pittore della scuola napoletana del ‘700: è stato ridotto tutto a un ammasso indistinto di calcinacci e polvere. In polvere l’edificio di quasi trecento anni fa e con esso anche le opere del “pittore degli angeli”, come viene chiamato Mozzillo. Un artista notevole. Tra i suoi tanti lavori c’è l’affresco di Cappella Borgia, nella chiesa del Gesù Nuovo, a Napoli, e quello del duomo di Acerra. Ma le figure della Beata Vergine in gloria e dei putti angelici, che ornavano l’arcata dell’ingresso principale di palazzo Mondelli, sono state disintegrate dalle ruspe insieme col palazzo. E i consiglieri di opposizione annunciano denunce alla Procura e alla Sovrintendenza. Palazzo Mondelli era stato venduto alcuni decenni fa dagli eredi Sassinoro a un immobiliarista napoletano, che poi di recente lo ha a sua volta “girato” ai parenti di un assessore del Comune di Casalnuovo. Parenti che grazie a un provvedimento della giunta, cioè l’eliminazione dell’obbligo di chiedere un parere preventivo alla Sovrintendenza, hanno ottenuto la licenza per cancellare quel che resta di storico e artistico in una città assurta agli onori delle cronache “grazie” agli innumerevoli casi di abusivismo e speculazione. Sfregi alla storia ma non solo. Prima di dare il via all’abbattimento del palazzo era stato eliminato anche uno degli ultimi grandi pini marittimi che ornavano le strade del centro, proprio accanto alla dimora dei Sassinoro. Nel frattempo una parte dell’opinione pubblica locale si chiede come sia stato possibile consentire ciò ? E perché la concessione per l’abbattimento e la ricostruzione di un condominio al posto del palazzo è stata data in tempi molto stretti ai parenti di un assessore, cioè ai figli del cugino paterno del papà di un amministratore comunale ? A questa seconda domanda la portavoce del sindaco Massimo Pelliccia ha risposto dicendo che “non c’è nessun legame di parentela con l’assessore”. La replica alla domanda sullo scempio del patrimonio, è invece del vicesindaco di Casalnuovo, Stefano Coscia, il quale sostiene che non esistano “fonti storiche che attestino quanto detto circa il Palazzo” e ribadisce che “non esiste nessun vincolo sull’immobile, che non è in zona A e che non è mai stato inserito nel patrimonio monumentale del Comune”. E’ indispettito il vicesindaco. “Uno sterile attacco politico – dice – mosso da chi negli ultimi vent’anni ha trascinato la città nella speculazione edilizia”. Coscia spiega che “per limitare gli effetti del piano casa si doveva intervenire nel 2010 per cui oggi l’abbattimento è consentito dalla legge”. A ogni modo esisteva una delibera del Comune, fatta approvare dall’ex vicesindaco, Andrea Orefice, che obbligava i proprietari di edifici con più di cinquant’anni d’età a chiedere il parere della Sovrintendenza sugli abbattimenti, nell’ottica di una possibile apposizione di vincolo. Quella delibera è stata revocata dalla giunta Pelliccia. In questo modo è stata possibile anche la demolizione, già quasi ultimata, di un altro edificio di Casalnuovo, in zona A. Anche qui sorgerà un palazzo. La licenza è di una società riconducibile a un consigliere comunale.

palazzo mondelli di sassinoro e il pino: entrambi abbattuti

palazzo mondelli raso al suolo
palazzo mondelli raso al suolo