“I giardini di Bagh – e Babur” -dai giardini dell’Iraq alle sabbie dell’Afghanistan- di Lorenzo Peluso

Dopo l’attacco messo in atto dall’artiglieria e aviazione turca contro obiettivi curdi con l’operazione denominata “Fonte di pace”, annunciata dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha dichiarato che  si tratta di una «missione che ha l’obiettivo di prevenire la creazione di un corridoio del terrore al confine meridionale della Turchia e portare la pace nell’area», in Occidente sono iniziate a confrontarsi o, meglio, a scontrarsi, le diverse correnti di pensiero: gli antiamericani, gli anti mediorientali, quelli più vicini al pensiero erdoganiano e quelli distanti da esso. Ma nessuno, però, spende parole o, semplicemente, pensa alle conseguenze che in queste difficili ore sta vivendo il popolo curdo, la gente semplice, quella che le guerre le subisce, patendo stenti, fame, perdendo affetti e punti di riferimento.

Il giornalista Lorenzo Peluso, con il suo ultimo libro  “I giardini di Bagh – e Babur” – dai giardini dell’Iraq alle sabbie dell’Afghanistan(Graus Edizioni)   ha raccontato in anticipo i pericoli che si nascondevano dietro l’angolo, dell’equilibrio sottile e spesso labile come il confine che divide la notte dall’alba, dove ci cela la voglia di fare la guerra per giustificare azioni dettate da rancori oramai stratificatisi nel tempo.

Peluso è un cronista inviato in zone di guerra, conosce benissimo la questione mediorientale perché i suoi occhi hanno visto luoghi distrutti, gente assassinata e speranze infrante; i suoi piedi hanno calpestato terre nobili macchiate dal sangue, le sue orecchie hanno udito boati che annunciavano un attacco nemico.

Mai come ora il libro di Peluso rappresenta una finestra sul Medioriente, uno strumento per conoscere e capire, un vademecum composto da parole e immagini che accompagnano per mano il lettore occidentale nella terra delle antiche civiltà mesopotamiche adesso, purtroppo, assassinate da guerre che in occidente si guardano alla tv e sono considerate tanto lontane.

Lorenzo Peluso ha dichiarato: “La speranza è che la comunità internazionale agisca presto.
In realtà questa è una guerra totale contro il popolo curdo”.

È tempo di Caffè


In bilico tra realtà e leggenda, il caffè e le sue origini hanno sempre affascinato l’uomo e cibato la sua fantasia.

È nel tenue confine dove si confondono realtà e finzione, dove la metafisica si intreccia con l’esperienza, che il caffè, simbolo assoluto di ospitalità e amicizia, è entrato nella dimensione del “c’era una volta”, un tempo di parole e immagini eternamente presenti.

Ma le idee migliori non vengono dalla ragione, piuttosto da una lucida, visionaria follia.*

E Coffe Time nasce da un’idea quasi folle, visionaria, dalla mente di Sara Borrelli, Zoriana Krutiy e Umberto D’Arzano.

La web-serie racconta l’ordinario nel contesto straordinario, bucolico e quasi perduto nel tempo del caffè letterario.

L’autrice vuole dimostrare l’intensità dei rapporti umani che, nella generazione dei millenial, possono ancora nascere dal contatto fra le persone, senza smartphone e wifi.

Il punto nevralgico di tutto ciò è il Noir Coffee, il bar all’interno del quale è ambientata la serie che diventa una metafora della vita dove si incontrano, si scontrano, ridono e si separano i personaggi.

Sara Borrelli e Francesca Luna Barone nella serie interpretano Emma e Erica

Sarebbe un errore, tuttavia, pensare che un’idea, una volta pensata sia già un prodotto fatto e finito e i ragazzi che ci hanno lavorato ne sanno qualcosa.

Il cast tecnico e quello artistico hanno dovuto dare il meglio di sè per concludere le riprese: il prodotto finale, il punto di arrivo, o se vogliamo, quello di partenza è un risultato fuori dal comune.

Ma non sta a noi giudicare.

Restate sintonizzati sulle pagine de ilMediano.it e su tutti i canali social in attesa degli episodi di Coffe Time e gustatevi nel frattempo qualche piccola curiosità che settimana dopo settimana vi serviremo a piccoli sorsi, proprio come un buon caffè.

Iniziamo con il backstage delle prime giornate sul set:

*Elogio alla follia – Erasmo da Rotterdam

Controlli con il metal detector a Napoli sui minorenni per intercettare coltelli e prevenire aggressioni

I Carabinieri della compagnia Vomero e del reggimento Campania si sono posizionati ai tornelli della stazione “Vanvitelli” per controllare con il metal detector i ragazzini che stavano per oltrepassarli. Tre teenagers sono stati denunciati per possesso ingiustificato di oggetti atti ad offendere. Su uno di loro, di appena 13 anni, utilizzando il metal detector è stato possibile rinvenire, negli slip, un coltello a serramanico con lama di 8 centimetri; un 20enne di Anacapri aveva un coltello a serramanico con lama di 4 centimetri mentre un 16enne ne aveva uno con lama di 9.
Un altro giovanissimo, di 16 anni, è stato sorpreso in via rossini in possesso di un coltellino, tre dosi di marijuana e una di hashish; altri 13 giovani assuntori di droga sono stati segnalati alla prefettura perché trovati in possesso di hashish e marijuana.

Protesta a Pomigliano con pile “accese” sui problemi: “Sindaco, rispondi!”

Decine di cittadini di Pomigliano hanno manifestato ieri sera per le strade della città delle fabbriche tenendo tra le mani delle pile accese. Piccole torce mostrate in pubblico per manifestare simbolicamente la necessità di fare luce su quelli che chiamano “i tanti punti oscuri del territorio”. “Camorra, cemento, appalti, assunzioni, movida sfrenata grazie a locali spuntati come funghi, inquinamento, impossibilità di avere trasparenza dal Comune attraverso il libero accesso al municipio, accesso che è di fatto impedito: il sindaco deve darci  risposte per cui manifesteremo sempre. E questo è solo l’inizio”, ha detto Felice Romano, imprenditore e noto artista della zona che attraverso l’associazione che ha creato, denominata P Greco,  sta mobilitando la cittadinanza.

In fiamme scooter di Zinno, sindaco di San Giorgio a Cremano. La solidarietà di Luca Capasso

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“Esprimo la mia personale solidarietà e quella dell’amministrazione comunale di Ottaviano a Giorgio Zinno, sindaco di San Giorgio a Cremano e agli altri cittadini, i cui scooter sono stati incendiati nella notte. Le indagini accerteranno se si tratta di un atto doloso: se così fosse, sarebbe un episodio gravissimo. Dinanzi alla violenza e alla criminalità non bisogna mai indietreggiare”. Così, in una nota pubblicata anche sul proprio profilo Facebook, il sindaco di Ottaviano Luca Capasso.

Marigliano, Carabinieri denunciano due “soci” per contrabbando di sigarette

I Carabinieri della stazione di Marigliano hanno denunciato per detenzione illegale di tabacchi e lavorati esteri due uomini di Mariglianella, rispettivamente di 60 e 47 anni.
Una perquisizione eseguita all’interno del magazzino a loro in uso ha permesso di trovare 302 pacchetti di sigarette di contrabbando, in totale 6 chili.
I pacchetti sono stati sequestrate e saranno distrutti.

Somma Vesuviana, la lunga e controversa storia di piazza Francesco De Martino

La proposta di intitolazione di una piazza al grande giurista e politico Francesco De Martino (1907 – 2002) ancora oggi non ha avuto una degna conclusione. Il desiderio della locale sezione del Partito Socialista urta contro il muro del referendum consultivo che vuole la piazza, invece, intitolata al compianto Sindaco Francesco De Siervo. Come finirà?

Nella seduta del 18 giugno 1916, il Consiglio Comunale di Somma Vesuviana propose di intitolare piazza Duchessa Teresa Ravaschieri (1826 – 1903) a Vittorio Emanuele III (1869 – 1943), esempio mirabile di valore e di sacrificio che il nostro beneamato Sovrano andava quotidianamente mostrando sui campi di battaglia. La meritevole proposta fu approvata per acclamazione dal Consiglio comunale.

Ottantasette anni dopo, il 28 maggio 2003, l’amministrazione cittadina, guidata dal sindaco Vincenzo D’Avino, approvò, con delibera di Giunta n°105, un pregevole lavoro svolto dalla locale commissione toponomastica su trentacinque nuovi toponimi, di cui solo tre ebbero, all’epoca, una veloce esecuzione: via Lucio Albano (via Trentola, lato montagna), via Enrico Cecere (prolungamento di via Diaz) e Piazza Francesco De Martinoal posto di piazza Vittorio Emanuele III.

Più tardi, il 20 ottobre del 2006 una nuova delibera di Giunta, stavolta dell’Amministrazione Allocca, la numero 128, revocava la delibera precedente n°105 della Giunta D’Avino precedente, poiché era intenzione svolgere un’attenta revisione del lavoro precedente e, soprattutto, perché venne a mancare la disponibilità finanziaria occorrente per l’acquisto delle nuove segnaletiche. Oltretutto, invocando un errore nella procedura per l’intitolazione della piazza al prof. Francesco De Martino, l’allora consigliere di Alleanza Nazionale, Crescenzo De Falco (*nota alla fine dell’articolo), strappò la targa marmorea dell’emerito professore collocata sotto palazzo Torino, restituendo alla piazza la vecchia denominazione di Vittorio Emanuele III. Il Sindaco Allocca, in una sua intervista rilasciata sul Il Mediano a firma di Luigi Mosca, dichiarò in un primo momento, che la rimozione della targa era stata iniziativa del consigliere De Falco e non dell’Amministrazione, ma confermò che, aldilà del gesto scorretto, era stata giusta la scelta di conservare la vecchia denominazione della piazza a Vittorio Emanuele III.

All’epoca dello sciagurato scippo della lapide, la Città di Somma Vesuviana cadde rovinosamente sotto la luce dei riflettori della stampa nazionale ed estera e a ciò si aggiunsero le diverse interrogazioni parlamentari. Per ovviare a questo tremendo scempio, il 25 luglio 2007 veniva attuata dall’ Amministrazione Allocca la procedura, prevista dalla legge, per ottenere dalla Prefettura l’autorizzazione per sostituire il toponimo Piazza 3 novembre in Piazza Prof. Francesco De Martino. Una prima delibera di Giunta e, successivamente, una seconda delibera di Consiglio Comunale del 26 novembre 2009, confermavano tale indirizzo. Inoltre, si deliberò di dare atto che, per il quinquennio successivo, sulla documentazione demografica d’ufficio doveva essere riportata la dicitura Piazza Francesco De Martino già Piazza Tre Novembre. Cinque anni dopo, non solo non fu reso esecutivo dall’ Amministrazione quanto approvato nel 2009, ma non si procedette neanche al cambio della documentazione prevista. Intanto nel 2015, un comitato cittadino inoltrò un’istanza al Sindaco Avv. Pasquale Piccolo affinché piazza Vittorio Emanuele III fosse restituita nuovamente al senatore Francesco De Martino. La Commissione toponomastica, nominata con decreto del 23 aprile 2015, accolse tale meritevole richiesta, che sorprendentemente fu rigettata dalla I Commissione comunale permanente, la quale dichiarò che nella decisione della Commissione toponomastica sussisteva un fine ideologico e politico di strumentalizzare una vicenda atavica che veniva perpetuata da anni.

La I Commissione permanente, addirittura, non solo intese rispettare l’acclamazione del consiglio comunale del 1916, ma confermò che bisognava rispettare la delibera consiliare del 29 novembre 2009 che sanciva la variazione del toponimo di Piazza 3 novembre in piazza Francesco De Martino. Tale decisione portò alle dimissioni del coordinatore Ciro Raia dalla Commissione Toponomastica il 12 gennaio del 2016. Intanto si fece strada in città l’iniziativa di un referendum consultivo avente ad oggetto la denominazione della piazza Vittorio Emanuele III al compianto Sindaco Francesco De Siervo (1921 – 2010). Il Quesito posto era ed è: Vuoi Tu cittadino abrogare il nominativo della Piazza di Somma Vesuviana, intitolata a Vittorio Emanuele III, sostituendo con quello del Commendatore Francesco De Siervo, già Sindaco di Somma Vesuviana ? Con ordinanza del Comitato dei Garanti del 19 aprile 2016 il quesito referendario fu dichiarato ammissibile in relazione alle norme stabilite nello Statuto Comunale agli artt. 12, 13 e 16. In particolare l’articolo 13 stabilisce che il Sindaco, secondo le norme di cui al Regolamento, indice il referendum per una data compresa tra il primo maggio ed il giugno dell’anno successivo alla richiesta, tranne motivi di urgenza o coincidenza con le consultazioni, di cui al quindicesimo comma. Siamo ad oggi e il referendum non è ancora stato espletato. Ritornando al Prof. Francesco De Martino, il 6 maggio del 2016 la Giunta Piccolo approvò un atto di indirizzo per l’intitolazione a San Giuseppe Moscati dell’attuale Piazza De Martino (già Tre Novembre), dichiarando che l’Amministrazione, con successivo atto, avrebbe indicato una Piazza o una Via più confacente alla personalità di De Martino, degradando in questo modo la figura del Santo Medico.

La cosa eclatante, però, è che la Giunta Piccolo approvò la delibera numero 57 il 6 maggio del 2016 senza aver udito il parere iniziale della Commissione Toponomastica, che giunse invece nella seduta del 10 maggio successivo a giochi fatti (prot. 9212). La controversa storia di Piazza De Martino si conclude qui. Mi dispiace per i compagni della locale Sezione del Partito Socialista che non si possa attuare il loro proposito, in quanto sulla piazza incombe ancora il referendum consultivo e la sua attuazione. Un referendum, però, che costerebbe tanto alla cassa comunale. L’unica strada da percorrere per non sostenere il referendum sarebbe quello di intitolare la Piazza centrale al compianto Sindaco Francesco De Siervo con un’acclamazione consiliare.

*Crescenzo De Falco racconta così la vicenda:

“Nell’ultimo anno di amministrazione D’Avino la maggioranza era risicatissima e, con un colpo di mano, si portò in giunta una delibera che avrebbe sconvolto dal punto di vista toponomastico Somma Vesuviana, infatti era previsto il cambiamento di nominativi di oltre 200 strade e piazze cittadine. il punto era che non erano stati fatti tutti i passaggi, sia di legge sia quelli di rito (tipo comunicare ai cittadini residenti in quelle vie e piazze se fossero d’accordo e/o condividessero tali modifiche) ma la cosa ancora più grave, ed è verificabile, molti dei nominativi erano di parenti e/o “amici” di quelli che avevano proposto tale delibera di Giunta Municipale, per cui mi sembrò ovvio avvisare l’allora sindaco D’AVINO che, come avessi avuto un interlocutore imparziale avrei proposto l’annullamento di tale obbrobrio.  E così, all’indomani della elezione del Sindaco Allocca, chiesi un colloquio e spiegai l’accaduto e , per onor di cronaca ed a difesa del fatto che non fu una mia iniziativa privata , il Sindaco Allocca e tutta la sua giunta votarono l’annullamento di quella delibera. Riguardo all’episodio della targa tolta dal muro del palazzo che ospita il Comune,  quando la Giunta D ‘AVINO approvò tale provvedimento, senza neanche avvisare la prefettura e gli altri enti interessati, vi fu una manifestazione non autorizzata  a conclusione della quale fu  affisso al muro del palazzo comunale la dicitura “PIAZZA De MARTINO”, senza neanche considerare che tale muro è situato a VIA EMANUELE III e non in piazza V. EMANUELE III. Pertanto, all’indomani dell’annullamento della suddetta delibera,  gli operai del comune ebbero l’ordine di servizio di rimuovere quella targa, posta in un posto sbagliato e senza alcuna autorizzazione. E questo è quanto. Poi resta da dire un particolare, che non è meno importante, il sottoscritto non è mai stato contro ma sempre non convinto che il cambio di nome di strade e piazze già con un nome storico ( più o meno condivisibile) sia una cosa positiva per il territorio. Inoltre la notizia  (che molti ignorano)  riguarda il fatto che, su mia iniziativa, un artista contemporaneo riprodusse in bronzo un Busto dell’onorevole De Martino, successivamente consegnatomi con un’unica richiesta di questo ultimo e cioè  che vi fosse posta la targhetta con il suo nome apposto con la dicitura di una sua volontaria donazione”.

la foto che ispirò il busto in bronzo.

“Baccalà con olive verdi e nere del Vesuvio”: piaceva anche al brigante Pilone.  E le sue donne glielo preparavano…

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Il baccalà delle donne che ammiravano  il Brigante Antonio Cozzolino detto Pilone. Stocco e baccalà nelle “cantine” di  Madonna dell’Arco, e la complicata storia degli odori dei “baccalari”.  Nelle “trafiche” del vino si consumavano piatti “rituali” di stocco. Il ruolo delle olive nere e verdi del Vesuvio, e dell’olio del Vesuvio.”Non si dicono bugie davanti a un piatto di stocco o di baccalà”.

Ingredienti:  1kg di baccalà dissalato; gr.400 di polpa di pomodoro; una manciata di olive verdi, e una di olive nere; 1 cipolla; prezzemolo, olio, sale. In una padella mettete l’olio extravergine di oliva e  le fettine sottili di cipolla, e quando esse si sono dorate al punto giusto, aggiungete la polpa di pomodoro, le olive snocciolate, e il trito grosso di prezzemolo. Dopo una decina di minuti di cottura disponete nel sugo i pezzi di baccalà e fateli cuocere per una ventina di minuti, girando i pezzi a metà cottura. Il “piatto” va in tavola ornato con  foglie di prezzemolo. Si consiglia di usare olive “leccino” e “nocellara” del Vesuvio, e olio del Vesuvio. Olive e olio riescono ad aprire tutta intera la scala dei sapori del baccalà, che è più articolata di quanto si pensi.

Il baccalà e lo stocco, protagonisti dei semplici menù di cantine e bettole della provincia, segnarono anche la storia del brigantaggio e della camorra vesuviana e nolana. . Nel 1862,  arrestata con l’accusa di essere manutengola e amante del brigante Antonio Cozzolino Pilone, la “monaca di casa” Francesca Ranieri, di Terzigno, di anni 35,  respinse gli osceni sospetti  e raccontò di aver incontrato Pilone solo due volte, nella sua masseria di Santa Teresa a Terzigno, e di avergli chiesto solo una delle “immagini della Vergine del Carmine con i nastri rossi” che si diceva che il Papa stesso avesse donato al brigante. I briganti avevano fame: lei si era commossa, e entrambe le volte aveva preparato a Pilone e ai suoi pasta e fagioli e una frittura di baccalà, innaffiati da una “barrecchia” di vino di Terzigno, il purissimo lacryma christi. Quaglie e stoccafisso in bianco preparava a Pilone una sua “druda” di Boscotrecase, Carolina “la rossa”, mentre i vicini di casa raccontarono ai “piemontesi” che quando si recava in casa di Vincenzo Lettieri, della cui figlia egli era un ardente ammiratore, il brigante donnaiolo portava “ruoti di baccalà e barrecchie di vino”. Nel 1862 Pilone decise di interessarsi attivamente della politica locale, e di togliere potere, prestigio  e danaro ai capi della camorra vesuviana. I quali non sopportarono che il brigante Pilone partecipasse come ospite d’onore e come garante ai pranzi che concludevano le vendite di importanti partite d’uva , le così dette “trafiche” . Era, questo, un “onore” che allora toccava, con la conseguente “regalia”, ai capi della camorra locale.  Un piatto di stocco era presenza rituale nel pranzi delle “trafiche”, dopo che una stretta di mano aveva messo il sigillo sull’affare. “ Non si dicono bugie davanti a un piatto di stocco”: anche con questo detto la camorra cercava di manipolare, nel suo interesse, una nota di sacralità rubata alla cultura religiosa.

Maccheroni, frittura di “fragaglia” e baccalà fritto erano piatti fissi della “cantina” che “teneva frasca” proprio di fronte al Santuario di Madonna dell’Arco: “nell’enorme cucina – scrisse Carlo Augusto  Mayer nel 1840 – gli spiedi si voltavano lietamente e i pesci si crogiolavano nella padella.”. Mayer parla anche dell’odore non proprio  paradisiaco che veniva su  “a zaffate” dalle vasche che servivano all’ammollo del pesce e dalle “officine” in cui artigiani esperti lavoravano alla salatura del baccalà. Eppure, in chi è andato via per sempre dalla sua terra, anche il ricordo dell’odore dello stocco può suscitare un’ emozione proustiana. Nel romanzo “ Emigranti” di Francesco Perri, a cui nel 1928 venne assegnato il Premio Mondadori,   così dice, quando torna a casa,  un calabrese che da tempo si era trasferito in America: “ Cosa avevo lasciato qui io? Miseria! Eppure queste brutte strade sporche, queste case, questi orti li avevo sempre davanti agli occhi. Mangiavo maccheroni e bevevo birra, e intanto pensavo alla bottega di Porzia Papandrea. Mi pareva che senza di me l’odore dello stoccafisso andasse perduto.”.

Alla storia della produzione di stocco e di baccalà nel Vesuviano, al ruolo di Sant’Anastasia e di Somma dedicai anni fa una “plaquette”: forse conviene ristamparla, arricchita con nuovi documenti e con la storia succosa del “piennolo” del Vesuvio.

(FONTE FOTO: RETE iNTERNET)

Le discriminazioni quotidiane di chi vive la disabilità: disavventura al Vulcano Buono per lo scrittore Di Matola

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La denuncia di Gianluca di Matola: “La legge 104 interpretata ad uso e consumo dei commercianti, discriminazione in uno store del Vulcano Buono a Nola”.

Ad uno scrittore serve un computer e giacché oggi la promozione di qualunque prodotto, anche un libro, si fa sui social, gli occorre possibilmente anche uno smartphone. Se poi questo scrittore, mettiamo pluripremiato, è anche un disabile, i supporti informatici sono oltremodo necessari. Lo sa bene Gianluca Di Matola, autore di numerosi racconti e romanzi, vincitore di CasaSanremo Writers, dello Scerbanenco e di altri premi letterari, oggi quarantenne e costretto in carrozzina fin da piccolo. Invalido civile al 100 %, usufruisce del pacchetto di agevolazioni fiscali, la nota legge 104, a favore dei portatori di handicap. Ebbene, questo non gli ha evitato una spiacevole avventura, qualche giorno fa, in uno store del centro commerciale «Vulcano buono» di Nola. In virtù della normativa, si possono acquistare con Iva agevolata al 4 % sussidi tecnico informatici, dunque pc, tablet, cellulari, modem e tutto ciò che possa agevolare la socialità di un portatore di handicap. «Si tratta di un diritto e spesso, nel richiederlo, ci si sente quasi mortificati – dice Gianluca-  ebbene, mi sono recato in un R-Store, rivenditore ufficiale Apple, per acquistare un pc e uno smartphone. Ho scelto, richiedendo poi l’Iva agevolata. Colei che credo essere la responsabile del punto vendita mi si è rivolta con fare arrogante rispondendo che l’agevolazione mi è stata applicata mesi fa sull’acquisto di un altro smartphone e che dunque non era più possibile. Ora, un telefono può rompersi e gli unici paletti fissati dalla norma riguardano la prescrizione di uno specialista Asl attestante il collegamento funzionale tra menomazione e sussidio informatico». Alla fine, Gianluca ha acquistato altrove, ma ha deciso di denunciare l’episodio. «Non si può riscrivere la normativa strappando in faccia ad un disabile la propria carta dei diritti, ho deciso di parlarne perché tante persone come me non si pieghino all’ennesimo abuso».

 

Insetti alati nei cibi, sporcizia, abusivismo: i NAS ad Afragola, Marano, Marigliano e Somma

Si riportano di seguito gli esiti dei principali controlli effettuati dai Carabinieri del NAS di Napoli, con l’appoggio dei rispettivi reparti del Comando Provinciale di Napoli:

Napoli, via Bernini: militari del NAS di Napoli hanno eseguito un’ispezione igienico-sanitaria presso un ristorante/pizzeria, al cui termine della hanno proceduto al sequestro amministrativo di kg. 50 di alimenti (crocche’, arancini, e latticini) poiche’ privi di qualsivoglia informazione utile a garantirne  la  rintracciabilita’  alimentare.  Inoltre nel  corso  dell’ispezione   sono  state   rilevate  alcune   non conformita’ che sono state sanzionate con una serie di prescrizioni.

Marano di Napoli, via Campana: presso un bar personale del NAS di Napoli al termine di una verifica igienico-sanitaria, ha proceduto al  sequestro preventivo di un’area esterna adiacente al bar (parte retrostante), estesa su una superficie di mq. 200 circa, delle relative attrezzature (tra cui un forno a legna e venti cisterne) e di materiale da imballaggio per la produzione di prodotti da forno e vino. Il tutto è risultato privo dei requisiti igienico sanitari previsti dalla normativa vigente, carenze tali da poter rappresentare un rischio di contaminazione per gli alimenti ivi prodotti e/o stoccati. Sequestrati anche 100 litri circa di vino, confezionato in bottiglie da 1 litro e in damigiane da 50 litri, e 5 chili circa di prodotti da forno e una   vasca   di   plastica   contenente  500 litri  circa   di   scarti   di   vino,  vasca risultata priva di autorizzazione/contratto/documentazione relativi allo smaltimento di scarti. Il   tutto è stato peraltro  rinvenuto   in   cattivo   stato   di   conservazione. In   particolare   all’interno   del   forno   a   legna installato nella citata area è stata riscontrata la presenza di residui di imballaggi, in parte riversati a terra insieme a molteplici cassette di legno vicine proprio al forno.

Lettere, via   S.  Nicola   del  Vaglio:  militari  del   NAS  di  Napoli   hanno  eseguito  un’ispezione igienico-sanitaria   presso   un   caseificio   all’esito   della   quale   hanno   proceduto   al   sequestro amministrativo di 30 chili circa di caciocavalli piccoli farciti con olive e peperoncino, caciotte farcite con   peperoncino   e   rucola,   in   quanto   non   e’   stata   esibita   alcuna   documentazione   idonea   a garantirne/attestarne la tracciabilita’/rintracciabilita’ alimentare.

Somma Vesuviana, via Mercato Vecchio: al termine di indagini conseguenti ad una pregressa verifica igienico sanitaria, effettuata a carico di un panificio, i militari del NAS di Napoli hanno segnalato alle competenti autorità i gestori dell’’attività dopo aver effettuato  il sequestro di 53 chili  circa di   prodotti   dolciari   e   da   forno,   posti   in   vendita   con   etichette   e/o   indicazioni modificate. Nella stessa operazione i NAS hanno disposto la chiusura amministrativa di un deposito per farine risultato privo di qualsivoglia titolo autorizzativo, nonche’ dei requisiti minimi igienico-sanitari e strutturali di cui alla normativa comunitaria vigente.

Palma Campania, via Vecchia Sarno: presso un panificio in via Vecchia Sarno personale dipendente, a conclusione di una verifica igienico-sanitaria, effettuata nell’ambito di servizi mirati al contrasto della panificazione abusiva, ha proceduto al sequestro amministrativo di 200 chili circa di pane e prodotti da forno in quanto risultati privi di indicazioni utili alla rintracciabilità.Nella stessa operazione i NAS hanno proceduto   a   impartire   prescrizioni   all’O.S.A.( operatore settore alimentare) al fine di eliminare le gravi carenze igienico/sanitarie/documentali riscontrate durante la verifica.

Marigliano, Corso   Umberto I: militari   del   NAS   di   Napoli   hanno   eseguito   un’ispezione igienico-sanitaria  in  un panificio.   Al termine dell’ispezione,  a causa di   gravi   carenze documentali, igienico / sanitarie e strutturali, è stata disposta la chiusura amministrativa di un locale di circa 40 metri quadrati adibito abusivamente a deposito alimentare. Durante l’ispezione sono state poi rilevate delle non conformita’ sanabili con “prescrizione”.

Afragola, via Verdi: presso la sede legale/operativa di un’impresa individuale che si occupa di sezionamento   di   carni,  militari   del   NAS   di   Napoli   hanno   sottoposto   a   sequestro   giudiziario attrezzature   varie e 1500 chili di trippa,   frattaglie   bovine   ed   interiora   di   bovini, trovate in pessimo stato di conservazione e invase da insetti alati. Una situazione causata dal fatto che le carni sono state lavorate, manipolate, stoccate e confezionate all’interno di locali che, seppur tecnicamente attrezzati, sono risultati privi di qualsivoglia titolo autorizzativo e in condizioni fatiscenti, vale a dire senza le minime condizioni igienico-sanitarie e strutturali previste dalle normative nazionali e comunitarie. I NAS hanno quindi disposto l’immediata chiusura amministrativa dell’intera attivita’ produttiva.

San   Vitaliano,  via  Nazionale   delle   Puglie: militari   del   NAS   di   Napoli   hanno   eseguito un’ispezione   igienico-sanitaria   in   un   panificio al termine della quale hanno   proceduto   al sequestro amministrativo di 80 chili di alimenti (crocche’, arancini, verdure pronte e fresche, primi pronti) poiche’ privi di qualsivoglia informazione utile a garantirne la rintracciabilita’ alimentare.